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Juve: notte straordinaria. Un mezzo passo avanti verso l’ agognata Champions League.

11 Aprile 2017 Commenti chiusi

Splendida Juve……..forse è l’ anno buono se avrà un pizzico…… ma…… un pizzico di fortuna.

Tre a zero al Barcellona per tentare di volare alle semifinali però servirà grande attenzione al ritorno poichè non si sa mai……….il Barca è specializzato nelle remuntade.

Dybala, Dybala di nuovo e poi Chiellini hanno firmato l’ impresa con un gioco all’ italiana e senza sbagliare nulla.

Azulgrana in fase calante rispetto al passato con la  difesa inguardabile.

Messi e soci in serata no e con poche idee.

Ottima la tattica e gli schemi di Allegri.

Ritorno tra una settimana al Camp Nou.

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Anche gli Dei cadono…

Nessuno è invicibile e niente è impossibile. Persino le imprese più ardue. Questa assieme ad altre è una delle imprescendibili leggi della Champions League e di tutto lo sport.

Una giornata storta, sfortuna e quantaltro possono cambiare i responsi e i risultati. E poi il tempo che piano piano modifica tutto…..

Il Barcellona esce dalla Coppa dei Campioni edizione 2016. Quest’ anno la corsa finisce molto presto e già c’ è chi parla di declino, di Lionel Messi che è finito ma sicuramente non sarà così.

Il Barca ancora oggi resta il club più innovativo e il più forte degl’ ultimi anni.

Quarti di finale fatali nel doppio derby con l’ Atletico, il quale tutto sommato merita il passaggio del turno.

Il 2-1 all’ andata per gli azulgrana è troppo flebile e quindi è stato ribaltato da un 2-0 nel match di ritorno.

Anche l’ Italia è protagonista in negativo ( tanto per cambiare NOI non ci smentiamo mai ) con la direzione di Rizzoli che non ha dato un evidente rigore al novataduesimo per un fallo di mano dentro l’ area e che avrebbe riaperto il corso della qualificazione.

Marca e As le due testate sportive più autorevoli  hanno analizzato la gara definendo depressi i catalani e formidabili i madridisti. Dall’ altare alla polvere. I poveri hanno distrutto i ricchi.

Si sa che i giornali iberici ( e qui ci assomigliano ) spesso enfatizzano le imprese e criticano senza pietà i fallimenti. Il sangue è ” caliente ” e la penna diventa ” rossa “……

Un modo di fare giornalismo all’ estremo pur di vendere copie e colpire il cuore del tifoso nelle rivalità più storiche.

Le semifinali se le giocheranno Atletico, Manchester City, Real Madrid e Bayern Monaco.

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Juve, onore delle armi. Champions al Barcellona.

Come volevasi dimostrare la Juventus lascia un altra finale perduta ma senza eccessivi rimpianti. Stavolta Berlino non ha portato fortuna come lo fu per gl’ Azzurri nel 2006 e il Barcellona si aggiudica la Coppa dei Campioni con indiscutibile merito per tre reti a uno.

Gli spagnoli  hanno dimostrato maggiore personalità e carattere che proprio in queste circostanze innalzano i valori in campo sapendo creare un buon numero di occasioni.

Fondamentali sono stati alcuni episodi come un rigore negato a Pogba nel momento in cui la gara era in parità e la rete di Raktich dopo appena quattro minuti dal fischio di inizio che ha dato una mazzata sul piano psicologico la quale si è risentita a lungo.

Ma non è tempo di recriminare adesso quando il cuore e la generosità comunque sono stati insufficienti per raggiungere il trofeo.

Nonostante l’ amarezza sul filo del traguardo per i bianconeri rimane la soddisfazione di una splendida stagione con la premessa concreta di potere ripetere l’ avventura in un immediato futuro e sopratutto di aver ridato smalto e lustro al calcio italiano con la dimostrazione di potersela giocare con tutti a livello internazionale.

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Juve, comunque vada a finire grazie lo stesso.

Inutile nascondersi dietro un dito. Dovessi scomettere un ” cent ” lo farei per gli spagnoli per quanto sia italiano e ami il mio paese. In qualsiasi caso e chiunque lo rappresenti, il mio spirito nazional popolare non accetta compromessi ma la realtà ha un suo peso e deve essere sempre tenuta in considerazione.

Il pronostico come tante altre volte volge al loro favore e nemmeno di poco. Tralasciamo le percentuali di rito e i numeri che li conosciamo benissimo. Il Barcellona nel corso degl’ ultimi lustri ha costruito un ciclo che lo ha portato nella storia del calcio mondiale. Quattro finalissime Champions League in dieci anni non si ottengono per caso, per fortuna o per un rigore mancato.

Anche i nazionali hanno scritto pagine straordinarie vincendo di tutto e di più, inventando un gioco moderno, un modello che in molti hanno tentato di copiare ma non ci sono mai completamente riusciti.

