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Archivio per la categoria ‘Primo piano’

Bangui, arrivano i ribelli ma Emergency rimane.

“Dopo giorni di tensioni, ieri i ribelli sono entrati a Bangui.
Alle 7 abbiamo iniziato a sentire i primi spari e il boato dei razzi, tirati vicinissimi all’ospedale: siamo a pochi metri dal Parlamento.
In serata abbiamo ricevuto 3 feriti, una bambina di due anni e due adulti, colpiti da pallottole vaganti. La bambina era stata portata subito al Complexe pédiatrique, l’ospedale pubblico pediatrico, ma era deserto. L’hanno accompagnata da noi perché siamo l’unico ospedale aperto in città.
Il nostro staff è in ospedale da 36 ore per garantire assistenza ai bambini ricoverati.
In giro ci sono sciacalli e ribelli: nessuno si muove. Anzi no: una mamma è arrivata a piedi dal PK12, che dista 8 chilometri da qui, per portare il suo bambino con la febbre dai “medici italiani”.
Da sabato mancano elettricità e acqua: abbiamo 800 litri di scorta, e per far funzionare l’ospedale ne servono 4.000 al giorno”.

Questa è la mail che Ombretta, coordinatrice medica del Centro pediatrico di Bangui, ci ha mandato stamattina.

Il Centro pediatrico di Emergency è al momento l’unico ospedale rimasto aperto in città. Molte organizzazioni stanno lasciando la Repubblica Centrafricana ma noi rimaniamo, per continuare a garantire cure ai bambini che ne hanno bisogno.

Per maggiori informazioni visita il sito: http://www.emergency.it

Quell’ illegittima ( esosa ? ) Iva sulla tassa dei rifiuti ( Tia ).

Il confine sulle tasse, sui diritti e doveri è spesso sottilissimo, opinabile. Da una parte chi lo decide e lo richiede ( i governi ed enti ), dall’ altra chi lo paga e si sente preso in giro. La verità……..a volte……….sta nel mezzo e il fiscalismo non aiuta ne a capire come stanno le situazioni e nemmeno a decidere in maniera corretta.

Una cosa di fondo è però certa: tutti le vorremmo pagare, osservare le nostre incombenze ma tutti vorremmo vedere perlomeno le cose funzionare. Ed è per questo che nasce una lotta spietata e giornaliera. Ancora oggi di più perchè la crisi è palese e soprattutto reale sulla pelle del lavoratore.

Ma ogni tanto qualcuno non ci stà sempre a subire e allora si ribella……..oppure non avendo niente da perdere prova a ristabilire quel confine che dicevamo all’ inizio……..A volte va male altre va bene. Poco importa se si stà zitti e fermi è ancora peggio.

Firenze non è da meno……come città di sinistra ma anche di bottegai al seguito di altri importanti centri urbani chiede chiarezza e sull’ Iva pagata sulla Tia  non ce ne è mai stata fin dall’ inizio.

All’ ombra del Cupolone è nata così una Class Action firmata contro la municipalizzata Quadrifoglio e sostenuta da ben oltre 1400 cittadini con la rappresentanza dell’ associazione dei consumatori, il quale ha depositato in Tribunale un istanza di giudizio sul risarcimento che parte dal lontano 2005 ed arriva ai nostri giorni.

Un ricorso che si preannuncia lungo e che avrà come primo passo se accettare questa richiesta collettiva poichè l’ indennizzo potrebbe riguardare lo Stato.

L’ Iva pagata sulla Tia era stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale poichè la tassa sui rifiuti è valutata come un tributo e quindi pagarci anche l’ imposta………

Un problema spinoso a livello nazionale. Sulle rive dell’ Arno il rimborso viene stimato intorno ad un centinaio di euro per una famiglia che vive in un normale appartamento.

Un mucchio di soldi. Oltre due miliardi di euro per tutta l’ Italia senza contare gl’ interessi sopra quando i denari sono stati fermi anche se Quadrifoglio ha dichiarato che ha versato immediatamente l’ Iva all’ ente di competenza e cioè l’ Agenzia dell’ Entrate. Ad intralciare il tutto ci si mette che al momento siamo senza un governo e che quindi i tempi potrebbero slittare ulteriormente.

Per chi fosse interessato ad aderire può chiamare il numero verde 800 189972.

Maggiori informazioni sul sito di altro consumo http://www.altroconsumo.it/tassariufiuti

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Photoshow Milano 2013: il programma e gli eventi.

 

PROGRAMMA EVENTI PHOTOSHOW 2013.

Photographers
Days

4 show con live shooting in Arena. – Il rapporto tra Fotografo e soggetto
analizzato da 4 diversi punti di vista.

  • JoAnne
    Dunn, Photo Therapy
    (3
    ore) – Sabato 23, ore 10.30-13.30
  • Maurizio
    Galimberti  – Ari Dada Kalimba – sabato 23, dalle ore 14.30-17.30

  • Alessio
    Pizzicanella  -  Musica e Fotografia -  Domenica
    24 ore 10,30-13,30
  • Settimio
    Benedusi  -  Fashion Passion Domenica 24 14,30-17.30

Seminari
in sala

  • Digitale
    Vs Analogico
      a cura di Beppe
    Bolchi (2 ore) venerdì 22,
    ore 10.30, sala 100 posti

Fotografia
& Business Venerdì 22, ore 14.30, sala 100 posti

  • Introduzione
    al Microstock
    ,  Durata: 2 ore Venerdì 22, ore 16.30, sala 100
    posti
  • Smartphoneography
    Durata: 2 ore Sabato
    23, ore 16.30, sala 100 posti
  • Fine Art
    Photography  Domenica24, ore 16.30-18.00  sala 100 posti

  • La
    fotografia è un’opera d’arte da collezione
    :
    Domenica24, ore
    14.30-16.15  sala 100 posti

Editorial Coaching  a cura del Grin (6 photoeditor, 6
ore) sabato 23, dalle ore 10.30, sala Asia, Balconata

Photo Coaching a cura di
TAU Visual (6 fotografi, 6 ore) domenica 24, dalle ore 10.30, sala Asia,
Balconata

Mostre

  • Royal Photographic Society
  • Mario De Biasi, Angelo Cozzi, Giorgio Lotti, Mostra di
    Mondadori Portfolio
  • Instagramers  mostra 30 opere vincenti concorso
    WakeUPPics di Nh Hoteles
  • Mostra Concorso l’Arca di Noè
  • Mostra Alessio Pizzicanella (Musicisti  e Celebrities)
  • Mostra Fotografica Vincitori Portfolio Italia 2011 FIAF
  • Facebook Wall
  • Mostra Autori Nikon
  • Mostra Autori Canon
  • Mostra Autori Sony
  • Mostra Collettiva  “Zone di Confini” (9 artisti
    fotografi – circa 40 metri lineari di mostra) a cura di Gigliola Foschi

 

Altri eventi

Tavola Rotonda di
presentazione norma UNI fotografi – venerdì 22, ore 14,30-16,00, Arena

Mondadori
Portfolio,

Presentazioni del loro lavoro di fotografi  – venerdì 22 in Arena

dalle 16,00 alle 17,30   Giorgio
Lotti
– Il mestiere di fotografo

dalle 17,00 alle 18,30   Angelo
Cozzi
– Il mestiere di fotografo

Bottega
Antonio Manta – venerdì 22-Domenica 24; in continuo Lettura Portfolio FIAF–
sabato 23-Domenica 24; in continuo Contest  fotografico PhotoShow Tg5
L’Arca di Noè – Premiazione Domenica 24, Area Mostra Concorso

Il concorso parte il 10 febbraio 2013 e si chiude il 10 marzo 2013.

