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Archivio per la categoria ‘Viaggi’

Una valigia per Firenze…..

 

Firenze è una città straordinaria, amata in tutto il mondo ma non sempre all’ altezza nei servizi offerti. D’ altra parte a noi toscani per i cambiamenti ci vuole tempo e pazienza poichè accontentare tutti è spesso un problema. Negl’  ultimi anni però qualcosina è cambiato a cominciare dalla tramvia che tuttora è in fase di completazione ma comunque ha portato agevolazione  al traffico in quello che resta un capoluogo la cui urbanistica è di stampo medievale, perlomeno nella parte storica e l’ immedita periferia.

Centinaia di migliaia di persone visitano Firenze ogni anno e il turismo assieme alla cultura sono tra le maggiori fonti di introiti. Un escursionismo di massa che comprende un pò tutti: studenti, famiglie, adulti e anziani ma che nel nuovo millennio è diventato maggiormente esigente. Viaggiare è sempre stato costoso e faticoso e quindi il viaggiatore è sempre in cerca di organizzazioni alternative e possibilmente più comode.

Da un pò di tempo è nato nel centro storico un efficente servizio di deposito bagagli a due passi dal Duomo, dal Ponte Vecchio e Uffizi. Un luogo dove puoi lasciare in tutta sicurezza il peso e l’ oggettistica della tua valigia che è il nostro cuore di ogni viaggio.

Un iniziativa interessante sopratutto quando effettuiamo un breve soggiorno o quando lasciamo l’ hotel per il ritorno a casa ma vogliamo dare una ultima occhiata alla città.

Prezzi, orari li potete trovare qui: http://leftluggageflorence.com/  e chi lo utilizzerà ne resterà sicuramente soddisfatto.

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Ritratti dalla Natura.

 

Introduzione:

Foto   biologica,   arte  biotecnologica,   alchimia   genetica…   ”Fiori,   nature   morte  e  vanitas”   di Maniscalchi,   chirurgo  estetico   dell’immagine,   per  il  loro  eclettismo   e  virtuosismo   suscitano molteplici riflessioni e meraviglie.

Con  originali  anticipazioni,  egli  ha  vissuto diverse  vite parallele  nella fotografia  come  arte: dal

glamour della moda alla scuola creativa.  Per vent’anni  ha cercato  l’anima  anche nei fiori e nelle nature  morte,  inseguendo  nuove  essenze,  quintessenze,  con l’ingegneria  di alterazioni  e manipolazioni virtuali in iperbole figurativa.

Oggi  ne  mostra  una  selezione   non  burocraticamente   ngorosa,   non  in  sequenza   tematica   e cronologica, bensì libera e istintiva.

Evidenzia  la  varietas  della  tecnica,  esaltata  non  come  fine  ma  come  medium,  e  la  ricerca  di perfezione per accentuare l’intensità espressiva.

Non ci sono confini tra le arti, né tra la flora di paradisiache parvenze e l’onirica fauna, tra oggetti

umanizzati  e corpi  statuari.  Tuttavia,  arte e  moda  sono  ancora  fenomeni  spesso  divergenti,  per quanto il marketing ne condizioni ambedue i sistemi.

Se è vero che l’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile, la ricerca fotografica di Maniscalchi si fa pittorica nel dialogo tra natura e artificio, nella manualità meccanica e romantica, nella poesia tecnologica dello sguardo  materico,  nelle visioni prospettiche.  Per creare stupore:  virtutem  forma decorat,  nella  felicità  dell’intuire  bellezza  e  tradurla  nell’invenzione;  e  talvolta  in  un  rapporto inquietante con lo stile anti-grazioso che ha caratterizzato,  in parte, il XX secolo e già artisti lontani nel tempo, ma vicini come fonti d’ispirazione, da Caravaggio a Bacon.

Con la grafia della luce, Maniscalchi  ha costruito,  catturato e disegnato  un alfabeto di evocazioni fantastiche e materie animate: linguaggi visivi e metamorfosi dell’immagine;  mondi che si riflettono nel caleidoscopio dell’impossibile;  ars combinatoria e arte della meraviglia; proiezioni di immagini dell’inconscio.

Ogni  opera  è  una  sintesi  di  conflitti,  scontri  del  fantastico  intimo  con  figurazioni  simboliche: fantasmi   psichici,   citazioni   mediatiche,   in   fotografie   come   performance,   nella   coesistenza paradossale di realtà geometriche e costruzioni elettroniche, apparizioni nello spazio cibernetico, vibrante in armonie speculari e in disequilibri, per articolare il dinamismo in contrappunti ottico­ percettivi.

Le tematiche e la poetica di Maniscalchi  rivelano la complessità  dei suoi riferimenti culturali,  in

rivisitazioni che lo avvicinano al Citazionismo e all’Anacronismo: da Neo-Rinascimento a Neo­ Manierismo, da Neo-Barocco a Neo Classicismo, da Post Modern a Post Human. E, ancora, da Surrealismo  e Realismo magico a New Dada e Optical Art, come termini linguistici del fotografo­ pittore.

In  questa  mostra  egli  procede   à  rebours,  da  una  metafisica   dello   still  life  alle  grottesche antropomorfe di un Arcimboldo,

Nello  specchio  e  nella  camera  obscura  irrompono  pennellate  a  farfalle  e  grumi  materici;  la Melancholia  di Di.irer si trasforma  in un giardino  di scienze  simboliche  e psico-matematiche,  la prospettiva   rinascimentale   nella  specularità   e  in  sdoppiamenti,   in  vivisezioni   e  assemblage; l’anatomia  assume  forme  di  grazia  e  di  morte;  il  sacro  non  è  oggetto  di  dissacrazione  ma  di provocazioni ad arte che suggeriscono i fiori dell’eros e la sensualità dionisiaca.

Nel “mito-metacorpus”, la teoria prende forma in luce, ombra e prospettiva.

Maniscalchi si conferma eclettico, poliedrico come gli emblemi della Divina proportione, riscoperta e reinventata  nelle nature  molteplici  della  voluptas,  per il piacere e la fisicità  della bellezza.  La vanitas non è più il memento mori della pittura seicentesca di nature morte, fra teschi e fiori, bensì modernità e persistenza dell’effimero che vive nell’arte e nella sua mitopoiesi, dalla natura all’eros. Vanità delle vanità: infinita vanità nel giardino fantastico dell’animo umano.

 

Alessandro Vezzosi

Giappone e poesie: 170 Haiku per un albero.

Presentazione di  MAGNOLIA 170 haiku per un albero

3° edizione con testo in italiano e russo

Poesie  di ANGELO TONDINI
Premiate all’Istituto Giapponese di Cultura -Roma

L’Haiku è una composizione di soli 3 versi, con metrica
rigida (5-7-5 sillabe), nata in Giappone nel XVII secolo

Immagini fotografiche sul  Giappone in slideshow e letture  di Michele Mostacci

Martedì 15 aprile 2014 ore 18-20
Spazio Tadini- Via Niccolò Jommelli 24 (Loreto, Via Porpora)
MM1 Loreto – Bus 72 e 81

Angelo Tondini è un noto reporter internazionale: 170 Paesi visitati nel corso di circa 300 viaggi in tutti i continenti, 1 milione d’immagini in archivio. Primo uomo occidentale alle sorgenti del Fiume Giallo in Cina, premiato in Costarica  nel 1993 come reporter dell’anno e in Italia nel 2002 dall’Adutei (Associazione degli Enti del Turismo).

Ha avuto grandi maestri tra cui Art- Kane, uno dei geni della fotografia del Novecento. Ha pubblicato articoli in tutto il mondo e dieci libri in Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia.

