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Archivio per la categoria ‘Calcio Estero’

La Juventus chiude il conto prima di aprirlo. Cardiff è all’ orizzonte.

3 Maggio 2017 Commenti chiusi

La finalissima Champions 2016 – 2017 che si giocherà in quel di Cardiff con ogni probabilità sarà Real Madrid – Juventus.

Stavolta è la grande occasione per vincere il trofeo agognato da diversi lustri …senza alibi e senza ombre.

Per il triplete e il quinteple……… ci sono gl’ ultimi ostacoli poi se si salteranno sarà Storia vera ed è bene ricordarsi che la Ruota della Fortuna gira una volta sola.

L’ avversario è duro ma battibile. Oltre agli sforzi calcistici, sarà necessario non cadere nella presunzione, di sentirsi vincitori prima della fine, concentrazione massima con un occhio e molti piedi di riguardo per CR7.

A sbagliare e cadere basta un attimo e tutto andrebbe perduto. Gl’ almanacchi della pelota sono pieni di episodi simili.

Ma veniamo ad ora. La urna delle stelle aveva dispensato fortuna ( un altro segno dell’ – Bydd yn flwyddyn dwyfol –   anno divino – in lingua gallese ) regalando ai torinesi l’ antagonista più debole.

E siccome il calcio vive di gelosie e polemiche qualcuno ha parlato di trucchetto favorito…….manolesta, ecc. ecc.

Potrebbe darsi ma le prove non ci stanno e nessuno sarà indagato….oramai non si può fare continuamente un processo ( mediatico ) all’ intenzioni.

A Montercarlo i ragazzi di Allegri si sono imposti per due reti a zero. Squadra attenta e pronta a colpire.

Risolve la questione una doppietta di Higuan.

Bravo e decisivo Dani Alves con assist di pregevole fattura.

In campo la differenza non è solo nei gol ma anche nei valori tecnici e di personalità.

Per il Monaco la strada adesso è  con una pendenza di salita intorno al 30 per cento.

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Dieci anni fa moriva George Best.

In  una uggiosa e  piovosa giornata di Novembre, come è giusto che sia di questa stagione, dieci anni fa moriva George Best, uomo di carattere estroverso e matto in tutti i sensi……..

Al di là della sua personalità che potremmo definire anche contraddittoria è stato un  giocatore di talento che faceva impazzire i tifosi, molto ricercato  dalle donne e amato nel suo paese.

Qui sotto quello che scrissi allora.

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Una famosa canzone diceva voglio una vita spericolata, che se ne frega di tutto…..e forse mai più è attinente alla parabola esistenziale di George Best.
Irlandese, 59 anni, genio e dissolutezza, come tutti gl’amanti dei vizi e degl’eccessi è stato un simbolo per la folla e le sue arene, oltre alle capacità calcistiche di una carriera che non lo ha ripagato in pieno e che comunque ha bruciato in tempi brevi.
La lunga agonia di questo atleta, adesso un Uomo vecchio e malato, soprannominato ” Wild Horse “, è oramai giunta al termine e anche se riuscisse a tirare avanti non avrebbe più un futuro molto dinamico. Il suo stato fisico è pressochè vegetativo secondo gl’ultimi bollettini medici.
Hanno sorpreso in questi giorni le clamorose ma efficaci dichiarazioni che ha voluto fare ai giovani tramite il tabloid News of the World: un testamento verbale, quasi si volesse pentire di quello che è stato un lungo percorso di sperperi, di errori, di notti brave, di donne compiacenti e di capricci pagati a caro prezzo, ma che ora vuole rivolgere e consigliare di non farli a chi ama il football e la vita stessa.
George Best è stato un buon giocatore e all’apice delle sue performances vinse anche un Pallone d’oro e una Coppa dei Campioni, ed avrebbe potuto avere molto di più sotto il profilo professionistico.
Mito sportivo di un Irlanda inquieta in un epoca dove il rock prendeva forma e scrisse pagine indelebili della musica del Novecento, in cui esprimeva i maggiori interpreti con i Beatles e i Rolling Stones, paladini di una gioventù ” ribelle ” nell’animo e forse anche più genuina.
Neanche quando appese le scarpe al chiodo riuscì a trovare una maturità necessaria per proseguire il suo percorso esistenziale in modo corretto e senza problemi per lui e i suoi familiari.
Più volte arrestato, un fegato distrutto che neppure un trapianto lo ha fatto guarire, diviso dalle mogli, senza un lavoro stabile, abbandonato dal suo entourage, consumò fino all’ultimo quello che aveva guadagnato in pochi anni di attività calcistica ad alto livello.
Sempre più solo, irascibile, alcolizzato, gl’ultimi decenni sono stati pieni di stenti e qualche pubblica vergogna, ma nonostante ciò gli amanti della pelota di quell’era non hanno mai dimenticato le sue eroiche imprese sull’erba.
Come molti campioni non ha saputo gestirsi ed è l’ennesimo esempio di come un talento senza cervello può ritrovarsi improvvisamente alla rovina totale, ma in fondo era l’indole predominante del suo scapestrato carattere e che nulla avrebbe potuto cambiarlo.