Instagramers:
Instameet – sabato 23, ore 17 sala 100 posti

Creativity
LAB

Il mondo dell’Adv online  Fulvio
Scofienza/Lavoricreativi.com. – sabato 23, h.10.30, sala 100 posti Il lavoro
del freelance sui social network  Fabio Camandona /lavoricreativi.com
–domenica 24, h.10.30, sala 100 posti

Broadcast &
Production Masterclass: 48HoursFilm.com 
-
lunedì 25 marzo, ore 10.30, sala 100 posti

Total
Photoshop: Il flusso di lavoro del fotografo digitale- venerdì 22 marzo, dalle
ore 10.30

Percorso
Education

Venerdì 22, dalle ore 10.00

Vengono invitate tutte le classi quinte degli Istituti Superiori di Milano (licei,
istituti tecnici e parificati) oltre alle scuole di fotografia venerdì mattina,
10,00, in arena

dalle 16,00 alle 17,30   Giorgio
Lotti
– Il mestiere di fotografo

dalle 17,00 alle 18,30   Angelo
Cozzi
– Il mestiere di fotografo

Villaggio
TuttoDigitale

Seminari, lezioni e
Workshop(sceneggiatura, cinema, montaggio, fotografia naturalistica)

Domenica 15,00 Presentazione del nuovo mensile Il Piccolo Fotografo di Laura Davì

Ulteriori dettagli sul
programma e notizie sugli eventi, saranno disponibili su
aifotoweb.it oltre che sul sito
photoshow.it

Borsa
Antiquariato

Non dimenticate la Borsa
dell’Antiquariato
nelle giornate di sabato e Domenica.

 

PUBLIFIERE S.r.l.

Via Capozzi 8

48022 Lugo (RA)

Tel.: +39 0545 23107

Fax: +39 0545 31346

bruna@publifiere.it

PRESS
OFFICE:

Cristina Comelli

Mobile: +39 348 5150210

E-mail: ufficiostampa@publifiere.it

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PROGRAMMA EVENTI PHOTOSHOW

Photographers Days

4
show con live shooting in Arena. – Il rapporto tra Fotografo e soggetto
analizzato da 4 diversi punti di vista.

  • JoAnne Dunn, Photo Therapy (3
    ore) – Sabato 23, ore 10.30-13.30
  • Maurizio Galimberti  – Ari Dada Kalimba – sabato
    23, dalle ore 14.30-17.30
  • Alessio Pizzicanella  -  Musica e Fotografia
    -  Domenica 24 ore 10,30-13,30
  • Settimio Benedusi  -  Fashion Passion
    Domenica 24 14,30-17.30

Seminari in sala

  • Digitale Vs Analogico  a cura di Beppe Bolchi (2 ore) venerdì 22, ore 10.30, sala 100 posti

Fotografia &
Business Venerdì 22, ore 14.30, sala 100 posti

  • Introduzione al Microstock,  Durata: 2 ore Venerdì 22, ore 16.30, sala 100
    posti
  • Smartphoneography Durata: 2 ore Sabato
    23, ore 16.30, sala 100 posti
  • Fine Art Photography  Domenica24, ore
    16.30-18.00  sala 100 posti
  • La fotografia è un’opera d’arte da collezione: Domenica24,
    ore 14.30-16.15  sala 100 posti

Editorial
Coaching  a cura del Grin (6 photoeditor, 6 ore) sabato 23, dalle ore
10.30, sala Asia, Balconata

Photo Coaching a cura
di TAU Visual (6 fotografi, 6 ore) domenica 24, dalle ore 10.30, sala Asia,
Balconata

Mostre

  • Royal Photographic Society
  • Mario De Biasi, Angelo Cozzi, Giorgio Lotti, Mostra
    di Mondadori Portfolio
  • Instagramers  mostra 30 opere vincenti concorso
    WakeUPPics di Nh Hoteles
  • Mostra Concorso l’Arca di Noè
  • Mostra Alessio Pizzicanella (Musicisti  e
    Celebrities)
  • Mostra Fotografica Vincitori Portfolio Italia 2011
    FIAF
  • Facebook Wall
  • Mostra Autori Nikon
  • Mostra Autori Canon
  • Mostra Autori Sony
  • Mostra Collettiva  “Zone di Confini” (9 artisti
    fotografi – circa 40 metri lineari di mostra) a cura di Gigliola Foschi

 

Altri eventi

Tavola Rotonda di
presentazione norma UNI fotografi – venerdì 22, ore 14,30-16,00, Arena

Mondadori Portfolio,
Presentazioni
del loro lavoro di fotografi  – venerdì 22 in Arena

dalle 16,00 alle 17,30   Giorgio
Lotti
– Il mestiere di fotografo

dalle 17,00 alle 18,30   Angelo
Cozzi
– Il mestiere di fotografo

Bottega Antonio
Manta – venerdì 22-Domenica 24; in continuo Lettura Portfolio FIAF– sabato
23-Domenica 24; in continuo Contest  fotografico PhotoShow Tg5 L’Arca di
Noè – Premiazione Domenica 24, Area Mostra Concorso

Il
concorso parte il 10 febbraio 2013 e si chiude il 10 marzo 2013.

Instagramers:
Instameet – sabato 23, ore 17 sala 100 posti

Creativity LAB

Il mondo dell’Adv
online  Fulvio Scofienza/Lavoricreativi.com. – sabato 23, h.10.30, sala
100 posti Il lavoro del freelance sui social network  Fabio Camandona
/lavoricreativi.com –domenica 24, h.10.30, sala 100 posti

Broadcast & Production Masterclass: 48HoursFilm.com  -
lunedì 25 marzo, ore 10.30, sala 100 posti

Total Photoshop: Il
flusso di lavoro del fotografo digitale- venerdì 22 marzo, dalle ore 10.30

Percorso Education

Venerdì
22, dalle ore 10.00

Vengono invitate tutte le classi quinte degli Istituti Superiori di Milano
(licei, istituti tecnici e parificati) oltre alle scuole di fotografia
venerdì mattina, 10,00, in arena

dalle 16,00 alle 17,30   Giorgio
Lotti
– Il mestiere di fotografo

dalle 17,00 alle 18,30   Angelo
Cozzi
– Il mestiere di fotografo

Villaggio TuttoDigitale

Seminari, lezioni e
Workshop(sceneggiatura, cinema, montaggio, fotografia naturalistica)

Domenica
15,00 Presentazione del nuovo mensile Il
Piccolo Fotografo
di Laura Davì

Ulteriori dettagli sul programma e notizie sugli eventi,
saranno disponibili su
aifotoweb.it oltre che sul sito
photoshow.it

Borsa Antiquariato

Non
dimenticate la Borsa
dell’Antiquariato
nelle giornate di sabato e Domenica.

