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Archivio per la categoria ‘Società’

La giornalista che gioca con il fuoco.

13 Agosto 2017 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giornalismo, quando ben fatto, è un mestiere intelligente e per certi versi un pò affascinante, nonostante quel che si voglia insinuare.

Cultura, intuizione, approfondimento, analisi, critica e recensione, reportage ma anche semplici e anonimi addetti stampa che vivono nelle retrovie senza la luce della ribalta o del consenso.

Una professione che come le altre dovrebbe avere un etica ben precisa ma talvolta non è proprio rispettata per le logiche che tutti conosciamo. La Storia è piena di grandi scoop che hanno sollevato il velo per arrivare alla Verità ma è anche satura di bufale o di news completamente fasulle oppure di scritture mendaci tese a favorire una lobby o di una servitù al Potere.

Ma veniamo a noi. E’ di queste ore la notizia.

Trapiantata dal nordest dell’ Italia alle crete senesi della Toscana oramai da tanti anni, iscritta regolarmente all’ Ordine dei Giornalisti dal lontano 1994, una donna di oltre cinquanta anni,  è stata arrestata in piena fragranza ad appiccare dei fuochi  in una zona di pregio e storica ma soprattutto paesaggistico della provincia di Siena favorendo così il flusso del vento che in poco tempo aveva giù bruciato alcuni etteri di  bosco.

In una rovente estate come quella che stiamo attraversando i forestali, i pompieri,  polizia e associazioni antincendi faticano a mantenere la salvaguardia dell’ ambiente svolgendo un lavoro incessante e difficilissimo dove spesso sono sconfitti per i danni irreparabili che non sono riusciti ad evitare all’ imbecillità  altrui.

La giornalista piromane, quindi, è stata arrestata e messa immediatamente ai domiciliari ma quello che colpisce è che al momento del fermo non ha saputo giustificare la responsabilità dell’ accaduto.

Dall’ interrogatorio dei Carabinieri che gli hanno chiesto perchè lo aveva fatto la giornalista ha risposto che gli piacciono i boschi per passeggiare, ma voleva che fossero ordinati e perciò senza sterpaglie.

Il mondo è bello ( brutto ) perchè vario.

Senza parole.

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Nikon Corporation, 100 anni di storia e di fotografia.

18 Luglio 2017 Commenti chiusi

Coming soon………NIKON CORPORATION azienda leader nel mondo per la fotografia e non solo, quest’ anno ha raggiunto il prestigioso traguardo di un secolo di attività.

Gl’ importatori del celebre marchio per festeggiare l’ avvenimento hanno messo in moto tantissime manifestazioni.
NIKON ITALIA ( NITAL SPA ) oltre a questo sta per dare alle stampe un particolareggiato catalogo di qualità in numerose migliaia di copie che ripercorre la storia nei suoi passaggi più importanti sia tecnici che dinamici.

100 fotografi italiani selezionati, fedelissimi NIKON, uno per ogni anno.

Dal reportage al matrimonio, dalla cronaca allo still life…… dal viaggio al ritratto……… dalla natura…..allo sport agonistico…….

Qui sotto, l’ impaginato della doppia pagina che riguarda il mio contributo:

Etiopia, tribu Omo, anno 1994 fotocamera Nikon F4s…….quella che considero la migliore reflex giapponese al tempo della pellicola nel formato 24×36 e che ricordo con un pò di nostalgia.

Prossimamente ulteriori aggiornamenti…..

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La Bosnia Erzegovina ricorda Srebrenica.

5 Luglio 2017 Commenti chiusi

Alcune decine di persone hanno cominciato lunedì mattina da Sarajevo il cammino di oltre duecentocinquanta chilometri che li porterà a Nezuk per andare a ricongiungersi con la Marcia della Pace dove poi proseguiranno per il mausoleo di Potocari l’ 11 Luglio per ricordare il massacro di Sebrenica oramai giunto al ventiduesimo anniversario.

Sono attese per i funerali sessantamila persone provenienti da tutta la Bosnia Erzegovina ma non solo.