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Argentina e Germania, il mondo vi guarda. Messi e Muller decisivi.

Anche Brasile 2014 sta per giungere al traguardo, poi entrerà nel cassetto della memoria. Un Mondiale per i nostri colori assai deludente terminato presto con un fallimento quasi ridicolo e un futuro che è diventato incerto poichè passivo di rifondazione.

Ci dovremo accontentare del fischietto di Rizzoli e questo la Fifa lo ha capito dandoci così una specie di regalino……..

Argentina e Germania chiudono il sipario e come sempre una entrerà nella Storia con immensa gioia per quella nazione mentre l’ altra piangerà fiumi di lacrime e di amarezza.

E’ il corso di ognuno di noi e della vita. Impossibile cambiarlo.

Una partita aperta ma se dovessimo guardare i risultati i tedeschi partono favoriti, non solo per l’ umiliazione inflitta al Brasile, il quale oltre ad essere Neymar dipendente era poca cosa.

Quella goleada  è stata oltre misura delle differenze tecniche che esistono tra le due nazionali. Per quanto opaca e presuntuosa la Selecao non è mai una cenerentola.

Le due squadre migliori di questo torneo sono arrivate in fondo e meritano di giocarsela. I tedeschi potranno contare sull’ organico compatto, forte, il carattere indomito e una difesa che qualche volta subisce delle sbavature. E’ oramai noto che hanno sempre avuto delle retroguardie un pò lente e quindi talvolta perforabili in velocità in particolar modo sulla fascia sinistra.

Oltre ad alcune buone individualità, l’ esperienza di Schweinsteiger e Klose, la chiave si chiama Thomas Muller e che può fare la differenza. Trequartista o punta aggiunta il ventiquattrenne ha classe e fiuto del gol.

Su un onda di un entusiasmo che è quasi iniziato fin dal girone eliminatorio, la Germania stavolta sembra però più preparata, più squadra nel suo complesso e riesce ad arrivare al gol con quasi tutti i suoi effettivi. Simile alla Juve, pratica e senza eccessivi fronzoli.

Invece i biancocelesti di Sabella punteranno quasi tutto sulla fantasia ma l’ Argentina odierna è completamente diversa da quella di Maradona o del 1978 in cui primeggiava il ciclone Mario Kempes.

Adesso anche i sudamericani si sono adeguati alle tattiche e al gioco europeo pur di arrivare allo scopo.

La semifinale con l’ Olanda è stata una delle partite più brutte della competizione e questo ci fa pensare che se rallenta qualche ingranaggio la squadra trova delle difficoltà. D’ altra parte è oramai noto il rendimento umorale di alcuni giocatori argentini oppure quando incontrano avversarie chiuse a riccio.

Non è stato il mondiale di Messi che ha fatto vedere fino ad ora cose discrete ma non straordinarie. La finalissima del Maracanà è l’ occasione per consacrarlo definitivamente anche a livello di Nazionale.

Aguero e il possibile recupero di Di Maria possono essere carte da giocare nel corso del match.

Il pronostico vede leggermente favorita la Germania ma in una gara unica, di grandissima importanza e piena di tensione come quella di una finale mondiale ci possono essere delle sorprese.

Non sarebbe la prima volta e nemmeno l’ ultima. Rigori compresi.

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Storie…..morire con il calcio nel cuore.

Che il circo del pallone sia una grande macchina per far girare soldi è una verità incofutabile, ma certo può farci commuovere in qualche occasione e farci ritrovare il senso di questo sport che comunque sia resta amato dai più.

L’ ultimo desiderio di Rooie Marck, malato terminale di cancro e tifoso del Feyenoord, era quello di poter vedere per un’ultima
volta la sua squadra. Un desiderio che non ha lasciato indifferenti i dirigenti del team olandese che per Rooi hanno così deciso di organizzare una vera e
propria festa a bordo campo, coinvolgendo anche gli ultrà.

