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Auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti voi…..

14 Dicembre 2016 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I migliori auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti Voi e famiglie.

Merry Christmas and happy new year 2017 to you.
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Auguri di Buon Natale e un Felice 2012 a Voi e famiglie.

Con l’ avvicinarsi delle festività come di consueto invio i miei più sinceri auguri di Buon Natale e la speranza di un felice  2012 a tutti Voi e alle Vostre famiglie.

Merry Christmas and happy New Year 2012, to you and family.

Gianluca Fiesoli.

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I migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno 2010.

Il Papa dice che deve essere un Natale di gioia e che non è necessario affidarsi al lusso e ai doni, basta la fede che è in ognuno di Noi.

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Tredicesima: novità per i lavoratori a progetto e altri approfondimenti.

 

Una "tredicesima" ai co.co.pro. Sarà erogata nel triennio 2009/2011 ai lavoratori a progetto con un unico committente senza partita Iva, con reddito superiore ai 5 mila euro e iscritti in via esclusiva alla gestione separata Inps. L’importo, pari al 5% del reddito percepito l’anno precedente, secondo le stime del ministero del lavoro varierà tra i 700 e 1.200 euro. Indennità di disoccupazione, inoltre, estesa a interinali e apprendisti. E prorogata per il 2009 la detassazione, ma non sugli straordinari (solo sui premi di produzione). Via libera, infine, a un bonus straordinario alle famiglie con basso reddito per un importo variabile tra i 200 e 1.000 euro. Queste alcune delle novità contenute nel dl n. 185/2008 pubblicato sulla G.U. di ieri.

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Sono ritornato al mio blog……….

                                       

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AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO 2007.

16 Dicembre 2006 2 commenti


Con l’ avvicinarsi delle festività invio i miei migliori Auguri di Buon Natale e Felice anno nuovo a tutti quelli che sono passati di qui, alla grande comunità o blogsfera di Tiscali estendendoli anche ai vostri familiari e amici.

Gianluca Fiesoli.
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Riferimenti: Buon Natale.

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Bussando alla Porte del Paradiso….Un anno fa moriva Papa Woijtila.


Un anno fa, sabato due Aprile alle 21.30 circa moriva Karol Woijtila.
Rinserisco uno scritto di quei giorni.
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Bussando alla Porte del Paradiso.

