Archivio

Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Tredici anni fa moriva Yasser Arafat.

Il tempo, come acqua che scorre, porta via tutti i suoi figli. E’ una grande detto ma innanzitutto è una Verità irrefutabile.

Circa 13 anni orsono moriva Yasser Arafat il cui vero nome era Muhammad Abd al-Raman ‘Abd al-Rauf al-Qudwa al-Husayni, che poi veniva trasformato nel mondo islamico con un appellativo di fantasia, Abu Ammar, per delle necessità effettive oppure soggettive come talvolta succede anche in Occidente.

Yasser Arafat ha avuto un peso non indifferente in tutto il Medio Oriente e a tratti anche sulla scena mondiale sebbene nell’ ultimo lustro era quasi stato ” dimenticato ” ma restava comunque un punto di riferimento per la società mussulmana.

Era oramai noto che il Presidente, dopo gl’ attentati dell’ 11 settembre, salvo rarissimi casi, non lasciava più la Palestina, ostaggio confinato dagl’ israeliani i quali sostanzialmente oltre l’ assedio armato gli negavano qualunque autorizzazione costringendolo a vivere asserragliato nella sede di Ramallah a discapito di quella che doveva essere una partita politica non ancora conclusa.

Un declino affannoso, con obsolete idee, definito da taluni addirittura clientelare oltre a una salute che stava diventando cagionevole. Erano in molti, compreso i suoi più stretti colleghi e collaboratori, che desideravano un avvicendamento prima della naturale dipartita avendolo messo in discussione più volte.

E anche nel giorni della morte ha lasciato il mistero di un possibile avvelenamento portandosi con se molteplici segreti mai del tutto chiariti per quella che era stata un ambigua e controversa figura ma pure abile nel sapere gestire e rilanciarsi in mezzo ad epocali cambiamenti.

Arafat nella sua vita ha conosciuto qualche vittoria, ha lottato molto attraversando periodi roventi caratterizzati da guerre civili, occupazioni, sistemi terrorismo e subendo anche diverse sconfitte sul campo assieme ad un temporaneo esilio che però gli consentirono di proclamare la nascita dello stato della Palestina.
Un astuta mossa con il sostegno di altri capi arabi ( Saddam Hussein ) che gli permetterà di diventare il simbolo e l’ uomo chiave dei palestinesi.

Sin da quando era giovane dimostrò la sua indole di rivoluzionario cavalcando la difficile guida dell’ Olp e di Al – Fatah organizzazioni politiche e paramilitari a cui devono il costante impegno e la ” speranza ” di migliaia di palestinesi evocando un motivo ad essi che si potessero battere con efficacia per la liberazione delle terre e la creazione di uno stato indipendente sconfiggendo così un giorno i nemici sionisti.

Il leader palestinese ha ricevuto la rilevante onorificenza del Nobel per la Pace per quel tentativo diplomatico che all’inizio degl’ accordi di Oslo sembrava potesse finalmente costruire un armistizio definitivo ma che risultò in brevissimo tempo un cocente fallimento per l’ incapacità di trovare una soluzione da ambo le parti ribadendo così il sottile e persistente odio tra i due governi con gl’ interessi di dominio e le soluzioni in gioco.

Movimenti d’ispirazione ideologica troppo lontani ed evidenziati anche nel vertice negoziale di Camp David e nei posteriori accordi di Sharm El Sheikh.

E poi con l’ avvento della cruenta seconda Intifada iniziata il 28 settembre del 2000 mentre il caos politico e territoriale prosegue tuttora in una alternata ma infinita scia di sangue.

Quasi niente è cambiato in West Bank e nella martoriata Striscia di Gaza dalla morte di Yasser Arafat. Tuttavia la fine ha dato un maggiore rafforzamento e accentramento di potere al gruppo radicale di Hamas che gode di ampia fiducia.

In tutti questi anni Israele ha proseguito senza sosta nell’ utilizzazione della forza armata: operazione Arcobaleno, operazione Piombo Fuso, colonie di popolamento illegali, campagna militare ” Inverno caldo “, barriere in zone cuscinetto e un ” Security fense ” di oltre settecento chilometri che innalza un triste sentimento di imprigionamento nei confronti dei palestinesi della Cisgiordania.

Un eredità pesante, un intricato mosaico oramai divenuto un ” labirinto senza via d’ uscita ” in cui anche la comunità internazionale ha delle colpe.

____________________

Ho vissuto ben cinque giorni e quattro notti nel Muqata di Arafat che non è poi che un grosso compound alle porte di Ramallah sulle colline della Giudea.

Un esperienza personale straordinaria avvenuta nella calda primavera del 2002 quando l’ IDF aveva già cominciato a circondarlo sfondando il alcuni casi la recinzione muraria del complesso e stavano studiando un attacco mirato per eliminarlo definitivamente.

I ricordi sono molti come nel silenzio delle notte squarciati dall’ inquietante rumore del movimento dei cingoli dei carri armati e da sordo sparo in lontananza.

Oppure quell’ ospitalità senza alcun pregiudizio nei miei confronti come quella di partecipare e mangiare assieme a tutto lo staff.

Il mio scopo non era intervistarlo e nemmeno conoscere gli sviluppi politici del Medio Oriente ma bensì semplicemente fotografarlo in quella che veniva definito il suo rifugio abitativo.

Le poche frasi scambiate con il leader furono quando il capo di gabinetto mi presentò e poi la richiesta di riprenderlo sulla terrazza del costruzione principale sopra il suo ufficio che però mi venne negata a causa della pericolosità di un possibile colpo di arma da fuoco che potevano scagliare i cecchini israeliani. Lui stesso mi fece capire che prima o poi avrebbero cercato di attaccarlo. Parole di santa predizione perché così avvenne dopo alcune settimane.

Tuttavia non mancarono le occasioni e le situazioni che si presentarono in quei giorni: le conferenze stampa, l’ incontro dopo la mezzanotte con Javier Solana che era venuto per tentare di ricucire i rapporti sulle tematiche della sicurezza e che aveva bisogno dell’ assenso di Arafat, il lungo colloquio con il diplomatico spagnolo Miguel Ángel Moratinos, il meeting con El Van Dick ed alcuni rappresentanti delle chiese ortodosse in Palestina e altro ancora.

___________________

Immagine Fiesoli e Arafat.
Fotografia di Al Mhreb – tutti i diritti riservati.

La giornalista che gioca con il fuoco.

13 Agosto 2017 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giornalismo, quando ben fatto, è un mestiere intelligente e per certi versi un pò affascinante, nonostante quel che si voglia insinuare.

Cultura, intuizione, approfondimento, analisi, critica e recensione, reportage ma anche semplici e anonimi addetti stampa che vivono nelle retrovie senza la luce della ribalta o del consenso.

Una professione che come le altre dovrebbe avere un etica ben precisa ma talvolta non è proprio rispettata per le logiche che tutti conosciamo. La Storia è piena di grandi scoop che hanno sollevato il velo per arrivare alla Verità ma è anche satura di bufale o di news completamente fasulle oppure di scritture mendaci tese a favorire una lobby o di una servitù al Potere.

Ma veniamo a noi. E’ di queste ore la notizia.

Trapiantata dal nordest dell’ Italia alle crete senesi della Toscana oramai da tanti anni, iscritta regolarmente all’ Ordine dei Giornalisti dal lontano 1994, una donna di oltre cinquanta anni,  è stata arrestata in piena fragranza ad appiccare dei fuochi  in una zona di pregio e storica ma soprattutto paesaggistico della provincia di Siena favorendo così il flusso del vento che in poco tempo aveva giù bruciato alcuni etteri di  bosco.