 

PUBLIFIERE S.r.l.

Via
Capozzi 8

48022 Lugo (RA)

Tel.: +39 0545 23107

Fax: +39 0545 31346

bruna@publifiere.it

PRESS OFFICE:

Cristina
Comelli

Mobile: +39 348 5150210

E-mail: ufficiostampa@publifiere.it

Siete invitati a visitare il portale della fotografia: www.aifotoweb.it

 

 

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Il contratto a termine nella recente riforma.

Un interessante aricolo a firma di Giuseppe Buscema sui contratti a termine – Ipsoa editore, Pmi Microsoft – I diritti sono riservati.

Il contratto a termine: questo uno
dei temi al centro del convegno del 7 e 8 febbraio scorso che si è svolto a
Roma dal titolo ” Profili operativi della legge fornero: tecnici del
lavoro a confronto”. I dirigenti nazionali e territoriali Ministero del
lavoro e delle politiche sociali e dei Consulenti del lavoro hanno analizzato
assieme gli aspetti controversi di tale contratto dopo la riforma Fornero a
poco più di sei mesi dall’entrata in vigore della legge.

Intanto è stato evidenziato che la
legge 92/2012 prevede che la forma comune di contratto di lavoro è il tempo
indeterminato, questo significa che ogni volta che il contratto manca dei
requisiti di specialità, vuol dire che gli effetti sono quelli della
riconduzione a tempo indeterminato.

Il contratto a tempo determinato è
stato profondamente interessato da modifiche con la legge 92/2012 operative sin
dalla data di entrata in vigore del provvedimento in data 18 luglio 2012.
Peraltro alcune modifiche sono state apportate dalla legge 134/2012 approvata
il successivo mese di agosto.

La novitá principale è sicuramente
il nuovo contratto acausale, cioè un contratto che non richiede il
requisito del cd. causalone e cioè l’individuazione della esigenza
organizzativa, tecnica, produttiva o sostitutiva. Il contratto a tempo
determinato acausale previsto dal comma 1 bis dell’articolo 1 D.Lgs. 368/2001
infatti può essere instaurato su accordo delle parti liberamente senza particolari
esigenze giustificatrici. Può essere stipulato per una durata
massima
di un anno e nel caso sia instaurato per un periodo minore, non
sarà possibile alcuna proroga.

Durante i lavori è emerso che tale
durata comunque consente la prosecuzione oltre i termini per un periodo di
trenta o cinquanta giorni analogamente a quanto previsto per le altre tipologie
di contratto a termine.

Una precisazione importante perchè
diversamente le conseguenze sarebbero quelle della trasformazione del contratto
a tempi determinato.

Altro punto affrontato è stato
quello della condizione secondo cui deve trattarsi del primo rapporto a
tempo determinato.

Ci sono diverse interpretazioni al
proposito: alcuni ritengono che secondo la previsione letterale della norma,
sono ostativi solo pregressi contratti a tempo determinato; tuttavia non si può
disconoscere la finalità del contratto che è quello di prova del lavoratore e
pertanto non si giustifica se tra le parti siano intercorsi in passato rapporti
di lavoro subordinato. Peraltro esistono interpretazioni
ancora più restrittive che estendono la preclusione anche in casi di esperienze
di lavoro autonomo.

Si è condiviso che i limiti riguardano solo precedenti rapporti di lavoro subordinato mentre altri
rapporti di lavoro non impediscono la stipula del contratto acausale.

La norma dispone inoltre, nel
secondo periodo del comma 1 bis, che i contratti collettivi possono stabilire
altre ipotesi che consentono la stipula del contratto acausale “in
luogo” della ipotesi legale. E’ emerso che la norma si interpreta
nel senso che le parti possono decidere di seguire solo la disciplina legale o
quella contrattuale. La lettura quindi è la seguente: per
alcuni lavoratori si potrá decidere di seguire disciplina contrattuale per
altri quella legale.

Anche se con tale interpretazione
non su comprendono le ragioni che potrebbero indurre le organizzazioni
sindacali introdurre la possibilitá nei limitati casi in cui è consentito
l’intervento della contrattazione collettiva se in alternativa, applicando la
disciplina legale del primo periodo del comma 1 bis, la stipula é libera, salvo
i requisiti di durata e la novità del primo contratto tra le parti,

E’ inoltre stata sottolineata
l’importanza della redazione del contratto individuale ed in particolare dei
riferimenti in esso indicati. E’ importante, si è aggiunto su
questo punto, precisare che se si stipula un contratto a termine e si indica
una motivazione se insorge un contenzioso non si può invocare che era acausale
perchè tale eccezione difensiva potrebbe non tenere in giudizio.

In buona sostanza non si può ritenere che, essendo il primo rapporto, l’insussistenza del motivo possa
comunque essere superata. Per quanto concerne invece la
disposizione dell’ art 10 comma 7 del d.lgs 368/2001 che affida ai contratti
collettivi
la possibilità di fissare limiti alla stipula di contratti a
termine salvo eccezioni, sono emersi dubbi sul carattere generale o meno dei
limiti eventualmente introdotti dalle parti sociali.

Secondo il Ministero ha carattere generale
e quindi gli eventuali limiti alla stipula di contratti a tempo determinato
eventualmente previsti, riverbererebbero i loro effetti anche in caso di
stipula di contratto acausale.

Tale posizione tuttavia non è
condivisa dai consulenti che hanno evidenziato che il limite previsto dalla
norma non sia applicabile al contratto acausale, questo perché
l’interpretazione dell’art 10 comma 7 del decreto legislativo 368/2001 non
possa che essere quella letterale che è chiara. Non si applica al contratto acausale
perché fa riferimento solo al comma 1 e non al comma 1 bis.

In caso di prosecuzione di fatto,
se da un lato è stata introdotto l’obbligo della comunicazione, dall’altro si è
ritenuto che non risulta applicabile la disciplina dell’articolo 19 del d.lgs.276/2003
che prevede nei casi di omessa o tardiva comunicazione una sanzione da 100 a
500 euro e pertanto la mancata comunicazione non produce alcuna conseguenza sul
piano sanzionatorio.

