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L’ Italia naufraga nella campagna di Russia, ma è giusto così.

13 Novembre 2017 Commenti chiusi

Quello che si temeva si è avverato. Dopo ben sei decenni gl’ Azzurri non andranno a un mondiale di calcio. Ma se lo vogliamo dire tutta è giusto che sia così prima di aspettare ulteriore tempo per poi ingoiare un altra delusione altrove. Almeno avremo tutte le opportunità per ricominciare da zero e sperare in un lontano futuro di ricomporre un altro dignitoso ciclo.
Ma le colpe arrivano da lontano. In primis da un parco giocatori e gerazionale concluso e allo stesso tempo di qualità insufficiente. I vecchi hanno fatto quello che potevano i nuovi sono scarsi in tutti sensi.
Carattere, voglia, talento ed esperienza difettano assai. Inoltre la Federazione che poteva fare di più. Non si tratta di sparare sulla Croce Rossa ma Ventura non è un allenatore per questi livelli, il carisma è assente e le idee sono obsolete mentre il gioco ha sempre latitato.
L’ Italia di oggi rispecchia fedelmente il panorama calcistico della nostra serie A e non me ne voglia nessuno basta vedere come si gioca ogni domenica.

E adesso buona fortuna ce n’è veramente bisogno. E per chi verrà a guidare gl’ azzurri avrà da lavorare sodo e affrontare immensi grattacapi.

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Juve: notte straordinaria. Un mezzo passo avanti verso l’ agognata Champions League.

11 Aprile 2017 Commenti chiusi

Splendida Juve……..forse è l’ anno buono se avrà un pizzico…… ma…… un pizzico di fortuna.

Tre a zero al Barcellona per tentare di volare alle semifinali però servirà grande attenzione al ritorno poichè non si sa mai……….il Barca è specializzato nelle remuntade.

Dybala, Dybala di nuovo e poi Chiellini hanno firmato l’ impresa con un gioco all’ italiana e senza sbagliare nulla.

Azulgrana in fase calante rispetto al passato con la  difesa inguardabile.

Messi e soci in serata no e con poche idee.

Ottima la tattica e gli schemi di Allegri.

Ritorno tra una settimana al Camp Nou.

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Juve, doppia doppietta. Tim Cup ai bianconeri.

La Storia si ripete, quasi fosse venuta noia ai più. Oramai è quasi diventato un rituale in cui pare impossibile cambiare. La Juventus conquista la Coppa Italia, la undicesima dell’ almanacco, e come l’ anno precedente ribadisce una ” doppia doppietta “  che lenisce il sogno inappagato della Champions League.

All’ Olimpico di Roma in una finalissima scialba, dai ritmi altalenanti ma con poche vere occasioni da gol ci pensa Morata a decidere la sfida. L’ acerbo talento è oramai diventato grande ed è utilissimo a questa squadra. Sarebbe bene trattenerlo. Più volte ha risolto numerosi problemi in attacco ed ha ancora grandi margini di ottimizzazione.  Appena entrato in campo nel secondo tempo supplementare  con una giocata delle sue ha chiuso qualsiasi possibilità di rimonta dei rossoneri.

Il lavoro di Massimiliano Allegri, quindi, che non era ben cominciato nello scorso autunno si è concluso negi migliori dei modi considerato che l’ organico attuale è minore del precedente.

Il tecnico ha motivato velocemente i nuovi arrivati inserendoli con maestria ed esperienza.

Anche stasera in una gara non facile con alcune assenze importanti è riuscito comunque a prevalere.

Per quanto riguarda il Milan, un altra stagione fallimentare sia sul piano dei risultati, degl’ acquisti e degl’ allenatori i quali è inutile sostituirli se la rosa è composta da mediocri elementi.

Il club milanista non entra in Europa per il terzo anno consecutivo e forse adesso per Silvio Berlusconi è  veramente finita un epoca.

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Anche gli Dei cadono…

Nessuno è invicibile e niente è impossibile. Persino le imprese più ardue. Questa assieme ad altre è una delle imprescendibili leggi della Champions League e di tutto lo sport.

Una giornata storta, sfortuna e quantaltro possono cambiare i responsi e i risultati. E poi il tempo che piano piano modifica tutto…..

Il Barcellona esce dalla Coppa dei Campioni edizione 2016. Quest’ anno la corsa finisce molto presto e già c’ è chi parla di declino, di Lionel Messi che è finito ma sicuramente non sarà così.

Il Barca ancora oggi resta il club più innovativo e il più forte degl’ ultimi anni.

Quarti di finale fatali nel doppio derby con l’ Atletico, il quale tutto sommato merita il passaggio del turno.

