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Nikon Corporation, 100 anni di storia e di fotografia.

18 Luglio 2017 Commenti chiusi

Coming soon………NIKON CORPORATION azienda leader nel mondo per la fotografia e non solo, quest’ anno ha raggiunto il prestigioso traguardo di un secolo di attività.

Gl’ importatori del celebre marchio per festeggiare l’ avvenimento hanno messo in moto tante manifestazioni.
NIKON ITALIA ( NITAL SPA ) oltre a questo ha dato alle stampe un particolareggiato catalogo di qualità in alcune migliaia di copie che ripercorre la storia nei suoi passaggi più importanti sia tecnici che dinamici.

100 fotografi italiani selezionati, fedelissimi NIKON, uno per ogni anno.

Dal reportage al matrimonio, dalla cronaca allo still life…… dal viaggio al ritratto……… dalla natura…..allo sport agonistico…….

Qui sotto, la doppia pagina che riguarda il mio contributo:

Etiopia, tribu Omo, anno 1994 fotocamera Nikon F4s…….quella che considero la migliore reflex giapponese al tempo della pellicola nel formato 24×36 e che ricordo con un pò di nostalgia.

Le altre immagini sono alcune tra le più significative della pubblicazione assieme alla copertina e il cartonato e dei testi.

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Quella fotografia in alta risoluzione alla Cultura e i suoi esponenti…

31 Marzo 2017 Commenti chiusi

Ogni momento va celebrato, ogni cosa deve essere ricordata.

Il senso della fotografia, oltre l’ esegi, l’ attimo fuggente,  la provocazione in alcuni casi e la divulgazione ossessiva sul web, nelle strade, sui giornali e quantaltro…….. è anche questo.

Come dire. In un Mondo di comunicazione, senza l’ immagine non possiamo andare avanti. Mai.

Ma la fotografia è anche Storia, Arte e valori.

Ed è per ciò che l’ amiamo nel profondo dell’ anima.

Una delle molte essenze dell’ Umanità.

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Firenze, 30 marzo 2017

Con un “banco ottico”, apparecchiatura fotografica ottocentesca, lo staff Alinari ha realizzato, nella Sala della Musica di Palazzo Pitti, una fotografia celebrativa del primo G7 della Cultura inaugurato oggi a Firenze, a cui hanno preso parte, oltre al Ministro Franceschini, i suoi colleghi di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, nonché il commissario europeo per la cultura ed il segretario generale dell’Unesco.

La fotografia verrà sviluppata e stampata in analogico secondo le tecniche artigianali dell’800, garantendo la massima qualità ed il prestigio propri di Alinari.

Una copia della fotografia, consegnata a tutti i partecipanti, entrerà anche negli Archivi Alinari che, con un patrimonio di oltre 5 milioni di fotografie, conservano e valorizzano la memoria del nostro Paese e del mondo intero e, da oltre 150 anni, producono e tramandano al futuro comunicazione per immagini.

La “Cultura come strumento di dialogo tra i popoli”: medium privilegiato, che non conosce barriere o limiti, la fotografia racconta da quasi 180 anni la storia, i popoli, l’arte, la cultura, il paesaggio, il lavoro. La società Alinari è protagonista di questo racconto dalla metà dell’800.

Credit fotografico: Archivi Alinari, Firenze Ufficio stampa: Susanna de Mottoni

www.alinari.it

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Censure di Facebook.

15 Marzo 2017 Commenti chiusi

 

Un interessante articolo del fotografo, pubblicitario, designer, Marco Maraviglia.        http://www.photopolisnapoli.org/

http://iviaggidiziomarco.blogspot.it/2017/03/la-tortura-20-ai-tempi-della-censura-di.html

 

       Risultati immagini per facebook

LA TORTURA 2.0 AI TEMPI DELLA CENSURA DI FACEBOOK

Per 24 ore eravate nel mio mondo ma io ero senza diritto di parola.
Credo che sia l’ultima trovata di Facebook: ti blocca ma puoi scrollare la bacheca, puoi leggere tutto di tutti, puoi entrare a dare un’occhiata nei gruppi e sulle pagine… ma ti si impedisce di scrivere commenti. Non puoi nemmeno cliccare un like.
Costretto a restare muto. Come in certi coma di cui si racconta che il paziente è totalmente cosciente di ciò che gli accade intorno ma non ha capacità reattive se non una lacrima che gli scende sul volto.
Come una nuova tortura virtuale. La tortura 2.0.
Il motivo della punizione? Una roba che credevo fosse finita lì: mi era stata rimossa una foto fatta alla mostra di Helmut Newton ma a distanza di qualche giorno mi sono ritrovato anche sbattuto fuori. In castigo. Nuovo accesso, nuova password, nuovo codice di sicurezza e poi la schermata di foto (mie) di cui dovevo spuntare quelle che non rispettavano gli standard della piattaforma. “Tutte caste, niente tette, niente violenza”, mi dico e quindi non spunto nulla e vado avanti.
Ma ecco la sorpresa appena rientro su Facebook… non posso scrivere il mio status del giorno. Come se qualcuno mi impedisse di scrivere sul mio diario personale che tengo nel cassetto della scrivania.
Non posso commentare i post degli amici. Non posso cliccare nemmeno un like.
Non ho più diritto di parola. Per 24 ore, mi dice Facebook.
E chi le decide le 24 ore?
Ma chi sei tu che mi impedisci di esprimermi?

Ma il problema non è solo questo.

