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15 anni fa i giorni di Genova…….

18 Luglio 2016 Commenti chiusi

15 anni fa, giovedì 19 Luglio 2001 cominciavano i tragici giorni di Genova.

FOTOGRAFIA: Genova 2001 – Un manifestante inchiodato alla serranda di un negozio e con le mani dietro la schiena da due agenti di polizia – Gianluca Fiesoli


Testo tratto dal libro ” Personal Observations ” di Gianluca Fiesoli,

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

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Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale, il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi.

Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti.

In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

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Testo tratto da ” Personal Observations ” Gianluca Fiesoli

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

La Grande Guerra alla Biblioteca Alinari.

4 Marzo 2015 Commenti chiusi

Alinari presenta la mostra fotografica
“La grande Guerra”,
presso la Biblioteca Alinari,
in largo Alinari 15 a Firenze.

Lunghe marce nella neve. Il silenzio della montagna. Il boato ed il fragore di un cannone. Il rombo di un aereo. Contrasti improvvisi e forti, come il bianco ed il nero delle immagini che Alinari propone nella mostra fotografica in ricordo della  Prima Guerra Mondiale, a 100 anni dall’ingresso dell’Italia nel conflitto.

L’esposizione presenta una selezione di 40 immagini che ripropongono la guerra di trincea e i momenti ufficiali, le città, la vita dei soldati e quella dei prigionieri, i “prodigi” dell’industria bellica e del genio militare e i primi velivoli utilizzati in battaglia.

In ogni situazione il protagonista è l’uomo, che nonostante le terribili condizioni cerca di vivere e sopravvivere. Un percorso fotografico che fa riflettere sulla terribile condizione imposta da un conflitto e sulla capacità delle persone, qualunque sia il ruolo assegnatogli, di resistere alle avversità.

È possibile vedere una selezione delle immagini ed un estratto del video presente in mostra al seguente indirizzo internet: http://shop.alinari.it/it/speciali/la_grande_guerra-233

La mostra sarà aperta fino al 30 Aprile con orario: Lunedì e venerdì 9-13.
Da martedì a giovedì 9-13 e 14-18.

Ingresso libero
Biblioteca Alinari
Largo Alinari 15
Firenze

Per ulteriori informazioni:
Fratelli Alinari
press@alinari.it
Tel. +39 055 2395203+39 055 2395203

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Un aspirante canditato….

23 Dicembre 2014 Commenti chiusi

Si sa….l’ ambizione ma soprattutto la voglia di cambiare lo stato delle cose è da sempre uno stimolo e uno scopo di vita. Talvolta anche in politica sebbene resta il fatto che molto dipende dagl’ altri.

Fabio Cintolesi  impegnato da tempo nel Movimento 5 Stelle si candiderà per le prossime elezioni regionali della Toscana nel 2015.

Per chi avesse voglia di ascoltare i suoi propositi può visionare questo video.

https://www.youtube.com/watch?v=DKmjTlSC2S4

Come amico gli faccio un sincero ” in bocca al lupo……..e che crepi il lupo !!! “.

Video importato

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Il mese per ricordare Ilaria e Miran.

Si apre Lunedì 4 marzo il mese per non dimenticare Ilaria Alpi e Miran
Hrovatin
 i due giornalisti uccisi in Somalia il 20 marzo 1994.

Ad aprire questo mese di anniversario sarà Rai Tre che lunedì 4 marzo presenterà alle 23.05

TOXICSOMALIA, SULLA PISTA DI ILARIA ALPI un reportage – Premio Speciale
alla diciottesima edizione del Premio Ilaria Alpi di Riccione 
-
scritto e diretto da Paul Moreira, firma di prestigio del giornalismo d’inchiesta
in Europa.

Il punto sul caso Ilaria Alpi di Mariangela Gritta Grainer, presidente dell’ associazione Ilaria Alpi.

Maggiori informazioni sul sito – www.premioilariaalpi.it

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United to end genocide, la nuova campagna internazionale per il Darfur.

Prende il via la nuova campagna 2013 “#DARFUR10″, un hashtag per non dimenticare. Partecipate attraverso la petizione globale promossa insieme a “United to End Genocide” e diffondendo i video della campagna italiana con testimonial d’eccezione. Dieci anni fa il Governo del Sudan (GoS) iniziò il massacro contro i civili in Darfur, uccidendone oltre 300.000 e causando lo sfollamento di tre milioni di Darfuri. Nonostante i tentativi di pace, l’uccisione continua anche oggi.
Anche con una forza di peacekeeping delle Nazioni Unite sul terreno, i Darfuri rimangono vulnerabili agli attacchi e continuano a verificarsi estreme violazioni ai diritti umani. Dal 2010, le Nazioni Unite hanno rilevato oltre 200 attacchi in Darfur.

