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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

La giornalista che gioca con il fuoco.

13 Agosto 2017 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il giornalismo, quando ben fatto, è un mestiere intelligente e per certi versi un pò affascinante, nonostante quel che si voglia insinuare.

Cultura, intuizione, approfondimento, analisi, critica e recensione, reportage ma anche semplici e anonimi addetti stampa che vivono nelle retrovie senza la luce della ribalta o del consenso.

Una professione che come le altre dovrebbe avere un etica ben precisa ma talvolta non è proprio rispettata per le logiche che tutti conosciamo. La Storia è piena di grandi scoop che hanno sollevato il velo per arrivare alla Verità ma è anche satura di bufale o di news completamente fasulle oppure di scritture mendaci tese a favorire una lobby o di una servitù al Potere.

Ma veniamo a noi. E’ di queste ore la notizia.

Trapiantata dal nordest dell’ Italia alle crete senesi della Toscana oramai da tanti anni, iscritta regolarmente all’ Ordine dei Giornalisti dal lontano 1994, una donna di oltre cinquanta anni,  è stata arrestata in piena fragranza ad appiccare dei fuochi  in una zona di pregio e storica ma soprattutto paesaggistico della provincia di Siena favorendo così il flusso del vento che in poco tempo aveva giù bruciato alcuni etteri di  bosco.

In una rovente estate come quella che stiamo attraversando i forestali, i pompieri,  polizia e associazioni antincendi faticano a mantenere la salvaguardia dell’ ambiente svolgendo un lavoro incessante e difficilissimo dove spesso sono sconfitti per i danni irreparabili che non sono riusciti ad evitare all’ imbecillità  altrui.

La giornalista piromane, quindi, è stata arrestata e messa immediatamente ai domiciliari ma quello che colpisce è che al momento del fermo non ha saputo giustificare la responsabilità dell’ accaduto.

Dall’ interrogatorio dei Carabinieri che gli hanno chiesto perchè lo aveva fatto la giornalista ha risposto che gli piacciono i boschi per passeggiare, ma voleva che fossero ordinati e perciò senza sterpaglie.

Il mondo è bello ( brutto ) perchè vario.

Senza parole.

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Nikon Corporation, 100 anni di storia e di fotografia.

18 Luglio 2017 Commenti chiusi

Coming soon………NIKON CORPORATION azienda leader nel mondo per la fotografia e non solo, quest’ anno ha raggiunto il prestigioso traguardo di un secolo di attività.

Gl’ importatori del celebre marchio per festeggiare l’ avvenimento hanno messo in moto tantissime manifestazioni.
NIKON ITALIA ( NITAL SPA ) oltre a questo sta per dare alle stampe un particolareggiato catalogo di qualità in numerose migliaia di copie che ripercorre la storia nei suoi passaggi più importanti sia tecnici che dinamici.

100 fotografi italiani selezionati, fedelissimi NIKON, uno per ogni anno.

Dal reportage al matrimonio, dalla cronaca allo still life…… dal viaggio al ritratto……… dalla natura…..allo sport agonistico…….

Qui sotto, l’ impaginato della doppia pagina che riguarda il mio contributo:

Etiopia, tribu Omo, anno 1994 fotocamera Nikon F4s…….quella che considero la migliore reflex giapponese al tempo della pellicola nel formato 24×36 e che ricordo con un pò di nostalgia.

Prossimamente ulteriori aggiornamenti…..

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La Bosnia Erzegovina ricorda Srebrenica.

5 Luglio 2017 Commenti chiusi

Alcune decine di persone hanno cominciato lunedì mattina da Sarajevo il cammino di oltre duecentocinquanta chilometri che li porterà a Nezuk per andare a ricongiungersi con la Marcia della Pace dove poi proseguiranno per il mausoleo di Potocari l’ 11 Luglio per ricordare il massacro di Sebrenica oramai giunto al ventiduesimo anniversario.

Sono attese per i funerali sessantamila persone provenienti da tutta la Bosnia Erzegovina ma non solo.

Secondo l’ ultimo comunicato del MPI quest’ anno le sepolture saranno settanta provenienti da due aree della Bosnia orientale.

Il più giovane si chiamava Damir Suljic ed aveva solamente 15 anni quando venne assassinato mentre il più vecchio era un uomo che allora aveva compiuto da poco 72 anni.