Nel libro “Fotografia tra cronaca e arte” Davide Faccioli,  direttore della prestigiosa  Photology di Milano, giudica Tondini tra i 10 fotografi italiani viventi piu’ rappresentativi

Per saperne di più potete visitare il suo siti personale www.angelotondini.com oppure www.corsifotomilanoinviaggio.com

 

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Immagimondo: il festival del viaggio giunge alla 16 ima edizione.

Si sta avvicinando la prossima edizione di IMMAGIMONDO, Festival di Viaggio, Luoghi e Culture, una kermesse che oramai ha raggiunto un successo consolidato.

La manifestazione, che si terrà a Lecco da sabato 21 settembre a domenica 6 ottobre 2013, sarà un’occasione per condividere con altri viaggiatori racconti, immagini ed esperienze in terre vicine e lontane.

Immagimondo  è un festival che dà spazio a “viaggiatori esperti”, ma non solo. I Tavoli dei Viaggiatori animeranno infatti le piazze del centro storico il 21 e 22 settembre 2013, dando la possibilità a chiunque ami viaggiare di parlare delle proprie esperienze e mostrare le foto scattate in giro per il mondo.

IMMAGIMONDO è un progetto di Les Cultures Onlus, laboratorio di cultura internazionale; il Festival nasce con il proposito di divulgare un’idea di viaggio che parta dalla curiosità e dalla voglia di conoscere popoli, luoghi e culture del mondo, promuovendo un turismo praticato con rispetto e responsabilità.

Per aderire all’ iniziativa oppure avere maggiori informazioni contattare la segreteria organizzativa mentre qui sotto inseriamo il programma di massima:

Segreteria Organizzativa Immagimondo
Un progetto di Les Cultures
Via Cavour, 90/M – 23900 Lecco
Tel. 0341 284828 – Fax 0341 370921
www.immagimondo.itwww.lescultures.it

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PROGRAMMA GENERALE DELLA MANIFESTAZIONE

Tutto il Mondo a Lecco

Piazze e sedi del centro storico di Lecco

·         Tavoli dei Viaggiatori, con i loro racconti ed immagini di viaggio.

·     Area  riservata  alle proposte di enti di turismo responsabile, turismo verde, case editrice, tour operator, associazioni di cooperazione internazionale.

·         LibrInViaggio: rassegna di libri, reportage di viaggio consultabile liberamente dai visitatori.

·         Incontri: giornalisti, studiosi, artisti dialogano con il pubblico.

·         Proiezioni di documentari e reportage di viaggio.

·         Proiezioni selezionate da Film Festival Nazionali.

·         Caffé del Viaggiatore: presentazioni di libri.

 

Eventi in città – Palazzo delle Paure

Sabato 21 settembre: inaugurazione mostra fotografica

“L’India al tempo di Gandhi. Walter Bosshard Fotografie”

In collaborazione con il Museo delle Culture, Città di Lugano e il Sistema Museale Urbano Lecchese

Da ottobre a dicembre:

·     Tavole  rotonde:  antropologi,  filosofi,  sociologi,  scrittori  approfondiscono  aspetti  della  cultura indiana.

·         Eventi dimostrativi dedicati alla cultura indiana.

 

Sabato 28 e domenica 29 settembre 2013

I Viaggi dell’Anima

Complesso di San Calocero – Civate (LC)

·         Aperitivo etnico e musiche dal mondo

·         Reportage: viaggi in bicicletta e a piedi.

·         Presentazione di cammini a cura delle associazioni Iubilantes e Rete dei Cammini.

·         Laboratori per adulti e bambini

 

Sabato 5 e domenica 6 ottobre 2013

Natura e territorio

Eremo Parco Monte Barro – Galbiate (LC)

·         Presentazione di documentari

·         Presentazioni di viaggi e reportage naturalistici

·         Visite guidate in collaborazione con il Parco del Monte Baro

·         Laboratori per adulti e bambini in collaborazione con il Parco del Monte Barro

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La storia di Ahmed Shom.

Ho ricevuto questa e mail che inserisco qui sotto con la risposta.

Buongiorno,

dopo aver visitato il suo sito del quale le faccio i complimenti  ho scoperto anche il blog di Tiscali.

Siccome ho intenzione di fare anche io un blog e  sto cercando degli spunti in giro per il web, avrei da
porgli una particolare domanda sulla dedica e il perché a quel bambino che si chiama Ahmed Shom.

Nel ringraziarla le auguro buon lavoro.

Cesare

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La dedica non è indirizzata ad una particolare persona ma in genere a quelli che hanno meno. Il fatto che sia stata inserita è dovuto alla ” linea ” del blog che tratta anche questi temi e ad una naturale ” personalizzazione “.

Sono stato diverse volte in Palestina.  All’ inizio della seconda intifada avevo conosciuto Ahmed Shom nella Striscia di Gaza. Viveva nei pressi di un campo profughi dell’ enclave. Passammo diverso tempo insieme e conobbi anche la famiglia con la quale nacque una sincera amicizia. Mi dettero ospitalità per molti giorni.

Era un bambino vivace, occhi scuri e vispi, che come i suoi coetanei covava odio per gli israeliani. Più che comprensibile quando si cresce in un territorio dove il sangue scorre quasi ogni giorno, la tensione è sempre alta, la povertà è disarmante e il futuro dovrebbe essere altrove ma non è possibile andarci.

Aveva una forte simpatia per me in considerazione della differenza di età e perché lì gli stranieri sono rari. Due anni dopo quando ritornai mi soffermai nuovamente alla loro casa. La madre e il fratello maggiore mi dissero che era ” salito in cielo “.

I soldati dell’ Idf durante un operazione lo uccisero, forse per sbaglio. La dinamica dell’ accaduto mi è sempre rimasta poco chiara.

Ahmed aveva soltanto nove anni.

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Una notizia che merita di essere postata: scalare il Kilimangiaro senza gambe.

Tra le tante, inutili e talvolta banali notizie o commenti che ogni giorno ci sorbiamo, questa merita veramente di essere messa in evidenza.

Al di là dell’ impresa mi preme sottolineare il contenuto morale e quanto sia necessaria la volontà con la quale anche un handicappato può raggiungere qualsiali obbiettivo nella Vita, come lo è naturale per una persona completamente abile. 

Dal Corriere della Sera e dalla firma del giornalista Elmar Burchia – Tutti i diritti sono riservati.

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Non ha le gambe, ma Spencer West non si è arreso alle mille difficoltà e ha coronato il sogno di una vita. Senza arti inferiori a causa di una malattia genetica ha conquistato la vetta del Kilimangiaro, con i suoi 5.895 metri la montagna più alta del continente africano e la quarta più alta del mondo. L’americano ha percorso l’80 per cento della salita con le proprie mani. Nel corso dell’impresa il 31enne scalatore con una doppia amputazione ha raccolto mezzo milione di dollari che andranno in beneficenza.

SANGUE, LACRIME E GIOIA – È il fascino della vita. E Spencer West vuole viverla in pieno. L’uomo è nato con una rara malattia genetica, nota come regressione caudale, un disturbo dello sviluppo dei segmenti spinali distali unilaterali. Ha perso gli arti inferiori all’età di cinque anni. L’ostacolo di essere alto appena 0,78 metri non gli ha impedito di realizzare i suoi sogni e di diventare un’ispirazione per gli altri. Spencer West, nato in Wyoming e trasferitosi a Toronto, in Canada, oggi viaggia da uno stato all’altro come oratore motivazionale. A inizio settimana, dopo otto giorni di marcia con altri due scalatori, i migliori amici David Johnson e Alex Meers, ecco finalmente raggiunta la cima del Kilimangiaro. «Una volta in vetta è stato incredibile», scrive il 31enne sul suo blog  (  http://www.freethechildren.com/redefinepossible/ )

 «Ci siamo guardati attorno – io, David e Alex – e realizzato di avercela finalmente fatta dopo una settimana estenuante di arrampicata, 6000 metri di sangue, sudore, lacrime e, diciamocelo, anche vomito».

