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Censure di Facebook.

15 Marzo 2017 Commenti chiusi

 

Un interessante articolo del fotografo, pubblicitario, designer, Marco Maraviglia.        http://www.photopolisnapoli.org/

http://iviaggidiziomarco.blogspot.it/2017/03/la-tortura-20-ai-tempi-della-censura-di.html

 

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LA TORTURA 2.0 AI TEMPI DELLA CENSURA DI FACEBOOK

Per 24 ore eravate nel mio mondo ma io ero senza diritto di parola.
Credo che sia l’ultima trovata di Facebook: ti blocca ma puoi scrollare la bacheca, puoi leggere tutto di tutti, puoi entrare a dare un’occhiata nei gruppi e sulle pagine… ma ti si impedisce di scrivere commenti. Non puoi nemmeno cliccare un like.
Costretto a restare muto. Come in certi coma di cui si racconta che il paziente è totalmente cosciente di ciò che gli accade intorno ma non ha capacità reattive se non una lacrima che gli scende sul volto.
Come una nuova tortura virtuale. La tortura 2.0.
Il motivo della punizione? Una roba che credevo fosse finita lì: mi era stata rimossa una foto fatta alla mostra di Helmut Newton ma a distanza di qualche giorno mi sono ritrovato anche sbattuto fuori. In castigo. Nuovo accesso, nuova password, nuovo codice di sicurezza e poi la schermata di foto (mie) di cui dovevo spuntare quelle che non rispettavano gli standard della piattaforma. “Tutte caste, niente tette, niente violenza”, mi dico e quindi non spunto nulla e vado avanti.
Ma ecco la sorpresa appena rientro su Facebook… non posso scrivere il mio status del giorno. Come se qualcuno mi impedisse di scrivere sul mio diario personale che tengo nel cassetto della scrivania.
Non posso commentare i post degli amici. Non posso cliccare nemmeno un like.
Non ho più diritto di parola. Per 24 ore, mi dice Facebook.
E chi le decide le 24 ore?
Ma chi sei tu che mi impedisci di esprimermi?

Ma il problema non è solo questo.

Non posso rispondere ai commenti sui miei post e per chi non sa del castigo impostomi immagino che potrebbe pensare che sia un codardo o uno scostumato che si è dileguato. Nelle migliori delle ipotesi.
Per chi gestisce il proprio brand anche sui social è un danno non da poco apparire come uno che pianta in asso decine, centinaia, migliaia di followers.
Stranamente Messenger funziona e quindi qualcosa in privato l’ho potuto comunicare.

Cosa inquietante è la censura preventiva di Facebook.
Se un utente posta in un tuo gruppo qualcosa che Facebook individua subito come “fuori regole”, ti arriva in tempo reale una notifica: “segnalazione automatica”.
Come possa farlo è spiegato qui:     https://www.thesun.co.uk/news/2315358/facebook-using-artificial-intelligence-to-censor-nudity-violence-and-other-naughty-content/

Ma il problema non è solo questo.
Io se voglio chiacchierare con qualcuno, sono uno di quei fortunati che in piena autonomia può uscire di casa per incontrare qualche amico.
Immaginate invece se fossi stato un paraplegico, un disabile o un anziano costretto ad avere come unico contatto col mondo esterno questo Facebook.
“Eh”, mi direste, “la prossima volta non posti una foto di tette e culi”. Non è una risposta giusta perché anche se pubblico la Venere Callipigia o il Nettuno di Piazza Maggiore a Bologna potrei incappare nella censura senza saperlo.
Ma c’è dell’altro… Facebook ti avvisa che se continui a postare foto contro i suoi standard, ti blocca poi in maniera permanente. Ma non ti offre uno strumento per testare preventivamente una foto prima di postarla.
Quindi devi stare veramente attento se sei un appassionato di arte perché c’è il rischio di essere censurato caricando un nudo di Canova o una foto di Robert Mapplethorpe.
E se lo fai ancora e poi ancora, sei bannato definitivamente; hai la fucilazione digitale, diventi un cadavere virtuale.  Ma Facebook non ti dice quante possibilità di “sopravvivere” hai ancora, non ti dice quante volte hai sbagliato e quante altre te ne restano. C’è probabilmente chi decide sommariamente di uccidere senza giusto processo. Fascismo 2.0.
Ma io non voglio stare attento a queste cazzate. A 53 anni credo di saper bene a cosa veramente bisognerebbe stare attenti e certe costrizioni me le fanno girare.
Ecco, volevo soltanto dirvi che Facebook sta culturalmente ammalando una parte della nostra civiltà.
Impedire di divulgare l’arte attraverso immagini di Helmut Newton o i nudi di Corbet, Manet, Goya o le sculture greche lasciando aperti gruppi e pagine che istigano al nazismo, non fa bene.
No, non fa assolutamente bene.

