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Nikon Corporation, 100 anni di storia e di fotografia.

18 Luglio 2017 Commenti chiusi

Coming soon………NIKON CORPORATION azienda leader nel mondo per la fotografia e non solo, quest’ anno ha raggiunto il prestigioso traguardo di un secolo di attività.

Gl’ importatori del celebre marchio per festeggiare l’ avvenimento hanno messo in moto tantissime manifestazioni.
NIKON ITALIA ( NITAL SPA ) oltre a questo sta per dare alle stampe un particolareggiato catalogo di qualità in numerose migliaia di copie che ripercorre la storia nei suoi passaggi più importanti sia tecnici che dinamici.

100 fotografi italiani selezionati, fedelissimi NIKON, uno per ogni anno.

Dal reportage al matrimonio, dalla cronaca allo still life…… dal viaggio al ritratto……… dalla natura…..allo sport agonistico…….

Qui sotto, l’ impaginato della doppia pagina che riguarda il mio contributo:

Etiopia, tribu Omo, anno 1994 fotocamera Nikon F4s…….quella che considero la migliore reflex giapponese al tempo della pellicola nel formato 24×36 e che ricordo con un pò di nostalgia.

Prossimamente ulteriori aggiornamenti…..

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Quella fotografia in alta risoluzione alla Cultura e i suoi esponenti…

31 Marzo 2017 Commenti chiusi

Ogni momento va celebrato, ogni cosa deve essere ricordata.

Il senso della fotografia, oltre l’ esegi, l’ attimo fuggente,  la provocazione in alcuni casi e la divulgazione ossessiva sul web, nelle strade, sui giornali e quantaltro…….. è anche questo.

Come dire. In un Mondo di comunicazione, senza l’ immagine non possiamo andare avanti. Mai.

Ma la fotografia è anche Storia, Arte e valori.

Ed è per ciò che l’ amiamo nel profondo dell’ anima.

Una delle molte essenze dell’ Umanità.

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Firenze, 30 marzo 2017

Con un “banco ottico”, apparecchiatura fotografica ottocentesca, lo staff Alinari ha realizzato, nella Sala della Musica di Palazzo Pitti, una fotografia celebrativa del primo G7 della Cultura inaugurato oggi a Firenze, a cui hanno preso parte, oltre al Ministro Franceschini, i suoi colleghi di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, nonché il commissario europeo per la cultura ed il segretario generale dell’Unesco.

La fotografia verrà sviluppata e stampata in analogico secondo le tecniche artigianali dell’800, garantendo la massima qualità ed il prestigio propri di Alinari.

Una copia della fotografia, consegnata a tutti i partecipanti, entrerà anche negli Archivi Alinari che, con un patrimonio di oltre 5 milioni di fotografie, conservano e valorizzano la memoria del nostro Paese e del mondo intero e, da oltre 150 anni, producono e tramandano al futuro comunicazione per immagini.

La “Cultura come strumento di dialogo tra i popoli”: medium privilegiato, che non conosce barriere o limiti, la fotografia racconta da quasi 180 anni la storia, i popoli, l’arte, la cultura, il paesaggio, il lavoro. La società Alinari è protagonista di questo racconto dalla metà dell’800.

Credit fotografico: Archivi Alinari, Firenze Ufficio stampa: Susanna de Mottoni

www.alinari.it

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Un silenzio che dice molte cose……..

” C’è silenzio questa sera al porto. C’è stato uno sbarco oggi pomeriggio: 283 persone dal Ghana, dal Gambia, dalla Nigeria. Ci raccontano della paura della guerra, della minaccia di Boko Haram.

Sono felici di essere arrivati, ma nessuno festeggia: una delle barche si è rovesciata durante il viaggio.

“Chi non sapeva nuotare, chi non è riuscito a risalire sulla chiglia è morto”.

Parlano di 40 persone disperse.

C’è silenzio stasera al porto, ma è un silenzio che dice molte cose“.

- Giulia, infermiera di Emergency al porto di Augusta, Siracusa, 23 Luglio 2015.

Per maggiori informazioni, donazioni, visita il sito http://www.emergency.it

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Storie di disperazione: “Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto…”

22 Aprile 2015 Commenti chiusi

«“Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto” racconta M. “In quattro giorni nel deserto abbiamo mangiato una volta sola. Potevamo bere due volte al giorno, non una di più. Ci hanno fatto lavorare in tutti i Paesi che abbiamo attraversato”. Il viaggio di M. dal Mali all’Italia è durato più di un anno. “Il peggio è stato in Libia, ci facevano lavorare e poi ci rubavano tutto quello che guadagnavamo. Vivevamo ammassati in una casa piccola, troppo piccola… Nessuno dei miei familiari ha mie notizie, non sono ancora riuscito a chiamarli…”

“Nemmeno i tuoi genitori?” chiedo. Le lacrime scendono sul viso di M. Come si consola un uomo?

Le sue lacrime scendono lente, ha un maglione col collo alto, le lascia scivolare fino a metà guancia e le asciuga allungando il collo del maglione. Ho lo stomaco chiuso e le gambe pesanti. Fatico a trattenere le lacrime, ho anch’io il collo alto, faccio a mia volta come lui, le lascio scendere a metà guancia e poi le asciugo.

M. ci racconta dello sfruttamento e delle violenze subìte. Ne porta i segni, in gran parte sul torace; i piedi sono gonfi. Negli ultimi due giorni del suo viaggio, durante la traversata del Mediterraneo, hanno cambiato scafo. Quello con cui sono arrivati era talmente piccolo che si sono ritrovati seduti uno sull’altro. Le mani sono quelle di chi ha lavorato sodo la terra, le riconosco, vengono da lontano nella mia memoria, dai miei nonni forse.

Quando sono partita per questa esperienza, diversi tra conoscenti e parenti continuavano a “mettermi in guardia” sulle malattie diffusive o infettive che a loro detta avrei rischiato di contrarre. Io, controbattendo con informazioni scientifiche, facevo notare l’insensatezza di questi allarmismi.

Queste persone avevano però in parte ragione. In effetti un contagio è avvenuto: di comunità. Di spirito di consapevole e comune uguaglianza, di consapevolezza dei diritti inalienabili, di informazione continua, di accoglienza, di semplicità, di umanità.
Mentre sono in viaggio per rientrare a casa a fine missione, nel mio piccolo paese che a sua volta ospita una comunità di ragazzi richiedenti asilo, sento questa “malattia” espandersi e mi domando come diffonderla. Quella sì che sarebbe una bella epidemia».