Il 2-1 all’ andata per gli azulgrana è troppo flebile e quindi è stato ribaltato da un 2-0 nel match di ritorno.

Anche l’ Italia è protagonista in negativo ( tanto per cambiare NOI non ci smentiamo mai ) con la direzione di Rizzoli che non ha dato un evidente rigore al novataduesimo per un fallo di mano dentro l’ area e che avrebbe riaperto il corso della qualificazione.

Marca e As le due testate sportive più autorevoli  hanno analizzato la gara definendo depressi i catalani e formidabili i madridisti. Dall’ altare alla polvere. I poveri hanno distrutto i ricchi.

Si sa che i giornali iberici ( e qui ci assomigliano ) spesso enfatizzano le imprese e criticano senza pietà i fallimenti. Il sangue è ” caliente ” e la penna diventa ” rossa “……

Un modo di fare giornalismo all’ estremo pur di vendere copie e colpire il cuore del tifoso nelle rivalità più storiche.

Le semifinali se le giocheranno Atletico, Manchester City, Real Madrid e Bayern Monaco.

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Dieci anni fa moriva George Best.

In  una uggiosa e  piovosa giornata di Novembre, come è giusto che sia di questa stagione, dieci anni fa moriva George Best, uomo di carattere estroverso e matto in tutti i sensi……..

Al di là della sua personalità che potremmo definire anche contraddittoria è stato un  giocatore di talento che faceva impazzire i tifosi, molto ricercato  dalle donne e amato nel suo paese.

Qui sotto quello che scrissi allora.

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Una famosa canzone diceva voglio una vita spericolata, che se ne frega di tutto…..e forse mai più è attinente alla parabola esistenziale di George Best.
Irlandese, 59 anni, genio e dissolutezza, come tutti gl’amanti dei vizi e degl’eccessi è stato un simbolo per la folla e le sue arene, oltre alle capacità calcistiche di una carriera che non lo ha ripagato in pieno e che comunque ha bruciato in tempi brevi.
La lunga agonia di questo atleta, adesso un Uomo vecchio e malato, soprannominato ” Wild Horse “, è oramai giunta al termine e anche se riuscisse a tirare avanti non avrebbe più un futuro molto dinamico. Il suo stato fisico è pressochè vegetativo secondo gl’ultimi bollettini medici.
Hanno sorpreso in questi giorni le clamorose ma efficaci dichiarazioni che ha voluto fare ai giovani tramite il tabloid News of the World: un testamento verbale, quasi si volesse pentire di quello che è stato un lungo percorso di sperperi, di errori, di notti brave, di donne compiacenti e di capricci pagati a caro prezzo, ma che ora vuole rivolgere e consigliare di non farli a chi ama il football e la vita stessa.
George Best è stato un buon giocatore e all’apice delle sue performances vinse anche un Pallone d’oro e una Coppa dei Campioni, ed avrebbe potuto avere molto di più sotto il profilo professionistico.
Mito sportivo di un Irlanda inquieta in un epoca dove il rock prendeva forma e scrisse pagine indelebili della musica del Novecento, in cui esprimeva i maggiori interpreti con i Beatles e i Rolling Stones, paladini di una gioventù ” ribelle ” nell’animo e forse anche più genuina.
Neanche quando appese le scarpe al chiodo riuscì a trovare una maturità necessaria per proseguire il suo percorso esistenziale in modo corretto e senza problemi per lui e i suoi familiari.
Più volte arrestato, un fegato distrutto che neppure un trapianto lo ha fatto guarire, diviso dalle mogli, senza un lavoro stabile, abbandonato dal suo entourage, consumò fino all’ultimo quello che aveva guadagnato in pochi anni di attività calcistica ad alto livello.
Sempre più solo, irascibile, alcolizzato, gl’ultimi decenni sono stati pieni di stenti e qualche pubblica vergogna, ma nonostante ciò gli amanti della pelota di quell’era non hanno mai dimenticato le sue eroiche imprese sull’erba.
Come molti campioni non ha saputo gestirsi ed è l’ennesimo esempio di come un talento senza cervello può ritrovarsi improvvisamente alla rovina totale, ma in fondo era l’indole predominante del suo scapestrato carattere e che nulla avrebbe potuto cambiarlo.

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Juve basta lo 0 – 0 è tra le prime quattro d’ Europa.

Dopo tanti anni la Juventus raggiunge nuovamente la semifinale della Champions League insieme ai tedeschi del Bayern, il Real Madrid e il Barcellona.

Lo zero a zero di stasera nel Principato di Monaco in una gara spinosa e con molta tensione, a tratti sofferente ha fatto rilevare le difficoltà di attacco dei francesi che non è riuscita a sfondare il muro bianconero.

