Archivio

Post Taggati ‘berlusconi’

15 anni fa i giorni di Genova…….

18 Luglio 2016 Commenti chiusi

15 anni fa, giovedì 19 Luglio 2001 cominciavano i tragici giorni di Genova.

FOTOGRAFIA: Genova 2001 – Un manifestante inchiodato alla serranda di un negozio e con le mani dietro la schiena da due agenti di polizia – Gianluca Fiesoli


Testo tratto dal libro ” Personal Observations ” di Gianluca Fiesoli,

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

_____________________

Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale, il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi.

Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti.

In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

____________________

Testo tratto da ” Personal Observations ” Gianluca Fiesoli

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

Juve, doppia doppietta. Tim Cup ai bianconeri.

La Storia si ripete, quasi fosse venuta noia ai più. Oramai è quasi diventato un rituale in cui pare impossibile cambiare. La Juventus conquista la Coppa Italia, la undicesima dell’ almanacco, e come l’ anno precedente ribadisce una ” doppia doppietta “  che lenisce il sogno inappagato della Champions League.

All’ Olimpico di Roma in una finalissima scialba, dai ritmi altalenanti ma con poche vere occasioni da gol ci pensa Morata a decidere la sfida. L’ acerbo talento è oramai diventato grande ed è utilissimo a questa squadra. Sarebbe bene trattenerlo. Più volte ha risolto numerosi problemi in attacco ed ha ancora grandi margini di ottimizzazione.  Appena entrato in campo nel secondo tempo supplementare  con una giocata delle sue ha chiuso qualsiasi possibilità di rimonta dei rossoneri.

Il lavoro di Massimiliano Allegri, quindi, che non era ben cominciato nello scorso autunno si è concluso negi migliori dei modi considerato che l’ organico attuale è minore del precedente.

Il tecnico ha motivato velocemente i nuovi arrivati inserendoli con maestria ed esperienza.

Anche stasera in una gara non facile con alcune assenze importanti è riuscito comunque a prevalere.

Per quanto riguarda il Milan, un altra stagione fallimentare sia sul piano dei risultati, degl’ acquisti e degl’ allenatori i quali è inutile sostituirli se la rosa è composta da mediocri elementi.

Il club milanista non entra in Europa per il terzo anno consecutivo e forse adesso per Silvio Berlusconi è  veramente finita un epoca.

_______________

Un giorno molto fortunato….

Video importato

FOTO: Attentato all’ hotel Bagdad, Iraq, 2003 – Gianluca Fiesoli.

Il testo è tratto da un capitolo del libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli

 

 

____________________________

Oggi è il 12 ottobre del 2003. Nel pomeriggio ho deciso di andare a piedi fino al distretto amministrativo di Sheikh Omar. Pare che gli sciiti della regione stiano organizzando un imponente manifestazione di protesta per chiedere la liberazione dell’ Iman.

Lasciato alle spalle il Palestine dopo circa quattrocento metri davanti all’ Hotel Bagdad c’ è una postazione armata degli iracheni attorniata da barriere di cemento e un blindato statunitense che vigila attentamente.

Sul largo marciapiede gli agenti sorseggiano il “ finjaan shay “ ( una tazza di tè ) e con garbo e curiosità, poiché intuiscono che sono uno straniero, la offrono anche a me. Come spesso avviene in questo genere di incontri occasionali ne approfitto per conversare e chiedere qualche informazione.

Sembra finalmente una giornata tranquilla dopo quelle movimentate nelle scorse settimane. Trascorro con loro un quarto d’ ora scherzando pure del calcio italiano e sulle vignette umoristiche di Silvio Berlusconi, le quali sono abbastanza note da queste parti. Sto riflettendo se entrare nell’ albergo per domandare ulteriori novità della dimostrazione ma poi decido di rinunciare e proseguo il cammino.

Quando sono a metà del ponte della Repubblica e mentre volgo lo sguardo sul palazzo delle telecomunicazioni semidistrutto dalla guerra, un tremendo boato riecheggia nell’ area. Contemporaneamente s’ innalza una grande colonna di fumo grigio in direzione della cornice del fiume. Torno indietro e imbocco nuovamente la Abu Nuwas Street. Decine di persone corrono come impazzite. La gente esce dalle abitazioni, urla incomprensibili. E’ un susseguirsi di istanti caratterizzati da ritmi frenetici e incontrollati. In tanti imbracciano un mitra o una pistola mentre le sirene delle ambulanze del Medical City si avvertono in lontananza.

Dalla zona verde si sono aperte le cerniere di protezione e il comando ha fatto uscire due carri armati preceduti da alcuni veicoli corazzati leggeri. Il vorticoso e inconfon­dibile rumore delle pale rotanti di un Apache e due BlackHawk stanno dilaniando il plumbeo cielo. Sono già sopra le nostre teste, volteggiano a bassa quota.

