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Lashkar-gah, la guerra continua.

16 Ottobre 2016 Commenti chiusi

“Anche oggi i combattimenti proseguono vicino a Lashkar-gah. I pazienti continuano ad arrivare, segno che hanno riaperto le strade per permettere il trasporto dei feriti. Al nostro ospedale ne sono già arrivati 9, di cui 5 in gravi condizioni. Chi può sta fuggendo e si sta dirigendo verso Kandahar alla ricerca di un luogo sicuro.

È stata una settimana molto intensa. La città è accerchiata – racconta Daniele, il nostro logista a Lashkar-gah – l’altro giorno un razzo è esploso a 30 mt dall’ospedale. Quando arriva un razzo lo senti subito: prima un fischio poi un rumore metallico e un boato. La struttura e i vetri tremano. Io e Vesna abbiamo radunato subito lo staff e dato indicazioni di stare al coperto e in zone protette.

Nell’ultima settimana abbiamo ammesso 150 nuovi pazienti, in un’ospedale che ha una capienza di 90 posti letto. Stiamo organizzandoci per poter attrezzare nuove postazioni per i feriti in arrivo e abbiamo dovuto dimettere quelli che stavano meglio. I nostri chirurghi hanno lavorato incessantemente negli ultimi sette giorni: 218 operazioni, un numero impressionante”.

Maggiori informazioni visita o iscriviti all’ associazione Emergency – http://www.emergency.it 

Quei disegni dei bambini sul filo spinato di Idomeni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una situazione esplosiva, tragica, dove ancora una volta la dignità dell ‘ Essere Umano è andata completamente perduta.

Lo specchio di un Europa incapace di decidere, di agire con una politica unitaria e che ha sottovalutato l’ importanza  in quello che nel XXI secolo è diventato un grosso problema e che non risolverà certamente con il recente accordo assieme all’ ambiguo governo turco, il quale lo rispetterà solamente in parte e peraltro molto difficile anche da attuare sul piano tecnico, pratico ed economico.

A Idomeni ad un centinaio di chilometri dall’ antica Tessalonica, sta morendo pure la speranza. Scappati da conflitti con regimi totalitari oramai al tramonto, braccati dall’ Isis, un fiume di oltre diecimila persone affamati come bestie, stremati da un viaggio senza vedere la luce della fine e che adesso si è bloccato da una barriera innalzata dall’ autorità macedone, la quale sta impiegando numerosi blindati  e i reparti migliori della sicurezza.

Soldati con i pugni stretti e l’ astio tra i denti che ricordano molto negli sguardi la ex jugoslavia di alcuni decenni addietro.

Sotto il blu del cielo di Idomeni donne, vecchi, famiglie numerose senza più niente sono accampate nella sporcizia, a rischio di epidemie. La solidarietà delle organizzazioni umanitarie sta facendo il possibile per arginare l’ afflusso che comunque continuerà ad arrivare poiché al momento è la via più breve per raggiungere il cuore del continente.

Le proteste in queste ultime settimane sono state frequenti, i tentativi di attraversare il confine anche aggirando il valico di Erzinovi sono risultati vani come gli scioperi della fame, gli slogan e il darsi fuoco da parte di alcuni profughi.

Storie di disperazione ma forse per chi si trova ad Idomeni fanno tenerezza vedere quei tanti disegni  attaccati sull’ interminabile muro spinato.

Schizzi di pennarello, di lapis spuntati in cui si evince l’ innocenza, il candore della fantasia, dell’ amore alla Vita non ancora del tutto sbocciata e soprattutto consumata.

Ma con la consapevolezza di soffrire per delle colpe delle quali non sono assolutamente responsabili.

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FOTOGRAFIE:

1) Bambini che protestano con dei cartelli davanti ad un agente della polizia greca, 23 Marzo 2016 – G. Fiesoli.

2) Campo profughi di Idomeni, confine Grecia e Macedonia, 24 Marzo 2016 – G. Fiesoli.

Quando la missione e la Fede si pagano con la vita…..

 

ELENCO  DEGLI OPERATORI PASTORALI SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI UCCISI NELL’ANNO 2014

 

“Andiamo avanti con speranza! I tanti missionari martiri della fede e della carità ci indicano che la vittoria è solo nell’amore e in una vita spesa per il Signore e per il prossimo, a partire dai poveri”

 (Papa Francesco al IV Convegno Missionario nazionale 22 novembre 2014)

 

GLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NELL’ANNO 2014

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nell’anno 2014 sono stati uccisi nel mondo 26 operatori pastorali, 3 in più rispetto al precedente anno 2013. Per il sesto anno consecutivo, il numero più elevato di operatori pastorali uccisi si registra in America. Negli ultimi dieci anni (2004-2013) sono stati uccisi nel mondo 230 operatori pastorali, di cui 3 Vescovi.

Nel 2014 sono morti in modo violento 17 sacerdoti, 1 religioso, 6 religiose, 1 seminarista, 1 laico. Secondo la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 14 operatori pastorali (12 sacerdoti, 1 religioso, 1 seminarista); in Africa sono stati uccisi 7 operatori pastorali (2 sacerdoti, 5 religiose); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 religiosa); in Oceania sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico);  in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

Non possiamo tralasciare di ricordare poi quanti sono stati uccisi non dalla mano di un malvivente ma dal virus ebola, che sta mietendo migliaia di vittime in Africa occidentale, dove le strutture cattoliche, e non solo sanitarie, si sono mobilitate fin dal primo insorgere dell’epidemia. La Famiglia religiosa dei Fatebenefratelli (Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio) ha perso in Liberia e Sierra Leone quattro confratelli, una religiosa e tredici collaboratori degli ospedali di Monrovia e Lunsar, per aver contratto il virus nel loro generoso impegno di assistenza ai malati. “I nostri Confratelli hanno donato la loro vita per gli altri, come Cristo, fino al punto di morire contagiati da questa epidemia” ha scritto Fra Jesús Etayo, Priore Generale. Analoga sorte toccò alle sei missionarie italiane delle Suore delle Poverelle di Bergamo, morte in Congo nel 1995 per aver contratto il virus ebola pur di non lasciare la popolazione priva di assistenza sanitaria. Per loro nel 2013 è stato aperto il processo di beatificazione.

Come avviene ormai da tempo, l’elenco di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non viene usato di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che si riescono a raccogliere sulla loro vita e sulle circostanze della morte.

Ancora una volta la maggior parte degli operatori pastorali uccisi nel 2014 ha trovato la morte in seguito a tentativi di rapina o di furto, aggrediti anche con efferatezza e ferocia, segno del clima di degrado morale, di povertà economica e culturale, di intolleranza in cui vivevano. In questi contesti, simili a tutte le latitudini, la violenza e la mancanza del minimo rispetto per la vita umana, diventano regola di vita. Nessuno di loro ha compiuto azioni o gesti eclatanti, ma ha vissuto con perseveranza e umiltà l’impegno quotidiano di testimoniare Cristo e il suo Vangelo in tali complesse situazioni. Qualcuno è stato ucciso dalle stesse persone che aiutava, altri hanno aperto la porta a chi chiedeva soccorso e sono stati aggredito, altri ancora hanno perso la vita durante una rapina, mentre rimane incerto il movente per tante altre aggressioni e rapimenti conclusisi tragicamente, di cui forse non si conosceranno mai le vere cause.

Nel 2014 sono stati condannati i mandanti dell’omicidio del Vescovo di La Rioja (Argentina), Mons. Enrique Angelelli, 38 anni dopo l’assassinio del Presule, che fu camuffato da incidente stradale; sono stati anche condannati i mandanti e gli esecutori dell’assassinio di Mons. Luigi Locati, Vicario apostolico di Isiolo (Kenya), assassinato nel 2005; arrestati anche i responsabili della morte del Rettore del Seminario di Bangalore (India), p.Thomas, ucciso nel 2013.

Desta ancora preoccupazione la sorte di altri operatori pastorali sequestrati o scomparsi, di cui non si hanno più notizie, come i tre sacerdoti congolesi Agostiniani dell’Assunzione, sequestati nel nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo nell’ottobre 2012; del gesuita italiano p. Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013; o di p. Alexis Prem Kumar, rapito il 2 giugno scorso ad Herat, in Afghanistan.

Il 24 maggio sono stati beatificati il missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) padre Mario Vergara, ed il catechista laico Isidoro Ngei Ko Lat, uccisi in odio alla fede in Birmania, nel 1950. “La loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica” ha detto Papa Francesco.

Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. (SL) (Fides 30/12/2014)

PANORAMA DEI CONTINENTI

 

AMERICA

In America sono stati uccisi 14 operatori pastorali: 5 in Messico, 3 in Venezuela, 2 negli Stati Uniti d’America, 1 in Canada, 1 in Colombia, 1 in Nicaragua, 1 in Perù .