Match prudente, forse troppo da parte dei ragazzi di Massimiliano Allegri che conseguono l’ obbiettivo ma con qualche ombra per una tattica che sfiora il catenaccio e per niente intraprendente. Insomma con il minimo sindacale ora si trova in semifinale ma nel prossimo turno questo atteggiamento non potrà pagare e non potrà essere all’ occorrenza tenuto.

Se adesso è più che lecito sognare la notte di Berlino presto si conoscerà l’ avversario che senza nessun alibi sarà tosto e forte poiché tutte le altre  sono superiori tecnicamente ai torinesi.

Anche nel fattore dell’ esperienza internazionale che a questi livelli ha un certo peso.

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Champions: Juve, più che fortunata. Incontrerà il Monaco.

20 Marzo 2015 Commenti chiusi

Può darsi che mi sbagli ma per come stanno andando le cose mi tocca ripeterlo. Potrebbe essere l’ anno buono con la un dose di fortuna che tra l’ altro mi pare che stia passando…….

L’ urna di Nyon per i quarti di finale della Champions League regala alla Juventus l’ avversario più debole.

I transalpini del Monaco. Almeno sulla carta e quindi mai dire mai poichè il pallone è rotondo. Ma è sicuramente la favorita.

La formazione del Principato ha eliminato l’ Arsenal mentre nel campionato francese veleggia al quarto posto distante dalla vetta. Collettivo organizzato, di discreto livello ma senza grandissimi campioni.

Il sorteggio ha escluso ai bianconeri squadre forti e forse superiori che se la vredranno tra di loro eliminandosi a vicenda.

Se non ci saranno colpi di testa, distrazioni o quantaltro, la semifinale per la Juventus adesso è più vicina.

 

 

Juve: un altro tris per il poker finale.

7 Febbraio 2015 Commenti chiusi

La neve nel nord Italia, il freddo, le polemiche relative agli stages della Nazionale non fermano la marcia della Vecchia Signora verso il quarto Scudetto consecutivo.  Noi, amanti del calcio, dovremo rassegnarci poichè anche per quest’ anno sarà così.

Nell’ anticipo della ventiduesima giornata i bianconeri calano un convincente tris regalando un momentaneo pareggio al Milan e l’ illusione che la panchina di Inzaghi smetta di traballare.

3 a 1 il finale con reti di Tevez, Antonelli, Bonucci e Morata e due pali juventini.

Gara tutto sommato facile, a tratti convulsa ma se si esclude, la parte centrale della prima frazione, i torinesi hanno dominato dimostrando ancora una volta superiorità, concretezza e tattica, supportato dalla forza d’ urto oramai nota tra le mura di casa.

Per i rossoneri l’ unica attenuante allo strapotere avversario era l’ assenza di alcuni titolari.

La Juventus adesso ha 10 punti di vantaggio sulla Roma, che domani andrà in Sardegna e non è detto che questo divario diminuisca sebbene  il Cagliari stia navigando in cattive acque.

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C’ era una volta il Milan.

25 Gennaio 2015 Commenti chiusi

Se una nostalgia è da coltivare non è per il passato, ma per il futuro.

( Pino Caruso, Ho dei pensieri che non condivido, 2009 ).

E il futuro del Milan appare in questo momento lontanissimo e per ricostruirlo non sarà del tutto indolore.

Il calcio italiano negl’ ultimi anni ha perduto diversi treni per aggiornarsi e sopratutto per migliorarsi. Anche per ritrovare credibilità con la gente che ha abbandonato gli stadi e gli abbonamenti.

Il razzismo, il gioco dei club e della Nazionale, la disattenzione sulla crescita dei vivai, le società fallite con i libri contabili che entrano nelle aule dei Tribunali, le mancate vittorie in campo internazionale, doping, scommesse, violenza e arbitri compiacenti ne hanno fatto uno sport a cui è rimasto solamente la parola………..e le chiacchere sui giornali e tv.

Milano da tempo non è più capitale del pallone ed è lo specchio rotto del nostro calcio. Massimo Moratti dopo aver assaporato la gloria mondiale con uno storico Triplete ed essersi svenato ha capito che il giochino si era concluso e alla prima ( vera ) occasione ha ceduto il club. L’ avvicendamento con un indonesiano poco simpatico, a tratti annoiato, difficilmente riporterà gl’ antichi fasti in tempi brevi.

Silvio Berlusconi da canto suo tra onerose separazioni, declino in politica, processi e assoluzioni ridicole è rimasto ai margini della società con  una presenza che sa di circostanza e di facciata.