Il GoS è il principale responsabile delle violenze contro i civili in Darfur. Il governo ha ostacolato le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, ha rifiutato di perseguire i funzionari accusati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ha bloccato gli aiuti internazionali, ha bombardato i civili, ha esteso i suoi attacchi ai villaggi oltre il Darfur.
Il continuo esodo di oltre due milioni di sfollati ha creato una perenne crisi umanitaria in Darfur. Le Nazioni Unite stimano che un altro milione di persone sono scappate dalle proprie dimore o sono state vittime di violenze negli stati di Abyei, Sud Kordofan, e Nilo Azzurro.
La comunità internazionale si è riunita per riportare l’attenzione del mondo sul Darfur un’altra volta – ora è tempo di entrare nuovamente in azione. Unisciti a noi nel chiedere alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite di porre fine al bombardamento aereo e agli altri attacchi ai civili, di condannare la detenzione arbitraria e le violazioni dei diritti umani a Khartoum e ovunque; di fornire aiuto ai milioni di persone che stanno soffrendo; e di spingere per una giusta e duratura pace per il Darfur e per tutto il Sudan.

Prendi visione dell’informativa per la privacy e firma la petizione globale, promossa da Italians for Darfur con United to End Genocide.

“Come cittadini del mondo, preoccupati per quanto accade ancora in Sudan, chiediamo che vengano spese tutte le risorse a disposizione per portare alla fine la sofferenza del popolo del Darfur e delle altre aree del Sudan sotto attacco, compreso il Nilo Azzurro e il Sud Kordofan; per risolevere la crisi umanitaria; per assicurare i responsabili dei crimini contro l’umanità alla giustizia; per proteggere i deboli e garantire una pace giusta e stabile al Darfur e a tutto il Sudan”
FIRMA

Il 2013 sarà un anno che vedrà impegnate in prima linea organizzazioni come Amnesty International e star internazionali per riportare sotto i riflettori questa grave crisi dimenticata. E grazie all’associazione promotrice nel nostro Paese dell’azione di sensibilizzazione per i diritti umani in Sudan, parte una nuova campagna con testimonial d’eccezione come George Clooney, Monica Guerritore, Fiorella Mannoia e Negramaro.
Un video con foto, musica e parole che raccontano il dramma delle popolazioni del Sudan colpite da fame, malattia e bombardamenti accompagnati dal ritmo incalzante di “Giù le mani dagli occhi”, uno dei più importanti pezzi della band pugliese.

GUARDA E DIFFONDI I VIDEO:

DARFUR10 (1’06)

DARFUR10 (2’02)
Il video è firmato da Vittorio Ferrara, tv producer e regista di Rai e Mediaset, il quale ha saputo concentrare in poco più di un minuto l’essenza di questa crisi.br> La presentazione ufficiale, contestuale alla conferenza per il decennale dell’inizio del conflitto, che si avvale del Patrocinio del Senato della Repubblica, si è svolta nella biblioteca “Giovanni Spadolini, piazza della Minerva, il 20 febbraio scorso. La campagna Darfur 10 ha il sostegno della rete delle Giornaliste indipendenti libere e autonome (GiUliA) e di Articolo 21.
Nel corso della presentazione è stato illustrato il Rapporto 2013 sulla situazione della crisi ed è stata inaugurata la mostra “Volti e colori del Darfur” curata dall’africanista Antonella Napoli che ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica che resterà aperta al pubblico fino a sabato 24 febbraio.
A distanza di dieci anni dall’inizio del conflitto in Darfur, che ha lasciato sul campo 300mila morti e oltre due milioni di sfollati, la situazione nella regione rimane di grande instabilità, in quella che è stata definita la crisi umanitaria più dimenticata del mondo. In sole 48 ore, a metà gennaio, nell’area di Kebkabya – nord Darfur, sono andati distrutti 25 villaggi e 100mila persone costrette alla fuga.
Questo è quanto emerso dalla presentazione del Rapporto “Sudan, Darfur. Dieci anni di crisi”, redatto dall’associazione per i diritti umani Italians for Darfur Onlus.
“Le condizioni di vita degli sfollati assistiti nei campi profughi sono notevolmente peggiorate – ha sottolineato nel corso della presentazione del rapporto Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, rientrata di recente da una missione in Sudan. – Se Khartoum e le Nazioni Unite non riusciranno a colmare al più presto le lacune assistenziali che sia al Nord sia al Sud rendono indegna l’esistenza di quasi 2 milioni di sfollati, la situazione non potrà che deteriorarsi ulteriormente. Chiediamo al governo di permettere alle ong internazionali espulse di tornare nel paese. Se così non fosse, Italians for Darfur proseguirà la propria campagna di sensibilizzazione e di denuncia, ma anche di aiuto alle vittime del conflitto, in particolare i bambini, che maggiormente pagano per questa lunga e spaventosa crisi”.
Diffondi l’hashtag #Darfur10 su Twitter, segui il canale twitter di Italians for Darfur ONLUS.