In Messico: don Rolando Martinez Lara, ucciso durante un furto nella sua parrocchia; il seminarista Samuel Gustavo Gómez Veleta, rapito e ucciso nella Settimana Santa; don José Acuña Asención Osorio, il cui corpo è stato ritrovato nelle acque del fiume Balsas; padre John Ssenyondo, ritrovato in una fossa comune, insieme ad altri cadaveri; don Gregorio Lopez Grosotieta, sequestrato e ucciso.

In Venezuela: i salesiani padre Jesus Erasmus Plaza Salessi ed il religioso fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes, aggrediti da due giovani ladri entrati nei locali del Collegio; il sacerdote Reinaldo Alfonso Herrera Lures, scomparso e ritrovato cadavere.

Negli Stati Uniti d’America: don Eric Freed, trovato morto nella sua canonica con vistosi traumi; padre Kenneth Walker, ucciso in un tentativo di rapina.

In Canada: padre Gilbert Dasna, ucciso da un criminale.

In Colombia: don Andrés Duque Echeverry, vittima di una rapina.

In Nicaragua: don Juan Francisco Blandon Meza, ucciso da uno squilibrato.

In Perù: don Alfonso Comina Zevallos, picchiato a morte e ucciso nella sua casa canonica.

 

AFRICA

In Africa sono stati uccisi 7 operatori pastorali: 3 in Burundi, 2 nella Repubblica Centrafricana, 1 in Sudafrica, 1 in Tanzania.

In Burundi: tre missionarie saveriane: suor Lucia Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernadetta Bogian.

Nella Repubblica Centrafricana: don Christ Forman Wilibona, ucciso ad un posto di blocco dei ribelli; don Paul-Emile Nzale, ucciso insieme ad altre persone durante un attacco alla sua parrocchia.

In Sudafrica: suor Mary Paule Tacke, rapita e uccisa da malviventi.

In Tanzania: suor Clecensia Kapuli, uccisa durante una rapina.

 

ASIA

In Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali: in Siria e in Malesia.

In Siria: il gesuita p. Frans van der Lugt, sequestrato da uomini armati che lo hanno picchiato e ucciso.

In Malesia: suor Juliana Lim, morta per le conseguenze di una violenta aggressione.

 

OCEANIA

In Oceania sono stati uccisi 2 operatori pastorali: in Papua Nuova Guinea.

In Papua Nuova Guinea: don Gerry Maria Inau, ed il laico Benedict, ministro straordinario della Comunione, sono stati uccisi mentre si trovavano per motivi pastorali in un’area remota della diocesi di Bereina, molto probabilmente per le conseguenze di conflitti tribali.

 

EUROPA

In Europa è stato ucciso 1 operatore pastorale.

In Italia: don Lazzaro Longobardi, è stato ucciso a colpi di spranga nei pressi della sua canonica.

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

CENNI BIOGRAFICI E CIRCOSTANZE DELLA MORTE

L’Agenzia Fides è grata a tutti coloro che vorranno segnalare aggiornamenti o correzioni

 a questo elenco o a quelli degli anni precedenti.

 

Il corpo senza vita del rev.do Eric Freed, parroco ad Eureka, in California (Stati Uniti d’America), è stato trovato nei locali della canonica della sua parrocchia il 1° gennaio 2014, con vistosi traumi alla testa e su tutto il corpo. Il sacerdote statunitense, nato nel 1957, si era formato ed era stato ordinato sacerdote tra i Salesiani di Don Bosco. Aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale a Tokyo e per alcuni anni aveva svolto, come salesiano, il ministero di insegnante e cappellano in Giappone. Dal 1999 era incardinato nella diocesi di Santa Rosa, dove ha svolto il ministero pastorale in diverse parrocchie e in alcune scuole. Nel 2011 era stato nominato parroco della parrocchia di San Bernardo, dove è stato ucciso. Era molto amato dai suoi studenti e dai suoi fedeli, è ricordato come un sacerdote sensibile, sempre sorridente, con uno spiccato senso dell’umorismo e appassionato di sport. Il processo alla persona accusata dell’assassinio di padre Eric è stato rinviato un paio di volte ed è ancora in corso.

 

Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi (80 anni) ed il religioso fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes (84 anni), Salesiani di Don Bosco, SDB, sono stati aggrediti la notte tra il 15 e il 16 febbraio, da due giovani entrati nei locali del Collegio Don Bosco, a Guaparo, nella periferia di Valencia (Venezuela), e sono morti in seguito alle ferite riportate. Si trattava di due minorenni (13 e 15 anni) che volevano rubare computer, soldi, telefoni cellulari ed altri oggetti di valore, e che hanno anche profanato la cappella. Don Plaza è morto in ospedale, mentre i medici cercavano di fermare le emorragie causate dalle numerose coltellate, mentre fratel Luis è morto sul colpo. Nell’azione particolarmente violenta ed efferata sono rimasti gravemente feriti anche un altro sacerdote, accorso in difesa dei confratelli, e un altro religioso. I religiosi assassinati erano da più di 50 anni al servizio della comunità salesiana nel paese. Dopo i funerali, Fratel Luis Sánchez, colombiano, è stato sepolto nel Santuario di Maria Ausiliatrice, mentre padre Jesús Plaza è stato portato nello stato di Mérida (Venezuela), di cui era originario.

Vedi Agenzia Fides 17/02/2014; 18/02/2014

 

Don Rolando Martinez Lara, parroco di Santa Maria de Guadalupe a Canalejas (municipio di Jilotepec), diocesi di Atlacomulco, nello stato di Mexico, è stato ucciso durante un furto nella sua parrocchia, all’alba del 19 febbraio 2014. I malviventi lo hanno malmenato fino ad ucciderlo. Ordinato sacerdote nell’anno 2000, il sacerdote lavorava per la Commissione episcopale della Pastorale sociale-Caritas.

 

Don Lazzaro Longobardi, parroco della parrocchia di san Raffaele Arcangelo a Sibari, è stato rinvenuto senza vita la mattina del 3 marzo nei pressi della casa canonica dove abitava. Sotto il suo corpo è stata ritrovata la sbarra di ferro con cui è stato colpito a morte, molto probabilmente la sera di domenica 2 marzo. Il sacerdote, nato nel 1945, dal 1987 era parroco a Sibari, amato e benvoluto dall’intera comunità parrocchiale, in favore della quale s’era impegnato nella promozione del Vangelo, al fianco dei giovani, degli ultimi e degli emarginati, in particolare delle migliaia di immigrati che affollano quelle zone in cerca di lavoro. Secondo le autorità, proprio uno di loro, che è stato fermato, avrebbe tentato di estorcere denaro al sacerdote minacciandolo di ritorsioni: dopo il rifiuto all’ennesima richiesta del ragazzo, al quale in passato il sacerdote aveva rimproverato di aver prelevato i soldi persino dalla cassetta delle offerte, senza tuttavia mai denunciarlo sperando in un suo ravvedimento, il tragico epilogo.

Vedi Agenzia Fides 5/3/2014

 

Don Juan Francisco Blandon Meza, parroco dell’Immacolata Concezione di Maria nel comune di Wiwilí, dipartimento e diocesi di Jinotega (Nicaragua) è stato ucciso la sera di domenica 6 aprile 2014. Il sacerdote, 42 anni, si trovava nei pressi della sua abitazione insieme a due donne con cui stava parlando, quando è stato raggiunto dal marito di una delle due, che ha aperto il fuoco uccidendo la moglie e il sacerdote, infine si è tolto la vita. Padre Blandón Meza era conosciuto per il suo impegno con i gruppi sociali e per la difesa dei diritti umani. Per il Vescovo della diocesi, Mons. Herrera, padre Juan Francisco è stato ucciso per l’instabilità psicologica dell’uomo che lo ha aggredito.

Vedi Agenzia Fides 08/04/2014

 

Il gesuita olandese p. Frans van der Lugt, SJ, che viveva nella martoriata città di Homs (Siria), è stato ucciso lunedi 7 aprile 2014, intorno alle 8 del mattino. Il religioso è stato sequestrato da uomini armati, che lo hanno picchiato e poi ucciso con due pallottole alla testa, davanti alla residenza dei Gesuiti a Homs, dinanzi alla gente. Padre van der Lugt viveva in Siria dal 1966, sempre molto impegnato per i poveri e nel dialogo interreligioso. A Homs aveva avviato negli anni ’80 un centro di spiritualità, poco fuori dalla città, che ospitava circa 40 ragazzi con handicap mentale, provenienti dai villaggi vicini. Negli ultimi tre anni di guerra, il religioso olandese ha vissuto in un monastero che sorge nella città vecchia, dove si trovavano i civili assediati per molti mesi dall’esercito regolare. Aveva scelto di rimanere ad Homs, nonostante i bombardamenti quotidiani e la mancanza di cibo, anche dopo le operazioni di evacuazione della popolazione civile. Era l’ultimo gesuita rimasto ad Homs.

