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Post Taggati ‘Gianluca Fiesoli’

Nikon Corporation, 100 anni di storia e di fotografia.

18 Luglio 2017 Commenti chiusi

Coming soon………NIKON CORPORATION azienda leader nel mondo per la fotografia e non solo, quest’ anno ha raggiunto il prestigioso traguardo di un secolo di attività.

Gl’ importatori del celebre marchio per festeggiare l’ avvenimento hanno messo in moto tantissime manifestazioni.
NIKON ITALIA ( NITAL SPA ) oltre a questo sta per dare alle stampe un particolareggiato catalogo di qualità in numerose migliaia di copie che ripercorre la storia nei suoi passaggi più importanti sia tecnici che dinamici.

100 fotografi italiani selezionati, fedelissimi NIKON, uno per ogni anno.

Dal reportage al matrimonio, dalla cronaca allo still life…… dal viaggio al ritratto……… dalla natura…..allo sport agonistico…….

Qui sotto, l’ impaginato della doppia pagina che riguarda il mio contributo:

Etiopia, tribu Omo, anno 1994 fotocamera Nikon F4s…….quella che considero la migliore reflex giapponese al tempo della pellicola nel formato 24×36 e che ricordo con un pò di nostalgia.

Prossimamente ulteriori aggiornamenti…..

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La Bosnia Erzegovina ricorda Srebrenica.

5 Luglio 2017 Commenti chiusi

Alcune decine di persone hanno cominciato lunedì mattina da Sarajevo il cammino di oltre duecentocinquanta chilometri che li porterà a Nezuk per andare a ricongiungersi con la Marcia della Pace dove poi proseguiranno per il mausoleo di Potocari l’ 11 Luglio per ricordare il massacro di Sebrenica oramai giunto al ventiduesimo anniversario.

Sono attese per i funerali sessantamila persone provenienti da tutta la Bosnia Erzegovina ma non solo.

Secondo l’ ultimo comunicato del MPI quest’ anno le sepolture saranno settanta provenienti da due aree della Bosnia orientale.

Il più giovane si chiamava Damir Suljic ed aveva solamente 15 anni quando venne assassinato mentre il più vecchio era un uomo che allora aveva compiuto da poco 72 anni.

Tuttavia, se le famiglie delle vittime identificate in precedenza avessero concesso all’ Istituto delle persone scomparse di finire  il processo di ricomposizione ci sarebbe stato sicuramente un aumento del numero delle vittime da essere sepolto martedì prossimo.

La stragrande maggioranza dei corpi esumati dalle fosse comuni dopo anni di ricerca e di lavori di scavo sono pressoché incompleti e alcune famiglie sono stanche e invecchiate di attendere una dignità che comunque non lenirà mai il dolore e la sofferenza di questa tragedia.

La ricerca dei corpi è un lavoro difficilissimo aiutato dalla scienza ma anche ostacolato dalla precarietà di mezzi finanziari e dalle naturali difficoltà oggettive che s’ incontrano sul territorio.

Anche per Srebrenica 2017 non sono mancante delle tensioni politiche e la diplomazia tra Bosnia e Serbia è tuttora molto distante ma soprattutto non si intravedono tangibili segnali di distensione malgrado siano ambedue candidati ad entrare nell’ Unione Europea.

La Corte dell’ Aja a fine Giugno ha confermato in Appello gran parte della condanna risalente al 2014  e che il governo olandese è parzialmente responsabile della morte di trecento mussulmani.

Nonostante questo e nel tempo alcuni criminali serbi siano stati catturati e condannati, la vicenda di Srebrenica ha ancora molte ombre e la ricerca della Verità non è del tutto conclusa.

 

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Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i candidi capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti fu trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle persone scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso. Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora. Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha una lampante similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra. La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic. Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo. Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere. E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah.

Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti. Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità. Tante bandiere e una marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

Auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti voi…..

14 Dicembre 2016 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I migliori auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti Voi e famiglie.

Merry Christmas and happy new year 2017 to you.
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Srebrenica, un anniversario in tono minore.

12 Luglio 2016 Commenti chiusi

Dopo Sarajevo anche Srebrenica ha reso omaggio alle vittime in quello che oramai è giunto al ventunesimo anniversario del massacro avvenuto nel 1995.