Tuttavia, se le famiglie delle vittime identificate in precedenza avessero concesso all’ Istituto delle persone scomparse di finire  il processo di ricomposizione ci sarebbe stato sicuramente un aumento del numero delle vittime da essere sepolto martedì prossimo.

La stragrande maggioranza dei corpi esumati dalle fosse comuni dopo anni di ricerca e di lavori di scavo sono pressoché incompleti e alcune famiglie sono stanche e invecchiate di attendere una dignità che comunque non lenirà mai il dolore e la sofferenza di questa tragedia.

La ricerca dei corpi è un lavoro difficilissimo aiutato dalla scienza ma anche ostacolato dalla precarietà di mezzi finanziari e dalle naturali difficoltà oggettive che s’ incontrano sul territorio.

Anche per Srebrenica 2017 non sono mancante delle tensioni politiche e la diplomazia tra Bosnia e Serbia è tuttora molto distante ma soprattutto non si intravedono tangibili segnali di distensione malgrado siano ambedue candidati ad entrare nell’ Unione Europea.

La Corte dell’ Aja a fine Giugno ha confermato in Appello gran parte della condanna risalente al 2014  e che il governo olandese è parzialmente responsabile della morte di trecento mussulmani.

Nonostante questo e nel tempo alcuni criminali serbi siano stati catturati e condannati, la vicenda di Srebrenica ha ancora molte ombre e la ricerca della Verità non è del tutto conclusa.

 

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Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i candidi capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti fu trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle persone scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso. Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora. Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha una lampante similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra. La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic. Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo. Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere. E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah.

Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti. Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità. Tante bandiere e una marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

Buon compleanno Mille Miglia.

18 Maggio 2017 Commenti chiusi

Oggi parte la Mille Miglia che compie la bellezza di 90 anni ma come ci ricorda il Corriere della Sera non è più il quadro dipinto dall’ indimenticabile Lucio Dalla.

Qui c’è la Storia dell’Auto italiana e non solo: il Mito di Enzo Ferrari, lo straordinario coraggio di Nuvolari o di Ascari, le annose rivalità tra l’ Alfa Romeo, la Fiat, la Maserati e la Mercedes, pezzi di un Paese che sopravvive solamente nelle memorie dei nostri padri e che evocarono gesta irripetibili e sicuramente più genuine.

Adesso nel mondo dell’ Automobile e delle corse impera il protagonismo dettato dalla tecnologia miliardaria, dalla potenza economica dei petroldollari da regole talvolta discutibil pur di fare business in cui i duellanti vanno a oltre 300 chilometri orari in circuiti chiusi dove i media la fanno da padrone con ore di diretta e si chiamano Vettel, Alonso, Hamilton………….

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RIFERIMENTI:    http://gianlucafiesoli.blog.tiscali.it/2009/05/18/mille_miglia_2009__passano_gl__anni_ma_il_fascino_non_tramonta_mai_______1988519-shtml/

 

Fotografia: Mille Miglia 2009, passaggio agl’ Uffizi. GianlucaFiesoli

Auguri di Buona Pasqua.

12 Aprile 2017 Commenti chiusi

Con l’ avvicinarsi delle festività s’ inviano i migliori auguri di Buona Pasqua 2017 a Voi e famiglie.

Happy Easter 2017 to you and family.

Disegno: Uovo pasquale – Gianluca Fiesoli 2017.

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Auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti voi…..

14 Dicembre 2016 Commenti chiusi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I migliori auguri di Buon Natale e un Felice 2017 a tutti Voi e famiglie.

Merry Christmas and happy new year 2017 to you.
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Anche gli Dei cadono…

Nessuno è invicibile e niente è impossibile. Persino le imprese più ardue. Questa assieme ad altre è una delle imprescendibili leggi della Champions League e di tutto lo sport.

Una giornata storta, sfortuna e quantaltro possono cambiare i responsi e i risultati. E poi il tempo che piano piano modifica tutto…..

Il Barcellona esce dalla Coppa dei Campioni edizione 2016. Quest’ anno la corsa finisce molto presto e già c’ è chi parla di declino, di Lionel Messi che è finito ma sicuramente non sarà così.

Il Barca ancora oggi resta il club più innovativo e il più forte degl’ ultimi anni.

Quarti di finale fatali nel doppio derby con l’ Atletico, il quale tutto sommato merita il passaggio del turno.

Il 2-1 all’ andata per gli azulgrana è troppo flebile e quindi è stato ribaltato da un 2-0 nel match di ritorno.