L’ odore acre dell’ esplosivo si disperde nell’ aria lasciando una scia di morte. I soldati armati di mitra HK416 si affrettano a sbarrare il viale intanto che arrivano le prime troupe delle televisioni dei media.

Un attentatore suicida con un auto piena di deflagrante si è lanciato contro il posto di blocco davanti all’ Hotel Bagdad. Gli agenti con cui appena pochi minuti prima avevo bevuto un tè nell’ esplosione sono tutti morti. Diversi i feriti, tra cui i due militari del tank americano. Per fortuna l’ autobomba non è riuscita a raggiungere l’ entrata dell’ albergo in fondo alla piccola via.

Se mi fossi soffermato ancora un po’  con loro probabilmente sarei stato ucciso.

Soltanto la mia buona stella mi ha consentito di restare vivo.

____________________

FOTO: Attentato all’ hotel Bagdad, Iraq, 2003 – Gianluca Fiesoli.

Il testo è tratto da un capitolo del libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli

 

 

C’ era una volta il Milan.

25 Gennaio 2015 Commenti chiusi

Se una nostalgia è da coltivare non è per il passato, ma per il futuro.

( Pino Caruso, Ho dei pensieri che non condivido, 2009 ).

E il futuro del Milan appare in questo momento lontanissimo e per ricostruirlo non sarà del tutto indolore.

Il calcio italiano negl’ ultimi anni ha perduto diversi treni per aggiornarsi e sopratutto per migliorarsi. Anche per ritrovare credibilità con la gente che ha abbandonato gli stadi e gli abbonamenti.

Il razzismo, il gioco dei club e della Nazionale, la disattenzione sulla crescita dei vivai, le società fallite con i libri contabili che entrano nelle aule dei Tribunali, le mancate vittorie in campo internazionale, doping, scommesse, violenza e arbitri compiacenti ne hanno fatto uno sport a cui è rimasto solamente la parola………..e le chiacchere sui giornali e tv.

Milano da tempo non è più capitale del pallone ed è lo specchio rotto del nostro calcio. Massimo Moratti dopo aver assaporato la gloria mondiale con uno storico Triplete ed essersi svenato ha capito che il giochino si era concluso e alla prima ( vera ) occasione ha ceduto il club. L’ avvicendamento con un indonesiano poco simpatico, a tratti annoiato, difficilmente riporterà gl’ antichi fasti in tempi brevi.

Silvio Berlusconi da canto suo tra onerose separazioni, declino in politica, processi e assoluzioni ridicole è rimasto ai margini della società con  una presenza che sa di circostanza e di facciata.

Il Milan sta vivendo l’ ennesima stagione grigia, forse la peggiore negl’ ultimi tre lustri. Il tempo passa gli uomini si stancano, il ” piatto piange ” e gli errori aumentano ma è lo società che oramai sembra allo sbando con scelte di ripiego, talora incomprensibili,  allenatori giovani e inesperti e uno spogliatoio quasi mai unito.

Non basta una giovane rampolla, Barbara,  per quanto possa cercare di scuotere l’ ambiente ma senza professionalità, in uno sport sempre più agguerrito e convivere con un Galliani che non la sopporta. I rossoneri dopo la sconfitta con la Lazio hanno perso definitivamente l’ autobus per la Champions League ma da ora in avanti un altro sbaglio sarà fatale e così anche la Coppa Italia rimarrà una chimera.

Questa squadra non ha uno straccio di gioco e nemmeno i giocatori. Poco carattere, una difesa incerta e non esprime personalità. La colpa è di Pippo Inzaghi ma fino a un certo punto sebbene con ogni probabilità sarà il primo a pagarne il conto. Comunque sia, al momento, un altro tecnico farebbe ben poco. Affidare la guida a ex giocatori che hanno vissuto e sono state bandiere nell’ ambiente rossonero ma alla loro prima esperienza di panchina è chiaro s’ incontrano enormi difficoltà. Come lo fu per Seedorf, è una politica calcistica che non rende e se vogliamo troppo familiare.

La gavetta per qualsiasi mestiere è necessaria per salire in alto. Gli scudetti si vincono con il sudore, la fortuna, il talento, i giusti schemi unitamente in un progetto mirato.

Ed è per tuttociò che le colpe attuali devono essere divise con la dirigenza.

Se analizziamo bene la società non ha un programma di mercato attendibile anche in considerazione dei recenti acquisti.

Al giro di boa invernale i milanisti veleggiano quasi a metà classifica. Non sono mai stati, neanche per un turno, in lotta alla vetta.

I dati odierni sono pressoché impietosi, allo stesso tempo incontrovertibili e quindi senza attenuanti.

Ventisei punti, sei sconfitte, ventotto gol fatti e ben venticinque subiti sono numeri di un club di provincia che se non correrà ai ripari con delle nuove idee e ulteriori risorse è destinato a rimanere tale anche nella prossima stagione.

