15 anni fa i giorni di Genova…….

18 Luglio 2016 Commenti chiusi

15 anni fa, giovedì 19 Luglio 2001 cominciavano i tragici giorni di Genova.

FOTOGRAFIA: Genova 2001 – Un manifestante inchiodato alla serranda di un negozio e con le mani dietro la schiena da due agenti di polizia – Gianluca Fiesoli


Testo tratto dal libro ” Personal Observations ” di Gianluca Fiesoli,

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

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Senza alcuna ombra di dubbio i giorni che vanno dal giovedì 19 alla domenica del 22 luglio 2001 sono stati tra i più ignominiosi della Storia della Repubblica italiana. Un escalation di violenza in cui il bilancio poteva essere più pesante e dove le incolpazioni sono da dividersi tra tutti. Stato, forze dell’ ordine che si trovarono impreparati davanti ad un evento dalla valenza così straordinaria, municipalità, ambientalisti, Black Bloc e dimostranti. Fin dalla scelta della città, Genova sembrò completamente inadatta per ospitare un importante sessione di incontri tra i Grandi della Terra, i quali secondo il governo italiano necessitavano di imponenti servizi di coordinamento civili e militari per garantirne la sicurezza durante lo svolgimento.

La topografia del capoluogo ligure mostra che il tessuto urbano non ha una grandissima espansione. Il centro è angusto mentre alle spalle le colline sono sovrastanti e pertanto sbarrano le vie di fuga. Se poi viene istituita un area “ off limits “ con grate di ferro alte tre metri, tombini saldati e barriere di container è palese che per molti sembrò una restrizione alla libertà e quindi era facile prevedere che ci sarebbero stati dei disordini. Lo stesso Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri da pochi mesi, durante un sopralluogo organizzativo confermò queste preoccupazioni sottolineando che l’ indicazione di Genova era stata designata dall’ esecutivo precedente e quindi era oramai troppo tardi per inventare soluzioni immediate e alternative.

Il movimento dei No – Global, più comunemente chiamato “ Popolo di Seattle “, si era formato alla fine del 1999 ed aveva aumentato sensibilmente il numero dei consensi e nel frattempo in Italia gli anarchici avevano ripreso ad esternare il proprio disappunto. Si viveva un declino dell’ ideologia di sistema, le crisi sociali erano evidenti e una parte del mondo della cultura manifestava una certa insofferenza per l’ Italia clericale. Ci si preparava con scetticismo alla nascita dell’ Euro e diverse erano le correnti di pensiero che sostenevano con tenacia il ripristino dell’ effettiva emancipazione dei mercati economici attraverso una politica di deregolamentazione. Una sfida in comune organizzata sulla collaborazione reciproca tra centinaia di gruppi, associazioni di carattere nazionale, studentesche e ambientaliste ma disapprovato da alcuni di non avere molto realismo politico e poco spessore morale se al suo interno si potevano nascondere delle frange eversive in grado di sobillare la violenza. Nonostante il propugnare l’ uguaglianza dei diritti, la globalizzazione è diventata un processo a cui difficilmente si potrà tornare indietro ed impone la graduale riduzione d’ intervento dei singoli governi nell’ economia mondiale, allargando così il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri con l’ accrescimento del potere plutocratico alle multinazionali.

Se la manifestazione del giovedì scivolò via senza intoppi, escluso qualche sporadica tensione, invece il peggio doveva ancora arrivare. Il fuggifuggi dei cittadini, la serrata totale degl’ esercizi commerciali e delle banche ne erano la conferma mentre le polemiche televisive, le dietrologie dei partiti, le minaccie via web nelle chat più intransigenti e gl’ allarmi bomba facevano presagire una situazione in caduta irreversibile. Numerosi cortei oramai erano stati programmati e la chiusura della frontiera italo – francese, che aveva l’ intento di respingere i facinorosi, non dette i frutti sperati.

Lo stesso successe per il tentativo di autorizzare marce considerate tranquille e non consentire quelle che venivano definite pericolose. Nella mattinata i manifestanti iniziarono a radunarsi, ognuno con la sua forma di protesta e all’ ora di pranzo si registrarono i primi incidenti. Corso Torino, Via Caffa, Via Tomelaide, Piazza Danovi, Corso Buenos Aires, via Crimea e intorno al carcere di Marassi divennero teatro per un susseguirsi di provocazioni che sfociarono in sassaiole, auto in fiamme, barricate e cariche dei battaglioni della polizia. Un clima surreale e l’ impotenza da parte di quelli che erano rimasti a casa travolse Genova oramai avviluppata dalla nebbia pungente dei gas lacrimogeni. I reparti delle forze dell’ ordine agivano senza una tattica precisa dovuta ad inesattezze di valutazione mentre le comunicazioni radio con la Questura non sempre erano perfette. Il caos regnava totale, il sangue cominciava a scorrere e le strade erano piene di una collera che urlava sempre più forte.

Ma l’ apice si verificò in Piazza Alimonda con la morte di Carlo Giuliani, 23 anni, freddato dai colpi di pistola dell’ ausiliario Mario Placanica. Una tragedia che marchierà per sempre la storia dei summit del G8. Il giovane cessò di vivere nell’ atto di lanciare un estintore contro un “ defender “ dei carabinieri che era rimasto bloccato da un cassonetto della spazzatura mentre stava subendo la furia di un gruppo di estremisti.

La camionetta aveva preso parte all’ assalto del dodicesimo Battaglione Sicilia che voleva colpire sul fianco la marcia delle Tute Bianche, le quali probabilmente avevano l’ intenzione di violare la zona rossa. Erano le cinque e mezza del pomeriggio e la dinamica si svolse in maniera così repentina che non ci fu il tempo e il modo di evitarla. Poi la jeep riuscì a disincagliarsi e passò per ben due volte sopra il corpo esanime disteso sul selciato. La notizia fece il giro del mondo e dentro il Palazzo Ducale alcune riunioni vennero temporaneamente sospese mentre i servizi degli accordi politici finirono in secondo piano nelle edizioni dei telegiornali della sera.

Nella giornata di sabato la solidarietà per la morte del giovane e l’ impatto emotivo sull’ opinione pubblica fecero affluire trecentocinquantamila persone che parteciparono alla grande manifestazione sul lungomare, la quale doveva concludersi nella zona della Fiera. Però ancora una volta il buonsenso da ambo le parti non riuscì a prevalere. La spirale dell’ odio riprese il sopravvento, oramai era guerra aperta. Il corteo si spezzò in due enormi tronconi, dai quali scapparono gente disarmata e con famiglia per evitare di essere coinvolti negli scontri collettivi.

Durante la notte si consumò l’ ultimo atto di violenza che venne imposto con un ordine dall’ alto. L’ irruzione di trecento agenti nella scuola Diaz, sede provvisoria del Genoa Social Forum, è un palese tentativo di massacro e di vendetta, peraltro svolto alla cieca, con prove simulate per giustificarlo e messo in atto solamente su un centinaio di innocenti che comprendevano diversi stranieri. Persino i soprusi e le angherie avvenuti nella caserma di Bolzaneto ribadiscono che i metodi usati dalla polizia non erano certamente conformi ai principi teorici e pratici della democrazia. Sistemi ambigui, che possiamo definirli vicini a quelli dell’ epoca del fascismo e finiscono per compromettere l’ immagine e l’ etica di un organo del potere esecutivo dello Stato.

E’ trascorso più di un decennio da quei convulsi giorni e in questo tempo si è scritto, detto e deplorato con tanta acrimonia. La Giustizia ha svolto lentamente il suo corso e le sentenze dei processi hanno confermato nei vari gradi le responsabilità degli elementi in divisa e di qualche vertice ma numerosi sono i procedimenti archiviati per l’ impossibilità di identificare le persone implicate. Anche dei dimostranti sono stati condannati con l’ imputazione di saccheggio e distruzione. Per i fatti della Diaz in primo grado il Tribunale ha assolto i capi della Mobile, del Servizio della Centrale, i vicedirettori dell’ Ucigos e altri funzionari che durante il dibattimento avevano alzato un impenetrabile cortina di omertà negando così evidenti responsabilità.