In una rovente estate come quella che stiamo attraversando i forestali, i pompieri,  polizia e associazioni antincendi faticano a mantenere la salvaguardia dell’ ambiente svolgendo un lavoro incessante e difficilissimo dove spesso sono sconfitti per i danni irreparabili che non sono riusciti ad evitare all’ imbecillità  altrui.

La giornalista piromane, quindi, è stata arrestata e messa immediatamente ai domiciliari ma quello che colpisce è che al momento del fermo non ha saputo giustificare la responsabilità dell’ accaduto.

Dall’ interrogatorio dei Carabinieri che gli hanno chiesto perchè lo aveva fatto la giornalista ha risposto che gli piacciono i boschi per passeggiare, ma voleva che fossero ordinati e perciò senza sterpaglie.

Il mondo è bello ( brutto ) perchè vario.

Senza parole.

________________

 

 

Nikon Corporation, 100 anni di storia e di fotografia.

18 Luglio 2017 Commenti chiusi

Coming soon………NIKON CORPORATION azienda leader nel mondo per la fotografia e non solo, quest’ anno ha raggiunto il prestigioso traguardo di un secolo di attività.

Gl’ importatori del celebre marchio per festeggiare l’ avvenimento hanno messo in moto tante manifestazioni.
NIKON ITALIA ( NITAL SPA ) oltre a questo ha dato alle stampe un particolareggiato catalogo di qualità in alcune migliaia di copie che ripercorre la storia nei suoi passaggi più importanti sia tecnici che dinamici.

100 fotografi italiani selezionati, fedelissimi NIKON, uno per ogni anno.

Dal reportage al matrimonio, dalla cronaca allo still life…… dal viaggio al ritratto……… dalla natura…..allo sport agonistico…….

Qui sotto, la doppia pagina che riguarda il mio contributo:

Etiopia, tribu Omo, anno 1994 fotocamera Nikon F4s…….quella che considero la migliore reflex giapponese al tempo della pellicola nel formato 24×36 e che ricordo con un pò di nostalgia.

Le altre immagini sono alcune tra le più significative della pubblicazione assieme alla copertina e il cartonato e dei testi.

_____________________________

Buon compleanno Mille Miglia.

18 Maggio 2017 Commenti chiusi

Oggi parte la Mille Miglia che compie la bellezza di 90 anni ma come ci ricorda il Corriere della Sera non è più il quadro dipinto dall’ indimenticabile Lucio Dalla.

Qui c’è la Storia dell’Auto italiana e non solo: il Mito di Enzo Ferrari, lo straordinario coraggio di Nuvolari o di Ascari, le annose rivalità tra l’ Alfa Romeo, la Fiat, la Maserati e la Mercedes, pezzi di un Paese che sopravvive solamente nelle memorie dei nostri padri e che evocarono gesta irripetibili e sicuramente più genuine.

Adesso nel mondo dell’ Automobile e delle corse impera il protagonismo dettato dalla tecnologia miliardaria, dalla potenza economica dei petroldollari da regole talvolta discutibil pur di fare business in cui i duellanti vanno a oltre 300 chilometri orari in circuiti chiusi dove i media la fanno da padrone con ore di diretta e si chiamano Vettel, Alonso, Hamilton………….

________________

RIFERIMENTI:    http://gianlucafiesoli.blog.tiscali.it/2009/05/18/mille_miglia_2009__passano_gl__anni_ma_il_fascino_non_tramonta_mai_______1988519-shtml/

 

Fotografia: Mille Miglia 2009, passaggio agl’ Uffizi. GianlucaFiesoli

Auguri di Buona Pasqua.

12 Aprile 2017 Commenti chiusi

Con l’ avvicinarsi delle festività s’ inviano i migliori auguri di Buona Pasqua 2017 a Voi e famiglie.

Happy Easter 2017 to you and family.

Disegno: Uovo pasquale – Gianluca Fiesoli 2017.

_____________________

Quella fotografia in alta risoluzione alla Cultura e i suoi esponenti…

31 Marzo 2017 Commenti chiusi

Ogni momento va celebrato, ogni cosa deve essere ricordata.

Il senso della fotografia, oltre l’ esegi, l’ attimo fuggente,  la provocazione in alcuni casi e la divulgazione ossessiva sul web, nelle strade, sui giornali e quantaltro…….. è anche questo.

Come dire. In un Mondo di comunicazione, senza l’ immagine non possiamo andare avanti. Mai.

Ma la fotografia è anche Storia, Arte e valori.

Ed è per ciò che l’ amiamo nel profondo dell’ anima.

Una delle molte essenze dell’ Umanità.

_________________

Firenze, 30 marzo 2017

Con un “banco ottico”, apparecchiatura fotografica ottocentesca, lo staff Alinari ha realizzato, nella Sala della Musica di Palazzo Pitti, una fotografia celebrativa del primo G7 della Cultura inaugurato oggi a Firenze, a cui hanno preso parte, oltre al Ministro Franceschini, i suoi colleghi di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, nonché il commissario europeo per la cultura ed il segretario generale dell’Unesco.

La fotografia verrà sviluppata e stampata in analogico secondo le tecniche artigianali dell’800, garantendo la massima qualità ed il prestigio propri di Alinari.

Una copia della fotografia, consegnata a tutti i partecipanti, entrerà anche negli Archivi Alinari che, con un patrimonio di oltre 5 milioni di fotografie, conservano e valorizzano la memoria del nostro Paese e del mondo intero e, da oltre 150 anni, producono e tramandano al futuro comunicazione per immagini.

La “Cultura come strumento di dialogo tra i popoli”: medium privilegiato, che non conosce barriere o limiti, la fotografia racconta da quasi 180 anni la storia, i popoli, l’arte, la cultura, il paesaggio, il lavoro. La società Alinari è protagonista di questo racconto dalla metà dell’800.

Credit fotografico: Archivi Alinari, Firenze Ufficio stampa: Susanna de Mottoni

www.alinari.it

___________________


 

Censure di Facebook.

15 Marzo 2017 Commenti chiusi

 

Un interessante articolo del fotografo, pubblicitario, designer, Marco Maraviglia.        http://www.photopolisnapoli.org/

http://iviaggidiziomarco.blogspot.it/2017/03/la-tortura-20-ai-tempi-della-censura-di.html

 

       Risultati immagini per facebook

LA TORTURA 2.0 AI TEMPI DELLA CENSURA DI FACEBOOK

Per 24 ore eravate nel mio mondo ma io ero senza diritto di parola.
Credo che sia l’ultima trovata di Facebook: ti blocca ma puoi scrollare la bacheca, puoi leggere tutto di tutti, puoi entrare a dare un’occhiata nei gruppi e sulle pagine… ma ti si impedisce di scrivere commenti. Non puoi nemmeno cliccare un like.
Costretto a restare muto. Come in certi coma di cui si racconta che il paziente è totalmente cosciente di ciò che gli accade intorno ma non ha capacità reattive se non una lacrima che gli scende sul volto.
Come una nuova tortura virtuale. La tortura 2.0.
Il motivo della punizione? Una roba che credevo fosse finita lì: mi era stata rimossa una foto fatta alla mostra di Helmut Newton ma a distanza di qualche giorno mi sono ritrovato anche sbattuto fuori. In castigo. Nuovo accesso, nuova password, nuovo codice di sicurezza e poi la schermata di foto (mie) di cui dovevo spuntare quelle che non rispettavano gli standard della piattaforma. “Tutte caste, niente tette, niente violenza”, mi dico e quindi non spunto nulla e vado avanti.
Ma ecco la sorpresa appena rientro su Facebook… non posso scrivere il mio status del giorno. Come se qualcuno mi impedisse di scrivere sul mio diario personale che tengo nel cassetto della scrivania.
Non posso commentare i post degli amici. Non posso cliccare nemmeno un like.
Non ho più diritto di parola. Per 24 ore, mi dice Facebook.
E chi le decide le 24 ore?
Ma chi sei tu che mi impedisci di esprimermi?