_____________

 

 

 

La Juve uccide il campionato. Titolo d’ inverno e mezzo scudetto in tasca.

La Juve uccide il campionato e lo fa con il massimo splendore e cinismo. Due doti che nello sport spesso vanno di pari passo per chi vuole segnare delle epoche vincenti. Titolo d’ inverno e mezzo scudetto in tasca.

Allo Juventus Stadium quello che ci si aspettava si è avverato.  D’ altra parte se si esclude la prima parte del torneo dove la Roma ha fatto vedere buone cose, ma non eccezionali, ad oggi si confermano i valori ( assoluti ) delle forze in campo.

Totti, De Rossi, Destro e soci fanno quello che possono ma alla distanza la volontà non è sufficiente. Ancora meno il lavoro di tattica, di recupero pscicologico e di equilibri che ha saputo dare il ” sergente ” Garcia.

In Italia i bianconeri dominano e regneranno a lungo dove neanche i milioni di euro approdati dall’ Indonesia a Milano cambieranno questa situazione.  E forse è anche per questo che Massimo Moratti ha ceduto la società.

E neanche Barbara Berlusconi che vuole dirigenti giovani, aitanti e super attivi farà tornare a vincere il Diavolo considerato che il Cavaliere ha il desiderio di cedere le armi e chiudere il rubinetto.

Nonostante una Vecchia Signora con problemi di bipolarismo o qualsivoglia doppia personalità, ( in Champions è uscita anzitempo rimediando una pessima figura ), quest’ anno sembrava che potesse faticare di più del previsto e difatti nelle prime settimane in autunno non era mai stata eccessivamente pregevole.

Ma le problematiche sono svanite presto. Il club e l’ organico hanno compreso da tempo che non ci si può concedere flessioni e la sconfitta di Firenze, fino adesso il momento più incolore della stagione,  è stata presto metabolizzata.

E’ convinzione di molti che la Serie A  negl’ ultimi anni stia attraversando una fase transitoria in cui dopo la Juventus c’ è veramente  poco. Sia di novità tecniche che di avversari talora assemblati male e in alcuni casi incompiuti. Il resto lo fa il perdurare della crisi economica.

Forse è proprio per questo che la rende pressochè invicibile nel nostro campionato.

Stanotte la Juventus si è imposta sulla Roma per tre reti a zero. Hanno deciso i gol di Vidal, Bonucci e Vucinic.

_________________

 

Adesso Berlusconi si prende anche il risarcimento……..

Nonostante le ultime votazioni abbiano evidenziato il caos dei partiti che regna in Italia con la conseguenza di non formare un governo in tempi brevi, il Cavaliere Mascherato è rimasto in sella alla politica alternando un incessante impegno tra le vicende giudiziare e la recente campagna elettorale.

Nelle ultime ore Silvio Berlusconi ha dato sfogo ad un altra offensiva contro la giustizia e una sorta di show da oratore consumato presso il Tribunale di Milano dove è in corso l’ Appello per i fondi neri di Mediaset dopo la condanna a quattro anni che secondo Laura Viale deve essere riconfermata pure in secondo grado.

Un rapporto difficile che è diventata addirittura una guerra  mediatica fatta di colpi bassi e costi altissimi con sentenze di assoluzioni e  condanne ( poche ), le quali hanno gettato moltissime ombre sul suo operato sia di imprenditore che di politico e come ex Premier.

Tra la fotografia e Berlusconi non c’ è mai stato un ottimo feeling sebbene nella sua spiccata personalità non manchi quel tocco di vanità in un mondo falso ma che si regge sull’ apparenza e l’ immagine.

Proprio da queste che più volte hanno tentato di incastrarlo o perlomeno sputtanarlo è arrivato in questi giorni il risarcimento di diecimila euro ( una goccia in mezzo all’ oceano considerando tutto il resto……..),  per quelle famigerate foto di Villa Certosa che nel lontano 2006  lo ripresero nel parco assieme ad alcune ragazze.

Oltre a tenerselo ci tocca anche risarcirlo……..

______________

Pato, addio al diavolo. Giusto venderlo.

 

Se l’ indiscrezione ( ma molto spesso è una certezza ) verrà confermata, Alexandre Rodrigues Pato lascerà l’ Italia e la maglia rossonera nel prossimo gennaio. Il Milan si priva così di un altro pezzo pregiato dopo Ibrahimovic e  Motta  ceduti la scorsa estate. Senza contare l’ errato benservito dato a Pirlo.

Ma stavolta la mossa è più che giusta. I quindici milioni che i neo campioni del mondo del Corinthians dovrebbero versare nelle casse di Milanello risulteranno ancora una volta utili ai bilanci e al programma di rinfondazione della squadra per tornare ad essere più competitiva. Quello che lascia un pò perplesso è che al momento sebbene un club abbia soldi a disposizione da spendere, in giro non ci sono grandissimi talenti capaci di portare un salto di qualità ad un organico.