Dopo l’ istanza da parte della Procura, l’ appello del 2010 ha ribaltato la sentenza precedente. La Corte di Genova reputò gl’ imputati tutti colpevoli anche se alcune pene vennero considerate lievi e non corrispondenti a quello che aveva chiesto l’ accusa. Venticinque saranno le condanne per complessivi novantotto anni di reclusione. Nel luglio 2012 la Suprema Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva questo giudizio e potrebbe costringere alcuni dirigenti a lasciare gli incarichi. Una sentenza che gran parte dell’ ambiente politico italiano ha definito “ importante ma che non restituisce una completa giustizia “.

Mario Placanica ha chiuso con l’ Arma ed è stato congedato. Dopo un periodo di riposo adesso lavora come impiegato all’ Ufficio del Catasto di Catanzaro. Indagato assieme al collega Filippo Cavataio le differenti giurie, compresa quella della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, hanno sancito che agì per legittima difesa e conseguentemente è stato prosciolto. Però il ritorno alla normalità per l’ ex carabiniere si sta rivelando più difficoltoso del previsto e per diverse volte è salito sulla ribalta della cronaca. Prima per uno strano incidente di auto, poi per delle minacce di morte ricevute da ignoti.

In un secondo tempo è stato sottoposto ad intercettazioni telefoniche e che sono state pubblicate da un settimanale milanese. In esse raccontava di avere seri problemi psicologici dovuti alla vicenda che gli era accaduta, di dover ricorrere giornalmente a dosi di antidepressivi e di soffrire di idee suicidarie. Nella primavera del 2009 il Placanica è stato inquisito dalla Procura della Repubblica calabrese con la grave accusa di violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti della figlia dell’ ex convivente, la quale in precedenza aveva sporto denuncia. Insomma, quella tragica settimana di luglio gli ha sicuramente cambiato la vita.

Carlo Giuliani ha pagato carissimo per il fatto di essersi trovato al posto sbagliato nel momento inopportuno, ma soprattutto per una certa sprovvedutezza e follia che talvolta sono proprie della gioventù. Cercare di farne un eroe e altresì un martire è francamente eccessivo da qualsiasi punto di vista si guardi la questione poiché la violenza non è mai giustificata.

Per motivi diversi alcuni anni dopo sono tornato a Genova. E’ sempre bella, imperiosa, affacciata sull’ immensità del mare scuro con i palazzi nobiliari restaurati. Le parole di Paolo Conte si dissolvono nello zefiro di ponente…..” Genova ha i giorni tutti uguali, i gamberoni rossi sono un sogno e il sole è un lampo giallo al parabrise “. Delle rabbie antiche non rimane che uno sbiadito ricordo e una targa alla memoria.

In un carruggio una scritta rossa campeggiava su di un muro d’ ardesia.

Hanno ammazzato Carlo……..Carlo vive.

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Testo tratto da ” Personal Observations ” Gianluca Fiesoli

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

Srebrenica, un anniversario in tono minore.

12 Luglio 2016 Commenti chiusi

Dopo Sarajevo anche Srebrenica ha reso omaggio alle vittime in quello che oramai è giunto al ventunesimo anniversario del massacro avvenuto nel 1995.

E’ stato come sempre il giorno della Bosnia ma stavolta in tono minore sia come partecipazione che nel fatto di solennità. Le vittime ricomposte negl’ ultimi dodici mesi erano infatti “solamente “ 127 prima di effettuare l’ ultimo viaggio verso il mausoleo di Potocari e la sensazione a questa cerimonia è che le nuove generazioni che stanno venendo avanti importa poco di quella lontana guerra.

Ma questo anniversario è stato lacerato da violente polemiche, in particolar modo politiche, a causa del rifiuto di ospitare i leader serbi. Un diniego che non aiuterà a migliorare i rapporti tra i due paesi in cui l’intento dovrebbe essere quello di cercare di ricostruire un futuro più positivo.

Oltre l’ odio, lo scoglio maggiore, è l’ oramai noto “ riconoscimento “ di genocidio da parte dei serbi, i quali continuano a non ammetterlo sia su carta che a livello internazionale.

Lo stesso dicasi per l’ Unione Europea dove le autorità bosniache assieme all’ associazione delle Madri di Srebrenica non perdono occasione di criticarla per il fatto di non aver agito abbastanza in tutti questi anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO 1: Preghiera davanti alle bare, Srebrenica – Gianluca Fiesoli ©.

FOTO 2: Trasporto dei feretri alla sepoltura, Srebrenica – Gianluca Fiesoli ©.

 

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Juve, doppia doppietta. Tim Cup ai bianconeri.

La Storia si ripete, quasi fosse venuta noia ai più. Oramai è quasi diventato un rituale in cui pare impossibile cambiare. La Juventus conquista la Coppa Italia, la undicesima dell’ almanacco, e come l’ anno precedente ribadisce una ” doppia doppietta “  che lenisce il sogno inappagato della Champions League.

All’ Olimpico di Roma in una finalissima scialba, dai ritmi altalenanti ma con poche vere occasioni da gol ci pensa Morata a decidere la sfida. L’ acerbo talento è oramai diventato grande ed è utilissimo a questa squadra. Sarebbe bene trattenerlo. Più volte ha risolto numerosi problemi in attacco ed ha ancora grandi margini di ottimizzazione.  Appena entrato in campo nel secondo tempo supplementare  con una giocata delle sue ha chiuso qualsiasi possibilità di rimonta dei rossoneri.

Il lavoro di Massimiliano Allegri, quindi, che non era ben cominciato nello scorso autunno si è concluso negi migliori dei modi considerato che l’ organico attuale è minore del precedente.

Il tecnico ha motivato velocemente i nuovi arrivati inserendoli con maestria ed esperienza.

Anche stasera in una gara non facile con alcune assenze importanti è riuscito comunque a prevalere.

Per quanto riguarda il Milan, un altra stagione fallimentare sia sul piano dei risultati, degl’ acquisti e degl’ allenatori i quali è inutile sostituirli se la rosa è composta da mediocri elementi.

Il club milanista non entra in Europa per il terzo anno consecutivo e forse adesso per Silvio Berlusconi è  veramente finita un epoca.

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Anche gli Dei cadono…

Nessuno è invicibile e niente è impossibile. Persino le imprese più ardue. Questa assieme ad altre è una delle imprescendibili leggi della Champions League e di tutto lo sport.

Una giornata storta, sfortuna e quantaltro possono cambiare i responsi e i risultati. E poi il tempo che piano piano modifica tutto…..

Il Barcellona esce dalla Coppa dei Campioni edizione 2016. Quest’ anno la corsa finisce molto presto e già c’ è chi parla di declino, di Lionel Messi che è finito ma sicuramente non sarà così.

Il Barca ancora oggi resta il club più innovativo e il più forte degl’ ultimi anni.

Quarti di finale fatali nel doppio derby con l’ Atletico, il quale tutto sommato merita il passaggio del turno.

Il 2-1 all’ andata per gli azulgrana è troppo flebile e quindi è stato ribaltato da un 2-0 nel match di ritorno.

Anche l’ Italia è protagonista in negativo ( tanto per cambiare NOI non ci smentiamo mai ) con la direzione di Rizzoli che non ha dato un evidente rigore al novataduesimo per un fallo di mano dentro l’ area e che avrebbe riaperto il corso della qualificazione.

Marca e As le due testate sportive più autorevoli  hanno analizzato la gara definendo depressi i catalani e formidabili i madridisti. Dall’ altare alla polvere. I poveri hanno distrutto i ricchi.