Ma il problema non è solo questo.

Non posso rispondere ai commenti sui miei post e per chi non sa del castigo impostomi immagino che potrebbe pensare che sia un codardo o uno scostumato che si è dileguato. Nelle migliori delle ipotesi.
Per chi gestisce il proprio brand anche sui social è un danno non da poco apparire come uno che pianta in asso decine, centinaia, migliaia di followers.
Stranamente Messenger funziona e quindi qualcosa in privato l’ho potuto comunicare.

Cosa inquietante è la censura preventiva di Facebook.
Se un utente posta in un tuo gruppo qualcosa che Facebook individua subito come “fuori regole”, ti arriva in tempo reale una notifica: “segnalazione automatica”.
Come possa farlo è spiegato qui:     https://www.thesun.co.uk/news/2315358/facebook-using-artificial-intelligence-to-censor-nudity-violence-and-other-naughty-content/

Ma il problema non è solo questo.
Io se voglio chiacchierare con qualcuno, sono uno di quei fortunati che in piena autonomia può uscire di casa per incontrare qualche amico.
Immaginate invece se fossi stato un paraplegico, un disabile o un anziano costretto ad avere come unico contatto col mondo esterno questo Facebook.
“Eh”, mi direste, “la prossima volta non posti una foto di tette e culi”. Non è una risposta giusta perché anche se pubblico la Venere Callipigia o il Nettuno di Piazza Maggiore a Bologna potrei incappare nella censura senza saperlo.
Ma c’è dell’altro… Facebook ti avvisa che se continui a postare foto contro i suoi standard, ti blocca poi in maniera permanente. Ma non ti offre uno strumento per testare preventivamente una foto prima di postarla.
Quindi devi stare veramente attento se sei un appassionato di arte perché c’è il rischio di essere censurato caricando un nudo di Canova o una foto di Robert Mapplethorpe.
E se lo fai ancora e poi ancora, sei bannato definitivamente; hai la fucilazione digitale, diventi un cadavere virtuale.  Ma Facebook non ti dice quante possibilità di “sopravvivere” hai ancora, non ti dice quante volte hai sbagliato e quante altre te ne restano. C’è probabilmente chi decide sommariamente di uccidere senza giusto processo. Fascismo 2.0.
Ma io non voglio stare attento a queste cazzate. A 53 anni credo di saper bene a cosa veramente bisognerebbe stare attenti e certe costrizioni me le fanno girare.
Ecco, volevo soltanto dirvi che Facebook sta culturalmente ammalando una parte della nostra civiltà.
Impedire di divulgare l’arte attraverso immagini di Helmut Newton o i nudi di Corbet, Manet, Goya o le sculture greche lasciando aperti gruppi e pagine che istigano al nazismo, non fa bene.
No, non fa assolutamente bene.

 

 

 

Auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti voi…..

14 Dicembre 2016 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I migliori auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti Voi e famiglie.

Merry Christmas and happy new year 2017 to you.
________________________________

 

Rocca Vintage, una galleria dedicata alla fotografia d’ epoca.

16 Novembre 2016 Commenti chiusi

Apre RoccaVintage, la prima galleria a Torino dedicata alla fotografia d’epoca.
In mostra fino al 24 dicembre 2016
“Vedute del Grand Tour: l’Italia fra Ottocento e Novecento nella fotografie degli Archivi Alinari”.


Il prossimo 19 novembre alle ore 17, nello storico palazzo di Via Della Rocca 20, sarà inaugurata RoccaVintage, la prima
galleria in Torino dedicata alla fotografia d’epoca. A lanciarsi in questa attività è Federico Bollarino, architetto e titolare
di una società di comunicazione con in curriculum alcune realizzazioni museografiche.
La galleria apre con una mostra dal titolo “Vedute del Grand Tour” e presenta le straordinarie inquadrature delle nostre
città d’arte che tanto amavano i giovani aristocratici stranieri in viaggio in Italia.
Torino, Venezia, Firenze, Roma Napoli e altri luoghi monumentali furono per secoli le mete preferite del Grand Tour
e le fotografie che le ritraevano sul finire dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, divennero il souvenir desiderato
dai viaggiatori europei. Le immagini furono scattate dai maggiori fotografi dell’epoca: i Fratelli Alinari, Giacomo Brogi,
Domenico Anderson, Anchise Mannelli.
Le fotografie selezionate, tutte in vendita, provengono dagli Archivi Alinari e sono rappresentative sia delle vedute più in
voga, sia delle diverse tecniche di stampa utilizzate all’epoca: dalle stampe all’albumina con il caratteristico color seppia,
alle stampe al carbone dai neri intensi; dai primi esperimenti di stampa al bromuro d’argento, a sei vedute di Torino realizzate
con la raffinata tecnica della collotipia, alle stampe che ancora oggi vengono realizzate a mano da negativi in lastra
di vetro, secondo la tecnica tradizionale.
RoccaVintage ha scelto di esordire presentando a Torino il vasto patrimonio degli Archivi Alinari.
Fondata nel 1852, Fratelli Alinari è la più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia, tutt’ora in attività;
in oltre 160 anni di storia ha creato un corpus di oltre 5 milioni di fotografie, dai primi pionieri dell’obiettivo agli autori
contemporanei. Non a caso ad inaugurare la mostra in via Della Rocca 20 interverrà il presidente di Fratelli Alinari, Claudio
de Polo che ha sempre sottolineato il legame storico tra Firenze e Torino, le prime due capitali d’Italia, nonché ricordato
con ammirazione le generazioni di fotografi torinesi, dei quali alcuni archivi sono conservati nelle collezioni Alinari.
Sulle motivazioni che lo hanno indotto a dar vita a RoccaVintage, Federico Bollarino dice: “Una passione che si è alimentata
negli ultimi anni, da quando per chiunque è diventato normale scattare una foto con il proprio smartphone.
Questa nuova abitudine ha sancito il confine tra le istantanee digitali immediatamente visibili e le fotografie analogiche
che contenevano il margine di incertezza fino al momento dello sviluppo in camera oscura. Incertezza che imponeva al
fotografo una grande attenzione nella composizione dell’inquadratura, nella messa a fuoco, nel tempo di esposizione, e
che solo al momento dello sviluppo del negativo in camera oscura avrebbe confermato la sua bravura: tutti elementi che
emergono in maniera spiccata nelle prime immagini dei pionieri della fotografia.
In particolare alle fotografie d’epoca che ritraggono Torino e il Piemonte si aggiunge il fascino della rivelazione. Scoprire
cosa è cambiato dall’altro ieri a oggi, permette di capire meglio i luoghi in cui viviamo e immaginarne potenzialità di cui
abbiamo perso la memoria”.
Le “Vedute del Grand Tour” saranno esposte in galleria fino al 24 dicembre, ma è già in programma nel corso del 2017 una
nuova mostra dedicata alla fotografia di un autore eclettico molto conosciuto e apprezzato a Torino: l’architetto Carlo Mollino.
Vedute del Grand Tour: l’Italia fra Ottocento e Novecento nella fotografie degli Archivi Alinari
Rocca Vintage Photogallery – Torino, via Della Rocca 20
Orari: giovedì e venerdì 16-19; sabato 10-13 16-19; domenica 16-19
Info: photogallery@roccavintage.it – 011 19780920 Sito: www.roccavintage.it – www.alinari.it
Ufficio Stampa: Fratelli Alinari Idea press@alinari.it – 055 2395204

Dodici immagini di Impossible Naples in mostra al PAN di Napoli.