Non posso rispondere ai commenti sui miei post e per chi non sa del castigo impostomi immagino che potrebbe pensare che sia un codardo o uno scostumato che si è dileguato. Nelle migliori delle ipotesi.
Per chi gestisce il proprio brand anche sui social è un danno non da poco apparire come uno che pianta in asso decine, centinaia, migliaia di followers.
Stranamente Messenger funziona e quindi qualcosa in privato l’ho potuto comunicare.

Cosa inquietante è la censura preventiva di Facebook.
Se un utente posta in un tuo gruppo qualcosa che Facebook individua subito come “fuori regole”, ti arriva in tempo reale una notifica: “segnalazione automatica”.
Come possa farlo è spiegato qui:     https://www.thesun.co.uk/news/2315358/facebook-using-artificial-intelligence-to-censor-nudity-violence-and-other-naughty-content/

Ma il problema non è solo questo.
Io se voglio chiacchierare con qualcuno, sono uno di quei fortunati che in piena autonomia può uscire di casa per incontrare qualche amico.
Immaginate invece se fossi stato un paraplegico, un disabile o un anziano costretto ad avere come unico contatto col mondo esterno questo Facebook.
“Eh”, mi direste, “la prossima volta non posti una foto di tette e culi”. Non è una risposta giusta perché anche se pubblico la Venere Callipigia o il Nettuno di Piazza Maggiore a Bologna potrei incappare nella censura senza saperlo.
Ma c’è dell’altro… Facebook ti avvisa che se continui a postare foto contro i suoi standard, ti blocca poi in maniera permanente. Ma non ti offre uno strumento per testare preventivamente una foto prima di postarla.
Quindi devi stare veramente attento se sei un appassionato di arte perché c’è il rischio di essere censurato caricando un nudo di Canova o una foto di Robert Mapplethorpe.
E se lo fai ancora e poi ancora, sei bannato definitivamente; hai la fucilazione digitale, diventi un cadavere virtuale.  Ma Facebook non ti dice quante possibilità di “sopravvivere” hai ancora, non ti dice quante volte hai sbagliato e quante altre te ne restano. C’è probabilmente chi decide sommariamente di uccidere senza giusto processo. Fascismo 2.0.
Ma io non voglio stare attento a queste cazzate. A 53 anni credo di saper bene a cosa veramente bisognerebbe stare attenti e certe costrizioni me le fanno girare.
Ecco, volevo soltanto dirvi che Facebook sta culturalmente ammalando una parte della nostra civiltà.
Impedire di divulgare l’arte attraverso immagini di Helmut Newton o i nudi di Corbet, Manet, Goya o le sculture greche lasciando aperti gruppi e pagine che istigano al nazismo, non fa bene.
No, non fa assolutamente bene.

 

 

 

Dodici immagini di Impossible Naples in mostra al PAN di Napoli.

9 Novembre 2016 Commenti chiusi

Impossible Naples Project è una mostra-happening che avrà luogo grazie al contributo di oltre 130 appassionati di Napoli e grandi sostenitori che attivamente hanno sostenuto un crowdfunding avvenuto dal 10 giugno al 20 luglio.

DOVE E QUANDO

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, via dei Mille, 60
Dal 30 novembre al 13 dicembre 2016.
Inaugurazione 30 novembre ore 17.00.

LA MOSTRA

Dodici immagini di Marco Maraviglia fotografo e grafico napoletano molto apprezzato sono relative a una sua ricerca artistico-professionale che rappresentano la città in maniera metafisica e surreale e che stimolano una percezione visiva insolita della città con luoghi impossibili di Napoli che l’autore definisce “inesistenze” o “visionarismo contemporaneo”.
Tra queste vi è Metamorfosi Reloaded, il panorama di Napoli più lungo del mondo che sarà esposto per la prima volta nella sua versione definitiva in una lunghezza di oltre 8m.

L’HAPPENING

Durante l’esposizione, il pubblico potrà partecipare gratuitamente al riconoscimento dei luoghi e monumenti di Napoli presenti in ognuna delle opere.
Basterà prendere all’ingresso una scheda da compilare ed infilarla in un’urna.
L’11 dicembre l’organizzazione ritirerà l’urna con tutte le schede per effettuare lo spoglio e contatterà tutti i partecipanti per invitarli al finissage durante il quale sarà proclamato il vincitore.
Colui che avrà dato il maggior numero di risposte esatte potrà scegliere come premio una delle opere esposte (esclusa Metamorfosi Reloaded). In caso di ex aequo si procederà a un sorteggio.
Al momento del prelievo dell’urna, l’organizzazione applicherà nello spazio espositivo una tabella con le soluzioni.

INGRESSO

L’ingresso alla mostra e la partecipazione all’happening, saranno gratuiti.

CATALOGO

Presentazioni di:
- Michele Smargiassi ( Repubblica )
- Luca Sorbo

ORGANIZZAZIONE

Associazione Culturale Photo Polis (ringraziamenti speciali a Massimo Vicinanza e Livio Caldore).
In collaborazione con l’Assessorato Turismo e Cultura del Comune di Napoli e del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli
Patrocinio morale del Touring Club Italiano – Club di territorio di Napoli

CONTATTI INFORMAZIONI

associazione@photopolis.org

http://impossiblenaples.weebly.com/blog/12-immagini-di-impossible-naples-in-mostra-al-pan

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Vivere in povertà: la storia di Tisha e Anthony.