Vedi Agenzia Fides 7/4/2014; 8/4/2014

 

Il 18 aprile 2014 è stato ucciso a Bossangoa (Rep. Centrafricana) don Christ Forman Wilibona. Il sacerdote stava rientrando in moto dalla Messa Crismale (che per ragioni logistiche dovute al conflitto in atto nel paese era stata celebrata il Venerdì Santo anziché il Giovedì) quando è incappato in un posto di blocco dei ribelli Seleka associati ad elementi Peuls. I ribelli gli hanno sparato contro 12 pallottole, don Wilibona è morto all’istante. La popolazione locale ha cercato di recuperare subito il corpo del sacerdote, ma i suoi assassini hanno impedito per alcune ore di avvicinarsi alla salma. E’ stato poi sepolto presso la missione di Paoua, dove era parroco.

Vedi Agenzia Fides 24/4/2014

 

Il seminarista Samuel Gustavo Gómez Veleta, 21 anni, alunno del Seminario Arcivescovile di Chihuahua (Messico), che si trovava nel comune di Aldama, nella comunità in cui prestava il suo servizio missionario, come tutti i seminaristi, in occasione della Settimana Santa, è stato rapito e ritrovato morto il giorno seguente, 15 aprile, martedì santo.

Vedi Agenzia Fides 28/04/2014

 

Un sacerdote, p. Gerry Maria Inau, ed un laico, Benedict, ministro straordinario della Comunione, della diocesi di Bereina (Papua Nuova Guinea) sono stati uccisi domenica 4 maggio 2014, mentre si trovavano per motivi pastorali in un’area remota della diocesi. I due sono stati probabilmente vittime di un conflitto tribale che va avanti nella zona da qualche anno: pur appartenendo a gruppi diversi infatti, i due lavoravano insieme dando testimonianza di unità. P. Gerry era una vocazione adulta ed era stato ordinato sacerdote solo nove mesi prima. Era una prete diligente e di grande fede, molto sensibile alle necessità della sua gente.

Vedi Agenzia Fides 13/5/2014

 

Padre Gilbert Dasna, della Congregazione dei Sons of Mary Mother of Mercy (SMMM), Viceparroco della Parrocchia Cattedrale di St.Paul ad Alberta (Canada), è stato ucciso la sera del 9 maggio 2014 da un criminale. E’ ricordato come un sacerdote buono e generoso, che irradiava gioia e pace. Nato in Camerun nel 1982, era stato ordinato sacerdote l’11 luglio 2009 ed è stato Viceparroco della Cattedrale di St. Paul dal 19 maggio 2011 fino alla morte. Era in Canada da tre anni.

Vedi Agenzia Fides 12/05/2014

 

Suor Juliana Lim, 69 anni, della Congregazione del Bambino Gesù, è morta il 21 maggio dopo una violenta aggressione subita il 14 maggio a Seremban, cittadina nei pressi di Kuala Lumpur. La religiosa malaysiana era stata aggredita insieme ad una consorella, da un uomo a viso coperto, mentre le due si trovavano nel complesso della chiesa della Visitazione. L’uomo le ha ferocemente percosse, rubando pochi spiccioli e lasciandole in fin di vita. Suor Juliana, condotta in ospedale, era in coma e ha lottato per sette giorni tra la vita e la morte. Anche l’altra religiosa ha riportato gravi ferite. Secondo la polizia può essere stato il gesto di un disperato, ma c’è anche l’ipotesi dell’aggressione per motivi religiosi.

Vedi Agenzia Fides 22/5/2014

 

Nell’assalto alla parrocchia “Nostra Signora di Fatima” nel centro di Bangui, capitale della Repubblica Centrafrica, dove si erano rifugiate diverse persone in fuga dalle violenze, avvenuto il 28 maggio, sono morte almeno 18 persone tra le quali p. Paul-Emile Nzale, 76 anni, centrafricano.

Vedi Agenzia Fides 30/5/2014

 

Padre Kenneth Walker, della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP), è stato ucciso nella missione Mater Misericordiae di Phoenix, Arizona (Stati Uniti d’America), intorno alle ore 21 dell’11 giugno, quasi certamente in un tentativo di rapina. Insieme a lui è stato gravemente ferito un altro sacerdote. Probabilmente i due sacerdoti, che si trovavano nei locali della missione, hanno reagito e sono stati aggrediti dai malviventi. Padre Walker era nato nel 1985 a Ploughkeepsie, nello stato di New York, ed era stato ordinato sacerdote nel 2012.

Vedi Agenzia Fides 13/06/2014

 

Suor Mary Paule Tacke, religiosa statunitense di 82 anni, della Congregazione delle Suore missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS), conosciute anche come Missionarie di Mariannhill, è stata uccisa in Sudafrica. La vettura di suor Mary era stata fermata da alcuni banditi il 15 giugno nei pressi di Mthatha, mentre la religiosa stava recandosi a visitare uno degli orfanotrofi da lei fondato. Inseguita dalla polizia, con i banditi a bordo, l’auto si era infine ribaltata nei pressi di Qokolweni. I malviventi erano riusciti a fuggire e non c’era nessuna traccia della religiosa. Dopo giorni di ricerche, il corpo di suor Mary è stato ritrovato il 20 giugno, in un ruscello nei pressi del villaggio di Tyara, a 60 km da Mthatha. La polizia ritiene che la religiosa sia stata strangolata. Suor Mary era originaria di Cottonwood, nell’Idaho, e operava in Sudafrica fin dagli anni ’50.

Vedi Agenzia Fides 23/6/2014

 

Suor Clecensia Kapuli, religiosa tanzaniana di 50 anni della Congregazione della diocesi di Mbeya “Our Lady Queen of Apostols, è stata uccisa il 23 giugno nel corso di una rapina in strada a Dar es Salaam, la capitale economica del Paese. Era appena uscita dalla banca con una somma di denaro necessaria per pagare gli operai che stavano ristrutturando la scuola secondaria gestita dalla sua congregazione, della quale era l’economa, quando l’automobile con la religiosa, una sua consorella e l’autista, è stata bloccata da quattro uomini armati che hanno sparato uccidendo la religiosa e ferendo l’autista. La consorella di suor Clecensia è riuscita a fuggire, così i banditi, che hanno portato via il denaro.

Vedi Agenzia Fides 25/6/2014

 

Tre missionarie saveriane (Missionarie di Maria) italiane sono state uccise con efferatezza e violenza nella missione San Guido M. Conforti di Kamenge, quartiere periferico di Bujumbura, in Burundi. Suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti sono state uccise nel pomeriggio del 7 settembre, mentre suor Bernadetta Bogian è stata uccisa la notte seguente. La polizia burundese ha arrestato un giovane ritenuto colpevole dell’omicidio, che avrebbe massacrato le tre religiose perché convinto che il loro convento fosse stato costruito su un terreno che apparteneva alla sua famiglia. Per le consorelle l’arresto di questa persona è stato ritenuto un pretesto per deviare le indagini, e non credono a questa pista. Tutte e tre le missionarie avevano trascorso la loro vita in Africa, e nonostante l’età avanzata e i problemi di salute connessi, erano appena tornate in Burundi perché desideravano tornare dalla loro gente, che le amava e rispettava. Per loro volontà sono state sepolte in Congo.

Vedi Fides 8/9/2014; 9/9/2014; 11/9/2014

 

Il corpo del parroco della parrocchia di Arcelia, diocesi di Ciudad Altamirano (Messico), don José Acuña Asención Osorio, 42 anni, messicano, è stato trovato, grazie ad una segnalazione anonima, nelle acque del fiume Balsas, vicino al paesino di Santa Cruz de Las Tinajas, nel comune di San Miguel Totolapan (regione di Tierra Caliente, al centro del paese), lontano dalla sua residenza. Era scomparso dalla domenica 21 settembre, lasciando sgomenti i fedeli che lo aspettavano per la Messa.  La causa della morte è stata una asfissia da annegamento. Nella zona non è il primo caso che si verifica, in quanto la tecnica di tenere la testa delle persone sott’acqua fino all’afissia è usata dalla criminalità a scopo di estorsione. Secondo l’autopsia, la morte risale al 22 settembre.