E’ stato come sempre il giorno della Bosnia ma stavolta in tono minore sia come partecipazione che nel fatto di solennità. Le vittime ricomposte negl’ ultimi dodici mesi erano infatti “solamente “ 127 prima di effettuare l’ ultimo viaggio verso il mausoleo di Potocari e la sensazione a questa cerimonia è che le nuove generazioni che stanno venendo avanti importa poco di quella lontana guerra.

Ma questo anniversario è stato lacerato da violente polemiche, in particolar modo politiche, a causa del rifiuto di ospitare i leader serbi. Un diniego che non aiuterà a migliorare i rapporti tra i due paesi in cui l’intento dovrebbe essere quello di cercare di ricostruire un futuro più positivo.

Oltre l’ odio, lo scoglio maggiore, è l’ oramai noto “ riconoscimento “ di genocidio da parte dei serbi, i quali continuano a non ammetterlo sia su carta che a livello internazionale.

Lo stesso dicasi per l’ Unione Europea dove le autorità bosniache assieme all’ associazione delle Madri di Srebrenica non perdono occasione di criticarla per il fatto di non aver agito abbastanza in tutti questi anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 1: Preghiera davanti alle bare, Srebrenica – Gianluca Fiesoli ©.

FOTO 2: Trasporto dei feretri alla sepoltura, Srebrenica – Gianluca Fiesoli ©.

 

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Gianluca Fiesoli.it il nuovo sito dedicato al ( semplice ) ritratto.

Da oggi è online il nuovo sito di Gianluca Fiesoli dedicato al ( semplice ) ritratto.


Potete cliccare sul dominio  http://www.gianlucafiesoli.it/index.html  e vedere le prime due pagine di fotografie.

Le rifiniture e quantaltro saranno completate prossimamente.

Buona visione.

Gianluca Fiesoli

 

Un sito dedicato al ritratto…..tra poche settimane.

Sto costruendo il mio secondo sito -” GIANLUCA FIESOLI FOTOGRAFO : Niente di personale, sono solo ritratti “.
Andrà a collocarsi sul dominio fino ad ora rimasto inutilizzato. Questo è l’ indirizzo:   http://www.gianlucafiesoli.it/
Uno spazio web dedicato esclusivamente al ritratto, quindi niente viaggi, reportage, morti, guerre, disastri, paesaggi, monumenti, cieli azzurri……. e quantaltro.

Da sempre nella mia modestia opinione culturale considero ” il ritratto ” ( NON I SELFIE ! ), di qualunque tipo e persona, l’ anima della fotografia forse più vera e che trasmette un aspetto intimista del soggetto anche nell’ eventualità che venga scattato in qualsiasi luogo. Lo specchio di noi stessi che rimane inciso in un fotogramma…….oggi soprattutto file….. 

Il sito sarà pronto tra qualche settimana poichè da queste parti c’ è sempre qualcosa da fare e non solamente di fotografia.

Per adesso il primo screenshot ( bozza ) di quello che ne verrà fuori.

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La Polveriera Mediorientale: agorà pubblica.

Il M5S di Firenze organizza una serata informativa e di approfondimento che punta la lente sui numerosi e tragici conflitti che stanno divampando in Medioriente.

Un’agorà pubblica, sulla “polveriera”mediorientale”: una guerra perpetua alimentata dalle scelte e dalle azioni dissennate e scriteriate delle potenze mondiali.

Ne discuteremo in piena onestà intellettuale, insieme a Massimo Artini, vice presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati e Riccardo Ferretti, giornalista e direttore editoriale della rivista Panorama Difesa e Fabio Cintolesi.

Un excursus in primo luogo storico per ricostruire la genesi e le cause di questi devastanti conflitti, l’analisi della situazione attuale e la posizione del Movimento 5 stelle, le possibili soluzioni proposte dai nostri portavoce in Parlamento.

Il contributo al dibattito è aperto di tutti i cittadini per informarsi e per informare tutti, nella consapevolezza dei fatti e delle opinioni.

Casa della Cultura Via Forlanini 164, Firenze
Giovedì 2 Ottobre 2014
dalle ore 21.00 alle ore 23.45

 

Informazioni:

https://www.facebook.com/events/1546534165565570/

https://www.facebook.com/firenzecinquestelle

DIRETTA STREAMING

http://www.ustream.tv/channel/silviafossi

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PS. Parteciperò all’ Agorà e non è escluso anche un mio intervento.

 

 

 

La storia di Ahmed Shom.

Ho ricevuto questa e mail che inserisco qui sotto con la risposta.

Buongiorno,

dopo aver visitato il suo sito del quale le faccio i complimenti  ho scoperto anche il blog di Tiscali.

