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Archivio per la categoria ‘Primo piano’

Storie di disperazione: “Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto…”

22 Aprile 2015 Commenti chiusi

«“Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto” racconta M. “In quattro giorni nel deserto abbiamo mangiato una volta sola. Potevamo bere due volte al giorno, non una di più. Ci hanno fatto lavorare in tutti i Paesi che abbiamo attraversato”. Il viaggio di M. dal Mali all’Italia è durato più di un anno. “Il peggio è stato in Libia, ci facevano lavorare e poi ci rubavano tutto quello che guadagnavamo. Vivevamo ammassati in una casa piccola, troppo piccola… Nessuno dei miei familiari ha mie notizie, non sono ancora riuscito a chiamarli…”

“Nemmeno i tuoi genitori?” chiedo. Le lacrime scendono sul viso di M. Come si consola un uomo?

Le sue lacrime scendono lente, ha un maglione col collo alto, le lascia scivolare fino a metà guancia e le asciuga allungando il collo del maglione. Ho lo stomaco chiuso e le gambe pesanti. Fatico a trattenere le lacrime, ho anch’io il collo alto, faccio a mia volta come lui, le lascio scendere a metà guancia e poi le asciugo.

M. ci racconta dello sfruttamento e delle violenze subìte. Ne porta i segni, in gran parte sul torace; i piedi sono gonfi. Negli ultimi due giorni del suo viaggio, durante la traversata del Mediterraneo, hanno cambiato scafo. Quello con cui sono arrivati era talmente piccolo che si sono ritrovati seduti uno sull’altro. Le mani sono quelle di chi ha lavorato sodo la terra, le riconosco, vengono da lontano nella mia memoria, dai miei nonni forse.

Quando sono partita per questa esperienza, diversi tra conoscenti e parenti continuavano a “mettermi in guardia” sulle malattie diffusive o infettive che a loro detta avrei rischiato di contrarre. Io, controbattendo con informazioni scientifiche, facevo notare l’insensatezza di questi allarmismi.

Queste persone avevano però in parte ragione. In effetti un contagio è avvenuto: di comunità. Di spirito di consapevole e comune uguaglianza, di consapevolezza dei diritti inalienabili, di informazione continua, di accoglienza, di semplicità, di umanità.
Mentre sono in viaggio per rientrare a casa a fine missione, nel mio piccolo paese che a sua volta ospita una comunità di ragazzi richiedenti asilo, sento questa “malattia” espandersi e mi domando come diffonderla. Quella sì che sarebbe una bella epidemia».

– Gessica, mediatrice del team di Emergency presso il Centro Umberto I a Siracusa, dove il nostro staff offre assistenza sanitaria gratuita ai migranti che sbarcano sulle coste del sudest siciliano.

Per informazioni, donazioni, aiuti visita il sito http://www.emergency.it

Quattro anni dalla morte di Vittorio Arrigoni.

11 Aprile 2015 Commenti chiusi

Sono passati quattro anni dalla morte di Vittorio Arrigoni e la situazione in West Bank e nella Striscia di Gaza non è per niente migliorata. Una lunga scia di sangue continua imperterrita senza che la Comunità Internazionale riesca a trovare delle soluzioni adeguate in questa terra martoriata mentre tra arabi ed ebrei si convive, per così dire, senza esclusioni di colpi, barriere, occupazioni, attentati….

Un odio ininterrotto oramai domina la regione da lunghi anni e se il succedersi dei ” Grandi Uomini Politici ” non è servito a niente ci sono persone comuni che sul campo cercano di portare pace, solidarietà, aiuti umanitari e speranza. 

Come lo era Vittorio Arrigoni.

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Ieri, 24 Aprile 2011, Bulciago, provincia di Lecco.

Tanta gente, occhi lucidi, scroscianti applausi, una lettera attaccata alla porta di entrata del palazzetto e scritta da un profugo arabo. Un ramoscello d’ ulivo appoggiato sulla bara accanto al kefiah e all’ amato capello nero mentre un coro di innocenti fanciulli canta Blowind in the wind e poi Bella Ciao.

Il mondo di Vittorio Arrigoni, dei giovani, dei numerosi amici ma anche una delegazione venuta dalla lontana Palestina e il vescovo di Gerusalemme.

E’ il testamento di Vik come volesse dire che le differenze tra i popoli, le contrapposizioni delle religioni si superano soltanto con l’ amicizia, la fraternità e l’ aiuto ai più deboli.

Il piccolo paese di Bulciago ha dato l’ estremo saluto al pacifista ucciso dai malvagi salafiti e che ha commosso l’ Italia, ma le bandiere tricolori sono state poche nel giorno del dolore.

Pace soltanto Pace e giustizia, sono le parole con una punta di polemica degl’ amministratori locali verso il Governo, per un ragazzo di soli 36 anni che ha pagato con un prezzo altissimo quelli che definiva i suoi sogni e gl’ ideali, talmente possenti da scegliere  la tormentata enclave di Gaza Strip come residenza stabile.