Il Milan sta vivendo l’ ennesima stagione grigia, forse la peggiore negl’ ultimi tre lustri. Il tempo passa gli uomini si stancano, il ” piatto piange ” e gli errori aumentano ma è lo società che oramai sembra allo sbando con scelte di ripiego, talora incomprensibili,  allenatori giovani e inesperti e uno spogliatoio quasi mai unito.

Non basta una giovane rampolla, Barbara,  per quanto possa cercare di scuotere l’ ambiente ma senza professionalità, in uno sport sempre più agguerrito e convivere con un Galliani che non la sopporta. I rossoneri dopo la sconfitta con la Lazio hanno perso definitivamente l’ autobus per la Champions League ma da ora in avanti un altro sbaglio sarà fatale e così anche la Coppa Italia rimarrà una chimera.

Questa squadra non ha uno straccio di gioco e nemmeno i giocatori. Poco carattere, una difesa incerta e non esprime personalità. La colpa è di Pippo Inzaghi ma fino a un certo punto sebbene con ogni probabilità sarà il primo a pagarne il conto. Comunque sia, al momento, un altro tecnico farebbe ben poco. Affidare la guida a ex giocatori che hanno vissuto e sono state bandiere nell’ ambiente rossonero ma alla loro prima esperienza di panchina è chiaro s’ incontrano enormi difficoltà. Come lo fu per Seedorf, è una politica calcistica che non rende e se vogliamo troppo familiare.

La gavetta per qualsiasi mestiere è necessaria per salire in alto. Gli scudetti si vincono con il sudore, la fortuna, il talento, i giusti schemi unitamente in un progetto mirato.

Ed è per tuttociò che le colpe attuali devono essere divise con la dirigenza.

Se analizziamo bene la società non ha un programma di mercato attendibile anche in considerazione dei recenti acquisti.

Al giro di boa invernale i milanisti veleggiano quasi a metà classifica. Non sono mai stati, neanche per un turno, in lotta alla vetta.

I dati odierni sono pressoché impietosi, allo stesso tempo incontrovertibili e quindi senza attenuanti.

Ventisei punti, sei sconfitte, ventotto gol fatti e ben venticinque subiti sono numeri di un club di provincia che se non correrà ai ripari con delle nuove idee e ulteriori risorse è destinato a rimanere tale anche nella prossima stagione.

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Juve, di nuovo a +3 e campione d’ inverno.

11 Gennaio 2015 Commenti chiusi

La diciottesima giornata si Seria A è un crocevia importantissimo per le sorti dello Scudetto anche se il cammino è ancora lungo e la primavera lontana. In un annata più incerta tra le ultime, la Juventus firmata Massimiliano Allegri deve e dovrà faticare più del previsto per raggiungere il quarto titolo consecutivo e tentare di tornare protagonista anche in Europa dove da diversi anni regala prestazioni incolori.

Ma come detto all’ inizio stagione fuorigioco e dimenticata Milano ex capitale del calcio, le distanze tra Roma e Juventus si sono molto mentre tutte le altre restano incompiute o perlomeno si trovano davanti ad un abisso ( Lazio e Sampdoria comprese ).

Napoli – Juventus e il derby capitolino hanno caratterizzato un turno infuocato con due belle gare di alta qualità, tasso tecnico pregevole ed emozioni. La Roma ha recuperato un doppio svantaggio con un 2- 2 e un Totti in grande spolvero. Un match che sembrava perso a conferma che qualunque tipo di derby è una storia a sé ed è sempre imprevedibile ma sono ancora diverse le incertezze difensive giallorosse e potrebbe essersi ammalata di psicosi ai pareggi in quanto stanno diventando troppi.

La gara era difficile e non si può dire se sia un punto guadagnato o due persi. Il bicchiere ( o la pelota…….) in questo particolare caso è mezzo pieno.

I bianconeri si ” vendicano ” della sconfitta in Qatar per la Supercoppa e il Napoli perde una vera opportunità per riavvicinarci alla vetta. Rafa Benitez ha disposto bene l’ organico in campo, ma tutto ciò non è bastato. Un 3 a 1  in un terreno che è sempre stato ostile per i torinesi e dove non vincevano da diversi anni, è un segnale da non sottovalutare.

Dopo un periodo a corrente alternata per la Signora arriva una vittoria indiscutibile con minore spettacolarità ma con una maggiore convinzione unitamente ad un assoluta praticità. I bianconeri ritrovano l’  umiltà che in tempi recenti sembravano aver smarrito, sfruttando appieno quelle pochissime ingenuità e occasioni sbagliate dei napoletani.

Ora i punti di vantaggio della capolista sono nuovamente tre e considerato le gare di domenica prossima in casa con il Verona e la Roma che sbarca a Palermo il titolo di campione di inverno in solitaria non gli e lo toglie nessuno.