Siccome ho intenzione di fare anche io un blog e  sto cercando degli spunti in giro per il web, avrei da
porgli una particolare domanda sulla dedica e il perché a quel bambino che si chiama Ahmed Shom.

Nel ringraziarla le auguro buon lavoro.

Cesare

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La dedica non è indirizzata ad una particolare persona ma in genere a quelli che hanno meno. Il fatto che sia stata inserita è dovuto alla ” linea ” del blog che tratta anche questi temi e ad una naturale ” personalizzazione “.

Sono stato diverse volte in Palestina.  All’ inizio della seconda intifada avevo conosciuto Ahmed Shom nella Striscia di Gaza. Viveva nei pressi di un campo profughi dell’ enclave. Passammo diverso tempo insieme e conobbi anche la famiglia con la quale nacque una sincera amicizia. Mi dettero ospitalità per molti giorni.

Era un bambino vivace, occhi scuri e vispi, che come i suoi coetanei covava odio per gli israeliani. Più che comprensibile quando si cresce in un territorio dove il sangue scorre quasi ogni giorno, la tensione è sempre alta, la povertà è disarmante e il futuro dovrebbe essere altrove ma non è possibile andarci.

Aveva una forte simpatia per me in considerazione della differenza di età e perché lì gli stranieri sono rari. Due anni dopo quando ritornai mi soffermai nuovamente alla loro casa. La madre e il fratello maggiore mi dissero che era ” salito in cielo “.

I soldati dell’ Idf durante un operazione lo uccisero, forse per sbaglio. La dinamica dell’ accaduto mi è sempre rimasta poco chiara.

Ahmed aveva soltanto nove anni.

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Video di presentazione per il libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

A questi link di You Tube, Tiscali e Vimeo potete vedere il  video di presentazione del mio libro Personal Observations.

http://youtu.be/W2pgSbaffJ0

http://video.tiscali.it/canali/Arte_e_Cultura/126262.html

https://vimeo.com/79296447

Video importato

La pubblicazione è in tiratura limitata, formato 30X30, 202 pagine, 194 fotografie colore e bianco e nero in stampa di qualità. Per chi fosse interessato ad acquistarlo ed avere informazioni su come riceverlo può inviare una e mail a questo indirizzo - studiofiesoli@gianlucafiesoli.com 

Qui sotto la sovracopertina e la prefazione del libro ( testo di Fabio Cintolesi ).
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Ho conosciuto Gianluca Fiesoli alcuni anni addietro quando lo contattai per fargli un intervista sulla guerra in Iraq in considerazione che durante quel periodo c’ era stato diverse volte. Fissammo un appuntamento nel suo studio e di questo affabile fiorentino mi colpì la disponibilità, la competenza e la naturalezza al dialogo. Avevo visto le sue fotografie sul web, dalle quali si percepiva una forza espressiva inconsueta dovuta dal motivo che è un buon autore di paesaggismo, d’ immagine turistica e di ritratto.

“ Personal Observations “ è un titolo che si ritrova similmente nella saggistica, nell’ arte moderna, dalla pittura alla musica, tradotto in forme estetiche insieme alla poetica. Ma non solo, anche nelle materie scientifiche è utilizzato come punto di partenza per viaggi esplorativi di dottorato. Ponderazioni su cose o persone con capacità cognitiva, un percorso di critica nell’ interiore, il desiderio della libertà di pensiero nel fermento della creatività.

Fiesoli non ha niente di tutto questo. Le Osservazioni Personali sono esclusivamente delle schiette riflessioni sulle brutali realtà. A suo modo, un testimone del nostro tempo. Qui la fotografia non registra l’ istante temporale della cronaca ma bensì ne sviscera con acutezza le problematiche e con intelligenza non cede al rigido moralismo. Ne alla retorica della denuncia e neppure all’ esagerazione visiva come vorrebbe un comune operatore dell’ informazione.

Quando gli chiesi che cosa lo esortava ad andare in posti complicati, di inopia e a continuare una ricerca in determinate situazioni, la risposta fu precisa e per certi versi sbalorditiva. “ La curiosità, la voglia di raccontare ma soprattutto di capire in loco poichè non ho mai creduto che una foto per quanto superlativamente interpretativa possa descrivere il mondo o la centralità di un avvenimento “.