postato da Gianluca Fiesoli
Lunedi 4 Aprile 2005

Nelle ore della tristezza del dolore, nei minuti del trapasso e nelle giornate degli onori, dei saluti e della commozione, Papa Giovanni Paolo II compie i suoi ultimi passi verso l’eternità…..
E’ stato un ottimo Pontefice, un abissale e perspicace scrutatore dell’anima, un messaggero di pace totale, un alfiere della Libertà, un Maestro della comunicazione che, e possiamo francamente dirlo, è piaciuto a tutta la gente comune.
L’indelebile ricordo che ci lascia è un immagine sacra e planetaria, dove mai nessuno nella Storia del Novecento ha saputo così efficacemente entrare e spalancare le porte dei cuori e delle menti di quelli che lo hanno visto e ammirato nelle sue oceaniche apparizioni.
Un Papa distante dai potenti del globo, dalle carismatiche e chiuse gerarchie ecclesiastiche, dalle ideologie talvolta intransigenti, spesso a fianco dei deboli e dei bambini che rappresentano da sempre il futuro delle generazioni.
Si amava autodefinirsi un ” globetrotter ” di tutte le etnie e di Gesù, dove il viaggio terreno s’intrecciava al viaggio spirituale sia come motivo di conoscenza che di ambasciatore di credo per tutti i popoli, senza condizionamenti di sorta e sopratutto senza pregiudizi, dove svettava il coraggio d’impugnare il bastone pastorale andando oltre i tanti confini che nessun altro Pontefice aveva varcato precedentemente, impartendo lezioni di grande umanità, quasi sempre in maniera molto umile.
E’ stato il primo Papa ad entrare in una moschea, a varcare la soglia di una sinagoga, ed inserire un biglietto di ” mea culpa ” nel Muro del Pianto a Gerusalemme, un gesto eloquente per cercare di discolpare e chiedere indulgenza agl’ebrei. Una confessione per eliminare quelle impurità dell’antisemitismo cristiano.
E grande è stata quella rivincita quando nel lontano 1978 venne eletto a sorpresa. Il blocco Comunista, il governo della sua terra lo hanno sempre
osteggiato e non accettavano che diventasse il primate della Polonia, ” odiato ” per quell’appoggio dato agl’operai di Danzica negl’anni settanta e perciò per ironia del destino diventò Papa…..
Infatti se il ” Papa Buono ” di Luciani non fosse improvvisamente scomparso dopo poche settimane di regno, probabilmente Woijtila sarebbe rimasto un semplice e anziano cardinale…..
La guida del Pontificato venne definita inizialmente un terremoto e molti considerano la sua ascesa al piano più alto della Chiesa, una grande influenza che ha segnato la svolta della caduta dei regimi satellitari dell’ex Unione Sovietica. Nonostante quello che si voglia insinuare, il Muro di Berlino e il drastico cambiamento dell’est europeo sarebbe avvenuto anche senza Giovanni Paolo II. I tempi erano oramai maturi e l’avvicendamento politico, sociale, geografico ed economico non avevano oramai nessun ostacolo sulla strada del parziale mutamento.
La parabola del suo Pontificato oltre alla sue significative ” vittorie ”
umane, morali, ottenute nei suoi pellegrinaggi e nelle sue omelie ficcanti e talvolta accusatrici, lo rendono una straordinaria figura a cavallo
dei due importantissimi millenni dell’era Moderna.
Ma nei suoi 26 anni di ” dominazione ” pontificia, dove ha saputo plasmare e trasformare perlomeno l’immagine di una Chiesa tradizionalmente obsoleta e anche troppo dogmatica, Karol Woijtila ha incontrato nel suo lungo cammino episcopale delle sconfitte e qualche insuccesso.
Sarebbe pressochè inutile, oltre il grande tributo e riconoscenza all’Uomo, celare quelli che sono stati i punti deboli di una catena sorretta dalle credenze unanimi dei popoli cristiani, ma ” macchiate ” da alcuni episodi o incomprensioni con i ” padroni ” della Terra.
In primis i suoi rapporti con i governanti americani, cinque presidenti dove le convenzioni non sono mai state idilliache: con Carter oltre le divergenze dottrinali, in quanto il leader americano era Battista, le relazioni anche se brevi e all’inizio del suo mandato furono relativemente facili, mentre con Reagan, personaggio che proveniva dall’ambiente del cinema, divorziato, risposato e non incline alla religiosità arrivarono le prime difficoltà di comunicativa e di unità di pensiero.
Per il Santo Padre la potenza militare e l’opulente e pregressista società americana, per quanto non era possibile trascurare, non è mai stata tra le sue preferite.
Anche con Bush Senior il rapporto si frammentò a causa della guerra del Golfo e con Bill Clinton gli scandali di tradimento sessuale riportati da i mass media di tutto il mondo vennero condiderato dei ” peccati ” e un libertinaggio dove non era possibile passarci sopra. Un’offesa all’ortodossia e alle tradizioni cattoliche, al focolare domestico, aumentate da un personaggio di spicco che dovrebbe essere di esempio sulla scena mondiale….
Con l’ ultimo Presidente, per quanto incline e rispettoso della famiglia tradizionale e anche di educazione credente, i rapporti s’incrinarono con la politica istituita dopo il drammatico crollo delle Torri Gemelle, di tendenza guerrafondaia e di ” esportazione democratica ” con i carri armati.
L’invasione dell’Afghanistan e poi del territorio iracheno, le minacce alla Siria e all’Iran per le questioni nucleari e di rifugio dei terroristi del fondamentalismo, diventarono i punti di riferimento e di monito di una guerra preventiva che Karol Woijtila non accettava assolutamente.
Nei suoi severi avvertimenti di quel periodo, il Papa esortava i governi occidentali a non farsi coinvolgere dalla spirale della violenza e dalla vendetta cruenta contro l’Islam. Fù un duro colpo per il Pontefice che credeva nel dialogo interconfessionale dei popoli, nella incessante predicazione, nella efficacia della superiorità diplomatica, la quale però non venne minimamente considerata da molti stati dell’Unione Europea e dall’establishement politico al di là dell’Atlantico.