– Gessica, mediatrice del team di Emergency presso il Centro Umberto I a Siracusa, dove il nostro staff offre assistenza sanitaria gratuita ai migranti che sbarcano sulle coste del sudest siciliano.

Per informazioni, donazioni, aiuti visita il sito http://www.emergency.it

Argentina e Germania, il mondo vi guarda. Messi e Muller decisivi.

Anche Brasile 2014 sta per giungere al traguardo, poi entrerà nel cassetto della memoria. Un Mondiale per i nostri colori assai deludente terminato presto con un fallimento quasi ridicolo e un futuro che è diventato incerto poichè passivo di rifondazione.

Ci dovremo accontentare del fischietto di Rizzoli e questo la Fifa lo ha capito dandoci così una specie di regalino……..

Argentina e Germania chiudono il sipario e come sempre una entrerà nella Storia con immensa gioia per quella nazione mentre l’ altra piangerà fiumi di lacrime e di amarezza.

E’ il corso di ognuno di noi e della vita. Impossibile cambiarlo.

Una partita aperta ma se dovessimo guardare i risultati i tedeschi partono favoriti, non solo per l’ umiliazione inflitta al Brasile, il quale oltre ad essere Neymar dipendente era poca cosa.

Quella goleada  è stata oltre misura delle differenze tecniche che esistono tra le due nazionali. Per quanto opaca e presuntuosa la Selecao non è mai una cenerentola.

Le due squadre migliori di questo torneo sono arrivate in fondo e meritano di giocarsela. I tedeschi potranno contare sull’ organico compatto, forte, il carattere indomito e una difesa che qualche volta subisce delle sbavature. E’ oramai noto che hanno sempre avuto delle retroguardie un pò lente e quindi talvolta perforabili in velocità in particolar modo sulla fascia sinistra.

Oltre ad alcune buone individualità, l’ esperienza di Schweinsteiger e Klose, la chiave si chiama Thomas Muller e che può fare la differenza. Trequartista o punta aggiunta il ventiquattrenne ha classe e fiuto del gol.

Su un onda di un entusiasmo che è quasi iniziato fin dal girone eliminatorio, la Germania stavolta sembra però più preparata, più squadra nel suo complesso e riesce ad arrivare al gol con quasi tutti i suoi effettivi. Simile alla Juve, pratica e senza eccessivi fronzoli.

Invece i biancocelesti di Sabella punteranno quasi tutto sulla fantasia ma l’ Argentina odierna è completamente diversa da quella di Maradona o del 1978 in cui primeggiava il ciclone Mario Kempes.

Adesso anche i sudamericani si sono adeguati alle tattiche e al gioco europeo pur di arrivare allo scopo.

La semifinale con l’ Olanda è stata una delle partite più brutte della competizione e questo ci fa pensare che se rallenta qualche ingranaggio la squadra trova delle difficoltà. D’ altra parte è oramai noto il rendimento umorale di alcuni giocatori argentini oppure quando incontrano avversarie chiuse a riccio.

Non è stato il mondiale di Messi che ha fatto vedere fino ad ora cose discrete ma non straordinarie. La finalissima del Maracanà è l’ occasione per consacrarlo definitivamente anche a livello di Nazionale.

Aguero e il possibile recupero di Di Maria possono essere carte da giocare nel corso del match.

Il pronostico vede leggermente favorita la Germania ma in una gara unica, di grandissima importanza e piena di tensione come quella di una finale mondiale ci possono essere delle sorprese.

Non sarebbe la prima volta e nemmeno l’ ultima. Rigori compresi.

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Italia: un addio annunciato.

Game over. Gl’ azzurri lasciano il mondiale. La spedizione finisce alle ore 19,40 quando Godin segna la rete della vittoria uruguiana. Un preciso colpo di testa in una convulsa mischia. Uno a zero il finale. Componiamo le valigie con molta amarezza.

Prandelli e Abete si sono già dimessi. Un gesto e una decisione di grande serietà, per certi versi inevitabile, in un paese dove generalmente alzarsi dalle poltrone e dai ruoli di comando  è pressoché una chimera.

Da stanotte è il tempo dei processi rumorosi, delle riflessioni, della scelta del nuovo selezionatore, la quale non sarà assolutamente semplice fermo restando che rifondare un sistema e una rosa di atleti per chi lo dovrà fare si assumerà un enorme responsabilità.

La sconfitta con i sudamericani in una partita scialba, nervosa ha confermato il basso livello della squadra la quale negl’ ultimi tempi non è mai riuscita ad imporre un vero gioco esibendo scarsa personalità, lacune di preparazione e condizione atletica carente. Giocatori confusi, poco propositivi, lenti nelle ripartenze.

E’ inutile aggrapparsi alle decisioni arbitrali, talune negative come l’ espulsione di Marchisio o il morso animalesco di Suarez. Per ipocrisia, se avessimo vinto con due reti scarto tutti gli episodi arbitrali sarebbero passati in secondo piano come se nulla fosse…….

Ma l’ Italia attuale non ha questa forza e perciò quando si perde meritatamente è facile tirare fuori degl’ alibi.

Se analizziamo a fondo la partita con molta onestà, la Celeste ha creato qualche limpida occasione in più degli azzurri i quali non hanno mai tirato in porta. Buffon ci ha messo una pezza per almeno due volte, salvando capra e cavoli…..

Sebbene la nostra simpatia e un profondo affetto per Cesare Prandelli rimanga del tutto inalterato però il tecnico non è riuscito a concretizzare un progetto importante. Da diversi mesi si avvertiva un senso di disagio, idee poco chiare, qualche polemica di troppo, cambi di modulo frequenti.

Il girone era difficile ma non impossibile e la sconfitta con il Costarica ha pesato come un macigno sulla mancata qualificazione agl’ ottavi.

Però la colpa non è del tutta sua anche se è il primo a pagare: i giocatori sono più o meno questi. La crisi del calcio italiano è strutturale e radicata e le riforme devono avvenire in in diverse direzioni.

Basta guardare il nostro campionato che è lo specchio della Nazionale ed è errato fingere che non lo sia. La realtà, prima o poi viene sempre a galla. Se si esclude la Juventus che tuttavia in Europa fallisce qualsiasi obbiettivo, le squadre della massima serie sono mediocri ed equiparate.

I grandi club stentano a rifondarsi ( vedi Milan e Inter ) mentre il vivaio dei giovani non partorisce campioni straordinari mentre gli stranieri di ogni tipo arrivano a frotte.

E nemmeno possiamo ricorrere a riesumare Cassano che di talento ne ha oramai poco, oppure portare Abate e sperare che Balotelli con il suo bipolarismo caratteriale risolva i problemi del nostro attacco. Lo stesso dicasi per altri giocatori che ci hanno completamente disatteso.

