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15 anni fa i giorni di Genova…….

18 Luglio 2016 Commenti chiusi

15 anni fa, giovedì 19 Luglio 2001 cominciavano i tragici giorni di Genova.

FOTOGRAFIA: Genova 2001 – Un manifestante inchiodato alla serranda di un negozio e con le mani dietro la schiena da due agenti di polizia – Gianluca Fiesoli


Testo tratto dal libro ” Personal Observations ” di Gianluca Fiesoli,

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

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Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale, il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi.

Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti.

In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

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Testo tratto da ” Personal Observations ” Gianluca Fiesoli

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

Genova Diaz: una sentenza importante sebbene molto tardiva.

Ci sono voluti undici anni per avere una sentenza definitiva sugl’ incresciosi fatti dell’ assalto e l’ ignobile pestaggio alla scuola Diaz durante i concitati giorni del G8 di Genova. Analizzando il percorso con cui è arrivata ci fa comprendere ancora una volta le lungaggini, la poca efficienza e la scarsa credibilità della Giustizia italiana.

La Corte Suprema della Cassazione ha confermato il verdetto precedente del 2010 che aveva pronunziato la Corte di Appello ligure e che aveva ribaltato il giudizio in primo grado dove i vertici delle forze dell’ ordine erano stati tutti incredibilmente assolti.

I commenti in queste ore sono stati i più disparati: di massimo rispetto verso la Magistratura, di esaltazione, ( a Roma è stata addiruttura organizzato un incontro per festeggiare ) ma anche di perplessità poichè non rende totale Giustizia alle vittime.

Qui sotto inserisco il capitolo per intero ” Genova Days ” del mio libro di testi e immagini Personal Observations e che ripercorre gl’ avvenimenti di quei giorni del luglio 2001.

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Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era stato formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale,  il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi. Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene  vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti. In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

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Genova non canta più, è morto Bruno Lauzi.


La scuola musicale genovese si è sempre contrapposta a quella milanese e alla napoletana, soventemente intrecciandosi, confrontandosi, prestandosi a collaborazioni che da ambo le parti ne traevano esperienza e inventiva.
E’ morto Bruno Lauzi e l’ Italia della canzone piange un interprete che ha lasciato il segno. Aveva 69 anni ed era affetto dal morbo di Parkinson.
Lauzi è stato uno dei istitutori di quella linfa musicale e liberale della città ligure, insieme a Paoli, Bindi, Tenco che poi si espanse in tutta la penisola con quella melodia a volte malinconica ma genuina, parole d’ amore profonde, per poi sfociare nella modernità con altri artisti che però hanno anche preferito appoggiarsi a generi più commerciali.
Bruno Lauzi prese spunto dalle inimitabili voci di quella Francia poetica per certi versi inimitabile di Brassens, Aznavour e Brel, che rappresentaro un epoca, ma oltre ciò è stato un pregevole autore che spesso ha messo la sua penna, le sue idee, al servizio di altri cantautori. Anche lo strepitoso successo di Lucio Battisti, deve in parte a lui, come lo fu per Mia Martini in quello splendido brano che praticamente la lanciò verso le grandi platee, Minuetto, Ornella Vanoni e molti altri.
La sua carriera ebbe una svolta nella permanenza a Milano. Ha creato anche canzoni per bambini e una etichetta discografica.

Riferimenti: Bruna Lauzi.

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Genova dice no a Fabrizio Quattrocchi

1 Febbraio 2006 2 commenti


Genova dice no all?intitolazione di una strada a Fabrizio Quattrocchi ? l?eroe ? del dopoguerra iracheno, il quale subisce un ? tradimento ? tutto italiano. Dopo il cruente filmato apparso nelle scorse settimane sulle tv nazionali, che aveva impressionato l?opinione pubblica e che si poteva anche risparmiare di guardarlo, adesso la memoria del Body Guard viene rimessa seriamente in discussione.
Secondo il Consiglio Comunale della città ligure devono passare dieci anni dalla morte per assegnare una via con un provvedimento e pertanto la proposta viene bocciata.
Divampa la polemica e anche i familiari hanno espresso e commentato la decisione con parole amare e dure nei confronti delle Istituzioni.
Trieste è la nuova candidata che vuole sostituirsi a Genova e promette di rilanciare in tempi brevi l? idea che deve essere attuata prima delle elezioni in primavera.
Staremo a vedere come andrà a finire.