Vedi Agenzia Fides 24/09/2014

 

Il sacerdote Reinaldo Alfonso Herrera Lures, che prestava servizio nella diocesi di La Guaira, in Venezuela,come cappellano militare è scomparso la sera di giovedì 25 settembre, mentre stava raggiungendo la sua auto per tornare a casa. Non si sono più avute notizie di lui fino alla sera di sabato 27 settembre, quando è stato trovato il suo corpo senza vita. Padre Reinaldo era stato parroco in diverse parrocchie della diocesi di La Guaira. Da qualche anno prestava servizio come cappellano militare. Era anche cancelliere della diocesi di La Guaira e cappellano del Colegio Champagnat a Caracas.

Vedi Agenzia Fides 30/9/2014

 

Padre Andrés Duque Echeverry, parroco di San Buenaventura a Medellin, in Colombia, è stato vittima di una rapina, avvenuta il 3 ottobre. Accoltellato e ucciso all’uscita della metro, il suo corpo è stato portato all’obitorio e la sua identificazione è avvenuta in ritardo in quanto era stato derubato di tutto, compresi i documenti ed altri effetti personali.

Vedi Agenzia Fides 06/10/2014

 

Il corpo di padre John Ssenyondo, missionario comboniano di nazionalità ugandese, 60 anni, è stato ritrovato in una fossa comune vicino alla località di Chilapa (diocesi messicana di Chilpancingo-Chilapa), insieme ad altri cadaveri. Il sacerdote era scomparso il 30 aprile 2014, dopo aver celebrato un matrimonio nella comunità di Santa Cruz, a Chilapa, dove svolgeva il ministero pastorale. Per la polizia non sono chiare le ragioni dell’omicidio. Il ritrovamento è avvenuto il 29 ottobre, ma solo il 13 novembre il medico legale ha compiuto le ultime verifiche e ha avvertito la diocesi. Padre Ssenyondo era arrivato sei anni fa a Guerrero, dopo aver svolto il ministero pastorale a Tlacotepec (zona Heliodoro Castillo), in seguito era stato assegnato alla chiesa di Nejapa, nel comune di Chilapa. Aveva chiesto di essere incardinato nella diocesi.

Vedi Agenzia Fides 3/06/2014;15/11/2014

 

Il corpo senza vita di don Gregorio Lopez Grosotieta, 39 anni, che era scomparso la sera del 21 dicembre, è stato ritrovato il giorno di Natale nella città di Colonia Juárez, comune di Tlapehuala, nella regione di Tierra Caliente, diocesi di Ciudad Altamirano (Messico) a cui apparteneva. Il sacerdote, che era professore al Seminario maggiore “La Anunciacion” della sua diocesi, è morto per asfissia, poche ore dopo il rapimento. Secondo alcuni testimoni, il sacerdote sarebbe stato sequestrato dai malviventi che lo hanno costretto a salire su una vettura prelevandolo dal seminario.

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

Il parroco di Sant’Andrea Apostolo a Pisco, nel Perù centro meridionale (provincia e diocesi di Ica), don Alfonso Comina Zevallos, 56 anni, è stato picchiato a morte e ucciso nella casa canonica a lato della sua parrocchia, il 24 dicembre. Secondo le indagini il sacerdote è stato colpito al viso e alla testa con una sedia, tra le 8 e le 9 del mattino, probabilmente da più di una persona. Il suo cellulare non è stato trovato in casa.

 

 

QUADRO RIASSUNTIVO DELL’ANNO 2014

 

Nome e Cognome Nazionalità Istituto o Diocesi Data e luogo della morte
1. Don Eric Freed Stati Uniti d’America Diocesano 1/1 – Eureka (USA)
2. Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi Venezuela Salesiano Don Bosco (SDB) 16/2 – Caracas (Venezuela)
3. Fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes Colombia Salesiano Don Bosco (SDB) 16/2 – Caracas (Venezuela)
4. Don Rolando Martinez Lara Messico Diocesano 19/2 – Canalejas (Messico)
5. Don Lazzaro Longobardi Italia Diocesano 3/3 – Sibari (Italia)
6. Don Juan Francisco Blandon Meza Nicaragua Diocesano 6/4 – Wiwili (Nicaragua)
7. P. Frans van der Lugt Olanda Gesuita (SJ) 7/4 – Homs (Siria)
8. Don Christ Forman Wilibona Centrafrica Diocesano 18/4 – Bossangoa (Rep. Centrafr.)
9. Samuel Gustavo Gómez Veleta Messico Seminarista diocesano 15/4 – Chihuahua (Messico)
10. D. Gerry Maria Inau Papua N. Guinea Diocesano 4/5 – Bereina (PNG)
11. Benedict Papua N. Guinea Laico 4/5 – Bereina (PNG)
12. P. Gilbert Dasna Camerun Sons of Mary Mother of Mercy (SMMM) 9/5 – Alberta (Canada)
13. Suor Juliana Lim Malesia Congregazione del Bambino Gesù 21/5 – Seremban (Malesia)
14. D. Paul-Emile Nzale Centrafrica Diocesano 28/5 – Bangui (Centrafrica)
15. Padre Kenneth Walker Stati Uniti Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) 11/6 – Phoenix (USA)
16. Suor Mary Paule Tacke Stati Uniti Missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS) o Missionarie di Mariannhill 20/6 – Tyara (Sudafrica)
17. Suor Clecensia Kapuli Tanzania Congr. diocesana “Our Lady Queen of Apostols” 23/6 – Dar es Salaam (Tanzania)
18. Suor Lucia Pulici Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 7/9 – Bujumbura (Burundi)
19. suor Olga Raschietti Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 7/9 – Bujumbura (Burundi)
20. suor Bernadetta Bogian Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 8/9 – Bujumbura (Burundi)
21. Don José Acuña Asención Osorio Messico Diocesano 21/9 – S.Miguel T. (Messico)
22. Don Reinaldo Alfonso Herrera Lures Venezuela Diocesano 27/9 – La Guaira (Venezuela)
23. Padre Andrés Duque Echeverry Colombia Diocesano 3/10 – Medellin (Colombia)
24. P. John Ssenyondo Uganda Missionari Comboniani (MCCJ) 29/10 – Chilapa (Messico)
25. Don Gregorio Lopez Messico Diocesano 21/12 – C.Juarez (Messico)
26. Don Alfonso Comina Perù Diocesano 24/12 – Pisco (Perù)

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

 

 

Stato religioso

Sacerdoti       17         (12 diocesani; 1 SDB, 1 SJ, 1 SMMM, 1 FSSP, 1 MCCJ)

Religiosi          1          (SDB)

Religiose         6          (3 Saveriane, 1 Cong.Gesù Bambino, 1 Miss.Mariannhill,

1 O.L.Quenn of Ap.)

Seminaristi      1          (Diocesano)

Laici                1

 

Paesi di origine

Africa             5          (2 Rep.Centrafricana, 1 Camerun, 1 Tanzania, 1 Uganda)

America          13        (3 USA, 4 Messico, 2 Colombia, 2 Venezuela, 1 Canada, 1 Perù)

Asia                1          (Malesia)

Oceania           2          (Papua Nuova Guinea)

Europa                        5          (4 Italia, 1 Olanda)

 

Luoghi della morte

Africa             7          (3 Burundi, 2 Rep.Centrafr., 1 Sudafrica, 1 Tanzania)

America          14        (5 Messico, 3 Venezuela, 2 Usa, 1 Canada, 1 Colombia,

1 Nicaragua, 1 Perù)

Asia                2          (1 Siria, 1 Malesia)

Oceania           2          (2 Papua Nuova Guinea)

Europa                        1          (Italia).

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 


Gli Operatori Pastorali uccisi dal 1980 al 2013

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Tale cifra però è senza dubbio in difetto poiché si riferisce solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia.

Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi, sempre secondo le nostre informazioni. Il numero risulta sensibilmente più elevato rispetto al decennio precedente, tuttavia devono essere anche considerati i seguenti fattori: il genocidio del Rwanda (1994) che ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico; la maggiore velocità dei mass media nel diffondere le notizie anche dai luoghi più sperduti; il conteggio che non riguarda più solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita consapevole del rischio che correva, pur di non abbandonare le persone che gli erano affidate.

Negli anni 2001-2013 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 317.