Rooie ha potuto assistere al primo allenamento del Feyenoord, portato a bordo campo con una barella dalla quale si è poi alzato per abbracciare i suoi beniamini. Con
questo ultimo ricordo nel cuore, è morto tre giorni dopo.

La commovente storia di un giovane malato terminale di cancro, salutato dalla sua squadra del cuore in Olanda, tre giorni prima di morire.

 

Lo riferiscono le agenzie.

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Poco calcio al Bernabeu tra espulsi e risse. Ci pensa Messi, il Barca vicino alla finale

Poco calcio al Santiago Bernabeu, tra espulsi, ammoniti e risse. Spettacolo a tratti per niente edificante dove ha dominato il nervosismo. L’ arbitro Stark più volte in difficoltà in un clima da corrida.

Ci ha pensato però Lionel Messi, numero uno al mondo, a rimettere tutti in riga con due magie.

I campioni si vedono anche da questo. Non pensano alle zuffe ma a fare gol.

Gl’ azulgrana battono le merengues per due reti a zero.

Con ogni probabilità la finalissima di Wembley che si disputerà il 28 maggio sarà tra Barcellona e Manchester United.

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Mourinho, nato per vincere.

Ovunque vada  ha lasciato il segno. Sia nel bene che nel male. Con frasi che hanno sollevato  polemiche ficcanti e infinite,  gesti provocatori, l’ Uomo è sicuramente un personaggio.

Amato oppure odiato. Per alcuni rivoluzionario della tattica, ” un intellighenzia del pallone “, per altri solamente un mescolatore di carte ma che non aggiunge niente di nuovo al conosciuto.

In Italia sono in molti che lo rimpiangono. Moratti, nonostante quello che voglia dire in pubblico, lo riprenderebbe subito all’ Inter.

Josè Mourinho, nato per vincere e non si smentisce.

Dopo Inghilterra, Portogallo, Italia, anche in Spagna sebbene abbia incontrato diverse difficoltà.

Il palmares continua ad allungarsi a dismisura.

12 finali vinte su 18 disputate.

Il Real Madrid ha conquistato la Coppa del Re battendo gli storici rivali del Barcellona.

Gl’ azulgrana che si aggiudicheranno il campionato della Liga, adesso li ritroveranno in Champions League e non è detto che dopo nove anni di astinenza “ Josè il fabuloso “ riesca a riportare la coppa delle grandi orecchie in Concha Spigna 1 in quel di Madrid.

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Julio Gonzalez: ritorno alla Vita e……..al calcio.

 

Uno schianto tremendo sulla trafficata A4 Serenissima, un cumulo di lamiere contorte in un tamponamento contro un Tir. La Dea Bendata gli ha voluto bene in quanto è riuscito a salvarsi la pelle, ma non basta perchè c’ era un grosso scotto da pagare: un braccio amputato e l’ altro ferito gravemente.
Il decorso post operatorio non fu per niente facile e i medici nonostante le potenti terapie antibiotiche non riuscirono ad evitare una mutilazione del membro per fermare l’ infezione
I sanitari furono chiari, potrà riavere un vita normale ma probabilmente dovrà abbandonare l’ attività agonistica.
Julio Gonzalez non si è perso d’ animo, improvvisamente il mondo gli crollò addosso, i tanti sacrifici per lasciare il Paraguay e cercare di giocare nel Campionato più bello che esista risultarono tutti vani. In un attimo la sua esistenza fu brutalmente cambiata.
Oltre all ‘ handicap fisico si ritrovò in solitudine e la malinconia che lo attanagliava tutti i giorni, nonostante la continua solidarietà di compagni e della famiglia. Ma con il tempo ha ripreso quel chiodo fisso di tornare a giocare.
Dopo ben otto mesi di continua riabilitazione, anche psicologica, si  presentò al ritiro della sua vecchia squadra, il Vicenza, dove lo avevano accolto con benevolenza. Il club già ai tempi dell’ incidente dichiarò per voce del suo Presidente di lasciargli una porta aperta……
Ha ricominciato ad allenarsi, da solo, piccole corse per rifare il fiato, riprendere la coordinazione perduta, per buttar giù qualche chilo in eccesso, una preparazione leggera in attesa di quella protesi che il centro specializzato Inail gli avrebbe  procurato e che ha consentito ad alcuni atleti di tornare all’ attività.

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De Canio, una panchina inglese.