9 Novembre 2016 Commenti chiusi

Impossible Naples Project è una mostra-happening che avrà luogo grazie al contributo di oltre 130 appassionati di Napoli e grandi sostenitori che attivamente hanno sostenuto un crowdfunding avvenuto dal 10 giugno al 20 luglio.

DOVE E QUANDO

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, via dei Mille, 60
Dal 30 novembre al 13 dicembre 2016.
Inaugurazione 30 novembre ore 17.00.

LA MOSTRA

Dodici immagini di Marco Maraviglia fotografo e grafico napoletano molto apprezzato sono relative a una sua ricerca artistico-professionale che rappresentano la città in maniera metafisica e surreale e che stimolano una percezione visiva insolita della città con luoghi impossibili di Napoli che l’autore definisce “inesistenze” o “visionarismo contemporaneo”.
Tra queste vi è Metamorfosi Reloaded, il panorama di Napoli più lungo del mondo che sarà esposto per la prima volta nella sua versione definitiva in una lunghezza di oltre 8m.

L’HAPPENING

Durante l’esposizione, il pubblico potrà partecipare gratuitamente al riconoscimento dei luoghi e monumenti di Napoli presenti in ognuna delle opere.
Basterà prendere all’ingresso una scheda da compilare ed infilarla in un’urna.
L’11 dicembre l’organizzazione ritirerà l’urna con tutte le schede per effettuare lo spoglio e contatterà tutti i partecipanti per invitarli al finissage durante il quale sarà proclamato il vincitore.
Colui che avrà dato il maggior numero di risposte esatte potrà scegliere come premio una delle opere esposte (esclusa Metamorfosi Reloaded). In caso di ex aequo si procederà a un sorteggio.
Al momento del prelievo dell’urna, l’organizzazione applicherà nello spazio espositivo una tabella con le soluzioni.

INGRESSO

L’ingresso alla mostra e la partecipazione all’happening, saranno gratuiti.

CATALOGO

Presentazioni di:
- Michele Smargiassi ( Repubblica )
- Luca Sorbo

ORGANIZZAZIONE

Associazione Culturale Photo Polis (ringraziamenti speciali a Massimo Vicinanza e Livio Caldore).
In collaborazione con l’Assessorato Turismo e Cultura del Comune di Napoli e del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli
Patrocinio morale del Touring Club Italiano – Club di territorio di Napoli

CONTATTI INFORMAZIONI

associazione@photopolis.org

http://impossiblenaples.weebly.com/blog/12-immagini-di-impossible-naples-in-mostra-al-pan

________________________

La balla dei proiettili di gomma degl’ israeliani…..

5 Novembre 2016 Commenti chiusi

La situazione in West Bank e nella Striscia di Gaza con lo scorrere degl’ anni non è per niente migliorata. Una lunga scia di sangue continua imperterrita senza che la Comunità Internazionale riesca a trovare delle soluzioni adeguate mentre tra arabi ed ebrei si convive, per così dire, senza esclusioni di colpi:  barriere, occupazioni, attentati, villaggi devastati….

E se il succedersi dei ” Grandi Uomini Politici ” non è servito a niente ci sono persone comuni che sul campo cercano di portare pace, solidarietà, aiuti umanitari e speranza.

Sono loro tra mille difficoltà e con rischi molto alti che fanno realmente qualcosa di positivo.

I proiettili di gomma sparati dall’ IDF ( Israeli defense forces ) nell’ infinita diatriba con i palestinesi sono da sempre una frottola.
E’ vero che vengono usati ma molto raramente e a loro totale discrezione.
Senza entrare nel merito e nel dettaglio delle regole d’ ingaggio e nemmeno sui diritti umani poiché sarebbe un discorso estremamente lungo e complesso, questa mia immagine ne è l’ ennesima dimostrazione.

FOTO: il corpo esanime di un giovane palestinese colpito dalle forze di sicurezza israeliane viene raccolto dai volontari della Mezzaluna Rossa Internazionale.
Dintorni dl Al Mughraqa – Striscia di Gaza 2000 – Gianluca Fiesoli.

_________________

 

 

 

Lashkar-gah, la guerra continua.

16 Ottobre 2016 Commenti chiusi

“Anche oggi i combattimenti proseguono vicino a Lashkar-gah. I pazienti continuano ad arrivare, segno che hanno riaperto le strade per permettere il trasporto dei feriti. Al nostro ospedale ne sono già arrivati 9, di cui 5 in gravi condizioni. Chi può sta fuggendo e si sta dirigendo verso Kandahar alla ricerca di un luogo sicuro.

È stata una settimana molto intensa. La città è accerchiata – racconta Daniele, il nostro logista a Lashkar-gah – l’altro giorno un razzo è esploso a 30 mt dall’ospedale. Quando arriva un razzo lo senti subito: prima un fischio poi un rumore metallico e un boato. La struttura e i vetri tremano. Io e Vesna abbiamo radunato subito lo staff e dato indicazioni di stare al coperto e in zone protette.

Nell’ultima settimana abbiamo ammesso 150 nuovi pazienti, in un’ospedale che ha una capienza di 90 posti letto. Stiamo organizzandoci per poter attrezzare nuove postazioni per i feriti in arrivo e abbiamo dovuto dimettere quelli che stavano meglio. I nostri chirurghi hanno lavorato incessantemente negli ultimi sette giorni: 218 operazioni, un numero impressionante”.

Maggiori informazioni visita o iscriviti all’ associazione Emergency – http://www.emergency.it 

15 anni fa i giorni di Genova…….

18 Luglio 2016 Commenti chiusi

15 anni fa, giovedì 19 Luglio 2001 cominciavano i tragici giorni di Genova.

FOTOGRAFIA: Genova 2001 – Un manifestante inchiodato alla serranda di un negozio e con le mani dietro la schiena da due agenti di polizia – Gianluca Fiesoli


Testo tratto dal libro ” Personal Observations ” di Gianluca Fiesoli,

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

_____________________

Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale, il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi.

Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti.

In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

____________________

Testo tratto da ” Personal Observations ” Gianluca Fiesoli

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

Auguri di Buona Pasqua 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con la presente s’ inviano i migliori auguri di una Felice Pasqua 2016 a tutti Voi e famiglie.

Happy Easter 2016 to you and family.

_________________________

 

Quando la missione e la Fede si pagano con la vita…..

 

ELENCO  DEGLI OPERATORI PASTORALI SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI UCCISI NELL’ANNO 2014

 

“Andiamo avanti con speranza! I tanti missionari martiri della fede e della carità ci indicano che la vittoria è solo nell’amore e in una vita spesa per il Signore e per il prossimo, a partire dai poveri”

 (Papa Francesco al IV Convegno Missionario nazionale 22 novembre 2014)

 

GLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NELL’ANNO 2014

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nell’anno 2014 sono stati uccisi nel mondo 26 operatori pastorali, 3 in più rispetto al precedente anno 2013. Per il sesto anno consecutivo, il numero più elevato di operatori pastorali uccisi si registra in America. Negli ultimi dieci anni (2004-2013) sono stati uccisi nel mondo 230 operatori pastorali, di cui 3 Vescovi.