Ce ne sarà da parlare per alcune settimane poi dovremo inesorabilmente voltare pagina.

La strada che ci condurrà verso il prossimo europeo è oramai alle porte.

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Azzurri: o si continua la samba oppure si torna casa.

E venne il giorno del ” giudizio “. In quel di Natal dove suadenti dune di sabbia raggiungono le increspate onde dell’ oceano l’ Italia affronterà alle ore 18 l’ Uruguay. Sebbene ambedue abbiano fatto la storia del pallone fin dall’ epoca della Coppa Rimet non è proprio una classica dei campionati del mondo.

Per via di diverse causalità le squadre si sono incrociate pochissime volte mentre le due federazioni oltre alla notevole distanza chilometrica mancano di un gemellaggio. E forse anche di simpatia.

Ma la nostra memoria  evoca bellissimi ricordi e cerca di scacciare qualche delusione. Soprattutto prima della seconda guerra mondiale, quando il calcio era calcio e non business, i campioni rappresentavano bandiere e non divenivano banderuole.

Quando si urlava e si criticava meno per un rigore mancato, quando il razzismo sul campo non era motivo o un pretesto per sfasciare gli impianti e neanche per dileggiare una pelle diversa. E una sconfitta era definita con maliconia ” un onore alle armi”.

Ma i decenni “ tradiscono “ e i tempi sono cambiati. Le nuove generazioni si sviluppano e modificano moltissime cose. La sportività nonostante l’ esistenza del Fair Play in alcuni casi ha perso la sua ragione. Il doping ha scritto pagine nere, gli scandali sono aumentati e le polemiche restano accesissime. Il famoso detto ” bisogna saper perdere  è pressoché scomparso “. Un grande circo che si muove al passo dei media e dei giornali, dominato dal denaro, dai debiti e dalle plusvalenze.

Il calcio odierno è meno vero, più tecnico, scarsamente avvincente. E per certi versi un po’ noioso poiché è ancorato  solamente a degli episodi. Ma quando parliamo di Patria, di Bel Paese, di Nazionale ritroviamo quel briciolo di Unità e di tifo che altrimenti avremmo smarrito. Per quanto tutto sia artificiale non ne possiamo fare a meno. Ed è per questo, al di là di come andrà a finire milioni di spettatori saranno incollati alla televisione.

 

La Nazionale nel pomeriggio si gioca moltissimo del proprio futuro. Perfino Cesare Prandelli che in cassaforte ha un contratto firmato che scadrà nel 2018 potrebbe rivedere il tutto se stasera se ne torna a casa. Magari non gli tirerebbero le uova e i pomodori a Fiumicino ma chissà se la rivoluzione sarebbe indolore…..

Un fallimento per essere ” digerito ” ha bisogno sempre di un capro espiatorio.

Il Campionato del Mondo di calcio è spesso un terno al lotto. Si può partire bene e finire malissimo. Si può trovarsi quasi fuori e rimanere all’ ultimo tuffo in corsa. Basta un niente e uno sbaglio, anche di valutazione, costa carissimo. Stabilire un ferreo pragmatismo in un concentrato di diverse gare che si consumano in pochi giorni è alquanto difficile. Ancor di più quando il torneo si svolge in continenti lontani. Una cabala rotonda e lo sarà anche questa volta.

Ma generalmente chi si aggiudica la competizione o perlomeno raggiunge la finalissima, quasi ( dico quasi ) ha fatto quadrare i conti. Le schiappe, anche se non c e ne sono più, sistematicamente escono fuori. Salvo rarissime eccezioni, ma come ben sappiamo l’ eccezione conferma la regola ( Lo sottolinea anche un famoso proverbio ).

Gli uruguagi hanno dalla loro parte un solo risultato: la vittoria. Viene da chiedersi se sia un bene oppure un male. Sicuramente una motivazione ulteriore, poiché avranno l’ obbligo di concentrarsi soltanto su quella. Devono segnare e non potranno nascondersi a lungo, giocherellare, perdere tempo il quale sarà preziosissimo e lo spettro dei rigori resterà nelle case dei fantasmi. Insomma devono fare la gara.

La Celeste è forse la nazionale dell’ America Latina che più si avvivina alle tattiche europee. Tabarez è un vecchio lupo di mare e che sa il fatto suo. E’ vero che tango e samba nel calcio sono oramai morti, ma questa squadra ha un reparto di maggiore spessore rispetto al nostro: l’ attacco.

Cavani e Suarez sono antipatici e ammirati per un brutto vizio: quella di metterla dentro. Per quanto l’ ultima stagione dell’ ex partenopeo sia stata inferiore di quando strabiliava nel Napoli, i due matador sono una coppia di grandissimo spessore la cui forza sta nella fantasia e nell’ essere imprevedibili. Certo non possono vincere una partita da soli ma il loro rendimento sarà comunque decisivo.

Con ogni probabilità Cesare Prandelli cambierà modulo e alcuni uomini. Questo non è un match da tiki taka, da fraseggio, da calcio utilitaristico. Stasera bisogna rispondere colpo su colpo ed essere particolarmente pratici, senza fronzoli e tirare fuori gli attributi, tralasciando le carenze psicologiche e ricordarsi di avere autostima.

Balotelli e Immobile saranno davanti. Il capocannoniere della Serie A mai scriverà le leggendarie pagine che furono di Paolo Rossi o Bruno Conti ma oltre la faccia della spedizione è in gioco anche la sua carriera.

La penuria di attaccanti è un ” rimpianto ” per il nostro selezionatore. Con il senno del poi, mai come in questo caso avrebbero fatto comodo i guizzi e la velocità del Rossi viola……..

Al centrocampo Prandelli ha la certezza di avere un Pirlo in più e l’ assenza di Daniele De Rossi non passerà inosservata. Il romanista per quanto in forma poco splendida dettava tempi e sostanza in mezzo ai reparti. In questa zona del campo  i nostri avversari sono abbastanza compatti mentre tecnicamente e sul piano della qualità sono leggermente inferiori.

La difesa resta l’ incognita maggiore. Alcune disattenzioni, Costa Rica in primis, ci hanno fatto riflettere sulle scelte di Prandelli fin dal girone preparatorio al mondiale. E’ la retroguardia juventina degl’ ultimi tre scudetti ma se guardiamo i numeri i suoi gol li ha sempre  incassati. Un fatto strano forse ma che ha costretto al tecnico a farli giocare con una linea alta e offensiva per aiutare il cambiamento di modulo molto simile a quello spagnolo.