RIDEFINIRE IL POSSIBILE – Nonostante l’uomo si fosse preparato per oltre un anno – anche con l’aiuto di un personal trainer – «l’esperienza si è rivelata più difficile di quanto immaginato», ha raccontato Spencer alla tv canadese CTV. Già, perchè nelle sue condizioni ha dovuto sopportare dolori massacranti alla schiena, alle dita, ai gomiti. La missione sul Kilimangiaro, chiamata «Redefine Possible», mira a raccogliere 750.000 dollari per l’organizzazione benefica Free the Children che aiuta i bambini nei Paesi più svantaggiati ad uscire dalla povertà e dallo sfruttamento.

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Nazeema, la storia di una fisioterapista afgana.

Nazeema, fisioterapista del nostro ospedale a Lashkar-gah

Nazeema è una fisioterapista afgana che lavora nel nostro ospedale di Lashkar-gah  da quasi un anno.

Vive da sola coi suoi 4 figli; suo marito è tossicodipendente e per questo è stato allontanato dalla famiglia.

Quando lavora, Nazeema lascia i figli dalla nonna o dalla mamma, ma il pensiero che possa loro accadere qualcosa non la abbandona mai: una volta suo marito ha fatto irruzione in casa tentando di rapirne uno.

A Nazeema piace il suo lavoro e spesso fa anche ore extra.

Un giorno Nazeema è arrivata in ospedale con un paio di scarpette da bambina. Le ha comprate per Quadermina, una bambina di 6 anni ricoverata in corsia perché colpita dall’esplosione di un ordigno che ha ucciso la madre e 6 fratelli.

Quando finisce il suo turno in ospedale, Nazeema studia: ce lo ha raccontato quando ci ha chiesto il permesso di uscire mezz’ora prima dal lavoro, per preparare gli esami di accesso alla classe superiore, l’ultima del ciclo di studi.

Nazeema ha le idee chiare sul suo futuro.

Per donazioni, informazioni, iscrizioni e il lavoro dell’ associazione visita il sito

http://www.emergency.it

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La New York di Catala.

You can see a portfolio of Vincent Catala’s work here

Vincent Catala is a self-taught photographer who lives and works in Paris. In 2005, after completing a Masters in Intellectual Property, Vincent began pursuing his career in photography. Since 2008, Vincent has spent much of his time concentrating his projects around Rio de Janeiro, spending almost sixteen months in Brazil on separate trips.

Vincent’s approach is to examine the relationship between people situated in various spaces, transforming what may be more documentary in visual style to concepts that go beyond formal representation. The presence of man, whether visible or suggested, remains central to his narrative.

Vincent has received wide recognition for his work, particularly in the last two years, working with curator Milton Guran at Recontres d’Arles, Festival des Transphotographiques in Lille, and Centro de Artes Helio Oiticica in Rio de Janeiro. He has also exhibited at the Dupon Gallery in Paris with curator Pascale Giffard and this year, his work can be seen at the Circulation(s) festival in Paris.

In 2009, he was nominated for the Parole Photographique Prize and in 2011, received Finalist for the Emergentes prize in Portugal.

Of equal important to Vincent is his commissioned work, applying the same principles to that of his personal to his commercial work.

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Puoi vedere il portfolio di Vincent Cata a questo link: 

http://www.mmtrack134.co.uk/11/link.php?M=10924734&N=5254&L=5176&F=H

Vincent Catala è un fotografo autodidatta che vive e lavora a Parigi. Nel 2005, dopo aver completato un Master in Proprietà Intellettuale, Vincenzo ha cominciato perseguire la sua carriera nel campo della fotografia. Dal 2008, Vincent ha speso molto del suo tempo concentrando i suoi progetti vicino a Rio de Janeiro,  quasi sedici mesi in Brasile durante i diversi viaggi.
L’ approccio di Vincent è quello di esaminare la relazione tra persone situate in vari spazi, trasformando ciò che può essere più documentario in stile visivo ai concetti che vanno oltre la rappresentazione formale.

La presenza dell’uomo, sia visibile o suggeriti, resta centrale nella sua narrativa.
Vincent ha ricevuto ampi riconoscimenti per il suo lavoro, in particolare negli ultimi due anni, lavorando con il curatore Milton Guran a Recontres d’Arles, Festival des Transphotographiques a Lille, e Centro de Artes Hélio Oiticica a Rio de Janeiro.

Catala ha anche esposto presso la Galleria Dupon a Parigi con il curatore Pascale Giffard e quest’anno, il suo lavoro può essere visto al festival Circulation di Parigi.
Nel 2009 è stato nominato per il Premio Photographique e nel 2011 ha ricevuto il premio Emergentes in Portogallo.

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Ancora una mostra in ricordo di Amedeo Vergani.

 
 
 
PER MAGGIORI INFORMAZIONI VISITA IL SITO  -  http://www.loscattocheracconta.it
 
AMEDEO VERGANI
mostra fotografica 30 ottobre 06 novembre 2011 inaugurazione sabato 29 ottobre, ore 17.00, palazzo zaffiro isacco merone, como www.loscattocheracconta.it
comunicato stampa
Il 29 ottobre, alle ore 17, verrà inaugurata a Merone, presso il Palazzo Zaffiro Isacco, la mostra fotografica

AMEDEO VERGANI, lo scatto che racconta

Scatti che raccontano, appunto. Storie che si intuiscono nella luce talcata di un tè nel deserto la mattina presto, nella grinta acerba di bambini guatemaltechi precocemente armati, nella nebbia di una Sicilia inconsueta e ovattata, nel volto attento di una donna seminascosto dietro un velo nero, negli arabeschi di due mani tatuate, nelle maschere di un carnevale veneziano, nel lampo colto al volo di un pugnale yemenita.
Storie che parlano di gente che sforna pani rotondi come la luna, che raccoglie olive, benedizioni, foglie di tè e fatiche con la stessa concentrazione. La silenziosa compostezza di un monastero copto. La lattina rossa di una Coca Cola bevuta su un’intatta spiaggia atlantica.
Lo scroscio di una cascata nel verde fitto di Dominica. Fino al meraviglioso controluce
di un agnello sollevato e offerto a Sant’Antonio in una chiesa della Brianza, in bilico tra benedizione cristiana e rito pagano.
Inquadrature diventate grandi servizi e copertine delle più prestigiose riviste di viaggio italiane
ed europee. Molte delle quali esposte a Palazzo Zaffiro Isacco
All’inaugurazione interverranno Pietro Brindisi (sindaco di Merone), Emilio Magni (giornalista),
Laura Magni (travel writer), Gino Ferri (fotogiornalista), Fausto Giaccone (fotogiornalista),
Giovanni Negri (presidente Associazione Lombarda dei Giornalisti), Guido Besana (giunta
esecutiva FNSI), Paolo Pozzi (commissione nazionale contratto FNSI), Fabrizio Cusa
(fotogiornalista e presidente GSGIV)
La mostra rimarrà aperta dal 30 ottobre al 6 novembre.
Orari di visita:
sabato, domenica, martedì 10.00 – 21.00 gli altri giorni 14.30 – 17.30 ingresso libero
Palazzo Civico Zaffiro Isacco
via Zaffiro Isacco, 1 Merone Como
Per informazioni:
www.loscattocheracconta.it http://www.facebook.com/loscattocheracconta 031.650611 -bibliomerone@virgilio.it
 
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Un tributo a Dante Alighieri in Cina.

dante_seguenza

Riceviamo e pubblichiamo.