Grazie.
ITALIANS FOR DARFUR ONLUS
www.italiansfordarfur.it  

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ITALIANS FOR DARFUR ONLUS e’ l’associazione per i diritti umani con sede a Roma, alla quale aderiscono giornalisti, artisti, educatori e operatori umanitari. Il costante impegno e la convinta partecipazione alla causa hanno permesso a Italians for Darfur di accreditarsi da subito presso le Istituzioni e i mezzi di informazione, promuovendo campagne di sensibilizzazione e informazione e progetti umanitari al fianco di organizzazioni locali.

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Da cosa devono difendersi le donne oggi ?

Una campagna di pubblicità sociale per scacciare la paura delle donne. ‘Io Eva e tu serpente’ è l’iniziativa promossa da Soroptimist International, con il supporto della Regione Toscana e del Comune di Firenze per realizzare una campagna sulle principali insidie che oggi le donne si trovano di fronte e per diffondere il messaggio ‘conoscere il pericolo è il primo modo per scamparlo’. Sono ammessi a partecipare, singolarmente o in gruppo, tutti i giovani di età compresa fra i 18 e i 26 anni, studenti o lavoratori, italiani o stranieri, residenti in Italia. I partecipanti dovranno realizzare uno o più spot pubblicitari della lunghezza di 30 secondi, inventati, interpretati e realizzati da loro stessi i partecipanti, (utilizzando gli strumenti e le modalità preferite: telecamera, telefonino, tablet, computer, grafica o disegni animati, etc.) che raccontino una brevissima storia capace di evidenziare, in ciascun filmato, i principali pericoli/rischi/tentazioni/fragilità delle donne. Il premio per il primo classificato sarà di 1500 euro, 1000 per il sencondo e 500 per il terzo. I tre filmati premiati avranno inoltre la possibilità di essere messi in onda e saranno proiettati durante l’evento di premiazione. Il bando è scaricabile dalla pagina facebook ioevatuserpente, dal sito del Soroptimist International www.soroptimist.it, dal sito del Soroptimist Club Firenze www.soroptimistfirenze.it, dal portale giovani del Comune di Firenze (http://portalegiovani.comune.fi.it/) e dal sito della Regione Toscana.
 
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Video di presentazione per il libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

A questi link di You Tube, Tiscali e Vimeo potete vedere il  video di presentazione del mio libro Personal Observations.

http://youtu.be/W2pgSbaffJ0

http://video.tiscali.it/canali/Arte_e_Cultura/126262.html

https://vimeo.com/79296447

Video importato

La pubblicazione è in tiratura limitata, formato 30X30, 202 pagine, 194 fotografie colore e bianco e nero in stampa di qualità. Per chi fosse interessato ad acquistarlo ed avere informazioni su come riceverlo può inviare una e mail a questo indirizzo - studiofiesoli@gianlucafiesoli.com 

Qui sotto la sovracopertina e la prefazione del libro ( testo di Fabio Cintolesi ).
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Ho conosciuto Gianluca Fiesoli alcuni anni addietro quando lo contattai per fargli un intervista sulla guerra in Iraq in considerazione che durante quel periodo c’ era stato diverse volte. Fissammo un appuntamento nel suo studio e di questo affabile fiorentino mi colpì la disponibilità, la competenza e la naturalezza al dialogo. Avevo visto le sue fotografie sul web, dalle quali si percepiva una forza espressiva inconsueta dovuta dal motivo che è un buon autore di paesaggismo, d’ immagine turistica e di ritratto.

“ Personal Observations “ è un titolo che si ritrova similmente nella saggistica, nell’ arte moderna, dalla pittura alla musica, tradotto in forme estetiche insieme alla poetica. Ma non solo, anche nelle materie scientifiche è utilizzato come punto di partenza per viaggi esplorativi di dottorato. Ponderazioni su cose o persone con capacità cognitiva, un percorso di critica nell’ interiore, il desiderio della libertà di pensiero nel fermento della creatività.

Fiesoli non ha niente di tutto questo. Le Osservazioni Personali sono esclusivamente delle schiette riflessioni sulle brutali realtà. A suo modo, un testimone del nostro tempo. Qui la fotografia non registra l’ istante temporale della cronaca ma bensì ne sviscera con acutezza le problematiche e con intelligenza non cede al rigido moralismo. Ne alla retorica della denuncia e neppure all’ esagerazione visiva come vorrebbe un comune operatore dell’ informazione.

Quando gli chiesi che cosa lo esortava ad andare in posti complicati, di inopia e a continuare una ricerca in determinate situazioni, la risposta fu precisa e per certi versi sbalorditiva. “ La curiosità, la voglia di raccontare ma soprattutto di capire in loco poichè non ho mai creduto che una foto per quanto superlativamente interpretativa possa descrivere il mondo o la centralità di un avvenimento “.