Infine l’arbitro. Dirige un altro Moreno. Impossibile dimenticare Giappone e Corea 2002. Quello era un mascalzone in tutti i sensi.

Scorrettezze arbitrali non ce lo meritiamo ma questo non deve diventare un alibi. Se siamo qui a lottare sul filo del rasoio la colpa è anche un po’ nostra.

Marco Antonio Rodríguez Moreno, messicano,  è uno della frangia dei duri, con il cartellino facile e che chiede rispetto dentro e fuori dal rettangolo. Profondamente  religioso, la sua vita è considerata al pari di una missione.

Pastore evangelico quando appenderà le scarpette al chiodo ha in programma di aprire un centro di recupero per disadattati.

Per stasera, oltre ad una direzione equa, con il cuore in mano gli chiediamo di dire una preghiera in più.

Credo che ne avremo veramente bisogno.

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Politica estera, da che parte stare ?

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

FOTO: FUNERALE DELL’ ELICOTTERISTA SIMONE COLA 2005 – FIESOLI.

POLITICA ESTERA, DA CHE PARTE STARE ?

È stata presentata recentemente la quarta edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo. Nella discussione emersa abbiamo scelto di interpellare, in occasione delle prossime elezioni (importanti come mai per il nostro Paese e per il suo ruolo nel mondo), le forze politiche su alcune scelte che ci sembrano all’ordine del giorno e che riguardano in particolare l’art.11 della nostra Costituzione il cui attacco è inequivocabile: “l’Italia ripudia la guerra…”

I partiti e le coalizioni che si presentano alle elezioni del 24/25 febbraio 2013 mostrano, nei programmi proposti agli elettori, carenze e vuoti per ciò che riguarda la politica estera. Non chiariscono cosa intendono fare una volta chiamate a governare, non indicano ai cittadini la posizione del Paese su questioni importanti quali la partecipazione a missioni armate, il ruolo nel Mediterraneo, la cooperazione internazionale, la funzione della Nato e delle Nazioni Unite, i rapporti commerciali con Paesi che non rispettano i diritti umani e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.

Per questa ragione, le associazioni e i cittadini che sottoscrivono questa lettera aperta chiedono ai partiti, alle liste, ai movimenti e ai singoli candidati che si propongono come parlamentari della Repubblica di rispondere alle seguenti domande che costituiscono per noi un elemento dirimente per la politica estera e di difesa della prossima legislatura.

Prima del voto renderemo pubbliche le risposte che avremo ricevute

-          Siete favorevoli o contrari all’acquisto degli F35 e dei due sommergibili U212? Se no, come intendete investire il denaro risparmiato? Se si, quale sarà l’impiego operativo di questi acquisti?

-          Siete favorevoli o contrari a ridiscutere e cambiare la legge Di Paola, che permette al Ministero della Difesa di spendere fuori dal controllo parlamentare?

-          Siete favorevoli o contrari ad aumentare i fondi destinati alla cooperazione internazionale?

-          Siete favorevoli o contrari a contrastare traffici illeciti di armi e altro che alimentano conflitti locali e che hanno “deciso” l’esecuzione di giornalisti coraggiosi come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin?

-          Siete favorevoli o contrari a ridefinire e rendere nota la politica dell’Italia nell’area mediterranea?

-          Siete favorevoli o contrari a rendere nota l’agenda del ritiro dall’Afghanistan e dagli altri scenari di guerra (Kosovo, Libano) dei nostri militari?

-          Siete favorevoli o contrari a stabilire, in questi scenari di guerra, una eventuale quota di cooperazione civile per non abbandonare i Paesi?

-          Siete favorevoli o contrari a considerare il rispetto dei “diritti umani”, così come sanciti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, clausola indispensabile per qualsiasi operazione italiana (acquisito, vendita, investimento, cooperazione) all’estero pubblica o privata?

-          Siete favorevoli o contrari ad un’azione di ristrutturazione e rilancio delle Nazioni Unite?

-          Siete favorevoli o contrari a chiarire il ruolo della Nato e dei paesi membri sullo scenario internazionale?

-          Siete favorevoli o contrari a stabilire che le decisioni di politica estera e di difesa contemplino maggiori spazi di dialogo istituzionalizzati per la società civile e i cittadini?

Le risposte di partiti, liste, movimenti e candidati devono pervenire al seguente indirizzo:

dacheparte@gmail.com

Promotori:

ASSOCIAZIONE ILARIA ALPI   WWW.ILARIAALPI.IT

ASSOCIAZIONE 46ESIMO PARALLELO – ATLANTE DELLE GUERRE E DEI CONFITTI AFGANA

Primi firmatari:

TAVOLA DELLA PACE, ARCI, ARCS, LETTERA22, AMANI, CIPSI, EDUCAID, VOGLIO VIVERE ONLUS, BEATI COSTRUTTORI DI PACE, TERRA DEL FUOCO, KOINONIA ROMA, LEGAMBIENTE, AAM TERRANUOVA EDIZIONI

Per sottoscrivere il presente documento scrivere a: dacheparte@gmail.com

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Bell’ Italia, i panzer s’ inceppano e adesso l’ Europeo lo possiamo perdere solo noi.

E così arrivò la  finale. Come nel 1982 nel 2006 nessuno aveva fiducia nella maglia azzurra ma poi ci siamo dovuti ricredere con emozioni e un gioco inaspettato. D’ altra parte siamo fatti così: prima ci si addormenta, si rischia, poi ci si sveglia e li mettiamo sotto tutti. Se non si soffre la Nazionale non si diverte……..la Storia ce lo insegna.

Se con l’ Euro e la Merkel non andiamo bene almeno consoliamoci con il calcio in un epoca dove i problemi sono davvero altri.

Gl’ azzurri si sbarazzano di una Germania che delude totalmente le attese ma che conferma che quando incontra l’ Italia nei momenti importanti  torna a a casa con le ossa rotte.

Due a uno e un Balotelli che ritrova il sorriso ma soprattutto le giocate che ci lasciano senza fiato. Partita a lungo dominata dagl’ azzurri che già dopo i primi quaranticinque minuti erano in vantaggio.

I tedeschi  escono solo nel finale e accorciano le distanze con un rigore di Ozil ma oramai è troppo tardi per pensare di rimontare.

Ora la Spagna, ma se è quella vista ieri sera contro il Portogallo dove un pareggio noioso l’ ha costretta a  passare il turno solamente ai rigori allora possiamo dormire sonni tranquilli poichè l’ Europeo lo possiamo perdere solo noi.

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Bravi azzurri, con cuore e abnegazione. Quando sembrava finita vanno in semifinale.