Nel 2014 sono morti in modo violento 17 sacerdoti, 1 religioso, 6 religiose, 1 seminarista, 1 laico. Secondo la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 14 operatori pastorali (12 sacerdoti, 1 religioso, 1 seminarista); in Africa sono stati uccisi 7 operatori pastorali (2 sacerdoti, 5 religiose); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 religiosa); in Oceania sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico);  in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

Non possiamo tralasciare di ricordare poi quanti sono stati uccisi non dalla mano di un malvivente ma dal virus ebola, che sta mietendo migliaia di vittime in Africa occidentale, dove le strutture cattoliche, e non solo sanitarie, si sono mobilitate fin dal primo insorgere dell’epidemia. La Famiglia religiosa dei Fatebenefratelli (Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio) ha perso in Liberia e Sierra Leone quattro confratelli, una religiosa e tredici collaboratori degli ospedali di Monrovia e Lunsar, per aver contratto il virus nel loro generoso impegno di assistenza ai malati. “I nostri Confratelli hanno donato la loro vita per gli altri, come Cristo, fino al punto di morire contagiati da questa epidemia” ha scritto Fra Jesús Etayo, Priore Generale. Analoga sorte toccò alle sei missionarie italiane delle Suore delle Poverelle di Bergamo, morte in Congo nel 1995 per aver contratto il virus ebola pur di non lasciare la popolazione priva di assistenza sanitaria. Per loro nel 2013 è stato aperto il processo di beatificazione.

Come avviene ormai da tempo, l’elenco di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non viene usato di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che si riescono a raccogliere sulla loro vita e sulle circostanze della morte.

Ancora una volta la maggior parte degli operatori pastorali uccisi nel 2014 ha trovato la morte in seguito a tentativi di rapina o di furto, aggrediti anche con efferatezza e ferocia, segno del clima di degrado morale, di povertà economica e culturale, di intolleranza in cui vivevano. In questi contesti, simili a tutte le latitudini, la violenza e la mancanza del minimo rispetto per la vita umana, diventano regola di vita. Nessuno di loro ha compiuto azioni o gesti eclatanti, ma ha vissuto con perseveranza e umiltà l’impegno quotidiano di testimoniare Cristo e il suo Vangelo in tali complesse situazioni. Qualcuno è stato ucciso dalle stesse persone che aiutava, altri hanno aperto la porta a chi chiedeva soccorso e sono stati aggredito, altri ancora hanno perso la vita durante una rapina, mentre rimane incerto il movente per tante altre aggressioni e rapimenti conclusisi tragicamente, di cui forse non si conosceranno mai le vere cause.

Nel 2014 sono stati condannati i mandanti dell’omicidio del Vescovo di La Rioja (Argentina), Mons. Enrique Angelelli, 38 anni dopo l’assassinio del Presule, che fu camuffato da incidente stradale; sono stati anche condannati i mandanti e gli esecutori dell’assassinio di Mons. Luigi Locati, Vicario apostolico di Isiolo (Kenya), assassinato nel 2005; arrestati anche i responsabili della morte del Rettore del Seminario di Bangalore (India), p.Thomas, ucciso nel 2013.

Desta ancora preoccupazione la sorte di altri operatori pastorali sequestrati o scomparsi, di cui non si hanno più notizie, come i tre sacerdoti congolesi Agostiniani dell’Assunzione, sequestati nel nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo nell’ottobre 2012; del gesuita italiano p. Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013; o di p. Alexis Prem Kumar, rapito il 2 giugno scorso ad Herat, in Afghanistan.

Il 24 maggio sono stati beatificati il missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) padre Mario Vergara, ed il catechista laico Isidoro Ngei Ko Lat, uccisi in odio alla fede in Birmania, nel 1950. “La loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica” ha detto Papa Francesco.

Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. (SL) (Fides 30/12/2014)

PANORAMA DEI CONTINENTI

 

AMERICA

In America sono stati uccisi 14 operatori pastorali: 5 in Messico, 3 in Venezuela, 2 negli Stati Uniti d’America, 1 in Canada, 1 in Colombia, 1 in Nicaragua, 1 in Perù .

In Messico: don Rolando Martinez Lara, ucciso durante un furto nella sua parrocchia; il seminarista Samuel Gustavo Gómez Veleta, rapito e ucciso nella Settimana Santa; don José Acuña Asención Osorio, il cui corpo è stato ritrovato nelle acque del fiume Balsas; padre John Ssenyondo, ritrovato in una fossa comune, insieme ad altri cadaveri; don Gregorio Lopez Grosotieta, sequestrato e ucciso.

In Venezuela: i salesiani padre Jesus Erasmus Plaza Salessi ed il religioso fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes, aggrediti da due giovani ladri entrati nei locali del Collegio; il sacerdote Reinaldo Alfonso Herrera Lures, scomparso e ritrovato cadavere.

Negli Stati Uniti d’America: don Eric Freed, trovato morto nella sua canonica con vistosi traumi; padre Kenneth Walker, ucciso in un tentativo di rapina.

In Canada: padre Gilbert Dasna, ucciso da un criminale.

In Colombia: don Andrés Duque Echeverry, vittima di una rapina.

In Nicaragua: don Juan Francisco Blandon Meza, ucciso da uno squilibrato.

In Perù: don Alfonso Comina Zevallos, picchiato a morte e ucciso nella sua casa canonica.

 

AFRICA

In Africa sono stati uccisi 7 operatori pastorali: 3 in Burundi, 2 nella Repubblica Centrafricana, 1 in Sudafrica, 1 in Tanzania.

In Burundi: tre missionarie saveriane: suor Lucia Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernadetta Bogian.

Nella Repubblica Centrafricana: don Christ Forman Wilibona, ucciso ad un posto di blocco dei ribelli; don Paul-Emile Nzale, ucciso insieme ad altre persone durante un attacco alla sua parrocchia.

In Sudafrica: suor Mary Paule Tacke, rapita e uccisa da malviventi.

In Tanzania: suor Clecensia Kapuli, uccisa durante una rapina.

 

ASIA

In Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali: in Siria e in Malesia.

In Siria: il gesuita p. Frans van der Lugt, sequestrato da uomini armati che lo hanno picchiato e ucciso.

In Malesia: suor Juliana Lim, morta per le conseguenze di una violenta aggressione.

 

OCEANIA

In Oceania sono stati uccisi 2 operatori pastorali: in Papua Nuova Guinea.

In Papua Nuova Guinea: don Gerry Maria Inau, ed il laico Benedict, ministro straordinario della Comunione, sono stati uccisi mentre si trovavano per motivi pastorali in un’area remota della diocesi di Bereina, molto probabilmente per le conseguenze di conflitti tribali.

 

EUROPA

In Europa è stato ucciso 1 operatore pastorale.

In Italia: don Lazzaro Longobardi, è stato ucciso a colpi di spranga nei pressi della sua canonica.

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

CENNI BIOGRAFICI E CIRCOSTANZE DELLA MORTE

L’Agenzia Fides è grata a tutti coloro che vorranno segnalare aggiornamenti o correzioni

 a questo elenco o a quelli degli anni precedenti.

 

Il corpo senza vita del rev.do Eric Freed, parroco ad Eureka, in California (Stati Uniti d’America), è stato trovato nei locali della canonica della sua parrocchia il 1° gennaio 2014, con vistosi traumi alla testa e su tutto il corpo. Il sacerdote statunitense, nato nel 1957, si era formato ed era stato ordinato sacerdote tra i Salesiani di Don Bosco. Aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale a Tokyo e per alcuni anni aveva svolto, come salesiano, il ministero di insegnante e cappellano in Giappone. Dal 1999 era incardinato nella diocesi di Santa Rosa, dove ha svolto il ministero pastorale in diverse parrocchie e in alcune scuole. Nel 2011 era stato nominato parroco della parrocchia di San Bernardo, dove è stato ucciso. Era molto amato dai suoi studenti e dai suoi fedeli, è ricordato come un sacerdote sensibile, sempre sorridente, con uno spiccato senso dell’umorismo e appassionato di sport. Il processo alla persona accusata dell’assassinio di padre Eric è stato rinviato un paio di volte ed è ancora in corso.