Ed è proprio quella terra che lo ha tradito. “ Restiamo umani “ era la firma con cui chiudeva ogni post del  blog ” Guerrilla Radio “, i reportage per il Manifesto, sicuramente scomodi a qualcuno poiché veritieri.

Adesso è difficile rimanere solidali dopo quello che abbiamo visto e soprattutto dopo anni di rancori, d’ Intifada, di razzi Qassam sulle città costiere, di occupazioni, barriere di cemento, carri armati e filo spinato, in un massacro che sembra non avere mai fine.

L’ International Solidarity Movement sezione Italia durante la cerimonia ha adagiato sul prato circostante tre grandi striscioni, i quali elencavano i 1414 morti ammazzati nella Striscia di Gaza.

Nella sintetica omelia della messa il sacerdote Don Roberto Crotta ha voluto ricordare Vittorio Arrigoni come un Uomo autentico, coraggioso per le scelte di vita e paladino della libertà, e che la sua utopia come qualcuno l’ ha definita in questi giorni sulla stampa, è invece una speranza che tutti noi desideriamo che non rimanga vana.

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Il feretro di Vittorio Arrigoni sul tappeto della cerimonia -Immagine di Gianluca Fiesoli.

Sposarsi e separarsi immediatamente.

4 Aprile 2015 Commenti chiusi

Che il matrimonio sia sempre stato un percorso e un progetto difficile da realizzare nella maniera migliore è oramai un fatto più che appurato. Nei tempi moderni, poi, ne vediamo di tutti i colori: le statistiche ci confermano che la famiglia è in crisi e il numero delle nuove unioni è in netto calo.

I fattori sono i più disparati ma l’ instabiulità economica, la libertà sessuale con l’ incompleta gratificazione emozionale, l’ emancipazione femminile, lo stress e la perdita dei valori inducono allo scetticismo generale.

E anche i nostri genitori, che di esperienza ne hanno da vendere, spesso ci ricordano con frasi di monito che ” sposarsi è un errore e che si fa comunque solamente una volta nella Vita “.

Tuttavia esistono persone che si vogliono bene, che trovano un punto di accordo nella quotidianità e che il sentimento, il rispetto hanno comunque una sua forza e sono un propulsore della nostra esistenza.

Se per la religione cattolica il matrimonio ha ancora una sua valenza, un sua importanza e quindi la creazione e il dovere di formare una famiglia sono considerati intoccabili, anche per l’ Islam, con le proprie contraddizioni, non vi è spazio per il celibato e quindi vi è un obbligo di credenza in questa realizzazione.

All’ assurdità e alla stupidità non c’ è mai fine…….Succede a Medina, in Arabia Saudita. Un uomo e una donna si sono sposati senza essersi mai visti nè incontrati. Ma il matrimonio è finito poco dopo la cerimonia, quando è stato il momento di scattare le foto di rito.

Il marito ha visto finalmente in faccia per la prima volta la sposa e ha subito chiesto la separazione. “Non sei la donna che immaginavo di sposare. Mi dispiace ma voglio divorziare” ha detto con parole dure e decise.
Secondo il giornale locale Okaz che da ampio spazio alla notizia, lo sposo quando ha visto il volto di sua moglie l’ha liquidata dicendole che non era come se l’aspettava.

La donna sembra abbia preso un esaurimento nervoso ed è tornata a casa sua.
Come avviene in questi casi su internet si è scatenata la polemica con insulto nei confronti del marito, giudicato “insensibile e irresponsabile”.

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Eclissi totale di sole, uno spettacolo ammaliante. Qualche ( piccolo ) consiglio per fotografarla.

20 Marzo 2015 Commenti chiusi

Ne ho vista una sola nella mia vita, ma l’ ho guardata bene e da ” vicino ” se così si può dire……

L’ eclissi totale di sole, ma anche quelle minori rappresentano da sempre per l’ Umanità, per la gente comune, lo studioso oppure il semplice appassionato, un evento straordinario da vedere e da sognare……

Se la vogliamo dire tutta è anche un motivo per stare insieme, quasi fosse una partita o al meglio per isolarsi e riflettere……

Il fenomeno, si ripete a distanza di anni e migliaia di persone si organizzano per il momento decisivo. Quel passaggio che dura poco ma che oscura tutto rendendo un atmosfera magica.

E’ un avvenimento oltre alle sue particolarità che ci riporta ad una dimensiona più umana, più vera di fronte alla forza della Natura e del Cosmo, la quali ci ricordaano che l’ Uomo è comunque un debole in confronto ad esse e ci consiglia che dovremmo portargli sempre rispetto.