Se il calcio, oltre ad essere uno sport, è una “ scienza esatta ” intrisa di intelligenza, impegno, denaro in abbondanza, talento, pragmatismo aziendale e marketing al Barcellona di tutto questo  non manca proprio niente.

Però come  ci insegna Davide e Golia oppure nella Guerra di Troia assieme alla Vita stessa i pronostici possono essere ribaltati, cambiati, con inaspettate eccezioni o circostanze che tuttavia anche se avvengono continuano a confermare la regola dove in genere il più forte sovrasta il più debole.

Il Barca sarà al gran completo. Le recenti apparizioni lo hanno visto in forma smagliante con quel trio offensivo che non smette di segnare gol a raffica e da manuale del calcio.

Mentre la Juventus dovrà sopperire il forfait di Chiellini. Un assenza che probabilmente farà posto al rientro di Barzagli anch’ esso guarito  dopo un fastidioso infortunio. Per il resto ci auspichiamo di vedere una grande prestazione di Pogba che potrebbe essere decisivo nel labirinto del centrocampo.

Decifrare una finalissima in una sintesi esplicativa è pressoché inattuabile. Troppi fattori tattici e molteplici elementi in gioco ma credo che i ragazzi di Luis Enrique non cambieranno mentalità sebbene da quando Guardiola sia andato via gl’ azulgrana hanno innestato un po’ più di praticità ( o cinismo ) nello svolgimento della loro manovra.

Restano però intatte le intercambiabilità dei reparti, i sincronismi a memoria, le verticalizzazioni improvvise e il possesso palla costante. Dominanti risolutive dei grandi valori individuali quasi fosse una scuola.

Dall’ altra sponda stavolta Massimiliano Allegri non potrà fare calcoli o esibire prudenze poiché non ci saranno rivincite e nemmeno ritorni. L’ occasione per quanto ardua è una sola. Sarà banale e scontato ma da Berlino si porta a Torino la coppa con le grandi orecchie soltanto se si segna almeno un gol in più. Quindi bisogna cercare di farlo e gli uomini ci sono. Il tecnico prevarrà  per il classico gioco all’ italiana con il contropiede ed l’unica arma a sua disposizione la quale la usa egregiamente.

I bianconeri non hanno niente da perdere. Una sconfitta non scalfisce una splendida stagione senza dover ricorrere ad eccessivi rammarichi.

Per cui comunque vada a finire dovremo dirgli grazie lo stesso.

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Il cielo sopra Berlino si tinge di bianconero.

Berlino non è più una speranza. La Juventus ci è arrivata e il sogno continua. Ora rimane solo lo stratosferico  Barcellona con il trio delle meraviglie, ma in novanta minuti a questo punto può succedere di tutto.

Adesso non potremo dire più che non è una squadra da competizioni europee e che vince facile solo in Italia perché non ci sono concorrenti di rango.

Nel ritorno della semifinale in un Bernabeu infuocato e pieno fino all’ inverosimile i bianconeri  hanno vissuto una notte al cardiopalma. Prima hanno provato il brivido dello spettro dell’ eliminazione poi recuperano il punteggio e si aggiudicano la qualificazione alla finalissima.

A Madrid finisce uno a uno. Cristiano Ronaldo dopo una ventina di minuti segna su rigore per un ingenuo fallo di Evra ma risponde nella ripresa l’ ex Morata.

E’ stata però una gara sofferta, a ritmi forsennati, con il cuore in gola e come se non bastasse svoltasi con una temperatura afosa.

Ha prevalso l’ esperienza, il catenaccio, il classico gioco all’ italiana, mischie furibonde e qualche pallone in tribuna in un campo ostile. E in questa atmosfera Massimiliano Allegri ha costruito un capolavoro azzeccando tutte le mosse e i cambi, replicando colpo su colpo.

Il biglietto per l’ atto finale del 6 di giugno è più che meritato nel computo delle due sfide. La Juve non ha mai avuto paura e si è battuta con umiltà conscia delle proprie idee e dei suoi valori contro un Real Madrid che con stanotte ha fallito completamente la stagione dimostrando dei limiti e forse una sopravvalutazione di alcuni giocatori.

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Per la Storia e per Berlino.

Un calciatore, a seconda dell’ intesità della partita ma anche di altre condizioni che adesso non stò a spiegare percorre circa dagl’ otto ai dodici km ogni novanta minuti. La distanza tra il Il Santiago Bernabeu di Madrid  e l’ Olimpia Stadium di Berlino è di cica 2300 chilometri. Stasera ventidue giocatori si batteranno per coprire quel divario.