Se i rapporti con i leader americani non sono stati mai perfetti i suoi viaggi erano dei veri e propri bagni di folla. Nelle oltre cento nazioni visitate il Papa però non dimentica il pellegrinaggio mai avvenuto in terra sovietica a Mosca. Si dovette accontentare di Kiev, e il rifiuto dei patriarchi ortodossi, con in testa il Supremo Alessio II, è un onta che non ha mai digerito e anche le motivazioni della restituzione dell’icona santa della Madonna di Khazan non sono bastate a far cambiare idea al patriarcato moscovita, nonostante si sussurri che ci sia stato anche un interessamento di Putin. L’intrinseco e ambito desiderio del ” Pastore di Dio ” era quello di apparire almeno una volta su quel suolo, ma tuttociò non si è mai realizzato. Tra le tante trasvolate manca poi un importante visita in Cina e sopratutto a Pechino, un altra ” perla proibita “, la quale Karol Woitjla ha dovuto rinunciare per diversi motivi.
I viaggi a Cuba e in Cile hanno sollevato qualche critica, anche se l’incontro con il generale Pinochet sia avvenuto pochi mesi prima della fine del regime militare e all’inizio del suo mandato episcopale.
Ma tuttociò faceva intuire che la peregrinazione apostolica del Papa non escludeva nessuno e anche i dittatori sanguinari o comunque non benvoluti dall’opinione pubblica avevano il privilegio ad una sua visita pastorale, la quale era poi sostanzialmente un tentativo di riportare la fratellanza perduta, di esaltare e ricordare i diritti umani degl’uomini, talvolta oltrepassati in questi remoti angoli del Mondo.
Anche il tentato assassinio di Ali Agca ha ancora molte ombre, imposte da un possibile complotto dei servizi segreti bulgari, tedeschi dell’Est e Kgb.
E se la benedizione della Madonna ha fatto gridare al miracolo con la deviazione del proiettile e quindi la salvezza del Papa, il mistero delle tre pastorelle di Fatima prontamente poi svelato in Mondovisione, si unisce alla delusione quando Woijtila decise di perdonare il terrorista anni dopo.
Nel colloquio del penitenziario italiano Ali Agca non chiese mai direttamente clemenza al Pontefice e questo lo stupì moltissimo.
Quella conversazione, come spiegato poi da Lui stesso, si basò sostanzialmente sui segreti della Vergine.
Infine le tematiche dell’aborto, il diniego all’omosessualità, al divorzio e la contraccezione e i veti all’ordinazione sacerdotale delle donne, sono stati considerati da molti, argomentazioni che necessitano di una revisione e di un apertura da parte della Chiesa cristiana. All’alba del Terzo Millennio il Papa non ha saputo leggermente cambiare gli ordinamenti cattolici che in una società poliedrica, emancipata e di rapida trasformazione, come quella odierna nell’emisfero occidentale e della Vecchia Europa, oramai sono valutati decrepiti e controcorrente.
Ma certamente il dialogo con i giovani, definito passionale, è stato il più bello, il più sincero e il più affettuoso. Questa figura massmediatica, sportiva, simpatica, montanaro e sciatore, talvolta ironica e spontaneo, poco favorevole ai protocolli, amante dei grandi spazi che la Natura ci offre, ha convinto anche la più scettica gioventù, la quale ha cantato e ballato con Bob Dylan e gli ha fatto muovere il bastone come Charlie Chaplin o partecipare alla ola da stadio.
E anche nell’ultima notte prima del decesso nonostante il respiro che gli veniva a mancare in un corpo martoriato da una salute oramai allo stremo, dove lo stato di coscenza andava scomparendo, i ” suoi ragazzi ” si sono stretti in silenzio di fronte alle finestre illuminate degl’ appartamenti vaticanensi, con gli occhi gonfi di lacrime e gli sguardi attoniti per dargli l’ultimo caloroso abbraccio…..
Ed è qui la forza genuina e mistica che il camerlengo polacco ha saputo interagire nella comunicazione, che resta sicuramente uno dei pilastri di un papato aperto e quindi vicino alla gente, mai verificatosi nel corso della Storia ecclesiastica.
Le sue osservanze evangeliche hanno ridato una speranza che forse rimarrà vana ma che certamente argina gli odi e i rancori tribali sui terreni della povertà e dell’indigenza.
Anche l’eredità intellettuale, filosofica, teologica e interpretativa che ci lascia è sicuramente di grande spessore, con quelle undici encicliche redatte e stilate nel corso del suo momento storico e i numerosi cardinali nominati che sicuramente ne terrano conto nelle prossime votazioni segrete nel conclave della Cappella Sistina e nei quasi cinquecento nuovi Santi.
Karol Woijtila è stato una personalità multiforme,un missionario che ha usato la modernità per tentare di abbattere i mali e i vizi delle comunità di oggi.
Adesso che il suo sacrificio è compiuto, adesso che giace disteso sull’altare per l’ultimo congedo funereo, adesso che è a un passo dalla Storia, adesso che è ritornato alla casa del Santo Padre e stà bussando alle Porte del Paradiso, come ha giustamente rimarcato Sodano al momento della morte, viene banale in un mondo dove pervade il terrore, l’instabilità politica e un futuro generazionale dubbioso, enunciare che morto un Papa se ne fà un’altro.
E’un modo di dire semplice, scontato, ma estremamente reale all’occasione, e la Chiesa, per quanto Universale ed economicamente in decadenza continuerà a vivere ancora a lungo anche se necessita di un rinnovamento di poteri possibilmente da decentrare.
La Fede, le Leggi, le Tavole e i Comandamenti di Cristo non si possono cancellare: essi sono dei propulsori spirituali e di sentimento dell’anima che spingono la vita e che li restituiscono attraverso i principi morali dell’onestà e della correttezza lungo il cammino di ognuno di noi.
E neanche nei tempi oscuri delle autobombe, dei khalashikov, delle guerre con Al Qaeda e della ricchezza di un capitalismo sfrenato, il quale soverchia e sfrutta il Terzo Mondo per i suoi egoismi, potranno mai modificare i suddetti editti divini.
Ed è questo il Testamento che troverà il prossimo Monsignore quando siederà sulla poltrona più importante dell’Impero cattolico, dopo che la fumata bianca dal comignolo del Palazzo vescovile di San Pietro svanirà nel cielo azzurro di Roma e un alto prelato si affaccerà al balcone davanti ai suoi sudditi invocando: Abemus Papa…..