 

Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi (80 anni) ed il religioso fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes (84 anni), Salesiani di Don Bosco, SDB, sono stati aggrediti la notte tra il 15 e il 16 febbraio, da due giovani entrati nei locali del Collegio Don Bosco, a Guaparo, nella periferia di Valencia (Venezuela), e sono morti in seguito alle ferite riportate. Si trattava di due minorenni (13 e 15 anni) che volevano rubare computer, soldi, telefoni cellulari ed altri oggetti di valore, e che hanno anche profanato la cappella. Don Plaza è morto in ospedale, mentre i medici cercavano di fermare le emorragie causate dalle numerose coltellate, mentre fratel Luis è morto sul colpo. Nell’azione particolarmente violenta ed efferata sono rimasti gravemente feriti anche un altro sacerdote, accorso in difesa dei confratelli, e un altro religioso. I religiosi assassinati erano da più di 50 anni al servizio della comunità salesiana nel paese. Dopo i funerali, Fratel Luis Sánchez, colombiano, è stato sepolto nel Santuario di Maria Ausiliatrice, mentre padre Jesús Plaza è stato portato nello stato di Mérida (Venezuela), di cui era originario.

Vedi Agenzia Fides 17/02/2014; 18/02/2014

 

Don Rolando Martinez Lara, parroco di Santa Maria de Guadalupe a Canalejas (municipio di Jilotepec), diocesi di Atlacomulco, nello stato di Mexico, è stato ucciso durante un furto nella sua parrocchia, all’alba del 19 febbraio 2014. I malviventi lo hanno malmenato fino ad ucciderlo. Ordinato sacerdote nell’anno 2000, il sacerdote lavorava per la Commissione episcopale della Pastorale sociale-Caritas.

 

Don Lazzaro Longobardi, parroco della parrocchia di san Raffaele Arcangelo a Sibari, è stato rinvenuto senza vita la mattina del 3 marzo nei pressi della casa canonica dove abitava. Sotto il suo corpo è stata ritrovata la sbarra di ferro con cui è stato colpito a morte, molto probabilmente la sera di domenica 2 marzo. Il sacerdote, nato nel 1945, dal 1987 era parroco a Sibari, amato e benvoluto dall’intera comunità parrocchiale, in favore della quale s’era impegnato nella promozione del Vangelo, al fianco dei giovani, degli ultimi e degli emarginati, in particolare delle migliaia di immigrati che affollano quelle zone in cerca di lavoro. Secondo le autorità, proprio uno di loro, che è stato fermato, avrebbe tentato di estorcere denaro al sacerdote minacciandolo di ritorsioni: dopo il rifiuto all’ennesima richiesta del ragazzo, al quale in passato il sacerdote aveva rimproverato di aver prelevato i soldi persino dalla cassetta delle offerte, senza tuttavia mai denunciarlo sperando in un suo ravvedimento, il tragico epilogo.

Vedi Agenzia Fides 5/3/2014

 

Don Juan Francisco Blandon Meza, parroco dell’Immacolata Concezione di Maria nel comune di Wiwilí, dipartimento e diocesi di Jinotega (Nicaragua) è stato ucciso la sera di domenica 6 aprile 2014. Il sacerdote, 42 anni, si trovava nei pressi della sua abitazione insieme a due donne con cui stava parlando, quando è stato raggiunto dal marito di una delle due, che ha aperto il fuoco uccidendo la moglie e il sacerdote, infine si è tolto la vita. Padre Blandón Meza era conosciuto per il suo impegno con i gruppi sociali e per la difesa dei diritti umani. Per il Vescovo della diocesi, Mons. Herrera, padre Juan Francisco è stato ucciso per l’instabilità psicologica dell’uomo che lo ha aggredito.

Vedi Agenzia Fides 08/04/2014

 

Il gesuita olandese p. Frans van der Lugt, SJ, che viveva nella martoriata città di Homs (Siria), è stato ucciso lunedi 7 aprile 2014, intorno alle 8 del mattino. Il religioso è stato sequestrato da uomini armati, che lo hanno picchiato e poi ucciso con due pallottole alla testa, davanti alla residenza dei Gesuiti a Homs, dinanzi alla gente. Padre van der Lugt viveva in Siria dal 1966, sempre molto impegnato per i poveri e nel dialogo interreligioso. A Homs aveva avviato negli anni ’80 un centro di spiritualità, poco fuori dalla città, che ospitava circa 40 ragazzi con handicap mentale, provenienti dai villaggi vicini. Negli ultimi tre anni di guerra, il religioso olandese ha vissuto in un monastero che sorge nella città vecchia, dove si trovavano i civili assediati per molti mesi dall’esercito regolare. Aveva scelto di rimanere ad Homs, nonostante i bombardamenti quotidiani e la mancanza di cibo, anche dopo le operazioni di evacuazione della popolazione civile. Era l’ultimo gesuita rimasto ad Homs.

Vedi Agenzia Fides 7/4/2014; 8/4/2014

 

Il 18 aprile 2014 è stato ucciso a Bossangoa (Rep. Centrafricana) don Christ Forman Wilibona. Il sacerdote stava rientrando in moto dalla Messa Crismale (che per ragioni logistiche dovute al conflitto in atto nel paese era stata celebrata il Venerdì Santo anziché il Giovedì) quando è incappato in un posto di blocco dei ribelli Seleka associati ad elementi Peuls. I ribelli gli hanno sparato contro 12 pallottole, don Wilibona è morto all’istante. La popolazione locale ha cercato di recuperare subito il corpo del sacerdote, ma i suoi assassini hanno impedito per alcune ore di avvicinarsi alla salma. E’ stato poi sepolto presso la missione di Paoua, dove era parroco.

Vedi Agenzia Fides 24/4/2014

 

Il seminarista Samuel Gustavo Gómez Veleta, 21 anni, alunno del Seminario Arcivescovile di Chihuahua (Messico), che si trovava nel comune di Aldama, nella comunità in cui prestava il suo servizio missionario, come tutti i seminaristi, in occasione della Settimana Santa, è stato rapito e ritrovato morto il giorno seguente, 15 aprile, martedì santo.

Vedi Agenzia Fides 28/04/2014

 

Un sacerdote, p. Gerry Maria Inau, ed un laico, Benedict, ministro straordinario della Comunione, della diocesi di Bereina (Papua Nuova Guinea) sono stati uccisi domenica 4 maggio 2014, mentre si trovavano per motivi pastorali in un’area remota della diocesi. I due sono stati probabilmente vittime di un conflitto tribale che va avanti nella zona da qualche anno: pur appartenendo a gruppi diversi infatti, i due lavoravano insieme dando testimonianza di unità. P. Gerry era una vocazione adulta ed era stato ordinato sacerdote solo nove mesi prima. Era una prete diligente e di grande fede, molto sensibile alle necessità della sua gente.

Vedi Agenzia Fides 13/5/2014

 

Padre Gilbert Dasna, della Congregazione dei Sons of Mary Mother of Mercy (SMMM), Viceparroco della Parrocchia Cattedrale di St.Paul ad Alberta (Canada), è stato ucciso la sera del 9 maggio 2014 da un criminale. E’ ricordato come un sacerdote buono e generoso, che irradiava gioia e pace. Nato in Camerun nel 1982, era stato ordinato sacerdote l’11 luglio 2009 ed è stato Viceparroco della Cattedrale di St. Paul dal 19 maggio 2011 fino alla morte. Era in Canada da tre anni.