E come recita un “ vecchio adagio calcistico “, chi è primo a Gennaio  ( otto volte su dieci quando la matematica non è un opinione…..)  è primo anche a Maggio !!!

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Serie A: la Juve espugna San Siro, anche per quest’ anno la musica rimane la stessa.

20 Settembre 2014 Nessun commento

Tre scudetti di fila nella Serie A moderna sono un impresa notevole anche se dobbiamo dire che quasi tutti gli avversari erano a caccia  di farfalle. Il calcio odierno è in piena crisi: figuraccia mondiale con Prandelli che ha fatto cose turche, nuovi talenti inesistenti, pochi soldi in cassa, snobbati dagli stranieri e nessuna soddisfazione nella Champions League.

Senza dimenticare le immobilità generazionali della Federazione. Ai vertici si sono ancora una volta le solite faccie.

Gli ultimi anni sono caratterizzati dal predominio torinese appena contrastato dalla Roma che rischia di passare per un eterna seconda ma adesso si comincia a sfiorare la noia. Una corsa a due ma poi come sempre risolta dallo strapotere dei bianconeri,

Adesso la Vecchia  Signora ha cambiato  allenatore con scetticismo mentre la musica è rimasta la stessa.

Massimiliano Allegri non piace e non piacerà mai del tutto al popolo bianconero ma per ora i fatti gli danno ragione. La squadra esprime un gioco  meno energico, forse più prevedibile, però continua a vincere e a rimanere in testa alla classifica.

Le prime partite di campionato stanno evidenziando segnali poco piacevoli per le altre squadre  e non ci sarebbe da meravigliarsi che questa edizione del Tricolore dovesse finire anzitempo. Molto dipenderà dalle coppe e dai turn over e quanto la Roma reggerà al confronto.

Stasera al Meazza, la Juventus ha battuto il ” nuovo ” ( si fa per dire ) Milan di Pippo Inzaghi per una rete a zero. Gara equilibrata e a tratti piacevole con occasioni da ambo le parti, un palo di Marchisio nella prima frazione e poi ci ha pensato Carlos Tevez a chiudere il conto a venti minuti dal termine.

Stadio gelato e tre punti pesanti.

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Argentina e Germania, il mondo vi guarda. Messi e Muller decisivi.

Anche Brasile 2014 sta per giungere al traguardo, poi entrerà nel cassetto della memoria. Un Mondiale per i nostri colori assai deludente terminato presto con un fallimento quasi ridicolo e un futuro che è diventato incerto poichè passivo di rifondazione.

Ci dovremo accontentare del fischietto di Rizzoli e questo la Fifa lo ha capito dandoci così una specie di regalino……..

Argentina e Germania chiudono il sipario e come sempre una entrerà nella Storia con immensa gioia per quella nazione mentre l’ altra piangerà fiumi di lacrime e di amarezza.

E’ il corso di ognuno di noi e della vita. Impossibile cambiarlo.

Una partita aperta ma se dovessimo guardare i risultati i tedeschi partono favoriti, non solo per l’ umiliazione inflitta al Brasile, il quale oltre ad essere Neymar dipendente era poca cosa.

Quella goleada  è stata oltre misura delle differenze tecniche che esistono tra le due nazionali. Per quanto opaca e presuntuosa la Selecao non è mai una cenerentola.

Le due squadre migliori di questo torneo sono arrivate in fondo e meritano di giocarsela. I tedeschi potranno contare sull’ organico compatto, forte, il carattere indomito e una difesa che qualche volta subisce delle sbavature. E’ oramai noto che hanno sempre avuto delle retroguardie un pò lente e quindi talvolta perforabili in velocità in particolar modo sulla fascia sinistra.

Oltre ad alcune buone individualità, l’ esperienza di Schweinsteiger e Klose, la chiave si chiama Thomas Muller e che può fare la differenza. Trequartista o punta aggiunta il ventiquattrenne ha classe e fiuto del gol.

Su un onda di un entusiasmo che è quasi iniziato fin dal girone eliminatorio, la Germania stavolta sembra però più preparata, più squadra nel suo complesso e riesce ad arrivare al gol con quasi tutti i suoi effettivi. Simile alla Juve, pratica e senza eccessivi fronzoli.

Invece i biancocelesti di Sabella punteranno quasi tutto sulla fantasia ma l’ Argentina odierna è completamente diversa da quella di Maradona o del 1978 in cui primeggiava il ciclone Mario Kempes.

Adesso anche i sudamericani si sono adeguati alle tattiche e al gioco europeo pur di arrivare allo scopo.

La semifinale con l’ Olanda è stata una delle partite più brutte della competizione e questo ci fa pensare che se rallenta qualche ingranaggio la squadra trova delle difficoltà. D’ altra parte è oramai noto il rendimento umorale di alcuni giocatori argentini oppure quando incontrano avversarie chiuse a riccio.