L’ amore tra Pato e il Milan è sempre stato di grande attrazione fin dall’ inizio. Adottato quasi come un bimbo prodigio, in quanto minorenne, però il rapporto si è complicato strada facendo. Non per antipatia oppure arroganza e neppure per indisciplina ma bensì per fragilità fisica.

Pato, come Aquilani, Baggio, Jovetic e tanti altri giocolieri, è un atleta sostanzialmente a mezzo servizio nonostante l’ avvicendamento dei preparatori atletici. Certo, possono cambiare il volto di un match, sono quelli che ti fanno sussultare sulla poltrona davanti al televisore con una prodezza da segnalare agl’ annali del calcio, ma di frequente ” zoppicano ” nell’ andamento della stagione per affaticamento muscolare, di tendini, sciatalgia, ginocchi e che li rendano più assenti che presenti. Nel caso che i preparatori sbagliano il programma di preparazione nei metodi, tempi e quantaltro allora le cose si complicano ulteriormente.

Sono i giocatori che amiamo di più e che ci aspettiamo in ogni momento cose straordinarie, ma forse proprio per questo ” difetto “ alle loro carriere, seppure importanti, manca sempre un qualcosa per raggiungere la completezza assoluta. Soprannominato il papero del Paranà, regione dove è nato, quando giunse in Italia colpì soprattutto la rapidità dell’ esecuzione e la maestria del tocco di palla con l’ intelligenza di sapersi smarcare e svariare da un fronte all’ altro dell’ attacco. Una peculiarità che con il tempo però si è appannata.

Il torneo brasiliano gli consentirà di giocare in maniera più spensierata, meno tatticismo e forse con minore sofferenza. In fondo la Storia del pallone ci ricorda che sono stati tantissimi i giocatori carioca che anzitempo sono rientrati nel loro paese.

Là il calcio si vive e si svolge in maniera differente, oltre ad un evidente ” saudade ” che si portano nel profondo dell’ animo e dalla quale raramente riescono a distaccarsene completamente. E’ chiaro che il ritorno in Brasile potrebbe anche significare un addio definitivo all’ Europa poiché sarà improbabile in futuro che un azienda calcistica della U. E. sarà disposta ad accollarsi un pesante costo di gestione e di trasferimento per un attaccante altalenante nei rendimenti.

Nel tabellino dei ricordi, 150 gare e 63 reti, tra coppe e campionato. Circa una media di un gol ogni tre partite.

Non eccezionale per quello che dovrebbe essere considerato un fenomeno.

______________________

Milan, sprofondo rosso e la stagione diventa tutta in salita.

16 Settembre 2012 Nessun commento

Da stasera Berlusconi sarà sicuramente meno ” allegro ” e quando perde la pazienza si preannunciano cambiamenti. Il Milan smarrisce  la rotta di navigazione, anche se oramai ci ha abituato a partenze di campionato in maniera “ diesel “ per poi risalire la china, ma stavolta la questione è diversa. La seconda sconfitta casalinga in tre turni contro una coriacea Atalanta per una rete a zero non è un semplice campanello dall’ allarme ma la triste conferma che questa stagione sarà deludente sotto diversi aspetti.

Inutile prendersela con Massimiliano Allegri, talora anche criticabile per alcune scelte tattiche, ma quando non si hanno i campioni e sono stati venduti per ripianare i buchi dei bilanci la colpa è solo della dirigenza. Certo i bilanci vogliono la loro parte ma con questa squadra, priva di qualità in mezzo al campo, con un carattere altalenante, un gioco corale prevedibile e con i recenti acquisti che potremmo definire ” normali ” il futuro, almeno quello immdiato, ci appare poco roseo. A questo punto anche un avvicendamento di allenatore modificherebbe di poco lo stato delle cose.

Il sopravvalutato De Jong e l’ innesto di Pazzini scambiato con Cassano che almeno dava geometrie e un pò di fantasia, non sono sufficienti per competere per uno Scudetto.

La società adesso dovrà rivolgersi al prossimo mercato di gennaio per potere fare delle correzioni di organico, fermo restando che in quell’ epoca difficilmente i migliori talenti lasciano i club.

Aspettando l’ ennesimo ma mai definitivo rientro di Pato e la prova del nove contro l’ Anderletch in Champions League martedì sera nella quale un risultato negativo comprometterebbe anche il passaggio del turno, non rimane che rimpiangere Andrea Pirlo e dover prendere atto che per ritornare agl’ antichi fasti la strada è ancora molto lunga.

____________________

Genova Diaz: una sentenza importante sebbene molto tardiva.

Ci sono voluti undici anni per avere una sentenza definitiva sugl’ incresciosi fatti dell’ assalto e l’ ignobile pestaggio alla scuola Diaz durante i concitati giorni del G8 di Genova. Analizzando il percorso con cui è arrivata ci fa comprendere ancora una volta le lungaggini, la poca efficienza e la scarsa credibilità della Giustizia italiana.