Altro aspetto invece è quello
relativo alla maxi sanzione nel caso in cui invece il rapporto prosegua
entro o oltre i cd. periodi cuscinetto di 30 o 50 giorni a seconda che il
contratto abbia o meno durata di sei mesi. Ovvero, se superato tale limite
diventa lavoro nero in caso di visita ispettiva con conseguente applicazione
della maxisanzione.

Non è lavoro nero se l’occupazione
rientra nei limiti di 30 o 50 giorni perchè c’e copertura normativa, una sorta
di periodo cuscinetto. Superato il limite invece non c’e copertura e quindi la
comunicazione è determinante per dimostrare la regolaritá del rapporto e quindi
il rischio è quello che venga contestata la maxisanzione. Salvo ovviamente il
datore di lavoro non possa dimostrare secondo le forme alternative già indicato
nei precedenti documenti di prassi l’intenzione di on occultare il rapporto
(esempio invio uniemens). In definitiva maxisanzione a partire
dal 31mo o 51mo giorno.

Una posizione comunque non pacifica
considerando, è stato evidenziato dai consulenti del lavoro, che l’art.5 comma
2 del d.llgs. 368/2001 giá introduce una sanzione se prosegue senza soluzione
di continuità e cioè la trasformazione del contratto in un rapporto a tempo
indeterminato .

Elemento determinante per
l’applicazione della maxisanzione è la preventiva comunicazione in caso di
assunzione è stato aggiunto ed in questo caso, invece, il rapporto si trasforma
di diritto e non si può parlare di una occupazione in nero.

Passando invece alla questione
relativa agli intervalli da rispettare prima di una nuova assunzione a
termine, che ricordiamo sono di sessanta o novanta giorni a seconda che la
durata del contratto scaduto sia o no superiore a sei mesi, l’obbligo vale per
tutte le tipologie di contratti a tempo determinato, indipendentemente dalla
causale.

Il Ministero ritiene che si
applicano gli intervalli anche per le assunzioni successive effettuate per
esigenze sostitutive, ipotesi che in passato sembrava invece esclusa dalla
disciplina degli intervalli.

Sempre sugli intervalli, un’altra
questione è quella della possibilità di un’assunzione successiva, prima dello
spirare dei termini previsti, con altre forme contrattuali, ad esempio con un
contratto di lavoro intermittente.

Se da un lato sembra possibile
effettuare l’assunzione con altri istituti contrattuali, dall’altro il rischio
è la violazione della norma imperativa di cui all’articolo 1344 cc e cioè del
contratto stipulato in frode alla legge. La disposizione sugli intervalli non
si applica comunque nei casi di assunzione con contratto di somministrazione ai
sensi dell’articolo 22 del D. lgs. n. 276/2003.

 

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United to end genocide, la nuova campagna internazionale per il Darfur.

Prende il via la nuova campagna 2013 “#DARFUR10″, un hashtag per non dimenticare. Partecipate attraverso la petizione globale promossa insieme a “United to End Genocide” e diffondendo i video della campagna italiana con testimonial d’eccezione. Dieci anni fa il Governo del Sudan (GoS) iniziò il massacro contro i civili in Darfur, uccidendone oltre 300.000 e causando lo sfollamento di tre milioni di Darfuri. Nonostante i tentativi di pace, l’uccisione continua anche oggi.
Anche con una forza di peacekeeping delle Nazioni Unite sul terreno, i Darfuri rimangono vulnerabili agli attacchi e continuano a verificarsi estreme violazioni ai diritti umani. Dal 2010, le Nazioni Unite hanno rilevato oltre 200 attacchi in Darfur.

Il GoS è il principale responsabile delle violenze contro i civili in Darfur. Il governo ha ostacolato le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite, ha rifiutato di perseguire i funzionari accusati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, ha bloccato gli aiuti internazionali, ha bombardato i civili, ha esteso i suoi attacchi ai villaggi oltre il Darfur.
Il continuo esodo di oltre due milioni di sfollati ha creato una perenne crisi umanitaria in Darfur. Le Nazioni Unite stimano che un altro milione di persone sono scappate dalle proprie dimore o sono state vittime di violenze negli stati di Abyei, Sud Kordofan, e Nilo Azzurro.
La comunità internazionale si è riunita per riportare l’attenzione del mondo sul Darfur un’altra volta – ora è tempo di entrare nuovamente in azione. Unisciti a noi nel chiedere alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite di porre fine al bombardamento aereo e agli altri attacchi ai civili, di condannare la detenzione arbitraria e le violazioni dei diritti umani a Khartoum e ovunque; di fornire aiuto ai milioni di persone che stanno soffrendo; e di spingere per una giusta e duratura pace per il Darfur e per tutto il Sudan.

Prendi visione dell’informativa per la privacy e firma la petizione globale, promossa da Italians for Darfur con United to End Genocide.

“Come cittadini del mondo, preoccupati per quanto accade ancora in Sudan, chiediamo che vengano spese tutte le risorse a disposizione per portare alla fine la sofferenza del popolo del Darfur e delle altre aree del Sudan sotto attacco, compreso il Nilo Azzurro e il Sud Kordofan; per risolevere la crisi umanitaria; per assicurare i responsabili dei crimini contro l’umanità alla giustizia; per proteggere i deboli e garantire una pace giusta e stabile al Darfur e a tutto il Sudan”
FIRMA

Il 2013 sarà un anno che vedrà impegnate in prima linea organizzazioni come Amnesty International e star internazionali per riportare sotto i riflettori questa grave crisi dimenticata. E grazie all’associazione promotrice nel nostro Paese dell’azione di sensibilizzazione per i diritti umani in Sudan, parte una nuova campagna con testimonial d’eccezione come George Clooney, Monica Guerritore, Fiorella Mannoia e Negramaro.
Un video con foto, musica e parole che raccontano il dramma delle popolazioni del Sudan colpite da fame, malattia e bombardamenti accompagnati dal ritmo incalzante di “Giù le mani dagli occhi”, uno dei più importanti pezzi della band pugliese.

GUARDA E DIFFONDI I VIDEO:

DARFUR10 (1’06)

