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Salute e sicurezza sul lavoro: arrivano con il nuovo decreto le semplificazioni.

Con l’ attuazione  ” Decreto del fare ” voluto dal Governo Letta inseriamo qui sotto un interessante articolo sulle recenti novità in materia di sicurezza del lavoro e salute.

Il pezzo è a firma del Dott. Maurizio Magri – Ipsoa Editore e Pmi Microsoft – Tutti i diritti sono riservati ©.

http://www.microsoft.com/business/it-it/Microsoft-News/Pagine/article.aspx?cbcid=174

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Pubblicato il decreto legge 21 giugno
2013, n. 69 “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”,
recante le nuove misure per imprese, infrastrutture e in materia di
semplificazione amministrativa, fiscale e di giustizia civile.

In particolare il provvedimento,
riprendendo il motto di “più sicurezza e meno carte”, mira a semplificare
alcuni adempimenti formali in materia di lavoro, con riferimento a quelli
riguardanti la salute e la sicurezza, senza toccare gli aspetti sostanziali
della disciplina, in modo da garantire l’effettività delle tutele
prevenzionistiche con minori costi e oneri amministrativi per le imprese,
soprattutto medie e piccole.

Nelle nuove disposizioni, che passano
ora all’esame di Camera e Senato per la conversione in legge, vi è la
previsione di utilizzo di modelli e procedure semplificate che, riducendo gli
adempimenti formali e rendendo più facile da parte delle imprese il corretto
adempimento degli obblighi sostanziali, possano liberare risorse per la tutela effettiva
della sicurezza, agevolando nel contempo il controllo da parte degli organi di
vigilanza e la partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze.

Obiettivi certamente ambiziosi e di non
facile raggiungimento, che si dovranno scontrare sia con i tempi per la
traduzione in legge delle nuove disposizioni sia con l’attuazione pratica
attraverso i successivi decreti secondari di completamento previsti, i quali, a
causa dell’iter procedurale, potrebbero arrivare anche a distanza maggiore dei
termini ordinamentali previsti.

Le nuove misure normative previste si
sostanziano essenzialmente in otto punti.

 

La prima novità, in riferimento agli
obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera, di servizi e di forniture o
di somministrazione, concerne le modifiche all’art. 26, commi 3 e 3-bis del
D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., in tema di necessità di DUVRI (Documento
Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali). E’ ora disposto che il datore
di lavoro committente promuova la cooperazione ed il coordinamento dei lavori,
servizi e forniture, eseguiti presso i propri luoghi di lavoro, elaborando un
unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per
eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da
interferenze, allegato al contratto di appalto e adeguato in funzione
dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture.

 

Limitatamente ai settori di attività a
basso rischio infortunistico, individuati con decreto del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, da adottare, sentita la Commissione consultiva
permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e previa intesa in sede di
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del
decreto legge sulla base di criteri e parametri oggettivi desunti dagli indici
infortunistici di settore dell’INAIL, il datore di lavoro potrà anche solo
individuare un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e
competenza professionali, tipiche di un preposto, nonché di periodico
aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, per
sovrintendere a tale cooperazione e coordinamento, della cui individuazione o
della cui sostituzione debba essere data immediata evidenza nel contratto di
appalto o di opera.

La semplificazione sulla redazione del
DUVRI non tocca le già vigenti norme di esclusione per i servizi di natura
intellettuale e per le mere forniture di materiali o attrezzature, mentre è
stata introdotta l’esclusione delle redazione del DUVRI per i lavori o servizi
la cui durata non sia superiore ai dieci uomini-giorno, sempre che essi non
comportino rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici,
atmosfere esplosive o dalla presenza dei seguenti lavori con rischi
particolari:

  • lavori che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o di
    sprofondamento a profondità superiore a m 1,5 o di caduta dall’alto da altezza
    superiore a m 2, se particolarmente aggravati dalla natura dell’attività o dei
    procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o
    dell’opera;
  • lavori che espongono i lavoratori a sostanze chimiche che presentano rischi
    particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori oppure comportano
    un’esigenza legale di sorveglianza sanitaria;
  • lavori con radiazioni ionizzanti che esigono la designazione di zone
    controllate o sorvegliate, quali definite dalla vigente normativa in materia di
    protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti;
  • lavori in prossimità di linee elettriche aree a conduttori nudi in
    tensione;
  • lavori che espongono ad un rischio di annegamento;- lavori in pozzi, sterri
    sotterranei e gallerie;
  • lavori subacquei con respiratori;- lavori in cassoni ad aria compressa;
  • lavori comportanti l’impiego di esplosivi;.- lavori di montaggio o
    smontaggio di elementi prefabbricati pesanti.

Per uomini-giorno si dovrà intendere
l’entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma
delle giornate di lavoro necessarie al completamento dei lavori, servizi o
forniture considerato con riferimento all’arco temporale di un anno dall’inizio
dei lavori. Ovviamente resta ferma la disciplina di cui al Titolo IV del
decreto 81 per i lavori considerati edili e di genio civile in tema di
risoluzione delle interferenze.

 

La seconda novità riguarda l’aggiunta
del comma 6-ter all’art. 29 del D.Lgs. n. 81/2008 e sm.i. in tema di
elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR). E’ previsto
che, con il medesimo decreto già citato, siano individuati settori di attività
a basso rischio infortunistico e che, per le aziende ivi comprese, i datori di
lavoro potranno attestare di avere effettuato la valutazione dei rischi di cui
agli articoli 17, 28 e 29 del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., fermi restando i
relativi obblighi, utilizzando un apposito modello semplificato allegato al
decreto, in aggiunta alla facoltà di utilizzare le procedure standardizzate, di
cui al decreto ministeriale 30 novembre 2012.

 

La terza novità riguarda gli obblighi di
formazione ed aggiornamento dei responsabili del servizio di prevenzione
e protezione (RSPP) e dei dirigenti, preposti, lavoratori, di cui agli artt. 32
e 37 del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. Si prevede infatti che in tutti i casi di
formazione e aggiornamento in cui i contenuti dei percorsi formativi si
sovrappongano, in tutto o in parte, a quelli previsti per le figure della
sicurezza citate, sia riconosciuto un credito formativo per la durata ed i
contenuti della formazione e dell’aggiornamento corrispondenti erogati.

 

La quarta novità riguarda la semplificazione
della notifica all’organo di vigilanza
, di cui all’art. 67 del D.Lgs. n.
81/2008 e s.m.i. E’ statuito ora che, in caso di costruzione e di realizzazione
di edifici o locali da adibire a lavorazioni industriali, nonché nei casi di
ampliamenti e di ristrutturazioni di quelli esistenti, ove è prevista la
presenza di più di tre lavoratori, i relativi lavori debbano essere eseguiti
nel rispetto della normativa di salute e sicurezzae e debbano essere comunicati
all’organo di vigilanza competente per territorio gli elementi informativi
relativi alla descrizione dell’oggetto delle lavorazioni e delle principali
modalità di esecuzione delle stesse e alla descrizione delle caratteristiche
dei locali e degli impianti.

 

La comunicazione dei dati dovrà essere
effettuata dal datore di lavoro nell’ambito delle istanze, delle segnalazioni o
delle attestazioni presentate allo sportello unico per le attività produttive
(SUAP) con le modalità stabilite dal regolamento di cui al D.P.R. n. 160/2010,
mediante modelli uniformi da approvare, entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore del decreto legge, con decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali e del Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. La trasmissione dei
dati così effettuata sarà poi rigirata per via telematica all’organo di
vigilanza competente per territorio.

 

La quinta novità concerne modifiche alle
modalità e alle tempistiche delle verifiche periodiche delle attrezzature di
lavoro
, di cui all’art. 71, comma 11 e 12, del D.lgs. n. 81/2008 e s.m.i.
E’ previsto adesso che il datore di lavoro sottoponga le attrezzature di lavoro
riportate nell’allegato VII del decreto 81 a verifiche periodiche volte a
valutarne l’effettivo stato di conservazione e di efficienza ai fini di sicurezza,
con la frequenza indicata nel medesimo allegato; la prima di tali verifiche
sarà effettuata dall’INAIL che vi provvederà nel nuovo termine di
quarantacinque giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il datore
di lavoro potrà avvalersi delle ASL o, ove ciò sia previsto con legge
regionale, dell’agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA), ovvero
di soggetti pubblici o privati abilitati; le successive verifiche saranno
effettuate dalle ASL o, ove ciò sia previsto con legge regionale, dall’ARPA,
che vi provvederanno nel termine di trenta giorni dalla richiesta, decorso
inutilmente il quale il datore di lavoro potrà avvalersi di soggetti pubblici o
privati abilitati. E’ precisato, rispetto alla disciplina odierna, che l’INAIL,
le ASL o l’ARPA avranno l’obbligo di comunicare al datore di lavoro, entro
quindici giorni dalla richiesta, l’eventuale impossibilità ad effettuare le
verifiche di propria competenza, fornendo adeguata motivazione; e in tal caso
il datore di lavoro si potrà avvalere dei soggetti pubblici o privati abilitati
alle verifiche.

 

La sesta novità riguarda alcune modiche
al Titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. Oltre all’esclusione dal campo di
applicazione del Titolo IV ai lavori relativi a impianti elettrici, reti informatiche,
gas, acqua, condizionamento e riscaldamento, nonché ai piccoli lavori la cui
durata presunta non è superiore ai dieci uomini-giorno, finalizzati alla
realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per servizi, che non
comportino lavori edili o di ingegneria civile di cui all’allegato X del
decreto 81, è prevista la semplificazione, nei cantieri temporanei e mobili,
della modalità di redazione del Piano Operativo di Sicurezza (POS), cioè
il documento di valutazione dei rischi che il datore di lavoro dell’impresa
esecutrice redige in riferimento al singolo cantiere interessato dalle sue
lavorazioni.