La Corte Suprema della Cassazione ha confermato il verdetto precedente del 2010 che aveva pronunziato la Corte di Appello ligure e che aveva ribaltato il giudizio in primo grado dove i vertici delle forze dell’ ordine erano stati tutti incredibilmente assolti.

I commenti in queste ore sono stati i più disparati: di massimo rispetto verso la Magistratura, di esaltazione, ( a Roma è stata addiruttura organizzato un incontro per festeggiare ) ma anche di perplessità poichè non rende totale Giustizia alle vittime.

Qui sotto inserisco il capitolo per intero ” Genova Days ” del mio libro di testi e immagini Personal Observations e che ripercorre gl’ avvenimenti di quei giorni del luglio 2001.

_____________________________

Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era stato formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale,  il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi. Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene  vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti. In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

_______________________________

Questa volta Berlusconi ha ragione.

Milan – Barcellona nulla di fatto. Uno zero a zero che rimanda tutto tra sei giorni. E di mezzo il Diavolo ha lo scoglio siciliano del Catania.

Questa volta Silvio Berlusconi ha ragione. E’ stato un Milan cosi e così. Può non piacere come uomo ed essere insopportabile come politico ma di calcio il “ Cavaliere Mascarato “ se ne intende. 

Inutile negarlo. I rossoneri non hanno giocato una brutta gara ma neanche una grandissima partita. Certamente gli fa onore non avere preso gol e non aver perso contro i campioni del mondo, i quali al momento rimangono sul piano tecnico e di espressione sportiva sicuramente i migliori. 

Lo dicono i numeri degl’ ultimi anni e non è un caso se la Spagna abbia vinto  tutto a livello di Nazionale seppure nel collettivo azulgrana ci siano diversi e fondamentali stranieri. A cominciare da Messi.

Inamissibile fare dei confronti con gli scontri avvenuti nel  girone eliminatorio. Quella era tutta un altra storia, un periodo completamente differente e si poteva fare dei calcoli considerato che gl’ altri avversari del gruppo erano sicuramente di caratura inferiore.

Quindi si giocò a viso aperto. Adesso o si sta dentro o si va fuori e un episodio negativo può decidere il turno.

Anche il Barca non ha brillato come suo solito, ma il rigore su Sanchez, guardandolo con occhio imparziale e senza la faziosità del campanilismo e della maglia, ci stava quasi tutto.

E forse qualche occasione in più dei milanesi l’ ha avuta. Non da meritare una vittoria ma parlando in termini di percentuali un gradino appena sopra.

Il ritorno sarà diverso. Il fattore campo è da tenersi in forte considerazione. Al Camp Nou vincono in pochi e perdono in molti. Nell’ odierna edizione della Liga tra le mura di casa i catalani hanno vinto tredici volte, un pari e nessuna  sconfitta. All’ attivo 86 gol fatti e solamente otto incassati. Una media straordinaria che ci fa capire come sia arduo espugnare questo tempio del calcio.

E’ vero che Massimiliano Allegri ha a disposizione due risultati su tre e un pareggio con gol lo porterebbe avanti, ma il Barcellona farà la partita e se Ibrahimovic, come spesso accade nei match decisivi europei si nasconde, allora mi chiedo: 

Chi segnerà ?

____________

Il ” fuori tutti del Tribunale di Milano “……..l’ informazione ha sempre più bavagli.

Riceviamo e pubblichiamo la presente dall’ Associazione Lombarda dei Giornalisti per voce e scritto del suo Presidente Fabrizio Cusa.

_____________

Senza immagini il dibattimento che vede coinvolto il Premier.

Comunicato congiunto dei Gruppi di Specializzazione dell’Informazione Visiva

di Lombardia, Toscana, Liguria, Veneto.

AL TRIBUNALE DI MILANO NESSUN FOTOGIORNALISTA

O TELECINEOPERATORE AMMESSO IN AULA.

COSI’ E’ SE…PARE A LORO!

 

Per il processo Berlusconi-Ruby centinaia di accrediti richiesti e decisione

extra omnes della Procura provoca un coro unanime di proteste

al quale si uniscono anche i gruppi di Specializzazione dell’Informazione Visiva.

____________________

In merito al “fuori tutti” del Tribunale di Milano come gruppi di specializzazione per l’informazione visiva non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione per l’ennesimo atto discriminatorio compiuto nei confronti di chi utilizza una macchina fotografica o una telecamera. Come spiegare altrimenti il divieto di accesso al Tribunale di Milano decisa per motivi di sicurezza proprio in concomitanza delle udienze che vedranno come imputato il premier Silvio Berlusconi? Quando ci renderemo conto che il diritto di cronaca si esprime anche attraverso il racconto per immagini?