DARFUR10 (2’02)
Il video è firmato da Vittorio Ferrara, tv producer e regista di Rai e Mediaset, il quale ha saputo concentrare in poco più di un minuto l’essenza di questa crisi.br> La presentazione ufficiale, contestuale alla conferenza per il decennale dell’inizio del conflitto, che si avvale del Patrocinio del Senato della Repubblica, si è svolta nella biblioteca “Giovanni Spadolini, piazza della Minerva, il 20 febbraio scorso. La campagna Darfur 10 ha il sostegno della rete delle Giornaliste indipendenti libere e autonome (GiUliA) e di Articolo 21.
Nel corso della presentazione è stato illustrato il Rapporto 2013 sulla situazione della crisi ed è stata inaugurata la mostra “Volti e colori del Darfur” curata dall’africanista Antonella Napoli che ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica che resterà aperta al pubblico fino a sabato 24 febbraio.
A distanza di dieci anni dall’inizio del conflitto in Darfur, che ha lasciato sul campo 300mila morti e oltre due milioni di sfollati, la situazione nella regione rimane di grande instabilità, in quella che è stata definita la crisi umanitaria più dimenticata del mondo. In sole 48 ore, a metà gennaio, nell’area di Kebkabya – nord Darfur, sono andati distrutti 25 villaggi e 100mila persone costrette alla fuga.
Questo è quanto emerso dalla presentazione del Rapporto “Sudan, Darfur. Dieci anni di crisi”, redatto dall’associazione per i diritti umani Italians for Darfur Onlus.
“Le condizioni di vita degli sfollati assistiti nei campi profughi sono notevolmente peggiorate – ha sottolineato nel corso della presentazione del rapporto Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, rientrata di recente da una missione in Sudan. – Se Khartoum e le Nazioni Unite non riusciranno a colmare al più presto le lacune assistenziali che sia al Nord sia al Sud rendono indegna l’esistenza di quasi 2 milioni di sfollati, la situazione non potrà che deteriorarsi ulteriormente. Chiediamo al governo di permettere alle ong internazionali espulse di tornare nel paese. Se così non fosse, Italians for Darfur proseguirà la propria campagna di sensibilizzazione e di denuncia, ma anche di aiuto alle vittime del conflitto, in particolare i bambini, che maggiormente pagano per questa lunga e spaventosa crisi”.
Diffondi l’hashtag #Darfur10 su Twitter, segui il canale twitter di Italians for Darfur ONLUS.

Grazie.
ITALIANS FOR DARFUR ONLUS
www.italiansfordarfur.it  

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ITALIANS FOR DARFUR ONLUS e’ l’associazione per i diritti umani con sede a Roma, alla quale aderiscono giornalisti, artisti, educatori e operatori umanitari. Il costante impegno e la convinta partecipazione alla causa hanno permesso a Italians for Darfur di accreditarsi da subito presso le Istituzioni e i mezzi di informazione, promuovendo campagne di sensibilizzazione e informazione e progetti umanitari al fianco di organizzazioni locali.

________________________

Iva: i modelli 2013 sono diventati definitivi.

Un interessante approfondimento sui nuovi modelli Iva per l’ anno 2013 con le rispettive novità. Articolo di Ipsoa editore e Pmi Microsoft. Diritti riservati.

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A distanza di poco più di un mese dalla pubblicazione delle relative bozze, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato ieri i modelli definitivi IVA 2013, accompagnati dalle rispettive istruzioni. Si tratta del modello IVA 2013 (periodo d’imposta 2012), disponibile anche nella tradizionale versione “semplificata” (IVA Base 2013), e 26 LP per le liquidazioni periodiche dei gruppi IVA.

Contestualmente l’Agenzia delle Entrate ha provveduto ad un aggiornamento delle sole istruzioni relative ai modelli per la comunicazione annuale dati IVA e del modello IVA 74-bis, per i quali continueranno ad essere adottati – anche per l’annualità corrente – i modelli e le specifiche tecniche attualmente vigenti. Tra le principali novità recepite nella nuova modulistica figura il nuovo regime dell’IVA per cassa, introdotto dall’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012. Conseguentemente all’entrata in vigore del nuovo regime opzionale è stato infatti aggiunto nel quadro VE, relativo alle operazioni attive e alla determinazione del volume d’affari – all’interno del rigo VE 36 – un apposito campo (numero 3), dedicato alle operazioni realizzate in applicazione del suddetto regime, entrato in vigore a decorrere dall’ultimo mese dello scorso anno.

I contribuenti IVA che, dal 1° dicembre 2012, abbiano optato per il nuovo regime, dovranno pertanto indicare nel suddetto campo l’importo complessivo delle operazioni di dicembre 2012, per le quali le relative fatture non siano ancora state incassate. In via del tutto speculare, nel quadro VF, dedicato alle operazioni passive e all’IVA ammessa in detrazione, è stato inserito nel rigo VF 19 il nuovo campo 3 per gli acquisti effettuati da coloro che usufruiscono del nuovo regime.

Come si è anticipato, la dichiarazione IVA 2013 rappresenta la sede in cui i predetti contribuenti dovranno comunicare la propria adesione al regime della “liquidazione dell’IVA secondo la contabilità di cassa”, posto che tale scelta – ai sensi di legge – deve essere comunicata nella prima dichiarazione annuale da presentarsi successivamente alla scelta effettuata. È opportuno precisare, infatti, che i soggetti passivi che opteranno per il regime di IVA per cassa a partire dal 1° gennaio 2013, dovranno comunicare tale scelta solamente nel modello IVA 2014 (periodo d’imposta 2013). A questo fine i dichiaranti dovranno utilizzare il nuovo rigo VO15, barrando l’apposita casella.

Sempre nel quadro VO sono stati previsti anche i nuovi righi VO33 e VO34 riguardanti la comunicazione dell’opzione esercitata dai soggetti che hanno ritenuto di non avvalersi del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (nuovi minimi) e del regime contabile agevolato, previsti entrambi dall’art. 27 del D.L. n. 98/2011. Tra le ulteriori novità presenti nella modulistica si rileva, in un’ottica di semplificazione, la soppressione del quadro VR dedicato alla richiesta di rimborso del credito annuale. A partire dal periodo d’imposta 2012, pertanto, chi intenderà operare tale richiesta dovrà compilare il quadro VX, rigo VX4, così come “rivisitato” nel nuovo modello, fornendo tutte le informazioni ivi richieste.

Nel caso di presentazione della dichiarazione unificata, invece, sarà possibile richiedere il rimborso del credito annuale direttamente attraverso la compilazione del quadro RX del modello UNICO 2013. Tra le ulteriori novità figura infine l’inserimento, nel quadro VL (dedicato alla liquidazione dell’imposta annuale), all’interno del rigo VL 29, del nuovo campo 3 dedicato ai versamenti sospesi a seguito di eventi eccezionali.

Si ricorda che la dichiarazione IVA 2013, relativa all’anno 2012, dovrà essere presentata, alternativamente, nel periodo ricompreso tra il 1° febbraio e il 30 settembre 2013, per i contribuenti tenuti alla presentazione in via autonoma; ed entro il 30 settembre 2013, con riferimento ai contribuenti che presenteranno la dichiarazione unificata all’interno di UNICO 2013. Non si segnalano novità sostanziali con riferimento al nuovo modello IVA 26 LP/2013, per la liquidazione IVA di gruppo (ex art. 73, D.P.R. n. 633/1972), il quale deve essere presentato dalla società capogruppo all’agente della riscossione competente per territorio.

Venendo alla comunicazione annuale dati IVA, come si è detto, il provvedimento pubblicato ieri dall’Agenzia delle Entrate si è limitato ad operare un restyling delle istruzioni accompagnatorie allo stesso, posto che per il relativo modello continueranno ad adottarsi la versione e le specifiche tecniche, così come attualmente disponibili. Stesso discorso per il modello IVA 74-bis, il quale continuerà ad essere utilizzato nella versione attuale per fronteggiare gli adempimenti posti a carico dei curatori fallimentari e dei commissari liquidatori.