Il negativo, oggi chiamato file poichè il digitale ha praticamente sostituito l’ analogico, è una maniera di trasfigurare la memoria in immagini che congiungono il passato al presente. La memoria è il fondamento della mente ed ha il vigore di potere far riemergere significativi brandelli dell’ esistenza alzando così il livello della nostra sensibilità. Se smettiamo di attingere alla ritentiva diventa impossibile vivere. Più trascorrono gli anni e maggiore è la sua invasività per respingere l’ inevitabile oblio e tentare di allontanare il sopraggiungere della morte. Con questi proponimenti Gianluca Fiesoli ha percorso migliaia di chilometri consumando intere settimane per appalesare il vero di alcuni eventi e documentare le distruzioni perpetrate dalla natura e dai popoli in un pianeta sempre più tumultuoso.

Però nelle sue foto riesce a a dare spazio alla solarità, alla contentezza, alla bellezza sia tecnica che naturale. Emblematiche sono le riproduzioni figurative dei contadini cubani e indonesiani oppure quella al mattino presto quando l’ orda dei turisti non è ancora arrivata all’ interno della Cupola della Roccia di Gerusalemme, da sempre luogo paradigmatico della fede mussulmana in un territorio conteso. Quest’ ultimo scatto esalta la straordinaria ampiezza del campo visivo di un obbiettivo fish eye ( occhio di pesce  ) e un tempo di posa interminabile. Ne segue l’ affiorare di qualche proprietà della fotografia: il silenzio, la religiosità, la solitudine. Inoltre non manca un pizzico d’ ironia in una scritta che compare in quel lenzuolo bianco piantato sul molo dalla tranquilla gente di Lampedusa. Infine, il tuffo di un fanciullo nelle limacciose acque del Buruganga in Bangladesh quasi a volere significare un attimo di felicità e di flebile speranza per una vita migliore.

Il fotografo è chiaramente dalla parte degli ultimi, di quelli che affrontano la disperazione nei terremoti e il dolore per un destino avverso. Di chi è obbligato a vivere con mendicità pur di ottenere un pezzo di pane. Di chi ubbidisce all’ arroganza dei potenti dell’ industria che li sfruttano senza ritegno nel lavoro fin da quando sono minorenni. E dei morti che dopo alcuni lustri implorano ancora giustizia tra le montagne della Bosnia Erzegovina come per l’ infelicità dell’ immigrazione di massa.

Li ritrae con una fotocamera chiedendo a sua volta partecipazione e che gli viene donata con umiltà dai soggetti perchè ne apprezzano la spontaneità, la quale non cela nessun secondo fine ne quantomeno include la smania di protagonismo. Immagini di un animo penetrante, accompagnate da una sapiente ispirazione e con incisivi valori formali, capaci di discernere l’ indispensabile e di sorprendere per l’ alta qualità di espressione.

Ed è proprio questo modo di vedere e di porsi, al di là dell’ amicizia a cui mi lega, che lo ritengo un fotografo atipico per la completezza delle argomentazioni che si distinguono nei propri lavori. Se esaminiamo con attenzione la parte dedicata alla povertà e ai senza fissa dimora, scavalcando delle istantanee in cui viene alla luce un forte senso di compassione per le condizioni dei soggetti, i ritratti con sfondi bianco e rosso degli homeless americani non mostrano barbe incolte, bocche sdentate, cappotti sdruciti e visi sporchi ma sembrano elementi vicino alla normalità.

Ce lo spiega lui stesso che la “ nuova povertà “ si è oramai incancrenita nelle comunità occidentali fino a intrappolare le persone che vengono investite dalla recessione. Un angoscia sottile, economica e non di vizio. Con questa alternanza di immagini Gianluca Fiesoli esula dallo schema troppo spesso precostituito e dal preconcetto visivo che un indigente fotografato deve essere necessariamente un lurido barbone, un clochard, un essere all’ ultimo stadio che scaturisce ripugnanza e oscenità per raggiungere la meta della foto di sensazione.

Addentrandosi nella lettura dei sei capitoli ci si accorge molto presto di un unione tematica tra di loro. Di un eloquente diversificazione delle spiegazioni e delle esperienze rivolte ad agevolare l’ intelligibilità degli argomenti. Rimane il piccolo rammarico, per ovvie ragioni di spazio e di costi, di non avere potuto inserire nel volume ulteriori reportages sociali, i quali sicuramente sarebbero stati di uguale interesse.

La parte dedicata al lavoro ( Work ) è una rigorosa analisi sullo sfruttamento minorile in Bangladesh, Indonesia e in altri paesi mentre nella sezione di Iraq e Palestina prevale il dettagliato racconto di come siano insidiosi e pieni di tensioni questi luoghi per uno straniero. Anche dentro il Palestine di Bagdad, l’ albergo dei media durante l’ occupazione delle forze di coalizione, nel mezzo della notte si può finire distesi per terra con un feroce dobermann che ti ringhia davanti e un mitra puntato alla testa per un errato controllo di identificazione da parte della sicurezza irachena. Oppure essere arrestato perchè viaggiava, a sua insaputa, in un auto pubblica con due ricercati. Paragrafi di vicende che gli sono veramente accadute durante la permanenza.