 

Con decreto del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, da adottare sentita la Commissione consultiva permanente per la
salute e sicurezza sul lavoro e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta
giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge, saranno infatti
individuati modelli semplificati per la redazione del piano operativo di
sicurezza, connotati da praticità e semplicità di elaborazione e lettura.

 

Analogamente nello stesso decreto citato
saranno adottati modelli semplificati del piano di sicurezza e coordinamento
(PSC), che si ricorda è il piano costituito da una relazione tecnica e da
prescrizioni correlate alla complessità dell’opera da realizzare ed alle
eventuali fasi critiche del processo di costruzione, atte a prevenire o ridurre
i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i rischi
particolari, nonché la stima dei costi della sicurezza, nei cantieri temporanei
e mobili in cui è prevista la presenza, anche non contemporanea, di due o più
imprese.

Anche del fascicolo dell’opera (FO),
cioè quel documento, adattato alle caratteristiche dell’opera in realizzazione,
contenente le informazioni utili ai fini della prevenzione e della protezione
dai rischi cui sono esposti i lavoratori successivamente al termine dei lavori,
sarà prodotto un modello semplificato. Inoltre, ricordato che il piano
di sicurezza sostitutivo (PSS) è il documento che l’appaltatore od il
concessionario di opere pubbliche, rientranti nel campo di applicazione del
D.Lgs. n. 163/2006 e s.m.i,. deve redigere e consegnare ai soggetti
aggiudicatori entro trenta giorni dall’aggiudicazione, e comunque prima della
consegna dei lavori quando il piano di sicurezza e di coordinamento non sia
previsto, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la
Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore del decreto legge, saranno individuati modelli semplificati per la
redazione di tale piano di sicurezza sostitivo del PSC.

 

La settima novità riguarda la
possibilità per il datore di lavoro di effettuare per via telematica, anche per
mezzo degli organismi paritetici o delle organizzazioni sindacali di categoria,
le comunicazioni previste all’articolo 225, comma 8 (informazione ai
lavoratori del superamento dei valori limite di esposizione professionale ad
agenti chimici), all’articolo 240, comma 3 (comunicazione all’organo di
vigilanza del verificarsi eventi non prevedibili o incidenti che possono
comportare un’esposizione anomala dei lavoratori ad agenti cancerogeni o
mutageni), all’articolo 250, comma 1 (notifica all’organo di vigilanza delle
attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad
amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti
amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle
aree interessate), all’articolo 277, comma 2 (informazione alll’organo di
vigilanza territorialmente competente, nonché ai lavoratori ed al
rappresentante per la sicurezza, degli incidenti che possono provocare la dispersione
nell’ambiente di un agente biologico appartenente ai gruppi 2, 3 e 4).

 

Infine l’ottava novità reca modifiche al
testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni sul lavoro e le malattie professionali di cui al D.P.R. n. 1124/1965
e s.m.i., in materia di denuncia degli infortuni. L’articolo 54
(sull’obbligo di notiziare l’autorità locale di pubblica sicurezza di ogni
infortunio sul lavoro che abbia per conseguenza la morte o l’inabilità al
lavoro per più di tre giorni) sarà abrogato e l’articolo 56 (in tema di
inchiesta amministrativa infortuni) è riformulato nel senso che nel più breve
tempo possibile, e in ogni caso entro quattro giorni dalla presa visione,
mediante accesso alla banca dati INAIL dei dati relativi alle denunce di
infortuni, la direzione territoriale del lavoro dovrà procedere, su richiesta
del lavoratore infortunato, di un superstite o dell’INAIL, all’inchiesta al
fine di accertare le condizioni per l’indenizzabilità ai fini assicurativi.

Sarà previsto inoltre che le autorità di
pubblica sicurezza, le aziende sanitarie locali, le autorità portuali e
consolari, le direzioni territoriali del lavoro e i corrispondenti uffici della
Regione Siciliana e delle province autonome di Trento e di Bolzano competenti
per territorio acquisiranno dall’INAIL, mediante accesso telematico, i dati
relativi alle denunce di infortuni sul lavoro mortali e di quelli con prognosi
superiore a trenta giorni.

 

Tali modifiche normative decorreranno
dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del
decreto di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto 81, ossia quel decreto,
tanto atteso ma non ancora emanato, che dovrà definire le regole tecniche per
la realizzazione e il funzionamento del Sistema informativo nazionale per la
prevenzione (SINP) nei luoghi di lavoro.

 

Ai sensi della circolare del Ministero
del Lavoro del 18 marzo 2004, le considerazioni espresse sono frutto esclusivo
dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’amministrazione
di appartenenza.

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Come si calcola l’ Imu. Un interessante approfondimento.

Tra i numerosi articoli sulla nuova Imu aggiungiamo anche questo che riteniamo interessante e esaustivo per il contribuente. Sono ancora in tanti quelli che stanno cercando di comprendere questa legge che andremo a pagare prossimamente.

Scritto a firma di Roberta Aiolfi dello Studio Artini situato nella città di Bergamo.

Ipsoa Editore e Pmi Microsoft – Tutti i diritti sono riservati.

Ulteriori approfondimenti si trovano sui siti internet dell’ Editore Ipsoa e Pmi Microsoft.

Come si calcola la nuova Imu ?

L’imposta municipale propria (IMU) doveva essere istituita a decorrere dall’anno 2014 in sostituzione, per la componente immobiliare, dell’IRPEF e delle relative addizionali dovute ai redditi fondiari relativi ai beni non locati, e dell’ICI. Con la c.d. “manovra Monti” l’istituzione dell’IMU è stata anticipata, in via sperimentale, già con decorrenza dall’anno 2012. Il prossimo versamento dell’imposta sugli immobili avverrà quindi con l’IMU e non più con l’ICI, che è stata abrogata con effetto dal 1º gennaio 2012.

Presupposti dell’imposta

L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di fabbricati, di aree edificabili, terreni agricoli siti nel territorio dello Stato (art. 2 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504), ivi comprese l’abitazione principale e le pertinenze della stessa.

Soggetti passivi

Sono soggetti passivi dell’imposta municipale propria il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi. Nel caso di concessione di aree demaniali, soggetto passivo è il concessionario. Per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.

Base imponibile

La base imponibile dell’imposta municipale propria è costituita dal valore dell’immobile determinato come di seguito specificato.

Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1º gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5% ai sensi dell’art. 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, i seguenti moltiplicatori:

Moltiplicatore

Tipologia di fabbricati

160

?per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10

140

?per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5

80

?per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5

80

?per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10

60

?per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5; tale moltiplicatore è elevato a 65 a decorrere dal 1º gennaio 2013

55

?Per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1

Per i terreni agricoli, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1º gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25%, un moltiplicatore pari a 130. Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola il moltiplicatore è pari a 110.
Per i fabbricati rientranti nella categoria D (opifici, fabbricati in genere, costruiti per specifiche esigenze di attività industriali e commerciali e non suscettibili di una diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni…) posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, non ancora iscritti in catasto, la base imponibile ai fini ICI si ottiene moltiplicando i costi di acquisizione e quelli incrementativi, contabilizzati al lordo delle quote di ammortamento, cos?` come risultanti dalle scritture contabili e distinti per anno di formazione, per i coefficienti stabiliti annualmente con decreto del Ministero delle finanze. Alla data di pubblicazione non sono ancora stati emanati i coefficienti da utilizzare per il 2012.

Riforma fiscale

Si evidenzia che al momento di andare in stampa è in corso di studio una delega per la riforma fiscale che dovrebbe rivoluzionare i dati catastali. La delega dovrebbe, infatti, modificare la determinazione delle rendite catastali che dovrebbe avvenire non più in base ai vani, bens?` in base ai metri quadrati. Dovrebbero essere inoltre aggiornati i valori con un adeguamento rispetto alla realtà del mercato immobiliare.

Area fabbricabile

Per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1º gennaio dell’anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità , alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.
In caso di utilizzazione edificatoria dell’area, di demolizione di fabbricato, di interventi di recupero, la base imponibile è costituita dal valore dell’area, la quale è considerata fabbricabile anche in deroga a quanto stabilito nell’art. 2 del D.Lgs. n. 504/1992, senza computare il valore del fabbricato in corso d’opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione, ricostruzione o ristrutturazione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato.

Aliquota IMU

Le aliquote dell’IMU applicabili sono indicate nella tavola seguente:

?Aliquote

?Tipologia di fabbricati

Modifiche comunali

0.76%

?Aliquota base ?Possibilità da parte del comune di aumentare o diminuire l’aliquota sino a 0,3 punti percentuali

0.40%

?Abitazione principali e pertinenze ?Possibilità da parte del comune di aumentare o diminuire l’aliquota sino a 0,2 punti percentual

0.2%

?Fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’art. 9, comma 3-bis, del D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133 ?Possibilità da parte del comune di ridurre l’aliquota sino a 0,1 punti percentuali

I Comuni possono, inoltre, ridurre l’aliquota di base fino allo 0,4% nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’art. 43 del TUIR, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società , ovvero nel caso di immobili locati. Si segnala, inoltre, che con una modifica apportata dal D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, è stata prevista la possibilità per i Comuni di ridurre l’aliquota di base fino allo 0,38% per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori.

Riforma fiscale

Si segnala che alla data di pubblicazione dell’articolo è in corso l’iter parlamentare per la conversione del D.L. di semplificazione fiscale (D.L. n. 16/2012) per il quale un emendamento in discussione prevede che il pagamento dell’acconto IMU sarà calcolato a giugno sulle aliquote base stabilite per legge. Successivamente un apposito D.P.C.M. stabilirà (presumibilmente entro fine luglio), sulla base del gettito della prima rata dell’imposta, le correzioni alle aliquote e detrazioni, in modo da raggiungere il gettito previsto per quest’anno. I comuni potranno quindi intervenire fino al 30 settembre per ritoccare aliquote e detrazioni.