Secondo l’ ultimo comunicato del MPI quest’ anno le sepolture saranno settanta provenienti da due aree della Bosnia orientale.

Il più giovane si chiamava Damir Suljic ed aveva solamente 15 anni quando venne assassinato mentre il più vecchio era un uomo che allora aveva compiuto da poco 72 anni.

Tuttavia, se le famiglie delle vittime identificate in precedenza avessero concesso all’ Istituto delle persone scomparse di finire  il processo di ricomposizione ci sarebbe stato sicuramente un aumento del numero delle vittime da essere sepolto martedì prossimo.

La stragrande maggioranza dei corpi esumati dalle fosse comuni dopo anni di ricerca e di lavori di scavo sono pressoché incompleti e alcune famiglie sono stanche e invecchiate di attendere una dignità che comunque non lenirà mai il dolore e la sofferenza di questa tragedia.

La ricerca dei corpi è un lavoro difficilissimo aiutato dalla scienza ma anche ostacolato dalla precarietà di mezzi finanziari e dalle naturali difficoltà oggettive che s’ incontrano sul territorio.

Anche per Srebrenica 2017 non sono mancante delle tensioni politiche e la diplomazia tra Bosnia e Serbia è tuttora molto distante ma soprattutto non si intravedono tangibili segnali di distensione malgrado siano ambedue candidati ad entrare nell’ Unione Europea.

La Corte dell’ Aja a fine Giugno ha confermato in Appello gran parte della condanna risalente al 2014  e che il governo olandese è parzialmente responsabile della morte di trecento mussulmani.

Nonostante questo e nel tempo alcuni criminali serbi siano stati catturati e condannati, la vicenda di Srebrenica ha ancora molte ombre e la ricerca della Verità non è del tutto conclusa.

 

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Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i candidi capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti fu trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle persone scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso. Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora. Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha una lampante similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra. La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic. Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo. Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere. E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah.

Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti. Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità. Tante bandiere e una marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

Buon compleanno Mille Miglia.

18 Maggio 2017 Commenti chiusi

Oggi parte la Mille Miglia che compie la bellezza di 90 anni ma come ci ricorda il Corriere della Sera non è più il quadro dipinto dall’ indimenticabile Lucio Dalla.

Qui c’è la Storia dell’Auto italiana e non solo: il Mito di Enzo Ferrari, lo straordinario coraggio di Nuvolari o di Ascari, le annose rivalità tra l’ Alfa Romeo, la Fiat, la Maserati e la Mercedes, pezzi di un Paese che sopravvive solamente nelle memorie dei nostri padri e che evocarono gesta irripetibili e sicuramente più genuine.

Adesso nel mondo dell’ Automobile e delle corse impera il protagonismo dettato dalla tecnologia miliardaria, dalla potenza economica dei petroldollari da regole talvolta discutibil pur di fare business in cui i duellanti vanno a oltre 300 chilometri orari in circuiti chiusi dove i media la fanno da padrone con ore di diretta e si chiamano Vettel, Alonso, Hamilton………….

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RIFERIMENTI:    http://gianlucafiesoli.blog.tiscali.it/2009/05/18/mille_miglia_2009__passano_gl__anni_ma_il_fascino_non_tramonta_mai_______1988519-shtml/

 

Fotografia: Mille Miglia 2009, passaggio agl’ Uffizi. GianlucaFiesoli

Spear phishing: truffa, non un passatempo.

14 Maggio 2017 Commenti chiusi

Un interessante articolo di Norton Symantec sui nuovi crimini informatici.  

https://it.norton.com/spear-phishing-scam-not-sport/article – Diritti riservati.

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La svolta più recente nel phishing è lo spear phishing. Non si tratta di un passatempo o di uno scherzo, ma di una truffa vera e propria nella quale tu sei il bersaglio. Lo spear phishing è un’e-mail che sembra provenire da una persona o un’azienda che conosci. In realtà proviene dagli stessi hacker criminali che vogliono i dati della tua carta di credito e del tuo conto corrente bancario, le password e le informazioni finanziarie presenti sul tuo PC. In questo articolo viene spiegato come proteggersi da questi pericoli.