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Riferimenti: Quattrocchi, Iraq.

Calcio: busta d’intimidazione esplosiva al PM Lari di Genova.


Una busta contenente una spoletta e secondo alcune informazioni dei Media, una microcarica esplosiva è stata invita per posta ordinaria al PM Alberto Lari di Genova.
Dopo le pallottole per i dirigenti e l’allenatore del Catanzaro Buso nella scorsa settimana, il razzo della domenica ad Ascoli, i puerili tentativi d’intimidazione sembrano essere ritornati improvvisamente di moda nell’ambiente calcio, il quale è ancora scosso dai cicloni giudiziari estivi che hanno portato pesanti sanzioni per alcune società, polemiche e talvolta proteste di strada.
L’involucro imbottito sembra però che non potesse esplodere poichè privo dell’innesco, di tipo militare non è un residuato bellico di qualche deposito o tirato fuori da un vecchio cassetto.
Non vi sono allegate nessuna missiva, nessun simbolo di appartenenza, senza indirizzo del mittente e nemmeno provocazioni scritte.
La provenienza è da Genova città ed e stato recapitato al palazzo di giustizia dove si trova l’ufficio del Pubblico Ministero.
A detta degl’inquirenti che seguono la vicenda è un gesto intimidatorio nei confronti del magistrato che si occupa dell’inchiesta del calcio scommesse, coadiuvato dall’altro pm Arena, e questa è probabilmente la causa determinante del comportamento degl’ignoti, visti anche alcuni precedenti simili.
Il pacchetto è adesso al vaglio del Reparto operativo dei Carabinieri liguri e saranno eseguiti nei prossimi giorni ulteriori accertamenti.
Intanto, l’Ufficio Indagini della Fgic ha chiesto una copia degl’atti inerenti ad alcuni controlli su alcune partite di calcio che sono state giocate nella stagione passata.
A seguito di tuttociò la Federazione riapre l’inchiesta su tali avvenimenti e si costituisce parte civile per tutte le ipotesi di fatti illegali e i diretti responsabili.
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Riferimenti: Calcio: PM Lari di Genova.

Genova – Fortaleza: a remi e da solo.

18 Settembre 2005 Nessun commento


E’ partito oggi Alex Bellini nel nuovo tentativo di attraversare l’Atlantico a remi in solitaria.
Oltre ottomila km tra le onde di un Oceano che spesso può riservare delle sorprese. Bellini atleta di Sondrio, aveva già tentato l’anno scorso ma il cattivo tempo lo fermò nei dintorni di Formentera nell’arcipelago spagnolo delle Baleari, dopo una serie di vicessitudini anche tecniche.
Ma la sfortunata impresa non ha inciso nel morale e in questi mesi senza tentennamenti si è allenato duramente e anche la barca è stata ridisegnata in vetroresina, più snella e leggera e potrà anche avvalersi di nuove e più potenti tecnologie.
Remerà per una media di circa 14 ore al giorno, in un ” viaggio ” senza alcun tipo di appoggio e nessun scalo tra la partenza e il previsto arrivo.
Come compagni nelle ore notturne, oltre al riposo ascolterà musica e un paio di libri da leggere, onde oceaniche, maltempo e forti venti permettendo.
Bellini nella sua conferenza stampa aveva dichiarato che ci vorranno circa sei mesi per raggiungere il Brasile, ma è fermamente convinto di farcela e anche i suoi sponsor, Grafoplast, Findomestic e Rtl 102,5 in testa lo hanno aiutato per la seconda volta avendo una totale fiducia nella realizzazione del progetto.
Genova, Baleari, Gibilterra, Canarie e Capo Verde per poi ” perdersi ” nell’immensità dell’Oceano Atlantico, una sfida difficile, giorno dopo giorno, remata dopo remata e con lunghe ore di solitudine e fatica, mentre dal personale sito Internet – www.alexbellini.it – corredato di mappe e informazioni virtuali si potrà seguire il suo percorso.
La partenza è avvenuta dallo scoglio di Quarto, punto epico e storico di un Garibaldi all’assalto con la celebre spedizione dei Mille.
In tempi diversi, dove l’avventura ha un sapore di inusuale a causa della modernità dell’epoca e del niente da scoprire, il Bellini richiama un qualcosa di romantico e di coraggioso agl’eroi che furono.
Nel suadente Nordest brasiliano lo stanno già aspettando.
Buona fortuna.