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Tributo a Dante Alighieri

Una monumentale replica di bronzo del sommo poeta Dante Alighieri di Piazza Santa Croce è stata donata dal comune di Firenze alla città di Ningbo in Cina.

Il sindaco Matteo Renzi di  Firenze e il sindaco della città cinese Mao Guanglee inaugurano presso:

Libreria Centro Cittadella della Cultura di Ningbo Cina -  Ningbo 20 ottobre 2011

Ningbo è metropoli cinese che conta quasi otto milioni di abitanti è distante circa due ore d’auto da Shanghai. Dopo l’amicizia intercorsa nel 2004 con i comune di Firenze e Ningbo è stato  portato a termine un progetto culturale un ponte di amicizia e di patrimoni di conoscenze intersecate che potrà essere utilizzato per sviluppare rapporti economici e culturali,  la grande Cina maestra di cultura e di contraddizioni  millenaria, ma l’ amicizia che lega il nostro paese è dovuta al personaggio più illustre, l’ italiano, Marco Polo.

All’ inaugurazione saranno presenti le massime autorità cinesi e il console italiano a Shanghai insieme al sindaco Matteo Renzi, l’assessore Giuliano da EmpoliMario Razzanelli (Lega Nord). La cerimonia è prevista  il 20 ottobre 2011 è sarà seguita in diretta televisiva da centinaia di milioni di cinesi.

L’opera scultorea verrà collocato accanto alla più grande libreria della Cina.

Un palazzo di venticinque piani situato al centro della cittadella della cultura.

Il monumento scultorio in bronzo alto 5,37 metri e del peso di 2.400 kg è stata realizzato dalla Galleria Frilli ed eseguito con autentica passione. L’opera è la gemella scultura creata nell’800 da Enrico Pazzi  mentre il  bronzo della Galleria Frilli è una ammirevole replica creata con maestria rinascimentale.

La storica Galleria Frilli di via dei Fossi fondata a Firenze nel 1860 è ancora una volta al centro della scena culturale e artistica, diventando un polo di riferimento internazionale per le sculture in marmo, bronzo e pietra calcarea.

Con questo esempio di grande valore artistico donato alla città di Ningbo la Galleria Frilli ( http://www.frilligallery.com/ ) mantiene viva la sua tradizione di essere un attore globale nelle opere in repliche scultoree, iniziata oltre 150 anni fa.

Dante Alighieri è stato l’autore più grande in assoluto dei letterati Italiani di tutti i tempi. Un’ illuminato che ha lasciato un segno indelebile a tutta l’umanità ed ha saputo trasmettere fortissimi emozioni nell’animo umano, un personaggio simbolo della  conoscenza e del  sapere. Dante è il padre della letteratura italiana come un Omero per la Grecia, un Goethe per la Germania, Cervantes per la Spagna, uno Shakespeare per l’Inghilterra.[..].

La fotografia è stata  affidata dalla Galleria Frilli al noto fotografo Leonardo Maniscalchi.

Maniscalchi ha lasciato un segno rilevante con la sua fotografia negli ultimi 25 anni, ha prodotto 48 copertine è realizzato, editoriali e pubblicità per le più importanti riviste italiane e internazionali.

Con la sua suggestiva interpretazione ha creato una sequenza  dell’opera di Dante Alighieri, fondendo  l’ anima insieme con le altre maestranze che hanno dato vita all’ imponente statua bronzea.

Leonardo Maniscalchi ha ritratto operai e maestri fonditori all’ opera ed ha rivisitato sotto una nuova ottica personale i vari elementi di metamorfosi e significative dinamiche dei particolari.

Dalle impronte di cera alle scintillanti fiamme della fusione, al cesello e patina colore, mentre l’occhio del suo obiettivo documentava e componeva come uno spartito musicale inquadrature e linee prospettiche rigorose,dando vita a tonalità cromie, distinguendosi con il valore della-tecnologia delle emozioni e pertanto facendo emergere con la sua fotografia  l’espressione visiva della spiritualità del ritratto del sommo Dante Alighieri.

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Maremma Magazine di settembre.

E’ in edicola il numero di SETTEMBRE di Maremma Magazine, l’unico mensile di informazioni turistiche e culturali interamente dedicato alla Maremma, alla sua gente, alle sue bellezze.
Turismo, tradizioni, folklore, storia, cultura, enogastronomia, personaggi e appuntamenti di tutti i generi e per tutti i gusti (sagre, mercatini, mostre, spettacoli, concerti ecc.). Questi ancora una volta i temi di fondo della rivista: 116 pagine a colori, ricchissime come sempre di approfondimenti, curiosità e notizie, per andare alla scoperta di una terra unica.
Maremma Magazine è in vendita in tutte le edicole della provincia di Grosseto, nella zona della Val di Cornia, sul Monte Amiata e nell’alto Lazio.
Puoi come sempre consultare on line alcuni articoli della rivista, all’indirizzo:

www.maremma-magazine.it  
Tramite la pagina www.maremma-magazine.it/files/Coupon2011.pdf è anche possibile scaricare il coupon per sottoscrivere l’abbonamento e ricevere la rivista a casa per soli 33,60 euro all’anno (2,80 euro al mese)!

IN QUESTO NUMERO.

 

PRIMO PIANO

Maremma Food Shire, l’agroalimentare in vetrina al Centro Fiere
La Città Visibile, i mille modi diversi di… vedere la Maremma
Cinigiano, quarantadue anni di Festa dell’Uva
Lorenzo, patrono di Grosseto, tra sacro e profano
Il Geoparco delle Colline Metallifere apre alle scuole
Dalì, bel successo a Follonica. Le repliche ora a Castell’Azzara e Porto Santo Stefano
Piazza De Maria ovvero Piazza del Mercato… “la piazza che non c’è”
Una pinacoteca civica per Grosseto, il sogno si avvicina
Katia Mazzieri Legaluppi, nostalgie di… Maremma
Le Mortelle, la scommessa maremmana della famiglia Antinori
Giannutri, isola di fascino e di mistero… “fra cielo e terra”
Pietro Bonfilio, da Scansano all’olimpo della musica internazionale
Cala Felice, Big Pizza e Golf Beach, le tre perle della famiglia Ceccarelli

L’AGENDA

Settembre ricco di iniziative nei Musei di Massa Marittima
Edo Cei in mostra… in anteprima a Castel del Piano
LE SAGRE
Cellere saluta l’estate dalla Valle del Timone
Grosseto, cavalli in… Festival
I MERCATINI
Due convegni internazionali al Monastero di Siloe
Scalda i… muscoli la Bio Half-Marathon 2011
LE MOSTRE
Dilettando, verso il gran finale la trasmissione di Sestini

LE RUBRICHE
Il Falco Pescatore è tornato a nidificare in Italia, nel Parco della Maremma
L’Arte di Ospitare
Terenzi, una garanzia non solo nel vino ma anche nell’accoglienza
L’Angolo del Libro
‘Versacci e Discorsucci’ di Morbello Vergari è tornato in libreria
“Le Buste Gialle”, l’ultimo lavoro editoriale di Giuseppina Scotti
Di vino in cibo
Amiata… i vini del vulcano

NEWS
Una nuova televisione per la Maremma. Sul WEB
Maremma Wi Fi, la novità piace e conquista gli utenti
Il Turismo in Maremma diventa Mobile e… a portata di mano
Numeri da record per il Premio Renato Fucini 2011, al via il voto on line dei sonetti
Marco Simiani è il nuovo presidente di Tiemme Spa
24 luglio 1921: novant’anni dopo commemorata la strage fascista di Roccastrada
I numeri e gli applausi di Lirica in Piazza 2011
Il “Parco Archelogico della Valle dell’Oro” diventa realtà grazie alla raccolta dei primi fondi da investitori privati
La Maremma ai primissimi posti in Italia per produzione di energia da fonti rinnovabili
Il trentennale di Merigar, prove tecniche di “evolution”
Calestaia e Primo ex-aequo per il “Premio Supermorellino nell’enoteca 2011”
Innocenzo Cipolletta a Capalbio Libri con la Banca della Costa d’Argento.