E-mail da un “amico”

Lo spear  phisher basa le sue azioni sulla familiarità delle persone con molti aspetti della vita quotidiana. Egli conosce il tuo nome, l’indirizzo di e-mail e certamente qualche altra informazione. È probabile che i saluti nel messaggio che ti invia siano personalizzati: “Ciao Mario” invece di “Gentile Sig.”. L’e-mail può fare riferimento a un “comune amico”. Oppure a un recente acquisto online che hai fatto. Poiché le e-mail sembrano provenire da qualcuno che conosci, è plausibile che tu sia meno sospettoso e fornisca le informazioni che ti vengono chieste. Se poi è un’azienda che conosci che ti chiede di agire con urgenza, potresti essere tentato di obbedire senza riflettere.

Uso della tua presenza Web contro te stesso

Come si diventa il bersaglio di un spear phisher? Dalle informazioni che inserisci in Internet dal tuo PC o dal tuo smartphone. Ad esempio, costoro possono passare in rassegna i siti di social network, trovare la tua pagina, il tuo indirizzo di e-mail, l’elenco degli amici e un post recente in cui parli della tua nuova fotocamera che hai acquistato su un sito online. Utilizzando queste informazioni, uno spear phisher potrebbe spacciarsi per un amico, inviarti un’e-mail e chiederti la password per accedere alla pagina delle tue foto. Se rispondi con la password, il malintenzionato la proverà con tutte le variazioni possibili per cercare di accedere al tuo account sul sito di acquisti online che hai citato. Se riesce a scoprirla, la utilizzerà per addebitarti qualche acquisto poco simpatico. In alternativa, lo spear phisher può utilizzare le stesse informazioni per impersonare un addetto del rivenditore online e chiederti di reimpostare la password o di verificare il numero della tua carta di credito. Se rispondi alle sue richieste, il danno finanziario è fatto.

Tieni segrete le tue informazioni segrete

La sicurezza delle informazioni personali dipende in parte dalla tua capacità di essere prudente. Presta attenzione al tuo profilo online. Quante informazioni esistono su di te in circolazione che potrebbero essere sfruttate per indurti in inganno? Il tuo nome? L’indirizzo e-mail? Nomi degli amici? I loro indirizzi di e-mail? Sei presente, ad esempio, su quale popolare sito di social network? Dai un’occhiata ai tuoi post. C’è qualcosa che sarebbe meglio non venisse a conoscenza di un truffatore? Oppure, hai pubblicato qualcosa sulla pagina di un amico che potrebbe rivelare troppe informazioni?

Password efficaci

Pensa alle tue password. Ne utilizzi solo una o più variazioni della stessa facili da indovinare? Entrambi i casi non vanno bene perché rischi di rendere più facile a un truffatore l’accesso alle tue informazioni finanziarie. Ogni password per ogni sito che visiti deve essere diversa, molto diversa. La soluzione migliore è una combinazione casuale di lettere e numeri. Cambiale spesso. Il tuo software per la protezione in Internet e il sistema operativo possono aiutarti a tenere traccia delle tue password.

Patch, aggiornamenti e software per la sicurezza

Quando i produttori di software ti avvisano di aggiornare il tuo prodotto, fallo. La maggior parte degli aggiornamenti del sistema operativo e del browser comprendono patch della sicurezza. Il tuo nome e l’indirizzo di e-mail possono essere sufficienti per consentire a un hacker di introdursi attraverso un punto debole della sicurezza presente nel tuo sistema. Quasi superfluo aggiungere che devi essere protetto da software per la sicurezza in Internet e che questo deve essere sempre aggiornato.

Sii prudente

Se un “amico” ti invia e-mail e chiede una password o altre informazioni, telefonagli o rispondigli con un’e-mail separata per verificare che sia effettivamente lui che ti ha contattato. Lo stesso vale per banche e aziende. Prima di tutto, le aziende legittime non invieranno e-mail per chiedere password o numeri di conto. Se ritieni che l’e-mail possa essere autentica, contatta la banca o l’azienda e chiedi chiarimenti. Oppure visita il sito Web ufficiale. La maggior parte delle banche prevede un indirizzo di e-mail al quale puoi inoltrare e-mail sospette da verificare.