Partiamo con  una premessa. L’ Italia aveva già vinto ai punti nei 120 minuti regolamentari,

sia sul piano del gioco che nel computo delle opportunità,

ma come si poteva prevedere alla vigilia è finita ai rigori.

I quarti di finale con l’ Inghilterra erano considerati un ostacolo ma non insormontabile.

Zero a zero, si è dovuto soffrire fino all’ inverosimile ma alla fine ce l’ ha fatta.

Cesare Prandelli si è affidato fin dall’ inizio alla strana
coppia di attacco Mario Balotelli e Antonio Cassano, i due folletti un po’ pazzi sul piano caratteriale
ma ricchi di fantasia. Il tecnico ha rinunciato a Di Natale con l’ idea di farlo entrare in un secondo momento ma i contrattempi muscolari di De Rossi hanno mandato all’ aria questa strategia.

E’ stata un Italia pimpante, briosa e che ha “ sentito ” un po’ troppo
questo match giocando con il cuore e combattendo la fatica e i crampi.

Tutti comunque hanno regalato una prestazione eccelsa, al massimo delle loro

possibilità e con grande spirito di abnegazione. Pirlo ha saputo giostrare a centrocampo con grande maestria mentre

la difesa non si è fatta quasi mai sorprendere nonostante l’ importante assenza di Giorgio Chiellini.

Una nota di merito in più deve essere data a Diamanti. Si sta dimostrando una rivelazione.

Numerose sono state le occasioni gettate al vento quando si poteva chiudere anzitempo il discorso

della  qualificazione come lo è clamorosa la traversa colpita da Daniele De Rossi.

Se gli azzurri hanno svolto un buon ritmo, gl’ inglesi si sono nascosti creando
ben poco e stando sulla difensiva.

Poi la lotteria dei penalty andando addirittura sotto di un punto, ma
quando sembrava finita i leoni di oltremanica smettono di ruggire sbagliandone
due di fila e con Buffon che compie il miracolo.

Nella semifinale di giovedì  l’ Italia si batterà contro la Germania che assieme alla Spagna sono le principali favorite del torneo.  Finalmente si vedrà di che pasta è fatta di questa squadra che però rispetto al girone eliminatorio è cresciuta dal punto di vista nervoso, fisico e tattico.

E’ la gara chiave dell’ europeo. Probabilmente sarà un incontro diverso e più difficile  ma dopo stanotte stanno salendo le quotazioni italiane per raggiungere la finalissima.

 

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L’ Italia approda ai quarti, ma quanta fatica e sofferenza !!

L’Italia approda ai quarti di finale di Euro 2012 ma quanta fatica e sofferenza !! In una gara estremamente fisica contro un Irlanda lenta e macchinosa e che chiude il torneo con tre sconfitte confermando il modesto tasso tecnico nonostante sia allenata da Giovanni Trapattoni, gli azzurri hanno vinto per due reti a zero esprimendo un gioco più di cuore che di testa.

Le firme sono di Antonio Cassano in una convulsa azione di calcio d’ angolo e Mario Balotelli con una rovesciata allo scadere.

Con il ritorno alla difesa a quattro Cesare Prandelli ha cambiato modulo e ha fatto bene ma i problemi di manovra, di ritmo e di idee rimangono inalterati. L’ intesa tra i reparti è tuttora poco brillante, la personalità collettiva non emerge e come detto più volte alcuni giocatori non esprimono quella qualità che dovrebbe fare la differenza.

Partita difficile come previsto. Le occasioni da gol sono state veramente poche e in alcuni momenti l’ Italia ha dovuto patire la confusa forza dell’ avversario ed essere subissata dalla tensione nervosa. 

Grazie alla vittoria della Spagna sulla Croazia per 1 a 0 il temuto ” biscotto ” non si è consumato ma tuttociò non deve farci illudere che il calcio sia completamente corretto.

Oltre alla gioia della qualificazione adesso viene il difficile poiché non ci saranno più prove di appello. Questo successo aumenterà di morale e per arrivare alla finalissima mancano solamente tre incontri, pertanto tutto può succedere sia nel bene che nel male.

Gli azzurri incontreranno la vincente del gruppo D che conosceremo domani: Francia, Inghilterra oppure Ucraina.

 

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Azzurri, l’ ora della verità.

Anche se nel caso dovesse passare il turno, non sarà un grande europeo per la nazionale italiana. Questa edizione 2012, anticamera e speranza per il prossimo mondiale del 2014, ha fatto registrare diverse lacune, che sono l’ attuale specchio del panorama del calcio italico dominato da calciatori stranieri, con un immagine non troppo cristallina, una federazione un pò inefficiente e con la piaga indelebile del calcioscommesse. Siamo pure bistrattati dai grandissimi campioni che non ci considerano più come una volta “ la terra promessa ” dello sport.

Senza essere in paradiso……. Liga spagnola, Bundesliga tedesca e Premier League inglese per certi versi sono migliori del nostro campionato di Serie A.

D’ altra parte il torneo continentale per nazioni cominciò male fin dall’ inizio con la sorprendente, ( ma nemmeno poi tanto ), assegnazione a Polonia e Ucrania che nonostante si sia voluto dire sul piano politico e organizzativo ci stanno dando una discreta impressione. Quel giorno a Cardiff  avevano ragione gli otto membri che votarono a favore di questo accoppiamento e la fiducia è stata ripagata.

Ma tornando al pallone che rotola sull’ erba in queste ore hanno sorpreso le dichiarazioni di Cesare Prandelli prima del match con l’ Irlanda di Trapattoni che con un tono pacato non crede alla possibilità di un biscotto ( sotto forma di accordo ) tra Spagna e Croazia, poichè gl’ odierni Campioni del Mondo non scendono a compromessi e perchè la loro statura morale nel calcio è troppo immensa e quindi tuttociò mai avverrà.

E’ rarissimo trovare qualcuno che possa parlare male del selezionatore della nostra Nazionale. Fuori ogni ombra di dubbio si tratta di  una splendida persona, amata e stimata in ogni angolo dello Stivale e non solo, e più volte ha dimostrato la profondita e la grandezza del suo carattere, come nella terribile malattia della moglie che si dimise dignitosamente dalla panchina della Roma  o come quando ha lasciato Firenze con signorilità. 

Ma stavolta viene da chiedersi se le sue frasi siano frutto di diplomazia, di buonismo o forse un eccesso di  perbenismo che ci lasciano stupefatti per il fatto che l’ esperienza dovrebbe insegnare e purtroppo c’ è un grave precedente, nemmeno troppo lontano. Anche se noi italiani siamo Maestri nel pensare male……….come ricorda Giulio Andreotti……… di frequente ci si azzecca…..