Tralasciate semplici ilarità di scrittura, la sfida di ritorno tra Real Madrid e la Juventus sancirà l’ avversaria del Barcellona che ha quasi conquistato la finalissima con un roboante tre a zero ed ha messo ancora una volta in piena luce, se mai ce ne fosse stato bisogno, la straordinarietà di Lionel Messi, del giovane paulista Neymar e di Suarez capaci di far cambiare volto ad un match intricato in soli pochissimi minuti. Un trio fenomenale che non ha uguali al mondo. D’ altro canto non tutti se li possono permettere certi giocolieri e questa è una legge e una realtà incontrovertibile del calcio odierno.

Invece ” Blancos e Zebre “  se la dovranno sudare in una partita che si preannuncia a ritmi serrati. Dopo mercoledì notte non ci saranno ulteriori prove di appello ma nonostante tutto dobbiamo elogiare la Juventus la quale è già andata oltre se stessa. Nessun santone o professore del pallone nel settembre scorso avrebbe previsto tale risultato.

L’ esile vantaggio dei ragazzi di Massimiliano Allegri, come detto in precedenza è un arma a doppio taglio, poichè può essere immediatamente ribaltato e quindi non possiamo farci conto più di tanto. I giocatori devono restare umili senza cadere nella trappola della presunzione o della qualificazione già annunciata.

E’ comunque sempre un qualcosa ed è per questo che la Juventus dovrà tentare di fare almeno un gol in cui la metterebbe sotto il profilo psicologico e dei numeri al possibile riparo dei rischi.

La notizia migliore è che tra le fila del club piemontese rientrerà in pianta stabile Paul Pogba, la cui assenza si era sentita a Torino. Il francese di pelle nera con le leve di gazzella visto in campionato con il Cagliari è apparso in condizioni buone e quindi potrà dispensare fantasia e forza al centrocampo come negl’ interventi di contrasto per arginare la manovra degli spagnoli e sulle palle inattive.

Se il collettivo non può fare a meno dei gol di Carlos Tevez ha pure troppa esigenza dell’ incontrista. Per quanto la rosa dei sostituti sia di buona fattura restano due elementi decisivi negli schemi insegnati dal tecnico toscano.

Mentre per Carletto Ancelotti oltre a Karim Benzema avrà la presenza di Toni Kroos che si era leggermente infortunato nella gara di sabato scorso pareggiata al Bernabeu contro il Valencia. Assente sicuro invece è Modric. Ma il momento dei Galacticos non è proprio ottimale a cominciare dalle prestazioni opache del gallese Gareth Bale in cui la società ha investito moltissimo denaro e le numerose polemiche interne allo spogliatoio.

Come se non bastasse si sono allontanate le speranze di aggiudicarsi il titolo nella Liga grazie alla contemporanea vittoria per due a zero del Barcellona sul Real Societad e che ha rafforzato in vetta il distacco portandolo a quattro punti che probabilmente a questo punto della stagione diventerà irrecuperabile.

La Juventus in finale di Champions League non è più un utopia, non è più un astrazione e nemmeno una sciocca illusione sportiva ma bensì un sogno da vivere e da tramutare in realtà andando oltre il massimo sforzo e con un pizzico di fortuna il che non guasta mai.

Inutile nasconderlo. Il conseguimento di questo obbiettivo adesso è alla loro portata ed è stato ampiamente dimostrato nella partita di andata.

Visto e considerato i recenti arbitraggi delle semifinali nella Europa League per le italiane, e qui le vibranti proteste del Presidente De Laurentis in conferenza stampa sono state più che legittime e giustificate, ci auspichiamo di non dovere lasciare la Champions League per una direzione arbitrale un pò iniqua o per interessi di federazioni.

Non lo vogliamo nemmeno pensare.

Sarebbe un peccato per il calcio e per la Juventus la quale non se lo merita.

Che vinca il migliore.

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Juve, l’ ostacolo è tosto ma l’ impresa non è impossibile.

Delle quattro è la più debole o meglio  le manca quel Top Player che le farebbe fare quel salto di qualità definitivo. Se la Vecchia Signora avesse tra le sue fila un Messi un Cristiano Ronaldo o comunque un ” 10 ” offensivo chiamato in vecchio stile calcistico una mezz’ala  che segna in quantità con le tre semifinaliste partirebbe alla pari. Ma la Juventus sebbene sia brava è stata anche ” fortunata ” poichè dei tre concorrenti ha pescato si un osso duro ma con la polpa.

In qualsiasi modo vada a finire l’ avventura bianconera il Real Madrid è comunque l’ antagonista più alla loro portata, più attinente alle sue caratteristiche ed ha qualche punto debole che forse Bayern e Barcellona non hanno. Per quanto siano gl’ attuali campioni in carica.

Se la punta di diamante è il lusitano Ronaldo insieme a tutto il reparto offensivo, il tallone d’ Achille dei Galacticos si chiama difesa. E qui la Juve dovrà trarne fuori il massimo con un cavallo di Troia.

La Storia dei bianchi di Madrid è ricca come è grandioso il suo palmares. Niente da obbiettare ma nonostante il blasone, i tanti soldi a disposizione sfogliando l’ Almanacco europeo ci si trovano pure periodi minori.