E ricorda sempre: non rivelare troppe informazioni personali online perché non puoi mai sapere chi potrebbe usarle contro di te. O come.

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Auguri di Buona Pasqua.

12 Aprile 2017 Commenti chiusi

Con l’ avvicinarsi delle festività s’ inviano i migliori auguri di Buona Pasqua 2017 a Voi e famiglie.

Happy Easter 2017 to you and family.

Disegno: Uovo pasquale – Gianluca Fiesoli 2017.

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Quella fotografia in alta risoluzione alla Cultura e i suoi esponenti…

31 Marzo 2017 Commenti chiusi

Ogni momento va celebrato, ogni cosa deve essere ricordata.

Il senso della fotografia, oltre l’ esegi, l’ attimo fuggente,  la provocazione in alcuni casi e la divulgazione ossessiva sul web, nelle strade, sui giornali e quantaltro…….. è anche questo.

Come dire. In un Mondo di comunicazione, senza l’ immagine non possiamo andare avanti. Mai.

Ma la fotografia è anche Storia, Arte e valori.

Ed è per ciò che l’ amiamo nel profondo dell’ anima.

Una delle molte essenze dell’ Umanità.

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Firenze, 30 marzo 2017

Con un “banco ottico”, apparecchiatura fotografica ottocentesca, lo staff Alinari ha realizzato, nella Sala della Musica di Palazzo Pitti, una fotografia celebrativa del primo G7 della Cultura inaugurato oggi a Firenze, a cui hanno preso parte, oltre al Ministro Franceschini, i suoi colleghi di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, nonché il commissario europeo per la cultura ed il segretario generale dell’Unesco.

La fotografia verrà sviluppata e stampata in analogico secondo le tecniche artigianali dell’800, garantendo la massima qualità ed il prestigio propri di Alinari.

Una copia della fotografia, consegnata a tutti i partecipanti, entrerà anche negli Archivi Alinari che, con un patrimonio di oltre 5 milioni di fotografie, conservano e valorizzano la memoria del nostro Paese e del mondo intero e, da oltre 150 anni, producono e tramandano al futuro comunicazione per immagini.

La “Cultura come strumento di dialogo tra i popoli”: medium privilegiato, che non conosce barriere o limiti, la fotografia racconta da quasi 180 anni la storia, i popoli, l’arte, la cultura, il paesaggio, il lavoro. La società Alinari è protagonista di questo racconto dalla metà dell’800.

Credit fotografico: Archivi Alinari, Firenze Ufficio stampa: Susanna de Mottoni

www.alinari.it

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Censure di Facebook.

15 Marzo 2017 Commenti chiusi

 

Un interessante articolo del fotografo, pubblicitario, designer, Marco Maraviglia.        http://www.photopolisnapoli.org/

http://iviaggidiziomarco.blogspot.it/2017/03/la-tortura-20-ai-tempi-della-censura-di.html

 