 

 

 

E’ probabile la condanna per peculato a chi telefona con frequenza dall’ ufficio.

 

Oramai li chiamano " fannulloni ", termine che è entrato con  dirompenza nella nostra quotidianità anche se la parola risale all’ inizio del XIX secolo. Ma più che una definizione vuol cercare di rappresentare un tipo di persona: il dipendente delle Pubbliche Amministrazioni.

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Addio Longoni, restano i dubbi sull’abuso di farmaci.


Giocava sulla fascia sinistra, marcatore stretto, era un buon terzino che approdò nell’elite del calcio. Scoperto nei vivai dell’Inter, nella massima serie ha partecipato ad oltre trecento gare vestendo numerose maglie: Cagliari, Modena, Fiorentina, Vicenza con qualche sporadico gol.
A Firenze lo ricordano volentieri nell’anno del dopo Scudetto in una
squadra che però non riuscì a ripetere l’impresa, poi ci stette per altre tre stagioni.
Da quasi dieci anni viveva su una sedie a rotelle a causa di una grave malattia del sangue che secondo alcuni medici potrebbero essere anche derivata dall’uso di sostanze proibite nell’epoca in cui era un professionista.
Longoni si aggiunge a quella lista di croci di Ferrante, Saltutti e Beatrice che giocò a cavallo degl’anni 1970 e 1975 nelle file viola. Sono tutti morti anzitempo e con patologie pesanti.
Strane coincidenze per uomini dediti alla ” sana ” competizione sportiva e che finirono sulle prime pagine dei giornali, mentre la moglie di Bruno Beatrice dopo la morte del marito lanciò tramite i media una chiara denuncia contro l’obbligo di assunzione di sostanze dopanti che il giocatore era stato costretto ad assumere nella carriera.
Molti giocatori di quegl’anni con lo scorrere del tempo hanno avuto problemi di salute: De Sisti, Caso, Mattolini e lo stesso Antognoni ha avuto un infarto intorno alla cinquantina ma che poi è riuscito a superare.
Proprio l’ex Capitano viola è stato ascoltato più volte dalla Magistratura per chiarire questa incredibile vicenda ma ha sempre smentito qualsiasi uso smodato di medicine illegali nell’ambito sportivo.
Restano però alcune ammissioni di giocatori appartenti ad altre squadre che giocarono nel decennio del Settanta, e se oggi il Micoren, noto cardiotonico e il Cortex sono considerati vietati, in quell’era era possibile prenderli e i controlli erano forse più blandi.
La Scienza non da una risposta sicura, poichè nel tempo nessuna analisi può accertare i danni collaterali che si tramutano in permanenti al corpo dell’atleta, ma lo svilupppo della Medicina e un approfondita conoscenza dei farmaci citati li hanno comunque portati ad includerli nella lista nera.
Restano pertanto le ombre, i sospetti, ma anche qualche piccola certezza, le quali nessuna inchiesta riuscirà probabilmente a fare chiarezza.
Però nonostante l’evolversi dello Sport, la Tolleranza Zero, le inchieste e i fascicoli aperti con improvvise perquisizioni, il calcio e non solo non riescono a scrollarsi di dosso la follia del rischio salute pur di raggiungere una vittoria o poter usare il proprio fisico oltre il limite consentito. Una piaga che anche quest’anno ha fatto delle vittime, un circolo vizioso che non si riesce a vederne l’uscita.
A 63 anni è morto ieri Giuseppe Longoni per un ictus celebrale.

Riferimenti: Longoni.