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La balla dei proiettili di gomma degl’ israeliani…..

5 Novembre 2016 Commenti chiusi

La situazione in West Bank e nella Striscia di Gaza con lo scorrere degl’ anni non è per niente migliorata. Una lunga scia di sangue continua imperterrita senza che la Comunità Internazionale riesca a trovare delle soluzioni adeguate mentre tra arabi ed ebrei si convive, per così dire, senza esclusioni di colpi:  barriere, occupazioni, attentati, villaggi devastati….

E se il succedersi dei ” Grandi Uomini Politici ” non è servito a niente ci sono persone comuni che sul campo cercano di portare pace, solidarietà, aiuti umanitari e speranza.

Sono loro tra mille difficoltà e con rischi molto alti che fanno realmente qualcosa di positivo.

I proiettili di gomma sparati dall’ IDF ( Israeli defense forces ) nell’ infinita diatriba con i palestinesi sono da sempre una frottola.
E’ vero che vengono usati ma molto raramente e a loro totale discrezione.
Senza entrare nel merito e nel dettaglio delle regole d’ ingaggio e nemmeno sui diritti umani poiché sarebbe un discorso estremamente lungo e complesso, questa mia immagine ne è l’ ennesima dimostrazione.

FOTO: il corpo esanime di un giovane palestinese colpito dalle forze di sicurezza israeliane viene raccolto dai volontari della Mezzaluna Rossa Internazionale.
Dintorni dl Al Mughraqa – Striscia di Gaza 2000 – Gianluca Fiesoli.

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La storia di Ahmed Shom.

Ho ricevuto questa e mail che inserisco qui sotto con la risposta.

Buongiorno,

dopo aver visitato il suo sito del quale le faccio i complimenti  ho scoperto anche il blog di Tiscali.

Siccome ho intenzione di fare anche io un blog e  sto cercando degli spunti in giro per il web, avrei da
porgli una particolare domanda sulla dedica e il perché a quel bambino che si chiama Ahmed Shom.

Nel ringraziarla le auguro buon lavoro.

Cesare

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La dedica non è indirizzata ad una particolare persona ma in genere a quelli che hanno meno. Il fatto che sia stata inserita è dovuto alla ” linea ” del blog che tratta anche questi temi e ad una naturale ” personalizzazione “.

Sono stato diverse volte in Palestina.  All’ inizio della seconda intifada avevo conosciuto Ahmed Shom nella Striscia di Gaza. Viveva nei pressi di un campo profughi dell’ enclave. Passammo diverso tempo insieme e conobbi anche la famiglia con la quale nacque una sincera amicizia. Mi dettero ospitalità per molti giorni.

Era un bambino vivace, occhi scuri e vispi, che come i suoi coetanei covava odio per gli israeliani. Più che comprensibile quando si cresce in un territorio dove il sangue scorre quasi ogni giorno, la tensione è sempre alta, la povertà è disarmante e il futuro dovrebbe essere altrove ma non è possibile andarci.

Aveva una forte simpatia per me in considerazione della differenza di età e perché lì gli stranieri sono rari. Due anni dopo quando ritornai mi soffermai nuovamente alla loro casa. La madre e il fratello maggiore mi dissero che era ” salito in cielo “.

I soldati dell’ Idf durante un operazione lo uccisero, forse per sbaglio. La dinamica dell’ accaduto mi è sempre rimasta poco chiara.

Ahmed aveva soltanto nove anni.

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