L’ incontri tra la gente, ai semafori delle avenues, accovacciati sulle panchine dei giardini pubblici o distesi sotto arrugginite pensiline. Sono riconoscibili per quell’ aria strana, per quel senso di solitudine che si portano appresso, talvolta infagottati dentro abiti logori e dismessi. Il passato non si cancella ed è più importante del presente e di conseguenza il futuro è una grande incognita.

Tisha ha il viso gonfio e butterato è sieropositiva e soffre di altri mali cronici. Dimostra di essere più vecchia della sua età. Intanto che la osservo attentamente prima di fotografarla l’ aspetto diventa malinconico quasi volesse comunicarmi il dolore che gli ha devastato l’ anima. I suoi guai sono cominciati molto presto con l’ abuso e le vio­lenze da parte di un padre alcolizzato. Un percorso esistenziale travagliato segnato dalla morte della madre quando aveva sette anni. Dopo aver finito le scuole medie in cui si sentiva isolata e insoddisfatta ha cominciato a lavorare in uno store department ( grande magazzino ) ma è stata licenziata per scarso rendimento.

Fuggita di casa si è rifugiata nella droga iniettandosi eroina e inalando crack che l’ hanno fatta rotolare nella morsa della disperazione. Anni di umiliazioni, di subdole amicizie, di notti gelate in sordidi ostelli, di ricoveri in ospedale per overdose. Più volte è stata arrestata per furto, spaccio e prostituzione. E’ rimasta incinta senza sapere chi fosse il padre. Il bambino gli è stato tolto dal Tribunale e affidato ai servizi sociali. Poi, ha girovagato a lungo da Austin a San Antonio, da Galveston a Port Arthur per ritornare nella contea di Harris ma qui ha dovuto subire atti di bullismo da parte di alcuni giovani locali.

Anche l’ attuale compagno è disoccupato e senzatetto. La sua vicenda però è leggermente diversa in quanto non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Orfano di geni­tori Anthony è nato a Baton Rouge in Louisiana. Di carattere introverso e con un matrimonio fallito alle spalle è stato costretto a lasciare l’ abitazione alla ex moglie. Con la recessione la fabbrica metalmeccanica dove lavorava ha serrato i battenti e a trentanove anni si è ritrovato disoccupato. Per diverso tempo ha campato di espedienti e di lavoretti malpagati, dormendo sotto i viadotti della Eastex Freeway e della 45 Highway che s’ incrociano nella zona marginale della città texana di Houston.

Ambedue sono inseriti nel programma di riabilitazione della SOH ( Star of Hope ), un apostolato cattolico che ha lo scopo di aiutare gli indigenti e adesso vengono seguiti dai volontari, medici e psicologi. La gran parte della popolazione americana raramente si relaziona con le persone che sono oppure sono state dei senzatetto e li considera un problema sociale astratto. La loro difficile condizione è addirittura gravata per il fatto che alcuni stati hanno decretato delle particolari leggi per punirli maggiormente, come ad esempio quella che vieta di chiedere l’ elemosina nelle strade.

Dietro la triste storia di chi ha perduto il domicilio si nascondono numerose concause: dai vizi alle calamità naturali, l’ inaspettata perdita di occupazione e di affetti. Ma anche la disabilità e le negative esperienze carcerarie che impediscono un adeguato ricollocamento nella società. Vittime delle circostanze oppure di situazioni congiunturali sono travolti da infausti eventi senza avere le possibilità di reagire in maniera concreta e il welfare state ( l’ assistenzialismo ) li supporta soltanto parzialmente.

Oltre un terzo della popolazione dei paesi in via di sviluppo non ha un alloggio adeguato per vivere. Il problema si è oramai generalizzato in tutto il mondo ed è reso ancora più complicato dalle etnie che hanno un’ indole migratoria. Esse contribuiscono a formare una società cosmopolita dove le forze politiche hanno sottovalutato l’ importanza degl’ effetti avversi dei cambiamenti economici. Per questi motivi si è venuta a creare una grande disuguaglianza tra gli abitanti. Pure l’ opulenta America non è esente da questa situazione. Anzi, gli Stati Uniti sono il paese occidentale con il maggiore numero di poveri e nonostante la democrazia riflettono tuttora di risvolti di discriminazione razziale. I neri afro-americani, gli ispanici e quelli di origine asiatica hanno una percentuale del tasso di povertà differente dalla razza bianca.

I dati esposti nell’ autunno scorso dal Census Bureau ( l’ Ufficio del Censimento ) lanciano un grido di allarme impressionante che nemmeno le riforme sociali, sanitarie ed economiche volute dal Presidente Barack Obama hanno saputo contrastare. La soglia di povertà ha registrato i livelli tra i più elevati degl’ ultimi cinquanta anni. Numeri che ci fanno comprendere quanto sia fragile la famiglia americana del ceto medio – basso. Un fenomeno che non deve essere considerato transitorio ma bensì è indice di forti preoccupazioni per le prossime generazioni, le quali si troveranno ad affrontare numerosi ostacoli e senza mai avere la certezza di possedere una casa propria e un lavoro stabile. Nella disanima si desume una “ nuova povertà “ che si abbatte sui bambini e su quelli che un tempo erano considerati benestanti.

Tra i senza fissa dimora non tro­viamo solamente persone dedite all’ alcol, prostitute, tossicodipendenti ma altresì manager, ingegneri, titolari di piccole imprese che hanno vissuto con soddisfazione fulgidi periodi che però l’ indebitamento con le banche li ha messi in ginocchio quando l’ economia nazionale è entrata in una fase di stagnazione. La categoria più colpita è quella degl’ architetti per quel filo che li congiunge alla crisi edilizia. Sono parecchi gl’ ex professionisti che si sono dovuti rivolgere alle istituzioni per chiedere un modesto salario di sussistenza.