 Maremma Magazine settembre

 

 

 

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Arriva l’ Albenga Fotofestival, facciamogli i migliori auguri.

Proporre e far decollare manifestazioni  non è mai stato semplice, sopratutto in ambito culturale.

L’ Albenga fotofestival è una delle ultime arrivate, il debutto è previsto per il prossimo autunno.

Facciamogli i migliori auguri e divulghiamo il più possibile tale progetto.

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ALBENGA FOTO FESTIVAL  

Il progetto Albenga Foto Festival, nato nel corso del 2011, vuole essere momento privilegiato intorno alla grande passione comune della fotografia tanto per gli amatori che per i professionisti del settore.

La manifestazione si pone così l’obiettivo di mettere sotto i riflettori tutti i diversi animi della “scrittura per luce”, offrendo un variegata offerta di attività e iniziative (dalla tecnica al gioco, dalla crescita alla sperimentazione,…), tali da voler far divenire Albenga Foto Festival momento di incontro, occasione di confronto e scambio, tempo di ritrovo, luogo di riferimento per tutti gli appassionati di foto-grafia del Ponente ligure e non solo!

L’ EDIZIONE 2011

La prima edizione di Albenga Foto Festival si presenta già ricca e piena di stimoli e approfondimenti fotografici interessanti. L’autunno 2011 degli appassionati ingauni di fotografia infatti si colora di ben 5 eventi, tra loro diversi, per assecondare tutti i gusti e desideri! A questi si collegano tante iniziative collaterali di cui troverete accenno su questo sito internet.

Il Foto Festival avrà ufficialmente inizio giovedì 15 settembre quando, nella Galleria Scola in via Cavour nel centro storico di Albenga, due grandi fotografi rinomati a livello nazionale come il milanese Alfredo Sabbatini ed il romano Marco Maria D’Ottavi apriranno al pubblico rispettivamente le loro mostre “Donna Terra” e“Naked Trees”. La galleria rimarrà aperta tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30 per due settimane, fino a domenica 2 ottobre.

A completare l’edizione 2011 di Albenga Foto Festival saranno 3 momenti programmati nel weekend del 1 e 2 ottobre. Sabato 1 ottobre in mattinata il fotografo Marco Maria D’Ottavi terrà per tutti i soci dei circoli FIAF del Ponente ligure il corso “Povera Luce (la luce povera)”, che avrà come oggetto principale l’utilizzo di strumenti di illuminazione “poveri” e le principali modalità di illuminazione di un soggetto nella fotografia di ritratto. Nel pomeriggio, aperta a tutti gli appassionati, avrà luogo nella splendida vetrina del centro storico cittadino una “Caccia ai tesori… fotografici”, con modelle professioniste e una storia da “ricostruire”! A chiudere il Foto Festival, un workshop, per un pubblico più attento ai dettagli ed alla tecnica, in programma per domenica 2 ottobre dal titolo “Costruire la relazione col soggetto nella fotografia di ritratto”, concentrando l’attenzione dei partecipanti su un aspetto fondamentale della fotografia di ritratto: la capacità di stabilire una relazione col soggetto.

La manifestazione è organizzata da PALAZZO SCOTTO NICCOLARI con il patrocinio del COMUNE DI ALBENGA.

Per qualsiasi altra informazione più dettagliata vi rimandiamo al sito internet:

www.albengafotofestival.com

ALBENGA FOTO FESTIVAL™ – www.albengafotofestival.com –

E mail:       info@albengafotofestival.com

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110 anni ma non li dimostra. Buon compleanno Malecon.

La prima pietra fu posata nel 1901 durante il governo provvisorio militare degli Stati Uniti mentre le successive fasi di completamento avvennero nel decennio successivo e poi al termine della seconda guerra mondiale.

Alcuni sostengono che l’ idea primaria d’ urbanizzazione e viabilità fosse solamente circoscritta dal Paseo del Prado   a Calle Crespo, ma grazie all’ intervento del presidente Machado y Morales, che fu un sanguinario dittatore ma anche molto capace nelle costruzioni delle opere pubbliche, il Malecon subì una trasformazione e un ampliamento notevole.

The North Coastline of Ciudad Habana, ma gli ” Habaneros ” lo chiamano tuttora con molta confidenzialità  Avenida Maceo ed è il punto di riferimento per tutti gli abitanti della metropoli, ma anche l’ arteria che ha permesso l’ avanzamento del tessuto urbano  verso ovest dopo l’ abbattimento delle mura avvenute a metà dell’ ottocento.
Se Plaza della Revolucion è un gigantesco complesso attorniato dai malinconici palazzi amministrativi di stampo  sovietico, il nastro di asfalto del Malecon è allegro e non si ferma mai.
Quasi otto chilometri dalla Punta Castillo presso la foce del Rio Almendares fino a La Chorrera, e mentre  si snoda lungo il mare cambia più volte volto….da quello antico al moderno del residenziale Miramar.

Il quartiere delle ambasciate, sfiorando monumenti ” eroici ” e storici alberghi come il Nacional o il Riviera, quest’ultimo un tempo frequentato dai gangster americani che vi soggiornavano a lungo per giocare al casinò circondati da sigari, fiches, tavoli verdi e belle donne.
I cubani amano profondamente questa strada e anche i leader politici da decenni la sfruttano per diffondere la propaganda. Non è un caso se la Tribuna antimperialista  guarda la linea dell’orizzonte, quasi volessero far amplificare la loro voce, le loro ragioni ai paesi vicini.

Alcuni anni fa ho avuto la fortuna di vedere un discorso pubblico di Fidel Castro.

Un sermone di quasi tre ore, di stucchevole e radicata tendenza al settarismo politico ma lo spettacolo di centomila persone nello spazioso “ Protestorium “,  quel piazzale di fronte all’ ambasciata Usa,  è un evento e una visione di rara emozione.

La partecipazione del popolo che con grande sentimento e attenzione ascolta le parole del Comandante,  vale da solo un viaggio a Cuba.
Negl’ ultimi anni il Governo si è impegnato nella ristrutturazione dei palazzi più datati, sopratutto tra la Caleta di San Lazaro e Paseo de Marti, ma i lavori proseguono a rilento per la mancanza di fondi e sopratutto di una manovalanza  specializzata che nel centroamerica è difficile trovare.