Immobili esenti

Sono esenti dall’imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato, nonche´ gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.

Sono inoltre esenti dall’imposta (art. 7, comma 1, lett. b), c), d), e), f), h), ed i) del D.Lgs. n. 504/1992):

i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;

i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’art. 5-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601;

i fabbricati destinati Costituzione, e le loro pertinenze;

i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli artt. 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n. 810;

i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;

i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984;

gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’73, comma 1, lettera c), del TUIR (ovverosia gli enti pubblici e privati diversi dalle società , residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali) destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali 1 di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonche´ delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222.

Utilizzazione mista dell’immobile

L’art. 91-bis del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, cos?` come modificato dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, specifica che qualora l’unità immobiliare abbia un’utilizzazione mista, l’esenzione di cui sopra si applica solo alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale, se identificabile attraverso l’individuazione degli immobili o porzioni di immobili adibiti esclusivamente a tale attività . Alla restante parte dell’unità immobiliare, in quanto dotata di autonomia funzionale e reddituale permanente, si rende necessaria l’effettuazione della variazione catastale (di cui ai commi 41, 42 e 44 dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286). Le rendite catastali dichiarate o attribuite in base alla suddetta variazione producono effetto fiscale a partire dal 1º gennaio 2013.
Nel caso in cui non sia possibile effettuare la suddetta variazione catastale, a partire dal 1º gennaio 2013, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione. Con successivo decreto del Ministro dell’economia e delle finanze verranno stabilite le modalità e le procedure relative alla predetta dichiarazione e gli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale.

Detrazioni d’imposta

Dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, 200 euro rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione. Se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli anni 2012 e 2013, la detrazione sopra indicata è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purche´ dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione

principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare l’importo massimo di euro 400. I Comuni possono disporre l’elevazione dell’importo della detrazione, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. In tal caso il Comune che ha adottato detta deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. L’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze e la detrazione si applicano anche al soggetto passivo che, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, non risulta assegnatario della casa coniugale. Le disposizioni si applicano a condizione che il soggetto passivo non sia titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale su un immobile destinato ad abitazione situato nello stesso Comune ove è ubicata la casa coniugale (art. 6, comma 3-bis, D.Lgs. n. 504/1992). I Comuni possono prevedere che l’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze e la detrazione si applichino anche all’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata (art. 3, comma 56, legge 23 dicembre 1996, n. 662).

Calcolo dell’imposta

L’ammontare dell’imposta si determina moltiplicando la base imponibile per l’aliquota prevista per lo specifico immobile, ed applicando le eventuali detrazioni d’imposta. L’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero. A ciascuno degli anni solari corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria.
Il pagamento dei tributi locali deve essere effettuato con arrotondamento all’euro per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo (art. 1, comma 166, legge n. 296/2006).

Esempio di calcolo n. 1
Si supponga di avere la seguente situazione:[1] immobile: abitazione prima casa;possesso: 50% da due soggetti[1] mesi di possesso: 12;[1] rendita catastale: A/2 con rendita pari a 800 euro[1] figli a carico con età inferiore a 26 anni che dimora nell’immobile. 1 figlio[1] aliquota: nessuna modifica da parte del ComuneCalcolo:[1] base imponibile IMU = rendita 1.000 euro x 1,05 x 160 x 12/12 = 168.000IMU teorica = 168.000 x 0,40%x 50% di possesso = 336,00[1] Detrazione spettante per ciascun possessore = 200/2 + 50/2 = 125 euro[1] IMU dovuta per ciascun possessore = 336,00 – 125 = 211,00
Esempio di calcolo n. 2
Si supponga di avere la seguente situazione:immobile: abitazione tenuta a disposizione;possesso: 100%mesi di possesso: 12;rendita catastale: A/2 con rendita pari a 1.000 euroaliquota: nessuna modifica da parte del ComuneCalcolo:base imponibile IMU = rendita 1.000 euro x 1,05 x 160 x 12/12 = 168.000IMU dovuta = 168.000 x 0,76% = 1.276,80 ante arrotondamento
Esempio di calcolo n. 3
Si supponga di avere la seguente situazione:[1] immobile: terreno agricolo (senza iscrizione alla previdenza agricola);[1] possesso: 100%[1] mesi di possesso: 12;[1] reddito domenicale: 200 euro[1] aliquota: nessuna modifica da parte del ComuneCalcolo:base imponibile IMU = reddito domenicale 200 euro x 1,25 x 130 x 12/12 = 32.500IMU dovuta = 32.500 x 0,76% = 247,00


Dichiarazione

Con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Associazione Nazionale Comuni Italiani sono approvati i modelli della dichiarazione, i modelli per il versamento, nonche´ di trasmissione dei dati di riscossione, distintamente per ogni contribuente, ai Comuni e al sistema informativo della fiscalità.

Liquidazione coatta amministrativa e fallimento

Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa il curatore o il commissario liquidatore, entro novanta giorni dalla data della loro nomina, devono presentare al Comune di ubicazione degli immobili una dichiarazione attestante l’avvio della procedura. Detti soggetti sono, altres?`, tenuti al versamento dell’imposta dovuta per il periodo di durata dell’intera procedura concorsuale entro il termine di tre mesi dalla data del decreto di trasferimento degli immobili (art. 10, comma 6, D. Lgs. n. 504/1992).

Versamento

I soggetti passivi effettuano il versamento dell’imposta dovuta al Comune per l’anno in corso in due rate di pari importo, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Resta in ogni caso nella facoltà del contribuente provvedere al versamento dell’imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno. Il versamento dell’imposta, in deroga all’art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, è effettuato secondo le disposizioni di cui all’art. 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, con le modalità stabilite con Provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. Come precisato nella Nota 7 febbraio 2012 Ascotributi il tenore di tale previsione – che espressamente opera ‘‘in deroga all’art. 52 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446’’ – sembra far ritenere che il versamento tramite F24 sia l’unica modalità di pagamento dell’IMU. Conseguentemente dovrebbero ritenersi non più operative le altre modalità di versamento che, congiuntamente all’F24, erano finora previste per l’ICI. Il versamento tramite F24 è già previsto per l’ICI ed è regolamentato dal provvedimento 26 aprile 2007 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, i cui art. 6 e 7 dispongono, rispettivamente, che l’amministrazione finanziaria provvede ad accreditare giornalmente alle tesorerie comunali, concessionari o agenti della riscossione le somme riscosse con i modelli F24, nonche´ a trasmettere periodicamente un flusso informativo contenente il dettaglio delle informazioni relative alle somme riscosse.

Rettifiche

Per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso si applicano le disposizioni vigenti in materia di imposta municipale propria. Le attività di accertamento e riscossione dell’imposta erariale sono svolte dal Comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni. Le somme liquidate dal Comune per imposta, sanzioni ed interessi, se non versate entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione dell’avviso di liquidazione o dell’avviso di accertamento, sono riscosse, salvo che sia stato emesso provvedimento di sospensione, coattivamente mediante ruolo secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43, e successive modificazioni.
Contro l’avviso di liquidazione, l’avviso di accertamento, il provvedimento che irroga le sanzioni, il ruolo, il provvedimento che respinge l’istanza di rimborso può essere proposto ricorso. Nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali, il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo (art. 1, comma 163, legge n. 296/2006).

Modalità e termini per l’accertamento, da parte degli enti locali, dei tributi di propria competenza (art. 1, commi 161 e ss., legge n. 296/2006)

Gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonche´ all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli artt. 16 e 17 del D.Lgs. n. 472/ 1997.
Con regolamento adottato ai sensi dell’art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997, i Comuni possono introdurre l’istituto dell’accertamento con adesione del contribuente, sulla base dei criteri stabiliti dal D.Lgs. n. 218/1997, e gli altri strumenti di deflazione del contenzioso, sulla base dei criteri stabiliti dal citato D.Lgs. n. 218/1997, prevedendo anche che il pagamento delle somme dovute possa essere effettuato in forma rateale, senza maggiorazione di interessi.

Sanzioni

Le sanzioni amministrative previste dall’art. 14 del D.Lgs. n. 504/1992 e dal D.Lgs. n. 472/1997 sono:

Violazione

Sanzione

Omessa presentazione della dichiarazione Sanzione amministrativa dal 100% al 200% del tributo dovuto, con un minimo di euro 51 (1)
Tardiva presentazione La sanzione di cui sopra è ridotta ad 1/10 del minimo di quella prevista per la omissione della presentazione se la denuncia è presentata con un ritardo non superiore a 90 giorni (1)
Infedele, inesatta o incompleta dichiarazione che ha determinato la liquidazione dell’imposta in misura inferiore a quella dovuta Sanzione amministrativa dal 50% al 100% della maggiore imposta dovuta. Se le omissioni o gli errori riguardano elementi non incidenti sull’ammontare dell’imposta, si applica la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 258 (1)
?Omesso, parziale o tardivo versamento ?Soprattassa del 30% dell’ammontare dell’imposta non versata o versata in ritardo, ridotta ad 1/10 del minimo se il ritardo non supera 30 giorni (2), eventualmente ridotta ad 1/15 per ogni giorno di ritardo se il versamento viene effettuato entro 15 giorni.
Omessa o inesatta indicazione dei dati richiesti in dichiarazione, mancata restituzione entro 60 giorni di questionari inviati dai Comuni ed ogni altra violazione di obblighi non rilevanti ai fini del tributo Sanzione amministrativa da euro 51 a euro 258
(1) Sulle somme dovute a titolo di imposta e soprattassa, si applicano gli interessi moratori nella misura stabilita da ciascun Comune, con il limite massimo di 3 punti percentuali, oltre al tasso di interesse legale pari al 2,50% con decorrenza dal 1º gennaio 2012.(2) E ad 1/8 se il versamento avviene entro un anno dall’omissione.