Negli Stati Uniti il mercato immobiliare è in ribasso da tempo e la progettazione di alloggi pubblici destinati ai bisognosi ha normative poco flessibili. Nel recente biennio i finanziamenti statali per i servizi ai senzatetto hanno subito una riduzione e reperire risorse diventa sempre più difficoltoso. Inoltre, le modalità delle locazioni appesanti­scono il problema, le liste di attesa sono infinite e le organizzazioni sociali ne risentono fortemente.

Oltre due secoli fa il filosofo e teologo francese Hugues Félicité Robert De Lamennais scriveva in una delle sue pubblicazioni: “ Il grido del povero sale fino a Dio ma non arriva alle orecchie dell’ Uomo “.

Ancora oggi mai parole furono più vere.

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Il testo e la foto sono parte di un capitolo del libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

Immagine:  Tisha e Anthony fotografati alla Soh – Houston, Usa 2006.

Qui sotto il video di presentazione e la prefazione.

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be 

oppure

     http://gianlucafiesoli.blog.tiscali.it/2012/10/15/video-di-presentazione-per-il-libro-personal-observations-di-gianluca-fiesoli/ 

Gianluca Fiesoli.it il nuovo sito dedicato al ( semplice ) ritratto.

Da oggi è online il nuovo sito di Gianluca Fiesoli dedicato al ( semplice ) ritratto.


Potete cliccare sul dominio  http://www.gianlucafiesoli.it/index.html  e vedere le prime due pagine di fotografie.

Le rifiniture e quantaltro saranno completate prossimamente.

Buona visione.

Gianluca Fiesoli

 

Un sito dedicato al ritratto…..tra poche settimane.

Sto costruendo il mio secondo sito -” GIANLUCA FIESOLI FOTOGRAFO : Niente di personale, sono solo ritratti “.
Andrà a collocarsi sul dominio fino ad ora rimasto inutilizzato. Questo è l’ indirizzo:   http://www.gianlucafiesoli.it/
Uno spazio web dedicato esclusivamente al ritratto, quindi niente viaggi, reportage, morti, guerre, disastri, paesaggi, monumenti, cieli azzurri……. e quantaltro.

Da sempre nella mia modestia opinione culturale considero ” il ritratto ” ( NON I SELFIE ! ), di qualunque tipo e persona, l’ anima della fotografia forse più vera e che trasmette un aspetto intimista del soggetto anche nell’ eventualità che venga scattato in qualsiasi luogo. Lo specchio di noi stessi che rimane inciso in un fotogramma…….oggi soprattutto file….. 

Il sito sarà pronto tra qualche settimana poichè da queste parti c’ è sempre qualcosa da fare e non solamente di fotografia.

Per adesso il primo screenshot ( bozza ) di quello che ne verrà fuori.

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Platinotipie d’autore.

La Fotografia Alinari torna in Versilia!

La linea Alinari Fine Art, Platinotipie d’autore in mostra all’Hotel Villa Undulna

 

La più antica azienda italiana della fotografia presenta sul territorio apuano versiliese una prestigiosa collezione Fine Art: le platinotipie d’autore.

La platinotipia è da sempre considerata il punto di arrivo qualitativo nella stampa in bianco e nero, inimitabile in quelle prodotte con altre tecniche, sia antiche che moderne e inalterabile nel tempo.

Unendo le immagini uniche dell’Archivio Alinari, selezionate da professionisti della fotografia, alla ricerca tecnologica che oggi permette di realizzare stampe in platino anche di grandi dimensioni, Alinari ha creato dei capolavori unici, dando nuova vita ad una tecnica ormai dimenticata.

Le collezioni propongono soggetti che prendono vita propria nelle immagini e creano un messaggio emotivo di geometrie eccentriche e classiche e di riflessi di luce e materia. Gli autori delle fotografie sono i fratelli Alinari, Ferruccio Leiss, Carlo Wulz, Wanda Wulz, Achille Villani, Giulio Parisio.

Un progetto d’arte unico e prezioso, a tiratura limitata e non riproducibile. Alinari Fine Art, un nuovo modo nell’arte.

La mostra, allestita nello splendido scenario dell’Hotel Villa Undulna, al Cinquale di Montignoso, si inaugura venerdì 10 luglio a partire dalle ore 18.00, e resterà allestita fino al 20 luglio.

Per ulteriori informazioni: Fratelli Alinari press@alinari.it

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Eclissi totale di sole, uno spettacolo ammaliante. Qualche ( piccolo ) consiglio per fotografarla.

20 Marzo 2015 Commenti chiusi

Ne ho vista una sola nella mia vita, ma l’ ho guardata bene e da ” vicino ” se così si può dire……

L’ eclissi totale di sole, ma anche quelle minori rappresentano da sempre per l’ Umanità, per la gente comune, lo studioso oppure il semplice appassionato, un evento straordinario da vedere e da sognare……

Se la vogliamo dire tutta è anche un motivo per stare insieme, quasi fosse una partita o al meglio per isolarsi e riflettere……

Il fenomeno, si ripete a distanza di anni e migliaia di persone si organizzano per il momento decisivo. Quel passaggio che dura poco ma che oscura tutto rendendo un atmosfera magica.