Gigi De Canio apprezzato tecnico che però non trova una panchina in Italia emigra in Gran Bretagna e si accomoda su quella del Queen Park Rangers. L’ allenatore dopo le molte voci e numerosi contati con il club d’ oltremanica ha finalmente strappato un contratto  che se andrà bene durerà fino al termine della stagione 2010. Il Queen Park Rangers rilevato recentemente da Flavio Briatore, manager Renault in Formula 1, il quale almeno a parole ha promesso di fare una grande squadra con l’ aiuto anche della forza economica dell’ amico Bernie Ecclestone.

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Il Brasile vince la Coppa America.

Il Brasile si aggiudica la Coppa America nella finalissima che si è giocata allo stadio Pachenco Romero di Maracaibo in Venezuela strapieno fino all’inverosimile. Pronostico ribaltato, in molti credevano in un successo argentino, invece è l’ ottava volta che i brasiliani conquistano questo prestigioso trofeo.

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Capello, quando vincere equivale ad una sconfitta.


Da oggi è a spasso e può darsi come successe tra il 1998 e il 1999, dopo il deludente ritorno al Milan e guarda caso l? anno prima aveva trionfato a Madrid, che si prenda una lunga pausa di riflessione.
A sessantuno anni è tra i migliori allenatori del mondo, il palmares è inutile ricordarlo poiché è prestigioso ed ha vinto praticamente tutto.
Il Real Madrid come aveva preannunciato l? autorevole Marca e poi tutta la stampa locale ha cacciato poco elegantemente il friulano di ferro, soprannominato dalle nostre parti Don Fabio.
Che Capello sia un ottimo tecnico è fuori da ogni dubbio. Lo preferiamo in panchina che quando calpestava l? erba con i tacchetti. Si distinse ad alti livelli, i piedi li aveva buoni, la visione del gioco discreta, ma non ha lasciato il segno come un Campionissimo.
E? pur vero che erano altri tempi, ma se permettete c? è stato di meglio in quell? epoca e in quel ruolo. La Storia lo ricorderà più come allenatore che come centrocampista.
Per quanto pragmatico, amante del gioco all? italiana, fa parte di quella schiera di tecnici tradizionali, vedi Lippi e Trapattoni.
Il suo carattere non è dei più simpatici e il rapporto con i giornalisti è sempre stato altalenante, mentre certa superbia è spesso evidente, ma che tuttavia non intacca le qualità nel saper forgiare un collettivo.
Stavolta però vincere equivale ad una sconfitta. Non è raro nel calcio se si considera che alcuni club hanno visto sfuggire importanti manifestazioni senza conoscere di aver perso una partita. In questo caso non basta lo straordinario risultato finale, ? l? umiliazione ? dell? esonero per certi versi è più forte della gioia di un altra Liga conquistata.
Le motivazioni che la società delle Merengues hanno fatto trapelare ai giornali è riassunto in uno scarno comunicato firmato dal DS Mijatovic e seguito da una breve conferenza stampa sempre condotta dallo stesso manager.
In sintesi – si ringrazia Mister Capello per il successo ottenuto ma non lo consideriamo la persona adatta a proseguire il rapporto e quello in cui crediamo.
Parole sante, una liquidazione onerosa che dovrebbe aggirarsi sui nove milioni di euro ma poco importa, questa ? banda ? d? italiani, inteso il suo staff, se ne deve andare.
I ” come back ” degl? allenatori in alcune società dove hanno avuto grandi soddisfazioni difficilmente riescono, poiché mutano le situazioni nell? ambiente circostante, la gente invecchia, gli atleti non sono più gli stessi e saper ricreare il precedente clima glorifico è pressoché un utopia.
Un po? come i ? grandi amori ?, non si ripetono mai, al massimo sono delle piacevoli copie.
Capello era arrivato nella capitale iberica all? inizio di Luglio come un salvatore della Patria, una ? fuga ? se vogliamo che non è piaciuta nel nostro paese, lasciando baracca e burattini, ma soprattutto nei guai una Juventus alle prese con le sbarre di Tribunali sportivi, il cui verdetto, la serie B, era già scritto.
Il Real Madrid da diversi anni è in declino anche se il fascino di guidare questa ricchissima squadra resta identico e forse Capello ne è rimasto ammaliato fin dalla prima volta.
La seconda stagione del trainer avviene dopo due lustri ma è nata sotto i peggiori auspici. Antonio Cassano prima voluto poi messo in un angolo, dopo essere stato presentato come un Faraone con tanto di fanfara ma non ha mai toccato praticamente palla.