Ravvedimento operoso.

L’istituto del ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997) trova applicazione anche in materia di IMU. In base alle regole generali, è possibile usufruire del ravvedimento operoso a condizione che la violazione non sia stata già constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati abbiano avuto formale conoscenza. Pertanto, in tema di IMU, la facoltà di ravvedimento è preclusa nel caso in cui l’Ufficio tributi del Comune abbia:

contestato la violazione;

invitato il contribuente ad esibire o trasmettere atti e documenti;

inviato questionari al contribuente.

Considerato che il tributo è di totale competenza comunale, va segnalato anche che i regolamenti comunali possono stabilire, ad integrazione di quanto previsto dalla disciplina del ravvedimento, ulteriori circostanze che importino l’attenuazione delle sanzioni.
Nel caso in cui il contribuente abbia omesso di versare tutta o parte dell’imposta dovuta, è possibile sanare la violazione versando in misura ridotta l’ordinaria sanzione pari al 30%. La sanzione è pari a:

3% (1/10 del 30%), se il pagamento viene eseguito entro 30 giorni dalla data di scadenza del termine, eventualmente ridotta ad 1/15 per ogni giorno di ritardo (0,2% per ogni giorno di ritardo) se lo stesso viene eseguito entro 15 giorni;

3,75% (1/8 del 30%), se il versamento viene effettuato con ritardo superiore ai 30 giorni, ma entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione o denuncia ICI relativa all’anno in cui la violazione è stata commessa.

Per perfezionare il ravvedimento è necessario versare, oltre all’imposta omessa e le sanzioni ridotte, anche gli interessi calcolati su base giornaliera.
In base alle modifiche introdotte dalla legge n. 296/2006 (Finanziaria per il 2007), i singoli Comuni possono stabilire il tasso di interesse da applicare fino ad un massimo di 3 punti percentuali oltre il tasso di interesse legale (pari al 2,5% con decorrenza dal 1º gennaio 2012).

Rimborso

Il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione. L’ente locale provvede ad effettuare il rimborso entro centottanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza. La misura annua degli interessi è determinata, da ciascun ente impositore, nei limiti di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso di interesse legale. Gli interessi sono calcolati con maturazione giorno per giorno con decorrenza dal giorno in cui sono divenuti esigibili. Interessi nella stessa misura spettano al contribuente per le somme ad esso dovute a decorrere dalla data dell’eseguito versamento.

Imposta sul valore degli immobili situati all’estero.

A decorrere dal 2011 è istituita un’imposta sul valore degli immobili situati all’estero, a qualsiasi uso destinati dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato.
Il soggetto passivo dell’imposta è il proprietario dell’immobile ovvero il titolare di altro diritto reale sullo stesso. L’imposta è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno quindici giorni è computato per intero. L’imposta è stabilita nella misura dello 0,76% del valore degli immobili. Il valore è costituito dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile. Dall’imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l’immobile.
Per il versamento, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi nonche´ per il contenzioso, relativamente all’imposta in oggetto si applicano le disposizioni previste per l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

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Imu, dalla A alla Z.

Il regolamento Imu,(  Imposta Municipale Unica ) è  la nuova tassa sulla casa che tutti gli italiani devono pagare. Un decreto che è entrato in vigore con la riforma del federalismo fiscale e con il quale ha lo scopo di sostituire la vecchia Ici e Irpef.

Una legge che ha suscitato notevoli polemiche poiché non accontenta i contribuenti e soprattutto di difficile interpretazione almeno all’ inizio,  e che probabilmente subirà alcune correzioni nel prossimo futuro e quindi dovremo tenerci aggiornati.

 

Qui sotto un articolo  – IMU: dalla A alla Z – a firma di Girolamo Ielo – Ipsoa Editore e Pmi Microsoft – i diritti sono riservati.

Per maggiori informazioni e link diretto:

http://www.microsoft.com/business/it-it/Content/Pagine/news.aspx?cbcid=310

IMU: dalla A alla Z.

 L’art. 13, D.L. n. 201/2011, che contiene l’istituzione dell’Imposta municipale propria (IMU), ha subito significative modificazioni in sede di conversione. L’IMU avrebbe dovuto entrare in vigore con il 2014, ma il decreto Monti di inizio dicembre l’ha anticipata di due anni, in via sperimentale, con l’aggiunta di sostanziali modificazioni. Non è un’imposta a regime: la sua applicazione durerà un triennio (2012-2014); nel 2015 si avrà una IMU a regime, che, con molte probabilità, subirà correzioni rispetto a quella attuale.Accertamento

I Comuni possono introdurre l’istituto dell’accertamento con adesione del contribuente e gli altri strumenti di deflazione del contenzioso (conciliazione giudiziale) sulla base dei criteri stabiliti dal D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, contenente “Disposizioni in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale”.

I Comuni possono prevedere anche che il pagamento delle somme dovute sia effettuato in forma rateale, senza maggiorazione di interessi.

I Comuni procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonchè all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato.

Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17, D.Lgs. n. 472/1997.

Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto e alle ragioni giuridiche che li hanno determinati; se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto nè ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama, salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale.

Gli avvisi devono contenere, altresì, l’indicazione dell’Ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato, del responsabile del procedimento, dell’organo o dell’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell’atto in sede di autotutela, delle modalità, del termine e dell’organo giurisdizionale cui è possibile ricorrere, nonchè il termine di sessanta giorni entro cui effettuare il relativo pagamento. Gli avvisi sono sottoscritti dal funzionario designato dall’ente locale per la gestione del tributo.

Aliquote

L’aliquota di base dell’imposta è pari allo 0,76%. I Comuni, con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell’art. 52, D.Lgs. n. 446/1997, possono modificare, in aumento o in diminuzione, l’aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali.

Per l’abitazione principale e per le relative pertinenze l’aliquota è ridotta allo 0,4 per cento . I Comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,2 punti percentuali.

Per i fabbricati rurali ad uso strumentale l’aliquota è ridotta allo 0,2%. I Comuni possono ridurre la suddetta aliquota fino allo 0,1%.

I Comuni possono ridurre l’aliquota di base fino allo 0,4% nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’art. 43 TUIR, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locati.

Base imponibile

La base imponibile dell’imposta è costituita dal valore dell’immobile determinato in base alle regole previste per l’ICI e quelle che seguono.

Contenzioso

Per quanto riguarda il contenzioso, l’art. 9, comma 7, D.Lgs. n. 23/2011 rinvia all’art. 15, D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, in materia di ICI, in cui è detto che “contro l’avviso di liquidazione, l’avviso di accertamento, il provvedimento che irroga le sanzioni, il ruolo, il provvedimento che respinge l’istanza di rimborso può essere proposto ricorso secondo le disposizioni di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, e successive modificazioni, intendendosi sostituito all’ufficio tributario il Comune nei cui confronti il ricorso è proposto.”

Dal 1° aprile 1996 si applicano le disposizioni contenute nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, contenente “Disposizioni sul processo tributario”. Per quanto riguarda le disposizioni contenute in questo decreto le più significative di carattere generale e per i tributi locali:

“appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie comunque denominati, compresi quelli regionali, provinciali e comunali [...]” (art. 2);

“le commissioni tributarie provinciali sono competenti per le controversie proposte nei confronti degli uffici delle entrate o del territorio del Ministero delle finanze ovvero degli enti locali ovvero dei concessionari del servizio di riscossione, che hanno sede nella loro circoscrizione [...]” (art. 4);

“le commissioni tributarie, ai fini istruttori e nei limiti dei fatti dedotti dalle parti, esercitano tutte le facoltà di accesso, di richiesta di dati, di informazioni e chiarimenti conferite agli uffici tributari ed all’ente locale da ciascuna legge d’imposta” (art. 7); “Sono parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie oltre al ricorrente, l’ufficio del Ministero delle finanze o l’ente locale o il concessionario del servizio di riscossione che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’ atto richiesto ovvero, se l’ufficio è un centro di servizio, l’ufficio delle entrate del Ministero delle finanze al quale spettano le attribuzioni sul rapporto controverso” (art. 10);

“l’ente locale nei cui confronti è proposto il ricorso può stare in giudizio anche mediante il dirigente dell’ufficio tributi, ovvero, per gli enti locali privi di figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa in cui è collocato detto ufficio” (art. 11);

il ricorso può essere proposto avverso: l’avviso di accertamento del tributo; l’avviso di liquidazione del tributo; il provvedimento che irroga le sanzioni; l’avviso di mora; gli atti relativi alle operazioni catastali; il rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi o altri accessori non dovuti; il diniego o la revoca di agevolazioni o il rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari; ogni altro atto per il quale la legge ne preveda l’autonoma impugnabilità davanti alle Commissioni tributarie (art. 19).

Detrazione

Dall’imposta dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, 200 euro rapportati al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione. Se l’unità immobiliare è adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. La detrazione di 200 euro può essere elevata dai Comuni, fino a concorrenza dell’imposta dovuta, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. In tal caso il Comune che ha adottato detta deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione.

La detrazione si applica, altresì, alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari, nonché agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari.

L’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze e la detrazione si applicano al soggetto passivo che a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, non risulta assegnatario della casa coniugale. I Comuni possono prevedere che l’aliquota ridotta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze e la detrazione si applicano all’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata.

Per gli anni 2012 e 2013 la detrazione di 200 euro è maggiorata di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purchè dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L’importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base di 200 euro, non può superare l’importo massimo di 400 euro.