 

ANNO

TOT

VES

SAC

DIAC

FRAT

REL

SEM

IVC

CAT

LAI

VOL

1990

17

10

7

1991

19

1

14

1

3

1992

21

6

2

13

1993

21

1C+1

13

4

1

1

1994

26

20

1

4

1

1994*

248

3

103

47

65

30

1995

33

18

1

3

9

2

1996

48

3

19

8

13

1

2

1

1(ct)

1997

68

1

19

1

7

40

1998

40

1

13

5

17

4

 

 

 

 

1999

32

17

9

4

 

2

 

 

2000

31

19

7

3

1

1

2001

33

25

5

1

1

1

2002

25

1

18

1

2

2

1

2003

29

1

20

1

3

2

2

2004

16

12

1

3

2005

25

1

18

2

3

1

2006

24

17

1

3

2

1

2007

21

15

3

1

1

1

2008

20

1

16

1

2

2009

37

30

2

2

3

2010

25

1

17

1

1

2

3

2011

26

18

4

4

2012

13

11

1

1

2013

23

20

1

2

 

* = Dati riferiti solo al genocidio avvenuto in Rwanda.

VES: vescovi; C: cardinali; SAC: sacerdoti diocesani e religiosi; DIAC: diaconi; FRAT: religiosi non sacerdoti; REL: religiose; SEM: seminaristi; IVC: membri di istituti di vita consacrata; CAT: catechisti; LAI: laici; VOL: volontari; ct: catecumeno.

 

ULTERIORI APPROFONDIMENTI SUGLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NEGLI ULTIMI ANNI SI POSSONO TROVARE SUL  SITO: www.fides.org

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Speciale Fides a cura di S.L. – Agenzia Fides 30/12/2014

 

Vivere in povertà: la storia di Tisha e Anthony.

L’ incontri tra la gente, ai semafori delle avenues, accovacciati sulle panchine dei giardini pubblici o distesi sotto arrugginite pensiline. Sono riconoscibili per quell’ aria strana, per quel senso di solitudine che si portano appresso, talvolta infagottati dentro abiti logori e dismessi. Il passato non si cancella ed è più importante del presente e di conseguenza il futuro è una grande incognita.

Tisha ha il viso gonfio e butterato è sieropositiva e soffre di altri mali cronici. Dimostra di essere più vecchia della sua età. Intanto che la osservo attentamente prima di fotografarla l’ aspetto diventa malinconico quasi volesse comunicarmi il dolore che gli ha devastato l’ anima. I suoi guai sono cominciati molto presto con l’ abuso e le vio­lenze da parte di un padre alcolizzato. Un percorso esistenziale travagliato segnato dalla morte della madre quando aveva sette anni. Dopo aver finito le scuole medie in cui si sentiva isolata e insoddisfatta ha cominciato a lavorare in uno store department ( grande magazzino ) ma è stata licenziata per scarso rendimento.

Fuggita di casa si è rifugiata nella droga iniettandosi eroina e inalando crack che l’ hanno fatta rotolare nella morsa della disperazione. Anni di umiliazioni, di subdole amicizie, di notti gelate in sordidi ostelli, di ricoveri in ospedale per overdose. Più volte è stata arrestata per furto, spaccio e prostituzione. E’ rimasta incinta senza sapere chi fosse il padre. Il bambino gli è stato tolto dal Tribunale e affidato ai servizi sociali. Poi, ha girovagato a lungo da Austin a San Antonio, da Galveston a Port Arthur per ritornare nella contea di Harris ma qui ha dovuto subire atti di bullismo da parte di alcuni giovani locali.

Anche l’ attuale compagno è disoccupato e senzatetto. La sua vicenda però è leggermente diversa in quanto non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Orfano di geni­tori Anthony è nato a Baton Rouge in Louisiana. Di carattere introverso e con un matrimonio fallito alle spalle è stato costretto a lasciare l’ abitazione alla ex moglie. Con la recessione la fabbrica metalmeccanica dove lavorava ha serrato i battenti e a trentanove anni si è ritrovato disoccupato. Per diverso tempo ha campato di espedienti e di lavoretti malpagati, dormendo sotto i viadotti della Eastex Freeway e della 45 Highway che s’ incrociano nella zona marginale della città texana di Houston.

Ambedue sono inseriti nel programma di riabilitazione della SOH ( Star of Hope ), un apostolato cattolico che ha lo scopo di aiutare gli indigenti e adesso vengono seguiti dai volontari, medici e psicologi. La gran parte della popolazione americana raramente si relaziona con le persone che sono oppure sono state dei senzatetto e li considera un problema sociale astratto. La loro difficile condizione è addirittura gravata per il fatto che alcuni stati hanno decretato delle particolari leggi per punirli maggiormente, come ad esempio quella che vieta di chiedere l’ elemosina nelle strade.

Dietro la triste storia di chi ha perduto il domicilio si nascondono numerose concause: dai vizi alle calamità naturali, l’ inaspettata perdita di occupazione e di affetti. Ma anche la disabilità e le negative esperienze carcerarie che impediscono un adeguato ricollocamento nella società. Vittime delle circostanze oppure di situazioni congiunturali sono travolti da infausti eventi senza avere le possibilità di reagire in maniera concreta e il welfare state ( l’ assistenzialismo ) li supporta soltanto parzialmente.

Oltre un terzo della popolazione dei paesi in via di sviluppo non ha un alloggio adeguato per vivere. Il problema si è oramai generalizzato in tutto il mondo ed è reso ancora più complicato dalle etnie che hanno un’ indole migratoria. Esse contribuiscono a formare una società cosmopolita dove le forze politiche hanno sottovalutato l’ importanza degl’ effetti avversi dei cambiamenti economici. Per questi motivi si è venuta a creare una grande disuguaglianza tra gli abitanti. Pure l’ opulenta America non è esente da questa situazione. Anzi, gli Stati Uniti sono il paese occidentale con il maggiore numero di poveri e nonostante la democrazia riflettono tuttora di risvolti di discriminazione razziale. I neri afro-americani, gli ispanici e quelli di origine asiatica hanno una percentuale del tasso di povertà differente dalla razza bianca.

I dati esposti nell’ autunno scorso dal Census Bureau ( l’ Ufficio del Censimento ) lanciano un grido di allarme impressionante che nemmeno le riforme sociali, sanitarie ed economiche volute dal Presidente Barack Obama hanno saputo contrastare. La soglia di povertà ha registrato i livelli tra i più elevati degl’ ultimi cinquanta anni. Numeri che ci fanno comprendere quanto sia fragile la famiglia americana del ceto medio – basso. Un fenomeno che non deve essere considerato transitorio ma bensì è indice di forti preoccupazioni per le prossime generazioni, le quali si troveranno ad affrontare numerosi ostacoli e senza mai avere la certezza di possedere una casa propria e un lavoro stabile. Nella disanima si desume una “ nuova povertà “ che si abbatte sui bambini e su quelli che un tempo erano considerati benestanti.

Tra i senza fissa dimora non tro­viamo solamente persone dedite all’ alcol, prostitute, tossicodipendenti ma altresì manager, ingegneri, titolari di piccole imprese che hanno vissuto con soddisfazione fulgidi periodi che però l’ indebitamento con le banche li ha messi in ginocchio quando l’ economia nazionale è entrata in una fase di stagnazione. La categoria più colpita è quella degl’ architetti per quel filo che li congiunge alla crisi edilizia. Sono parecchi gl’ ex professionisti che si sono dovuti rivolgere alle istituzioni per chiedere un modesto salario di sussistenza.

Negli Stati Uniti il mercato immobiliare è in ribasso da tempo e la progettazione di alloggi pubblici destinati ai bisognosi ha normative poco flessibili. Nel recente biennio i finanziamenti statali per i servizi ai senzatetto hanno subito una riduzione e reperire risorse diventa sempre più difficoltoso. Inoltre, le modalità delle locazioni appesanti­scono il problema, le liste di attesa sono infinite e le organizzazioni sociali ne risentono fortemente.

Oltre due secoli fa il filosofo e teologo francese Hugues Félicité Robert De Lamennais scriveva in una delle sue pubblicazioni: “ Il grido del povero sale fino a Dio ma non arriva alle orecchie dell’ Uomo “.

Ancora oggi mai parole furono più vere.

________________

Il testo e la foto sono parte di un capitolo del libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

Immagine:  Tisha e Anthony fotografati alla Soh – Houston, Usa 2006.

Qui sotto il video di presentazione e la prefazione.

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be 

oppure

     http://gianlucafiesoli.blog.tiscali.it/2012/10/15/video-di-presentazione-per-il-libro-personal-observations-di-gianluca-fiesoli/ 

A cosa sono serviti 14 anni di guerra in Afghanistan ?

Il 7 ottobre del 2001, quattordici anni fa, iniziava l’attuale conflitto in Afghanistan. A che cosa sono serviti questi quattordici anni di guerra?

Certamente non a “portare la democrazia” o a “combattere il terrorismo”, né a pacificare il Paese: si combatte in 25 province su 34, e il numero dei feriti e delle vittime civili cresce di mese in mese.