G. Fiesoli.

Riferimenti: Papa Woijtila.

A distanza di un anno dalla morte di Meoni la Dakar colpisce ancora.


Ancora una tragedia, ancora morti nella Parigi Dakar. Era l’11 gennaio 2005 quando la notizia della morte di Fabrizio Meoni fece il giro del mondo.
Stavolta tocca all’australiano Andy Caldecott, che paga con la vita la sfrenata corsa nella nona tappa, una speciale, sulle sabbie e le pietraie della assolata Mauritania.
Un’altra Ktm si ribalta e non sono bastati i soccorsi immediati poichèil motociclista era già morto all’arivo dell’elicottero.
Caldecott aveva 41 anni. Un’altro incidente ha ferito seriamente Pojol, trasportato all’ospedale probabilmente se la caverà.

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Riferimenti: Dakar.

Anticipi 18a di Serie A: anno nuovo, vecchia classifica.

8 Gennaio 2006 2 commenti


Anno nuovo, vecchia classifica. La Juve non risente della lunga pausa natalizia e conquista tre punti pesanti a Palermo.
1-2 con doppietta di Mutu e Terlizzi, il quale aveva illuso i tifosi rosanero con il vantaggio.
La corazzata di Fabio Capello dopo essersi aggiudicata il titolo d?inverno ha destato un?ottima impressione stasera, reagendo velocemente e imponendosi alla distanza, in quella che sicuramente non era sulla carta una trasferta facile, contro un avversario di rango che cercava di colpire in contropiede.
Nonostante le assenze, qualche uomo fuori forma, i bianconeri hanno dimostrato carattere e per questo weekend le distanze di ” sicurezza ” perlomeno rimangano invariate.
Adesso possono aspettare i finali di domani, mentre le inseguitrici potrebbero anche incontrare qualche inaspettata sorpresa e sono obbligate a vincere.
Un fattore psicologico da non sottovalutare in questo momento e tutto a favore della Vecchia Signora.
La Fiorentina perde punti dalla vetta a causa di un pareggio non convincente a Reggio Calabria, mentre Luca Toni rimane ancora una volta all’asciutto.
1-1 reti di Lucarelli e Jorgensen.
Partita equilibrata, risultato tutto sommato giusto, ma per Prandelli e soci ancora una conferma che il collettivo, nonostante sia la rivelazione del campionato, è un gradino sotto le Grandi.
Per colmare questo divario e puntare quindi a traguardi più prestigiosi, su un telaio peraltro già ben rodato, necessita una maggiore esperienza e qualche innesto di qualità.
La squadra dipende ancora troppo dalla quantità dei gol del suo bomber e non ha acquisito una mentalità vincente in ogni occasione, elementi di fondamentale importanza per aggiudicarsi uno Scudetto in un torneo impegnativo come quello italiano.

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Riferimenti: Anticipi della 18a di Serie A.

AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO DA GIANLUCA FIESOLI.

21 Dicembre 2005 2 commenti


Il Papa dice che deve essere un Natale di gioia e che non è necessario affidarsi al lusso e ai regali, basta la fede che è in ognuno di Noi.
Molti aspettano questi giorni e il finire dell’anno per cercare d’iniziare una nuova vita, altri per andarsene all’estero sotto una palma nonostante la crisi economica e per dimenticare lo stress e magari tornare con un’invidiabile abbronzatura.
Il Natale è da sempre la festa forse più noiosa per vedere i parenti e stare con i propri cari, ma nonostante ciò, il freddo, i soliti cenoni di fine anno, i regalini indesiderati, resta comunque uno dei periodi più belli dell’anno e le scelte sono sempre soggettive.
Colgo l’occasione per dire a quelli che talvoltra passano da qui, che nei prossimi giorni il blog subirà un leggero rallentamento, poichè sarò fuori dall’Italia per un breve periodo e non sò se potrò scrivere qualcosa.
AUGURO UN BUON NATALE 2005 E UN FELICE ANNO NUOVO 2006 A TUTTI.

Gianluca Fiesoli.

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Riferimenti: Auguri di Buon Natale.

Ronaldinho ancora un successo: giocatore dell’anno per la Fifa.


Il 2005 sarà ricordato come un anno eccezionale per Ronaldinho, il talentuoso centrocampista brasiliano. Dopo il Pallone d’Oro, qualche dubbio sull’autenticità del video Nike e le sue magie espresse, adesso il giocatore con i denti a coniglietto si aggiudica anche il premio Fifa come miglior giocatore della stagione.
Al secondo posto, ben staccato, Lampard e al terzo Eto’o del Real Madrid.
Ronaldinho è il terzo atleta brasiliano che s’impone in questa straordinaria accoppiata di prestigiosi premi, dopo Ronaldo e Rivaldo.
Un successo per certi versi già annunciato: Ronaldinho è al momento l’atleta più rappresentativo di una scuola calcistica, quella sudamericana, che non smette di sfornare campioni.
Decretata invece squadra dell’anno 2005 il Brasile, che alcuni critici definiscono una delle migliori organici di tutti i tempi, mentre al secondo posto la Federazione mondiale l’assegna alla Repubblica Ceca.
Il Ghana è invece la rivelazione dll’anno e scala ben 27 posizioni nel ranking della Fifa.
Ambedue, insieme agl’Usa, saranno le avversarie del girone che aprirà a Germania 2006 l’avventura degl’Azzurri, ed è considerato uno dei più difficili della competizione nella fase eliminatoria.

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Riferimenti: Ronaldinho.

L’anno scorso in questi giorni moriva Richard Avedon.