Prima della finale 2014 allo Estadio da Luz di Lisbona sono state ben 12 le edizioni in cui non giocavano in una finalissima ( 2002 a  Glasgow ) e se si esclude l’ epoca straordinaria degl’anni Cinquanta dei vari Gento, Santamaria, Zarraga, Di Stefano dal 1966 è dovuto trascorrere 22 anni con una matchball perso nel 1981 ad opera del Liverpool al Parco dei Principi a Parigi prima di rigiocare una finale.

Se guardiamo la classifica della Liga oltre l’ attuale secondo posto il Real Madrid ha segnato una caterva di gol come il Barcellona. Ben 105 centri fino ad oggi. Ma la retroguardia madridista nonostante tra i pali ci sia il  pregevole Casillas ne ha incassati ben 32 contro i 19 degl’ azulgrana.

Anche l’ Atletico Madrid, il Valencia e il Villareal hanno subito meno reti. Per quanto il Real Madrid nel corso del tempo abbia cambiato faccia e modo di giocare, aggiungendo più tatticismo nelle loro partite certe priorità di gioco sono rimaste le stesse.

Insomma hanno vinto tantissimo, un po’ come la nazionale del Brasile ma qualche volta si sono presi delle improvvise batoste. La chiave dell’ accesso alla notte di Berlino è sicuramente la partita di domani sera allo Stadium di Torino.

La Juventus orfana di Pogba che mai come questa volta avrebbe regalato fantasia, potenza e imprevedibilità  in mezzo al campo non dovrà partire a testa bassa ma avrà il dovere di fare la gara con intelligenza e di cercare almeno un gol che le consentirebbe di lasciare qualche speranza nella seconda sfida al Bernabeu. Con un pari tra le mura di casa potremmo considerarci quasi fuori dalla Champions League.

E questo Massimiliano Allegri lo ha ben intuito annunciando alla vigilia che giocherà con la difesa a quattro nella pura tradizione italiana e quindi più aperto, forse con una manovra razionale come ha fatto altre volte, quasi a voler far capire che dovrà appellarsi alle giocate di Carlos Tevez, il quale sta vivendo la migliore stagione della sua carriera e alle punizioni di Andrea Pirlo.

Proprio da queste ultime, colpi balistici di grande qualità, potrebbero rendere le Merengues vulnerabili come è successo nel match con lo Schalke 04. E proprio dalle statistiche più accurate si evince che una buona percentuale di falli importanti degli spagnoli avvengono nei pressi della loro area di rigore quando si tratta di fermare atleti avversari in velocità e frequentemente sono sanciti dagl’ arbitri con calci da fermo.

Tutte e due le squadre stanno attraversando un periodo di forma complessivamente buono, ma ambedue nel corso della stagione hanno avuto qualche alternanza di rendimento. Il Real Madrid dovrà a fare a meno dell’ attaccante Karim Benzema mentre è assicurata la presenza di Rodríguez e Bale.

Nel computo dei pronostici sulla qualificazione gl’ iberici sono favoriti, e lo confermano anche i bookmakers, ma la Juventus ha dalla sua uno Scudetto conquistato, una Coppa Italia a portata di mano mentre le motivazioni assieme alle aspettative sono altissime.

Il fattore psicologico è di fondamentale importanza, l’ ambiente juventino appare in tranquillità e inoltre è cresciuta l’ autostima e la fiducia con il raggiungimento della semifinale.

Come dire: l’ ostacolo è tosto ma l’ impresa non è impossibile.

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Juve basta lo 0 – 0 è tra le prime quattro d’ Europa.

Dopo tanti anni la Juventus raggiunge nuovamente la semifinale della Champions League insieme ai tedeschi del Bayern, il Real Madrid e il Barcellona.

Lo zero a zero di stasera nel Principato di Monaco in una gara spinosa e con molta tensione, a tratti sofferente ha fatto rilevare le difficoltà di attacco dei francesi che non è riuscita a sfondare il muro bianconero.

Match prudente, forse troppo da parte dei ragazzi di Massimiliano Allegri che conseguono l’ obbiettivo ma con qualche ombra per una tattica che sfiora il catenaccio e per niente intraprendente. Insomma con il minimo sindacale ora si trova in semifinale ma nel prossimo turno questo atteggiamento non potrà pagare e non potrà essere all’ occorrenza tenuto.

Se adesso è più che lecito sognare la notte di Berlino presto si conoscerà l’ avversario che senza nessun alibi sarà tosto e forte poiché tutte le altre  sono superiori tecnicamente ai torinesi.

Anche nel fattore dell’ esperienza internazionale che a questi livelli ha un certo peso.

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Juve: passeggiata a Dortmund, avanti tutta in Champions.