A che cosa sono serviti questi quattordici anni di guerra? Quello che vediamo noi tutti i giorni sono civili uccisi, civili feriti, villaggi distrutti, combattimenti in aumento, feriti in aumento. Un orrore senza fine che arriva al bombardamento di un ospedale: un atto di violenza inaccettabile.

Nella foto potete vedere Giorgia, infermiera del nostro ospedale a Kabul, che si prende cura di Madina, una bambina di 8 anni arrivata da Kunduz.
Eccola: è questa la realtà di quattordici anni di guerra in Afghanistan.

http://www.emergency.it

“Come va a Lashkar-gah?” “Al solito… va tutto come al solito”.

“Come va laggiù?”
Tutto come al solito”. Questo è più o meno quello che rispondo a chi da casa mi chiede notizie.
Manco da Lashkar-gah, Afghanistan, da tre anni, ed effettivamente va tutto come al solito.
Solo che “il solito”, a Lashkar-gah, è quello che è successo stamattina.
Ore 9.30. Durante il giro dei pazienti sentiamo un botto. Trema la terra, tremano i muri. Tremano i visceri.
Due secondi due per guardarci gli uni con gli altri, immobili. Poi ognuno si muove, come un robot, come non avesse fatto altro in tutta la sua vita. Dimi, la Medical Coordinator, corre al cancello dell’ospedale e poco dopo comunica via radio l’attivazione del mass casualty plan. Altri minuti, in attesa che i pazienti arrivino, le tende fuori dal Pronto Soccorso pronte, ogni membro dello staff pronto al proprio posto, la sala dei giochi riadattata a reparto per spostare i pazienti meno gravi e far posto a chi arriverà.
“Quanti?”. È la domanda che rimbalza in quei lunghi minuti di attesa. Nessuno risponde. Nessuno sa. Un camion-bomba si è fatto saltare a pochi chilometri da qui, vicino a una caserma di polizia. Lì di fianco c’è una scuola. Momenti interminabili nei pensieri, pochi minuti sulle lancette in realtà.
Poi tutto si confonde in un caos ordinato in cui ognuno sa cosa fare. La prima ad arrivare è una bambina di 9 anni con una scheggia in testa, “brain out” dicono, “il cervello fuori”. Immediatamente dopo una donna, scheggia nell’addome.
Poi non li distinguo più. In quel momento sono solo corpi, corpi feriti. Corpi da esaminare, da mettere in lista per la sala operatoria, da trasferire in reparto, da suturare, da curare. Riesco appena a realizzare che la maggior parte di loro sono bambini: solo adesso, dopo qualche ora, mi ricordo della scuola. Ci siete incappati bambini miei, siete uno dei tanti “effetti collaterali”.
Alla fine sono arrivati 35 feriti. Per 11 di loro è necessario un intervento chirurgico, gli altri se la cavano con un po’ di medicazioni, tornano a casa, là, fuori dal cancello bianco e rosso dell’ospedale, tornano da dove sono venuti. Non so se è proprio un “cavarsela”.
Ore 12.30, fine della mass casualty, dal distretto di Sangin arriva un paziente con un proiettile nell’addome. Lo portano gli infermieri di uno dei nostri Posti di primo soccorso. Poco dopo un ragazzino di 12 anni, scheggia nell’inguine… ricomincia la silente processione.

“Come va a Lashkar-gah?”
“Al solito… va tutto come al solito”.

Scritto da Roberto, infermiere di Emergency in Afghanistan.

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Per maggiori informazioni, donazioni, iscrizioni e quant’ altro visita il sito dell’ associazione Emergency – http://www.emergency.it

LA GUERRA VISTA DAGLI OCCHI DI UN BAMBINO…..

Bilal, 8 anni, stava giocando con gli amici nei pressi di casa sua nella provincia di Kapisa, in Afghanistan, quando lì vicino sono scoppiati dei combattimenti.

Una granata “vagante” è esplosa a meno di un metro da lui ferendolo. Urla, terrore, disperazione, poi l’ambulanza e l’arrivo al nostro ospedale di Anabah, le cure.

Durante il ricovero Bilal fa molti disegni. Un giorno me ne mostra uno, tutto orgoglioso. L’ha fatto con un’innocenza spiazzante, mostrando una fila di macchine prese d’assalto da aerei che bombardano e soldati che sparano con i mitragliatori.

Mi sorride: a lui è andata bene, la granata che lo ha colpito gli ha “solo” spezzato una gamba.

Il suo compagno di stanza Wazibullah, invece, è stato ferito da un colpo di Kalashnikov alla schiena: lui si è salvato, ma non ce l’ha fatta il suo amico, un bambino con gli occhi verdi e l’aria spaventata, a cui ho stretto la mano per un’ora in attesa che lo operassero.

Dall’ospedale di Emergency ad Anabah, Afghanistan.

Per donazioni, tesseramento, informazioni visita il sito http://www.emergency.it

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Uno dei disegni fatti da Bilal

Un’ immagine che ci fa capire il senso della vita.

La fotografia non sempre racconta  bellezze irraggiungibili oppure ci documenta nei dettagli il nostro quotidiano.

Per quanto oggi questa forma artistica possa essere un pò in decadenza o comunque abusata e manipolata, alcune immagini dicono più di tantissime parole e chi ha un occhio attento e imparziale sa benissimo che possono toccare il cuore.

Qian Hongyan ha perduto entrambi gli arti inferiori in un incidente.

Qian usa dei supporti in legno. Non si lamenta mai. Ha già utilizzato sei palloni.

La sua famiglia cinese è molto povera e non si può permettere di pagare le protesi, per cui usa una palla da basket per muoversi da un posto all’altro.

 

 _____________

 

Bangui, arrivano i ribelli ma Emergency rimane.

“Dopo giorni di tensioni, ieri i ribelli sono entrati a Bangui.
Alle 7 abbiamo iniziato a sentire i primi spari e il boato dei razzi, tirati vicinissimi all’ospedale: siamo a pochi metri dal Parlamento.
In serata abbiamo ricevuto 3 feriti, una bambina di due anni e due adulti, colpiti da pallottole vaganti. La bambina era stata portata subito al Complexe pédiatrique, l’ospedale pubblico pediatrico, ma era deserto. L’hanno accompagnata da noi perché siamo l’unico ospedale aperto in città.
Il nostro staff è in ospedale da 36 ore per garantire assistenza ai bambini ricoverati.
In giro ci sono sciacalli e ribelli: nessuno si muove. Anzi no: una mamma è arrivata a piedi dal PK12, che dista 8 chilometri da qui, per portare il suo bambino con la febbre dai “medici italiani”.
Da sabato mancano elettricità e acqua: abbiamo 800 litri di scorta, e per far funzionare l’ospedale ne servono 4.000 al giorno”.

Questa è la mail che Ombretta, coordinatrice medica del Centro pediatrico di Bangui, ci ha mandato stamattina.

Il Centro pediatrico di Emergency è al momento l’unico ospedale rimasto aperto in città. Molte organizzazioni stanno lasciando la Repubblica Centrafricana ma noi rimaniamo, per continuare a garantire cure ai bambini che ne hanno bisogno.

Per maggiori informazioni visita il sito: http://www.emergency.it

Progetto homeless.

   

( Homeless in Dakka – G. Fiesoli – 2002 ).

Un progetto di Gianluigi Bellei sui senzatetto, non pietistico, né consolatorio, né di denuncia.

Semplicemente il racconto di una condizione molto vicina a noi tutti e che per un motivo o per
l’altro possiamo incontrare o vivere in prima persona.
A gennaio del 2014 verranno presentati alcuni lavori in diverse città e realtà.
(Per ora sono in programma a Magliaso, Milano, Delhi, Parigi).

Fra i diversi contatti c’è Rubens Pileggi che si trova in Brasile.
(pileggisa@gmail.com); (http://rubenspileggisa.blogspot.com).

Rubens, che fa happening per le strade, mi ha chiesto se ci sono altri interessati a proporre i propri
lavori durante la sua performance in Brasile.
Le condizioni sono le stesse del mio progetto: le opere non sono in vendita, nessun giro di denaro,
e per una questione di praticità e costi le opere spedite non verranno restituite, ma eventualmente
regalate durante la performance.