Anche l’ Italia è protagonista in negativo ( tanto per cambiare NOI non ci smentiamo mai ) con la direzione di Rizzoli che non ha dato un evidente rigore al novataduesimo per un fallo di mano dentro l’ area e che avrebbe riaperto il corso della qualificazione.

Marca e As le due testate sportive più autorevoli  hanno analizzato la gara definendo depressi i catalani e formidabili i madridisti. Dall’ altare alla polvere. I poveri hanno distrutto i ricchi.

Si sa che i giornali iberici ( e qui ci assomigliano ) spesso enfatizzano le imprese e criticano senza pietà i fallimenti. Il sangue è ” caliente ” e la penna diventa ” rossa “……

Un modo di fare giornalismo all’ estremo pur di vendere copie e colpire il cuore del tifoso nelle rivalità più storiche.

Le semifinali se le giocheranno Atletico, Manchester City, Real Madrid e Bayern Monaco.

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Juve, sorpasso per un altro Scudetto.

E così l’ opera sembra compiuta e per certi versi più straordinaria delle precedenti con l’atto decisivo un pò opaco e fortunoso ma quanto basta per tornare in pole position. La rimonta juventina è stata superlativa.

Da stasera il campionato ha una nuova capolista e forse un vecchio padrone che si è ripreso legittimamente il suo trono. Allo Stadium di Torino i bianconeri si aggiudicano lo scontro diretto con i partenopei per una rete a zero. Ha deciso Zaza,  gregario umile e aiutato da una leggera deviazione quando mancavano pochi minuti al fischio finale.

Chi voleva emozioni  è rimasto alquanto deluso quasi a confermare che le aspettative nei momenti importanti di un annata possono rimanere tali.

Match  guardingo, ossessivo possesso palla e dominato da un tatticismo esasperato che lo hanno reso avaro di occasioni e scontentato chi ha pagato il biglietto.

Al di là di tutto dobbiamo dare merito al lavoro certosino e costante di Massimiliano Allegri che dopo la partenza inguardabile dell’ inizio torneo ha saputo motivare i giocatori più anziani e inserire al meglio in tempi relativamente brevi i nuovi arrivati. Resta comunque il fatto e ne sono fermamente convinto che sul piano dello spettacolo questa Juventus è meno espressiva delle edizioni passate.

Sebbene ci siano ancora da disputare tredici gare e il vantaggio sia minimo questo successo, oltre la posta in gioco, fa abbassare le quotazioni dei napoletani che comunque potranno continuare a lottare mentre si è alzato il morale dei  bianconeri sul fattore psicologico.

Champions permettendo, l’ esperienza, la qualità della rosa e un calendario tutto sommato più agevole ci viene da pensare che con stanotte si è aperta la porta per il quinto scudetto consecutivo.

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Non basta più decapitare bisogna anche crocifiggere.

26 Settembre 2015 Nessun commento

La crudeltà dell’ essere umano è senza limiti e la bestia in senso generale è un cucciolo affettuoso. I tempi odierni quelli che definiamo con orgoglio una civiltà moderna, con le tecnologie avanzate, la possibile cultura da acquisire assieme a quella che dovrebbe essere la Fede e Giustizia  non bastano per arginare soprusi di ogni tipo.

L’ONU ha lanciato un appello urgente all’ Arabia Saudita per fermare l’esecuzione di un giovane uomo che dovrà affrontare prossimamente la decapitazione e poi una crocifissione in una pubblica piazza per i crimini commessi, come ordina la legge di questo paese.

Un tribunale saudita ha confermato la condanna di Ali Mohammed al-Nimr, il figlio di un dissidente di primo piano del governo, nonostante la crescente e di alto livello  condanna internazionale.

Al-Nimr, che è stato arrestato nel 2012 per la sua partecipazione alle proteste della primavera araba quando aveva solo 16 anni, potrebbe ora essere messo a morte in qualsiasi momento. Un reato ammesso anche dal padre ma che ha già fatto domanda di grazia.

Il caso del giovane è stata oggetto di una fervente campagna dei gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Reprieve, i quali affermano che il ragazzo stato torturato e costretto a firmare una falsa confessione prima di essere condannato alla “morte per decapitazione e crocifissione”.

Ora, un gruppo di esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno firmato un comunicato congiunto che invita l’Arabia Saudita a “sospendere immediatamente l’esecuzione pianificata” e dare il signor al-Nimr “una revisione del processo in maniera equa”.