18 Marzo 2015 Commenti chiusi

Quello che si poteva temere non si è avverato, ma non per fortuna o puro caso, bensì per volontà e capacità. Con lo Scudetto archiviato la Juventus si può concentrare in Coppa dei Campioni mentre con  l’ arrivo della primavera, potrà dare il meglio  in fatto di condizione e tenuta psicologica.

Sebbene la strada sia ancora lunga un altro ostacolo è stato saltato. Potrebbe ( uso il condizionale per prudenza ed esperienza ) essere l’ anno buono nonostante Barcellona, Bayern e PSG e Real Madrid siano bene attrezzati.

Tuttavia se la Vecchia Signora continuerà ad aumentare la cattiveria ed accrescere la fame assieme all’ autostima per vette ambiziose se la può giocare con tutte fino in fondo.

Nella gara di ritorno forte di un incerto ( scusate il lessico ingarbugliato ) due a uno dell’ andata che poteva dare incomplete garanzie, i bianconeri  in terra tedesca se la cavano con una passeggiata del tutto piacevole, ma anche tipicamente italica usando con maestria il contropiede.

Tre a zero il risultato finale. Però il Borussia ha evidenziato diversi limiti e numerose sbavature d’ impostazione tra i reparti.

Il match è stato dominato fin dalle prime battute e la coppia Tevez – Morata si sta dimostrando innovativa ed efficace con o senza Pirlo. I due la davanti hanno molti colpi a sorpresa verso la porta avversaria. Si muovono in sintonia in particolar modo quando gli spazi si aprono con improvvise e rapide verticalizzazioni.

Per il resto i rischi sono stati rarissimi e già dal primo gol il morale dei tedeschi è finito sotto i tacchetti.

L’ approdo ai quarti della Juventus è un segnale importante  per futuro migliore in campo internazionale e per l’ immagine del nostro calcio che negl’ ultimi anni ci ha dato cocenti delusioni.

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Barca: remuntada avvenuta. Quarti di finale con quattro sberle al Milan.

Le grandi squadre non si arrendono mai e nei momenti topici tirano fuori sempre la grinta. Anche quando sono in fase calante. D’ altra parte essere campioni del mondo e d’ europa non è un caso. Il Barcellona ancora una volta  lo ha dimostrato con un match di carattere, tecnica, volontà e orgoglio.

Non bastano due gol di vantaggio al Milan per approdare ai quarti di finale. La corsa in Champions League si ferma nell’ infuocato catino del Nou Camp dove gli azulgrana in grande spolvero ribaltano un intricata situazione che si era venuta a creare nella gara di andata. Vittoria con pieno merito. Messi è stato  stratosferico con i suoi decisivi guizzi.

Quattro a zero il finale. Fin dalle battute iniziali non c’ è stata mai partita e neanche il palo di Njang se fosse finito dentro avrebbe cambiato le cose.

Sovrastati sul piano fisico, della convinzione e anche tecnico – tattico i ragazzi di Allegri hanno avuto poche occasioni per andare a segno.

Doppietta di Messi nella prima frazione, poi Villa ad inizio ripresa e allo scadere Jordi Alba chiude definitivamente il conto.

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Champions: Milan, fine della corsa. Il Barca va avanti e se lo merita.

Come faceva intuire e come volevasi dimostrare. A Barcellona ci vincono in pochi e ci perdono in tanti.

Il Milan termina la corsa in Champions League dopo che il pareggio nella partita di andata per zero a zero poteva illudere chi crede in una maglia quando invece non convinceva a chi di calcio se ne intende. E tra questi Silvio Berlusconi.

Pur senza essere straordinario e con un secondo rigore generoso, i catalani si sbarazzano per tre  a uno di un Milan troppo attendista e poco lucido.

Al gol iniziale di Messi su calcio di rigore ha replicato Nocerino alla mezz’ora grazie ad un assist ( l’  unica cosa buona che ha fatto in tutta la gara ) di Ibrahimovic. 

Però alla fine del tempo l’ argentino ha ribadito nuovamente dal dischetto. In apertura della ripresa il il gol di Iniesta taglia completamente le gambe, le idee e il morale ai rossoneri. Il resto è soltanto accademia e note per i tabellini.

Però ad essere onesti nelle due partite il Barca ha meritato e non solo nel computo dei gol. Un collettivo preparato, dove alcuni campioni fanno la differenza, ( vedi Messi ), con un centrocampo intelligente in cui giostrano grandissimi palleggiatori e bravi ad inventarsi la superiorità numerica.

Ed proprio qui che la tattica e la tecnica si fondono in un gioco brillante con le piccole squadre ma anche difficile da interrompere alle grandi come lo è stato per il Milan.

D’ altra parte gli uomini di Massimiliano Allegri sono lo specchio di un Italia calcistica che già ai quarti è fuori dalla Champions League e tutto ciò ha sicuramente un significato.