Il Malecon fa trasparire una modernizzazione la quale nel nuovo millennio ha subito uno stop nuove a causa di un economia traballante e segnata dai lunghi anni dell’ embargo occidentale.
La maggior parte degli stranieri conosce solo questa zona.  Patrimonio Mondiale dell’ Umanità, la quale evoca illusioni romantiche in una scenografia da film e che  contrasta con una prostituzione ” nascosta ” nelle umide case a tre piani dove si trovano alcove a poco prezzo mentre sporchi e sudati mendicanti cercano di racimolare qualche pesos per mangiare e i vagabondi dormono sulle pietre levigate dalla salsedine dell’ ampio marciapiede.
Ma il Malecon è anche musica, combos, colori e onde di un oceano normalmente increspato che si infrangano sul parapetto, il quale talvolta non riesce a fermale e perciò si riversano sulla strada schizzando su quelle auto d’epoca che continuano a caratterizzare un isola da cartolina e un po’  museale.
Quando è tempo di bonaccia  la gente prende l’ occasione  per fare un bagno e per sfuggire alla routine.  Una facezia popolare ricorda che nel giorno di luna piena ricoprirsi di acqua del litorale sui frangiflutti di cemento porti fortuna nella vita.
Chissà se poi sarà mai vero, ma certo è che i giovani cubani al crepuscolo sull’ incrocio della briosa e attiva Calle 23, ( La Rampa del Vedado ) si ritrovano ogni sera: fiumi di cerveza Cristal, Majave o Bucanero e bottiglie di “ Ron ambrato “ dal sapore deciso si consumano al suono di chitarra, di trombe e percussioni.

Presunti artisti conquistati dalla musica afroamericana però senza uno straccio di lavoro. Ricordi, note e parole di Che Guevara.

Gioventù insoddisfatta e ideali in disuso ma che rimangono un mito, un modello di virtù superiori per la storia. “ Hasta la victoria siempre “.

Bellissime mulatte in shorts consunti e attillati con blusas  lasciano percepire seni formosi mentre stanno ballando con movenze seducenti.
E’ strano vederle lì  alla sera, quando nel centro non mancano certo i punti d’incontro.

Se non fosse per la vastità della metropoli, per il colore della pelle, per la lingua diversa potrebbe sembrare il ritrovo serale estivo di ragazzi di una provinciale città del sud dell’Italia sulle sponde del Mediterraneo.
Il Malecon è ” l’essenza e il riflesso dell’ Havana ”. Frequentemente avvengono quegl’ acquazzoni improvvisi, forti, ma mai troppo lunghi, bagnano il catrame consumato di questo ammaliante boulevard dove i colori saturi, pastello e intensi, infondono un sottile filo di tristezza, ma che fanno la felicità dei fotografi, poiché non esiste al mondo uno scenario con una luce così naturale e particolare.

E al tramonto quando  i pescatori lanciano una lenza nello stretto della Florida nella speranza di ricavarne una succulenta cena, qualcuno osserva quella linea dove il mare e il cielo si uniscono e sogna una libertà con un futuro migliore che probabilmente non riuscirà mai ad avere.

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Malecon, Havana, Cuba, 2002, photo painting – Fiesoli.

Cuba, Malecon 15

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Festival Immagimondo: parte l’ edizione 2011.

Deserto del Dhofar, Sultanato Oman copiaIl Festival vuole essere un’occasione per incontrare viaggiatori, artisti, studiosi di popoli e culture lontane e vicine per apprezzarne la varietà, e promuovere il dialogo interculturale; la manifestazione si terrà da sabato 24 settembre a domenica 9 ottobre 2011 a Lecco.

I Tavoli dei Viaggiatori animeranno le piazze del centro di Lecco l’8 e il 9 ottobre 2011.

Se ami viaggiare partecipa al Festival, condividi con il nostro pubblico e gli altri viaggiatori i tuoi racconti, immagini, ed esperienze di viaggio.

Se sei interessato e vuoi aderire alla nostra iniziativa contatta la Segreteria organizzativa per ricevere maggiori informazioni o consulta il nostro sito www.immagimondo.it e inviaci la tua scheda di iscrizione. 

Segreteria organizzativa IMMAGIMONDO
Corso Martiri, 31 – 23900 Lecco
Tel. 0341284828 – Fax 0341370921
www.immagimondo.it
immagimondo@lescultures.it
 
Immagimondo è un progetto di Les Cultures Onlus
www.lescultures.it

 

Immagine: deserto del Dhofar, 2011 – G. Fiesoli.

Nel 115imo anniversario ricordiamo Vittorio Bottego.

Quest’ anno ricorre il 115imo anniversario della spedizione di Vittorio Bottego, che raggiunse e scoprì il Basso Corso del fiume Omo, in Etiopia.
Il lungo articolo sottostante, anche pubblicato, ma in questa occasione revisionato e aggiornato, è un fedele resoconto di appunti e commenti che Fiesoli in occasione del centenario scrisse, tra il 1994 e il 1995, ripercorrendo in un viaggio lo stesso tragitto del noto pioniere italiano.

Fotografie di Gianluca Fiesoli.
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Addis Abeba ( Etiopia )1994.

Ripercorrere a distanza di tanti anni la spedizione di Vittorio Bottego sul fiume Omo, una delle punte di diamante delle esplorazioni italiane, per un viaggiatore può essere comunque un esperienza di grande interesse e notevole suggestione.
I motivi e le tematiche di questa spedizione sono molteplici, a cominciare da quelli etnici, ambientali, antropologici, per finire agli storiografici.

LE VISIONI AMBIENTALI.

L’ Etiopia è parte dell’ Africa orientale a ridosso dei lati superiori del Corno d’ Africa, mantenendo una tendenza tabulare omogenea che però viene frequentemente sezionata da valli e canyon dove trovano assetto i laghi.
Sono d’ importante entità le propagazioni di insediamenti lavici che digradano con ripidezza nella parte sudovest del Paese, spesso sovrastate dall’ Amba il cui significato in amarico è altura, l’ elemento specifico della morfologia etiope. Quasi sempre di enorme vastità e desolate, sono molto fotogeniche, punteggiate da enormi euforbie uniche nella sua tipica forma di candelabro, similari ai più conosciuti cactus e collocate sempre vicino alle aloe, le acacie e i ginepri.
Il bacino idrografico dell’ Etiopia mette in risalto una peculiarità forse unica nel panorama africano: infatti, oltre a dar vita al Nilo nella parte nord del territorio, nelle sezioni meridionali ( Fossa Galla ) insieme al fiume Omo sono ospitati i laghi di estrazione vulcanica come lo Stefania, il Turkana, il Chamo, l’ Abaya, e numerosi altri che appartengono alla Rift Valley, quel complesso sistema di concave fratture la cui origine risale a 25 milioni di anni fa.
Questa spaccatura della litosfera, ossia la crosta terrestre, taglia verticalmente il continente dal Mar Rosso proseguendo per circa novemila chilometri.
Da tali moti tettonici, i quali scatenarono tra l?altro la separazione dell?Africa dall?Asia, i blocchi continentali galleggianti sul magma liquido a sua volta scontrandosi fecero precipitare l?uno nel mantello interno e il rimanente creò poderosi apparati vulcanici.
Questa in sintesi la dinamica della formazione della Rift Valley, dove i corsi d?acqua non avendo nessun sbocco immediato verso il mare hanno generato estesi laghi.
L?esistenza della diversificazione ambientale porta come risultato una fauna ricca e variata, dove la disposizione di parchi nazionali è ancora approssimativa. Gl’  impianti turistici sono pressoché inesistenti, alimentando così una forma animale totalmente differente dai vicini rifugi tanzaniani o kenioti.
Nell’ acrocoro etiopico, il grandioso altopiano con orli montagnosi, spiccano buoi, avvoltoi, dik-dik, gazzelle, zebre, e negl’ avvallamenti paludosi vivono in assoluta libertà coccodrilli e ippopotami. Lungo le rive dei bacini lacustri e nelle piane, eland, flamingos, struzzi, regalano uno spettacolo naturalistico festoso.

IL VILLAGGIO: L’ ANIMA DELLE POPOLAZIONI.