Correva l’ anno 1999. Non mi fu difficile andare in Austria dato che mi trovavo già in nel nord d’ Italia e quindi raggiungere Salisburgo, considerato all’ epoca, ” il punto di osservazione ” migliore di tutto il continente europeo.

Ma come si fotografa un eclissi, dirà qualcuno. In tante maniere, ma se vogliamo delle immagini belle necessitano tre cose fondamentali. Un obbiettivo di focale più lunga possibile ( almeno un 600 mm ) visto che la distanza è abissale. Poi un robusto treppiede e un corpo macchina veloce e perfetto nell’ AF poichè il passaggio è rapido e quindi ci sarà pochissimo tempo di esecuzione in special modo se vogliamo fare una sorta di bracketing che illustra tutte le varie sequenze dell’ attraversamento.

Oggi con la fotografia digitale è sicuramente più facile in quanto abbiamo a nostra disposizione un infinità di scatti senza dovere cambiare pellicola come si faceva una volta. I corpi hanno ” buffering ” e le schede sono potenti e perciò ce lo consentono. Inoltre possiamo rivedere nell’ immediato e quindi correggere qualcosa.

Resta però il fatto che dobbiamo avere dell’ esperienza poiche la forte luce che attraversa le lenti e giunge al sensore può avere delle ” fughe, riflessi e sbalzare facilmente l’ esposizione e anche far ” ballare ” la messa a fuoco rendendola quindi imprecisa.

Per finire è utile anche l’ impiego dei filtri, polarizzatore oppure Neutral Density come gli strumenti a protezione degl’ occhi, poiche durante il fenomeno scatteremo attraverso il mirino della camera.

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Foto Fiesoli: Eclissi totale di sole, Salisburgo, Austria, 1999. Fiesoli. Treppiede Manfrotto, Nikon F5, pellicola Fujichrome, obbiettivo 600 mm.

 

 

 

L’ Ebola continua, purtroppo.

20 Marzo 2015 Commenti chiusi

Gino Strada ci aggiorna su quello che succede in Sierra Leone:

«Ci sono ancora più di cinquanta nuovi malati di Ebola ogni settimana in Sierra Leone, la metà qui nella zona di Freetown, dove c’è il Centro di Emergency. Purtroppo la maggior parte di loro ha una forma particolarmente grave della malattia, spesso mortale. Ci preoccupa il pensare che ci sia qualcosa di nuovo, che il virus stia cambiando, che diventi ancora più cattivo. Da mesi non vedevamo casi così gravi, e ora stanno diventando la norma quotidiana. Siamo frustrati, non riusciamo a capire. Dopo sei mesi stressanti, e nonostante gli sforzi di molti, ancora non riusciamo a decifrare questa terribile e complicata malattia.

Così per migliorare l’umore condivido con voi questa foto appena ricevuta. È Memunatu, la bambina di 7 anni curata nel reparto di rianimazione per 12 giorni: è il momento di lasciare l’ospedale, e Michela – che tutti qui chiamano “madre” – la accompagna fuori dal recinto.
Via da Ebola, buon viaggio».

- Gino Strada, Freetown, Sierra Leone, 17 marzo.

Per maggiori informazioni visita il sito    http://www.emergency.it

 

 

 

 

 

 

 

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Per l’ Amore di Parigi.

11 Marzo 2015 Commenti chiusi

Nell’ambito di EXPO IN CITTÀ, Comune di Milano | Cultura, Polo Musei Storici e Musei Archeologici, la Fratelli
Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e l’Estate Brassaï, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in
Italia e in collaborazione con Comune di Parigi, Dipartimento Mostre; Institut français Milano e Camera di
Commercio e Industria francese in Italia presentano a Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, in anteprima
in Italia, la mostra a cura di Agnès de Gouvion Saint Cyr: “Brassaï. Pour l’amour de Paris”, dal 20 marzo al 28 giugno
2015 con conferenza stampa e inaugurazione giovedì 19 marzo, ore 12 e ore 18.
La mostra, una selezione di circa 260 fotografie originali, è stata ideata per il Comune di Parigi da Philippe
Ribeyrolles, nipote di Brassaï e gestore dell’omonimo Archivio (Estate Brassaï), ed esposta all’Hotel de Ville dall’8
novembre 2013 al 29 marzo 2014. A corredo della rassegna milanese sono previsti seminari a Palazzo Morando e
una retrospettiva cinematografica, proposta dall’Institut français Milano presso la propria sala cinema nella sede di
Corso Magenta 63, con proiezioni a ingresso libero il 31 marzo e il 14 e 21 aprile 2015, sempre di martedì alle ore
20.00.
“Brassaï. Pour l’amour de Paris”, dedicata all’opera intensa e luminosa di uno dei più grandi fotografi del Novecento,
racconta la storia eccezionale di una passione, quella che ha unito per più di cinquant’anni il fotografo agli angoli e ai
più nascosti recessi della capitale francese, ma anche a tutti quegli intellettuali, artisti, grandi famiglie, prostitute e
mascalzoni, che hanno contribuito alla leggenda di Parigi. Sarà così l’occasione di una vera e propria scoperta,
l’opportunità di conoscere l’intensa attività di questo straordinario autore che approda a Parigi ancora bambino e
che per tutta la vita vivrà la capitale francese come fonte delle sue riflessioni e fil rouge del suo lavoro.
Nato nel 1899 a Brasso (l’attuale Bra?ov) in Transilvania, Gyula Halász (prende il nome di Brassaï quando inizia a
fotografare nel 1929) ha solo quattro anni quando suo padre lo porta con sé a Parigi, dove è stato invitato, in qualità
di professore di letteratura, a trascorrere un anno sabbatico. Questo periodo affascina il giovane e resta impresso
nella sua memoria.