       Risultati immagini per facebook

LA TORTURA 2.0 AI TEMPI DELLA CENSURA DI FACEBOOK

Per 24 ore eravate nel mio mondo ma io ero senza diritto di parola.
Credo che sia l’ultima trovata di Facebook: ti blocca ma puoi scrollare la bacheca, puoi leggere tutto di tutti, puoi entrare a dare un’occhiata nei gruppi e sulle pagine… ma ti si impedisce di scrivere commenti. Non puoi nemmeno cliccare un like.
Costretto a restare muto. Come in certi coma di cui si racconta che il paziente è totalmente cosciente di ciò che gli accade intorno ma non ha capacità reattive se non una lacrima che gli scende sul volto.
Come una nuova tortura virtuale. La tortura 2.0.
Il motivo della punizione? Una roba che credevo fosse finita lì: mi era stata rimossa una foto fatta alla mostra di Helmut Newton ma a distanza di qualche giorno mi sono ritrovato anche sbattuto fuori. In castigo. Nuovo accesso, nuova password, nuovo codice di sicurezza e poi la schermata di foto (mie) di cui dovevo spuntare quelle che non rispettavano gli standard della piattaforma. “Tutte caste, niente tette, niente violenza”, mi dico e quindi non spunto nulla e vado avanti.
Ma ecco la sorpresa appena rientro su Facebook… non posso scrivere il mio status del giorno. Come se qualcuno mi impedisse di scrivere sul mio diario personale che tengo nel cassetto della scrivania.
Non posso commentare i post degli amici. Non posso cliccare nemmeno un like.
Non ho più diritto di parola. Per 24 ore, mi dice Facebook.
E chi le decide le 24 ore?
Ma chi sei tu che mi impedisci di esprimermi?

Ma il problema non è solo questo.

Non posso rispondere ai commenti sui miei post e per chi non sa del castigo impostomi immagino che potrebbe pensare che sia un codardo o uno scostumato che si è dileguato. Nelle migliori delle ipotesi.
Per chi gestisce il proprio brand anche sui social è un danno non da poco apparire come uno che pianta in asso decine, centinaia, migliaia di followers.
Stranamente Messenger funziona e quindi qualcosa in privato l’ho potuto comunicare.

Cosa inquietante è la censura preventiva di Facebook.
Se un utente posta in un tuo gruppo qualcosa che Facebook individua subito come “fuori regole”, ti arriva in tempo reale una notifica: “segnalazione automatica”.
Come possa farlo è spiegato qui:     https://www.thesun.co.uk/news/2315358/facebook-using-artificial-intelligence-to-censor-nudity-violence-and-other-naughty-content/

Ma il problema non è solo questo.
Io se voglio chiacchierare con qualcuno, sono uno di quei fortunati che in piena autonomia può uscire di casa per incontrare qualche amico.
Immaginate invece se fossi stato un paraplegico, un disabile o un anziano costretto ad avere come unico contatto col mondo esterno questo Facebook.
“Eh”, mi direste, “la prossima volta non posti una foto di tette e culi”. Non è una risposta giusta perché anche se pubblico la Venere Callipigia o il Nettuno di Piazza Maggiore a Bologna potrei incappare nella censura senza saperlo.
Ma c’è dell’altro… Facebook ti avvisa che se continui a postare foto contro i suoi standard, ti blocca poi in maniera permanente. Ma non ti offre uno strumento per testare preventivamente una foto prima di postarla.
Quindi devi stare veramente attento se sei un appassionato di arte perché c’è il rischio di essere censurato caricando un nudo di Canova o una foto di Robert Mapplethorpe.
E se lo fai ancora e poi ancora, sei bannato definitivamente; hai la fucilazione digitale, diventi un cadavere virtuale.  Ma Facebook non ti dice quante possibilità di “sopravvivere” hai ancora, non ti dice quante volte hai sbagliato e quante altre te ne restano. C’è probabilmente chi decide sommariamente di uccidere senza giusto processo. Fascismo 2.0.
Ma io non voglio stare attento a queste cazzate. A 53 anni credo di saper bene a cosa veramente bisognerebbe stare attenti e certe costrizioni me le fanno girare.
Ecco, volevo soltanto dirvi che Facebook sta culturalmente ammalando una parte della nostra civiltà.
Impedire di divulgare l’arte attraverso immagini di Helmut Newton o i nudi di Corbet, Manet, Goya o le sculture greche lasciando aperti gruppi e pagine che istigano al nazismo, non fa bene.
No, non fa assolutamente bene.

 

 

 

Auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti voi…..

14 Dicembre 2016 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I migliori auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti Voi e famiglie.

Merry Christmas and happy new year 2017 to you.
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Rocca Vintage, una galleria dedicata alla fotografia d’ epoca.

16 Novembre 2016 Commenti chiusi

Apre RoccaVintage, la prima galleria a Torino dedicata alla fotografia d’epoca.
In mostra fino al 24 dicembre 2016
“Vedute del Grand Tour: l’Italia fra Ottocento e Novecento nella fotografie degli Archivi Alinari”.