I fotogrammi di Gianluca Fiesoli si cristallizzano in un libro profondo, da conservare. “ Personal Observations “ è un inno alla dignità con il proposito di illuminare le coscienze e dovuto al tenace impegno del fotogiornalista. Pagine che non lasciano adito all’ indifferenza in quanto effondono una grande umanità senza mai divagare nel pedestre e nel pietismo. Esse ci sottolineano la tangibile presenza di altri mondi ai quali il più delle volte preferiamo chiudere gli occhi, rifuggire per non rimanere contaminati e perfino dichiarare con ipocrisia e senza mezzi termini che non ci appartengono.

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I finalisti del Premio Ilaria Alpi 2012.

Usciti i nomi dei finalisti del Premio Ilaria Alpi 2012
Giornalisti di testate nazionali e di network internazionali insieme a cronisti di web-tv e di televisioni locali: sono in gara alla diciottesima edizione della manifestazione dedicata all’inviata Rai uccisa in Somalia.

Premio Morrione: a Roma il 20 luglio saranno presentate le tre inchieste finaliste
Un’inchiesta sulla corruzione nella politica, una sui veleni utilizzati nei campi da tabacco e una sul traffico di rifiuti radioattivi. Sono questi i temi affrontati nelle tre inchieste televisive finaliste della prima edizione delPremio Roberto Morrione.

I trailer video del Premio Roberto Morrione:

Mani pulite 2.0 di Felicia Buonomo e Elena Boromeo.

http://youtu.be/x0C4bb7QQ9k

Miniere di Stato di Saul Caia e Rosario Sardella.

http://youtu.be/QQeKbXZQiGc

Il tabacco che uccide senza fumarlo di Francesco De Augustinis.

http://youtu.be/e60yJ7XRUbQ

 


 Per maggiori informazioni:
Premio Ilaria Alpi
c/o Villa Lodi Fè
Via delle Magnolie, 2
47838 Riccione (RN) ITALY

Tel: ++39 0541 691640
Fax: ++39 0541 475803

Skype: premioilariaalpi
Facebook

info@ilariaalpi.it

www.ilariaalpi.it

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” Unonessunocentomila “, l’ immigrazione nel norditalia.

2 Maggio 2012 Commenti chiusi

 

 

 City art presenta. UNONESSUNOCENTOMILA Un film documentario del regista Valerio Finessi,

che nasce dall’esigenza di raccontare alcuni avvenimenti accaduti a Milano nell’inverno del 1999

e che vedevano come protagonisti i numerosi immigrati stranieri

sgomberati dalle forze dell’ordine dai capannoni delle grandi ex fabbriche di via Adriano

come la Marelli, con l’equazione “immigrati = delinquenza”. 

 

Al centro del racconto c’e’ l’occupazione, da parte del Centro Sociale milanese Chiapas,

di una palazzina di proprieta’ del Pio Albergo Trivulzio, abbandonata da anni,

per ospitarvi al suo interno una cinquantina di immigrati clandestini, moldavi, ucraini,

rumeni, pachistani, abbandonati a se stessi, alla ricerca disperata di un lavoro qualsiasi in Italia.

Attorno c’e’ la gente del quartiere con le sue paure, le contraddizioni di chi, immigrato

dal sud Italia,spesso vive le stesse condizioni degli immigrati stranieri perche’ abita

in una casa occupata  abusivamente; ma anche la generosita’ di chi vuole capire questa

realta’ con cui bisogna imparare a fare i conti, senza dimenticare che in passato anche gli italiani

hanno vissuto le stesse problematiche.

UnoNessunoCentomila e’ un viaggio nella nuova realta’ in cui il nostro paese deve e

dovra’ sempre di più confrontarsi senza dimenticare che tra la fine dell’800 e nel secolo

scorso 26 milioni di italiani hanno lasciato la loro terra alla ricerca di una vita migliore

in altri paesi del mondo.

Il film documentario UnoNessunocentomila e’ completamente auto prodotto girato in digitale

con una troupe ridottissima.

-Regia di Valerio Finessi

-operatore, Enrico Maria Brocchetta

-montaggio Nereo Rapetti

-durata 48 minuti

 
INFORMAZIONI UTILI:Venerdi 4 Maggio ore 21,00Proiezione Video “UNONESSUNOCENTOMILA”con la partecipazione del regista Valerio Finessi

DOVE: Spazio City Art via Dolomiti 11 Milano -MM1 fermata Turro

ISCRIZIONI E INFORMAZIONI: info@cityart.it tel.0287167065 / cell. 3357689814

Web: http://www.cityart.it

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Un concorso video sull’ energie rinnovabili ricordando Franco Ferrari.