Le torte, i biscotti o quantaltro se li sono sempre spartiti……in maniera sottile e all’ insaputa degl’ altri. Succede nello sport, nella politica e nelle famiglie………Ciò non significa che questo avvenga ma non è da sottovalutare completamente e nemmeno da credere alle favole. Sarebbe stato meglio se il buon Cesare avesse esplicato in conferenza stampa un classico e letterale………..mi auspico…….

E’ certo che gli Azzurri se si esclude le gare di qualificazione stentano a trovare una convincente fisionomia di gioco, fanno tremendamente fatica ad andare in gol per la penuria di attaccanti puri e anche la scelta dei giocatori che ha portato il Mister ci lascia qualche perplessità. La qualità tecnica è scarsa. In particolar modo dipendono dalla vena di Pirlo e Antonio Cassano a cui siamo felici della pronta guarigione non ha mai inciso tantissimo in questa Nazionale. 

Che non ce ne voglia ma Prandelli non è esente da qualche errore, peraltro umano.  Il puntare su un modulo dispendioso di energie quando abbiamo atleti in vistoso calo dopo una stagione stressante ci appare una decisione azzardata e la difesa a tre nel calcio odierno è molto difficile da attuare con De Rossi il cui ruolo naturale è a centrocampo. Giocare in contropiede con un pò di catenaccio poteva rendere di più.

La partita di stanotte sarà fondamentale non solo sul proseguio dell’ Europeo, Un eliminazione anticipata, oltre alla pessima figura  rimescolerebbe tutte le carte per il cammino verso Brasile 2014 in considerazione che anche  a Southafrica 2010 le prestazioni furono disastrose. 

Una tangibile rivoluzione sarebbe necessaria e lo stesso Prandelli dovrebbe essere rimesso in discussione. Idem  per la classe dirigenziale.

Ma ancor più brutto sarebbe avere dei rimpianti poichè non c’ è di peggio che dipendere dai risultati e dalle azioni altrui.

Forse con qualche accorgimento e maggiore volontà si poteva evitare di arrivare a questo delicato punto.

Staremo a vedere come andrà a finire. La Verità viene sempre a galla.

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Ho visto quattro terremoti e racconto la mia esperienza.

In queste difficili ore per l’ Italia ma soprattutto per la regione dell’ Emilia Romagna, oltre alla solidarietà ( anche io ho fatto una piccola donazione ), voglio raccontare la mia esperienza sui terremoti.

Questo articolo  è tratto dal mio libro Personal Observations e dal capitolo “ Inside the earthquakes “.

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Erano le tre di notte del 19 agosto 1999 quando la faglia del Mar di Marmara in Turchia scivolò negl’ abissi terrestri per ben oltre dieci chilometri, rilasciando così un energia talmente violenta che distrusse buona parte delle zone densamente popolate e situate sulla fascia costiera.

L’ area Nord Anatolica venne fortemente offesa da una rottura di oltre novanta miglia che nei punti più vasti raggiunse la larghezza di sei metri, con un magnitudo 7,8 della scala Richter. Fu uno dei sismi più devastanti dell’ era moderna, simile come potenza a quello di San Francisco avvenuto all’ inizio del Novecento.

Gli studi dei geologi e sismologi hanno accertato che la paraclasi prima della zona epicentrale aveva sobbalzato per quasi quaranta minuti ma con un intensità molto bassa. La popolazione non avvertì un minimo sussulto e di conseguenza non ebbe nessuna possibilità di prepararsi una via di fuga. Come spesso accade in queste sciagure, immediatamente nacque un sentimento di solidarietà in mezzo al pianto, al dolore, alla morte e innalzandosi altissimo oltrepassò le accuse della gente contro lo Stato, il quale veniva considerato responsabile di  appalti truccati, di aver approvato piani regolatori con una cementificazione scriteriata e colpevole delle deficienze strutturali su cui gl’ edifici e gl’ impianti fognari erano stati costruiti.

Le cifre ufficiali del Governo di Ankara parlarono di oltre diciassettemila deceduti e più di trentamila feriti ma si presume che siano stati un numero superiore. Già sul seppellimento dei cadaveri ci furono delle risentite polemiche poiché si sospettava che fossero stati gettati nelle fosse comuni. A Izmit, Yalova, Bursa, Golcuk, Bolu, Adapazari, Sakarya, i rapporti esplicati nei mesi successivi hanno evidenziato nutrite colpe delle amministrazioni municipali. E’ emblematica la fotografia scattata da un elicottero del C. P. T. ( Civil Protection Turkish )sul centro di Golcuk dove l’ antica moschea era rimasta perfettamente intatta intanto che la zona urbana circostante aveva collassato al suolo.

Non era indispensabile salire tra cumuli e nembi per capire che sono stati commessi pesanti errori in un territorio da sempre considerato ad elevato pericolo sismico. Ad un occhio attento difficilmente sfuggiva che molte abitazioni furono fabbricate con materiali scadenti. Pilastri mal progettati, beton eccessivo che si sgretolava con facilità nei punti di debolezza mentre il complesso dei ferri annegati nel getto del conglomerato cementizio erano spesso di diametro ridotto.

“ Cardboard houses “ – case di cartone – le chiamano gli americani ma probabilmente saranno state rifatte uguali.

I maremoti, lo tsunami, le frane e gli uragani sono sempre esistiti ma con l’ avvento del secondo millennio sono diventati quasi parte integrante della nostra quotidianità. Non passa stagione che non succeda qualcosa di drammatico. A detta di diversi ricercatori è un segnale inquietante, il quale si è decisamente accentuato rispetto al passato. Il rapporto sulle calamità naturali stilato nel 2010 dal Dipartimento Usa ci fa notare che dal 1900 ad oggi i sismi superiori ai 1000 morti sono stati 118.

Le correlazioni tra terremoti e aumento della temperatura oppure con i test nucleari o la magnetostrizione, ( l’ attività solare e il campomagnetico esterno ), sono tuttora a livello di ipotesi e che non trovano delle conferme nelle approfondite ricerche che sono state attuate negli ultimi decenni.

La sismicità che è il valore insieme alla frequenza con cui si manifestano i terremoti, è una caratteristica fisica del pianeta. Sono poche le contromisure per combattere questi fenomeni: il costante monitoraggio del terreno, la prevenzione della vulnerabilità con costruzioni di alto livello qualitativo e in aree a basso rischio tellurico.