Gli esperti, tra cui i relatori speciali delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali o arbitrarie Christof Heyns e Benyam Mezmur, il presidente della commissione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, hanno detto che imporre la pena di morte a qualcuno che era un bambino al momento di offendere e dopo accuse di tortura è “incompatibile con gli obblighi internazionali dell’Arabia Saudita”.

“Il diritto internazionale, accettato come vincolanti dall’Arabia Saudita, prevede che la pena capitale può essere comminata solo a seguito di dibattimenti che soddisfano i più severi requisiti, o potrebbe altrimenti essere considerato un esecuzione arbitraria”, hanno poi aggiunto.

Anche il governo francese ha preso l’insolita iniziativa di aggiungere la sua voce per la sospensione dell’esecuzione. Il Portavoce del ministero degli Esteri Romain Nadal, ha dichiarato: ” La Francia è preoccupata per la situazione di Ali Mohammed al-Nimr, che è stato condannato a morte, sebbene fosse minorenne all’epoca dei fatti “.

” Siamo contrari alla pena di morte in tutti i casi e circostanze pertanto chiediamo di sospendere l’ esecuzione.”

Secondo dati ufficiali dall’inizio del 2015 in Arabia Saudita sono state giustiziate 133 persone mentre nel 2014 erano state 87.

Per firmare una petizione puoi vedere il sito  https://www.change.org/

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Per la Storia e per Berlino.

Un calciatore, a seconda dell’ intesità della partita ma anche di altre condizioni che adesso non stò a spiegare percorre circa dagl’ otto ai dodici km ogni novanta minuti. La distanza tra il Il Santiago Bernabeu di Madrid  e l’ Olimpia Stadium di Berlino è di cica 2300 chilometri. Stasera ventidue giocatori si batteranno per coprire quel divario.

Tralasciate semplici ilarità di scrittura, la sfida di ritorno tra Real Madrid e la Juventus sancirà l’ avversaria del Barcellona che ha quasi conquistato la finalissima con un roboante tre a zero ed ha messo ancora una volta in piena luce, se mai ce ne fosse stato bisogno, la straordinarietà di Lionel Messi, del giovane paulista Neymar e di Suarez capaci di far cambiare volto ad un match intricato in soli pochissimi minuti. Un trio fenomenale che non ha uguali al mondo. D’ altro canto non tutti se li possono permettere certi giocolieri e questa è una legge e una realtà incontrovertibile del calcio odierno.

Invece ” Blancos e Zebre “  se la dovranno sudare in una partita che si preannuncia a ritmi serrati. Dopo mercoledì notte non ci saranno ulteriori prove di appello ma nonostante tutto dobbiamo elogiare la Juventus la quale è già andata oltre se stessa. Nessun santone o professore del pallone nel settembre scorso avrebbe previsto tale risultato.

L’ esile vantaggio dei ragazzi di Massimiliano Allegri, come detto in precedenza è un arma a doppio taglio, poichè può essere immediatamente ribaltato e quindi non possiamo farci conto più di tanto. I giocatori devono restare umili senza cadere nella trappola della presunzione o della qualificazione già annunciata.

E’ comunque sempre un qualcosa ed è per questo che la Juventus dovrà tentare di fare almeno un gol in cui la metterebbe sotto il profilo psicologico e dei numeri al possibile riparo dei rischi.

La notizia migliore è che tra le fila del club piemontese rientrerà in pianta stabile Paul Pogba, la cui assenza si era sentita a Torino. Il francese di pelle nera con le leve di gazzella visto in campionato con il Cagliari è apparso in condizioni buone e quindi potrà dispensare fantasia e forza al centrocampo come negl’ interventi di contrasto per arginare la manovra degli spagnoli e sulle palle inattive.

Se il collettivo non può fare a meno dei gol di Carlos Tevez ha pure troppa esigenza dell’ incontrista. Per quanto la rosa dei sostituti sia di buona fattura restano due elementi decisivi negli schemi insegnati dal tecnico toscano.

Mentre per Carletto Ancelotti oltre a Karim Benzema avrà la presenza di Toni Kroos che si era leggermente infortunato nella gara di sabato scorso pareggiata al Bernabeu contro il Valencia. Assente sicuro invece è Modric. Ma il momento dei Galacticos non è proprio ottimale a cominciare dalle prestazioni opache del gallese Gareth Bale in cui la società ha investito moltissimo denaro e le numerose polemiche interne allo spogliatoio.