Lo conferma il livellamento del nostro campionato e la crisi di alcuni club come Roma oppure Inter e lo stesso Napoli.

E se questo Barcellona curerà il ricambio generazionale, come sta già facendo, l’ egemonia in Europa durerà a lungo.

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Questa volta Berlusconi ha ragione.

Milan – Barcellona nulla di fatto. Uno zero a zero che rimanda tutto tra sei giorni. E di mezzo il Diavolo ha lo scoglio siciliano del Catania.

Questa volta Silvio Berlusconi ha ragione. E’ stato un Milan cosi e così. Può non piacere come uomo ed essere insopportabile come politico ma di calcio il “ Cavaliere Mascarato “ se ne intende. 

Inutile negarlo. I rossoneri non hanno giocato una brutta gara ma neanche una grandissima partita. Certamente gli fa onore non avere preso gol e non aver perso contro i campioni del mondo, i quali al momento rimangono sul piano tecnico e di espressione sportiva sicuramente i migliori. 

Lo dicono i numeri degl’ ultimi anni e non è un caso se la Spagna abbia vinto  tutto a livello di Nazionale seppure nel collettivo azulgrana ci siano diversi e fondamentali stranieri. A cominciare da Messi.

Inamissibile fare dei confronti con gli scontri avvenuti nel  girone eliminatorio. Quella era tutta un altra storia, un periodo completamente differente e si poteva fare dei calcoli considerato che gl’ altri avversari del gruppo erano sicuramente di caratura inferiore.

Quindi si giocò a viso aperto. Adesso o si sta dentro o si va fuori e un episodio negativo può decidere il turno.

Anche il Barca non ha brillato come suo solito, ma il rigore su Sanchez, guardandolo con occhio imparziale e senza la faziosità del campanilismo e della maglia, ci stava quasi tutto.

E forse qualche occasione in più dei milanesi l’ ha avuta. Non da meritare una vittoria ma parlando in termini di percentuali un gradino appena sopra.

Il ritorno sarà diverso. Il fattore campo è da tenersi in forte considerazione. Al Camp Nou vincono in pochi e perdono in molti. Nell’ odierna edizione della Liga tra le mura di casa i catalani hanno vinto tredici volte, un pari e nessuna  sconfitta. All’ attivo 86 gol fatti e solamente otto incassati. Una media straordinaria che ci fa capire come sia arduo espugnare questo tempio del calcio.

E’ vero che Massimiliano Allegri ha a disposizione due risultati su tre e un pareggio con gol lo porterebbe avanti, ma il Barcellona farà la partita e se Ibrahimovic, come spesso accade nei match decisivi europei si nasconde, allora mi chiedo: 

Chi segnerà ?

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Il calcio italiano si risveglia in Champions.

Il calcio italiano si risolleva in Champions League, gioca a viso aperto, da spettacolo e intravede buone prospettive per la fase cruciale di primavera.

L’ Inter in un girone non impossibile si aggiudica il primo posto. Una qualificazione acquisita con i punti delle trasferte. Non è poco in un momento di transizione e di magra.

Il Napoli cancella i rivali del Manchester City e vede una storica qualificazione agl’ ottavi di finale.

Se superano il Villareal con un po’ di fortuna della dea bendata di Nyon i partenopei potrebbero fare ancora parecchia strada e togliersi alcune impensate soddisfazioni.

Il Milan perde in casa con il Barcellona facendo degl’ errori ma è giustificabile quando s’ incontra la migliore squadra del mondo che tra l’ altro era priva di Iniesta.

I catalani sono abilissimi nel loro gioco diventato oramai memoria e che talvolta rasenta lo stucchevole. Una tattica che quasi sempre paga grazie a dei solisti di grande qualità i quali si sono integrati alla perfezione nell’ organico.

Partita avvincente e degna dei due blasoni. Un tre a due con emozioni e biglietto ripagato. Il calcio dovrebbe essere sempre questo……….e allora si ritroverebbe la voglia di tornare allo stadio……

Con un centrocampo tuttora in fase di rodaggio e un Pato a corrente alternata il punto debole del collettivo plasmato da Allegri è sicuramente la difesa.

Basti pensare che in campionato i rossoneri undici gare hanno incassato quattordici reti. Il doppio della Juventus e della Lazio che sono ferme a sette.

Una media di 1,2 gol a match non è poco per chi vuole tentare di vincere in ogni angolo del pianeta ma le colpe non  tutte sono imputabili alla retroguardia poiché il centrocampo a mio modesto giudizio non copre a sufficienza quando incontra squadre di ritmo e propense alla verticalizzazione. Un acquisto di buon livello nel mercato di gennaio è nella testa di Galliani.

Comunque la sconfitta di stanotte ha un valore poco importante. Il secondo posto del girone per ironia della sorte potrebbe tornare utile meglio del primo.

Resta il fatto che a fine febbraio si comincerà a giocare con il dentro o fuori e allora i calcoli non serviranno più.