Si sa che i giornali iberici ( e qui ci assomigliano ) spesso enfatizzano le imprese e criticano senza pietà i fallimenti. Il sangue è ” caliente ” e la penna diventa ” rossa “……

Un modo di fare giornalismo all’ estremo pur di vendere copie e colpire il cuore del tifoso nelle rivalità più storiche.

Le semifinali se le giocheranno Atletico, Manchester City, Real Madrid e Bayern Monaco.

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Quei disegni dei bambini sul filo spinato di Idomeni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una situazione esplosiva, tragica, dove ancora una volta la dignità dell ‘ Essere Umano è andata completamente perduta.

Lo specchio di un Europa incapace di decidere, di agire con una politica unitaria e che ha sottovalutato l’ importanza  in quello che nel XXI secolo è diventato un grosso problema e che non risolverà certamente con il recente accordo assieme all’ ambiguo governo turco, il quale lo rispetterà solamente in parte e peraltro molto difficile anche da attuare sul piano tecnico, pratico ed economico.

A Idomeni ad un centinaio di chilometri dall’ antica Tessalonica, sta morendo pure la speranza. Scappati da conflitti con regimi totalitari oramai al tramonto, braccati dall’ Isis, un fiume di oltre diecimila persone affamati come bestie, stremati da un viaggio senza vedere la luce della fine e che adesso si è bloccato da una barriera innalzata dall’ autorità macedone, la quale sta impiegando numerosi blindati  e i reparti migliori della sicurezza.

Soldati con i pugni stretti e l’ astio tra i denti che ricordano molto negli sguardi la ex jugoslavia di alcuni decenni addietro.

Sotto il blu del cielo di Idomeni donne, vecchi, famiglie numerose senza più niente sono accampate nella sporcizia, a rischio di epidemie. La solidarietà delle organizzazioni umanitarie sta facendo il possibile per arginare l’ afflusso che comunque continuerà ad arrivare poiché al momento è la via più breve per raggiungere il cuore del continente.

Le proteste in queste ultime settimane sono state frequenti, i tentativi di attraversare il confine anche aggirando il valico di Erzinovi sono risultati vani come gli scioperi della fame, gli slogan e il darsi fuoco da parte di alcuni profughi.

Storie di disperazione ma forse per chi si trova ad Idomeni fanno tenerezza vedere quei tanti disegni  attaccati sull’ interminabile muro spinato.

Schizzi di pennarello, di lapis spuntati in cui si evince l’ innocenza, il candore della fantasia, dell’ amore alla Vita non ancora del tutto sbocciata e soprattutto consumata.

Ma con la consapevolezza di soffrire per delle colpe delle quali non sono assolutamente responsabili.

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FOTOGRAFIE:

1) Bambini che protestano con dei cartelli davanti ad un agente della polizia greca, 23 Marzo 2016 – G. Fiesoli.

2) Campo profughi di Idomeni, confine Grecia e Macedonia, 24 Marzo 2016 – G. Fiesoli.

Auguri di Buona Pasqua 2016.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con la presente s’ inviano i migliori auguri di una Felice Pasqua 2016 a tutti Voi e famiglie.

Happy Easter 2016 to you and family.

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Juve, sorpasso per un altro Scudetto.

E così l’ opera sembra compiuta e per certi versi più straordinaria delle precedenti con l’atto decisivo un pò opaco e fortunoso ma quanto basta per tornare in pole position. La rimonta juventina è stata superlativa.

Da stasera il campionato ha una nuova capolista e forse un vecchio padrone che si è ripreso legittimamente il suo trono. Allo Stadium di Torino i bianconeri si aggiudicano lo scontro diretto con i partenopei per una rete a zero. Ha deciso Zaza,  gregario umile e aiutato da una leggera deviazione quando mancavano pochi minuti al fischio finale.

Chi voleva emozioni  è rimasto alquanto deluso quasi a confermare che le aspettative nei momenti importanti di un annata possono rimanere tali.

Match  guardingo, ossessivo possesso palla e dominato da un tatticismo esasperato che lo hanno reso avaro di occasioni e scontentato chi ha pagato il biglietto.

Al di là di tutto dobbiamo dare merito al lavoro certosino e costante di Massimiliano Allegri che dopo la partenza inguardabile dell’ inizio torneo ha saputo motivare i giocatori più anziani e inserire al meglio in tempi relativamente brevi i nuovi arrivati. Resta comunque il fatto e ne sono fermamente convinto che sul piano dello spettacolo questa Juventus è meno espressiva delle edizioni passate.

Sebbene ci siano ancora da disputare tredici gare e il vantaggio sia minimo questo successo, oltre la posta in gioco, fa abbassare le quotazioni dei napoletani che comunque potranno continuare a lottare mentre si è alzato il morale dei  bianconeri sul fattore psicologico.

Champions permettendo, l’ esperienza, la qualità della rosa e un calendario tutto sommato più agevole ci viene da pensare che con stanotte si è aperta la porta per il quinto scudetto consecutivo.

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Circeo: il massacro infinito. Si riesuma la salma di Andrea Ghira.

Le tragedie non finiscono mai e la Verità completa talvolta è irraggiungibile in specialmodo quando vi è una Giustizia obsoleta e un pò incapace.

E’ di poche ore la notizia lanciata dai Media che la Procura di Roma ha disposto la riesumazione della salma del vero ( o presunto ) Andrea Ghira già avvenuta il 14 novembre del 2005.

Il Tribunale ( e la scienza )  sono convinti che con le nuove tecniche sviluppate nell’ ultimo decennio sia possibile stabilire l’ identita del defunto con maggiore certezza.

Un colpo di scena quindi, in quello che potremmo definire un ” massacro infinito ” dove alcuni errori giudiziari sono stati compiuti mentre i colpevoli  hanno pagato parzialmente le loro reponsabilità a causa anche di permessi inconcepibili come quello hanno per Simone Izzo che lo ha portato a fare  nuovi omicidi nel molisano.

Adesso si apre un nuovo capitolo, forse scontato o forse no, ma se l’  indagine scientifica risultasse negativa all’ identità di Andrea Ghira viene da chiedersi se ad oggi il criminale sia ancora vivo e pertanto in libertà.

Una tesi che in molti sostengono. Ci sono delle fotografie riconducibili per somiglianza al delinquente e scattate nel corso di questi anni ma che non risolvano del tutto il dubbio.

Quando era in vita l’ ipotesi era avvalorata pure da Donatella Colasanti, la quale si era battuta con forza e coraggio in quello che è stato per lei e la Lopez un infelice destino in tutti i sensi.

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Buon Natale 2015 e Felice anno 2016 a tutti voi.

Con l’ avvicinarsi delle Festività, un sincero augurio di Buon Natale e Felice anno 2016 a tutti voi e famiglie.

 

Merry Christmas to you and happy new year 2016.

 

Gianluca Fiesoli

Una valigia per Firenze…..

 

Firenze è una città straordinaria, amata in tutto il mondo ma non sempre all’ altezza nei servizi offerti. D’ altra parte a noi toscani per i cambiamenti ci vuole tempo e pazienza poichè accontentare tutti è spesso un problema. Negl’  ultimi anni però qualcosina è cambiato a cominciare dalla tramvia che tuttora è in fase di completazione ma comunque ha portato agevolazione  al traffico in quello che resta un capoluogo la cui urbanistica è di stampo medievale, perlomeno nella parte storica e l’ immedita periferia.

Centinaia di migliaia di persone visitano Firenze ogni anno e il turismo assieme alla cultura sono tra le maggiori fonti di introiti. Un escursionismo di massa che comprende un pò tutti: studenti, famiglie, adulti e anziani ma che nel nuovo millennio è diventato maggiormente esigente. Viaggiare è sempre stato costoso e faticoso e quindi il viaggiatore è sempre in cerca di organizzazioni alternative e possibilmente più comode.