L’anno scorso in questi giorni moriva il fotografo Richard Avedon. Rinserisco l’articolo che feci allora sul blog per chi lo volesse leggerlo o chi non ne ha mai avuto occasione.
Avedon insieme ad Horst era uno dei miei fotografi preferiti, ed è stato uno dei più grandi interpreti dell’immagine di tutti tempi….ma non c’è bisogno che lo dica io……e non mi sento di aggiungere altro….
Soltanto il fatto che allora misi in allegato al pezzo non una delle tante celebri fotografie che si trovano nei libri e si vedono nelle sue retrospettive, ma bensì una provinatura di stampa intermedia con le istruzioni per lo stampatore, per far capire quanto fosse incredibile il lavoro per arrivare all’espressione che desiderava lui.

G. Fiesoli.
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postato da Gianluca Fiesoli
Sabato 2 Ottobre 2004 ore 21:53:50

Se ne è andato con la fotocamera tra le mani. Alla età di 81 anni è morto il Maestro e fotografo Richard Avedon. Nello stato del Texas stava compiendo per il magazine New Yorker il suo ultimo e arduo lavoro sul concetto di democrazia americana. Nonostante fosse stato sconsigliato dai suoi stessi familiari per l’età avanzata, Avedon continuava a lavorare senza risparmiarsi.
Nato a New York nel 1923 da una famiglia della borghesia ebraica, lasciò gli studi molto presto, contro il parere del padre che lo voleva un medico o avvocato. Dopo aver frequentato le scuole pubbliche s’imbarca nella Marina per fare esperienze di vario genere e comincia a scattare le sue prime immagini.
Al ritorno pratica per alcuni mesi un corso alla scuola di fotografia di Brodovitch, all’epoca direttore artistico di Harpers Baazar e successivamente diventa un professionista. E’ la prima chiave di svolta di quella che sarà una prestigiosa carriera. Comincia a collaborare continuamente anche con altri periodici ed entra cosi nel mondo della moda.
Di carattere colto, intelligente, ma anche schivo, Avedon crea un personalissimo stile fotografico. I suoi ritratti monumentali, con sfondo bianco e talvolta grigio e anche nero, saranno seguiti da tanti fotografi di moda e di glamour. Alternando queste tre toni, spiegherà successivamente ” posso permettermi di scegliere e attenuare i soggetti da accostarci “.
In effetti ha ragione, se usasse solo il colore chiaro l’aspetto puramente grafico dell’immagine sarebbe dominante e il contrasto che con lo sfondo bianco svuota, non si integra con altri elementi.
Questa differenza si nota soprattuto nella drammaticità, come per i ritratti alle vittime vietnamite delle bombe al napalm, dove usa fondali grigi di tonalità media che rendono un atmosfera più rassicurante, eliminando così la drastica forma emotiva di questo tipo di fotografia.
Richard Avedon non ha niente in comune con i mostri sacri del secolo e del giornalismo per immagini: Bresson, Erwitt, Capa, Brassai, Bischof, di cui però ne ripete in parte le gesta eseguendo ottimi reportages in Vietnam e in altri luoghi.
Dichiarerà poi all’apice del successo che il fotogiornalismo, per quanto sia stato un saltuario rappresentate, era una vocazione che gli è sempre rimasta dentro.
Ma è la fotografia di moda sui cui Avedon raggiungerà le più alte vette della celebrità, e il suo primo libro, l’antologia Observations, viene realizzato con i testi di Truman Capote. La raccolta comprende una serie di incantevoli e spontanei ritratti di Mariella Agnelli, il trombettista L. Amstrong, C. Chaplin, la baronessa Thyssen, Anna Magnani, Jimmy Durante e molti altri ancora.
Da qui Avedon capisce l’importanza di lavorare in studio e in formati più grandi utilizzando dei banchi ottici 13X18 e 20X25 che non abbandonerà quasi mai più nel suo percorso artistico, sempre alla ricerca di una maggiore perfezione e di dettagli fotografici più nitidi e brillanti, orchestrati con un uso sapiente delle luci.
Per pubblicare il suo secondo libro Nothing Personal, ( Niente di personale ), Avedon richiama James Baldwin un suo vecchio compagno di scuola il quale curerà i testi.
Questo libro si differenzia dal primo per lo spirito critico in quanto il fotografo s’ impegna nei diritti civili esibendo nel contesto una chiara posizione politica. Per concludere questa pubblicazione, Avedon compie un lungo viaggio negli stati americani del sud, ritraendo in Luisiana i malati di mente di uno ospedale psichiatrico.
Nei giorni della morte di Kennedy si reca in Times Square, nel cuore della metropoli, per immortalare i passanti con i giornali in mano che parlano dell’assassinio del presidente.
L’anno successivo lascia Bazaar per lavorare con Vogue e Look e termina il libro Alice nel Paese delle Meraviglie, fotogrammi di una ricerca teatrale e delle sue gestualità. E’ anche il periodo del colore e della sperimentazione, come l’uso della solarizzazione del cibachrome in fase di stampa e i collage montati in Fine Art.