Il tema ovviamente è quello dei senzatetto. Chi fosse interessato può inviarle a:
RUBENS PILEGGI SÁ
RUA VA 3, Qd. 05, Lt 12
Village Atalaia
CEP: 74 692-152 – Goiânia – Goiás – Brasil

Gradirei essere informato anch’io,  (gianluigi@bellei.com) perché preparerò un invito con tutti
i nominativi dei partecipanti.
Progetto Homeless
Il divario che separa i più ricchi dai più poveri negli ultimi due secoli è aumentato progressivamente.
Le statistiche dicono che era di 3 a 1 nel 1820, di 11 a 1 nel 1913, di 44 a 1 nel 1973 e di 72 a 1 nel 1992.
In questi ultimi anni il divario si è accentuato spaventosamente: i ricchi diventano sempre più ricchi
e i poveri aumentano diventando sempre più poveri. Fra i poveri ci sono i senzatetto.
Il “Progetto homeless” comprende la ricerca di materiale sull’argomento quali libri, come una delle
prime edizioni dei Miserabili di Victor Hugo, quella di Pagnerre e Lacroix del 1863 o film,
come Sans toit ni loi di Agnès Varda del 1985.
Si prevede l’esposizione delle opere del Progetto Homeless contemporaneamente in città e nazioni
diverse,  in spazi d’arte pubblici (ponti, strade, panchine) o privati (gallerie, biblioteche, istituzioni,
abitazioni).
I lavori saranno esposti in linea di massima contemporaneamente nello stesso periodo  da
febbraio 2014.
In ogni luogo verrà esposta un’opera, diversa a seconda delle circostanze, con un unico oggetto
che unisce tutta l’operazione.

Agli aderenti/collaboratori verrà offerta l’opera in esposizione che non potrà però essere venduta.
In cambio l’aderente al progetto dovrà impegnarsi in un’attività paritaria con un senzatetto
(nessuna elemosina, né regali in denaro o abiti, ma una bevuta insieme nella sua strada).
Nessun giro di denaro, né verso di me, né da parte mia verso gli aderenti, per l’utilizzo degli
spazi e altro.
Sarà stampato un pieghevole con le immagini dei lavori e la loro dislocazione.
La performance di inizio del Progetto è avvenuta il 18 ottobre 2012 alle ore 11 in Piazza Duomo
a Milano, si può vedere in parte su You Tube.

per info:
gianluigi@bellei.com
www.bellei.com
____________________

Video di presentazione per il libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

A questi link di You Tube, Tiscali e Vimeo potete vedere il  video di presentazione del mio libro Personal Observations.

http://youtu.be/W2pgSbaffJ0

http://video.tiscali.it/canali/Arte_e_Cultura/126262.html

https://vimeo.com/79296447

Video importato

La pubblicazione è in tiratura limitata, formato 30X30, 202 pagine, 194 fotografie colore e bianco e nero in stampa di qualità. Per chi fosse interessato ad acquistarlo ed avere informazioni su come riceverlo può inviare una e mail a questo indirizzo - studiofiesoli@gianlucafiesoli.com 

Qui sotto la sovracopertina e la prefazione del libro ( testo di Fabio Cintolesi ).
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Ho conosciuto Gianluca Fiesoli alcuni anni addietro quando lo contattai per fargli un intervista sulla guerra in Iraq in considerazione che durante quel periodo c’ era stato diverse volte. Fissammo un appuntamento nel suo studio e di questo affabile fiorentino mi colpì la disponibilità, la competenza e la naturalezza al dialogo. Avevo visto le sue fotografie sul web, dalle quali si percepiva una forza espressiva inconsueta dovuta dal motivo che è un buon autore di paesaggismo, d’ immagine turistica e di ritratto.

“ Personal Observations “ è un titolo che si ritrova similmente nella saggistica, nell’ arte moderna, dalla pittura alla musica, tradotto in forme estetiche insieme alla poetica. Ma non solo, anche nelle materie scientifiche è utilizzato come punto di partenza per viaggi esplorativi di dottorato. Ponderazioni su cose o persone con capacità cognitiva, un percorso di critica nell’ interiore, il desiderio della libertà di pensiero nel fermento della creatività.

Fiesoli non ha niente di tutto questo. Le Osservazioni Personali sono esclusivamente delle schiette riflessioni sulle brutali realtà. A suo modo, un testimone del nostro tempo. Qui la fotografia non registra l’ istante temporale della cronaca ma bensì ne sviscera con acutezza le problematiche e con intelligenza non cede al rigido moralismo. Ne alla retorica della denuncia e neppure all’ esagerazione visiva come vorrebbe un comune operatore dell’ informazione.

Quando gli chiesi che cosa lo esortava ad andare in posti complicati, di inopia e a continuare una ricerca in determinate situazioni, la risposta fu precisa e per certi versi sbalorditiva. “ La curiosità, la voglia di raccontare ma soprattutto di capire in loco poichè non ho mai creduto che una foto per quanto superlativamente interpretativa possa descrivere il mondo o la centralità di un avvenimento “.

Il negativo, oggi chiamato file poichè il digitale ha praticamente sostituito l’ analogico, è una maniera di trasfigurare la memoria in immagini che congiungono il passato al presente. La memoria è il fondamento della mente ed ha il vigore di potere far riemergere significativi brandelli dell’ esistenza alzando così il livello della nostra sensibilità. Se smettiamo di attingere alla ritentiva diventa impossibile vivere. Più trascorrono gli anni e maggiore è la sua invasività per respingere l’ inevitabile oblio e tentare di allontanare il sopraggiungere della morte. Con questi proponimenti Gianluca Fiesoli ha percorso migliaia di chilometri consumando intere settimane per appalesare il vero di alcuni eventi e documentare le distruzioni perpetrate dalla natura e dai popoli in un pianeta sempre più tumultuoso.

Però nelle sue foto riesce a a dare spazio alla solarità, alla contentezza, alla bellezza sia tecnica che naturale. Emblematiche sono le riproduzioni figurative dei contadini cubani e indonesiani oppure quella al mattino presto quando l’ orda dei turisti non è ancora arrivata all’ interno della Cupola della Roccia di Gerusalemme, da sempre luogo paradigmatico della fede mussulmana in un territorio conteso. Quest’ ultimo scatto esalta la straordinaria ampiezza del campo visivo di un obbiettivo fish eye ( occhio di pesce  ) e un tempo di posa interminabile. Ne segue l’ affiorare di qualche proprietà della fotografia: il silenzio, la religiosità, la solitudine. Inoltre non manca un pizzico d’ ironia in una scritta che compare in quel lenzuolo bianco piantato sul molo dalla tranquilla gente di Lampedusa. Infine, il tuffo di un fanciullo nelle limacciose acque del Buruganga in Bangladesh quasi a volere significare un attimo di felicità e di flebile speranza per una vita migliore.

Il fotografo è chiaramente dalla parte degli ultimi, di quelli che affrontano la disperazione nei terremoti e il dolore per un destino avverso. Di chi è obbligato a vivere con mendicità pur di ottenere un pezzo di pane. Di chi ubbidisce all’ arroganza dei potenti dell’ industria che li sfruttano senza ritegno nel lavoro fin da quando sono minorenni. E dei morti che dopo alcuni lustri implorano ancora giustizia tra le montagne della Bosnia Erzegovina come per l’ infelicità dell’ immigrazione di massa.

Li ritrae con una fotocamera chiedendo a sua volta partecipazione e che gli viene donata con umiltà dai soggetti perchè ne apprezzano la spontaneità, la quale non cela nessun secondo fine ne quantomeno include la smania di protagonismo. Immagini di un animo penetrante, accompagnate da una sapiente ispirazione e con incisivi valori formali, capaci di discernere l’ indispensabile e di sorprendere per l’ alta qualità di espressione.

Ed è proprio questo modo di vedere e di porsi, al di là dell’ amicizia a cui mi lega, che lo ritengo un fotografo atipico per la completezza delle argomentazioni che si distinguono nei propri lavori. Se esaminiamo con attenzione la parte dedicata alla povertà e ai senza fissa dimora, scavalcando delle istantanee in cui viene alla luce un forte senso di compassione per le condizioni dei soggetti, i ritratti con sfondi bianco e rosso degli homeless americani non mostrano barbe incolte, bocche sdentate, cappotti sdruciti e visi sporchi ma sembrano elementi vicino alla normalità.

Ce lo spiega lui stesso che la “ nuova povertà “ si è oramai incancrenita nelle comunità occidentali fino a intrappolare le persone che vengono investite dalla recessione. Un angoscia sottile, economica e non di vizio. Con questa alternanza di immagini Gianluca Fiesoli esula dallo schema troppo spesso precostituito e dal preconcetto visivo che un indigente fotografato deve essere necessariamente un lurido barbone, un clochard, un essere all’ ultimo stadio che scaturisce ripugnanza e oscenità per raggiungere la meta della foto di sensazione.