Il negativo, oggi chiamato file poichè il digitale ha praticamente sostituito l’ analogico, è una maniera di trasfigurare la memoria in immagini che congiungono il passato al presente. La memoria è il fondamento della mente ed ha il vigore di potere far riemergere significativi brandelli dell’ esistenza alzando così il livello della nostra sensibilità. Se smettiamo di attingere alla ritentiva diventa impossibile vivere. Più trascorrono gli anni e maggiore è la sua invasività per respingere l’ inevitabile oblio e tentare di allontanare il sopraggiungere della morte. Con questi proponimenti Gianluca Fiesoli ha percorso migliaia di chilometri consumando intere settimane per appalesare il vero di alcuni eventi e documentare le distruzioni perpetrate dalla natura e dai popoli in un pianeta sempre più tumultuoso.

Però nelle sue foto riesce a a dare spazio alla solarità, alla contentezza, alla bellezza sia tecnica che naturale. Emblematiche sono le riproduzioni figurative dei contadini cubani e indonesiani oppure quella al mattino presto quando l’ orda dei turisti non è ancora arrivata all’ interno della Cupola della Roccia di Gerusalemme, da sempre luogo paradigmatico della fede mussulmana in un territorio conteso. Quest’ ultimo scatto esalta la straordinaria ampiezza del campo visivo di un obbiettivo fish eye ( occhio di pesce  ) e un tempo di posa interminabile. Ne segue l’ affiorare di qualche proprietà della fotografia: il silenzio, la religiosità, la solitudine. Inoltre non manca un pizzico d’ ironia in una scritta che compare in quel lenzuolo bianco piantato sul molo dalla tranquilla gente di Lampedusa. Infine, il tuffo di un fanciullo nelle limacciose acque del Buruganga in Bangladesh quasi a volere significare un attimo di felicità e di flebile speranza per una vita migliore.

Il fotografo è chiaramente dalla parte degli ultimi, di quelli che affrontano la disperazione nei terremoti e il dolore per un destino avverso. Di chi è obbligato a vivere con mendicità pur di ottenere un pezzo di pane. Di chi ubbidisce all’ arroganza dei potenti dell’ industria che li sfruttano senza ritegno nel lavoro fin da quando sono minorenni. E dei morti che dopo alcuni lustri implorano ancora giustizia tra le montagne della Bosnia Erzegovina come per l’ infelicità dell’ immigrazione di massa.

Li ritrae con una fotocamera chiedendo a sua volta partecipazione e che gli viene donata con umiltà dai soggetti perchè ne apprezzano la spontaneità, la quale non cela nessun secondo fine ne quantomeno include la smania di protagonismo. Immagini di un animo penetrante, accompagnate da una sapiente ispirazione e con incisivi valori formali, capaci di discernere l’ indispensabile e di sorprendere per l’ alta qualità di espressione.

Ed è proprio questo modo di vedere e di porsi, al di là dell’ amicizia a cui mi lega, che lo ritengo un fotografo atipico per la completezza delle argomentazioni che si distinguono nei propri lavori. Se esaminiamo con attenzione la parte dedicata alla povertà e ai senza fissa dimora, scavalcando delle istantanee in cui viene alla luce un forte senso di compassione per le condizioni dei soggetti, i ritratti con sfondi bianco e rosso degli homeless americani non mostrano barbe incolte, bocche sdentate, cappotti sdruciti e visi sporchi ma sembrano elementi vicino alla normalità.

Ce lo spiega lui stesso che la “ nuova povertà “ si è oramai incancrenita nelle comunità occidentali fino a intrappolare le persone che vengono investite dalla recessione. Un angoscia sottile, economica e non di vizio. Con questa alternanza di immagini Gianluca Fiesoli esula dallo schema troppo spesso precostituito e dal preconcetto visivo che un indigente fotografato deve essere necessariamente un lurido barbone, un clochard, un essere all’ ultimo stadio che scaturisce ripugnanza e oscenità per raggiungere la meta della foto di sensazione.

Addentrandosi nella lettura dei sei capitoli ci si accorge molto presto di un unione tematica tra di loro. Di un eloquente diversificazione delle spiegazioni e delle esperienze rivolte ad agevolare l’ intelligibilità degli argomenti. Rimane il piccolo rammarico, per ovvie ragioni di spazio e di costi, di non avere potuto inserire nel volume ulteriori reportages sociali, i quali sicuramente sarebbero stati di uguale interesse.