Esenzioni

Sono confermate le esenzioni indicate nell’art. 9, D.Lgs. n. 23/ 2011. Per le esenzioni il legislatore opera in tal senso:

con specifica individuazione di talune esenzioni. Per gli immobili posseduti dallo Stato e da altri enti;

con il rinvio ad alcune esenzioni oggi previste per l’ICI. Sono le esenzioni previste dall’art. 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), h), ed i), D.Lgs. n. 504/1992.

Sono esenti dall’IMU gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai Comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.

L’esenzione(ad eccezione degli immobili statali) richiede che gli immobili siano nel proprio territorio e che siano destinati ai compiti istituzionali. Pertanto, gli immobili fuori da territorio e gli immobili non destinati a compiti istituzionali sono assoggettati all’imposta. Rispetto all’ICI non c’è più esenzione per gli immobili posseduti dalle Camere di commercio.

All’IMU si applicano, come detto, le esenzioni previste dall’art. 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), h), ed i), D.Lgs. n. 504/1992; sono quindi esenti:

i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (art. 7, comma 1, lettera b). In base alle disposizioni contenute nell’art. 2, comma 40 e seguenti, D.L. n. 262/2006 (convertito, con modificazioni, dall’art. 1, legge n. 286/2006), nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale, ad ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale. Le unità immobiliari che, per effetto di questo criterio, richiedono una revisione della qualificazione e quindi della rendita devono essere dichiarate in catasto da parte dei soggetti intestatari, entro 9 mesi a partire dal 3 ottobre 2006. In caso di inottemperanza, gli uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio provvedono, con oneri a carico dell’interessato. Le rendite catastali dichiarate ovvero attribuite producono effetto fiscale a decorrere dal 1° gennaio 2007.

i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’art. 5-bis, D.P.R. n. 601/1973 (art. 7, comma 1, lettera c). Il rimando del legislatore è riferito ai fabbricati, invece, l’art. 5-bis si occupa di “immobili con destinazione ad usi culturali”. L’esonero è da riferirsi agli immobili e non solamente ai fabbricati. Gli immobili dell’art. 5-bis sono quelli totalmente adibiti a sedi, aperte al pubblico, di musei, biblioteche, archivi, cineteche, emeroteche statali, di privati, di enti pubblici, di istituzioni e fondazioni, quando al possessore non derivi alcun reddito dalla utilizzazione dell’immobile. L’art. 5-bis cita altresì i terreni, parchi e giardini aperti al pubblico o la cui conservazione è riconosciuta dal Ministero per i beni culturali e ambientali di pubblico interesse. Anche per questi ultimi vi deve essere la mancanza di reddito;

i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purchè compatibile con le disposizioni degli articoli 8 (libertà religiosa) e 19 (diritto di professare la propria fede religiosa) della Costituzione, e le loro pertinenze (art. 7, comma 1, lettera d). L’art. 2, legge n. 206/2003 stabilisce che gli immobili e le attrezzature fisse destinate alle attività di oratorio e similari sono pertinenze degli edifici di culto. Per effetto di questa disposizione gli oratori sono esentati;

i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge n. 810/1929 (art. 7, comma 1, lettera e). Gli articoli richiamati contengono un lungo elenco di fabbricati, in genere, ubicati nel Comune di Roma;

i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia (art. 7, comma 1, lettera f);

i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla legge n. 104/1992, limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento di dette attività (art. 7, comma 1, lettera g);

i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15, legge n. 984/1977 (art. 7, comma 1, lettera h). Nell’elenco allegato alla circolare del Ministero delle Finanze n. 9 del 1993 (sul S.O. n. 53 alla G.U. 18 giugno 1993, n. 141) sono indicati i Comuni, suddivisi per provincia di appartenenza, sul cui territorio i terreni agricoli sono esenti, ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera h); se accanto all’indicazione del Comune non è riportata alcuna annotazione, l’esenzione opera sull’intero territorio comunale. Se, invece, è riportata l’annotazione parzialmente delimitato, sintetizzata con l’acronimo “PD”, l’esenzione opera limitatamente ad una parte del territorio comunale; in questi casi, per l’esatta individuazione delle zone agevolate, occorre rivolgersi ai competenti uffici comunali.

gli immobili utilizzati dai soggetti (enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali) di cui all’art. 73, comma 1, lettera c), TUIR, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di religione o di culto dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana.

Gettito

E’ riservata allo Stato la quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze , nonchè dei fabbricati rurali ad uso strumentale, l’aliquota base. La quota di imposta risultante è versata allo Stato contestualmente all’imposta municipale propria. Le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai Comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato.

Indeducibilità

L’IMU è indeducibile dalle imposte erariali sui redditi e dall’ IRAP.

Interessi

La misura annua degli interessi è determinata dal Comune nei limiti di tre punti percentuali di differenza rispetto al tasso di interesse legale. Gli interessi sono calcolati con maturazione giorno per giorno con decorrenza dal giorno in cui sono divenuti esigibili. Interessi nella stessa misura spettano al contribuente per le somme ad esso dovute a decorrere dalla data dell’eseguito versamento.

Istituzione

L’imposta è istituita ed applicata in tutti i Comuni del territorio nazionale. L’istituzione è, quindi, prevista per legge. Non è obbligatoria, ai fini dell’esistenza del tributo, alcuna deliberazione da parte del Comune. In ogni caso il Comune provvederà ad alcuni atti fondamentali: l’istituzione dell’imposta, la determinazione delle aliquote, l’adozione del regolamento dell’imposta, la nomina del funzionario responsabile. L’imposta si applica, senza alcun intervento regionale, anche nei Comuni delle regioni a statuto speciale.

Modelli

L’art. 9, comma 6, D.Lgs. n. 23/2011 dispone che con uno o più decreti del Ministro dell’Economia e delle finanze, sentita l’Associazione Nazionale Comuni Italiani sono approvati i modelli della dichiarazione e i modelli di trasmissione dei dati di riscossione, distintamente per ogni contribuente, ai Comuni e al sistema informativo della fiscalità. Per il versamento, le modalità saranno stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Norme applicabili

L’IMU è disciplinata dall’art. 13, D.L. n. 201/2011, dagli articoli 8 e 9, D.Lgs. n. 23/2011, in quanto compatibili. Si applicano, altresì, alcune disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 504/1992 (istitutivo dell’ICI), in quanto espressamente richiamati.

Per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi, il contenzioso si applicano le disposizioni di cui all’art. 9, comma 7, D.Lgs. n. 23/2011. Questa disposizione stabilisce che per l’accertamento, la riscossione coattiva, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi e il contenzioso si applicano gli articoli 10, comma 6, 11, commi 3, 4 e 5, 12, 14 e 15, D.Lgs. n. 504/1992 (disposizioni che riguardano l’ICI) e l’art. 1, commi da 161 a 170, legge n. 296/2006 (disposizioni che riguardano i tributi locali).

Si precisa che le attività di accertamento e riscossione dell’imposta erariale sono svolte dal Comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni.

Norme abrogate

A decorrere dal 1° gennaio 2012 sono abrogate le seguenti disposizioni:

l’art. 1, D.L. n. 93/2008 (convertito con modificazioni, dalla legge n. 126/2008), che disciplina l’esenzione ICI sulla prima casa;

l’art. 58, comma 3, (che disciplina la maggiorazione, fino a 500 euro, della detrazione ICI sull’abitazione principale);

le lettere d) (secondo cui i Comuni possono considerare parti integranti dell’abitazione principale le sue pertinenze, ancorchè distintamente iscritte in catasto), e) (secondo cui i Comuni possono considerare abitazione principale quelle concesse in uso gratuito a parenti in linea retta e collaterale, stabilendo il grado di parentela) ed h) (in virtù della quale i Comuni possono disciplinare le caratteristiche di fatiscenza sopravvenuta del fabbricato, non superabile con interventi di manutenzione, agli effetti dell’applicazione della riduzione alla metà dell’ICI per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili) dell’art. 59, comma 1, D.Lgs. n. 446/1997;

l’ultimo periodo dell’art. 8, comma 5 (riguardante la mancata emanazione della deliberazione dell’aliquota entro il termine di adozione del bilancio di previsione) e l’art. 9, comma 4 (riguardante le modalità che il Comune può stabilire, a decorrere dal 1° gennaio 2015, per la corresponsione dell’imposta), del D.Lgs. n. 23/2011;

l’art. 23, comma 1-bis, D.L. n. 207/2008 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14/2009), in base al quale “deve intendersi nel senso che non si considerano fabbricabili le unità immobiliari, anche iscritte o iscrivibile nel catasto fabbricati, per le quali ricorrerono i requisiti di ruralità”);

i commi 2-bis (in base a questa disposizione poteva essere presentata entro il 30 settembre 2011 domanda per il riconoscimento della ruralità degli immobili), 2-ter (in base a questa disposizione entro il 20 novembre 2011 l’Agenzia del Territorio doveva convalidale la certificazione presentata) e 2-quater (la disposizione stabiliva che con D.M. dovevano essere stabilite le modalità applicative) dell’art. 7, D.L. n. 70/2011.

Potestà regolamentare

E’ confermata la potestà regolamentare di cui agli articoli 52 e 59, D.Lgs. n. 446/1997.

Presupposto

Il presupposto dell’imposta è quello previsto per l’ICI (il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli). È assoggettata all’imposta l’abitazione principale e le pertinenze della stessa.

Sono definite l’abitazione principale e le pertinenze dell’abitazione principale. Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo.

Rimborsi

Il rimborso delle somme versate e non dovute deve essere richiesto dal contribuente entro il termine di 5 anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione. L’ente locale provvede ad effettuare il rimborso entro centottanta giorni dalla data di presentazione dell’istanza.