Da un pò di tempo è nato nel centro storico un efficente servizio di deposito bagagli a due passi dal Duomo, dal Ponte Vecchio e Uffizi. Un luogo dove puoi lasciare in tutta sicurezza il peso e l’ oggettistica della tua valigia che è il nostro cuore di ogni viaggio.

Un iniziativa interessante sopratutto quando effettuiamo un breve soggiorno o quando lasciamo l’ hotel per il ritorno a casa ma vogliamo dare una ultima occhiata alla città.

Prezzi, orari li potete trovare qui: http://leftluggageflorence.com/  e chi lo utilizzerà ne resterà sicuramente soddisfatto.

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Quando la missione e la Fede si pagano con la vita…..

 

ELENCO  DEGLI OPERATORI PASTORALI SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI UCCISI NELL’ANNO 2014

 

“Andiamo avanti con speranza! I tanti missionari martiri della fede e della carità ci indicano che la vittoria è solo nell’amore e in una vita spesa per il Signore e per il prossimo, a partire dai poveri”

 (Papa Francesco al IV Convegno Missionario nazionale 22 novembre 2014)

 

GLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NELL’ANNO 2014

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Secondo le informazioni raccolte dall’Agenzia Fides, nell’anno 2014 sono stati uccisi nel mondo 26 operatori pastorali, 3 in più rispetto al precedente anno 2013. Per il sesto anno consecutivo, il numero più elevato di operatori pastorali uccisi si registra in America. Negli ultimi dieci anni (2004-2013) sono stati uccisi nel mondo 230 operatori pastorali, di cui 3 Vescovi.

Nel 2014 sono morti in modo violento 17 sacerdoti, 1 religioso, 6 religiose, 1 seminarista, 1 laico. Secondo la ripartizione continentale, in America sono stati uccisi 14 operatori pastorali (12 sacerdoti, 1 religioso, 1 seminarista); in Africa sono stati uccisi 7 operatori pastorali (2 sacerdoti, 5 religiose); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 religiosa); in Oceania sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico);  in Europa è stato ucciso 1 sacerdote.

Non possiamo tralasciare di ricordare poi quanti sono stati uccisi non dalla mano di un malvivente ma dal virus ebola, che sta mietendo migliaia di vittime in Africa occidentale, dove le strutture cattoliche, e non solo sanitarie, si sono mobilitate fin dal primo insorgere dell’epidemia. La Famiglia religiosa dei Fatebenefratelli (Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio) ha perso in Liberia e Sierra Leone quattro confratelli, una religiosa e tredici collaboratori degli ospedali di Monrovia e Lunsar, per aver contratto il virus nel loro generoso impegno di assistenza ai malati. “I nostri Confratelli hanno donato la loro vita per gli altri, come Cristo, fino al punto di morire contagiati da questa epidemia” ha scritto Fra Jesús Etayo, Priore Generale. Analoga sorte toccò alle sei missionarie italiane delle Suore delle Poverelle di Bergamo, morte in Congo nel 1995 per aver contratto il virus ebola pur di non lasciare la popolazione priva di assistenza sanitaria. Per loro nel 2013 è stato aperto il processo di beatificazione.

Come avviene ormai da tempo, l’elenco di Fides non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutti gli operatori pastorali morti in modo violento. Non viene usato di proposito il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e anche per la scarsità di notizie che si riescono a raccogliere sulla loro vita e sulle circostanze della morte.

Ancora una volta la maggior parte degli operatori pastorali uccisi nel 2014 ha trovato la morte in seguito a tentativi di rapina o di furto, aggrediti anche con efferatezza e ferocia, segno del clima di degrado morale, di povertà economica e culturale, di intolleranza in cui vivevano. In questi contesti, simili a tutte le latitudini, la violenza e la mancanza del minimo rispetto per la vita umana, diventano regola di vita. Nessuno di loro ha compiuto azioni o gesti eclatanti, ma ha vissuto con perseveranza e umiltà l’impegno quotidiano di testimoniare Cristo e il suo Vangelo in tali complesse situazioni. Qualcuno è stato ucciso dalle stesse persone che aiutava, altri hanno aperto la porta a chi chiedeva soccorso e sono stati aggredito, altri ancora hanno perso la vita durante una rapina, mentre rimane incerto il movente per tante altre aggressioni e rapimenti conclusisi tragicamente, di cui forse non si conosceranno mai le vere cause.

Nel 2014 sono stati condannati i mandanti dell’omicidio del Vescovo di La Rioja (Argentina), Mons. Enrique Angelelli, 38 anni dopo l’assassinio del Presule, che fu camuffato da incidente stradale; sono stati anche condannati i mandanti e gli esecutori dell’assassinio di Mons. Luigi Locati, Vicario apostolico di Isiolo (Kenya), assassinato nel 2005; arrestati anche i responsabili della morte del Rettore del Seminario di Bangalore (India), p.Thomas, ucciso nel 2013.

Desta ancora preoccupazione la sorte di altri operatori pastorali sequestrati o scomparsi, di cui non si hanno più notizie, come i tre sacerdoti congolesi Agostiniani dell’Assunzione, sequestati nel nord Kivu, nella Repubblica democratica del Congo nell’ottobre 2012; del gesuita italiano p. Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria nel 2013; o di p. Alexis Prem Kumar, rapito il 2 giugno scorso ad Herat, in Afghanistan.

Il 24 maggio sono stati beatificati il missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) padre Mario Vergara, ed il catechista laico Isidoro Ngei Ko Lat, uccisi in odio alla fede in Birmania, nel 1950. “La loro eroica fedeltà a Cristo possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica” ha detto Papa Francesco.

Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. (SL) (Fides 30/12/2014)

PANORAMA DEI CONTINENTI

 

AMERICA

In America sono stati uccisi 14 operatori pastorali: 5 in Messico, 3 in Venezuela, 2 negli Stati Uniti d’America, 1 in Canada, 1 in Colombia, 1 in Nicaragua, 1 in Perù .

In Messico: don Rolando Martinez Lara, ucciso durante un furto nella sua parrocchia; il seminarista Samuel Gustavo Gómez Veleta, rapito e ucciso nella Settimana Santa; don José Acuña Asención Osorio, il cui corpo è stato ritrovato nelle acque del fiume Balsas; padre John Ssenyondo, ritrovato in una fossa comune, insieme ad altri cadaveri; don Gregorio Lopez Grosotieta, sequestrato e ucciso.

In Venezuela: i salesiani padre Jesus Erasmus Plaza Salessi ed il religioso fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes, aggrediti da due giovani ladri entrati nei locali del Collegio; il sacerdote Reinaldo Alfonso Herrera Lures, scomparso e ritrovato cadavere.

Negli Stati Uniti d’America: don Eric Freed, trovato morto nella sua canonica con vistosi traumi; padre Kenneth Walker, ucciso in un tentativo di rapina.

In Canada: padre Gilbert Dasna, ucciso da un criminale.

In Colombia: don Andrés Duque Echeverry, vittima di una rapina.

In Nicaragua: don Juan Francisco Blandon Meza, ucciso da uno squilibrato.

In Perù: don Alfonso Comina Zevallos, picchiato a morte e ucciso nella sua casa canonica.

 

AFRICA

In Africa sono stati uccisi 7 operatori pastorali: 3 in Burundi, 2 nella Repubblica Centrafricana, 1 in Sudafrica, 1 in Tanzania.

In Burundi: tre missionarie saveriane: suor Lucia Pulici, suor Olga Raschietti e suor Bernadetta Bogian.

Nella Repubblica Centrafricana: don Christ Forman Wilibona, ucciso ad un posto di blocco dei ribelli; don Paul-Emile Nzale, ucciso insieme ad altre persone durante un attacco alla sua parrocchia.

In Sudafrica: suor Mary Paule Tacke, rapita e uccisa da malviventi.

In Tanzania: suor Clecensia Kapuli, uccisa durante una rapina.

 

ASIA

In Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali: in Siria e in Malesia.