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“Il buon giornalista d’inchiesta è per sua natura un discesista”.

 “Il buon giornalista d'inchiesta è per sua natura un discesista”.
Presentazione dei progetti finalisti della seconda edizione
del Premio Tv per il giornalismo investigativo Roberto Morrione
Giovedì 31 Gennaio 2013, ore 18.00.
Roma, Palazzo Valentini, Sala Di Liegro. 
Via IV Novembre, 119/a.
(Ingresso libero fino a esaurimento posti)
Intervengono:
Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21
Marcella Sansoni, presidente giuria del Premio Roberto Morrione
Sandro Provvisionato, Flavio Fusi e Flaviano Masella
tutor dei tre progetti finalisti.
Gli autori dei tre progetti finalisti.
Presenta Marino Sinibaldi, direttore di RadioTre
A seguire:
“Illuminare gli angoli bui, il ruolo del giornalismo d’inchiesta oggi” 
con: Riccardo Iacona (Presa Diretta-Rai Tre),
Maurizio Torrealta (L’inchiesta–Rainews24),
Sigfrido Ranucci (Report-Raitre) e Corrado
Formigli (Piazza Pulita–La7).
IN COLLABORAZIONE CON: Articolo 21, Premio Ilaria Alpi, FNSI, USIGRAI, RaiTeche, Tavola
della Pace, Misteriditalia.it, Scuola di giornalismo Lelio Basso, Gruppo
dello Zuccherificio, UCSI, Liberainformazione.org
MEDIA PARTNER: Internazionale, Rai RadioTre.
WWW.PREMIOROBERTOMORRIONE.IT
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Un messaggio per te ( A message for you ) al Museo Alinari.

Riceviamo e pubblichiamo.

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La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia presenta a Firenze al MNAFA MESSAGE FOR YOU” una mostra dedicata a Guy Bourdin, uno dei fotografi più innovativi e provocatori del XX secolo, realizzata in collaborazione con Samuel Bourdin, Nicolle Meyer, la musa del fotografo e Shelly Verthime, la curatrice del progetto.

L’evento è inserito nelle manifestazioni di Pitti Immagine Uomo 83.

Guy Bourdin è considerato uno degli autori più interessanti del panorama artistico e fotografico del XX secolo: un artista con una percezione dell’arte, della moda, della pubblicità e della vita, unica nel suo genere, caratterizzata da una costante ricerca della perfezione.

Alla fine degli anni ’70 con i suoi scatti Bourdin è stato il promotore e fautore di un radicale cambiamento nell’ambito della fotografia di moda e della creazione per immagini. Nella sua carriera ha lavorato per Vogue e Harper’s Bazaar firmando molte collaborazioni e campagne importanti come quelle per Charles Jourdan, Versace, Gianfranco Ferrè, Ungaro, Lancetti e Roland Pierre. E proprio quaranta anni fa, nel 1972,  pubblicava il suo primo servizio fotografico per Vogue Italia.

Ispirato dal suo mentore Man Ray, dal fotografo Edward Weston e dai pittori surrealisti René Magritte e Balthus, Bourdin ha trascorso gli anni della sua formazione nella Francia reazionaria del dopo guerra, culturalmente intrisa di taboo e censure. Influenzato dalla libertà di espressione tipica del movimento surrealista, e con un certo gusto per la provocazione e la stilizzazione, ha esplorato con grande passione il concetto di desiderio come espressione autentica dell’essere, proponendo nelle sue fotografie ricostruzioni sceniche ambigue, narrazioni suggestive e un’estetica dirompente. La ricerca della bellezza, il tema della vita e della morte, e la sessualità, da lui considerati momenti chiave di ogni esistenza, sono aspetti che ricorrono spesso nei suoi lavori più noti. Visionario dall’immaginazione fervida nelle sue fotografie ha utilizzato spesso la metafora per indagare realtà contraddittorie esaltandone le qualità più sublimi e irrazionali. Capace di creare immagini affascinanti sotto il profilo narrativo, della composizione e dei colori, Bourdin ha esplorato la distanza fra l’assurdo e il sublime. Per quanto molte siano state le sue fonti di ispirazione il suo corpus di lavori restituisce una visione artistica unica e mai convenzionale, il suo sguardo ha rotto ogni convenzione preesistente nella fotografia commerciale e ha contribuito a rinnovare, e spesso a espandere, i limiti della fotografia di moda e dei suoi immaginari più consueti.

A distanza di anni le fotografie di Bourdin non hanno perso quella forza provocatoria che le ha viste nascere e, a quasi 18 anni dalla sua morte, la sua eredità artistica è celebrata dai musei di tutto il mondo e continua a ispirare generazioni di fotografi.

Nata come una ricerca e divenuta poi una pubblicazione e una mostra, A MESSAGE FOR YOU raggruppa la produzione di Bourdin della fine degli anni ‘70 quando, nel pieno della sua maturità artistica, il suo sguardo attento registra i cambiamenti sociali di quel periodo: la libertà sessuale, il capitalismo, gli eccessi del consumismo e la presenza crescente dei media. Tutti temi che trovano la loro perfetta collocazione sulle pagine patinate delle riviste di moda. La mostra cattura il periodo più significativo della sua carriera focalizzandosi su un corpus unico di lavori che Guy Bourdin produsse in collaborazione  Nicolle Meyer, sua musa e modella, che conobbe quando lei era appena diciassettenne.

Le 75 stampe moderne esposte in mostra sono una raccolta di alcune immagini pubblicate su Vogue France e di diverse campagne pubblicitarie come Charles Jourdan, il calendari Pentax e Versace, oltre a una collezione di immagini mai pubblicate provenienti dall’archivio di Guy Bourdin. Completa l’esposizione una proiezione che raccoglie 150 immagini presentando una sorta di viaggio attraverso i paesaggi visivi di Guy Bourdin. Si tratta di una selezione che raccoglie polaroid, testi, annotazioni, negativi, ritratti di Bourdin, che anticipano le fotografie future: un viaggio nella mente curiosa dell’artista, intenso, sorprendente e allo            stesso tempo pieno di humour.
La mostra è accompagnata dal catalogo Guy Bourdin A MESSAGE FOR YOU, a cura di Nicolle Meyer e Shelly Verthime, pubblicato da Steidldangin, edizione inglese (48 euro).

Maggiori informazioni - http://www.alinari.it/mostre/Guy_Bourdin/

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Il ritorno della buonuscita per i dipendenti pubblici.

Tra le diverse novità che sono state inserite nel disegno di legge di stabilità ce ne sono alcune che riguardano le Pubbliche Amministrazioni. Tra le più significative vi è quella del ripristino della buonuscita per i dipendenti pubblici.