Pertanto, con il Barca, la vera sfida deve ancora arrivare.

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Barcellona e Manchester: finale – rivincita, ma il vincitore è Abidal.

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Una Coppa per due dopo una lunga corsa corsa durata un intera stagione. Tutto finisce in una notte e come sempre sarà immensa gioia da una parte e lacrime dall’ altra.

Il sipario è a dir poco prestigioso: New Wembley Stadium in London City.

Manchester United e Barcellona al momento sono le due squadre più forti d’ Europa. Lo dimostrano la personalità, la tradizione,  il cammino nei rispettivi campionati e l’ alto numero dei talenti che si trovano tra le loro fila.

Entrambe hanno un gioco più piacevole e concreto di quello delle italiane e tedesche che hanno partecipato alla Champions League.

Guidati da due eccellenti allenatori, così diversi  nella filosofia di intendere il calcio ma uniti nel ricco palmares.  Uno è giovane e rampante, l’ altro più anziano, saggio ed esperto. Trent’ anni di differenza, dalla Scozia alla Catalogna.

L’ inglese Ferguson è un team manager, un Comandante, un monumento vivente insignito dell’ Eccellentissimo Ordine dell’ Impero Britannico.

Pep Guardiola è un tecnico universale, molto orgoglioso, basta analizzare la lunga polemica con Mourinho che è iniziata da quando l’ ex allenatore dell’ Inter è andato in Spagna, ma come detto altre volte gli aspettano prove per confermare il proprio valore dopo che un giorno finirà la straordinaria  esperienza con il team azulgrana.

Ferguson sta vivendo una stagione splendida che potrebbe diventare simile a quella del 1998 – 1999 dove si aggiudicò tutto: Champions, Premier e Coppa Nazionale. Ma nonostante gl’ ottimi risultati ottenuti l’ ambiente ultimamente è stato scosso dallo scandalo Giggs che nei giorni della vigilia ha riempito le pagine dei giornali e i siti web, sebbene il tentativo da parte dei legali del giocatore di bavagliare i media  sulla delicata questione è caduto nel vuoto.

Proprio da questi è emersa l’ ennesima storia extraconiugale che da tempo invade il mondo del calcio. Si ha l’ impressione che queste storie esistano da sempre e pertanto vengano fatte esplodere  non solo per vendere più tabloid ma anche per danneggiare gl’ avversari.  La faccenda è finita anche nella Camera dei Comuni e ha scatenato un acceso dibattito tra le forze politiche.

Il giocatore, peraltro tassello importante del collettivo inglese, padre di due figli, avrebbe avuto una relazione con l’ avvenente Imogen Thomas, partecipante del ” Grande Fratello ” versione english.

I Reds da pochi giorni hanno prevalso con pieno merito nella Barclays Premier League, la numero 19 nella storia del club. Il calendario prevede che i festeggiamenti avverrano per le strade del centro di Manchester il 30 maggio sperando di mettere sul bus scoperto insieme allo scudetto anche il trofeo dalle grandi orecchie.

Adesso Sir Alex ha la grande occasione di riprendersi la rivincita del 2009 all’ Olimpico di Roma dove dovette soccombere con un secco due a zero siglato da Messi ed Eto’ò.

Allora non ci fu storia, ma stavolta potrebbe essere diverso. Magari con un beffardo epilogo ai calci di rigore, visto e considerato che nelle  ultime dieci finali di Champions ben quattro sono finite in questo modo.

I bookmakers sono meno prudenti nelle quote e danno favoriti gli spagnoli. Un segnale da non sottovalutare. Certo è che ai blugrana va dato maggiore considerazione in quanto con Messi, il numero uno al mondo, può decidere una gara e al fatto che nella complessità il tasso tecnico è sicuramente  superiore.

Abbiamo visto e ammirato cosa è successo nella semifinale di andata con il Real Madrid, quando un brutto match caratterizzato dal nervosismo e principio di risse stava indirizzandosi verso il pareggio.

La ” Pulce “ mise le cose a posto con due magie nel giro di pochi minuti e staccò il biglietto per la finalissima da solo, rendendo così la gara di ritorno una pratica già espletata.

Se Wembley porta bene ai catalani poichè nel vecchio impianto vinsero la loro prima Coppa dei Campioni contro la Sampdoria nel lontano 1992, ( uno a zero con gol di Koeman ), i Reds Devils hanno il favore però di giocare pressochè sul terreno di casa.

Magnum Castrum, come la definirono gl’ antichi romani, dista solamente quattrocento chilometri dalla capitale del Regno Unito e sarà come essere all’ Old Trafford malgrado l’ Uefa abbia partizionato abbastanza equamente l’ assegnazione dei tickets.

Il fattore campo è opportuno sempre tenerlo in debita considerazione però potrebbe non bastare. Come da copione consumato sul piano dei nervi si prevedono novanta minuti intensi con una pressione altissima.