ANNI FOLLI E LUNGHE PASSEGGIATE NOTTURNE

Il fascino per Parigi porta infatti Brassaï a raggiungere la “Ville des lumières” nel 1924, dopo i suoi studi d’arte a
Berlino. Ben presto incontra Robert Desnos e Jacques Prévert, i quali lo inseriscono nell’ambiente degli artisti e degli
intellettuali che hanno contribuito a rinominare gli Anni Folli di Montparnasse e lo introducono al surrealismo.
Brassaï in quegli anni ricerca gli oggetti più ordinari e ne trasforma il significato, osa giustapposizioni insolite e
defamiliarizza la percezione, togliendo il reale dal suo contesto. Il suo pensiero si concentra nel trasformare il reale in
decoro irreale. Ecco come nascerà la sua ostinata ricerca dei graffiti a partire dal 1929.
Allo stesso tempo Brassaï inizia a inseguire, nella luce notturna della città, una Parigi insolita, sconosciuta e finora
non degna di attenzione. Durante le sue lunghe passeggiate che lo portano solo o in compagnia di Henry Miller,
Blaise Cendrars e Jacques Prévert, complici nell’alimentare le sue curiosità, rende visibili le umili prostitute dei
quartieri “caldi” o i lavoratori della notte alle Halles, trasforma il rigore classico dell’architettura parigina in scene
particolari e fissa l’insolita bellezza delle silhouettes fuggitive, delle illuminazioni accecanti o delle nebbie della
Senna. Questo flaneur impenitente descrive la città seguendo i punti di vista che gli sono propri e che la luce
cittadina gli offre, come la visione panoramica di Parigi dall’alto della torre di Notre Dame, il riflesso ripetuto
all’infinito degli archi del ponte sulla Senna, la pavimentazione dei Jardins des Tuileries disegnata dall’ombra dei
cancelli, i fiori del castagno che emergono dalla notte come un bouquet nuziale o le apparizioni delle “belle di notte”
nei portici oscuri.
AMICIZIE SURREALISTE

Nel 1932 Picasso, impressionato dal lavoro di Brassaï, gli affida il compito di fotografare la sua opera scultorea, fino
ad allora sconosciuta e che deve essere pubblicata nel primo numero di una nuova rivista d’arte: “Le Minotaure”. I
due artisti scoprono di avere gusti e affascinazioni in comune che hanno segnato il loro lavoro: le atmosfere sensuali
delle Folies Bergères, e non è sorprendente per questi innamorati delle forme femminili o di quelle, sempre
misteriose, delle feste alle fiere in cui regnano cartomanti e indovini. Tra tanti spettacoli, quello che attira
maggiormente la loro attenzione è certamente il circo. Qui vi ritrovano la bellezza dei corpi umani e la virtuosità
degli sforzi fisici, il dialogo tra la bestia e l’uomo, il senso dell’equilibrio e il gusto per il mistero.
PARIGI, BELLA DI GIORNO

Scopritore infaticabile della Parigi notturna, Brassaï non è insensibile al fascino della capitale alla luce del giorno. Egli
ci propone così una visione del tutto personale dei giardini del Luxembourg, una sedia abbandonata, un leone
minaccioso sotto la neve, piccoli artigiani – il gelataio, il venditore di palloncini, un fotografo ambulante, il giardiniere
che raccoglie le foglie o le statue svestite.
Prova la stessa naturale empatia per gli argini della Senna che egli percorre per incontrare gli innamorati, i pescatori,
i senza tetto e persino i cani. Passa da un quartiere all’altro – il Quartiere Latino, Bercy, Auteuil – e analizza le
specificità di ciascuno. Mentre documenta la vita reale di questi spazi, sa anche catturare “lo spirito di ogni quartiere
di Parigi: la folla elegante di rue de Rivoli, i passanti davanti ai negozi dei Grands Boulevards, i carbonai lungo la
Senna a Bercy, ma anche l’imponenza dei monumenti, la torre Eiffel, l’Arco di Trionfo e soprattutto Notre-Dame e i
suoi doccioni zoomorfi che rappresenta di giorno, come di notte. Così, da qualsiasi lato si guardi il suo lavoro, vi si
ritrova Parigi, sempre Parigi”.
CONFERENZA STAMPA E INAUGURAZIONE MOSTRA
Giovedì 19 marzo 2015, ore 12 (solo giornalisti) e ore 18 (su invito)
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, via Sant’Andrea 6, Sala Conferenze
INTERVENTI
Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano
Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura del Comune di Milano
Claudio Salsi, Direttore del Settore Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Storici del Comune di Milano
Isabelle Cohen, Direttore Dipartimento Mostre del Comune di Parigi
Claudio De Polo Saibanti, Presidente Fondazione Alinari
Agnès de Gouvion Saint Cyr, Curatrice e commissario mostra