Riscossione

Le somme liquidate dal Comune per imposta, sanzioni ed interessi, se non versate, entro il termine di 60 giorni dalla notificazione dell’avviso di liquidazione o dell’avviso di accertamento, sono riscosse, salvo che sia stato emesso provvedimento di sospensione, coattivamente. Il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo.

Sanzioni

Per l’omessa presentazione della dichiarazione o denuncia si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200% del tributo dovuto, con un minimo di 51 euro. Se la dichiarazione o la denuncia sono infedeli si applica la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento della maggiore imposta dovuta.

Se l’omissione o l’errore attengono ad elementi non incidenti sull’ammontare dell’imposta, si applica la sanzione amministrativa da 51 a 285 euro. La stessa sanzione si applica per le violazioni concernenti la mancata esibizione o trasmissione di atti e documenti, ovvero per la mancata restituzione di questionari nei sessanta giorni dalla richiesta o per la loro mancata compilazione o compilazione incompleta o infedele.

Le sanzioni indicate per l’omessa presentazione della dichiarazione o denuncia e per dichiarazione o denuncia infedele sono ridotte ad un quarto se, entro il termine per ricorrere alle commissioni tributarie, interviene adesione del contribuente con il pagamento del tributo, se dovuto, e della sanzione.

La contestazione della violazione non collegata all’ammontare del tributo deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.

Valore immobili

Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5% ai sensi dell’art. 3, comma 48, legge n. 662/1996, i seguenti moltiplicatori:

a) 160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;
b) 140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;
c) 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale D/5;
d) 80 per i fabbricati classificati nella categoria catastale A/10;
e) 60 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ( ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5). Questo moltiplicatore è elevato a 65 a decorrere dal 1° gennaio 2013; 55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.

Per i terreni agricoli, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25% ai sensi dell’art. 3, comma 51, legge n. 662/1996, un moltiplicatore pari a 130. Per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola il moltiplicatore è pari a 110.

Versamento

L’IMU è un’imposta annuale. Per ogni anno solare corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria. L’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero. I soggetti passivi effettuano il versamento dell’imposta dovuta al Comune per l’anno in corso in due di pari importo, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Il contribuente ha la facoltà di provvedere al versamento dell’imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno.

Nelle more della presentazione della dichiarazione di aggiornamento catastale dei fabbricati rurali, l’IMU è corrisposta, a titolo di acconto e salvo conguaglio, sulla base della rendita delle unità similari già iscritte in catasto. Il conguaglio dell’imposta è determinato dai Comuni a seguito dell’attribuzione della rendita catastale con le modalità di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701. In caso di inottemperanza da parte del soggetto obbligato, si applicano le disposizioni di cui all’art. 1, comma 336, legge n. 311/2004, salva l’applicazione delle sanzioni previste dagli articoli 20 e 28, R.D.L. n. 652/1939 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1249/1939) e successive modificazioni.

Il versamento dell’imposta è effettuato secondo le disposizioni di cui all’art. 17, D.Lgs. n. 241/1997, con le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

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Il modello Iva base 2011. Novità e informazioni per la presentazione.

Un interessante articolo su come usare il modello iva base 2011. Le novità per la dichiarazione e i tempi della presentazione. A firma della dott.ssa Paola Mazza, commercialista e Revisore dei Conti. Maggiori informazioni sui siti Ipsoa Editore e Pmi Microsoft – Tutti i diritti sono riservati.

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Modello IVA Base 2011

Introduzione

Il modello IVA Base è stato istituito allo scopo di semplificare la procedura dichiarativa per alcune specifiche categorie di contribuenti che nel corso dell’anno hanno determinato l’imposta secondo le regole generali previste dalla disciplina IVA.
Dette categorie di contribuenti possono utilizzare il modello IVA Base 2011 in alternativa al modello IVA 2011 ed effettuare l’inoltro della dichiarazione sia in via autonoma che nell’ambito della dichiarazione unificata. Una delle principali novità presenti nella dichiarazione IVA Base 2011 è rappresentata dall’inserimento del quadro VR attraverso il quale, essendo stato abrogato il modello VR, può essere effettuata la richiesta di rimborso del credito IVA.

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Il contribuente tenuto alla presentazione della dichiarazione IVA può utilizzare in alternativa al modello IVA 2011, una versione semplificata: il modello IVA Base 2011.
Tale modello può essere presentato sia che si voglia inoltrare la dichiarazione IVA in via autonoma che unitamente al modello UNICO 2011 (Cfr. Tavolan. 1).Tavola n. 1 – Modalità di presentazione dichiarazione IVA La dichiarazione IVA in via autonoma può essere presentata a decorrere dal 1º febbraio 2011 al 30settembre 2011.
La dichiarazione presentata insieme al modello UNICO può essere inoltrata entro il 30 settembre 2011 (Cfr. Tavola n. 2).

Tavola n. 2 – Termini presentazione modello IVA

 

Ambito soggettivo

Possono utilizzare il modello IVA Base 2011 i contribuenti (sia persone fisiche che soggetti diversi dalle persone fisiche) che nel corso dell’anno:

hanno determinato l’imposta secondo le regole generali previste dalla disciplina IVA e che non hanno applicato specifici criteri afferenti speciali regimi;
hanno effettuato cessioni di beni usati in via occasionale e/o operazioni relative ad attività agricole connesse di cui all’art. 34-bis del D.P.R. 633/ 1972;
non hanno effettuato operazioni con l’estero;
non hanno effettuato acquisti ed importazioni senza applicazione di IVA in virtù del plafond di cui all’art. 2, comma 2, della Legge n. 28/1997;
non hanno partecipato ad operazioni straordinarie o subito trasformazioni sostanziali soggettive.

Dalle istruzioni si evince, inoltre, che non possono utilizzare il modello IVA Base 2011:

i soggetti non residenti anche se hanno nel territorio dello Stato una stabile organizzazione o fruiscano di rappresentanza fiscale o di identificazione diretta;
le società di gestione del risparmio che gestiscono fondi immobiliari chiusi;
i soggetti tenuti ad utilizzare il modello F24 auto UE obbligatorio per i rivenditori di autoveicoli sul mercato Comunitario;
i curatori fallimentari e i commissari liquidatori per le procedure concorsuali;
le società che hanno partecipato ad una procedura di liquidazione dell’IVA di gruppo di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 633/1972.

 

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Io non ci stò…….neanche io.

Tra i diversi decreti discutibili che ha fatto questo  governo, ma che adesso pare essere al capolinea, oltre alle ” donnette ” e la politica del Cavaliere che dobbiamo sorbirci ogni giorno,  anche la legge per la stabilità è l’ ennesimo  ” taglio della scure “.

Riceviamo la presente per diffondere e per sottoscrivere l’ appello.

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Sottoscrivi l’appello in difesa del 5 per 1000 su www.iononcisto.org.

Se entrerà in vigore la nuova “Legge per la stabilità” che mette un tetto al 5 per 1000, tutte le organizzazioni del terzo settore subiranno un taglio dei fondi del 75%.

Negli scorsi giorni, i giornali hanno riportato la notizia che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha esaminato il testo della nuova “legge per la stabilità”. Tale legge limiterebbe a 100 milioni di euro i fondi da destinare al “5 per 1000″ con una riduzione del 75% rispetto all’importo dell’anno precedente. Tale ulteriore taglio si aggiunge a quelli effettuati al bilancio della cooperazione internazionale italiana, ai contributi alle istituzioni internazionali che aiutano i paesi in via di sviluppo e a quelli per la ricerca scientifica, universitaria e sanitaria.

Questi tagli si ripercuotono significativamente sull’operatività delle organizzazioni del terzo settore, che hanno dimostrato una professionalità molto elevata, oggetto di apprezzamento in Italia e all’estero.

Tagliare i fondi a disposizione del “5 per 1000″ significherebbe anche limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore.

Per queste ragioni chiediamo al Parlamento Italiano di intervenire per eliminare, nel testo della legge di prossima discussione, il tetto di 100 milioni di euro da destinare al “5 per 1000″ per l’anno 2011, ripristinando quanto meno l’importo dei fondi previsti nell’anno 2010.

Ti chiediamo una mano: per dare più forza alla nostra richiesta serve anche la tua firma. Se sei d’accordo con noi, sottoscrivi l’appello su http://www.iononcisto.org e aiutaci a diffondere la notizia.

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Quando deve essere disapplicato il regime dei contribuenti minimi.

 Un interessante articolo su come e quando deve essere disapplicato il regime fiscale dei contribuenti minimi. A firma di Giancarlo Modolo.

Ipsoa Editore – Pmi Microsoft – I diritti sono riservati.

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Un contribuente minimo, una volta che assume un lavoratore, è obbligato ad uscire dal regime fiscale dei contribuenti minimi e tornare a quello ordinario? 

Il regime dei contribuenti minimi può essere disapplicato con due differenti modalità:

1. Disapplicazione per opzione: il soggetto interessato fuoriesce dal regime dei minimi scegliendo di determinare le imposte sul reddito e dell’Iva nei modi ordinari. L’opzione può avvenire tramite comportamento concludente (ad esempio, viene addebitata l’imposta sul valore aggiunto ai propri cessionari o committenti, ovvero viene esercitando il diritto alla detrazione dell’imposta); inoltre, i contribuenti che optano per il regime ordinario devono porre in essere tutti gli adempimenti previsti dall’art. 8 del D.M. 2 gennaio 2008 ai fini iva e ai fini Irpef/Irap. L’opzione per il regime ordinario deve poi essere comunicata all’Agenzia delle Entrate in sede di prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta. Essa rimane valida per almeno un triennio trascorso il quale si rinnova di anno in anno fino a quando il contribuente continua ad applicare le imposte nei modi ordinari.