E’ un avvenimento oltre alle sue particolarità che ci riporta ad una dimensiona più umana, più vera di fronte alla forza della Natura e del Cosmo, la quali ci ricordaano che l’ Uomo è comunque un debole in confronto ad esse e ci consiglia che dovremmo portargli sempre rispetto.

Correva l’ anno 1999. Non mi fu difficile andare in Austria dato che mi trovavo già in nel nord d’ Italia e quindi raggiungere Salisburgo, considerato all’ epoca, ” il punto di osservazione ” migliore di tutto il continente europeo.

Ma come si fotografa un eclissi, dirà qualcuno. In tante maniere, ma se vogliamo delle immagini belle necessitano tre cose fondamentali. Un obbiettivo di focale più lunga possibile ( almeno un 600 mm ) visto che la distanza è abissale. Poi un robusto treppiede e un corpo macchina veloce e perfetto nell’ AF poichè il passaggio è rapido e quindi ci sarà pochissimo tempo di esecuzione in special modo se vogliamo fare una sorta di bracketing che illustra tutte le varie sequenze dell’ attraversamento.

Oggi con la fotografia digitale è sicuramente più facile in quanto abbiamo a nostra disposizione un infinità di scatti senza dovere cambiare pellicola come si faceva una volta. I corpi hanno ” buffering ” e le schede sono potenti e perciò ce lo consentono. Inoltre possiamo rivedere nell’ immediato e quindi correggere qualcosa.

Resta però il fatto che dobbiamo avere dell’ esperienza poiche la forte luce che attraversa le lenti e giunge al sensore può avere delle ” fughe, riflessi e sbalzare facilmente l’ esposizione e anche far ” ballare ” la messa a fuoco rendendola quindi imprecisa.

Per finire è utile anche l’ impiego dei filtri, polarizzatore oppure Neutral Density come gli strumenti a protezione degl’ occhi, poiche durante il fenomeno scatteremo attraverso il mirino della camera.

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Foto Fiesoli: Eclissi totale di sole, Salisburgo, Austria, 1999. Fiesoli. Treppiede Manfrotto, Nikon F5, pellicola Fujichrome, obbiettivo 600 mm.

 

 

 

Per l’ Amore di Parigi.

11 Marzo 2015 Commenti chiusi

Nell’ambito di EXPO IN CITTÀ, Comune di Milano | Cultura, Polo Musei Storici e Musei Archeologici, la Fratelli
Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e l’Estate Brassaï, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in
Italia e in collaborazione con Comune di Parigi, Dipartimento Mostre; Institut français Milano e Camera di
Commercio e Industria francese in Italia presentano a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, in anteprima
in Italia, la mostra a cura di Agnès de Gouvion Saint Cyr: “Brassaï. Pour l’amour de Paris”, dal 20 marzo al 28 giugno
2015 con conferenza stampa e inaugurazione giovedì 19 marzo, ore 12 e ore 18.
La mostra, una selezione di circa 260 fotografie originali, è stata ideata per il Comune di Parigi da Philippe
Ribeyrolles, nipote di Brassaï e gestore dell’omonimo Archivio (Estate Brassaï), ed esposta all’Hotel de Ville dall’8
novembre 2013 al 29 marzo 2014. A corredo della rassegna milanese sono previsti seminari a Palazzo Morando e
una retrospettiva cinematografica, proposta dall’Institut français Milano presso la propria sala cinema nella sede di
Corso Magenta 63, con proiezioni a ingresso libero il 31 marzo e il 14 e 21 aprile 2015, sempre di martedì alle ore
20.00.
“Brassaï. Pour l’amour de Paris”, dedicata all’opera intensa e luminosa di uno dei più grandi fotografi del Novecento,
racconta la storia eccezionale di una passione, quella che ha unito per più di cinquant’anni il fotografo agli angoli e ai
più nascosti recessi della capitale francese, ma anche a tutti quegli intellettuali, artisti, grandi famiglie, prostitute e
mascalzoni, che hanno contribuito alla leggenda di Parigi. Sarà così l’occasione di una vera e propria scoperta,
l’opportunità di conoscere l’intensa attività di questo straordinario autore che approda a Parigi ancora bambino e
che per tutta la vita vivrà la capitale francese come fonte delle sue riflessioni e fil rouge del suo lavoro.
Nato nel 1899 a Brasso (l’attuale Bra?ov) in Transilvania, Gyula Halász (prende il nome di Brassaï quando inizia a
fotografare nel 1929) ha solo quattro anni quando suo padre lo porta con sé a Parigi, dove è stato invitato, in qualità
di professore di letteratura, a trascorrere un anno sabbatico. Questo periodo affascina il giovane e resta impresso
nella sua memoria.