Ronaldo liquidato a Gennaio e a dispetto comincia a segnare nel campionato italiano, liti negli spogliatoi, campioni pagati a peso d? oro ma che non hanno un buon feeling con il tecnico e con altre primedonne sul viale del tramonto però inclini ad atteggiamenti presuntuosi.
I risultati stentavano a decollare con l’ arrivo dell’ inverno, qualche sconfitta che ha sfiorato il grottesco come per l? uscita agl? ottavi dalla Champions League, un vero disastro.
Ma il tecnico italiano tra epurazioni, bastonate verbali, sberleffi in prima pagina, con l’ inserimento a tempo indeterminato di qualche giovane panchinaro e la buona vena del tulipano Van Nistelrooy che gli ha tolto diverse castagne dal fuoco con i suoi gol, gli hanno permesso di risalire lentamente la china per concludere la stagione con un successo sul filo di lana.
Tra i diversi pregi e valori di Fabio Capello c? è quello della personalità, non in senso tattico, ma di espressione del carattere che sfiora il cinismo. Non si arrende mai.
Questa nota distintiva più volte lo ha fatto dominare, ma il gioco che mette sul campo ha comunque dei limiti oggettivi e la filosofia per quanto ? moderna ? si rivolge prima a conquistare i tre punti, poi all? occorrenza si farà show e inutili numeri per la nobile platea.
Per questo i supporters della metropoli spagnola non lo hanno mai del tutto apprezzato.
Già al Milan lo criticarono. Berlusconi qualche stoccata la rifilava all? uscita del Meazza o nei salotti della tv. Il gioco non assomigliava per niente a quello del rivoluzionario Arrigo Sacchi, una zona tanto innovativa e splendida, ma che con Capello era solamente un ricordo.
Anche lì il divorzio con via Turati non avvenne in modo consensuale e pertanto non si lasciarono con una stretta di mano.
La Liga negl? ultimi due decenni ha alzato il tasso di qualità delle partite e degl? organici. Sono in diversi a considerala superiore del nostro Scudetto insieme alla Premier League inglese.
Questione di opinioni, certo è che i talenti emigranti sono in lieve aumento. Se la guardiamo con occhio distaccato tralasciando la faziosità della bandiera o del nazionalismo, potremmo dire che i tre campionati si equivalgono.
Diversi team in Spagna si sono equiparati e rinforzati, il divario dal Barca e il Real si è limato considerevolmente, il Siviglia vince in Europa, i soldi scorrono a fiumi grazie anche al metodo di club con l? azionariato e di un paese efficiente.
In terra spagnola si ama lo spettacolo a qualunque costo, la loro indole di apprezzamento al pallone si avvicina leggermente a quella sudamericana pur mantenendo una mentalità organizzativa del tutto latina.
Ci sono meno campanilismi, è fondamentale vincere ma conta al di là di ogni cosa divertirsi. E? necessario che prevalga la voglia di ? corrida ? con tanto di bellezza interpretativa dell? estetica, la quale non deve assolutamente rimanere fuori dal rettangolo del match.
In particolar modo al Camp Nou oppure al Bernabeu, dove decine di migliaia di fazzoletti bianchi sono il cuore e il simbolo monetario della società e non solamente dei semplici abbonati.
Adesso arriverà probabilmente il tedesco Schuster, bloccato da mesi da Calderon.
Il Real per ora si sta muovendo a piccoli passi nella campagna acquisti. E? stato preso Metzelder, difensore tedesco da inserire al fianco di Cannavaro e Baptista dall? Arsenal, un rincalzo con buoni requisiti che si può utilizzare come jolly a centrocampo.
Via Beckham convinto da una pioggia di dollari americani e da uno status calcistico meno stressante, Roberto Carlos è approdato in Turchia a tirare le ultime bombe della sua carriera, Reyes è volato in Inghilterra.
I sogni del madridisti sono tanti, è logico e legittimo desiderare il top, in primis Ricardo Kakà, ma per diversi anni il brasiliano non si muoverà dall? ombra della Madonnina.
Risolta la ? grana ? Capello, Bernd Schuster voluto a spada tratta dal Presidente troverà molte gatte da pelare.
Una panchina che farà presto a diventare bollente, alcuni dirigenti che non lo apprezzano, la poca esperienza in un grande club e come dimostrato non è sufficiente arrivare primo per avere la riconferma.
Rivincere non sarà assolutamente facile per non parlare poi della Coppa dei Campioni, la quale è assente in bacheca da un po? di tempo e dove la concorrenza sarà agguerritissima molto più che nella Liga.
Se non funzionerà si brucerà nuovamente, con un tradimento o infilzandolo come un toro destinato a morire nel suo sangue.
La congiura mediatica da sempre a Madrid è all? ordine del giorno.