In Siria: il gesuita p. Frans van der Lugt, sequestrato da uomini armati che lo hanno picchiato e ucciso.

In Malesia: suor Juliana Lim, morta per le conseguenze di una violenta aggressione.

 

OCEANIA

In Oceania sono stati uccisi 2 operatori pastorali: in Papua Nuova Guinea.

In Papua Nuova Guinea: don Gerry Maria Inau, ed il laico Benedict, ministro straordinario della Comunione, sono stati uccisi mentre si trovavano per motivi pastorali in un’area remota della diocesi di Bereina, molto probabilmente per le conseguenze di conflitti tribali.

 

EUROPA

In Europa è stato ucciso 1 operatore pastorale.

In Italia: don Lazzaro Longobardi, è stato ucciso a colpi di spranga nei pressi della sua canonica.

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

CENNI BIOGRAFICI E CIRCOSTANZE DELLA MORTE

L’Agenzia Fides è grata a tutti coloro che vorranno segnalare aggiornamenti o correzioni

 a questo elenco o a quelli degli anni precedenti.

 

Il corpo senza vita del rev.do Eric Freed, parroco ad Eureka, in California (Stati Uniti d’America), è stato trovato nei locali della canonica della sua parrocchia il 1° gennaio 2014, con vistosi traumi alla testa e su tutto il corpo. Il sacerdote statunitense, nato nel 1957, si era formato ed era stato ordinato sacerdote tra i Salesiani di Don Bosco. Aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale a Tokyo e per alcuni anni aveva svolto, come salesiano, il ministero di insegnante e cappellano in Giappone. Dal 1999 era incardinato nella diocesi di Santa Rosa, dove ha svolto il ministero pastorale in diverse parrocchie e in alcune scuole. Nel 2011 era stato nominato parroco della parrocchia di San Bernardo, dove è stato ucciso. Era molto amato dai suoi studenti e dai suoi fedeli, è ricordato come un sacerdote sensibile, sempre sorridente, con uno spiccato senso dell’umorismo e appassionato di sport. Il processo alla persona accusata dell’assassinio di padre Eric è stato rinviato un paio di volte ed è ancora in corso.

 

Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi (80 anni) ed il religioso fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes (84 anni), Salesiani di Don Bosco, SDB, sono stati aggrediti la notte tra il 15 e il 16 febbraio, da due giovani entrati nei locali del Collegio Don Bosco, a Guaparo, nella periferia di Valencia (Venezuela), e sono morti in seguito alle ferite riportate. Si trattava di due minorenni (13 e 15 anni) che volevano rubare computer, soldi, telefoni cellulari ed altri oggetti di valore, e che hanno anche profanato la cappella. Don Plaza è morto in ospedale, mentre i medici cercavano di fermare le emorragie causate dalle numerose coltellate, mentre fratel Luis è morto sul colpo. Nell’azione particolarmente violenta ed efferata sono rimasti gravemente feriti anche un altro sacerdote, accorso in difesa dei confratelli, e un altro religioso. I religiosi assassinati erano da più di 50 anni al servizio della comunità salesiana nel paese. Dopo i funerali, Fratel Luis Sánchez, colombiano, è stato sepolto nel Santuario di Maria Ausiliatrice, mentre padre Jesús Plaza è stato portato nello stato di Mérida (Venezuela), di cui era originario.

Vedi Agenzia Fides 17/02/2014; 18/02/2014

 

Don Rolando Martinez Lara, parroco di Santa Maria de Guadalupe a Canalejas (municipio di Jilotepec), diocesi di Atlacomulco, nello stato di Mexico, è stato ucciso durante un furto nella sua parrocchia, all’alba del 19 febbraio 2014. I malviventi lo hanno malmenato fino ad ucciderlo. Ordinato sacerdote nell’anno 2000, il sacerdote lavorava per la Commissione episcopale della Pastorale sociale-Caritas.

 

Don Lazzaro Longobardi, parroco della parrocchia di san Raffaele Arcangelo a Sibari, è stato rinvenuto senza vita la mattina del 3 marzo nei pressi della casa canonica dove abitava. Sotto il suo corpo è stata ritrovata la sbarra di ferro con cui è stato colpito a morte, molto probabilmente la sera di domenica 2 marzo. Il sacerdote, nato nel 1945, dal 1987 era parroco a Sibari, amato e benvoluto dall’intera comunità parrocchiale, in favore della quale s’era impegnato nella promozione del Vangelo, al fianco dei giovani, degli ultimi e degli emarginati, in particolare delle migliaia di immigrati che affollano quelle zone in cerca di lavoro. Secondo le autorità, proprio uno di loro, che è stato fermato, avrebbe tentato di estorcere denaro al sacerdote minacciandolo di ritorsioni: dopo il rifiuto all’ennesima richiesta del ragazzo, al quale in passato il sacerdote aveva rimproverato di aver prelevato i soldi persino dalla cassetta delle offerte, senza tuttavia mai denunciarlo sperando in un suo ravvedimento, il tragico epilogo.

Vedi Agenzia Fides 5/3/2014

 

Don Juan Francisco Blandon Meza, parroco dell’Immacolata Concezione di Maria nel comune di Wiwilí, dipartimento e diocesi di Jinotega (Nicaragua) è stato ucciso la sera di domenica 6 aprile 2014. Il sacerdote, 42 anni, si trovava nei pressi della sua abitazione insieme a due donne con cui stava parlando, quando è stato raggiunto dal marito di una delle due, che ha aperto il fuoco uccidendo la moglie e il sacerdote, infine si è tolto la vita. Padre Blandón Meza era conosciuto per il suo impegno con i gruppi sociali e per la difesa dei diritti umani. Per il Vescovo della diocesi, Mons. Herrera, padre Juan Francisco è stato ucciso per l’instabilità psicologica dell’uomo che lo ha aggredito.

Vedi Agenzia Fides 08/04/2014

 

Il gesuita olandese p. Frans van der Lugt, SJ, che viveva nella martoriata città di Homs (Siria), è stato ucciso lunedi 7 aprile 2014, intorno alle 8 del mattino. Il religioso è stato sequestrato da uomini armati, che lo hanno picchiato e poi ucciso con due pallottole alla testa, davanti alla residenza dei Gesuiti a Homs, dinanzi alla gente. Padre van der Lugt viveva in Siria dal 1966, sempre molto impegnato per i poveri e nel dialogo interreligioso. A Homs aveva avviato negli anni ’80 un centro di spiritualità, poco fuori dalla città, che ospitava circa 40 ragazzi con handicap mentale, provenienti dai villaggi vicini. Negli ultimi tre anni di guerra, il religioso olandese ha vissuto in un monastero che sorge nella città vecchia, dove si trovavano i civili assediati per molti mesi dall’esercito regolare. Aveva scelto di rimanere ad Homs, nonostante i bombardamenti quotidiani e la mancanza di cibo, anche dopo le operazioni di evacuazione della popolazione civile. Era l’ultimo gesuita rimasto ad Homs.

Vedi Agenzia Fides 7/4/2014; 8/4/2014

 

Il 18 aprile 2014 è stato ucciso a Bossangoa (Rep. Centrafricana) don Christ Forman Wilibona. Il sacerdote stava rientrando in moto dalla Messa Crismale (che per ragioni logistiche dovute al conflitto in atto nel paese era stata celebrata il Venerdì Santo anziché il Giovedì) quando è incappato in un posto di blocco dei ribelli Seleka associati ad elementi Peuls. I ribelli gli hanno sparato contro 12 pallottole, don Wilibona è morto all’istante. La popolazione locale ha cercato di recuperare subito il corpo del sacerdote, ma i suoi assassini hanno impedito per alcune ore di avvicinarsi alla salma. E’ stato poi sepolto presso la missione di Paoua, dove era parroco.