Poi la morte del padre Israel, su cui Avedon lo raffigura malato di cancro: una sequenza di negativi rigorosamente in bianco e nero, amari e allo stesso tempo crudi, ma che fanno denotare una maturità artistica ed una sensibilità di fronte al problema della morte.
Alla fine del 1974 espone al MOMA con una grandiosa rassegna personale composta da oltre un centinaio di gigantografie.
Negl’anni fino al 1985 alternerà i suoi lavori tra la moda e la fotografia sociale.
Pubblicherà il tanto discusso e disapprovato ” In the American West “, una serie di ritratti in bicromia dei vagabondi e homeless lungo le Interstate americane.
Bill Curry, Richard Garber, Clifford Feldner, Mary Watts, sono icone della fotografia realizzate con una piccola troupe di assistenti e in simbiosi con la ricercatrice Laura Wilson nella scelta degl’individui.
Il furore della critica raggiunge le prime pagine dei giornali e il perbenismo americano lo giudica un ” traditore ” per via del tentativo di ridicolizzare l’ Ovest, incolpandolo di approfittare della sua fama e del potere dell’immagine per dare la visione di un Paese mai visto prima.
Avedon viene accusato di aver rubato e dilapidato la dignità morale di questi ” storpi e strani ” personaggi, oltre settecento, che ha selezionato con la massima attenzione.
Ma questo lavoro viene premiato dal pubblico e rimarrà nella Storia della fotografia in quanto si apprende il suo interesse per i disadattati e per la voglia di far vedere ” l’altra faccia triste dell’ America “.
E’ un analisi fotografica che si contrappone totalmente alle consuete fotografie di personaggi dello ” star system ” nel cinema hollywoodiano. Un lavoro che ribadisce il pensiero di Avedon, il quale non aveva preclusioni davanti al suo obiettivo e custodiva un inconscia contestazione al mondo patinato e luccicante di cui era costantemente in contatto per obblighi lavorativi.
Richard Avedon è stato anche arrestato per aver partecipato ad una manifestazione pacifista e imprigionato per disobbedienza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Nel 1974 viene ricoverato d’urgenza per pericardite, un infiammazione del rivestimento cardiaco, forse dovuto allo stress. Nel maggio di quell’anno dopo pochi giorni dall’uscita dell’ospedale, nel suo studio della Grande Mela, disteso su un lettino ancora convalescente dirige il suo assistente per la posa di una modella….
Ripresosi dalla malattia comincia a lavorare per il catalogo Bloomingdale e tiene seminari nelle maggiori università degli States.
Nel capodanno del 1989 documenta la caduta del muro di Berlino: scatti di gioia e di sentimento per un epoca politica che si stà concludendo.
Poi seguiranno le grandi campagne pubblicitarie per Versace, Dior, Valentino, Armani e due calendari Pirelli, il ballo Volpi a Venezia e la collaborazione con la rivista transalpina Egoiste.
Il mondo è ai suoi piedi e oramai vive tra i suoi studi di New York e Parigi, mentre il Metropolitan gli dedica un altra imponente retrospettiva intitolata ” Portraits “.
L’ultimo capitolo della carriera è dovuto a Tina Brown e il New Yorker, rivista di intellettuali che nella sua storia non ha mai inserito una fotografia: lo farà porgendo un contratto al vecchio Maestro.
Avedon, è noto anche per le sue dichiarazioni come quella sarcastica sull’arte fotografica: ” Tutte le fotografie sono fedeli. Nessuna è la verità…….” oppure, ” Il ritratto è un’accostamento: è l’effetto del soggetto sul fotografo e l’effetto del fotografo sul soggetto “.
Richard Avedon è stato uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi e il suo contributo alle arti visive è di inestimabile valore con una produzione vastissima che spazia dal reportages e la cronaca, dalla ritrattistica al fashion e davanti al suo otturatore sono passati un pò tutti: da John Lennon a Henry Kissinger, M. Monroe, A. Wharhol, i Beatles, Michelangelo Antonioni, la duchessa di Windsor e la First Lady alla White House…..
Un fotografo tecnicamente completo e raffinato sotto tutti gli aspetti, estremamente talentuoso e creativo, sempre alimentato dalla voglia di emergere e di arricchire la propria cultura.
Con la morte lascia impresso un linguaggio esclusivo, per certi versi innovativo, mentre le sue figure sono frutto di una profonda consapevolezza come quando ricordava che prima di scattare una foto disegnava su carta l’immagine ideata.
Il Maestro era un regista della fotografia contemporanea e credeva ciecamente nel veicolo della comunicazione e nella forza dell’espressione di una stampa.
Tutto lo attraeva e tutto lo faceva rendere con un esegesi eccezionale esplorando così nell’anima dei suoi soggetti.
Da oggi è entrato nella Leggenda.

Gianluca Fiesoli.
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***FOTO: Istruzioni su prova di stampa di mascherature e bruciature per lo stampatore.
Lyal Burr minatore carbonifero, 1971, Utah, Usa – Richard Avedon © – Tutti i diritti riservati.

Riferimenti: Un anno fa moriva Richard Avedon.

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Ship Breaking Yards compie un anno.