Dopo il cataclisma di Qazvin nel 1962, quello di Tabas e negl’ anni novanta nella valle di Rudbar, l’ Iran ha conosciuto un altra tragedia il 26 dicembre del 2003. Il terremoto di Bam ha una dinamica affine a quella anatolica, in piena notte, senza scampo per gl’ abitanti che dormivano. L’ epicentro è avvenuto a tredici chilometri dalla città, nel deserto salato di Dasht-e-Lut, ad una profondità di ottomila metri in un area sismica attiva che però non aveva riportato terremoti storici prima di questo terrificante evento.

La durata del movimento vibratorio è stata stimata tra i sette e dodici secondi in due travolgenti fasi. Magnitudo 6,6 e quindi inferiore a quello turco, ma pur sempre intenso poichè il picco registrato dall’ accelerometro arrivò fino a 0,98g.

Oltre alla perdita delle vite umane è andata praticamente distrutta un enorme eredità culturale, la Cittadella “ Arg e Bam “, decretata nel 2004 dall’ istituzione intergovernativa dell’ Unesco come Patrimonio dell’ Umanità.

Lo Zoorkhaneh ( uno ampio spazio per l’ esecuzione di sport tradizionali ), la Moschea del Profeta, i quartieri attigui, la Madrassa ( la scuola dei religiosi ), i torrioni adibiti a funzioni difensive e il sepolcro monumentale hanno patito ingenti danni. Un area strategica adagiata sul plateau mediorientale che ebbe il massimo splendore tra il VI e il X secolo. Anticamera dell’ Afghanistan e del Pakistan, Bam era un’ importante crocevia per il commercio delle sete e i tessuti, che poi nel corso dei secoli ha dovuto sopportare carestie e dominazioni, a cominciare da quelle persiana e ismailita.

Il sito archeologico è un’ eccezionale testimonianza delimitato da poderose muraglie che raggiungono i nove metri di altezza. Un raro esempio di insediamento fortificato, la cui peculiarità è lo strato di mattoni con il fango usato per edificarlo. Il paesaggio culturale di Bam è sicuramente l’ interazione fra Uomo e Natura dove il sistema d’ irrigazione ( Qanat ) formato da canali e tunnel ha saputo portare vita e sviluppo nel deserto.

In Iran la macchina dei soccorsi non fu imponente e neanche immediata. Nelle ore successive alla catastrofe il governo degli Ayatollah a causa della crisi interna e con l’ occidente, comunicò agli organi di stampa che rifiutava qualsiasi forma di aiuto credendo di potercela fare da soli o perlomeno con i paesi considerati amici.

“ Le questioni umanitarie non devono essere intrecciate con gli inveterati problemi che ci sono con gli Stati Uniti. Se ci sarà un sostanziale cambiamento da parte dell’ amministrazione americana, sia nei toni che nei comportamenti diplomatici, allora prenderemo in considerazione un nuovo sviluppo nelle nostre relazioni “.

Un discorso di propaganda e di pervicace ostilità in un periodo di notevole importanza per la nazione e per tutto il Medio Oriente. Le rivolte studentesche per le libertà civili erano ricominciate nelle piazze di Teheran, la repressione si faceva sempre più dura ed alcuni alleati dell’ ala riformista erano stati costretti a dimettersi dai seggi del Parlamento.

Due anni prima i terroristi di Al-Qaeda avevano colpito le torri gemelle di New York e George W. Bush, che nel frattempo aveva ordinato di invadere l’ Afghanistan, era convinto che nell’ attentato ci fosse una compartecipazione degl’ iraniani, mentre da pochi giorni le forze della coalizione avevano catturato il rais Saddam Hussein in Iraq.

Soltanto dopo la visita del Presidente Khatami a Bavarat e Bam insieme al Governatore della provincia di Kerman, avvenuta alla fine dell’ anno, si accorsero quanto era grande il disastro. Di fronte all’ incalzare degli improperi della folla, non bastarono le facili promesse mascherate dalla fede e così il regime fece un’ inversione di rotta aprendo le frontiere alle cooperazioni sanitarie internazionali.

Malgrado le notizie siano sporadiche e con poca possibilità di verifica, a distanza di diversi anni Bam ha avuto una lenta ricostruzione basata su un progetto di spostamento della città che sembra sia avvenuto soltanto parzialmente. Il lavoro di ripristino della Cittadella è garantito dalla supervisione dell’ Iranian Cultural Heritage Organization ma viene svolto dalla comunità scientifica internazionale e dalle università giapponesi, le quali hanno stanziato oltre un milione di dollari. Anche il Ministero dei Beni Culturali italiano ha fatto un investimento. Duecentocinquantamila euro ed ha inviato un gruppo di tecnici per il restauro e la messa in sicurezza della torre maggiore che è situata sulla cinta muraria sud-occidentale.

Purtroppo queste sciagure lasciano lacerazioni indelebili e spesso sono dimenticate dal mondo. Dall’ esposizione informativa di un’ equipe dell’ Earthquake Engineering Research Institute, i quali hanno analizzato a lungo la salute mentale e la condizione socioeconomica dei superstiti, si evince che la situazione umana è particolarmente preoccupante. La regione ha perduto la fonte di sostentamento che veniva dal turismo, la produzione artigianale è alquanto rallentata, mentre si sono incrementati i tassi della criminalità, della disoccupazione, dell’ uso di stupefacenti e dei suicidi.

Raccontare per immagini un sisma è un lavoro inusuale che ti cala in una realtà penosa. E’ fondamentale essere senziente e agire in punta di piedi per non disintegrare la dignità delle persone. D’ altra parte questo “ scomodo ruolo “ è obbligatorio per chi vuol fare informazione. Se sia giusto o no documentare avvenimenti angosciosi è un argomento mai risolto e che non spetta certamente a me a deciderlo, ma la nostra società nell’ era della comunicazione globale ha oramai annullato le distanze fisiche e culturali e quindi non ne può fare a meno.

Ho fotografato quattro terremoti ed avrei molti episodi da ricordare, tutti differenti. Però la sera che giunsi ad Izmit è quello che mi è rimasto più impresso nella memoria.

Quando stavo per entrare nel palazzo dell’ hockey su ghiaccio dove erano sistemati i cadaveri e le bare mentre il sistema di raffreddamento erogava il massimo della potenza per ritardarne la decomposizione, l’ addetto alla sorveglianza dandomi una mascherina per proteggermi dall’ insopportabile fetore e da possibili bacilli, guardandomi diritto negli occhi mi disse:

“ Te la senti ? “.

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” Unonessunocentomila “, l’ immigrazione nel norditalia.