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La Grande Guerra alla Biblioteca Alinari.

4 Marzo 2015 Commenti chiusi

Alinari presenta la mostra fotografica
“La grande Guerra”,
presso la Biblioteca Alinari,
in largo Alinari 15 a Firenze.

Lunghe marce nella neve. Il silenzio della montagna. Il boato ed il fragore di un cannone. Il rombo di un aereo. Contrasti improvvisi e forti, come il bianco ed il nero delle immagini che Alinari propone nella mostra fotografica in ricordo della  Prima Guerra Mondiale, a 100 anni dall’ingresso dell’Italia nel conflitto.

L’esposizione presenta una selezione di 40 immagini che ripropongono la guerra di trincea e i momenti ufficiali, le città, la vita dei soldati e quella dei prigionieri, i “prodigi” dell’industria bellica e del genio militare e i primi velivoli utilizzati in battaglia.

In ogni situazione il protagonista è l’uomo, che nonostante le terribili condizioni cerca di vivere e sopravvivere. Un percorso fotografico che fa riflettere sulla terribile condizione imposta da un conflitto e sulla capacità delle persone, qualunque sia il ruolo assegnatogli, di resistere alle avversità.

È possibile vedere una selezione delle immagini ed un estratto del video presente in mostra al seguente indirizzo internet: http://shop.alinari.it/it/speciali/la_grande_guerra-233

La mostra sarà aperta fino al 30 Aprile con orario: Lunedì e venerdì 9-13.
Da martedì a giovedì 9-13 e 14-18.

Ingresso libero
Biblioteca Alinari
Largo Alinari 15
Firenze

Per ulteriori informazioni:
Fratelli Alinari
press@alinari.it
Tel. +39 055 2395203+39 055 2395203

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Quando si dice la fotografia e il coraggio……..

13 Febbraio 2015 Commenti chiusi

Che a monte della fotografia ci sia una passione interna è noto per i professionisti e i dilettanti. In questo caso la differenza tra le  due categorie non è molta.

Al cuore e allo scatto……. non si comanda. Soprattutto quando vivi e operi nella Striscia di Gaza o in luoghi simili e tumultuosi.

Lo dice uno che ci è stato diverse volte. In questi luoghi devi avere e dare un qualcosa in più…..e non si tratta certamente di guadagno e nemmeno di notorietà se poi puoi rimetterci in taluni casi anche la pelle.

Questa breve storia, raccontata dal Corriere della Sera -  http://sociale.corriere.it/io-reporter-torno-a-fotografare-sulla-striscia-di-gaza-in-sedia-a-rotelle/  ha certamente, oltre i dettagli e la notizia, un suo profondo significato.

Articolo a firma di Paola Arosio – tutti i diritti sono riservati.

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«Io, reporter, torno a fotografare sulla Striscia di Gaza in sedia a rotelle»

di Paola Arosio

In primo piano c’è una donna col capo coperto, intenta a scappare mentre dal cielo piovono schegge di morte. Sullo sfondo cumuli di macerie a perdita d’occhio, deserto di solitudine e distruzione. Questa è una delle foto scattate a Gaza da Momen Faiz, giovane fotografo palestinese costretto su una sedia a rotelle dopo che, nel 2008, i proiettili israeliani gli hanno portato via le gambe.

«È successo mentre ero in servizio», racconta. «Indossavo un cappello e un giubbotto con la scritta “stampa”. Mi ero appostato per fotografare la frontiera chiusa, che impediva il passaggio delle merci necessarie a festeggiare la Id al-Adha, la tradizionale festa islamica del sacrificio».

Di colpo frastuono, sangue, poi più nulla. Momen non può più camminare, resta invalido per sempre.

Una vita, la sua, che non è mai stata facile. Orfano di padre, è il più piccolo di sette fratelli. Nonostante le tante bocche da sfamare, sua madre crede nel valore dell’istruzione: Momen si iscrive alla facoltà di Giornalismo e media, anche se l’incidente blocca il suo percorso.