Vedi Agenzia Fides 12/05/2014

 

Suor Juliana Lim, 69 anni, della Congregazione del Bambino Gesù, è morta il 21 maggio dopo una violenta aggressione subita il 14 maggio a Seremban, cittadina nei pressi di Kuala Lumpur. La religiosa malaysiana era stata aggredita insieme ad una consorella, da un uomo a viso coperto, mentre le due si trovavano nel complesso della chiesa della Visitazione. L’uomo le ha ferocemente percosse, rubando pochi spiccioli e lasciandole in fin di vita. Suor Juliana, condotta in ospedale, era in coma e ha lottato per sette giorni tra la vita e la morte. Anche l’altra religiosa ha riportato gravi ferite. Secondo la polizia può essere stato il gesto di un disperato, ma c’è anche l’ipotesi dell’aggressione per motivi religiosi.

Vedi Agenzia Fides 22/5/2014

 

Nell’assalto alla parrocchia “Nostra Signora di Fatima” nel centro di Bangui, capitale della Repubblica Centrafrica, dove si erano rifugiate diverse persone in fuga dalle violenze, avvenuto il 28 maggio, sono morte almeno 18 persone tra le quali p. Paul-Emile Nzale, 76 anni, centrafricano.

Vedi Agenzia Fides 30/5/2014

 

Padre Kenneth Walker, della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP), è stato ucciso nella missione Mater Misericordiae di Phoenix, Arizona (Stati Uniti d’America), intorno alle ore 21 dell’11 giugno, quasi certamente in un tentativo di rapina. Insieme a lui è stato gravemente ferito un altro sacerdote. Probabilmente i due sacerdoti, che si trovavano nei locali della missione, hanno reagito e sono stati aggrediti dai malviventi. Padre Walker era nato nel 1985 a Ploughkeepsie, nello stato di New York, ed era stato ordinato sacerdote nel 2012.

Vedi Agenzia Fides 13/06/2014

 

Suor Mary Paule Tacke, religiosa statunitense di 82 anni, della Congregazione delle Suore missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS), conosciute anche come Missionarie di Mariannhill, è stata uccisa in Sudafrica. La vettura di suor Mary era stata fermata da alcuni banditi il 15 giugno nei pressi di Mthatha, mentre la religiosa stava recandosi a visitare uno degli orfanotrofi da lei fondato. Inseguita dalla polizia, con i banditi a bordo, l’auto si era infine ribaltata nei pressi di Qokolweni. I malviventi erano riusciti a fuggire e non c’era nessuna traccia della religiosa. Dopo giorni di ricerche, il corpo di suor Mary è stato ritrovato il 20 giugno, in un ruscello nei pressi del villaggio di Tyara, a 60 km da Mthatha. La polizia ritiene che la religiosa sia stata strangolata. Suor Mary era originaria di Cottonwood, nell’Idaho, e operava in Sudafrica fin dagli anni ’50.

Vedi Agenzia Fides 23/6/2014

 

Suor Clecensia Kapuli, religiosa tanzaniana di 50 anni della Congregazione della diocesi di Mbeya “Our Lady Queen of Apostols, è stata uccisa il 23 giugno nel corso di una rapina in strada a Dar es Salaam, la capitale economica del Paese. Era appena uscita dalla banca con una somma di denaro necessaria per pagare gli operai che stavano ristrutturando la scuola secondaria gestita dalla sua congregazione, della quale era l’economa, quando l’automobile con la religiosa, una sua consorella e l’autista, è stata bloccata da quattro uomini armati che hanno sparato uccidendo la religiosa e ferendo l’autista. La consorella di suor Clecensia è riuscita a fuggire, così i banditi, che hanno portato via il denaro.

Vedi Agenzia Fides 25/6/2014

 

Tre missionarie saveriane (Missionarie di Maria) italiane sono state uccise con efferatezza e violenza nella missione San Guido M. Conforti di Kamenge, quartiere periferico di Bujumbura, in Burundi. Suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti sono state uccise nel pomeriggio del 7 settembre, mentre suor Bernadetta Bogian è stata uccisa la notte seguente. La polizia burundese ha arrestato un giovane ritenuto colpevole dell’omicidio, che avrebbe massacrato le tre religiose perché convinto che il loro convento fosse stato costruito su un terreno che apparteneva alla sua famiglia. Per le consorelle l’arresto di questa persona è stato ritenuto un pretesto per deviare le indagini, e non credono a questa pista. Tutte e tre le missionarie avevano trascorso la loro vita in Africa, e nonostante l’età avanzata e i problemi di salute connessi, erano appena tornate in Burundi perché desideravano tornare dalla loro gente, che le amava e rispettava. Per loro volontà sono state sepolte in Congo.

Vedi Fides 8/9/2014; 9/9/2014; 11/9/2014

 

Il corpo del parroco della parrocchia di Arcelia, diocesi di Ciudad Altamirano (Messico), don José Acuña Asención Osorio, 42 anni, messicano, è stato trovato, grazie ad una segnalazione anonima, nelle acque del fiume Balsas, vicino al paesino di Santa Cruz de Las Tinajas, nel comune di San Miguel Totolapan (regione di Tierra Caliente, al centro del paese), lontano dalla sua residenza. Era scomparso dalla domenica 21 settembre, lasciando sgomenti i fedeli che lo aspettavano per la Messa.  La causa della morte è stata una asfissia da annegamento. Nella zona non è il primo caso che si verifica, in quanto la tecnica di tenere la testa delle persone sott’acqua fino all’afissia è usata dalla criminalità a scopo di estorsione. Secondo l’autopsia, la morte risale al 22 settembre.

Vedi Agenzia Fides 24/09/2014

 

Il sacerdote Reinaldo Alfonso Herrera Lures, che prestava servizio nella diocesi di La Guaira, in Venezuela,come cappellano militare è scomparso la sera di giovedì 25 settembre, mentre stava raggiungendo la sua auto per tornare a casa. Non si sono più avute notizie di lui fino alla sera di sabato 27 settembre, quando è stato trovato il suo corpo senza vita. Padre Reinaldo era stato parroco in diverse parrocchie della diocesi di La Guaira. Da qualche anno prestava servizio come cappellano militare. Era anche cancelliere della diocesi di La Guaira e cappellano del Colegio Champagnat a Caracas.

Vedi Agenzia Fides 30/9/2014

 

Padre Andrés Duque Echeverry, parroco di San Buenaventura a Medellin, in Colombia, è stato vittima di una rapina, avvenuta il 3 ottobre. Accoltellato e ucciso all’uscita della metro, il suo corpo è stato portato all’obitorio e la sua identificazione è avvenuta in ritardo in quanto era stato derubato di tutto, compresi i documenti ed altri effetti personali.

Vedi Agenzia Fides 06/10/2014

 

Il corpo di padre John Ssenyondo, missionario comboniano di nazionalità ugandese, 60 anni, è stato ritrovato in una fossa comune vicino alla località di Chilapa (diocesi messicana di Chilpancingo-Chilapa), insieme ad altri cadaveri. Il sacerdote era scomparso il 30 aprile 2014, dopo aver celebrato un matrimonio nella comunità di Santa Cruz, a Chilapa, dove svolgeva il ministero pastorale. Per la polizia non sono chiare le ragioni dell’omicidio. Il ritrovamento è avvenuto il 29 ottobre, ma solo il 13 novembre il medico legale ha compiuto le ultime verifiche e ha avvertito la diocesi. Padre Ssenyondo era arrivato sei anni fa a Guerrero, dopo aver svolto il ministero pastorale a Tlacotepec (zona Heliodoro Castillo), in seguito era stato assegnato alla chiesa di Nejapa, nel comune di Chilapa. Aveva chiesto di essere incardinato nella diocesi.