La parte dedicata al lavoro ( Work ) è una rigorosa analisi sullo sfruttamento minorile in Bangladesh, Indonesia e in altri paesi mentre nella sezione di Iraq e Palestina prevale il dettagliato racconto di come siano insidiosi e pieni di tensioni questi luoghi per uno straniero. Anche dentro il Palestine di Bagdad, l’ albergo dei media durante l’ occupazione delle forze di coalizione, nel mezzo della notte si può finire distesi per terra con un feroce dobermann che ti ringhia davanti e un mitra puntato alla testa per un errato controllo di identificazione da parte della sicurezza irachena. Oppure essere arrestato perchè viaggiava, a sua insaputa, in un auto pubblica con due ricercati. Paragrafi di vicende che gli sono veramente accadute durante la permanenza.

I fotogrammi di Gianluca Fiesoli si cristallizzano in un libro profondo, da conservare. “ Personal Observations “ è un inno alla dignità con il proposito di illuminare le coscienze e dovuto al tenace impegno del fotogiornalista. Pagine che non lasciano adito all’ indifferenza in quanto effondono una grande umanità senza mai divagare nel pedestre e nel pietismo. Esse ci sottolineano la tangibile presenza di altri mondi ai quali il più delle volte preferiamo chiudere gli occhi, rifuggire per non rimanere contaminati e perfino dichiarare con ipocrisia e senza mezzi termini che non ci appartengono.

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FROM BABYLON TO BAUHAUS.

 

FROM BABYLON TO BAUHAUS
Conservation and Interpretation

Patrimonio culturale, identità nazionali e memoria
storica. I progetti del World Monuments Fund presentati a Firenze.

Martedì 22 novembre presso la Chiesa di S. Jacopo in Campo Corbolini (via
Faenza, 43 – Firenze), beni culturali in  primo piano nella conferenza “From  Babylon to  Bauhaus: conservation and  interpretation” (orario 15.30-17).

Lisa Ackerman, Vice Presidente del World Monuments Fund, parlerà della valorizzazione, della fruizione e della conservazione del patrimonio culturale italiano e mondiale attraverso una panoramica dei progetti  del  WMF.  Tema
di discussione sarà  anche il coinvolgimento  delle  comunità  locali  e  dei professionisti del settore nella gestione di questi “beni dell’umanità”.

Tra i progetti illustrati, il Foro Boario (Tempio di Portuno) di Roma, Babilonia in Iraq, Taos Pueblo negli Stati Uniti, Ladakh in India, il Giardino Qianlong a Pechino e i capolavori del XX secolo di Paul Rudolph e Marcel Breuer.

L’evento, in lingua inglese, è organizzato da CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) in collaborazione con Lorenzo de’ Medici – The Italian International Institute.

CAMNES – Center for Ancient Mediterranean and Near
Eastern Studies

L’obiettivo del Centro Studi CAMNES è la realizzazione di un progetto internazionale
di eccellenza scientifica, ricerca e studi avanzati dedicato
all’Italia, al bacino del Mediterraneo e alle regioni del Medio
Oriente, attraverso la creazione
di un network fra istituti
e università con il contributo
di giovani studiosi di Archeologia e Studi
Antichi. CAMNES, secondo i principi
dell’Archeologia Pubblica, mira inoltre al coinvolgimento di soggetti e comunità locali nell’attività di divulgazione, fruizione
e conservazione del patrimonio archeologico nazionale ed internazionale.

World Monuments Fund

Il WMF è la più importante organizzazione non governativa del mondo impegnata
nella conservazione dei siti storici di tutti i continenti. Dal 1965 – attraverso partnership con le comunità
locali, gli investitori privati e i governi – si occupa di progetti
che riguardano la creazione di piani di gestione dei siti, la conservazione
dei monumenti antichi, e l’adeguamento di edifici del passato
recente a nuovi usi. In 46 anni di attività
ha lavorato in più di 600 siti
in oltre 90 paesi.

Lisa Ackerman

Vice Presidente e Chief Operating
Officer del World Monuments Fund dal 2007, è inoltre membro del CDA dell’Historic House Trust di New York, New York del Preservation Archive
Project e dell’International Council of Monuments
and Sites (ICOMOS/U.S.). Nel 2007 ha ricevuto l’Historic
District Council’s Landmarks Lion Award e nel 2008 è stata insignita
dell’Ann Webster
Smith Award per meriti nell’ambito del patrimonio internazionale.

Informazioni: Istituto Lorenzo de’ Medici – 055.287203 –  info@lorenzodemedici.ithttp://www.lorenzodemedici,it – Camnes: http://camnes.org

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