Non è stato il mondiale di Messi che ha fatto vedere fino ad ora cose discrete ma non straordinarie. La finalissima del Maracanà è l’ occasione per consacrarlo definitivamente anche a livello di Nazionale.

Aguero e il possibile recupero di Di Maria possono essere carte da giocare nel corso del match.

Il pronostico vede leggermente favorita la Germania ma in una gara unica, di grandissima importanza e piena di tensione come quella di una finale mondiale ci possono essere delle sorprese.

Non sarebbe la prima volta e nemmeno l’ ultima. Rigori compresi.

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Azzurri: o si continua la samba oppure si torna casa.

E venne il giorno del ” giudizio “. In quel di Natal dove suadenti dune di sabbia raggiungono le increspate onde dell’ oceano l’ Italia affronterà alle ore 18 l’ Uruguay. Sebbene ambedue abbiano fatto la storia del pallone fin dall’ epoca della Coppa Rimet non è proprio una classica dei campionati del mondo.

Per via di diverse causalità le squadre si sono incrociate pochissime volte mentre le due federazioni oltre alla notevole distanza chilometrica mancano di un gemellaggio. E forse anche di simpatia.

Ma la nostra memoria  evoca bellissimi ricordi e cerca di scacciare qualche delusione. Soprattutto prima della seconda guerra mondiale, quando il calcio era calcio e non business, i campioni rappresentavano bandiere e non divenivano banderuole.

Quando si urlava e si criticava meno per un rigore mancato, quando il razzismo sul campo non era motivo o un pretesto per sfasciare gli impianti e neanche per dileggiare una pelle diversa. E una sconfitta era definita con maliconia ” un onore alle armi”.

Ma i decenni “ tradiscono “ e i tempi sono cambiati. Le nuove generazioni si sviluppano e modificano moltissime cose. La sportività nonostante l’ esistenza del Fair Play in alcuni casi ha perso la sua ragione. Il doping ha scritto pagine nere, gli scandali sono aumentati e le polemiche restano accesissime. Il famoso detto ” bisogna saper perdere  è pressoché scomparso “. Un grande circo che si muove al passo dei media e dei giornali, dominato dal denaro, dai debiti e dalle plusvalenze.

Il calcio odierno è meno vero, più tecnico, scarsamente avvincente. E per certi versi un po’ noioso poiché è ancorato  solamente a degli episodi. Ma quando parliamo di Patria, di Bel Paese, di Nazionale ritroviamo quel briciolo di Unità e di tifo che altrimenti avremmo smarrito. Per quanto tutto sia artificiale non ne possiamo fare a meno. Ed è per questo, al di là di come andrà a finire milioni di spettatori saranno incollati alla televisione.

 

La Nazionale nel pomeriggio si gioca moltissimo del proprio futuro. Perfino Cesare Prandelli che in cassaforte ha un contratto firmato che scadrà nel 2018 potrebbe rivedere il tutto se stasera se ne torna a casa. Magari non gli tirerebbero le uova e i pomodori a Fiumicino ma chissà se la rivoluzione sarebbe indolore…..

Un fallimento per essere ” digerito ” ha bisogno sempre di un capro espiatorio.

Il Campionato del Mondo di calcio è spesso un terno al lotto. Si può partire bene e finire malissimo. Si può trovarsi quasi fuori e rimanere all’ ultimo tuffo in corsa. Basta un niente e uno sbaglio, anche di valutazione, costa carissimo. Stabilire un ferreo pragmatismo in un concentrato di diverse gare che si consumano in pochi giorni è alquanto difficile. Ancor di più quando il torneo si svolge in continenti lontani. Una cabala rotonda e lo sarà anche questa volta.

Ma generalmente chi si aggiudica la competizione o perlomeno raggiunge la finalissima, quasi ( dico quasi ) ha fatto quadrare i conti. Le schiappe, anche se non c e ne sono più, sistematicamente escono fuori. Salvo rarissime eccezioni, ma come ben sappiamo l’ eccezione conferma la regola ( Lo sottolinea anche un famoso proverbio ).

Gli uruguagi hanno dalla loro parte un solo risultato: la vittoria. Viene da chiedersi se sia un bene oppure un male. Sicuramente una motivazione ulteriore, poiché avranno l’ obbligo di concentrarsi soltanto su quella. Devono segnare e non potranno nascondersi a lungo, giocherellare, perdere tempo il quale sarà preziosissimo e lo spettro dei rigori resterà nelle case dei fantasmi. Insomma devono fare la gara.