Milano è solo l’ultimocaso ma la stessa cosa poteva accadere a Trento o a Palermo, per un evento sportivo o per una conferenza stampa e siccome non è la prima volta che altri decidono per noi chiediamo all’Ordine e al Sindacato di convocare al più presto un tavolo tecnico per avviare un confronto su queste tematiche.

Prima cercheremo di fare chiarezza e di porci in atteggiamento costruttivo con i nostri interlocutori (in questo caso il Procuratore generale e il Presidente del tribunale), prima eviteremo che siano gli altri a scegliere al nostro posto.Porre inoltre sul medesimo piano fotogiornalisti e telecineoperatori professionisti, professionali, pubblicisti insieme con quelli che scattano foto ogni tanto, e accettare che ciò avvenga, pone la sacrosanta domanda che sempre più spesso ci sentiamo rivolgere e che provocatoriamente facciamo pure noi: a cosa serve essere iscritti all’Ordine (e al Sindacato) se per i nostri interlocutori, essere o non essere iscritti, non costituisce di fatto alcuna differenza?

 

All’FNSI chiediamo di procedere urgentemente all’elezione del Presidente dell’UNGIV, vacante ormai da troppo tempo. Una mancanza che non permette di avere e seguire una linea unitaria per tutti i vari Gruppi di Specializzazione dell’Informazione Visiva regionali, anche su decisioni che, come nel caso del Tribunale di Milano, potrebbero essere prese a livello nazionale.

_____________

Io non ci stò…….neanche io.

Tra i diversi decreti discutibili che ha fatto questo  governo, ma che adesso pare essere al capolinea, oltre alle ” donnette ” e la politica del Cavaliere che dobbiamo sorbirci ogni giorno,  anche la legge per la stabilità è l’ ennesimo  ” taglio della scure “.

Riceviamo la presente per diffondere e per sottoscrivere l’ appello.

____________________

Sottoscrivi l’appello in difesa del 5 per 1000 su www.iononcisto.org.

Se entrerà in vigore la nuova “Legge per la stabilità” che mette un tetto al 5 per 1000, tutte le organizzazioni del terzo settore subiranno un taglio dei fondi del 75%.

Negli scorsi giorni, i giornali hanno riportato la notizia che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha esaminato il testo della nuova “legge per la stabilità”. Tale legge limiterebbe a 100 milioni di euro i fondi da destinare al “5 per 1000″ con una riduzione del 75% rispetto all’importo dell’anno precedente. Tale ulteriore taglio si aggiunge a quelli effettuati al bilancio della cooperazione internazionale italiana, ai contributi alle istituzioni internazionali che aiutano i paesi in via di sviluppo e a quelli per la ricerca scientifica, universitaria e sanitaria.

Questi tagli si ripercuotono significativamente sull’operatività delle organizzazioni del terzo settore, che hanno dimostrato una professionalità molto elevata, oggetto di apprezzamento in Italia e all’estero.

Tagliare i fondi a disposizione del “5 per 1000″ significherebbe anche limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore.

Per queste ragioni chiediamo al Parlamento Italiano di intervenire per eliminare, nel testo della legge di prossima discussione, il tetto di 100 milioni di euro da destinare al “5 per 1000″ per l’anno 2011, ripristinando quanto meno l’importo dei fondi previsti nell’anno 2010.

Ti chiediamo una mano: per dare più forza alla nostra richiesta serve anche la tua firma. Se sei d’accordo con noi, sottoscrivi l’appello su http://www.iononcisto.org e aiutaci a diffondere la notizia.

_____________________

Una vergognosa storia tutta italiana.

Cartello-di-protesta-nel-ceIl sei di aprile si è commemorato il terremoto abruzzese avvenuto nel 2009.  Una fiaccolata con quasi trentamila partecipanti. Lacrime mai soppresse, cartelli e fotografie  che hanno accompagnato la lettura dei nomi degl’ oltre trecento morti, mentre i tristi rintocchi della campana della chiesa dell’ Anime Sante accompagnavano le preghiere  nel silenzio della notte.

Dopo le furiose polemiche sugl’ scandali avvenuti, le inchieste della Procura, le risate ironiche degl’ appaltatori intercettati, le saune sessuali nel centro di benessere romano,   è arrivato il momento di stilare dei bilanci.

E’ oramai noto che la ristrutturazione procede a rilento nonostante quel che si voglia dire.

Le  new town costruite con criteri e sistemi antisismici non piacciono eccessivamente alla popolazione locale mentre sono ancora  migliaia le persone in una situazione provvisoria e precaria.

Numeri inequivocabili. Circa il trentatre per certo degl’ edifici è inagibile, completamente da rifare e le verifiche non sono del tutto terminate. La scontentezza regna sovrana. Questa è terra di tradizioni. Gli abruzzesi sono concreti e le vecchie generazioni hanno un attaccamento ai loro luoghi più che giustificato.

C’ è poi la questione lavorativa: sul piano produttivo molte piccole aziende sono andate distrutte e il numero dei disoccupati è salito a dismisura.