Gianluca Fiesoli.

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Serbia e Olanda, sfida che vale l’ Europa.

L’ Inghilterra, come da copione e come la Stria del pallone c’ insegna, quando gareggia nelle manifestazioni internazionali non riesce ad arrivare in fondo. Sarà tra Serbia e Olanda la finalissima dell’ Under 21, con i tulipani favoriti dal fattore campo anche se hanno dovuti sudare le proverbiali sette camicie per arrivarci.
Gl’ olandesi passano il turno solamente dopo aver battuto i leoni d’ oltremanica in un interminabile e avvincente roulette dei rigori. Dopo 120 minuti il risultato era ancora fermo sull’ uno a uno e il pari gl’ orange lo avevano raggiunto solamente nel finale. Ci sono voluti ben 32 tiri dal dischetto per decretare un vincitore.
Più facile il successo della Serbia che si è imposta per due reti a zero con il Belgio. Firmano i gol, uno per tempo, Kolarov e Mrdja.

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Libertadores: il Boca ad un passo dal trionfo.

Non c? è stata mai partita nella celebre ? Bonbonera ? di Buenos Aires per la finale di andata della Coppa Libertadores. Festa grande per il Boca Juniors, il quale cancella dopo appena quarantacinque minuti le ambizioni del Gremio.
Un assalto fin dall? inizio per i ragazzi allenati da Russo, il quale mette in campo una formazione più spregiudicata. Le reti portano le firme di Palacio, Riquelme e in una mischia furibonda l? autogol del terzino Patricio chiude definitivamente i conti.
Partita nervosa, un espulso come da copione annunciato. Nella ripresa il Boca ha scelto di amministrare il vantaggio, mentre i brasiliani hanno tentato qualcosa in più. Gl? argentini adesso sono ad un passo dal trionfo continentale e il ritorno con questo vantaggio rassicurante non dovrebbe incontrare particolari problemi. Il Boca è sembrato rigenerato e Riquelme, Palacio, Clemente Rodriguez sono le stelle che hanno brillato in questa partita.
A dicembre ci sarà la Coppa Intercontinentale in Giappone e si potrebbe giocare un altra rivincita tra Milan e Boca Juniors.
La Fifa con quest? anno ha creato una nuova formula in cui parteciperanno tutte i migliori club dei continenti più quello organizzatore, anche se rossoneri e sudamericani cominceranno dalle semifinali.
Queste regole però hanno sollevato alcune polemiche nell? ambiente del calcio poiché Blatter ha inserito più partite in un momento della stagione, specialmente per gl? europei, che sono impegnati nel loro campionato.
Nonostante tutto però la decisione non è ancora ufficiale e potrebbe avere in questi mesi dei cambiamenti.

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Baixnho, mille sigilli, ma per la Fifa il record non è legittimo.