Il prossimo 19 novembre alle ore 17, nello storico palazzo di Via Della Rocca 20, sarà inaugurata RoccaVintage, la prima
galleria in Torino dedicata alla fotografia d’epoca. A lanciarsi in questa attività è Federico Bollarino, architetto e titolare
di una società di comunicazione con in curriculum alcune realizzazioni museografiche.
La galleria apre con una mostra dal titolo “Vedute del Grand Tour” e presenta le straordinarie inquadrature delle nostre
città d’arte che tanto amavano i giovani aristocratici stranieri in viaggio in Italia.
Torino, Venezia, Firenze, Roma Napoli e altri luoghi monumentali furono per secoli le mete preferite del Grand Tour
e le fotografie che le ritraevano sul finire dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, divennero il souvenir desiderato
dai viaggiatori europei. Le immagini furono scattate dai maggiori fotografi dell’epoca: i Fratelli Alinari, Giacomo Brogi,
Domenico Anderson, Anchise Mannelli.
Le fotografie selezionate, tutte in vendita, provengono dagli Archivi Alinari e sono rappresentative sia delle vedute più in
voga, sia delle diverse tecniche di stampa utilizzate all’epoca: dalle stampe all’albumina con il caratteristico color seppia,
alle stampe al carbone dai neri intensi; dai primi esperimenti di stampa al bromuro d’argento, a sei vedute di Torino realizzate
con la raffinata tecnica della collotipia, alle stampe che ancora oggi vengono realizzate a mano da negativi in lastra
di vetro, secondo la tecnica tradizionale.
RoccaVintage ha scelto di esordire presentando a Torino il vasto patrimonio degli Archivi Alinari.
Fondata nel 1852, Fratelli Alinari è la più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia, tutt’ora in attività;
in oltre 160 anni di storia ha creato un corpus di oltre 5 milioni di fotografie, dai primi pionieri dell’obiettivo agli autori
contemporanei. Non a caso ad inaugurare la mostra in via Della Rocca 20 interverrà il presidente di Fratelli Alinari, Claudio
de Polo che ha sempre sottolineato il legame storico tra Firenze e Torino, le prime due capitali d’Italia, nonché ricordato
con ammirazione le generazioni di fotografi torinesi, dei quali alcuni archivi sono conservati nelle collezioni Alinari.
Sulle motivazioni che lo hanno indotto a dar vita a RoccaVintage, Federico Bollarino dice: “Una passione che si è alimentata
negli ultimi anni, da quando per chiunque è diventato normale scattare una foto con il proprio smartphone.
Questa nuova abitudine ha sancito il confine tra le istantanee digitali immediatamente visibili e le fotografie analogiche
che contenevano il margine di incertezza fino al momento dello sviluppo in camera oscura. Incertezza che imponeva al
fotografo una grande attenzione nella composizione dell’inquadratura, nella messa a fuoco, nel tempo di esposizione, e
che solo al momento dello sviluppo del negativo in camera oscura avrebbe confermato la sua bravura: tutti elementi che
emergono in maniera spiccata nelle prime immagini dei pionieri della fotografia.
In particolare alle fotografie d’epoca che ritraggono Torino e il Piemonte si aggiunge il fascino della rivelazione. Scoprire
cosa è cambiato dall’altro ieri a oggi, permette di capire meglio i luoghi in cui viviamo e immaginarne potenzialità di cui
abbiamo perso la memoria”.
Le “Vedute del Grand Tour” saranno esposte in galleria fino al 24 dicembre, ma è già in programma nel corso del 2017 una
nuova mostra dedicata alla fotografia di un autore eclettico molto conosciuto e apprezzato a Torino: l’architetto Carlo Mollino.
Vedute del Grand Tour: l’Italia fra Ottocento e Novecento nella fotografie degli Archivi Alinari
Rocca Vintage Photogallery – Torino, via Della Rocca 20
Orari: giovedì e venerdì 16-19; sabato 10-13 16-19; domenica 16-19
Info: photogallery@roccavintage.it – 011 19780920 Sito: www.roccavintage.it – www.alinari.it
Ufficio Stampa: Fratelli Alinari Idea press@alinari.it – 055 2395204

Dodici immagini di Impossible Naples in mostra al PAN di Napoli.