La Celeste è forse la nazionale dell’ America Latina che più si avvivina alle tattiche europee. Tabarez è un vecchio lupo di mare e che sa il fatto suo. E’ vero che tango e samba nel calcio sono oramai morti, ma questa squadra ha un reparto di maggiore spessore rispetto al nostro: l’ attacco.

Cavani e Suarez sono antipatici e ammirati per un brutto vizio: quella di metterla dentro. Per quanto l’ ultima stagione dell’ ex partenopeo sia stata inferiore di quando strabiliava nel Napoli, i due matador sono una coppia di grandissimo spessore la cui forza sta nella fantasia e nell’ essere imprevedibili. Certo non possono vincere una partita da soli ma il loro rendimento sarà comunque decisivo.

Con ogni probabilità Cesare Prandelli cambierà modulo e alcuni uomini. Questo non è un match da tiki taka, da fraseggio, da calcio utilitaristico. Stasera bisogna rispondere colpo su colpo ed essere particolarmente pratici, senza fronzoli e tirare fuori gli attributi, tralasciando le carenze psicologiche e ricordarsi di avere autostima.

Balotelli e Immobile saranno davanti. Il capocannoniere della Serie A mai scriverà le leggendarie pagine che furono di Paolo Rossi o Bruno Conti ma oltre la faccia della spedizione è in gioco anche la sua carriera.

La penuria di attaccanti è un ” rimpianto ” per il nostro selezionatore. Con il senno del poi, mai come in questo caso avrebbero fatto comodo i guizzi e la velocità del Rossi viola……..

Al centrocampo Prandelli ha la certezza di avere un Pirlo in più e l’ assenza di Daniele De Rossi non passerà inosservata. Il romanista per quanto in forma poco splendida dettava tempi e sostanza in mezzo ai reparti. In questa zona del campo  i nostri avversari sono abbastanza compatti mentre tecnicamente e sul piano della qualità sono leggermente inferiori.

La difesa resta l’ incognita maggiore. Alcune disattenzioni, Costa Rica in primis, ci hanno fatto riflettere sulle scelte di Prandelli fin dal girone preparatorio al mondiale. E’ la retroguardia juventina degl’ ultimi tre scudetti ma se guardiamo i numeri i suoi gol li ha sempre  incassati. Un fatto strano forse ma che ha costretto al tecnico a farli giocare con una linea alta e offensiva per aiutare il cambiamento di modulo molto simile a quello spagnolo.

Infine l’arbitro. Dirige un altro Moreno. Impossibile dimenticare Giappone e Corea 2002. Quello era un mascalzone in tutti i sensi.

Scorrettezze arbitrali non ce lo meritiamo ma questo non deve diventare un alibi. Se siamo qui a lottare sul filo del rasoio la colpa è anche un po’ nostra.

Marco Antonio Rodríguez Moreno, messicano,  è uno della frangia dei duri, con il cartellino facile e che chiede rispetto dentro e fuori dal rettangolo. Profondamente  religioso, la sua vita è considerata al pari di una missione.

Pastore evangelico quando appenderà le scarpette al chiodo ha in programma di aprire un centro di recupero per disadattati.

Per stasera, oltre ad una direzione equa, con il cuore in mano gli chiediamo di dire una preghiera in più.

Credo che ne avremo veramente bisogno.

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Juve: l’ Europa è inarrivabile.

1 Maggio 2014 Commenti chiusi

Dopo l’ uscita anzitempo dalla Coppa dei Campioni anche l’ Europa League  diventa maledetta. E pensare che un occasione così ghiotta con una finalissima tra le proprie mura chissà quando ricapiterà. Senza contare la perdita finanziaria che procurerà questo disastro.

La Juventus non va oltre uno scialbo zero a zero nella gara di ritorno di semifinale con il Benfica dopo essere stata sconfitta di misura all’ andata e così esce mestamente dalla piccola Europa quando il traguardo sembrava essere a portata di mano.

Ma il mea culpa viene da lontano. Nel doppio confronto i bianconeri hanno compiuto dei grossolani errori e gli sbagli nel calcio come nella vita si pagano a carissimo prezzo. Non si tratta di sfortuna ma bensì di disattenzioni, imprecisioni e poca lucidità nel momento decisivo.

Oltre i confini dello stivale la Juventus dimostra tutti i suoi limiti. Insomma, al momento, non è una squadra da Europa e questo dovrà far riflettere la società sulle scelte future sia di mercato che di giocatori da cedere.

In particolar modo non è un organico ancora del tutto maturo e incontra serie difficoltà con club che praticano un calcio differente. Inoltre anche il fattore psicologico del dentro o fuori nell’ arco di 180 minuti è alquanto disarmante e pericoloso per i bianconeri.