Un interessante concorso dedidato ai video amatoriali e professionali. Il tema è sull’ energie rinnovabili, intitolato a Franco Ferrari, noto giornalista Rai e anche fotografo. Qui sotto il regolamento. Maggiori informazioni sul sito http://www.professionereporter.it oppure su quello del Comune di Magliano Sabina.

Per sapere chi era Franco Ferrari potete  anche leggere un mio articolo all’ indirizzo http://www.gianlucafiesoli.com/franco_ferrari.htm

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PROGETTO PROFESSIONE REPORTER  Edizione 2010

 regione lazio   Regione lazio 2  
 

 

 

CONCORSO PER I MIGLIORI REPORTAGE VIDEO SUL TEMA

“Energie rinnovabili: grandi e piccole esperienze”

PREMIO “FRANCO FERRARI

REGOLAMENTO.

Art. 1 – Il Comune di Magliano Sabina, con il contributo della Regione Lazio, nell’ambito del “Progetto Professione reporter”, indice il Premio intitolato a “Franco Ferrari” per i migliori reportage video sul tema: “Energie rinnovabili: grandi e piccole esperienze”.

Vengono istituiti tre premi per tre sezioni: una internazionale, cui possono concorrere tutti gli autori italiani e non; l’altra riservata ad autori o società di produzione operanti nella Regione Lazio; l’altra riservata ad opere inedite.

Art. 2 – Sono ammessi a partecipare al concorso le opere prodotte dopo il 1° gennaio 2007.

Art. 3 – E’ ammessa la partecipazione di prodotti video realizzati con telecamere digitali miniDV, DVCAM, HDV, HD e altri formati digitali. Ogni video dovrà avere una durata compresa tra i 5’ e i 30’. Le opere in lingua straniera dovranno pervenire con doppiaggio 

o sottotitolate in lingua italiana. I reportage dovranno giungere alla segreteria del Concorso entro e non oltre il 10.01.2011

Art.4 – Con decisione inappellabile della direzione non saranno ammesse al Concorso le opere giudicate prive delle necessarie qualità artistiche e tecniche, le opere con eccessivi riferimenti pubblicitari, nonché prive di titoli di testa e/o di coda.

Art. 5 – Nel sottoscrivere la scheda di adesione, l’autore accetta integralmente le norme del regolamento ed autorizza gli organizzatori alla diffusione dell’opera nell’ambito delle iniziative legate al Progetto Professione Reporter e senza fini di lucro, rinunciando ad ogni diritto – inclusi quelli musicali, fatta salva la pubblicazione dell’autore. In assenza di tale sottoscrizione è prevista l’esclusione dal premio. Inoltre l’autore accetta il trattamento dei dati ai sensi del D. Lgs. N.196 del 30.6.2003.

Art. 6 ­La domanda di iscrizione al Concorso, formulata tramite apposito modulo (scaricabile dal sito internet http://www.professionereporter.it  dovrà giungere assieme all’opera al seguente indirizzo:

Comune di Magliano Sabina / Premio Franco Ferrari Piazza Garibaldi, 4 02046 Magliano Sabina

Il reportage dovrà essere accompagnato da un documento contenente una breve descrizione dell’argomento (sinossi), in lingua italiana, il nome dell’autore/i ed eventuali collaboratori, il tipo di videocamera con cui è stato realizzato. Ogni autore potrà concorrere con un massimo di 2 opere.

Art. 7 – Il materiale consegnato o spedito non verrà restituito, e potrà essere utilizzato dall’Ente per scopi culturali senza fini di lucro.

Art. 8 – La Commissione giudicatrice, presieduta dal giornalista/regista Tullio Bernabei e composta da eminenti personalità del giornalismo e della documentaristica televisivi, con insindacabile giudizio valuterà le opere pervenute ed assegnerà i seguenti premi:

Premio Franco Ferrari – vincitore sezione internazionale: € 2.500,00 Premio Franco Ferrari – vincitore sezione Lazio: € 1.500,00 Premio Franco Ferrari – vincitore sezione opera inedita: 500,00 La premiazione avverrà il giorno 5.02.2011 presso il teatro Manlio di Magliano Sabina.

Segreteria e informazioni:

http://www.professionereporter.it  

Ufficio Cultura Comune di Magliano Sabina cultura.turismo@maglianosabina.com 0744.910336

Biblioteca Comunale – Caterina Placidi biblioteca.maglianos@libero.it 0744.910108

Direttore Tullio Bernabei info@tulliobernabei.it

 

 

 

 

 
 
 
 

 

 

Sacro Umano Corpo: una mostra a Firenze del Maestro Maniscalchi.