La chiave dell’ incontro sarà al centrocampo oltre ai singoli episodi che determineranno il risultato. L’ essenza del calcio odierno sta tutta qui.

Il Barcellona con il gioco avvolgente, quasi maniacale e improvvisamente finalizzatore riesce a creare una ragnatela in cui spesso gl’ avversari ci finiscono dentro. Xavi, Iniesta e Busquets sono abilissimi nel possesso palla.

Oggettivamente e statisticamente dovrebbe avere la meglio ma lo United può spezzare la manovra con un pressing attento e un possente muro sulla trequarti per poi sfruttare la velocità. Se non lo fai giocare anche il Barca diventa più umano e proprio in questa maniera l’ Inter lo fece fuori l’ anno scorso.

In questa finale dai mille motivi ce ne sono due di grande rilievo.

Se non ci saranno ripensamenti dopo questo match Van Der Saar appenderà le scarpette e i guanti al fatidico chiodo. L’ olandese corona una carriera lunghissima. Solo il periodo vissuto a Torino non fu eclatante. Commise diversi errori.

Il portiere fu scaricato dalla dirigenza bianconera dopo due campionati ma con il tempo si è preso numerose rivalse e adesso alla soglia dei quarantuno anni termina la parabola ancora sul proscenio continentale.

La seconda commuove in particolar modo. Prima del fischio d’ inizio c’ è già un vincitore. Eric Abidal, pelle ambrata, faccia simpatica, difensore del Barcellona, nato a Lione ma con la Martinica nel cuore e nell’ anima.

Non c’ è Scudetto, Coppa, Campionato del Mondo o Pallone d’ Oro vinto che può equivalere al ritorno alla vita.

E la sua storia è un ode a qualsiasi speranza.

Un professionista brillante, soldi, squadre blasonate, tutto sembrava filare liscio fino ad un normalissimo giorno di marzo che diventa di punto in bianco un incubo. I medici gli diagnosticano un tumore al fegato.

Doccia gelata, il povero Eric Abidal vede crollare il mondo addosso. Tutto quello che aveva fatto, tutti i sacrifici non hanno più un senso. Gli amici si stringono, i messaggi di affetto si sprecano da ogni parte del globo e il sito del Barcellona diventa quasi un guestbook per il giocatore, ma il mondo del calcio è sotto choc.

Forza Nano – come lo chiamano i compagni del Barca – ti aspettiamo presto…… – c’ è scritto sull’ armadietto nello spogliatoio del Camp Nou.

Anche se il numero 17 per gli scaramantici porta male, quel giorno il luminare Obregon decide di agire immediatamente. Un operazione complessa che dura oltre tre ore nell’ ospedale Barnaclinic di Barcellona, un centro all’ avanguardia che per la ricerca biomedica è considerato tra i primi migliori dieci in Europa.

Ablazione del cancro al fegato con speciali tecniche. L’ epatocarcinoma è una patologia infida e irreversibile se non è fermata in tempo. Fortunatamente è un processo maligno appena all’ inizio e tra i medici si percepisce un sincero ottimismo.

Il decorso post operatorio scorre via veloce e mentre il giocatore svolge la terapia il Barcellona continua a giocare e a vincere.

Contro il Getafe tutti i giocatori indossano la maglia numero 22 e gli spettatori del Camp Nou si alzano in piedi e dedicano ad Abidal un fragoroso applauso mentre sul grande schermo scorrono le  immagini.

La sorte sembra ribaltata e dopo otto giorni Abidal torna a casa. Gli esami confermano esiti buoni, i medici con un sorriso gli comunicano che il cancro è sconfitto e tra un mese potrà riprendere un allenamento personalizzato. Comunicati, video, l’ oscuro tunnel si allontana e la luce si avvicina sempre di più.

Poi di nuovo con il pallone, la festa dei compagni, l’ abbraccio di Guardiola e del Presidente mentre il rientro al calcio agonisitco avviene contro le Merengues in Champions League. Sono passati appena  45 giorni dall’ intervento chirurgico.

Una favola che riprende, un miracolo che si è avverato.

Non c’ è niente di più bello.

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Poco calcio al Bernabeu tra espulsi e risse. Ci pensa Messi, il Barca vicino alla finale

Poco calcio al Santiago Bernabeu, tra espulsi, ammoniti e risse. Spettacolo a tratti per niente edificante dove ha dominato il nervosismo. L’ arbitro Stark più volte in difficoltà in un clima da corrida.

Ci ha pensato però Lionel Messi, numero uno al mondo, a rimettere tutti in riga con due magie.

I campioni si vedono anche da questo. Non pensano alle zuffe ma a fare gol.

Gl’ azulgrana battono le merengues per due reti a zero.

Con ogni probabilità la finalissima di Wembley che si disputerà il 28 maggio sarà tra Barcellona e Manchester United.

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