2. Disapplicazione per legge, che si verifica al venir meno dei requisiti imposti dalla legge. Il soggetto interessato o contribuente non rientra più nel regime dei minimi quando viene meno anche una sola delle condizioni di accesso allo stesso. Gli effetti della cessazione variano a seconda della causa che l’ha determinata:
- dall’anno stesso in cui si verifica la causa di cessazione , nel caso in cui i ricavi o compensi superino di oltre il 50% il limite di EUR. 30.000,00. Infatti, se i ricavi/compensi superano EUR. 45.000,00 il contribuente deve liquidare l’iva per le operazioni relative a tutto l’anno solare che, per il periodo antecedente il superamento del limite, deve risultare determinata mediante le regole previste dall’art. 27 u.c. D.P.R. 633/1972 per lo scorporo dai corrispettivi e facendo salvo il diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti. Inoltre, è necessario porre in essere sin dall’inizio del periodo d’imposta tutta una serie di adempimenti inerenti:

a) l’iva:
a.1) istituzione registri entro il termine fissato per effettuare la liquidazione periodica relativa al mese o trimestre di superamento del limite;
a.2) obbligo di annotazione delle operazioni di cessione di beni e/o prestazioni di servizi e gli acquisti effettuati sia antecedenti che successivi al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione iva;
a.3) liquidazione dell’iva relativa al mese o trimestre di superamento del limite. L’importo a debito deve essere versato in sede di determinazione del saldo annuale, da versare entro il consueto termine (16/03) e senza applicazione di sanzioni e interessi;
a.4) presentazione comunicazione annuale dati iva e dichiarazione annuale iva entro i termini previsti;
a.5) versamento saldo iva dell’anno di superamento del limite entro i termini ordinari;

b) l’Irpef e l’Irap:
b.1) istituzione registri e scritture contabili entro il termine fissato per effettuare la liquidazione periodica relativa al mese o trimestre di superamento del limite;
b.2) obbligo di annotazione delle operazioni di cessione di beni e/o prestazioni di servizi e gli acquisti effettuati sia antecedenti che successivi al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale;
b.3) presentazione dichiarazione annuale, comunicazione dati studi di settore e parametri relative all’anno di superamento versamento imposte a saldo relative all’anno in cui si verifica il superamento dei limiti, calcolate con i criteri dettati dal Tuir in materia di reddito d’impresa o lavoro autonomo o dal D.L. 446/1197 per l’Irap, entro i termini ordinari.

- dall’anno successivo a quello in cui si verifica la causa di cessazione, in tutti gli altri casi:

conseguimento di ricavi/compensi superiori a EUR. 30.000,00 e inferiori a EUR. 45.000,00;

effettuazione di esportazioni ed operazioni assimilate;

sostenimento di spese per lavoro dipendente o per collaboratori;

erogazione di quote di utili ad associati in partecipazione con apporto di solo lavoro;

acquisto di beni strumentali che, sommati a quelli del biennio precedente, superano l’ammontare di EUR. 15.000,00.

Da quanto si è accennato, si rileva che il solo “sostenimento di spese per lavoro dipendente o per collaboratori a seguito di assunzione di un lavoratore” determina l’uscita dal regime dei contribuenti minimi con decorrenza “dall’anno successivo a quello in cui si verifica la causa di cessazione”.

Si tratta, infatti, del venir meno di uno dei requisiti imposti dalla legge che espressamente stabilisce che il soggetto interessato o contribuente non rientra più nel regime dei minimi quando viene mancare anche una sola delle condizioni che consentono accesso al medesimo.

Adesso quei cuccioli saranno più protetti…….


 

E’ di fondamentale importanza il disegno del Decreto Legge approvato all’ unanimità dalla Camera che include la speciale convenzione europea per la protezione degl’ animali da compagnia. Speriamo che venga mantenuto quando sarà definitivo, non solo a parole e sui banchi del Parlamento poiché come ricorda un famoso proverbio " fatta la Legge, trovato l’ inganno ".

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Procreazione medicalmente assistita: importanti novità della Consulta.

12 Maggio 2009 1 commento

 

E’ di primaria importanza una delle ultime sentenze depositate, firmate e deliberate dalla Consulta. La numero 151, proprio di questi giorni, ha ribadito e smussato alcuni limiti imposti dalla tanto discussa legge numero 40 del febbraio 2004, le cui finalità come ricordate nell’ articolo numero 1 sono ” al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità oppure dalla infertilità umana e quindi viene consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita con le modalità previste dalla presente legge, che assicura tutti i soggetti coinvolti insieme al concepito “.

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Emendamento anti immigrati: una norma stolta prima ancora che perversa.

Gino Strada: «L’emendamento anti immigrati: una norma stolta prima ancora che perversa».

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Finanziara 2009: le misure approvate dalla Camera.

 

Nella seduta del 19 dicembre la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva i disegni di legge, già approvati dalla Camera e modificati dal Senato, recanti disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009) e bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011, con le relative note di variazioni.

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Che ti piaccia o no l’ Avvocato va sempre pagato.

Copyright su internet.

16 Gennaio 2008 2 commenti

 

Copyright su internet –

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E’ entrata in vigore la Legge sull’affido condiviso dei figli.


La legge sull’affido congiunto e condiviso è entrata in vigore dopo molti anni e tanti ritardi. Si apre una nuova visione sui criteri che per molto tempo non sono stati equiparati anche se le ” pieghe ” del decreto naturalmente andranno a conformarsi con i singoli casi e i fattori che li compongono.
E’ prevista una serie massiccia di ricorsi che schiuderà nuovi orizzonti sul ruolo del padre all’interno delle separazioni e dei loro diritti con il principio della bigenitorialità.
Qui sotto un’approfondimento dell’Avvocatessa Regina Altieri, civilista, che si trova anche sui siti d’informazione oppure su – www.civile.it – o direttamente al sito del legale – www.studioreginaltieri.it –
Tutti i diritti sono riservati.

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Il disegno di legge n. 3537 sull? affido condiviso è legge.
Definitivamente approvata all? unanimità dal Parlamento il 26 gennaio
2006, la nuova legge è stata autorevolmente definita come la riforma più
importante del diritto di famiglia dopo quella del 75. Ed infatti il
provvedimento, fissando obiettivi e criteri ai quali il giudice deve
attenersi nell?adozione di misure relative alla prole, riformula
l?articolo 155 del codice civile e muovendo dalla premessa “Anche in
caso di separazione dei genitori il figlio minore ha il diritto di
mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi,
di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare
rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun
ramo genitoriale” capovolge il sistema vigente in materia di affidamento
( in base al quale i figli sono affidati o all?uno o all?altro dei
genitori secondo il prudente apprezzamento del presidente del tribunale
o del giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi ), disponendo
che il giudice “adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo
riferimento all?interesse morale e materiale di esso. Valuta
prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ai
genitori; oppure stabilisce a quali di essi i figli siano affidati e
determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun
genitori fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi
deve contribuire al mantenimento, alla cura, all?istruzione e
all?educazione dei figli. Prende atto, se non sono contrari agli
interessi dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori e adotta
ogni altro provvedimento relativo alla prole. ?

Trova, pertanto, piena affermazione il principio di ” bigenitorialita, ”
principio di d. naturale nell? antropologia e, quindi, preesistente alla
legge, in quanto deriva dall?esistenza stessa del figlio, principio
affermatosi da tempo negli ordinamenti europei e presente altresì nella
Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20
novembre 1989, e resa esecutiva in Italia con la legge n. 176 del 1991.
Da oggi, sara? tale direttiva la prima soluzione che il giudice
valutera?, anche in caso di elevata conflittualita? fra i coniugi. In
caso di separazione dei genitori, i figli saranno affidati come regola
ad entrambi i genitori e, soltanto come eccezione, ad uno di essi quando
in tal senso spinga l?interesse del minore e l?affidamento condiviso
determini una situazione di pregiudizio per il minore stesso. La legge,
pur con innegabili limitazioni, dovute alle continue smussature
praticate trasversalmente dai Deputati nei vari stadi di discussione in
Parlamento, rappresenta il primo passo verso un fondamentale cambiamento
in tema di diritto di famiglia.

Tante le novità, dunque: maggior tutela dei figli, anche quelli di
genitori non sposati, minore conflittualità tra coniugi, e allargamento
delle competenze dei giudici che potranno irrorare sanzioni più incisive
per i genitori inadempienti. Con questa legge si pone in primo piano
l?interesse del minore da sempre vittima inconsapevole delle rotture
familiari.Ma le nuove regole valgono anche per i figli maggiorenni
portatori di gravi handicap, ed inoltre vengono tutelati i diritti del
genitore più debole economicamente. É infatti possibile, con le nuove
norme, disporre accertamenti di polizia tributaria anche su beni
intestati a soggetti terzi. Siamo dinanzi ad un quadro normativo
fortemente protettivo del coniuge più debole. La nuova legge attua una
rivoluzione copernicana, una vera e propria svolta epocale nella cultura
dell? affido, riaffermando il principio secondo il quale i minori tutti
(legittimi e naturali) hanno diritto a conservare un rapporto
continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori anche in ipotesi di
disgregazione del nucleo familiare, sancendo il dovere di maggiore
controllo sull?educazione, la salute ed il divertimento dei figli, da
parte di entrambi i genitori, opportunità che si tramuta in un tempo
maggiore di contatto con gli stessi; affermando il diritto fondamentale
dei nonni, e dei famigliari più stretti, ad avere un contatto
continuativo con i propri nipoti, diritto non contemplato dalla
precedente legge che ne rimetteva la facoltà alla pura discrezionalità
del genitore affidatario. Sancendo come regola che l? affido è
congiunto, ? mette in prima fila i bambini e restituisce ai padri un
ruolo ingiustamente scippato.”

LE NUOVE REGOLE.