Il futuro dell’ Aquila è tutt’ altro che roseo. Dopo dodici mesi il centro cittadino risulta in condizioni terribili e la gente è scesa più volte in strada, armandosi di pale e carriole per togliere le macerie. Un fatto sconcertante anche se compiuto  in maniera simbolica ma con l’ intento di disapprovare  i lavori e le azioni dello Stato.

Nel capoluogo per chi ha potuto vedere con i propri occhi, il tempo e la voglia di ripartire sembrano essersi fermati. E’ vero che qualcosa è stato fatto ma appare troppo poco.

Un paese ricco, moderno e democratico deve essere pronto ad affrontare queste calamità. In fondo la gente chiede soltanto questo, essere aiutata concretamente e s’ incavola quando  si stanziano progetti faraonici e sotto un certo aspetto inutili come il Ponte di Messina.

La burocrazia, la mancanza di grandi quantità di denaro liquido annulla le speranze di riscatto per chi vive da queste parti.

Proprio nel giorno del ricordo le parole di Giudo  Bertolaso, capo della Protezione Civile. Quanto si fanno le celebrazioni si lanciano sempre ennesime promesse.  

“ Ci vorranno più di otto anni per ricostruire tutte le zone terremotate, ma lo faremo. “ –  ha sentenziato il delfino di Silvio Berlusconi.  Un “ giuramento “ a cui sono in pochi a crederci considerato gl’ infausti precedenti  avvenuti in Italia.

La stampa ne ha preso atto e ne ha riportato le frasi di circostanza ed ha svolto un reportage in parallelo. Alcuni giornalisti sono andati in Irpinia per analizzare come si vive in una regione che ha subito un violento terremoto dopo trent’ anni dalla tragedia. La ricostruzione è avvenuta lentissima e  non del tutto completata.

Sinceramente fa stringere il cuore vedere che qualcuno vive ancora nei container. E’ il caso dell’ anziana signora Cristiano Esternina che trascorre i giorni  in un cassone di lamiera nell’ avellinese.

Donna piccola con un batuffolo di capelli bianchi. Negl’ anni è morto anche il marito per un tumore. Si sussurra a causa dell’ amianto, materiale vietato e pericolosissimo con cui è stata fatta la sua baracca.

Oltre al danno anche la beffa.

Ha perso tutto in quel sisma, e quei quasi venti milioni in lire elargiti dal Governo nel lontano 1995 non gli sono serviti a niente perché non aveva ulteriori soldi per far costruire una nuova abitazione.

D’ altra parte cosa si può chiedere a delle persone che percepiscono una pensione mensile di circa cinquecento euro al mese ?

Lei come qualche altro dopo tre decenni si ritrovano lì  soli e abbandonati. Nella vecchiaia tirare avanti un  destino crudele equivale ad aver voglia di morire.

Un altra storia di ordinaria follia, tutta italiana.

________________

Immagine: un cartello di protesta nel  centro dell’ Aquila - 2010 Gianluca Fiesoli.

Finanziaria 2010: le novità di carattere fiscale.

3 Febbraio 2010 2 commenti

Un interessante articolo sulle ultime novità della Finanaziaria 2010 a firma di Massimo Gabelli e Roberta De Pirro – Pmi Microsoft e Ipsoa editore – Diritti riservati.

Finanziaria 2010: le novità di carattere fiscale.

Riapertura dei termini per la rivalutazione di terreni e partecipazioni, proroga per l’anno 2012 della detrazione IRPEF del 36% delle spese sostenute per le ristrutturazioni e aumento delle risorse finanziarie disponibili per la concessione del credito d’imposta per la ricerca: le principali novità  della legge finanziaria per il 2010.

 