Addentrandosi nella lettura dei sei capitoli ci si accorge molto presto di un unione tematica tra di loro. Di un eloquente diversificazione delle spiegazioni e delle esperienze rivolte ad agevolare l’ intelligibilità degli argomenti. Rimane il piccolo rammarico, per ovvie ragioni di spazio e di costi, di non avere potuto inserire nel volume ulteriori reportages sociali, i quali sicuramente sarebbero stati di uguale interesse.

La parte dedicata al lavoro ( Work ) è una rigorosa analisi sullo sfruttamento minorile in Bangladesh, Indonesia e in altri paesi mentre nella sezione di Iraq e Palestina prevale il dettagliato racconto di come siano insidiosi e pieni di tensioni questi luoghi per uno straniero. Anche dentro il Palestine di Bagdad, l’ albergo dei media durante l’ occupazione delle forze di coalizione, nel mezzo della notte si può finire distesi per terra con un feroce dobermann che ti ringhia davanti e un mitra puntato alla testa per un errato controllo di identificazione da parte della sicurezza irachena. Oppure essere arrestato perchè viaggiava, a sua insaputa, in un auto pubblica con due ricercati. Paragrafi di vicende che gli sono veramente accadute durante la permanenza.

I fotogrammi di Gianluca Fiesoli si cristallizzano in un libro profondo, da conservare. “ Personal Observations “ è un inno alla dignità con il proposito di illuminare le coscienze e dovuto al tenace impegno del fotogiornalista. Pagine che non lasciano adito all’ indifferenza in quanto effondono una grande umanità senza mai divagare nel pedestre e nel pietismo. Esse ci sottolineano la tangibile presenza di altri mondi ai quali il più delle volte preferiamo chiudere gli occhi, rifuggire per non rimanere contaminati e perfino dichiarare con ipocrisia e senza mezzi termini che non ci appartengono.

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Storie………..quella di Zaprin.

Dall’ ambulatorio mobile nell’area di Rosarno (RC)

Zaprin, 22 anni, è un ragazzo bulgaro che da qualche anno vive in Italia per lavorare come bracciante. Parla la nostra lingua meglio dei suoi connazionali, perciò aiuta il personale del nostro ambulatorio mobile a tradurre le domande e spiegare le risposte.

Ci mostra le mani e il viso: porta evidenti segni di una brutta reazione allergica. Sospettiamo sia dovuta ai fitofarmaci spruzzati sui mandarini che sta raccogliendo. Ci dice che ha avuto una simile reazione in estate, durante la raccolta dei pomodori.

Durante la visita Zaprin guarda continuamente l’orologio. “Devo andare”, dice a un certo punto. Dopo una giornata di lavoro sarà stanco morto. “No, no, devo andare a lavorare in magazzino”. Lo guardiamo stupiti. “Sì, dopo la raccolta qualche volta mi chiedono di lavorare in magazzino la sera, fino alle 2 o 3 di notte”. Dalle 7 del mattino del giorno precedente. “Mi pagano 3 euro all’ora”, e sorride come se avesse vinto la lotteria.

“Potete visitare anche lei?” ci chiede indicando una ragazza col pancione. “È mia moglie” ci dice orgoglioso. Ha 15 anni ed è all’ottavo mese di gravidanza. “Ancora 10-15 giorni e torniamo in Bulgaria. Preferisco che mio figlio nasca in Bulgaria, se nascesse qui in Italia ci sarebbero troppe carte da compilare, troppa buro-kràzia – capisce?”.

Dallo scorso dicembre, un nostro ambulatorio mobile  porta assistenza sanitaria gratuita ai migranti nell’area di Rosarno, in Calabria.

Un secondo ambulatorio mobile lavora in Sicilia, nella zona di Vittoria.

Per donazioni, informazioni e quant’ altro visita il sito http://www.emergency.it  

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Emergency sulla situazione a Lampedusa.

23 Settembre 2011 Nessun commento

Lampedusa, protesta, 2011

 

Emergency sulla situazione a Lampedusa. 

Quello che sta succedendo a Lampedusa è figlio di una politica criminale che da molti anni i governi di questo paese stanno attuando nei confronti dei migranti.

Migranti che, oltre a essere privati dei più elementari diritti umani, vengono deliberatamente usati per esasperare gli animi, costruire “diversi” e “nemici”, alimentare guerre tra poveri.

La tensione e la violenza delle ultime ore, a Lampedusa come a Pozzallo, sono l’inevitabile conseguenza della politica di un governo che tratta gli stranieri come criminali, come problema di ordine pubblico, come bestie. Il sovraffollamento delle strutture, la carenza di assistenza di base, la privazione dei diritti fondamentali, oltre a essere una vergogna per un Paese che si vuole definire civile, comportano inevitabilmente l’inasprirsi del disagio e della violenza.
Grave è anche la mancanza di un progetto di accoglienza: migliaia di persone vengono lasciate marcire in condizioni disumane, senza prospettive, senza speranze, senza sapere cosa succederà di loro. A fare le spese di questa situazione, insieme ai migranti, sono ovviamente i cittadini italiani, lasciati pressoché soli a gestire tutti i problemi che una politica miope e disumana ha creato.

Disumana, nella maggior parte dei casi, è anche la situazione dei migranti che visitiamo ogni giorno nel sud Italia, presso le cliniche mobili di EMERGENCY: lavoratori trattati come schiavi, senza accesso all’acqua potabile, senza una casa, senza assistenza medica, senza diritti.

Confidiamo che i cittadini italiani abbiano la ragionevolezza e l’umanità che finora è mancata al governo, quell’umanità che permette di capire che gli “stranieri”, i “clandestini”, i “migranti stagionali” sono, prima che qualsiasi altra cosa, semplicemente “persone”, esseri umani. E come tali devono essere trattati. Ci rifiutiamo di cadere, anche a Lampedusa, nella logica della guerra: ci rifiutiamo di partecipare alla lotta di “quelli che stanno male” contro ” quelli che stanno peggio”. Siamo dalla parte dei diritti: dei diritti degli italiani e degli stranieri, contro chi ostinatamente li nega.

 

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Foto: Lampedusa lenzuolo di protesta al porto – Fiesoli

Sierra Leone: si amplia il centro umanitario di Emergency

Ampliamento del Centro chirurgico e pediatrico di Goderich

Sono in corso i lavori di ampliamento del Centro chirurgico e pediatrico di Goderich, in Sierra Leone, finanziati anche grazie ai fondi raccolti con l’SMS solidale dell’ottobre 2010 (734.528 Euro).

Stiamo costruendo un nuovo blocco operatorio composto da 3 sale e una guest house per ospitare i parenti e gli accompagnatori dei pazienti che arrivano da lontano. Le corsie di degenza e la terapia intensiva saranno ampliate, così come l’area degli ambulatori e del pronto soccorso; i lavori coinvolgeranno anche la sala radiologica, la camera oscura per lo sviluppo delle radiografie, la farmacia e l’area di accoglienza, attesa e accesso all’ospedale.

Gli interventi sono stati programmati in modo da non interrompere il regolare svolgimento delle attività dell’ospedale durante i lavori.                                          

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Notizie da Misurata.

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Le bombe non proteggono i civili, a Misurata continua il massacro, Emergency è costretta a lasciare il Paese

Il governo italiano continua a delinquere contro la Costituzione e sceglie la data del 25 aprile per precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza.

Le bombe non sono uno strumento per proteggere i civili: infatti non sono servite a proteggere la popolazione di Misurata. La città di Misurata, assediata e bombardata da oltre due mesi, ha vissuto sotto pesantissimi attacchi che hanno raso al suolo quartieri densamente popolati, anche per l’impiego di missili balistici a medio raggio.

Ancora una volta a farne le spese è la popolazione civile. Tra sabato 23 e domenica 24 aprile, sono arrivati all’ospedale Hikmat, dove dal 10 aprile lavorava il team chirurgico di Emergency, duecento feriti e oltre sessanta morti.

Negli ultimi giorni i combattimenti sono arrivati alle porte dell’ospedale. L’ospedale, i suoi pazienti e i medici che li curavano sono diventati un bersaglio della guerra. Per questa ragione lunedì 25 aprile la direzione sanitaria ha dato l’ordine di evacuare: i sette membri del team di Emergency hanno lasciato la Libia.

Misurata dimostra ancora una volta la vera faccia della guerra. I civili e il personale umanitario sono privi di qualunque protezione.

Emergency chiede all’ONU di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile.

Emergency è comunque fermamente determinata a proseguire il suo intervento a favore della popolazione civile libica e sta lavorando per tornare nel Paese al più presto. Intanto, continua il suo impegno sull’altra sponda del Mediterraneo, in particolare in Puglia e in Sicilia, a favore di chi dalla guerra e dalla povertà è riuscito a fuggire.

Per maggiori informazioni e donazioni visita il sito:  http://www.emergency.it

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