Si ferma, ma non si arrende. «Dopo quell’attacco la mia vita è cambiata», spiega, «ma io ho scelto di continuare il mio lavoro». Così ogni mattina esce di casa con la macchina fotografica per immortalare la tragedia che travolge Gaza. Ovunque strazio e macerie.

Tornare sui campi di battaglia non è facile per chi ha subito un trauma come il suo. C’è la disabilità, c’è la paura. Ma c’è anche la voglia di continuare a essere un fotoreporter, di documentare crimini e massacri, perché sia i contemporanei che i posteri ne abbiano memoria. Chi crede ancora che esistano guerre giuste dovrebbe conoscerlo di persona o almeno parlarci mezz’ora al telefono. Dovrebbe guardare le sue foto, un grande, pacifico manifesto contro tutte le guerre.

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Ricordando Elisabetta Catalano con un antologia di scritti di Alberto Moravia.

5 Gennaio 2015 Commenti chiusi

In queste ore è deceduta Elisabetta Catalano una delle migliori ritrattiste italiane degl’ ultimi decenni.

Oltre le immagini e il suo contributo all’ Arte in generale, voglio ricordarla con un antologia di scritti di Alberto Moravia stilati nel lontano 1987, i quali ne riprendono nel significato la stima, le differenze e le analogie tra fotografia e pittura ma in particolar modo di quello che un ritratto creato da un artista ne rimarrà dopo la fine della sua esistenza terrena e quando verrà rivisitato tra un secolo.

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Cara Elisabetta, un tempo, dopo tutto non molto lontano, ( ricordo il ritratto di mia madre nel nostro salotto ), i pittori tramandavano alla posterità volti fugaci ma precisi e completi, apparsi nel caos e nella nebbia dei giorni.

Erano i volti di quel puzzle che si chiama società e che, appunto, come i pezzi in disordine di un puzzle, la posterità qualche voltasi adopera ad aggiustare l’ uno in rapporto con l’ altro fino a ricomporre, bene o male, un quadro convincente dell’ intero corpo sociale. In realtà, un ritratto,  qualsiasi ritratto allude, prim’ ancora che a se stesso, alla società di cui la persona ritratta fa parte. La questione è sapere di quale società si tratta.

Lo stesso avviene oggi con le fotografie. Tra ritrattistica in pittura e ritrattistica in fotografia non c’ è grande differenza: in ambedue, l’ occasione crea l’ ispirazione. Ma l’ occasione a sua volta non è casuale, senonché il fotografo, come già il pittore, non lo sa o, che fa lo stesso, finge di non saperlo.

Ma con il tempo si ci accorge che tutti quei volti studiosamente fotografati, oltre che sembianze individuali, sono anche pezzi di un puzzle che chiede di essere ricomposto. La differenza tra pittura e fotografia sta semmai nel fatto che il pittore, più sperimentale, può anche non essere un inconscio sociologo; il  fotografo con le sue infinite riprese del reale lo è quasi sempre.

Tu sei andata avanti a fotografare per anni donne belle e mondane, registi famosi, pittori celebri, scrittori di chiara fama, attrici in odore di divismo, potenti politici, e altri. Insomma persone, che, ricostituendo appunto il puzzle sociale al quale ciascuno di loro pare alludere, diventerebbero automaticamente personaggi.

Allora si saprebbe chi sono e cosa contano nel puzzle Benigni con la sua zazzera, Leone con la sua barba patriarcale, Stefania Sandrelli con il suo piccolo seno protetto dalle palme, Bertolucci con il suo cappello calato sugli occhi, Rosi con il suo berretto da mafioso, Guttuso col suo bicchiere, Antonioni con il suo riso antico, Pontecorvo con il suo maglione, Pertini con la sua pipa, Bonito Oliva con il suo sorriso impaziente, Andreotti con le sue dita intrecciate, la Betti e Pasolini con il loro contrappunto, Calvino con il suo presagio, Ottieri con la sua grassezza, Arbasino con i suoi baffi, io stesso con il mio sguardo indicatore ( ma di che ? Anche Pirandello fu fotografato con lo stesso sguardo da sotto in su, che sia un vezzo dei romanzieri ? ) e così via e così via.

Tutti questi ritratti, rivisti o come si dice oggi rivisitati, tra un secolo, ( se ci sarà ancora quella misura di tempo che va sotto il nome di secolo ) si ricomporranno senza dubbio in un solo quadro di puzzle, essendo appunto oltre che ritratti individuali istantanee di funzioni e faranno esclamare: ” Ma questa era una società di …….., organizzata intorno a……., legata a……., interessata soprattutto a……….” ecc. ecc.

Giuro che questi miei puntini non hanno sottointesi. Io ne so quanto te, anzi meno di te. Sento che ogni pezzo di puzzle allude al quadro completo ma ci vorrebbe troppo tempo per ricomporre il quadro e poi i quadri di puzzle sono per lo più deludenti.