Qui sotto un articolo a firma di Carla De Lellis – ItaliaOggi – Pmi Microsoft – diritti riservati.

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Torna la vecchia e cara buonuscita per i dipendenti pubblici. A chi abbia percepito la prestazione in base al regime di trattamento di fine rapporto (tfr, che aveva
sostitutivo le vecchie regole del Tfs), il trattamento sarà riliquidato entro il 31 ottobre 2013. Chiuse di diritto tutte le liti pendenti; nessun recupero
di eventuali somme erogate in eccedenza ai lavoratori dipendenti. La novità, prevista dal dl n. 185/2012, è salvata da un emendamento introdotto al ddl
Stabilità.

Torna la buonuscita.

Il decreto legge n. 78/2010, con effetto dal 1° gennaio 2011, aveva stabilito il cambio di regole per il calcolo della buonuscita dei dipendenti pubblici al fine di
equipararle a quelle dei dipendenti del settore privato. Sulla base di tanto, dal 2011, tutti i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, ricevevano la
prestazione di fine rapporto lavoro calcolata secondo le regole del codice civile. Poi è arrivata la marcia indietro per i dipendenti pubblici, fissata
dal decreto legge n. 185/2012 in vigore dal 31 ottobre, in conseguenza della sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il permanere
della ritenuta del 2,5% a carico dei lavoratori, una volta cambiate le regole di calcolo del trattamento di fine servizio. Il dl n. 185/2012 ha stabilito la
riliquidazione d’ufficio, entro un anno, di tutti i Tfs liquidati in base alle nuove, e adesso abrogate, regole, ma senza procedere al recupero delle
eventuali somme erogate in eccedenza al dipendente.

Con il dietrofront, inoltre, è stata disposta anche l’estinzione di diritto di tutti i processi pendenti, nonché l’inefficacia di tutte le sentenze emesse (tranne
quelle passate in giudicato) in materia di restituzione del contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5% della retribuzione. Le novità,
come accennato, sono raccolte in un emendamento al ddl Stabilità, il quale fissa inoltre, l’estinzione di diritto di tutti i processi pendenti aventi ad
oggetto la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio e fa salvi gli atti e i provvedimenti prodotti sulla base delle disposizioni del decreto legge
n. 185/2012 che non verrà convertito in legge.

Testo unico maternità.

Oltre alle imprenditrici agricole anche le pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne avranno diritto all’indennità di maternità. La
novità, anch’essa prevista da un emendamento al disegno di legge Stabilità, arriva da una modifica al Testo unico maternità (decreto legislativo n.151/2001).

L’indennità verrà corrisposta per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre successivi, in misura pari all’80% della misura giornaliera
del salario convenzionale.

Sempre in tema di maternità, infine, una modifica all’articolo 32 del Tu autorizza la contrattazione collettiva a stabilire le modalità di fruizione del congedo
parentale su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

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Cosa non si fa per spillare quattrini alla gente, sfiorando anche il ridicolo e il paradosso.

La furbizia è una componente di questo mondo. Chi non l’ ha generalmente si attacca………ma in certi casi è davvero troppo. Che la crisi economica si abbatte come una scure sui nostri portafogli è una realtà inconfutabile. Tasse all’ estremo che non chiudono le enormi voragini lasciate da amministrazioni incapaci e ” distratte “, spread altalenante, una vita impossibile dettata da aumenti continui come la benzina che è tra più care d’ Europa, disoccupazione a livelli storici, debito pubblico senza fine, governi inefficienti…….chi ne ha e più ne metta tanto come diceva l’ amato e simpatico Totò…..” E io pago !! “.

L’ affaire dell’ obbligo delle catene nel periodo invernale con la scusa della neve è veramente diventato una barzelletta, esagerato e buffonesco ma soprattutto un business.

Già le Autostrade italiane sono quelle che sono, in considerazione dei pedaggi che richiedono, un servizio spesso imperfetto e per niente snello. Lo stesso dicasi per l’ Anas.  In Toscana questo lo hanno capito da tempo e anche le giunte rosse, per quanto ” umane ” e sociali non si fanno scrupoli per inventarsi qualcosa per raccattare denari dal cittadino.

La Due Mari, la Tosco Romagnola, la tratta dell’ Autosole fino ad Arezzo, Siena Bettolle e l’ AutoPalio sono state ” incatenate ” dagl’ Enti di appartenenza, i quali hanno imposto  il divieto fino a creare un “ labirinto “ senza via di uscita.

Fa molto discutere l’ ultimo provvedimento della Provincia di Livorno su alcuni tratti della viabilità dell’ Isola d’ Elba e che a portato a delle proteste ufficiali da parte del Sindaco di Capoliveri, il quale ha definito l’ ordinanza a dir poco ridicola.

Sanzioni eccessive che vanno dagli ottanta ai trecentoventi euro a cui si aggiungono la penalità di tre punti sulla patente nel caso si venga beccati dalla Polstrada o dai Carabinieri.

L’ isola d’ Elba è la più grande dell’ Arcipelago del Granducato. Tutto il mondo la conosce. Spiagge di sabbia di ghiaia bianca, scogli di granito e acque abbastanza pulite.  Se si esclude il monte Capanne che raggiunge a malapena i mille metri, sul territorio non ci sono sommità di rilievo. La tabella annuale delle temperature minime medie non scende sotto lo zero e la neve qualche volta compare ma quasi mai in quantità massiccia sulle fasce costiere.

La disposizione terminerà il 15 di aprile quando oramai la brezza di primavera induce ad andare la domenica al mare per riposarsi e per fare piacevoli camminate sul litorale. Sdraio, ombrelloni, passatempo non sono mai andate d’ accordo con catene e pneumatici antisdrucciolevoli.

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Morire a Mirbandau.

Venerdì 24 agosto. Villaggio di Mirbandau, sud dell’Afghanistan.

La casa di Haji Abdul Jan, un contadino di 45 anni, viene colpita da un razzo sparato dai militari della coalizione internazionale in risposta all’attacco di un gruppo di talebani.

Vengono feriti la moglie, due figli e due nipoti di Abdul Jan che li porta subito al nostro Posto di primo soccorso a Grishk, a circa mezzora di auto. La figlia Masoma è in condizioni gravissime e purtroppo non supererà il viaggio.

Appena arrivano vengono stabilizzati e trasportati in ambulanza al Centro chirurgico dove il nostro staff li opera immediatamente.

La moglie, il figlio più piccolo e i due nipoti di Abdul Jan sono ora fuori pericolo. Masoma invece è l’ennesima vittima civile afgana, morta solo perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato in una guerra combattuta anche contro una bambina di 5 anni.

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Per maggiori informazioni, donazioni e molto altro ancora visita il sito http://www.emergency.it

Layla, cerchiamo di salvarle la vita.