ANNI FOLLI E LUNGHE PASSEGGIATE NOTTURNE

Il fascino per Parigi porta infatti Brassaï a raggiungere la “Ville des lumières” nel 1924, dopo i suoi studi d’arte a
Berlino. Ben presto incontra Robert Desnos e Jacques Prévert, i quali lo inseriscono nell’ambiente degli artisti e degli
intellettuali che hanno contribuito a rinominare gli Anni Folli di Montparnasse e lo introducono al surrealismo.
Brassaï in quegli anni ricerca gli oggetti più ordinari e ne trasforma il significato, osa giustapposizioni insolite e
defamiliarizza la percezione, togliendo il reale dal suo contesto. Il suo pensiero si concentra nel trasformare il reale in
decoro irreale. Ecco come nascerà la sua ostinata ricerca dei graffiti a partire dal 1929.
Allo stesso tempo Brassaï inizia a inseguire, nella luce notturna della città, una Parigi insolita, sconosciuta e finora
non degna di attenzione. Durante le sue lunghe passeggiate che lo portano solo o in compagnia di Henry Miller,
Blaise Cendrars e Jacques Prévert, complici nell’alimentare le sue curiosità, rende visibili le umili prostitute dei
quartieri “caldi” o i lavoratori della notte alle Halles, trasforma il rigore classico dell’architettura parigina in scene
particolari e fissa l’insolita bellezza delle silhouettes fuggitive, delle illuminazioni accecanti o delle nebbie della
Senna. Questo flaneur impenitente descrive la città seguendo i punti di vista che gli sono propri e che la luce
cittadina gli offre, come la visione panoramica di Parigi dall’alto della torre di Notre Dame, il riflesso ripetuto
all’infinito degli archi del ponte sulla Senna, la pavimentazione dei Jardins des Tuileries disegnata dall’ombra dei
cancelli, i fiori del castagno che emergono dalla notte come un bouquet nuziale o le apparizioni delle “belle di notte”
nei portici oscuri.
AMICIZIE SURREALISTE

Nel 1932 Picasso, impressionato dal lavoro di Brassaï, gli affida il compito di fotografare la sua opera scultorea, fino
ad allora sconosciuta e che deve essere pubblicata nel primo numero di una nuova rivista d’arte: “Le Minotaure”. I
due artisti scoprono di avere gusti e affascinazioni in comune che hanno segnato il loro lavoro: le atmosfere sensuali
delle Folies Bergères, e non è sorprendente per questi innamorati delle forme femminili o di quelle, sempre
misteriose, delle feste alle fiere in cui regnano cartomanti e indovini. Tra tanti spettacoli, quello che attira
maggiormente la loro attenzione è certamente il circo. Qui vi ritrovano la bellezza dei corpi umani e la virtuosità
degli sforzi fisici, il dialogo tra la bestia e l’uomo, il senso dell’equilibrio e il gusto per il mistero.
PARIGI, BELLA DI GIORNO

Scopritore infaticabile della Parigi notturna, Brassaï non è insensibile al fascino della capitale alla luce del giorno. Egli
ci propone così una visione del tutto personale dei giardini del Luxembourg, una sedia abbandonata, un leone
minaccioso sotto la neve, piccoli artigiani – il gelataio, il venditore di palloncini, un fotografo ambulante, il giardiniere
che raccoglie le foglie o le statue svestite.
Prova la stessa naturale empatia per gli argini della Senna che egli percorre per incontrare gli innamorati, i pescatori,
i senza tetto e persino i cani. Passa da un quartiere all’altro – il Quartiere Latino, Bercy, Auteuil – e analizza le
specificità di ciascuno. Mentre documenta la vita reale di questi spazi, sa anche catturare “lo spirito di ogni quartiere
di Parigi: la folla elegante di rue de Rivoli, i passanti davanti ai negozi dei Grands Boulevards, i carbonai lungo la
Senna a Bercy, ma anche l’imponenza dei monumenti, la torre Eiffel, l’Arco di Trionfo e soprattutto Notre-Dame e i
suoi doccioni zoomorfi che rappresenta di giorno, come di notte. Così, da qualsiasi lato si guardi il suo lavoro, vi si
ritrova Parigi, sempre Parigi”.
CONFERENZA STAMPA E INAUGURAZIONE MOSTRA
Giovedì 19 marzo 2015, ore 12 (solo giornalisti) e ore 18 (su invito)
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, via Sant’Andrea 6, Sala Conferenze
INTERVENTI
Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Claudio Salsi, Direttore del Settore Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Storici del Comune di Milano
Isabelle Cohen, Direttore Dipartimento Mostre del Comune di Parigi
Claudio De Polo Saibanti, Presidente Fondazione Alinari
Agnès de Gouvion Saint Cyr, Curatrice e commissario mostra

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Un workshop per le nuove tecnologie Ilford Eizo e Efi.

10 Marzo 2015 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per informazioni: info@leadsrl.it

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La Grande Guerra alla Biblioteca Alinari.

4 Marzo 2015 Commenti chiusi

Alinari presenta la mostra fotografica
“La grande Guerra”,
presso la Biblioteca Alinari,
in largo Alinari 15 a Firenze.

Lunghe marce nella neve. Il silenzio della montagna. Il boato ed il fragore di un cannone. Il rombo di un aereo. Contrasti improvvisi e forti, come il bianco ed il nero delle immagini che Alinari propone nella mostra fotografica in ricordo della  Prima Guerra Mondiale, a 100 anni dall’ingresso dell’Italia nel conflitto.

L’esposizione presenta una selezione di 40 immagini che ripropongono la guerra di trincea e i momenti ufficiali, le città, la vita dei soldati e quella dei prigionieri, i “prodigi” dell’industria bellica e del genio militare e i primi velivoli utilizzati in battaglia.

In ogni situazione il protagonista è l’uomo, che nonostante le terribili condizioni cerca di vivere e sopravvivere. Un percorso fotografico che fa riflettere sulla terribile condizione imposta da un conflitto e sulla capacità delle persone, qualunque sia il ruolo assegnatogli, di resistere alle avversità.