2 Maggio 2012 Commenti chiusi

 

 

 City art presenta. UNONESSUNOCENTOMILA Un film documentario del regista Valerio Finessi,

che nasce dall’esigenza di raccontare alcuni avvenimenti accaduti a Milano nell’inverno del 1999

e che vedevano come protagonisti i numerosi immigrati stranieri

sgomberati dalle forze dell’ordine dai capannoni delle grandi ex fabbriche di via Adriano

come la Marelli, con l’equazione “immigrati = delinquenza”. 

 

Al centro del racconto c’e’ l’occupazione, da parte del Centro Sociale milanese Chiapas,

di una palazzina di proprieta’ del Pio Albergo Trivulzio, abbandonata da anni,

per ospitarvi al suo interno una cinquantina di immigrati clandestini, moldavi, ucraini,

rumeni, pachistani, abbandonati a se stessi, alla ricerca disperata di un lavoro qualsiasi in Italia.

Attorno c’e’ la gente del quartiere con le sue paure, le contraddizioni di chi, immigrato

dal sud Italia,spesso vive le stesse condizioni degli immigrati stranieri perche’ abita

in una casa occupata  abusivamente; ma anche la generosita’ di chi vuole capire questa

realta’ con cui bisogna imparare a fare i conti, senza dimenticare che in passato anche gli italiani

hanno vissuto le stesse problematiche.

UnoNessunoCentomila e’ un viaggio nella nuova realta’ in cui il nostro paese deve e

dovra’ sempre di più confrontarsi senza dimenticare che tra la fine dell’800 e nel secolo

scorso 26 milioni di italiani hanno lasciato la loro terra alla ricerca di una vita migliore

in altri paesi del mondo.

Il film documentario UnoNessunocentomila e’ completamente auto prodotto girato in digitale

con una troupe ridottissima.

-Regia di Valerio Finessi

-operatore, Enrico Maria Brocchetta

-montaggio Nereo Rapetti

-durata 48 minuti

 
INFORMAZIONI UTILI:Venerdi 4 Maggio ore 21,00Proiezione Video “UNONESSUNOCENTOMILA”con la partecipazione del regista Valerio Finessi

DOVE: Spazio City Art via Dolomiti 11 Milano -MM1 fermata Turro

ISCRIZIONI E INFORMAZIONI: info@cityart.it tel.0287167065 / cell. 3357689814

Web: http://www.cityart.it

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Comunque vada a finire la Juventus è Campione d’ Italia.

7 Aprile 2012 Commenti chiusi

Il calcio è come la Vita, è molto strano. Anzi stranissimo. Ma non per questo imprevedibile. A momenti amaro in
altri dona indicibile felicità. Con i suoi enormi difetti, una tagliente ipocrisia diffusa, un mondo dove le bandiere sono quasi scomparse del tutto, dominato dal “ dio denaro “ e dalle troppe chiacchere.

La Pasqua è segno di resurrezione, di fede cristiana e profonda, di definitiva espiazione di antichi peccati e nell’ uovo qualcuno trova una gradevole sorpresa.

Tutti noi ritorniamo un po’ bambini e tutti siamo più buoni.

Comunque vada a finire la Juventus è Campione d’ Italia. Lo dico senza perifrasi e non da tifoso, poiché gli almanacchi del pallone sono pregni di squadre inferiori che hanno lottato con lealtà e sul filo di lana hanno visto dissolversi in un secondo un sogno cullato per un’ intero anno.

Certo quello che conta nello sport è vincere in senso assoluto e ai trionfatori vanno tutti gli onori, l’ accesso alle competizioni internazionali  più prestigiose, i ricchi sponsor ma lo spessore morale nonostante gli scandali, le combine presunte o vere, gli arbitri inadatti e ambigui, rimane sempre incontrovertibile.

La Vecchia Signora indossa l’ abito dell’ umiltà, mette in soffitta la sindrome della ” pariggite ” e in due giornate se ne torna al comando riprendendo cinque lunghezze al Milan. Se il bidone, o forse meglio dire l’ incompreso Amauri, era costato un occhio della testa e ceduto alla Fiorentina per un pezzo di pane pur di toglierselo dalla rosa, mai perdita fu così proficua e soddisfacente.

A Firenze oggi hanno sofferto molto. Sappiamo quando sia forte l’ antipatia tra le due città e i rispettivi club, ma di fronte allo spettro  dello retrocessione va bene una Messa e un aiuto……

Come titola stasera Tuttosport in prima pagina - ” Meno Allegri ” – i rossoneri in soli dieci giorni stanno compromettendo un’ intera stagione. Se il rigore nel ritorno al Camp Nou era stato definito ingiusto oppure generoso, bisogna vedere da che parte lo si giudica, scatenando un infinità di polemiche e di vittimismo, nel pomeriggio quello calciato da  Ibrahimovic contro la viola è stato sicuramente gratuito.

Ma al di là di ciò la verità è che il Milan è in flessione, svogliato e patisce l’ assenza cronica di diversi  giocatori che per sfortuna o fragilità fisica stanno più in tribuna che in campo ( Cassano e Pato in primis ) ed altri come Emanuelson e Robinho sono fuori condizione mentre Boateng non ha reso come nel 2011.

L’  eliminazione dalla Champions League si sta rilevando più pesante del previsto sul piano psicologico senza contare quella nella Tim Cup. 

I milanesi costruiscono la manovra in maniera lenta, prevedibile e tante volte si sono aggrappati alle magie di Ibrahimovic che in Europa per ironia della sorte li ha sempre delusi. Inoltre sfruttano poco le fascie mentre le disattenzioni difensive sono frequenti.

Un punticino divide le due squadre e con ogni probabilità questo Scudetto si deciderà su un episodio. Però a sette giornate dalla fine i passi falsi possono essere decisivi e non ci si può appellare al gol fantasma di Muntari.

E’ innegabile  il fatto che la Juventus al momento ha due obbiettivi a disposizione e nell’ arco di tutta la stagione, oltre ad essere ancora imbattuta, ha espresso un gioco migliore.

Pratico, dettato dalla forza e dalla volontà, frutto del sacrificio e concentrata solamente su di essa. Per quanto i bianconeri non abbbiano tra le fila un cannoniere come il gigante svedese che gli può garantire più di venti gol in nove mesi, il collettivo con le fulgide idee di Antonio Conte  ha saputo sopperire a quello che gli mancava.

La Juventus merita questo Scudetto, per l’ impegno, per la simpatia e se arriverà, come gli amanti del calcio si auspicano, sarà il più bello degl’ ultimi venti anni.

E casomai non dovesse succedere è come se lo avesse vinto.

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