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Particolare della barca di Alex Bellini – Tutti i diritti riservati.

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Riferimenti: Genova – Fortaleza

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Genova in strada.


Anche i supporters del Genoa scendono nelle strade. Sull’esempio e la rabbia di quelli del Messina non riescono a sopportare la retrocessione in C1, anche se ancora non definitiva, ma adesso con diverse probabilità di esecuzione.
Da piazza Ferrari al blocco momentaneo del casello autostradale della parte ovest della città non si registrano scontri, ma qualche migliaio di persone sfilano, protestano e la tensione sale alta, mentre si parla anche di fermare il porto e le navi passeggeri. Insomma Genova, dopo il sogno, dopo la gioia, dopo l’illusione, si sente tradita e i capi ultras non sono disposti ad abbassare la guardia e lanciano pesanti accuse all’amministrazione locale e quella regionale, tutte e due ree di aver ingannato i tifosi rossoblu e di aver appoggiato il Palazzo del calcio italiano nei momenti più critici.
Adesso se gl’appelli confermeranno le sentenze sportive a pochi giorni dalle prime gare ufficiali c’è da aspettarsi un’estate rovente sul vento delle polemiche e potrebbe sfociare in violenza, visto che non sarebbe la prima volta. Nel calcio nostrano sempre più ambiguo e con un mercato che tutto sommato ha rispettato le aspettative, con alcuni colpi importanti, i quali hanno cambiato in parte il volto delle deluse nello scorso campionato, la legge del pallone e l’Italia delle curve stà perdendo una delle piazze più antiche e ricche di tradizione: quella del Grifone.

Fiesoli.

Riferimenti: Genova in strada.

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Genova premia l’ Avvocato


Un altro prestigioso premio aspetta l’Avvocato del Jazz, Paolo Conte.
In settimana a Genova, città a cui ha dedicato splendidi brani nel corso della sua carriera, gli verrà conferita la cittadinanza onoraria dal Sindaco e la giunta municipale.
Il noto cantautore piemontese, che ha firmato la bellissima ” Genova per Noi “, già nel 2001 aveva ricevuto in Francia, paese dove ha riscosso un successo forse superiore a quello italiano, l’onoreficienza ” Chevalier dans l’Ordre des Arts ” mentre nel 2003 conseguì la laurea ad honoris causa dall’Università di Macerata in Lettere Moderne e nel lontano 1999 è stato insignito a Cavaliere di Gran Croce.
La motivazione di allora dell’Ateneo marchigiano, spiegava quella è che viene definita ” una vena inesauribile dell’artista, originale, significativa con storie e atmosfere particolari, le quali riprendono l’immaginario dei nostri tempi con suadenti note jazzistiche ”
Dopo l’uscita dell’album di inediti ” Elegia ” alla fine del 2004, disco con suggestioni latino americane mischiate a tonalità da ” chansonnier francese, nostalgico e talvolta malinconico, ” il curatore fallimentare ” con la passione e il talento del Jazz è tornato on the road con una tournee in Italia.
Tra un concerto e l’altro si ferma sulle sponde del mar ligure per diventare genovese Doc al mattino, mentre la sera del 14 aprile al teatro Carlo Felice ritorna ad essere quel poeta di caratura internazionale che tutti noi conosciamo.

Immagine: Paolo Conte, Italia 1997 – G. Fiesoli ©.
Riferimenti: Genova premia l’ Avvocato.

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