Meglio dunque tenersi all’ individuo che in fondo è il vero mistero e contemplare questo mistero con ammirazione, con curiosità e con simpatia.

Come hai fatto tu con la tua macchina fotografica.

Alberto Moravia, 1987.

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Un aspirante canditato….

23 Dicembre 2014 Commenti chiusi

Si sa….l’ ambizione ma soprattutto la voglia di cambiare lo stato delle cose è da sempre uno stimolo e uno scopo di vita. Talvolta anche in politica sebbene resta il fatto che molto dipende dagl’ altri.

Fabio Cintolesi  impegnato da tempo nel Movimento 5 Stelle si candiderà per le prossime elezioni regionali della Toscana nel 2015.

Per chi avesse voglia di ascoltare i suoi propositi può visionare questo video.

https://www.youtube.com/watch?v=DKmjTlSC2S4

Come amico gli faccio un sincero ” in bocca al lupo……..e che crepi il lupo !!! “.

Video importato

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E’ scomparso René Burri.

Anche René Burri ci ha lasciato e la fotografia perde uno dei più fantasiosi autori del dopoguerra. Nato a Zurigo subisce l’ influenza dei Maestri J. Itten e Hans Finsler. All’ inizio degl’ anni cinquanta però gli esordi professionali sono rivolti come assitente operatore video, un interesse che poi, oltre alla fotografia, svilupperà e perfezionerà nel corso degl’ anni creando alcuni significativi documentari televisi e cinematografici.

Nel 1955 sale all’ attenzione mondiale del giornalismo con i reportage per Paris Match e dal 1956 inizia una collaborazione con l’ Agenzia Magnum diventandone membro nel 1959.

Nei due decenni successivi, che restano, forse il miglior periodo della fotografia europea, Burri si dedica alla ripresa di eventi internazionali alternandosi alla ritrattistica di importanti personaggi.

Poi seguendo  la lezione di Itten il pensiero creativo s’ incentra sulla ricerca dei colori nelle grandi città realizzando esuberanti fotocollages.

Diventato famoso al grande pubblico per una foto di Che Guevara, il suo amore e la curiosità per Cuba lo ha seguito per tutta l’ esistenza e che ne ha trasmesso una testimonianza  autentica e intensa.

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Foto: Fidel Castro 1963 – René Burri ©.

I fotografi professionisti scendono in piazza: Roma 11 Novembre 2014.

www.fotografi-uniti.com

Di cosa si tratta

E’ una manifestazione pacifica di fotografi professionisti che si terrà a Roma, a piazza

Montecitorio, il giorno 11 novembre 2014.

NON cerchiamo posizioni di privilegio.

NON proponiamo chiusure corporative, ormai vecchie ed insensate.

NON pretendiamo alcuna esclusiva dell’espressione fotografica.

Semplicemente:

I fotografi professionisti in regola chiedono che le stesse regole valgano per tutti

Lo fanno incontrandosi a Roma, l’11 novembre 2014.

Se vuoi essere parte di questa voce, registrati a www.fotografi-uniti.com

Quali sono questi problemi?

Chiariamoci, per evitare malintesi.

Ammiriamo ed apprezziamo chi ama la fotografia e la pratica con rispetto, per il piacere di creare e condividere.

Costoro contribuiscono a rendere viva e vivace la fotografia a livello mondiale.

Chiediamo rispetto ed attenzione per chi esercita la professione fotografica, e lo fa con passione, competenza ed adeguandosi alle regole fissate dalla società civile, perché cerca anche un giusto guadagno dal suo mestiere.

Ma  non  riteniamo  giusto,  né  da  difendere,  il  comportamento  di  chi  -  fingendosi fotoamatore – vende, di fatto, la sua opera senza rispettare le regole.

Costui scredita la fotografia come mezzo espressivo ed al contempo affossa gravemente il mercato fotografico ai danni di chi esercita in regola la professione di fotografo.

Cosa volete concretamente?

Che si conosca la situazione per quella che è.

I fotografi professionisti non lamentano il disagio del cambiamento del mercato: accettiamo volentieri il rinnovamento e la sfida sul piano della attualità.

Quello che lamentiamo, segnalandolo, è che uno stato di cose iniquo, controproducente ed illegale venga passivamente tollerato, per insipienza o disinformazione.

Desideriamo che l’Agenzia delle Entrate si pronunci, a seguito delle reiterate Istanze in tal senso, per chiarire cosa davvero possa essere inteso come prestazione occasionale in ambito

fotografico (ed anche i molti altri settori) e cosa no.

Desideriamo che chi inizia l’attività fotografica lo faccia con il piacere e l’entusiasmo di una nuova stupenda avventura, quale è, ma lo faccia documentandosi e rispettando l’ambiente

professionale. Siamo pienamente disposti a dare una mano, gratuitamente, a chiunque voglia

iniziare la sua attività a farlo nel migliore dei modi.