Vedi Agenzia Fides 24/4/2014

 

Il seminarista Samuel Gustavo Gómez Veleta, 21 anni, alunno del Seminario Arcivescovile di Chihuahua (Messico), che si trovava nel comune di Aldama, nella comunità in cui prestava il suo servizio missionario, come tutti i seminaristi, in occasione della Settimana Santa, è stato rapito e ritrovato morto il giorno seguente, 15 aprile, martedì santo.

Vedi Agenzia Fides 28/04/2014

 

Un sacerdote, p. Gerry Maria Inau, ed un laico, Benedict, ministro straordinario della Comunione, della diocesi di Bereina (Papua Nuova Guinea) sono stati uccisi domenica 4 maggio 2014, mentre si trovavano per motivi pastorali in un’area remota della diocesi. I due sono stati probabilmente vittime di un conflitto tribale che va avanti nella zona da qualche anno: pur appartenendo a gruppi diversi infatti, i due lavoravano insieme dando testimonianza di unità. P. Gerry era una vocazione adulta ed era stato ordinato sacerdote solo nove mesi prima. Era una prete diligente e di grande fede, molto sensibile alle necessità della sua gente.

Vedi Agenzia Fides 13/5/2014

 

Padre Gilbert Dasna, della Congregazione dei Sons of Mary Mother of Mercy (SMMM), Viceparroco della Parrocchia Cattedrale di St.Paul ad Alberta (Canada), è stato ucciso la sera del 9 maggio 2014 da un criminale. E’ ricordato come un sacerdote buono e generoso, che irradiava gioia e pace. Nato in Camerun nel 1982, era stato ordinato sacerdote l’11 luglio 2009 ed è stato Viceparroco della Cattedrale di St. Paul dal 19 maggio 2011 fino alla morte. Era in Canada da tre anni.

Vedi Agenzia Fides 12/05/2014

 

Suor Juliana Lim, 69 anni, della Congregazione del Bambino Gesù, è morta il 21 maggio dopo una violenta aggressione subita il 14 maggio a Seremban, cittadina nei pressi di Kuala Lumpur. La religiosa malaysiana era stata aggredita insieme ad una consorella, da un uomo a viso coperto, mentre le due si trovavano nel complesso della chiesa della Visitazione. L’uomo le ha ferocemente percosse, rubando pochi spiccioli e lasciandole in fin di vita. Suor Juliana, condotta in ospedale, era in coma e ha lottato per sette giorni tra la vita e la morte. Anche l’altra religiosa ha riportato gravi ferite. Secondo la polizia può essere stato il gesto di un disperato, ma c’è anche l’ipotesi dell’aggressione per motivi religiosi.

Vedi Agenzia Fides 22/5/2014

 

Nell’assalto alla parrocchia “Nostra Signora di Fatima” nel centro di Bangui, capitale della Repubblica Centrafrica, dove si erano rifugiate diverse persone in fuga dalle violenze, avvenuto il 28 maggio, sono morte almeno 18 persone tra le quali p. Paul-Emile Nzale, 76 anni, centrafricano.

Vedi Agenzia Fides 30/5/2014

 

Padre Kenneth Walker, della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP), è stato ucciso nella missione Mater Misericordiae di Phoenix, Arizona (Stati Uniti d’America), intorno alle ore 21 dell’11 giugno, quasi certamente in un tentativo di rapina. Insieme a lui è stato gravemente ferito un altro sacerdote. Probabilmente i due sacerdoti, che si trovavano nei locali della missione, hanno reagito e sono stati aggrediti dai malviventi. Padre Walker era nato nel 1985 a Ploughkeepsie, nello stato di New York, ed era stato ordinato sacerdote nel 2012.

Vedi Agenzia Fides 13/06/2014

 

Suor Mary Paule Tacke, religiosa statunitense di 82 anni, della Congregazione delle Suore missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS), conosciute anche come Missionarie di Mariannhill, è stata uccisa in Sudafrica. La vettura di suor Mary era stata fermata da alcuni banditi il 15 giugno nei pressi di Mthatha, mentre la religiosa stava recandosi a visitare uno degli orfanotrofi da lei fondato. Inseguita dalla polizia, con i banditi a bordo, l’auto si era infine ribaltata nei pressi di Qokolweni. I malviventi erano riusciti a fuggire e non c’era nessuna traccia della religiosa. Dopo giorni di ricerche, il corpo di suor Mary è stato ritrovato il 20 giugno, in un ruscello nei pressi del villaggio di Tyara, a 60 km da Mthatha. La polizia ritiene che la religiosa sia stata strangolata. Suor Mary era originaria di Cottonwood, nell’Idaho, e operava in Sudafrica fin dagli anni ’50.

Vedi Agenzia Fides 23/6/2014

 

Suor Clecensia Kapuli, religiosa tanzaniana di 50 anni della Congregazione della diocesi di Mbeya “Our Lady Queen of Apostols, è stata uccisa il 23 giugno nel corso di una rapina in strada a Dar es Salaam, la capitale economica del Paese. Era appena uscita dalla banca con una somma di denaro necessaria per pagare gli operai che stavano ristrutturando la scuola secondaria gestita dalla sua congregazione, della quale era l’economa, quando l’automobile con la religiosa, una sua consorella e l’autista, è stata bloccata da quattro uomini armati che hanno sparato uccidendo la religiosa e ferendo l’autista. La consorella di suor Clecensia è riuscita a fuggire, così i banditi, che hanno portato via il denaro.

Vedi Agenzia Fides 25/6/2014

 

Tre missionarie saveriane (Missionarie di Maria) italiane sono state uccise con efferatezza e violenza nella missione San Guido M. Conforti di Kamenge, quartiere periferico di Bujumbura, in Burundi. Suor Lucia Pulici e suor Olga Raschietti sono state uccise nel pomeriggio del 7 settembre, mentre suor Bernadetta Bogian è stata uccisa la notte seguente. La polizia burundese ha arrestato un giovane ritenuto colpevole dell’omicidio, che avrebbe massacrato le tre religiose perché convinto che il loro convento fosse stato costruito su un terreno che apparteneva alla sua famiglia. Per le consorelle l’arresto di questa persona è stato ritenuto un pretesto per deviare le indagini, e non credono a questa pista. Tutte e tre le missionarie avevano trascorso la loro vita in Africa, e nonostante l’età avanzata e i problemi di salute connessi, erano appena tornate in Burundi perché desideravano tornare dalla loro gente, che le amava e rispettava. Per loro volontà sono state sepolte in Congo.

Vedi Fides 8/9/2014; 9/9/2014; 11/9/2014

 

Il corpo del parroco della parrocchia di Arcelia, diocesi di Ciudad Altamirano (Messico), don José Acuña Asención Osorio, 42 anni, messicano, è stato trovato, grazie ad una segnalazione anonima, nelle acque del fiume Balsas, vicino al paesino di Santa Cruz de Las Tinajas, nel comune di San Miguel Totolapan (regione di Tierra Caliente, al centro del paese), lontano dalla sua residenza. Era scomparso dalla domenica 21 settembre, lasciando sgomenti i fedeli che lo aspettavano per la Messa.  La causa della morte è stata una asfissia da annegamento. Nella zona non è il primo caso che si verifica, in quanto la tecnica di tenere la testa delle persone sott’acqua fino all’afissia è usata dalla criminalità a scopo di estorsione. Secondo l’autopsia, la morte risale al 22 settembre.

Vedi Agenzia Fides 24/09/2014

 

Il sacerdote Reinaldo Alfonso Herrera Lures, che prestava servizio nella diocesi di La Guaira, in Venezuela,come cappellano militare è scomparso la sera di giovedì 25 settembre, mentre stava raggiungendo la sua auto per tornare a casa. Non si sono più avute notizie di lui fino alla sera di sabato 27 settembre, quando è stato trovato il suo corpo senza vita. Padre Reinaldo era stato parroco in diverse parrocchie della diocesi di La Guaira. Da qualche anno prestava servizio come cappellano militare. Era anche cancelliere della diocesi di La Guaira e cappellano del Colegio Champagnat a Caracas.