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COMUNICATO STAMPA

Mostra:  “Sacro Umano Corpo

Autore:   Leonardo Maniscalchi

Sede:       FYR arte contemporanea – Borgo Albizi 23 – 50122 Firenze

Presentazione Critica:  Umberto Putzu

Genere:   fotografia  video e installazioni

Periodo:   dal 4 Dicembre 2010 al 16 Gennaio 2011 

Inaugurazione:  4 Dicembre h. 18 -  presentazione critica e performance

Catalogo:  in galleria

Contatti:  foyer@fyr.it – tel. +39 055 2343351 – +39 392 6041892

Patrocinio: Comune di Firenze

Ufficio stampa Lapress: Tiziano Modigliani. lapressufficiostampa@gmail.com

www.leonardomaniscalchi.it    – E mail: info@leonardomaniscalchi.it 

 

Leonardo Maniscalchi, grande interprete della comunicazione fotografica internazionale, ritorna nel cuore di Firenze, in Borgo degli Albizi, proprio nella stessa strada del centro storico in cui aprì il suo primo studio, per festeggiare 30 anni di successi internazionali. Con l’esposizione dal titolo: ”Sacro Umano Corpo”, presentata dal critico d’arte Umberto Putzu, esordiscono in anteprima assoluta alla Galleria FYR arte contemporanea le sue ultime straordinarie elaborazioni fotografiche. In questa mostra, già molto attesa come sottolinea Umberto Putzu: “Leonardo Maniscalchi mette al centro l’uomo, inteso come umanità, corporeità, sacralità. L’ottica dell’esposizione è l’irripetibile sacralità dell’uomo, proprio nell’era della tecnologia, che tende a fare dell’uomo stesso un semplice ingranaggio sostituibile del sistema. Per questo ”Sacro Umano Corpo” è una forte testimonianza della complessità della nostra epoca, al di là di forzature e contrapposizioni, tra bianco e nero, bene e male, mente e corpo… troppo spesso alimentate oggi anche dai media. Lo stesso titolo rivela un carattere essenziale, quanto emblematico e concettuale, per un  nuovo paradigma di immagini, dove i corpi irrompono nelle chiese con l’ardore del mistero, acceso da continue sovrapposizioni temporali, nell’inestricabile rapporto tra sacralità e armonioso erotismo. E nelle immagini affiora l’uomo nelle sue più avvincenti e inaspettate sfumature, codice di segni, colori, gesti…ancora da svelare”.

”Sacro Umano Corpo” indica anche lo sviluppo della prestigiosa carriera di Leonardo Maniscalchi che molti ricordano anche per le sue molteplici copertine, da segnalare le due storiche commissionate: i ‘50 anni della Repubblica’ sull’Espresso e per la ‘caduta del muro di Berlino’ su Panorama. Nel trentennio della sua attività ricordiamo che molte sue rassegne sono state patrocinate da Istituti di Cultura, Musei e gallerie: dagli esordi con la mostra “Capo d’opera” di Achille Bonito Oliva nel 1986 fino a personali che spaziano da Milano a Daytona Beach, Barcellona, Valencia, Madrid, Bratislava, City Texas, Sofia, Nairobi, Budapest, Los Angeles.        

Leonardo Maniscalchi è anche magnifico ritrattista di personaggi celebri, grazie alle continue frequentazioni del mondo letterario, artistico, culturale tra cui è doveroso annoverare: Guttuso, Pomodoro,Moravia, Annigoni, Gregori, Bay, Chet Beker, Stan Gatz, Moschino, Andreotti, Zeri, Spike, Haart, Paolucci, Busi, von F?stenberg, Donald Tramp, e tanti altri. E proprio Renato Guttuso nel 1986 lo ha indirizzato e incoraggiato verso la fotopittografia che vede il suo crescere come artista concettuale, Un artista in “continuum studium”, instancabile alchimista  delle sue tecniche digitali in un paradigma  creativo che va dal “MitoMetaCorpus” con il suo concettualismo romantico a tematiche che spaziano tra le astrazioni figurative di “Photofobia”e “CosmosArt”.

Fondatore nel 1989 di “Click up” e “ADFF” (Accademia di fotografia) a Firenze, le prime scuole internazionali per fotografi di moda che hanno avuto un grande riscontro internazionale e la partecipazione di allievi da tutto il mondo. Tra i vari riconoscimenti e premi di prestigio ricordiamo: ”La Pagina d’Oro” attribuita dalla rivista “Arte e ambiente”, il “D’Artagnan” ad Auch (France) e il premio di artista fotografo dell’anno a Nicosia. Ha inoltre realizzato copertine e servizi editoriali e pubblicità per importanti riviste: ”Vogue, L’Espresso, Panorama, Amica, Grazia, Goia, Max, Couture International, Exlcusive, PhotoG(Cina), Select (Giappone), Photo, Zoom, Playboy oltre che editoriali  per note case stilistiche di moda tra cui Armani, Krizia, Valentino, J.P. Gautier, Moschino; Versace, Y.S.L., Fendi ecc.