Come se non bastasse si sono allontanate le speranze di aggiudicarsi il titolo nella Liga grazie alla contemporanea vittoria per due a zero del Barcellona sul Real Societad e che ha rafforzato in vetta il distacco portandolo a quattro punti che probabilmente a questo punto della stagione diventerà irrecuperabile.

La Juventus in finale di Champions League non è più un utopia, non è più un astrazione e nemmeno una sciocca illusione sportiva ma bensì un sogno da vivere e da tramutare in realtà andando oltre il massimo sforzo e con un pizzico di fortuna il che non guasta mai.

Inutile nasconderlo. Il conseguimento di questo obbiettivo adesso è alla loro portata ed è stato ampiamente dimostrato nella partita di andata.

Visto e considerato i recenti arbitraggi delle semifinali nella Europa League per le italiane, e qui le vibranti proteste del Presidente De Laurentis in conferenza stampa sono state più che legittime e giustificate, ci auspichiamo di non dovere lasciare la Champions League per una direzione arbitrale un pò iniqua o per interessi di federazioni.

Non lo vogliamo nemmeno pensare.

Sarebbe un peccato per il calcio e per la Juventus la quale non se lo merita.

Che vinca il migliore.

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Il poker dei più forti.

Trenta ? Trentuno ? Trentatré ? Ventinove ? Non ha molta importanza il passato è lontano e oramai sepolto.

Errori arbitrali ? Aiuti ? Aiutini ? Dentro o fuori ? Niente di più di tanto. Chiacchere da televisione o da bar sebbene il calcio sia anche questo se visto dal lato della passione o del passatempo.

La Vecchia Signora ha dato un altra lezione allo sport italiano che affanna su diversi fronti e perde pezzi di società gloriose a causa di dissesti monetari e di pragmatismi sbagliati.

Ma oltre la vittoria, che con il senno del poi all’ inizio stagione non era così scontata, i bianconeri ci ridanno fiato, fiducia e lustro in campo internazionale dove da diversi anni subiamo umiliazioni e incontriamo amarezze.

E non è poco. Considerato che il nostro calcio sta vivendo un epoca con moltissimi problemi di ogni tipo. Ne sa qualcosa la Nazionale, specchio e termometro di questa disciplina.

Senza cadere nella retorica, poiché ne siamo pienamente a conoscenza, il parco giocatori juventino per qualità, equilibrio e valore tecnico è indubbiamente il più completo in Italia ma talvolta non basta per vincere un trofeo.

Agevolato da avversari in perenne crisi, Milan e Inter in primis, ha avuto il favore di combattere contro una Roma che non si è mai completata e guidata da un tecnico forse non del tutto adatto all’ ambiente e alla serie A .

Il poker odierno porta due firme fondamentali oltre ai giocatori che ci hanno messo il sudore, il talento e la forza. La prima è quella che un consiglio di amministrazione che ha saputo ricostruire in questi anni con efficacia, investimenti mirati e con una crescita esponenziale, vedi la Champions League, ma soprattutto senza esibire fanfare o presunzioni. In due parole ha operato con intelligenza.

La seconda è di Massimiliano Allegri. Il toscano dopo un esperienza un po’ frustrante e disattesa al Milan è arrivato in Piemonte suscitando numerose perplessità.

Chi non ricorda i titoli: non è un allenatore da Juve !!! Chi non ricorda il disappunto della tifoseria ? E l’ ombra di Conte a lungo ha aleggiato sulla sua testa. Adesso il tecnico si è tolto qualche sassolino dalle scarpe e dobbiamo rendergli merito per il lavoro svolto con oculatezza e serietà.

Non era assolutamente semplice far dimenticare Antonio Conte dopo un triennio, gestire un nuovo spogliatoio in cui i senatori hanno il loro peso. Allegri ha alternato anche modulo rispetto al suo predecessore. Ha plasmato una Juve meno brillante, meno furiosa e dirompente. insomma più normale ma ugualmente vincente.

In alcuni momenti poco moderna   ma ha saputo sopperire con l’ esperienza e la saggezza. Simpatico o antipatico, milanista o livornese, diplomatico o freddo, Max  per gli amici ora ha davanti la grande occasione nelle prossime settimane per entrare di diritto nella Storia e Berlino già altre volte ha portato fortuna.