È possibile vedere una selezione delle immagini ed un estratto del video presente in mostra al seguente indirizzo internet: http://shop.alinari.it/it/speciali/la_grande_guerra-233

La mostra sarà aperta fino al 30 Aprile con orario: Lunedì e venerdì 9-13.
Da martedì a giovedì 9-13 e 14-18.

Ingresso libero
Biblioteca Alinari
Largo Alinari 15
Firenze

Per ulteriori informazioni:
Fratelli Alinari
press@alinari.it
Tel. +39 055 2395203+39 055 2395203

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ROBERT CAPA IN ITALIA 1943 – 1944.

27 Gennaio 2015 Commenti chiusi

ROBERT CAPA IN ITALIA

1943 – 1944

30 gennaio –26 aprile 2015

stampa giovedì 29 gennaio ore 12

inaugurazione giovedì 29 gennaio ore 18

Spazio Oberdan, Milano

Dopo il successo di Roma, Firenze e Genova arriva allo Spazio Oberdan di Milano la mostra dedicata al grande fotoreporter di guerra Robert Capa, che racconta gli anni della seconda guerra mondiale in Italia.

Per iniziativa della Provincia di Milano, della Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e del Museo Nazionale Ungherese di Budapest, con il patrocinio del Comune di Milano, la mostra, dal titolo ROBERT CAPA IN ITALIA presenta 78 immagini in bianco e nero scattate nel biennio 1943 – 44.

“La Provincia di Milano è lieta e oltremodo orgogliosa di ospitare una mostra di eccezionale prestigio, dedicata al celeberrimo pioniere del fotogiornalismo di guerra del ventesimo secolo Robert Capa. Un emblema dell’Arte della Fotografia di guerra, che ha saputo avvicinare intere generazioni ai suoi scatti memorabili ripudiando, nella sua totale accezione, il concetto di guerra.”  Evidenzia l’Assessore alla Cultura della Provincia di Milano – Novo Umberto Maerna.

L’esposizione è curata da Beatrix Lengyel e promossa dal Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria e dal Consolato Generale di Ungheria di Milano.

Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha confessato più volte.

In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina.
A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La serie, composta da 937 fotografie scattate da Capa in 23 paesi di 4 continenti, è una delle tre Master Selection realizzate da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le serie, identiche tra loro e denominate Master Selection I, II e III, provengono dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, dove è conservata l’eredità di Capa.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne

dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

Le settantotto fotografie esposte a Spazio Oberdan mostrano una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza.

Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: ? stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.

Accompagna la mostra un catalogo con testi di Beatrix Lengyel, Ilona Stemlerné Balog, Éva Fisli e Luigi Tomassini, bilingue italiano/inglese, di 192 pagine e 80 fotografie. E’ una coedizione Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 35 euro, prezzo speciale in mostra 30€.

Sede : Spazio Oberdan – Milano

Data: 30 gennaio –26 aprile 2015

Orari : 10-19.30

chiuso lunedì

aperta il giorno di Pasqua, il Lunedì dell’Angelo e il 25 aprile

Biglietti: € 8,00 intero – € 6,50 ridotto per gruppi di almeno 15 persone, visitatori oltre i 65 anni, minori da 6 a 18 anni, studenti fino a 25 anni, titolari di apposite convenzioni e coupon - € 3,50 ridotto speciale per scuole - Ingresso gratuito per minori di 6 anni, portatori di handicap e accompagnatori, giornalisti, guide turistiche, un accompagnatore per gruppo, due insegnanti accompagnatori per classe. Prenotazioni al numero 0277406300.

Informazioni al pubblico

Provincia di Milano/Spazio Oberdan, tel. 02 774063.02; www.provincia.milano.it/cultura

Uffici stampa:

-  Alinari/Valeria Cossu. 055

press@alinari.it

- Provincia di Milano/Cultura – tel.02 774063.58

p.merisio@provincia.milano.it

ROBERT CAPA IN ITALIA

 Mostra a cura di:

Beatrix Lengyel

Direzione e produzione:

Museo Nazionale Ungherese

Direttore generale: László Csorba

Vice direttore finanziario: Attila Zsurki

Organizzazione:

Fratelli Alinari Fondazione

Presidente: Claudio de Polo

Coordinamento:Valeria Cossu

Progetto grafico:

Andrea Bak

Filippo Corretti Design

Traduzioni:

Katalin Bognár, Maurizio Ceccarelli,

Lilla Zsófia Cseh, Christopher Ryan

Collaboratori:

Andrea Bitainé Kovács, Dóra Csordás,

Éva Fisli, Ákos Marosfalvi,

Gyula Miklovics, Edit Miszlai,

József Ormos, János Pataki,

Zita Sor, László Tokai, Anna Váradi

Cornici: SZS Dekor Bt.

Assicurazione: Uniqua Insurance Company

Trasporti: Hungart Logistic Ltd.

Fotografie: Robert Capa ©International Center of Photography/Magnum

Collezione del Museo Nazionale Ungherese

Testi in mostra tratti dal volume:

Robert Capa, Leggermente fuori fuoco,

traduz. P. Berengo Gardin, Ed. Contrasto

Robert Capa, Slightly Out of Focus, Henry Holt Company, New York, 1947

Si rigrazia per la gentile collaborazione:

Robert Koch e Alessandra Mauro, Contrasto

Dorottya Batik e Tommaso Goli, Università di  Firenze

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Free via Skype

Ricordando Elisabetta Catalano con un antologia di scritti di Alberto Moravia.

5 Gennaio 2015 Commenti chiusi

In queste ore è deceduta Elisabetta Catalano una delle migliori ritrattiste italiane degl’ ultimi decenni.