Con Maniscalchi entriamo in una nuova dimensione metafisica avvincente e incisiva, con un codice di linguaggio intimo in chiave di lettura poetica e universale fatto come lui stesso suggerisce: “D’amore per la libertà interiore”.

Come sintetizzare questa nuova esperienza espositiva di Leonardo Maniscalchi? Per il critico d’arte Umberto Putzu: “in questa mostra la ricerca di Maniscalchi, definito ‘uomo della luce’,  attraversa  l’umano e il fascino dei suoi interrogativi…per farci vivere un concerto di scintillanze inaspettate, nel labirinto di possibili nuove consapevolezze. Per darci la possibilità di interpretare la nostra epoca, con lo stupore che a volte sa offrirci l’arte. E l’arte ha bisogno di luce d’amore.

Lapress . Gentilmente Vi preghiamo di mandarci un’ e-mail di conferma dell’avvenuta pubblicazione. Cordiali saluti, Tiziano Modigliani.

Aiutaci a combattere la guerra ad armi pari……

 

Partirà da domani l’ altro con regolare frequenza sulle reti Mediaset, per proseguire sulle altre televisioni che hanno concesso uno spazio gratuito,  lo spot realizzato dall’ agenzia Walter Thompons Italia per la campagna " Aiutaci a combattere la guerra ad armi pari ".

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Corel: un altro nuovo software.

 

Corel annuncia l’ uscita del nuovissimo software Video Studio ProX2  versione Ultimate che rifinisce la precedente che ha ottenuto consensi in tutto il mondo.

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Kakà, il cellulare e il tarocco…

19 Maggio 2007 2 commenti

I brasiliani sono eccellenti giocolieri, bravissimi palleggiatori che per quanto con i piedi fanno quasi quello che vogliono, hanno il difetto comune di voler strafare.
Non riescono a credere che c? è sempre qualcosa d? impossibile e di inarrivabile. Basta ricordare quella bellissima partita del 1982 tra Italia e Brasile, quando i verdeoro potevano cercare un semplice pareggio per passare il turno, ma non si accontentarono e pertanto giocarono all? attacco.
Finì come tutti noi ben sappiamo?.
E? parte integrante del loro carattere, poiché sono consapevoli di essere più bravi e superiori dal lato tecnico. Se vogliamo è una forma di autocompiacimento
Kakà è tra i più forti giocatori del mondo e non c? è bisogno che lo dica io. Se fossi un allenatore e dovessi scegliere tra lui e Ronaldinho sarei francamente imbarazzato. Ma purtroppo anche un immenso talento ha un limite, sia fisico che di fantasia..?
Da alcuni giorni una clip, che è stata girata in una pausa di una pubblicità è possibile vederla sul web e mostra il centrocampista del Milan che si esibisce in un palleggio con un cellulare.
Gesta ottenibili quando uno ha dei piedi di velluto come i suoi. Non è la prima volta e non sarà neanche l? ultima che grandissimi campioni si cimentano in queste inutili dimostrazioni, con le palline da tennis, limoni e via dicendo, le quali hanno l? intento di voler dimostrare il meraviglioso ma terminano spesso per cadere nel grottesco, poiché si cerca di sorprendere sempre di più e si finisce per far vedere un tarocco…..
Dai palleggi con i piedi si passa alle ginocchia e poi alla testa, la spalla e addirittura con un colpo di tacco. Il duro e spigoloso mezzo di comunicazione volteggia come se niente fosse e naturalmente non cadrà mai per terra, ma è lampante che è stato in parte manipolato da un abile creatore di trucchi video.
Il tutto si svolge davanti al solito ragazzino di turno, con sorriso compiaciuto e occhi un pò increduli, quasi a mo di favola, il quale vorrebbe far credere di sognare che un giorno possa ripercorrere le gesta del fuoriclasse .
Dopo il ninho del Barcellona che con stupefacente maestria riesce a duettare con le strane traverse, adesso ci si mette anche Kakà tanto per rimanere in tema di telefonini, i quali ci hanno fatto passare un annata da dimenticare e di cui non ne sentivamo la mancanza.
Il simpatico Ricardo per la performaces contraffatta perlomeno poteva scegliere un altro oggetto.

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Mastrogiacomo: un video consegnato ad Emergency.


Il reporter Daniele Mastrogiacomo del quotidiano la Repubblica è comparso per la prima volta in video da quando è stato rapito in Afghanistan il cinque di marzo.
Il filmato, consegnato all’ organizzazione di Emergency che opera nell’ area da diversi anni, mostrerebbe il giornalista da solo il quale chiede la liberazione e l’ interessamento continuo del Governo italiano.
Il video è di una durata di circa due minuti. Non si vedono i sequestratori anche se ci sono voci fuori del campo visivo.
Il giornalista ha dichiarato di essere trattato bene.

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Riferimenti: Reporter repubblica