Desideriamo che le persone che animano e dirigono le Istituzioni colgano la nostra volontà di collaborare, ma anche il desiderio di essere ascoltati, proprio perché parte attiva, e comunicante, e collaborativa di quella comunità che l’Istituzione dovrebbe aiutare a funzionare al meglio.

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Per partecipare

La partecipazione è libera ed aperta a tutti i fotografi professionisti.

Per aderire alla manifestazione, è indispensabile registrarsi al form:

www.fotografi-uniti.com

associazione nazionale fotografi professionisti tau visual

associazione@fotografi.org

www.youtube.com/tauvisual

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La Polveriera Mediorientale: agorà pubblica.

Il M5S di Firenze organizza una serata informativa e di approfondimento che punta la lente sui numerosi e tragici conflitti che stanno divampando in Medioriente.

Un’agorà pubblica, sulla “polveriera”mediorientale”: una guerra perpetua alimentata dalle scelte e dalle azioni dissennate e scriteriate delle potenze mondiali.

Ne discuteremo in piena onestà intellettuale, insieme a Massimo Artini, vice presidente della commissione Difesa della Camera dei Deputati e Riccardo Ferretti, giornalista e direttore editoriale della rivista Panorama Difesa e Fabio Cintolesi.

Un excursus in primo luogo storico per ricostruire la genesi e le cause di questi devastanti conflitti, l’analisi della situazione attuale e la posizione del Movimento 5 stelle, le possibili soluzioni proposte dai nostri portavoce in Parlamento.

Il contributo al dibattito è aperto di tutti i cittadini per informarsi e per informare tutti, nella consapevolezza dei fatti e delle opinioni.

Casa della Cultura Via Forlanini 164, Firenze
Giovedì 2 Ottobre 2014
dalle ore 21.00 alle ore 23.45

 

Informazioni:

https://www.facebook.com/events/1546534165565570/

https://www.facebook.com/firenzecinquestelle

DIRETTA STREAMING

http://www.ustream.tv/channel/silviafossi

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PS. Parteciperò all’ Agorà e non è escluso anche un mio intervento.

 

 

 

Neanche l’ Ebola ferma Emergency.

20 Settembre 2014 Nessun commento

In Sierra Leone l’epidemia di Ebola è fuori controllo.
Sono oltre 1.500 i casi positivi, 83 nella sola capitale Freetown. Ogni giorno si ammalano più di 20 persone. Per far fronte a questa emergenza, il 18 settembre abbiamo aperto un Centro per la cura dei malati di Ebola a Lakka, a pochi chilometri dalla capitale.

I nostri medici e infermieri si occuperanno dell’isolamento dei casi sospetti e dell’assistenza ai pazienti positivi al virus.
Il Centro, dotato di 22 posti letto, sarà gestito interamente dal nostro staff nazionale e internazionale, che è stato formato su protocolli di protezione e prevenzione del contagio specifici.

Kadiatu, una ragazza di 18 anni, è la prima paziente arrivata a poche ore dall’apertura del Centro. Si è presentata spontaneamente, preoccupata dai sintomi – febbre e vomito – e dalle morti “sospette” di alcuni membri del suo villaggio.
L’abbiamo ricoverata e siamo aspettando il risultato del test.

http://www.emergency.it

 

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Un pensiero per Srebrenica.

Saranno ” solamente ” 175 le vittime che verranno tumulate domani, 11 luglio 2014, nel diciannovesimo anniversario della strage di Srebrenica.

Un numero minore rispetto agl’ altri anni ma che non deve ” ingannare ” sia perché il ritrovamento non vedrà in tempi brevi la luce della fine, sia perché  molti familiari delle vittime non hanno collaborato o perlomeno non hanno donato il proprio sangue per il confronto dei test del Dna.

In realtà, come ha dichiarato uno dei responsabili dell’ Istituto Nazionale, le vittime ricomposte nell’ anno passato sono circa 700.

La cittadina accoglierà migliaia di persone provenienti da tutta la Bosnia Erzegovina ma anche da altri paesi e come di consueto ci sarà una marcia della Pace per poi proseguire in una solenne e commovente cerimonia.

Un giorno che ho vissuto nel 2011 e che non dimenticherò mai.

Nonostante siano passati quasi due decenni e la sofferenza non sia cessata, i media, almeno quelli italiani, quest’ anno hanno dato meno risalto agl’ aggiornamenti di quelle questioni tuttora irrisolte.  

E’ quindi ancora una volta doveroso avere un pensiero per Srebrenica e il suo popolo.

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Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i candidi capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti fu trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle persone scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso. Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora. Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha una lampante similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra. La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic. Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo. Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere. E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah.

Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti. Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità. Tante bandiere e una marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

 

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