Oltre le immagini e il suo contributo all’ Arte in generale, voglio ricordarla con un antologia di scritti di Alberto Moravia stilati nel lontano 1987, i quali ne riprendono nel significato la stima, le differenze e le analogie tra fotografia e pittura ma in particolar modo di quello che un ritratto creato da un artista ne rimarrà dopo la fine della sua esistenza terrena e quando verrà rivisitato tra un secolo.

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Cara Elisabetta, un tempo, dopo tutto non molto lontano, ( ricordo il ritratto di mia madre nel nostro salotto ), i pittori tramandavano alla posterità volti fugaci ma precisi e completi, apparsi nel caos e nella nebbia dei giorni.

Erano i volti di quel puzzle che si chiama società e che, appunto, come i pezzi in disordine di un puzzle, la posterità qualche voltasi adopera ad aggiustare l’ uno in rapporto con l’ altro fino a ricomporre, bene o male, un quadro convincente dell’ intero corpo sociale. In realtà, un ritratto,  qualsiasi ritratto allude, prim’ ancora che a se stesso, alla società di cui la persona ritratta fa parte. La questione è sapere di quale società si tratta.

Lo stesso avviene oggi con le fotografie. Tra ritrattistica in pittura e ritrattistica in fotografia non c’ è grande differenza: in ambedue, l’ occasione crea l’ ispirazione. Ma l’ occasione a sua volta non è casuale, senonché il fotografo, come già il pittore, non lo sa o, che fa lo stesso, finge di non saperlo.

Ma con il tempo si ci accorge che tutti quei volti studiosamente fotografati, oltre che sembianze individuali, sono anche pezzi di un puzzle che chiede di essere ricomposto. La differenza tra pittura e fotografia sta semmai nel fatto che il pittore, più sperimentale, può anche non essere un inconscio sociologo; il  fotografo con le sue infinite riprese del reale lo è quasi sempre.

Tu sei andata avanti a fotografare per anni donne belle e mondane, registi famosi, pittori celebri, scrittori di chiara fama, attrici in odore di divismo, potenti politici, e altri. Insomma persone, che, ricostituendo appunto il puzzle sociale al quale ciascuno di loro pare alludere, diventerebbero automaticamente personaggi.

Allora si saprebbe chi sono e cosa contano nel puzzle Benigni con la sua zazzera, Leone con la sua barba patriarcale, Stefania Sandrelli con il suo piccolo seno protetto dalle palme, Bertolucci con il suo cappello calato sugli occhi, Rosi con il suo berretto da mafioso, Guttuso col suo bicchiere, Antonioni con il suo riso antico, Pontecorvo con il suo maglione, Pertini con la sua pipa, Bonito Oliva con il suo sorriso impaziente, Andreotti con le sue dita intrecciate, la Betti e Pasolini con il loro contrappunto, Calvino con il suo presagio, Ottieri con la sua grassezza, Arbasino con i suoi baffi, io stesso con il mio sguardo indicatore ( ma di che ? Anche Pirandello fu fotografato con lo stesso sguardo da sotto in su, che sia un vezzo dei romanzieri ? ) e così via e così via.

Tutti questi ritratti, rivisti o come si dice oggi rivisitati, tra un secolo, ( se ci sarà ancora quella misura di tempo che va sotto il nome di secolo ) si ricomporranno senza dubbio in un solo quadro di puzzle, essendo appunto oltre che ritratti individuali istantanee di funzioni e faranno esclamare: ” Ma questa era una società di …….., organizzata intorno a……., legata a……., interessata soprattutto a……….” ecc. ecc.

Giuro che questi miei puntini non hanno sottointesi. Io ne so quanto te, anzi meno di te. Sento che ogni pezzo di puzzle allude al quadro completo ma ci vorrebbe troppo tempo per ricomporre il quadro e poi i quadri di puzzle sono per lo più deludenti.

Meglio dunque tenersi all’ individuo che in fondo è il vero mistero e contemplare questo mistero con ammirazione, con curiosità e con simpatia.

Come hai fatto tu con la tua macchina fotografica.

Alberto Moravia, 1987.

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E’ scomparso René Burri.

Anche René Burri ci ha lasciato e la fotografia perde uno dei più fantasiosi autori del dopoguerra. Nato a Zurigo subisce l’ influenza dei Maestri J. Itten e Hans Finsler. All’ inizio degl’ anni cinquanta però gli esordi professionali sono rivolti come assitente operatore video, un interesse che poi, oltre alla fotografia, svilupperà e perfezionerà nel corso degl’ anni creando alcuni significativi documentari televisi e cinematografici.

Nel 1955 sale all’ attenzione mondiale del giornalismo con i reportage per Paris Match e dal 1956 inizia una collaborazione con l’ Agenzia Magnum diventandone membro nel 1959.

Nei due decenni successivi, che restano, forse il miglior periodo della fotografia europea, Burri si dedica alla ripresa di eventi internazionali alternandosi alla ritrattistica di importanti personaggi.

Poi seguendo  la lezione di Itten il pensiero creativo s’ incentra sulla ricerca dei colori nelle grandi città realizzando esuberanti fotocollages.

Diventato famoso al grande pubblico per una foto di Che Guevara, il suo amore e la curiosità per Cuba lo ha seguito per tutta l’ esistenza e che ne ha trasmesso una testimonianza  autentica e intensa.

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Foto: Fidel Castro 1963 – René Burri ©.