Layla Ibrahim Issa Jumul, 23 anni, sudanese, è stata condannata a

morte tramite lapidazione il 10 luglio 2012 dalla Corte Criminale di

Mayo, Khartoum, sulla base dell’Articolo 146 del Codice Penale

Sudanese del 1991. La ragazza, accusata di adulterio, è ora detenuta

nel carcere femminile di Omdurman, nei pressi della capitale sudanese,

con il figlio di sei mesi.

<http://3.bp.blogspot.com/-qgoDRpFf-sQ/UBllJad_sBI/AAAAAAAAC4I/mCUod3Dc7n4/s1600/bloody+stone.jpg>

Dopo il successo della mobilitazione internazionale contro la

lapidazione di Intisar Sharif Abdallah, rilasciata lo scorso luglio,

Amnesty International e Italians for Darfur ONLUS rilanciano la sfida

anche questa volta, chiedendo al governo sudanese che venga salvata la

vita della giovane madre e venga riformato il Codice Penale sudanese.

La lapidazione di Layla Ibrahim Issa Jumul è chiaramente in contrasto

con la stessa Costituzione sudanese che sancisce la non applicabilità

della sentenza per donne in stato di gravidanza e in allattamento. Il

processo sarebbe stato condotto in maniera iniqua, senza che la donna

abbia potuto avvalersi del proprio legale, in violazione dell’Articolo

135 del Criminal Procedure Act.

 

Ora si ripresenta l’occasione, dopo il successo delle trascorse

iniziative, di renderci tutti protagonisti nella corsa contro il tempo

per salvare la vita di Layla, donna e madre sudanese, condannata a

morte per lapidazione. Chi non ha già firmato il precedente appello

contro la lapidazione, lo può fare ora, subito.

 

Salva la vita di layla, firma qui

<http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione/index.php>

 

Il successo della precedente iniziativa

 

Italians for Darfur lo scorso 12 giugno aveva lanciato una petizione

per chiedere la liberazione della giovane accusata di adulterio,

Intisar Sharif, obiettivo raggiunto grazie all’impegno delle

organizzazioni che l’hanno rilanciata, tra cui Giornaliste Unite

Libere Autonome, Articolo 21, Associazione delle donne migranti.

Intisar era detenuta in isolamento, con il suo bambino di 5 mesi dal

22 aprile, con l’accusa di adulterio e condannata senza rappresentanza

legale. La vicenda era stata denunciata da Human Rights Watch e

Amnesty International e rilanciata in Italia da Italians for Darfur

che insieme ad Amnesty Italia ha raccolto decine di migliaia di firme.

La notizia è stata confermata ufficialmente dagli avvocati difensori

della giovane donna e dai volontari di “Strategic Initiative for Women

in Horn of Africa” che hanno supportato Intisar e i suoi familiari

durante la detenzione. La giovane è stata rilasciata senza condizioni

e senza alcuna spesa ulteriore.

Salva la vita di layla, firma qui

<http://www.italianblogsfordarfur.it/petizione/index.php>

Vanessa, quella voglia di vivere che non si ferma davanti a niente.

E’ proprio vero quando nella vita c’ è la forza d’ animo e
la volontà si possono superare anche le prove più tremende.

A vent’ anni è ancora tutto intero, recitava una famosa canzone,
ma non per Vanessa che nel 2011 ha iniziato un terribile calvario.

Da una semplice influenza che non si curava nonostante la
massiccia assunzione di antibiotici, un giorno i medici di uno ospedale fiorentino
hanno scoperto che era affetta da una leucemia lifoblastica, di natura maligna e di carattere
progressivo.

Improvvisamente il mondo gli è cascato addosso  stravolgendo pure quella che fino allora era
una famiglia serena e felice.

Chemioterapia, operazioni chirurgiche e trapianto del
midollo spinale, la ragazza ha dovuto lasciare la scuola e quel desiderio di
diplomarsi si stava dissolvendo nel nulla dopo aver fatto tanti sacrifici.

Vanessa è una ragazza mite, “ una secchiona “, capelli neri,
occhi castani e viso acqua e sapone……… una delle tante giovani di oggi, con i suoi
ideali, i suoi sogni…….e gli amici internettiani a dargli calore e affetto………

Ha perso due anni di studi perchè non poteva reggere le lezioni assieme alle cure.

Ma la scuola gli ha permesso di recuperarli indirizzandola a dare gli esami da privatista e studiando a casa in un stanza sterilizzata.

Lunghe ore di lezione con mascherine e protezioni onde evitare qualsiasi
possibile contagio fino all’ esame di Stato che si è svolto nel salotto.

Vanessa ha superato le tre prove scritte e l’ orale, in
maniera brillante e senza fare trasparire un minimo di incertezza.

Voto finale 10.

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Nel triste anniversario le Madri di Srebrenica chiedono ancora giustizia.

  

L’ undici luglio di ogni anno al mausoleo di Potocari nel villaggio di Srebrenica in Bosnia si tiene una solenne e commovente cerimonia nella quale partecipano decine di migliaia di persone da ogni parte del mondo per dare le esequie al continuo ritrovamento dei resti  del vergognoso genocidio avvenuto nel 1995 durante la guerra dei Balcani.

Questa volta sarà dato dignità e sepoltura a 519 vittime, tra cui anche tre donne e sei adolescenti. Dopo 17 anni  giustizia non è stata ancora fatta e purtroppo è probabile che non lo sarà mai. 

Qui sotto ripropongo l’ articolo dell’ anno scorso a cui assistetti alla commemorazione. Lo scritto e le immagini sono parte di un capitolo del mio libro ” Personal Observations “.

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Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i candidi capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti venne trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle persone scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso. Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora. Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha un evidente similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra. La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic. Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo. Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere. E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah. Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti. Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità. Tante bandiere e una marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

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Genova Diaz: una sentenza importante sebbene molto tardiva.

Ci sono voluti undici anni per avere una sentenza definitiva sugl’ incresciosi fatti dell’ assalto e l’ ignobile pestaggio alla scuola Diaz durante i concitati giorni del G8 di Genova. Analizzando il percorso con cui è arrivata ci fa comprendere ancora una volta le lungaggini, la poca efficienza e la scarsa credibilità della Giustizia italiana.

La Corte Suprema della Cassazione ha confermato il verdetto precedente del 2010 che aveva pronunziato la Corte di Appello ligure e che aveva ribaltato il giudizio in primo grado dove i vertici delle forze dell’ ordine erano stati tutti incredibilmente assolti.

I commenti in queste ore sono stati i più disparati: di massimo rispetto verso la Magistratura, di esaltazione, ( a Roma è stata addiruttura organizzato un incontro per festeggiare ) ma anche di perplessità poichè non rende totale Giustizia alle vittime.

Qui sotto inserisco il capitolo per intero ” Genova Days ” del mio libro di testi e immagini Personal Observations e che ripercorre gl’ avvenimenti di quei giorni del luglio 2001.

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Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era stato formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale,  il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi. Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene  vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti. In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

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