9 Novembre 2016 Commenti chiusi

Impossible Naples Project è una mostra-happening che avrà luogo grazie al contributo di oltre 130 appassionati di Napoli e grandi sostenitori che attivamente hanno sostenuto un crowdfunding avvenuto dal 10 giugno al 20 luglio.

DOVE E QUANDO

PAN – Palazzo delle Arti di Napoli, via dei Mille, 60
Dal 30 novembre al 13 dicembre 2016.
Inaugurazione 30 novembre ore 17.00.

LA MOSTRA

Dodici immagini di Marco Maraviglia fotografo e grafico napoletano molto apprezzato sono relative a una sua ricerca artistico-professionale che rappresentano la città in maniera metafisica e surreale e che stimolano una percezione visiva insolita della città con luoghi impossibili di Napoli che l’autore definisce “inesistenze” o “visionarismo contemporaneo”.
Tra queste vi è Metamorfosi Reloaded, il panorama di Napoli più lungo del mondo che sarà esposto per la prima volta nella sua versione definitiva in una lunghezza di oltre 8m.

L’HAPPENING

Durante l’esposizione, il pubblico potrà partecipare gratuitamente al riconoscimento dei luoghi e monumenti di Napoli presenti in ognuna delle opere.
Basterà prendere all’ingresso una scheda da compilare ed infilarla in un’urna.
L’11 dicembre l’organizzazione ritirerà l’urna con tutte le schede per effettuare lo spoglio e contatterà tutti i partecipanti per invitarli al finissage durante il quale sarà proclamato il vincitore.
Colui che avrà dato il maggior numero di risposte esatte potrà scegliere come premio una delle opere esposte (esclusa Metamorfosi Reloaded). In caso di ex aequo si procederà a un sorteggio.
Al momento del prelievo dell’urna, l’organizzazione applicherà nello spazio espositivo una tabella con le soluzioni.

INGRESSO

L’ingresso alla mostra e la partecipazione all’happening, saranno gratuiti.

CATALOGO

Presentazioni di:
- Michele Smargiassi ( Repubblica )
- Luca Sorbo

ORGANIZZAZIONE

Associazione Culturale Photo Polis (ringraziamenti speciali a Massimo Vicinanza e Livio Caldore).
In collaborazione con l’Assessorato Turismo e Cultura del Comune di Napoli e del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli
Patrocinio morale del Touring Club Italiano – Club di territorio di Napoli

CONTATTI INFORMAZIONI

associazione@photopolis.org

http://impossiblenaples.weebly.com/blog/12-immagini-di-impossible-naples-in-mostra-al-pan

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La balla dei proiettili di gomma degl’ israeliani…..

5 Novembre 2016 Commenti chiusi

La situazione in West Bank e nella Striscia di Gaza con lo scorrere degl’ anni non è per niente migliorata. Una lunga scia di sangue continua imperterrita senza che la Comunità Internazionale riesca a trovare delle soluzioni adeguate mentre tra arabi ed ebrei si convive, per così dire, senza esclusioni di colpi:  barriere, occupazioni, attentati, villaggi devastati….

E se il succedersi dei ” Grandi Uomini Politici ” non è servito a niente ci sono persone comuni che sul campo cercano di portare pace, solidarietà, aiuti umanitari e speranza.

Sono loro tra mille difficoltà e con rischi molto alti che fanno realmente qualcosa di positivo.

I proiettili di gomma sparati dall’ IDF ( Israeli defense forces ) nell’ infinita diatriba con i palestinesi sono da sempre una frottola.
E’ vero che vengono usati ma molto raramente e a loro totale discrezione.
Senza entrare nel merito e nel dettaglio delle regole d’ ingaggio e nemmeno sui diritti umani poiché sarebbe un discorso estremamente lungo e complesso, questa mia immagine ne è l’ ennesima dimostrazione.