14 Settembre 2005 Nessun commento


E’ trascorso un anno esatto da quando ho deciso di aprire questo blog. Non sono mai stato mai stato un fautore dei blog in passato, nonostante ne abbia altri tre ma con altre funzioni e che non hanno niente a che fare con articoli, diari, scritti, pensieri o simili…..ma riconosco una certa funzionalità di comunicazione nella galassia del Web e un piacere nel tenerlo aperto, anche se prende molto tempo se uno lo vuole portare avanti in modo coerente e minimamente soddisfacente.
La scelta di intitolare questo spazio internet con il nome di Ship Breaking Yards è per aver visto dopo tanti viaggi intorno al mondo, i seashore del Bangladesh. Qui le navi, in prevalenza petroliere e mercantili, vengono a morire in questi cimiteri di ferro e ghisa nei dintorni della città di Chittagong. Centinaia di giovani, uomini, minorenni, lavorano a turni di 12 ore nel giorno e nella notte, smantellando imbarcazioni di medio e grosso cabotaggio provenienti da ogni parte del pianeta, per qualcosa come 4 dollari al giorno, un rancio pessimo e un giaciglio duro come la terra.
Un lavoro da bestie, una schiavitù legalizzata dal governo dittatoriale, senza una minima sicurezza, senza protezioni, senza assicurazione…..qui non esiste la legge 626…….. a mano, con i martelli e con le fiamme ossidriche nel fango impregnato di olio e cherosene che ogni giorno la marea solleva ritirandosi, tagliano sotto il cocente sole e l’umidità tropicale delle tenebre, queste vecchie carrette che oramai non vuole più nessuno e che hanno compiuto l’ultima tratta dopo che per lunghi decenni hanno solcato le onde degl’oceani.
Da queste parti i Media non sono ben visti: la Bbc negl’anni Novanta arrivò con una troupe per cercare di filmare e di denunciare lo sfruttamento minorile, ma dovette fare i conti con la giustizia locale e vennero ricacciati immediatamente fuori dai confini nazionali. Un giornalista australiano è stato anche picchiato nel vano tentativo d’intervistare i lavoratori.
Chittagong Division non è però l’unico posto per questo genere di opera marittima che oramai l’Occidente ha quasi dimenticato e che usa come pattumiera, anche in Pakistan e in India esistono luoghi simili ma però più piccoli.
Il procedimento della distruzione delle obsolete ” ammiraglie navali ” è molto semplice ma anche faticoso: un travaglio di sudore, di forza, di pazienza aspettando quei momenti topici che ogni giorno il mare regala. Le navi sostano per giorni in ” rada ” poi a turno si avvicinano alla bassa costa sabbiosa e quando sono nel punto giusto si bloccano. Decine di persone cominciano a tirare i lunghi e pesantissimi cavi d’acciaio dai rumorosi argani che si trovano sulla terraferma…..li vedi in fila indiana camminando nella melma e con sforzi sovrumani e qualche canto riescono a imbragare la nave che nel frattempo assomiglia ad una cattredrale nel deserto non avendo più acqua intorno.
Un nutrito gruppo di uomini è già salito a bordo e per settimane estrae motori, fendono la poppa e la prua, finchè l’unità piano piano non scompare…..Pezzo dopo pezzo, ancore, turbine, passamano, scalette, eliche, cabine, timoni…….
Si respira un’aria particolare nonostante i numerosi problemi che ci sono nell’area, a cominciare dall’inquinamento, l’estrema povertà e l’uso di droghe tra la popolazione locale, ma per certi versi è un posto unico per via della ” Mano dell’Uomo “.
Questo compagno di viaggio, che come scritto in cima affronta diversi argomenti, ma come detto altre volte non è un agenzia di stampa e non ha nessuna pretesa di somigliarli minimamente. In più non ha sua regolarità e in un giorno possono essere postati sei articoli mentre in un altro neanche uno. L’informazione può essere talvolta imperfetta e le idee non condivise appieno, ma forse è questo il bello degli scritti virtuali.
La nave che taglia le Yarde ( traduzione letterale di Ship Breaking Yards ) continuerà a navigare e chi vorrà entrare nel porto per leggere qualcosa e vedere qualche mia foto è sempre ben accetto.

Gianluca Fiesoli.

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Fotografie: Ship Breaking Yards, Bangladesh, Chittagong, 2002 – G. Fiesoli.

Riferimenti: Blog: Ship Breaking Yards

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Batistuta: forse a fine anno l’addio all’Artemio Franchi.