Vedi Agenzia Fides 3/06/2014;15/11/2014

 

Il corpo senza vita di don Gregorio Lopez Grosotieta, 39 anni, che era scomparso la sera del 21 dicembre, è stato ritrovato il giorno di Natale nella città di Colonia Juárez, comune di Tlapehuala, nella regione di Tierra Caliente, diocesi di Ciudad Altamirano (Messico) a cui apparteneva. Il sacerdote, che era professore al Seminario maggiore “La Anunciacion” della sua diocesi, è morto per asfissia, poche ore dopo il rapimento. Secondo alcuni testimoni, il sacerdote sarebbe stato sequestrato dai malviventi che lo hanno costretto a salire su una vettura prelevandolo dal seminario.

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

Il parroco di Sant’Andrea Apostolo a Pisco, nel Perù centro meridionale (provincia e diocesi di Ica), don Alfonso Comina Zevallos, 56 anni, è stato picchiato a morte e ucciso nella casa canonica a lato della sua parrocchia, il 24 dicembre. Secondo le indagini il sacerdote è stato colpito al viso e alla testa con una sedia, tra le 8 e le 9 del mattino, probabilmente da più di una persona. Il suo cellulare non è stato trovato in casa.

 

 

QUADRO RIASSUNTIVO DELL’ANNO 2014

 

Nome e Cognome Nazionalità Istituto o Diocesi Data e luogo della morte
1. Don Eric Freed Stati Uniti d’America Diocesano 1/1 – Eureka (USA)
2. Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi Venezuela Salesiano Don Bosco (SDB) 16/2 – Caracas (Venezuela)
3. Fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes Colombia Salesiano Don Bosco (SDB) 16/2 – Caracas (Venezuela)
4. Don Rolando Martinez Lara Messico Diocesano 19/2 – Canalejas (Messico)
5. Don Lazzaro Longobardi Italia Diocesano 3/3 – Sibari (Italia)
6. Don Juan Francisco Blandon Meza Nicaragua Diocesano 6/4 – Wiwili (Nicaragua)
7. P. Frans van der Lugt Olanda Gesuita (SJ) 7/4 – Homs (Siria)
8. Don Christ Forman Wilibona Centrafrica Diocesano 18/4 – Bossangoa (Rep. Centrafr.)
9. Samuel Gustavo Gómez Veleta Messico Seminarista diocesano 15/4 – Chihuahua (Messico)
10. D. Gerry Maria Inau Papua N. Guinea Diocesano 4/5 – Bereina (PNG)
11. Benedict Papua N. Guinea Laico 4/5 – Bereina (PNG)
12. P. Gilbert Dasna Camerun Sons of Mary Mother of Mercy (SMMM) 9/5 – Alberta (Canada)
13. Suor Juliana Lim Malesia Congregazione del Bambino Gesù 21/5 – Seremban (Malesia)
14. D. Paul-Emile Nzale Centrafrica Diocesano 28/5 – Bangui (Centrafrica)
15. Padre Kenneth Walker Stati Uniti Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) 11/6 – Phoenix (USA)
16. Suor Mary Paule Tacke Stati Uniti Missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS) o Missionarie di Mariannhill 20/6 – Tyara (Sudafrica)
17. Suor Clecensia Kapuli Tanzania Congr. diocesana “Our Lady Queen of Apostols” 23/6 – Dar es Salaam (Tanzania)
18. Suor Lucia Pulici Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 7/9 – Bujumbura (Burundi)
19. suor Olga Raschietti Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 7/9 – Bujumbura (Burundi)
20. suor Bernadetta Bogian Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 8/9 – Bujumbura (Burundi)
21. Don José Acuña Asención Osorio Messico Diocesano 21/9 – S.Miguel T. (Messico)
22. Don Reinaldo Alfonso Herrera Lures Venezuela Diocesano 27/9 – La Guaira (Venezuela)
23. Padre Andrés Duque Echeverry Colombia Diocesano 3/10 – Medellin (Colombia)
24. P. John Ssenyondo Uganda Missionari Comboniani (MCCJ) 29/10 – Chilapa (Messico)
25. Don Gregorio Lopez Messico Diocesano 21/12 – C.Juarez (Messico)
26. Don Alfonso Comina Perù Diocesano 24/12 – Pisco (Perù)

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

 

 

Stato religioso

Sacerdoti       17         (12 diocesani; 1 SDB, 1 SJ, 1 SMMM, 1 FSSP, 1 MCCJ)

Religiosi          1          (SDB)

Religiose         6          (3 Saveriane, 1 Cong.Gesù Bambino, 1 Miss.Mariannhill,

1 O.L.Quenn of Ap.)

Seminaristi      1          (Diocesano)

Laici                1

 

Paesi di origine

Africa             5          (2 Rep.Centrafricana, 1 Camerun, 1 Tanzania, 1 Uganda)

America          13        (3 USA, 4 Messico, 2 Colombia, 2 Venezuela, 1 Canada, 1 Perù)

Asia                1          (Malesia)

Oceania           2          (Papua Nuova Guinea)

Europa                        5          (4 Italia, 1 Olanda)

 

Luoghi della morte

Africa             7          (3 Burundi, 2 Rep.Centrafr., 1 Sudafrica, 1 Tanzania)

America          14        (5 Messico, 3 Venezuela, 2 Usa, 1 Canada, 1 Colombia,

1 Nicaragua, 1 Perù)

Asia                2          (1 Siria, 1 Malesia)

Oceania           2          (2 Papua Nuova Guinea)

Europa                        1          (Italia).

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 


Gli Operatori Pastorali uccisi dal 1980 al 2013

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Tale cifra però è senza dubbio in difetto poiché si riferisce solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia.

Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi, sempre secondo le nostre informazioni. Il numero risulta sensibilmente più elevato rispetto al decennio precedente, tuttavia devono essere anche considerati i seguenti fattori: il genocidio del Rwanda (1994) che ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico; la maggiore velocità dei mass media nel diffondere le notizie anche dai luoghi più sperduti; il conteggio che non riguarda più solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita consapevole del rischio che correva, pur di non abbandonare le persone che gli erano affidate.

Negli anni 2001-2013 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 317.

 

ANNO

TOT

VES

SAC

DIAC

FRAT

REL

SEM

IVC

CAT

LAI

VOL

1990

17

10

7

1991

19

1

14

1

3

1992

21

6

2

13

1993

21

1C+1

13

4

1

1

1994

26

20

1

4

1

1994*

248

3

103

47

65

30

1995

33

18

1

3

9

2

1996

48

3

19

8

13

1

2

1

1(ct)

1997

68

1

19

1

7

40

1998

40

1

13

5

17

4

 

 

 

 

1999

32

17

9

4

 

2

 

 

2000

31

19

7

3

1

1

2001

33

25

5

1

1

1

2002

25

1

18

1

2

2

1

2003

29

1

20

1

3

2

2

2004

16

12

1

3

2005

25

1

18

2

3

1

2006

24

17

1

3

2

1

2007

21

15

3

1

1

1

2008

20

1

16

1

2

2009

37

30

2

2

3

2010

25

1

17

1

1

2

3

2011

26

18

4

4

2012

13

11

1

1

2013

23

20

1

2

 

* = Dati riferiti solo al genocidio avvenuto in Rwanda.

VES: vescovi; C: cardinali; SAC: sacerdoti diocesani e religiosi; DIAC: diaconi; FRAT: religiosi non sacerdoti; REL: religiose; SEM: seminaristi; IVC: membri di istituti di vita consacrata; CAT: catechisti; LAI: laici; VOL: volontari; ct: catecumeno.

 

ULTERIORI APPROFONDIMENTI SUGLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NEGLI ULTIMI ANNI SI POSSONO TROVARE SUL  SITO: www.fides.org

________________________________________________________________________________

Speciale Fides a cura di S.L. – Agenzia Fides 30/12/2014