Si dice che gli faranno una statua in ferro che lo raffigura mentre bacia un pallone e ai piedi una scritta con il numero dei gol. Quasi quarant? anni dopo la storia si ripete ma con qualche polemica e forse al momento non è del tutto vera.
Baixinho in realtà Romario De Souza Faira ha raggiunto l? incredibile quota di mille reti segnate ma la Fifa non legittimerà il record. Come lo fu per Pele O?Rey ha segnato su rigore nel piccolo catino di Sao Januario in una gara tra Vasco de Gama e Sport Recife.
L? incontro si è fermato per una ventina di minuti per permettere un giro di campo al brizzolato campione, accompagnato da scroscianti applausi e qualche lacrimuccia che qualcuno definisce di coccodrillo e un ringraziamento a Dio per avergli dato la forza di fare questo primato.
Che il ? bassetto ?, nomignolo affibbiatogli per la sua non imponente statura e caratterizzata da una corsa appena dinoccolata, sia stato un buon attaccante è una verità, ma il conteggio dei gol secondo il massimo organismo del calcio mondiale ha come si dice in gergo delle tare oppure delle aggiunte??.dipenda da come lo si considera.
Ne mancherebbero ancora una ventina per agguantare la fatidica cifra in quel rapporto che descrive tutta la sua carriera, il quale però include partite celebrative e pertanto non ufficiali come quella per l? addio al calcio di Aldair.
Romario a quarantuno anni ha ancora un rendimento accettabile e potrebbe saldare la differenza in una questione che pare gli stia molto a cuore e che lo faccia sentire al pari di Pelè. Questa carriera così longeva, oltre al paicere di giocare a calcio, nell? ultimo lustro è indirizzata esclusivamente per ottenere questo ennesimo plauso.
Ma la perla nera resterà comunque distante visto che ne fece ben 1281. Fiuto del gol innato, rapido nei dribbling, Romario segna con ambedue i piedi. Sul viale del tramonto ha perso smalto che compensa con la grandissima esperienza e l? indiscusso carisma.
Il palmares è di tutto rispetto: Campione del mondo con i verdeoro proprio contro i nostri Azzurri nell? epoca sacchiana in quel di Pasadena, Psv e Barcellona i momenti migliori nei club, titoli di capocannoniere e Scudetti, poi un giramondo incallito e spesso richiesto perché garantiva ancora pericolosità nell? area di rigore.
Come molti talenti sudamericani all? attività agonistica ha contrapposto uno stile di Vita non proprio idoneo per un atleta. Ha avuto anche problemi con le autorità locali. Talvolta in contrasto con i tecnici che lo allenavano per molti anni non ha mai rinunciato a quelle notti allegre nelle ville sui Morros del quartiere bene di Botafogo, con capirinha, ritmi di samba e quant? altro, per poi fare l? alba sulle spiagge di Ipanema o la Praia do Leblon circondato da splendide e suadenti giovani mulatte.

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Riferimenti: romario

Chapeau, doppietta di Pippo Inzaghi, Milan Re di Coppe.

La vendetta è un piatto che deve essere servito freddo, Instanbul sarà sempre un triste ricordo ma da ieri sera è meno doloroso. Il Milan vince la Champions, sfida non bellissima, sofferta fino all’ ultimo secondo ma sale ancora una volta in cima all’ Europa.

Due a uno il finale. Inzaghi firma una doppietta e allo scadere Kyut riduce le distanze. Gara con molto tatticismo, il Liverpool si conferma avversario ostico, mentre il Diavolo ha saputo aspettare i momenti giusti e un po’ fortunosi. Primo tempo poco emozionante, i tiri in porta si contano sulle dita di una mano.

I Reds sono ben disposti in campo, si rendono subito solerti e raccolgono un paio di possibilità favorevoli mentre il Milan stenta a prendere le misure per fluidificare il gioco. Jankulowski si trova a disagio sulla fascia sinistra, l’ agile Pennant lo supera frequentemente facendolo innervosire, mentre Kaka non riesce ad incidere nelle percussioni. Mascherano e all’ occorrenza Riise lo tampinano in continuazione.

La fitta ragnatela di centrocampo rende i ritmi altalenanti. Benitez fin dall’ avvio ripropone la stessa formazione della semifinale di andata in casa del Chelsea, lasciando in panchina Chrouch e per quanto riguarda la mole di palloni giocati questo modulo lo ripaga, sprecando però diverse energie e senza riuscire ad esercitare una finalizzazione concreta.

E’ sorprendente vedere là davanti in alcune fasi del match Gerrard fare l’ unica punta attorniato dal muro milanista. Questa è sicuramente una chiave indecifrabile dell’ incontro e non si capisce perché il coach spagnolo abbia voluto attuare tale tattica quando già a Londra la sua squadra nei primi quarantacinque minuti esibì una prestazione poco brillante. Mentre il pubblico dell’ Olimpo di Atene attende il fischio per l’ intervallo, una punizione di Pirlo dal limite è deviata da un braccio involontario di Inzaghi che spiazza l’ incolpevole Reina.

L’ attaccante è abile a trovarsi nel posto giusto al momento adatto al di là della barriera. Il vantaggio è una panacea inaspettata per gli italiani e si ripercuote immediatamente sul fattore psicologico. Andare al riposo sull’ uno a zero senza mai aver tirato praticamente in porta mette il Milan sul binario giusto.

Nella ripresa ci si attende il forcing del Liverpool che però si affaccia solamente una volta in maniera veramente pericolosa dalle parti di Dida. Il resto sono soltanto tentativi imprecisi. Rafa Benitez allora decide di cambiare qualcosa. Butta dentro Kewell per l’ affaticato Zenden. Gerrard è bravissimo a smarcarsi tra le maglie rossonere, sfruttando una sbavatura di Gattuso e con l’ esterno indirizza la sfera verso il palo più lontano. Dida però è attento e altrettanto valente nel distendersi con le sue leve, chiude lo specchio della porta e blocca con sicurezza.