Ad una nota trasmissione televisiva sudamericana Gabriel Omar Batistuta, dopo il ” ni ” di Della Valle ad una possibile proposta dirigenziale, dopo l’annuncio della linea di moda da presentare a Gennaio, ha espresso un recondito desiderio: quello di poter allenare un giorno la nazionale argentina e vorrebbe ispirarsi al modulo e agli schemi di Basile. Ma prima di questo sogno, non facile da realizzare, poichè non sempre i grandi campioni sono diventati degl’ottimi allenatori, e gli annali del calcio sono pieni di questi tristi esempi, adesso Batistuta ha una promessa da mantenere: giocare la gara d’addio.
Da quando ha appeso le scarpe al chiodo, nella primavera scorsa dopo l’esperienza nel Golfo del Persico, ha sempre evindenziato la voglia di finire sul prato di Firenze, lì dove cominciò l’avventura italiana e lì vuole terminare in bellezza la carriera, e non nel mastodontico Olimpico di Roma, però ha sempre ribadito che non dipende solamente da lui.
I mesi sono passati e il ferro deve essere battuto quando è ancora caldo, poichè successivamente non avrebbe più nessun senso e forse adesso è arrivato il momento.
In Italia in questi giorni si trova in avanscoperta il manager e procuratore Aloiso che ha incontrato alcuni esponenti del Consiglio di Amministrazione della Fiorentina. La proposta è stata accettata e le premesse sono più che buone, individuato un periodo ma non fissata una data e per dovere di cronaca e non solo, la dovrebbe comunicare la società viola.
Si parla del mese di Dicembre, con una parata di stelle che dovrebbe includere vecchi e nuovi fuoriclasse, una selezione mondiale composta da sudamericani ed europei dove renderanno omaggio a rotazione giocatori del calibro di Ronaldo, Maradona ( forse solo di presenza ), Figo, Owens, Kaka, Ronaldinho, Zidane, Maldini, Montella, Nesta Vieri, Ferrara, Del Piero, Francesco Totti, R. Baggio, Roberto Carlos, mentre come avversaria una Fiorentina di ieri dove addirittura forse rimetterebbe i tacchetti Giancarlo Antognoni, poi Toldo, Rui Costa, Chiesa, Di Livio, Torricelli, Flachi, e quelli odierni come Toni, Pazzini, Bojinov e via via tutti quelli che lo hanno incontrato e conosciuto nel corso della sua parabola calcistica.
Allenatori, Trapattoni, impegni permettendo per il Resto del Mondo, mentre Prandelli guida la Fiorentina.
Una notte con una grande festa dove non mancherà una sottile vena di malinconia per il tempo che passa e per un talento che ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei fiorentini. Un atleta, un Uomo coerente e leale, simpatico, generoso, soprannominato Re Leone per quei capelli lunghi che ondeggiavano come una criniera al vento su quel fisico possente che non si piegava mai.
Firmato Batigol: 269 gare e 168 reti una media sconcertante di circa O,65 centri a partita…..in nove anni di ” militanza fiorentina “.
Dalla Fiesole i tifosi già annunciano di far scendere uno striscione bianco e viola che ingloberà completamente tutta la curva e con sopra scritto:
Gabriel, Firenze ti amerà per sempre e non ti dimenticheremo mai.

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Foto: Batistuta – Gianluca Fiesoli.

Riferimenti: Batistuta.

Iraq: un anno fà i giorni di Enzo Baldoni.

19 Agosto 2005 2 commenti


E’ passato un anno, il dopoguerra non è terminato, l’Iraq non è democratizzato, ogni giorno continuano a scorrere fiumi di sangue, mentre il boia per le condanne a morte ricomincia la sua attività per ordine dell’attuale Governo. Correva il 20 agosto 2004 quando un’altra notizia sconvolse l’Italia e apparve sui teleschermi di tutto il mondo. ” Un reporter italiano è scomparso durante una spedizione non autorizzata a Najaf ” – così scrivevano i lanci di agenzie – Enzo perirà circa una settimana dopo e quel macrabo video in cui parla serenamente con un testo impostogli, quasi non fosse a conoscenza del pericolo che incombeva, e successivamente quella foto poco nitida in cui lo ritraeva morto, sono purtroppo le uniche testimonianze virtuali dopo che si disperse dalle polverose strade irachene per finire in una cella di banditi e fanatici religiosi antiamericani.
In questi dodici mesi è stato scritto di tutto su di Lui: dal reporter della domenica, al temerario di turno con la penna, all’Eroe, al pazzo che crede nell’avventura, al giornalista in cerca di protagonismo…..ma probabilmente il povero Enzo non era niente di tuttociò…..
Forse Enzo Baldoni credeva nel raccontare il Mondo e i suoi problemi, spesso in prima persona, magari un pò a cuor leggero ma questo è parte integrante del mestiere, della sua personalità, dei suoi ideali e del suo modo di essere: un Uomo libero.
Il suo visitatissimo blog, suoi articoli, ne sono una conferma e la gente della strada, i comuni mortali, quelli che regolarmente comprano il giornale la mattina lo hanno capito e per questo non lo dimenticheranno mai.
Ad un anno di distanza dal truce assassinio, nonostante i tentativi della Cri nel difficile pantano iracheno di riportare i resti, dopo gl’ultimi esami riguardanti il Dna su dei frammenti ossei, potrebbe essere la volta buona per un ” ritorno a casa “, mentre l’iniziativa di onorare la sua memoria con un riconoscimento della Presidenza della Repubblica sarebbe l’ultimo giusto atto che la società italiana e il Parlamento Italiano dovrebbero fare.
Solo così Enzo Baldoni potrà riposare in Pace.

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Riferimenti: Iraq: un anno fà i giorni di Enzo Baldoni.

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