Sono queste alcune delle novità di carattere fiscale recate dalla legge del 23 dicembre 2009, n. 191 – c.d. legge finanziaria per l’anno 2010 – pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2009, n. 302, Supplemento Ordinario n. 243, tra le quali si annoverano anche:
a)il riconoscimento della facoltà a chi non ha sfruttato la possibilità di differire il pagamento del 20% dell’acconto IRPEF di recuperare la somma in più versata a novembre mediante la compensazione con altri debiti d’imposta e contributi nel modello F24;
b)la proroga per l’anno 2012 della detrazione IRPEF del 36% per le ristrutturazioni edilizie e passaggio da transitoria a definitiva dell’IVA agevolata al 10%;
c)la detassazione dei premi di rendimento, ossia riconoscimento dell’imposta sostitutiva del 10% sui premi di rendimento anche nell’anno 2010;
d)la modifica della disciplina inerente al recupero dei versamenti tributari e contributivi sospesi nei comuni abruzzesi colpiti dal terremoto.Acconto IRPEF
L’articolo 2, commi da 6 a 8 della Legge n. 191/2009 prevede che ai contribuenti che alla data di entrata in vigore del D.L. del 23 novembre 2009, n. 168, (24 novembre 2009) avevano già provveduto al pagamento dell’acconto IRPEF, senza potersi quindi avvalere del differimento del versamento dell’importo pari al 20% dello stesso, dovuto per il periodo d’imposta 2009, spetta un credito d’imposta in misura corrispondente da utilizzare in compensazione, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 17, del D.Lgs. n. 241/1997.Per i soggetti, che invece si sono avvalsi della suddetta assistenza fiscale, i sostituti d’imposta trattengono l’acconto, tenendo conto del differimento previsto dal predetto D.L. n. 168/2009.Quei sostituti d’imposta che al contrario non hanno tenuto conto di tale differimento nel calcolo dell’acconto di novembre, devono restituire le maggiori somme trattenute nell’ambito della retribuzione relativa al mese di dicembre 2009.Le somme restituite possono essere scomputate dal sostituto d’imposta ai sensi di quanto disposto dal D.P.R. n. 445/1997.Agevolazioni per le ristrutturazioni
L’articolo 2, comm10 della Legge n. 191/2009 – modificando quanto disposto dall’articolo 1, comma 17 della Legge n. 244/2007 – proroga per gli anni 2010, 2011 e 2012, per una quota pari al 36% delle spese sostenute, nei limiti di € 48.000 per unità immobiliare, ferme restando le altre condizioni ivi previste, le agevolazioni tributarie in materia di recupero del patrimonio edilizio relative:
a)ad opere di manutenzione ordinaria, interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e di risanamento conservativo, interventi di ristrutturazione edilizia;
b)ad interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 31, primo comma, lettere c) e d), della legge del 5 agosto 1978, n. 457, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile entro il 30 giugno 2013.Il successivo comma 11 dell’articolo 2 della legge finanziaria per l’anno 2010 rende, inoltre, definitiva l’applicazione dell’IVA con aliquota al 10%, nel caso di prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 31, primo comma, lettere a), b), c) e d), della legge del 5 agosto 1978, n. 457, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.Detassazione del rendimento.
Apportando una modifica al disposto dell’articolo 5, comma 1, del D.L. n. 185/2009, il comma 156, dell’articolo 2, della Legge n. 191/2009, dispone la proroga fino al 31 dicembre 2010 delle misure le misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro, previste dall’ articolo 2,comma 1, lettera c), del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126.

Secondo quanto dettato dalla predetta disposizioni, infatti, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, fino al 31 dicembre 2010, sono soggetti a una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 10%, entro il limite di importo complessivo di 3.000 euro lordi, le somme erogate a livello aziendale in relazione a incrementi di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa e altri elementi di competitività e redditività legati all’andamento economico dell’impresa.

Abruzzo: recupero delle tasse sospese
L’articolo 2, comma 198 della legge finanziaria per l’anno 2010 interviene anche sulla disciplina relativa al recupero delle tasse sospese nei comuni abruzzesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009.

Detto comma prevede, infatti, che i tributi non versati siano corrisposti in rate mensili che passano da 24 a 60. Il versamento della prima rata è stato differito da gennaio a giugno 2010.

Rivalutazione terreni e partecipazioni
L’articolo 2, commi 229 e 230 della legge n. 191/2009 disciplina la riapertura dei termini per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni introdotta dalla legge n. 488/2001 (articoli 5 e 7) ed oggetto di successive modifiche normative.

Nello specifico, viene ampliato l’ambito di applicazione della norma in commento, dal momento che vengono inclusi nella rivalutazione agevolata i terreni e le partecipazioni posseduti alla data del 1° gennaio 2010, in luogo della precedente data fissata al 1° gennaio 2008.

Di conseguenza sono aggiornati i termini per il versamento dell’imposta sostitutiva e per la redazione della perizia di stima, che vengono fissati al 31 ottobre 2010.

Credito d’imposta per la ricerca
Viene autorizzata l’ulteriore spese di 200 milioni di euro per l’anno 2010 e 2011 per il riconoscimento del credito d’imposta per spese per attività di ricerca di cui all’articolo 1, commi da 280 a 283, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

Detta legge riconosce, infatti, alle imprese è attribuito un credito d’imposta nella misura del 10% dei costi sostenuti per attività di ricerca industriale e di sviluppo precompetitivo, in conformità alla vigente disciplina comunitaria degli aiuti di Stato in materia, secondo le modalità dei commi da 281 a 285 della legge n. 244/2007. La misura del 10% è elevata al 40% qualora i costi di ricerca e sviluppo siano riferiti a contratti stipulati con università ed enti pubblici di ricerca.

Febbraio 2010.

Autore: Massimo Gabelli e Roberta De Pirro.

Rai 3: Primo piano potrebbe scomparire.

16 Maggio 2008 5 commenti

 

Tratto dal quotidiano L’ Unità – tutti i diritti sono riservati.

Prosegui la lettura…