Vedi Agenzia Fides 30/9/2014

 

Padre Andrés Duque Echeverry, parroco di San Buenaventura a Medellin, in Colombia, è stato vittima di una rapina, avvenuta il 3 ottobre. Accoltellato e ucciso all’uscita della metro, il suo corpo è stato portato all’obitorio e la sua identificazione è avvenuta in ritardo in quanto era stato derubato di tutto, compresi i documenti ed altri effetti personali.

Vedi Agenzia Fides 06/10/2014

 

Il corpo di padre John Ssenyondo, missionario comboniano di nazionalità ugandese, 60 anni, è stato ritrovato in una fossa comune vicino alla località di Chilapa (diocesi messicana di Chilpancingo-Chilapa), insieme ad altri cadaveri. Il sacerdote era scomparso il 30 aprile 2014, dopo aver celebrato un matrimonio nella comunità di Santa Cruz, a Chilapa, dove svolgeva il ministero pastorale. Per la polizia non sono chiare le ragioni dell’omicidio. Il ritrovamento è avvenuto il 29 ottobre, ma solo il 13 novembre il medico legale ha compiuto le ultime verifiche e ha avvertito la diocesi. Padre Ssenyondo era arrivato sei anni fa a Guerrero, dopo aver svolto il ministero pastorale a Tlacotepec (zona Heliodoro Castillo), in seguito era stato assegnato alla chiesa di Nejapa, nel comune di Chilapa. Aveva chiesto di essere incardinato nella diocesi.

Vedi Agenzia Fides 3/06/2014;15/11/2014

 

Il corpo senza vita di don Gregorio Lopez Grosotieta, 39 anni, che era scomparso la sera del 21 dicembre, è stato ritrovato il giorno di Natale nella città di Colonia Juárez, comune di Tlapehuala, nella regione di Tierra Caliente, diocesi di Ciudad Altamirano (Messico) a cui apparteneva. Il sacerdote, che era professore al Seminario maggiore “La Anunciacion” della sua diocesi, è morto per asfissia, poche ore dopo il rapimento. Secondo alcuni testimoni, il sacerdote sarebbe stato sequestrato dai malviventi che lo hanno costretto a salire su una vettura prelevandolo dal seminario.

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

Il parroco di Sant’Andrea Apostolo a Pisco, nel Perù centro meridionale (provincia e diocesi di Ica), don Alfonso Comina Zevallos, 56 anni, è stato picchiato a morte e ucciso nella casa canonica a lato della sua parrocchia, il 24 dicembre. Secondo le indagini il sacerdote è stato colpito al viso e alla testa con una sedia, tra le 8 e le 9 del mattino, probabilmente da più di una persona. Il suo cellulare non è stato trovato in casa.

 

 

QUADRO RIASSUNTIVO DELL’ANNO 2014

 

Nome e Cognome Nazionalità Istituto o Diocesi Data e luogo della morte
1. Don Eric Freed Stati Uniti d’America Diocesano 1/1 – Eureka (USA)
2. Padre Jesus Erasmus Plaza Salessi Venezuela Salesiano Don Bosco (SDB) 16/2 – Caracas (Venezuela)
3. Fratel Luis Edilberto Sanchez Morantes Colombia Salesiano Don Bosco (SDB) 16/2 – Caracas (Venezuela)
4. Don Rolando Martinez Lara Messico Diocesano 19/2 – Canalejas (Messico)
5. Don Lazzaro Longobardi Italia Diocesano 3/3 – Sibari (Italia)
6. Don Juan Francisco Blandon Meza Nicaragua Diocesano 6/4 – Wiwili (Nicaragua)
7. P. Frans van der Lugt Olanda Gesuita (SJ) 7/4 – Homs (Siria)
8. Don Christ Forman Wilibona Centrafrica Diocesano 18/4 – Bossangoa (Rep. Centrafr.)
9. Samuel Gustavo Gómez Veleta Messico Seminarista diocesano 15/4 – Chihuahua (Messico)
10. D. Gerry Maria Inau Papua N. Guinea Diocesano 4/5 – Bereina (PNG)
11. Benedict Papua N. Guinea Laico 4/5 – Bereina (PNG)
12. P. Gilbert Dasna Camerun Sons of Mary Mother of Mercy (SMMM) 9/5 – Alberta (Canada)
13. Suor Juliana Lim Malesia Congregazione del Bambino Gesù 21/5 – Seremban (Malesia)
14. D. Paul-Emile Nzale Centrafrica Diocesano 28/5 – Bangui (Centrafrica)
15. Padre Kenneth Walker Stati Uniti Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) 11/6 – Phoenix (USA)
16. Suor Mary Paule Tacke Stati Uniti Missionarie del Preziosissimo Sangue (CPS) o Missionarie di Mariannhill 20/6 – Tyara (Sudafrica)
17. Suor Clecensia Kapuli Tanzania Congr. diocesana “Our Lady Queen of Apostols” 23/6 – Dar es Salaam (Tanzania)
18. Suor Lucia Pulici Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 7/9 – Bujumbura (Burundi)
19. suor Olga Raschietti Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 7/9 – Bujumbura (Burundi)
20. suor Bernadetta Bogian Italia Missionarie di Maria (Saveriane) 8/9 – Bujumbura (Burundi)
21. Don José Acuña Asención Osorio Messico Diocesano 21/9 – S.Miguel T. (Messico)
22. Don Reinaldo Alfonso Herrera Lures Venezuela Diocesano 27/9 – La Guaira (Venezuela)
23. Padre Andrés Duque Echeverry Colombia Diocesano 3/10 – Medellin (Colombia)
24. P. John Ssenyondo Uganda Missionari Comboniani (MCCJ) 29/10 – Chilapa (Messico)
25. Don Gregorio Lopez Messico Diocesano 21/12 – C.Juarez (Messico)
26. Don Alfonso Comina Perù Diocesano 24/12 – Pisco (Perù)

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 

 

 

Stato religioso

Sacerdoti       17         (12 diocesani; 1 SDB, 1 SJ, 1 SMMM, 1 FSSP, 1 MCCJ)

Religiosi          1          (SDB)

Religiose         6          (3 Saveriane, 1 Cong.Gesù Bambino, 1 Miss.Mariannhill,

1 O.L.Quenn of Ap.)

Seminaristi      1          (Diocesano)

Laici                1

 

Paesi di origine

Africa             5          (2 Rep.Centrafricana, 1 Camerun, 1 Tanzania, 1 Uganda)

America          13        (3 USA, 4 Messico, 2 Colombia, 2 Venezuela, 1 Canada, 1 Perù)

Asia                1          (Malesia)

Oceania           2          (Papua Nuova Guinea)

Europa                        5          (4 Italia, 1 Olanda)

 

Luoghi della morte

Africa             7          (3 Burundi, 2 Rep.Centrafr., 1 Sudafrica, 1 Tanzania)

America          14        (5 Messico, 3 Venezuela, 2 Usa, 1 Canada, 1 Colombia,

1 Nicaragua, 1 Perù)

Asia                2          (1 Siria, 1 Malesia)

Oceania           2          (2 Papua Nuova Guinea)

Europa                        1          (Italia).

(Agenzia Fides 30/12/2014)

 


Gli Operatori Pastorali uccisi dal 1980 al 2013

 

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Tale cifra però è senza dubbio in difetto poiché si riferisce solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia.

Il quadro riassuntivo degli anni 1990-2000 presenta un totale di 604 missionari uccisi, sempre secondo le nostre informazioni. Il numero risulta sensibilmente più elevato rispetto al decennio precedente, tuttavia devono essere anche considerati i seguenti fattori: il genocidio del Rwanda (1994) che ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico; la maggiore velocità dei mass media nel diffondere le notizie anche dai luoghi più sperduti; il conteggio che non riguarda più solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita consapevole del rischio che correva, pur di non abbandonare le persone che gli erano affidate.