Gl’ ultimi ostacoli, a cominciare dalla sfida di martedì con i Blancos spagnoli,  sono i più duri tuttavia guardando come vanno le cose potrebbe essere la volta giusta.

Glielo auguriamo di vero cuore.

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“Quando viaggi hai sempre paura, non sai mai se sarai tu il prossimo a morire”.

«Per favore, ho bisogno di mangiare», chiedevo. «I miei bambini hanno bisogno di mangiare, mia moglie sta male, ho bisogno di acqua e cibo. “No” mi hanno risposto il capitano e l’equipaggio della barca. Poi gli ho offerto altri soldi e mi hanno dato dell’acqua, poca acqua».

«Abbiamo attraversato il Niger, poi il deserto. In quattro giorni nel deserto abbiamo mangiato una volta sola. Potevamo bere due volte al giorno, non una di più. Ci hanno fatto lavorare in tutti i Paesi che abbiamo attraversato. Il peggio è stato in Libia, ci facevano lavorare e poi ci rubavano tutto quello che guadagnavamo. Vivevamo ammassati in una casa piccola, troppo piccola…».

«Il viaggio in mare è durato 10 giorni. Quando viaggi hai sempre paura, non sai mai chi sarà il prossimo. Non sai mai se sarai tu il prossimo a morire».

«È stato un viaggio terribile. Tanti compagni di viaggio sono morti, gente che aveva la stessa voglia che io avevo di vivere tranquillamente. Siamo partiti in 90 e siamo arrivati in 16. A volte penso che quelli che sono morti siano morti per pagarci il viaggio».

Sono alcuni dei racconti che abbiamo sentito a Siracusa, dove il nostro staff offre cure ai migranti che sbarcano e che vengono ospitati al Centro Umberto I. Viaggi terribili, in condizioni disumane, senza nessuna certezza di arrivare. Viaggi che, come mostra anche la cronaca di questi giorni, rischiano ogni volta di trasformarsi in stragi.

Non vogliamo più sentire racconti come questi. Non vogliamo più assistere a tragedie annunciate. Servono canali di accesso all’Europa legali e sicuri. Servono politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo per sopravvivere.

Adesso, prima della prossima strage.

Per maggiori informazioni visita il sito http://www.emergency.it

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Juve basta lo 0 – 0 è tra le prime quattro d’ Europa.

Dopo tanti anni la Juventus raggiunge nuovamente la semifinale della Champions League insieme ai tedeschi del Bayern, il Real Madrid e il Barcellona.

Lo zero a zero di stasera nel Principato di Monaco in una gara spinosa e con molta tensione, a tratti sofferente ha fatto rilevare le difficoltà di attacco dei francesi che non è riuscita a sfondare il muro bianconero.

Match prudente, forse troppo da parte dei ragazzi di Massimiliano Allegri che conseguono l’ obbiettivo ma con qualche ombra per una tattica che sfiora il catenaccio e per niente intraprendente. Insomma con il minimo sindacale ora si trova in semifinale ma nel prossimo turno questo atteggiamento non potrà pagare e non potrà essere all’ occorrenza tenuto.

Se adesso è più che lecito sognare la notte di Berlino presto si conoscerà l’ avversario che senza nessun alibi sarà tosto e forte poiché tutte le altre  sono superiori tecnicamente ai torinesi.

Anche nel fattore dell’ esperienza internazionale che a questi livelli ha un certo peso.

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Quattro anni dalla morte di Vittorio Arrigoni.

11 Aprile 2015 Commenti chiusi

Sono passati quattro anni dalla morte di Vittorio Arrigoni e la situazione in West Bank e nella Striscia di Gaza non è per niente migliorata. Una lunga scia di sangue continua imperterrita senza che la Comunità Internazionale riesca a trovare delle soluzioni adeguate in questa terra martoriata mentre tra arabi ed ebrei si convive, per così dire, senza esclusioni di colpi, barriere, occupazioni, attentati….

Un odio ininterrotto oramai domina la regione da lunghi anni e se il succedersi dei ” Grandi Uomini Politici ” non è servito a niente ci sono persone comuni che sul campo cercano di portare pace, solidarietà, aiuti umanitari e speranza. 

Come lo era Vittorio Arrigoni.

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Ieri, 24 Aprile 2011, Bulciago, provincia di Lecco.