Sotto il profilo dei caratteri etnici il paese è un vero mosaico. Il protrarsi di elementi di cultura e soprattutto con principi differenti ha costituito assimilazioni ma non ha prodotto nessun livellamento. La struttura patriarcale è la condizione di base di tutti i raggruppamenti umani dove ruota la formazione della società, perciò la famiglia è quasi sempre numerosa. Malgrado flebili segnali di civilizzazione moderna siano in atto, le figure distintive delle razze sono in gran parte arcaiche.
Le unità insediate si disperdono nell’ enormità, la durezza del territorio rurale e la povertà, aumentandone così la segregazione, mentre il naturale sviluppo è fortemente ostacolato dalla difficoltà di comunicazione che porta ad annullare qualsiasi tentativo di relazione sociale al di fuori della loro area di appartenenza.
Per questo motivo il mercato diventa un punto d?incontro importantissimo e si svolge generalmente una volta alla settimana nei centri maggiori, quasi sempre lo stesso giorno e intitolato con il nome di esso. La gente vi arriva da lontano, incamminandosi a notte inoltrata e per l?occasione cercano di trattenersi più a lungo possibile,  ma al calare del sole devono rientrare nelle capanne di provenienza.
Con una adesione assoluta, il mercato è il luogo di scambio per modeste merci artigianali , senza eccessiva distinzione, in cui trovano la vendita il surplus cerealicolo, il tegg ( idromele ), l’ ingera ( la foglia spugnosa di pane ),il sorgo e la negoziazione del bestiame.
Dimaka, Jinka, Arba Minch, Maji e Dorze sono i luoghi di maggiore contrattazione e scambio.
Se il mercato è l’ unica possibilità per ampliare la potenzialità delle relazioni, il villaggio rimane con le sue limitazioni l’ anima di ogni gruppo razziale. La ripartizione è priva di regole ben precise e talvolta derivate anche da fattori climatici: nell?arida steppa è distribuito compattamente, mentre nei freschi rilievi collinari ha una tendenza ad allargarsi.
Sull’ altipiano della regione del Goggiam i locali hanno una disciplina fuori della normalità, avendo nell?ordine e l’ assenza di sporcizia l’ elemento costitutivo di raffinatezza che non si ritrova nelle altre zone.
Prima della riforma agraria ogni villaggio aveva un suo Umland con il quale istituiva un?unità indivisibile e formava a sua volta con altri collocamenti abitativi l’ Agher, il quale dipendeva da un capo oppure da una dinastia.
L’ Agher è un antichissima occupazione dei terreni che scaturirono la formula Rest della proprietà terriera.
Si basava sul diritto ereditario e i nuclei familiari esercitavano la podestà sopra l’ appezzamento da coltivare e veniva assegnato secondo avvicendamenti pluriennali.
Le metamorfosi politiche, l’ espansioni demografiche e i primordi della civiltà hanno cambiato nel tempo questi criteri.
Le capanne hanno delle varianti, ma nelle più comuni prevale una costruzione combinata da un impasto argilloso con erbe e rami. Circolari e con il caratteristico tetto conico ( tucul ) le rendono pratiche e per certi versi pittoresche
Nei villaggi emergono ampi spazi per la battitura dei cereali, una prerogativa collettiva ma che non offre nessuna altra tipologia lavorativa.
Alcuni dati statistici degl’ ultimi decenni hanno portato alla realtà un fenomeno negativo: l’ urbanesimo. Una massa umana che va ad aggravare le città del nord più evolute, soprattutto nella zona della capitale, dove sono sorti ghetti periferici appesantiti da quella che è stata una sfibrante guerra con l’ Eritrea e numerose siccità.
Nonostante tutto l’ esodo dalle campagne non è ancora di dimensioni preoccupanti e la trasformazione agraria ha stravolto completamente il sistema produttivo. L’ urbanesimo ha portato però una tendenza generale nelle città ad afferrare e attingere gusti, usanze, status symbol di provenienza occidentale a scapito dei costumi e delle tradizioni locali.

Senza titolo-2I GRUPPI ETNICI DEL IL BASSO CORSO DELL’OMO.

Arba Minch è l’ ultimo avamposto civile per rifornirsi di approvvigionamenti e benzina prima di discendere l?altopiano e raggiungere la valle dell’ Omo. La cittadina sorge sul lago Abaya che Bottego ribattezzo Regina Margherita, precedentemente nominato Pagadè.
Dirigendosi verso JInka, dopo settanta chilometri di pista ghiaiosa, s?incontrano i Konso, una specie negroide che conservano tuttora vecchie consuetudini popolari come l?adorazione di Uaca, il Dio del cielo, accompagnate soventemente da rituali magici.
I loro corpi esaltano una vitalità muscolare che li rende agili negli spostamenti, mentre le donne si ornano con monili di pregevole fattura, adornando le membra e il volto.
Ottimi contadini, coltivano il mais e le tombe evidenziano un lavoro scultoreo non indifferente, ma i capifamiglia sono sempre molto restii a farle visitare ad estranei, poiché nutrono un forte rispetto per i loro antenati.
Vestono con tele cotonose, l’ Uomo ha una pelle scura e ben modellata, abili cacciatori, gli studiosi sostengono che i presupposti della loro organizzazione sociale all’ interno della tribù siano state introdotte dai conquistatori Galla.
Vivono in capanne di paglia e nel cardine estremo spesso infilano recipienti di terracotta.
Capitan Bottego ricordava nei suoi taccuini di viaggio la sua titubanza per l?asprezza caratteriale dei Karo. Oggi dopo un secolo sono rimasti solamente qualche migliaio, pescatori, navigano il fiume con imbarcazioni create da tronchi di albero, remando con levigate pagaie.
Bassi indigeni, i Karo hanno una forte propensione per la decorazione corporea, in special modo attorno agl?occhi e sulla fronte. Le femmine sono abbigliate con pellame di capra che ha una funzione di gonna, mostrano i seni, sovrastati da numerose collane, mentre i capelli sono impomatati con grasso animale. Visi rotondi, non di rado hanno un chiodo infilato nel labbro inferiore.
Nel panorama etnico dell?Omo, gli Hamer presentano delle caratteristiche che sono assenti nei gruppi attigui. Questa popolazione è dedita alla pastorizia: nomadi all? eterna ricerca di possibili fiorenti pascoli e abbeveratoi per calmare la sete delle mandrie.
Essendo in continuo movimento gli Hamer non costruiscono agglomerati stabili, le loro dimore non sono mai numerose e sono delineate da intrecci spinosi che distruggeranno prima di iniziare ulteriori spostamenti.
La donna veste con pellame appesantito da numerosi vezzi metallici, mentre i seni sono quasi sempre formosi. Le nubili hanno una bizzarra visiera che viene chiamata Kallè, i capelli sono sempre a zazzera con una cascata di treccine.
Le incisioni sotto pelle indicano il ? ceto ? di appartenenza, mentre l?estetica corporea espone energiche e irregolari forme: talune slanciate altre tozze e robuste. La faccia ha tratti somatici fini ma non negroidi, dove spicca una bocca con labbra molto carnose di chiara impronta sensuale.
Senza alcuna ombra di dubbio i Mursi o Mauyù odierni hanno imparato molto bene certe intenzioni malvagie di scaltrezza e furbizia. Renitenti nel farsi vedere sono pienamente coscienti di poter sfruttare la loro singolarità, il piattello labiale, e perciò non riescono ad avere un contatto sereno con l?esterno.
Spesso sono stati accusati di aver rapinato i pochi stranieri che giungono quaggiù, lo stesso Renzo Milanesio lo racconta in libro del 1987.
Questo gruppo esercita un forte fascino, praticano la poligamia, umili lavoratori, usano con innegabile maestria le lance e i bastoni, adesso sostituiti con i kalashikov.
Le donne esibiscono il disco argilloso che viene inserito dopo essere stato inciso da segni indecifrabili nel labbro inferiore, quando ancora sono fanciulle. Man mano che passa il tempo lo sostituiscono con altri più grandi e nelle operazioni vengono anche estratti quattro o cinque denti della divisione frontale.
Il medesimo procedimento avviene per le orecchie.
Spoglio di corollari l’ Omo Mursi stravede per l’ inusuale abbellimento, poiché esso aggiunge una carica di attrattiva sessuale, mentre la donna è stimolata perché più grande sarà il piattello, maggiori saranno le speranze di conquistare un marito.
I Galeb sono un clan seminomade: le capanne sono disposte a cerchio chiuso, i tetti appiastrati di stracci, vivono nelle aride piane del sud, dove in estate la temperatura raggiunge anche cinquanta gradi. Un portatore mi spiegava che praticano ancora la clitoridectomia, un usanza atavica che si svolge in primavera alle ragazze molto giovani.
Anche i piccoli Bume vivono accanto alle correnti rossastre del fiume Omo: lineamenti marcati, zigomi prominenti, adornano la parte parietale con anelli di piombo.
Risalendo la pista sassosa della catena dei monti Nyalibong, non lontano dal Sudan, i pochi BodyMursi accolgono gli estranei con molta diffidenza: vestiari variopinti, questo sottogruppo è da sempre in contrasto con i cugini OmoMursi.
Attraversando il Sagan, un bassopiano brullo e torrido s’ incontrano i pacifici Benna: vivono molto isolati e hanno rari contatti con gli altri gruppi. Vestiti analogamente ai Konso portano una zucca vuota come fosse un cappello. Idolatri parlano un linguaggio di difficile comprensione.
Infine i Surma, pittori del corpo con grafici e scarificazioni di un lessico estetico. Questa tradizione di pittura corporale era già in uso in epoche molto remote, quando veniva sparsa l’ ocra rossa sui morti con l’ intenzione di ridargli una nuova esistenza. La scarificazione e la pittura in questo caso coesistano: se la prima è immutabile, un incisione sottocutanea che provoca la formazione di una cicatrice e riveste un ruolo personale identificativo, la seconda svolge un esercizio fugace e tramutabile.
Tutto questo è il risultato multifunzionale che può investire qualsiasi tema con un valore filosofico culturale o puramente artistico.
I Surma come i Dogon nel Mali, fanno parte di quelle ristrette etnie che vivono in spazi dimenticati e inospitali, ma che non vogliono distaccarsi da particolari leggende.
L’ uomo brandisce un bacchio di legno molto resistente, il quale viene impiegato per conquistare una sposa o combattere un dissenso eterno con il gruppo dei Bume.
I duelli  donga si compiono dopo la stagione delle piogge. Al centro della comunità, accerchiati da tutti i componenti del villaggio, si sfidano senza uccidersi in infiniti combattimenti.
I guerrieri Surma vivono ancora nel Kibish e sulle alture del Cormo, ma è facile vederli attraversare il fiume Omo.