POTESTA? BIGENITORIALE: in attuazione dell? art. 1 del disegno di legge,
la potestà sui figli è esercitata in comune da tutti e due i genitori.
Le decisioni di maggiore interesse per i figli (istruzione, educazione,
salute) sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità,
delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli In caso di
disaccordo la decisione sarà presa dal giudice. Questi potrà anche
stabilire, su questioni di ordinaria amministrazione, che i genitori
esercitino separatamente la podestà. L? affidamento ad un solo genitore
rappresenta, comunque, l? ipotesi residuale e sarà adottabile dal
giudice solo quando l? affidamento all? altro venga valutato come
contrario all? interesse del minore. Tale richiesta potrà essere
avanzata da uno dei due genitori in qualsiasi momento ma, in ogni caso,
il giudice prima di adottare qualsiasi provvedimento dovrà tentare «una
mediazione» con i coniugi, avvalendosi anche di esperti, «per
raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela
dell?interesse morale e materiale dei figli» e, se necessario,
ascoltando anche i figli minori di 12 anni. Entrambi i genitori avranno
diritto di chiedere in ogni momento la revisione delle disposizioni
concernenti l? affidamento dei figli, l? attribuzione dell? esercizio
della potestà su di essi, e delle eventuali disposizioni riguardanti
misura e modalità del contributo finanziario. Il giudice potrà persino
disporre accertamenti tributari sui redditi e sui beni oggetto di
contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.

SPESE PER IL MANTENIMENTO DEI FIGLI. Entrambi i genitori saranno tenuti
al mantenimento dei figli in misura proporzionale al reddito di
ciascuno. Il giudice stabilirà, se necessario, la corresponsione di un
assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità
delle spese che dovrà tener conto delle esigenze del figlio, del tenore
di vita goduto prima della separazione dal figlio, dei tempi di
permanenza presso ciascun genitore, delle risorse economiche di entrambi
e del costo economico dei compiti domestici e di cura che sono stati
presi in carico da ciascun genitore. L?assegno di mantenimento
continuerà ad essere automaticamente adeguato agli indici Istat. Il
giudice potrà disporre la corresponsione di un assegno periodico in
favore dei figli maggiorenni non ancora indipendenti economicamente ai
quali, se portatori di handicap grave, si applicheranno le disposizioni
previste in favore dei figli minori.

ASSEGNAZIONE DELLA CASA CONIUGALE. Il godimento della casa coniugale
sarà attribuito ad uno dei due coniugi tenendo prioritariamente conto
dell?interesse dei figli ma dell?assegnazione il giudice dovrà tener
conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori. L?
assegnazione verrà meno qualora chi ne benefici non vi abiti o cessi di
abitarvi stabilmente, oppure conviva more uxorio o contragga nuovo
matrimonio. Qualora uno dei coniugi muti residenza o domicilio, l?altro
potrà chiedere la ridefinizione degli accordi qualora tale mutamento
interferisca con le modalità dell?affidamento. Il provvedimento di
assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi
ai sensi dell?articolo 2643 c.c.

INADEMPIENZE E VIOLAZIONI. Il giudice interverrà per la soluzione delle
controversie con adottando provvedimenti in caso di inadempienze o
violazioni. In caso di gravi atti che arrechino pregiudizio al minore il
giudice può intervenire sugli accordi, ammonire il genitore
inadempiente, disporre il risarcimento dei danni nei confronti del
minore, disporre il risarcimento da un genitore all?altro, infine,
condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione che va
da un minimo di 75 euro ad un massimo di cinquemila.

APPLICAZIONE DELLA LEGGE. Se il decreto di omologazione dei patti di
separazione consensuale o giudiziale, di scioglimento, annullamento o
cessazione degli effetti civili del matrimonio è stata già emessa alla
data di entrata in vigore della presente legge, ciascuno dei genitori
può richiedere l?applicazione delle disposizioni della presente legge.
Le disposizioni della presente legge si applicano anche in caso di
scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del
matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori non
coniugati.

SVISTA DEL LEGISLATORE. Nella fretta dell?approvazione del
provvedimento, il legislatore ha omesso di apportare gli opportuni
coordinamenti con la Legge 80/2005 e successive modificazioni, normativa
che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 1 marzo, modificando alcuni
degli articoli del codice di procedura civile e della legge sul divorzio
il cui contenuto è diametralmente opposto. Basti pensare alla
modificabilità dei provvedimenti presidenziali (aventi ad oggetto
affidamento dei figli, contributi economici, assegnazione della casa
coniugale) reclamabili avanti la Corte di Appello in base a questa
legge, di competenza invece del giudice istruttore secondo la legge 80/2005!

Avv. Regina Altieri

Senato della Repubblica

«Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento
condiviso dei figli»

Legge definitivamente approvata il 24 gennaio 2006

Articolo 1

(Modifiche al codice civile)

1. L?articolo 155 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Articolo 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli) ? Anche in caso di
separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di
mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi,
di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare
rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun
ramo genitoriale.

Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che
pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti
relativi alla prole con esclusivo riferimento all?interesse morale e
materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli
minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale
di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della
loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il
modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla
cura, all?istruzione e all?educazione dei figli. Prende atto, se non
contrari all?interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i
genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.

La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni
di maggiore interesse per i figli relative all?istruzione,
all?educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo
conto delle capacità, dell?inclinazione naturale e delle aspirazioni dei
figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.
Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione,
il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.

Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei
genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al
proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la
corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il
principio di proporzionalità, da determinare considerando:

1 le attuali esigenze del figlio;

2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con
entrambi i genitori;

3)i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

4)le risorse economiche di entrambi i genitori;

5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da
ciascun genitore.

L?assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di
altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non
risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un
accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto
della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi».

2. Dopo l?articolo 155 del codice civile, come sostituito dal comma 1
del presente articolo, sono inseriti i seguenti:

«Articolo 155bis. – (Affidamento a un solo genitore e opposizione
all?affidamento condiviso) ? Il giudice può disporre l?affidamento dei
figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento
motivato che l?affidamento all?altro sia contrario all?interesse del minore.

Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l?affidamento
esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il
giudice, se accoglie la domanda, dispone l?affidamento esclusivo al
genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del
minore previsti dal primo comma dell?articolo 155. Se la domanda risulta
manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento
del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da
adottare nell? interesse dei figli, rimanendo ferma l?applicazione
dell?articolo 96 del codice di procedura civile.

Articolo 155ter. – (Revisione delle disposizioni concernenti
l?affidamento dei figli) ? I genitori hanno diritto di chiedere in ogni
tempo la revisione delle disposizioni concernenti l?affidamento dei
figli, l?attribuzione dell?esercizio della potestà su di essi e delle
eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.

Articolo 155quater. ? (Assegnazione della casa familiare e prescrizioni
in tema di residenza) ? Il godimento della casa familiare è attribuito
tenendo prioritariamente conto dell?interesse dei figli.
Dell?assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti
economici tra i genitori, considerato l? eventuale titolo di proprietà.
Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che
l?assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa
familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.

Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio,
l?altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le
modalità dell? affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei
provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici.

Articolo 155quinquies. – (Disposizioni in favore dei figli maggiorenni)
? Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli
maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno
periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è
versato direttamente all?avente diritto.

Ai figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell?articolo
3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si applicano
integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori.

Articolo 155sexies. – (Poteri del giudice e ascolto del minore) ? Prima
dell?emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui
all?articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o
d?ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l?audizione del
figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età
inferiore ove capace di discernimento.

Qualora ne ravvisi l?opportunità, il giudice, sentite le parti e
ottenuto il loro consenso, può rinviare l?adozione dei provvedimenti di
cui all?articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di
esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con
particolare riferimento alla tutela dell?interesse morale e materiale
dei figli».

Articolo 2

(Modifiche al codice di procedura civile)

1. Dopo il terzo comma dell?articolo 708 del codice di procedura civile,
è aggiunto il seguente:

«Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può proporre reclamo
con ricorso alla corte d?appello che si pronuncia in camera di
consiglio. Il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di
dieci giorni dalla notificazione del provvedimento».

2. Dopo l?articolo 709bis del codice di procedura civile, è inserito il
seguente:

«Articolo 709ter. – (Soluzione delle controversie e provvedimenti in
caso di inadempienze o violazioni) ? Per la soluzione delle controversie
insorte tra i genitori in ordine all?esercizio della potestà genitoriale
o delle modalità dell?affidamento è competente il giudice del
procedimento in corso. Per i procedimenti di cui all?articolo 710 è
competente il tribunale del luogo di residenza del minore.

A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i
provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che
comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto
svolgimento delle modalità dell?affidamento, può modificare i
provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

1) ammonire il genitore inadempiente;

2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei
confronti del minore;

3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei
confronti dell?altro;

4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione
amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000
euro a favore della Cassa delle ammende.

I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili
nei modi ordinari».

Articolo 3

(Disposizioni penali)

1. In caso di violazione degli obblighi di natura economica si applica
l?articolo 12sexies della legge 1º dicembre 1970, n. 898.

Articolo 4

(Disposizioni finali)

1. Nei casi in cui il decreto di omologa dei patti di separazione
consensuale, la sentenza di separazione giudiziale, di scioglimento, di
annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio sia già
stata emessa alla data di entrata in vigore della presente legge,
ciascuno dei genitori può richiedere, nei modi previsti dall? articolo
710 del codice di procedura civile o dall? articolo 9 della legge 1º
dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, l? applicazione delle
disposizioni della presente legge.

2. Le disposizioni della presente legge si applicano anche in caso di
scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del
matrimonio, nonché ai procedimenti relativi ai figli di genitori non
coniugati.

Articolo 5

(Disposizione finanziaria)

1. Dall?attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Riferimenti: Affido condiviso dei figli.

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