Le squadre si allungano, la tensione resta alta, poi arriva il momento di Crouch nell’ avvicendamento con Mascherano, ma le cose non cambiano.

A otto minuti dalla fine un passaggio filtrante di Kakà fa involare Inzaghi. Il centravanti non se lo fa ripetere due volte, brucia sul tempo l’ immobile e incredula difesa inglese, aggira con un guizzo Reina e da posizione defilata da il colpetto decisivo che manda il pallone lentamente ad insaccarsi in fondo alla porta. Un classico gol del suo repertorio.

Sembra fatta ma non sarà così semplice. Saltano tutti gli schemi. A due minuti dalla fine Kuyt spunta dal mucchio e dimezza il punteggio. Per una volta la difesa milanista è distratta. Il quarto uomo alza il tabellone luminoso del tempo di recupero. Il conto è facile tre più due è uguale a cinque. Per un attimo riappaiono i fantasmi dell’ incubo di Istanbul. Sugli spalti si chiedono se allora incassammo tre reti in sei minuti ora possono pareggiare. La beffa però non si ripeterà. E’ la notte del Milan e deve rimanere tale.

Il triplice fischio del tedesco Fandel, il quale ha arbitrato abbastanza bene, è comunque una liberazione e un urlo collettivo di gioia. Il Milan si aggiudica la settima Coppa dei Campioni, un obbiettivo raggiunto con merito, un lavoro che ripaga un annata avara di soddisfazioni.

E’ chiaro che questa squadra esprime il meglio di se a livello internazionale, dove riesce ad esaltarsi e a tirare fuori un inesauribile vivacità nei momenti più duri. Nessuno avrebbe creduto a questo risultato l’ estate scorsa.

Condannato dalle sentenze del caos Calciopoli, contestato da qualche frangia della tifoseria, l’ Uefa che l’ accetta con riserva sfiorando addirittura il ridicolo, gli scomodi preliminari che costringono a cambiare quasi totalmente la preparazione atletica per entrare in forma prima. Alcuni infortuni strada facendo hanno poi rincarato la dose.

Gl’ impegni sono stati numerosi, le difficoltà pure, ma il Milan si è rimboccato le maniche. Questo trofeo con le orecchie è il frutto della determinazione e la sagacità unitamente alla pazienza di Carlo Ancelotti, nel saper plasmare le formazioni e nel centellinare l’ utilizzo della rosa.

La vittoria di stasera ci ricorda per certi versi le squadre guidate da Giovanni Trapattoni, un maestro in questo genere di battaglie e nell’ insegnare l’ umiltà sportiva. Il Milan dell’ Olimpo di Atene ha buttato anche qualche pallone in tribuna, fregandosene del mancato spettacolo, con una manovra un po’ speculare e tantissimo mestiere. Alessandro Nesta che perde tempo, Filippo Inzaghi che cade per una botta inesistente e mima un atroce dolore allo stomaco, poi si rialza come se niente fosse….

Il calcio e il suo destino possono essere dolci quanto amari ed è per ciò che viene tanto amato, nonostante i maneggioni che ci gravitano. L’ imprevedibilità e gli scherzi del pallone sono capaci di portarti in alto o gettarti nella crisi più buia.

Al Milan dopo lo straordinario successo greco si spalancano diverse opportunità per replicare. Lo attende il confronto con il Siviglia nella Supercoppa europea, prima di Natale l’ Intercontinentale nel lontano Oriente.

Al via del prossimo campionato ripartirà alla pari con tutti. Sfoltendo qualcosa e con alcuni mirati ma importanti acquisti rientrerà di diritto nella stretta cerchia dei favoriti nella corsa per lo Scudetto. Negl’ ultimi mesi in molti lo davano per finito, da adesso può aprire un nuovo ciclo. Tanto di cappello caro vecchio Milan.

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Portogallo: Scudetto al Porto.

Il Porto vince all? ultima giornata lo Scudetto del campionato lusitano e si aggiudica il titolo per la ventiduesima volta.
Finale di torneo con tre squadre nello spazio di due punti.
Al secondo posto distaccato di un sola lunghezza lo Sporting Lisbona, terzo il Benfica, quarto il Braga, quinto il Belenenses.

Riferimenti: Porto Scudetto.