Un analisi che dovrà essere approfondita e non indolore. E’ troppo diverso il rendimento tra la Serie A e le coppe. Nel campionato la Juventus domina con degli avversari che hanno perso la bussola da tempo. Tre scudetti in tre anni non sono un caso e si vincono solamente se si ha un organico potente, equilibrato e capace di tenere alti i ritmi in tutti i periodi della stagione.

Dobbiamo però anche aggiungere che se si esclude la Roma le altre squadre sono di un livello abbastanza modesto in considerazione agl’ anni passati. Il nostro calcio sta attraversando una fase opaca e un livellamento dovuto da tanti fattori come quello della crisi economica e della penuria di ricambi dai vivai giovanili che impediscono alle societa delle ricostruzioni immediate. Un esempio su tutte sono l’ Inter e Milan.

Con il fallimento di stanotte anche il ruolo di Antonio Conte potrebbe subire una revisione. L’ allenatore salentino per quanto determinato e carismatico può darsi che non sia ancora all’ altezza per il proscenio continentale e l’ esperienza in manifestazioni internazionali sia tutta da acquisire. Lo stesso dicasi per un modulo e una mentalità di gioco che forse dovrebbe diventare più flessibile.  D’ altro canto proprio sul discorso delle coppe ci sono stati recentemente degl’ attriti tra lui e la dirigenza.

Ma soprattutto per vincere in futuro i rinforzi dovranno essere di peso se no l’ Europa rimarrà ancora inarrivabile per diversi anni.

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Settima di Serie A: turno importante per capire i pretendenti allo Scudetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ oramai chiaro che quest’ anno per la Juventus non sarà tutto liscio come la scorsa stagione. Lo dimostrano i due pareggi di Champions League, non quanto per i punti persi ma per le prestazioni un pò opacizzate, i problemi di spinta sulle fasce e quella grinta offuscata che per due anni è stato il cavallo di battaglia di Antonio Conte.

La lotta è più difficile e ripetersi è sempre un rebus mentre il livello dei pretendenti è cambiato. Anche se la strada per il traguardo finale dello Scudetto è molto lunga e le sorprese saranno tante, la settima giornata di campionato offre numerosi spunti per capire le condizioni delle squadre e verificare chi veramente può stare ai piani alti.

A cominciare dalla Roma che dopo un avvio scintillante pieno di belle promesse, consensi ed elogi affronterà l’ Inter di Mazzarri a San Siro. Il sergente Garcia fino ad oggi ha sempre vinto con avversari di medio livello e adesso arriva il test della verità.

Match classico, spesso intenso e ricco di gol, e considerato che i nerazzurri sono un organico con buone geometrie che se la stanno cavando abbastanza bene non mi sento di fare un pronostico. Nella schedina metterei la tripla.

Un convincente successo della Roma in trasferta contro una diretta avversaria per i posti in Europa, la porterebbe a dovere annunciare le proprie ambizioni di tricolore. Spicca l’ assenza di Campagnaro e per la curva nord che è di nuovo accessibile sarà un altro esame di civiltà dopo la squalifica dovuta ai cori razzisti.

Per il Milan, azzoppato dalla immaturità di Balotelli e dall’ infermeria, la sfida allo Juventus Stadium suona come un ultima spiaggia. Lo sottolinea anche la media inglese con un evidente meno quattro.

Se esce sconfitto con i torinesi la rincorsa diventa pressochè impossibile. Ma i guai arrivano da lontano con una difesa incerta che subisce troppi gol, il gioco stenta a decollare, il reparto del centrocampo non è molto tecnico e l’ allenatore sembra poco in sintonia con le scelte della società.

Il Napoli ha un turno abbordabile. Il Livorno al San Paolo è un ostacolo di lieve entità che potrebbe farlo avvantaggiare. I partenopei dopo la sconfitta con l’ Arsenal si rituffano in campionato ma con l’ incertezza della presenza di Higuain.

Rafa Benitez sceglierà poche ore prima del fischio d’ inizio.

All’ Olimpico di Roma, Lazio e Fiorentina potrebbero escludersi a vicenda. I viola devono fare i conti senza i bomber che sono stati falcidiati dagl’ infortuni. Montella pratica umiltà e dice di stringere i denti. Chi si aggiudica i tre punti resta agganciato alle posizioni alte. Però, non mi sorprenderebbe che ne venisse fuori un pari.

Il Parma incontra il Sassuolo che con i due recenti pareggi si è mosso dal numero zero. Catania – Genoa ci riporta  Gasperini sulla panchina dei grifoni e quell’ oramai noto 4-3-3.

Chievo – Atalanta, Bologna – Verona, Udinese – Cagliari e Sampdoria – Torino chiudono il turno.

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