IL LAGO TURKANA E LO STEFANIA.

Turmi, Etiopia 1995.

Raggiungere il Turkana porta un intima soddisfazione: dopo tanti faticosi chilometri di pista questo immenso lago appartiene quasi completamente al Kenia. Alimentato da tre fiumi, Turkwell, Omo e Kibisch, nel salmastro bacino endoreico si alzano isolotti di origine vulcanica. Le acque si riducono progressivamente a causa di una forte evaporazione aumentandone pertanto la salinità.
L’ ex lago Rodolfo è stato scoperto nel lontano 1888 da una spedizione austro-ungarica e venne così chiamato in ossequio del Principe di Asburgo che aveva finanziato la spedizione.
Oggetto di studio per i paleontologici, sono stati ritrovati fossili utili alla documentazione delle tappe evolutive degl?ominidi.
Nell’ area occidentale del Sidama è stato rinvenuto uno scheletro pressoché integro di Homo Erectus, datato 1,6 milioni di anni. Anche la foce dell’ Omo ha fatto ritrovare elementi interessanti di Homo Abilis: crani di uomini anatomicamente moderni.
Qui vivono il gruppo etnico dei Turkana, pastori nomadi che appartengono al grande ceppo dei niloto-camiti, più noti come camitoidi, e sparsi in Sudan, Kenia e Uganda.
Omaggiano le divinità iraniche e solari, espongono i cadaveri dei loro cari senza sotterrarli , sono riconoscibili per le elaborate acconciature maschili.
I loro idiomi, sono il Mekan e il Bekko due eloquenze monosillabiche con mancanza grammaticale.
Gli autoctoni lo chiamano Basso Ebor,  Acqua Bianca, però il lago Stefania è una stupenda depressione di sedimenti acquatici. Addentrandosi si gioisce di un panorama estremamente emotivo, il quale ti consente di vivere momenti di libertà psicologica.
Infiniti silenzi dominano la piana crepata da un rovente sole, intanto che all’ orizzonte laddove il cielo e la terra si uniscono , nasce il miraggio, quel fenomeno dovuto alla rifrazione atmosferica e a un totale riflesso, per cui sembra di vedere l’ acqua ma è soltanto un illusione…….
Il lago Stefania riesce a far sostenere alcune disinvolte sensazioni che solo la bellezza di una Natura perfettamente intatta è capace di offrire all’ Essere Umano.

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VITTORIO BOTTEGO IL PIONIERE PATRIOTTICO.

Vittorio Bottego, parmense, nacque nel 1860. Giovanissimo iniziò la carriera militare. Di carattere ambizioso, versatile, molto orgoglioso, aveva delle ottime qualità organizzative e soprattutto coraggioso.  Di lui si narra che niente gli faceva paura fino a tal punto di soprannominarlo il Leone del Giuba.

A soli 17 anni era già Ufficiale di Artiglieria e venne mandato in Eritrea per svolgere delle ricerche scientifiche. Conquistò Cheren dopo la campagna di Saati e fece una pericolosa spedizione in Dancalia.
Pochi anni dopo divenne Capitano e socio del Bollettino della Società Geografica da cui riuscì ad ottenere un cospicuo finanziamento per l’ esplorazione del Giuba.

Una vita avventurosa e molto intensa, con il solo amore di Corinna una fanciulla fiorentina che però non riuscì a fermarlo per un ritorno in Africa.
Per scopi militari, politici, geografici e di studio raggiunse il Basso Corso dell’ Omo appurando che il misterioso fiume sfocia nel lago Rodolfo, coronando così quello che definiva il sogno della sua vita.
Ma la sfortuna volle che sulla via del ritorno l’ esploratore e i suoi ascari vennero circondati dagl’ uomini del Negus Menelik. Tentò di aprirsi un varco con uno scontro a viso aperto, come era poi nel suo carattere, ma il suo destino terminò sul Daga Roba.
I dettagli di questa tragedia li racconteranno più tardi gl’ unici due superstiti, Citerni e Vannutelli.  Un bellissimo racconto nel libro “ L’ Omo, viaggio di esplorazione nell’ Africa Orientale “ edito nel maggio del 1899 a Milano.
Ma l’ Etiopia ha visto scorrere molto sangue italiano: Sacconi e Porto morirono nel bollente Ogaden e in Harar.  Il principe Ruspoli perì alle sorgenti del Giuba, il Marchese Antinori in una battuta di caccia.

Il Conte Antonelli e Maria Giulietti nel terribile deserto della Dancalia, uccisi con la loro missione da cruenti banditi che gli tesero un trappola.
Vittorio Bottego è forse la massima espressione del pionierismo italiano ed è stato insignito medaglia d’ oro al valore militare.

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