Tanta gente, occhi lucidi, scroscianti applausi, una lettera attaccata alla porta di entrata del palazzetto e scritta da un profugo arabo. Un ramoscello d’ ulivo appoggiato sulla bara accanto al kefiah e all’ amato capello nero mentre un coro di innocenti fanciulli canta Blowind in the wind e poi Bella Ciao.

Il mondo di Vittorio Arrigoni, dei giovani, dei numerosi amici ma anche una delegazione venuta dalla lontana Palestina e il vescovo di Gerusalemme.

E’ il testamento di Vik come volesse dire che le differenze tra i popoli, le contrapposizioni delle religioni si superano soltanto con l’ amicizia, la fraternità e l’ aiuto ai più deboli.

Il piccolo paese di Bulciago ha dato l’ estremo saluto al pacifista ucciso dai malvagi salafiti e che ha commosso l’ Italia, ma le bandiere tricolori sono state poche nel giorno del dolore.

Pace soltanto Pace e giustizia, sono le parole con una punta di polemica degl’ amministratori locali verso il Governo, per un ragazzo di soli 36 anni che ha pagato con un prezzo altissimo quelli che definiva i suoi sogni e gl’ ideali, talmente possenti da scegliere  la tormentata enclave di Gaza Strip come residenza stabile.

Ed è proprio quella terra che lo ha tradito. “ Restiamo umani “ era la firma con cui chiudeva ogni post del  blog ” Guerrilla Radio “, i reportage per il Manifesto, sicuramente scomodi a qualcuno poiché veritieri.

Adesso è difficile rimanere solidali dopo quello che abbiamo visto e soprattutto dopo anni di rancori, d’ Intifada, di razzi Qassam sulle città costiere, di occupazioni, barriere di cemento, carri armati e filo spinato, in un massacro che sembra non avere mai fine.

L’ International Solidarity Movement sezione Italia durante la cerimonia ha adagiato sul prato circostante tre grandi striscioni, i quali elencavano i 1414 morti ammazzati nella Striscia di Gaza.

Nella sintetica omelia della messa il sacerdote Don Roberto Crotta ha voluto ricordare Vittorio Arrigoni come un Uomo autentico, coraggioso per le scelte di vita e paladino della libertà, e che la sua utopia come qualcuno l’ ha definita in questi giorni sulla stampa, è invece una speranza che tutti noi desideriamo che non rimanga vana.

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Il feretro di Vittorio Arrigoni sul tappeto della cerimonia -Immagine di Gianluca Fiesoli.

Tim Cup: Juve irresistibile per un opaca Fiorentina. 3 a 0 e finale.

7 Aprile 2015 Commenti chiusi

Sembra essere proprio il suo anno.  Questa Juventus targata Massimiliano Allegri, non solo ha dimenticato in fretta l’ epoca di Antonio Conte cambiando anche per l’ occasione mentalità e talvolta modulo di gioco, ma anche quando va in apnea ha un pò la ruota della fortuna dalla sua parte.

E se lo cose stanno così non ci sarebbe da meravigliarsi se questa stagione diventasse  completa e vincente sotto tutti gli aspetti.

Con il campionato chiuso in anticipo gl’ addetti ai lavori prevedevano che tutte le energie mentali e fisiche fossero spese per andare avanti nella Champions League, visto e considerato che l’ Europa negl’ ultimi anni ha regalato soltanto delusioni al club degl’Agnelli.

A causa della sconfitta in semifinale di andata a Torino per due reti a uno in pochi avrebbero scommesso stasera sul passaggio del turno.

Ma la Juventus ancora una volta continua a sorprenderci e a ribadire che nei momenti topici di una stagione c’ è sempre e in Italia resta assolutamente la più forte.

Con o senza Tevez assieme ad  altre assenze eccellenti la Juventus è scesa al Franchi, da sempre un campo ostile, e ha fatto una ” signora partita “.

Aiutata, ma non più di tanto, da una Fiorentina distratta, scarsamente reattiva, disposta male da Montella e forse un pò presentuosa credendo di avere già la finalissima in tasca, la gara è stata senza storia già nel primo tempo.

Una reazione importante, significativa e che ci sottolinea che la Juventus ha ancora molta fame ma sopratutto per il lavoro di preparazione svolto nei mesi precedenti poichè esibisce quasi sempre una forma apprezzabile anche quando utilizza il turn over o deve fare i conti con degl’ infortuni.

Tre a zero il finale. Le reti  in successione sono di Matri, Pereyra e Bonucci.

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