FOTO: il corpo esanime di un giovane palestinese colpito dalle forze di sicurezza israeliane viene raccolto dai volontari della Mezzaluna Rossa Internazionale.
Dintorni dl Al Mughraqa – Striscia di Gaza 2000 – Gianluca Fiesoli.

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Lashkar-gah, la guerra continua.

16 Ottobre 2016 Commenti chiusi

“Anche oggi i combattimenti proseguono vicino a Lashkar-gah. I pazienti continuano ad arrivare, segno che hanno riaperto le strade per permettere il trasporto dei feriti. Al nostro ospedale ne sono già arrivati 9, di cui 5 in gravi condizioni. Chi può sta fuggendo e si sta dirigendo verso Kandahar alla ricerca di un luogo sicuro.

È stata una settimana molto intensa. La città è accerchiata – racconta Daniele, il nostro logista a Lashkar-gah – l’altro giorno un razzo è esploso a 30 mt dall’ospedale. Quando arriva un razzo lo senti subito: prima un fischio poi un rumore metallico e un boato. La struttura e i vetri tremano. Io e Vesna abbiamo radunato subito lo staff e dato indicazioni di stare al coperto e in zone protette.

Nell’ultima settimana abbiamo ammesso 150 nuovi pazienti, in un’ospedale che ha una capienza di 90 posti letto. Stiamo organizzandoci per poter attrezzare nuove postazioni per i feriti in arrivo e abbiamo dovuto dimettere quelli che stavano meglio. I nostri chirurghi hanno lavorato incessantemente negli ultimi sette giorni: 218 operazioni, un numero impressionante”.

Maggiori informazioni visita o iscriviti all’ associazione Emergency – http://www.emergency.it 

15 anni fa i giorni di Genova…….

18 Luglio 2016 Commenti chiusi

15 anni fa, giovedì 19 Luglio 2001 cominciavano i tragici giorni di Genova.

FOTOGRAFIA: Genova 2001 – Un manifestante inchiodato alla serranda di un negozio e con le mani dietro la schiena da due agenti di polizia – Gianluca Fiesoli


Testo tratto dal libro ” Personal Observations ” di Gianluca Fiesoli,

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

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Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale, il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi.

Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti.

In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

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Testo tratto da ” Personal Observations ” Gianluca Fiesoli

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

Srebrenica, un anniversario in tono minore.

12 Luglio 2016 Commenti chiusi

Dopo Sarajevo anche Srebrenica ha reso omaggio alle vittime in quello che oramai è giunto al ventunesimo anniversario del massacro avvenuto nel 1995.

E’ stato come sempre il giorno della Bosnia ma stavolta in tono minore sia come partecipazione che nel fatto di solennità. Le vittime ricomposte negl’ ultimi dodici mesi erano infatti “solamente “ 127 prima di effettuare l’ ultimo viaggio verso il mausoleo di Potocari e la sensazione a questa cerimonia è che le nuove generazioni che stanno venendo avanti importa poco di quella lontana guerra.

Ma questo anniversario è stato lacerato da violente polemiche, in particolar modo politiche, a causa del rifiuto di ospitare i leader serbi. Un diniego che non aiuterà a migliorare i rapporti tra i due paesi in cui l’intento dovrebbe essere quello di cercare di ricostruire un futuro più positivo.

Oltre l’ odio, lo scoglio maggiore, è l’ oramai noto “ riconoscimento “ di genocidio da parte dei serbi, i quali continuano a non ammetterlo sia su carta che a livello internazionale.

Lo stesso dicasi per l’ Unione Europea dove le autorità bosniache assieme all’ associazione delle Madri di Srebrenica non perdono occasione di criticarla per il fatto di non aver agito abbastanza in tutti questi anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 1: Preghiera davanti alle bare, Srebrenica – Gianluca Fiesoli ©.

FOTO 2: Trasporto dei feretri alla sepoltura, Srebrenica – Gianluca Fiesoli ©.

 

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