Negli anni 2001-2013 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 317.

 

ANNO

TOT

VES

SAC

DIAC

FRAT

REL

SEM

IVC

CAT

LAI

VOL

1990

17

10

7

1991

19

1

14

1

3

1992

21

6

2

13

1993

21

1C+1

13

4

1

1

1994

26

20

1

4

1

1994*

248

3

103

47

65

30

1995

33

18

1

3

9

2

1996

48

3

19

8

13

1

2

1

1(ct)

1997

68

1

19

1

7

40

1998

40

1

13

5

17

4

 

 

 

 

1999

32

17

9

4

 

2

 

 

2000

31

19

7

3

1

1

2001

33

25

5

1

1

1

2002

25

1

18

1

2

2

1

2003

29

1

20

1

3

2

2

2004

16

12

1

3

2005

25

1

18

2

3

1

2006

24

17

1

3

2

1

2007

21

15

3

1

1

1

2008

20

1

16

1

2

2009

37

30

2

2

3

2010

25

1

17

1

1

2

3

2011

26

18

4

4

2012

13

11

1

1

2013

23

20

1

2

 

* = Dati riferiti solo al genocidio avvenuto in Rwanda.

VES: vescovi; C: cardinali; SAC: sacerdoti diocesani e religiosi; DIAC: diaconi; FRAT: religiosi non sacerdoti; REL: religiose; SEM: seminaristi; IVC: membri di istituti di vita consacrata; CAT: catechisti; LAI: laici; VOL: volontari; ct: catecumeno.

 

ULTERIORI APPROFONDIMENTI SUGLI OPERATORI PASTORALI UCCISI NEGLI ULTIMI ANNI SI POSSONO TROVARE SUL  SITO: www.fides.org

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Speciale Fides a cura di S.L. – Agenzia Fides 30/12/2014

 

Dieci anni fa moriva George Best.

In  una uggiosa e  piovosa giornata di Novembre, come è giusto che sia di questa stagione, dieci anni fa moriva George Best, uomo di carattere estroverso e matto in tutti i sensi……..

Al di là della sua personalità che potremmo definire anche contraddittoria è stato un  giocatore di talento che faceva impazzire i tifosi, molto ricercato  dalle donne e amato nel suo paese.

Qui sotto quello che scrissi allora.

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Una famosa canzone diceva voglio una vita spericolata, che se ne frega di tutto…..e forse mai più è attinente alla parabola esistenziale di George Best.
Irlandese, 59 anni, genio e dissolutezza, come tutti gl’amanti dei vizi e degl’eccessi è stato un simbolo per la folla e le sue arene, oltre alle capacità calcistiche di una carriera che non lo ha ripagato in pieno e che comunque ha bruciato in tempi brevi.
La lunga agonia di questo atleta, adesso un Uomo vecchio e malato, soprannominato ” Wild Horse “, è oramai giunta al termine e anche se riuscisse a tirare avanti non avrebbe più un futuro molto dinamico. Il suo stato fisico è pressochè vegetativo secondo gl’ultimi bollettini medici.
Hanno sorpreso in questi giorni le clamorose ma efficaci dichiarazioni che ha voluto fare ai giovani tramite il tabloid News of the World: un testamento verbale, quasi si volesse pentire di quello che è stato un lungo percorso di sperperi, di errori, di notti brave, di donne compiacenti e di capricci pagati a caro prezzo, ma che ora vuole rivolgere e consigliare di non farli a chi ama il football e la vita stessa.
George Best è stato un buon giocatore e all’apice delle sue performances vinse anche un Pallone d’oro e una Coppa dei Campioni, ed avrebbe potuto avere molto di più sotto il profilo professionistico.
Mito sportivo di un Irlanda inquieta in un epoca dove il rock prendeva forma e scrisse pagine indelebili della musica del Novecento, in cui esprimeva i maggiori interpreti con i Beatles e i Rolling Stones, paladini di una gioventù ” ribelle ” nell’animo e forse anche più genuina.
Neanche quando appese le scarpe al chiodo riuscì a trovare una maturità necessaria per proseguire il suo percorso esistenziale in modo corretto e senza problemi per lui e i suoi familiari.
Più volte arrestato, un fegato distrutto che neppure un trapianto lo ha fatto guarire, diviso dalle mogli, senza un lavoro stabile, abbandonato dal suo entourage, consumò fino all’ultimo quello che aveva guadagnato in pochi anni di attività calcistica ad alto livello.
Sempre più solo, irascibile, alcolizzato, gl’ultimi decenni sono stati pieni di stenti e qualche pubblica vergogna, ma nonostante ciò gli amanti della pelota di quell’era non hanno mai dimenticato le sue eroiche imprese sull’erba.
Come molti campioni non ha saputo gestirsi ed è l’ennesimo esempio di come un talento senza cervello può ritrovarsi improvvisamente alla rovina totale, ma in fondo era l’indole predominante del suo scapestrato carattere e che nulla avrebbe potuto cambiarlo.

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Il poeta condannato a morte.

In un momento importante per la nostra epoca  dove la lotta al terrorismo alimenta le nostre paure quotidiane poichè di difficile soluzione sono ancora molti i paesi che abusano i diritti umani con condanne troppo spesso giustificate da motivazioni e sentenze discutibili.

Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita, paese dove è nato da genitori palestinesi.

È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica “Instructions within” (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita. La sentenza è stata emessa il 17 novembre ed è previsto che Fayadh possa presentare una richiesta d’appello entro trenta giorni.

Fayadh, 35 anni, è rappresentante dell’organizzazione di artisti britannico-saudita Edge of Arabia. Nel 2013 è stato tra i curatori della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia. È stato arrestato nel gennaio del 2014 e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate da un tribunale di Abha, nel sudovest dell’Arabia Saudita.

Dopo che il suo primo ricorso è stato respinto, una nuova corte lo ha condannato a morte.

Mona Kareem, poeta e attivista per i diritti dei migranti che ha lanciato una campagna per la liberazione di Fayadh, ha detto al Guardian che il poeta non può chiedere a un avvocato di difenderlo perché dal giorno del suo arresto non ha più i documenti d’identità. Secondo Kareem, Fayadh sarebbe vittima di discriminazione perché di origine palestinese.

Durante le udienze il poeta ha dichiarato di essere musulmano e ha respinto le accuse.

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Un appello per il Teatro Ringhiera.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

Cari amici,

abbiamo tentato, in questi anni, con tutto il nostro impegno creativo e sforzo economico di animare il Teatro ATIR Ringhiera. L’abbiamo fatto a testa bassa, senza lamentele, “resistendo” ogni giorno.

Era il nostro sogno. Un teatro di inclusione sociale: bimbi, anziani, diversamente abili, educatori, adolescenti, artisti importanti e non, giovani e meno giovani, uniti dall convinzione che il teatro fosse uno strumento eccezionale per migliorare la qualità di vita.

È ancora il nostro sogno, ma la situazione economica, oggi, non ci permette di procedere oltre. Per questo, prima di “gettare la spugna” e chiudere, alziamo la testa per chiedere aiuto e per condividere una storia, la nostra.
ATIR compie 20 anni, vent’anni di vita associativa, di spettacoli, progetti, incontri, speranze, vittorie e sconfitte, da quando, nel 1996, Shakespeare ci fece incontrare e innamorare gli uni degli altri.

La situazione è semplice: dopo vent’anni possiamo andare avanti solo a due condizioni. La prima riguarda il Comune, la seconda riguarda il debito che si è progressivamente venuto a formare nel tempo e che dobbiamo sanare con la massima urgenza.

Per stare al Ringhiera il contratto con il Comune prevede che noi si paghi una cifra che tra affitto e spese si aggira intorno ai 50.000 euro. Abbiamo fatto presente al Comune la gravità del momento e gli uffici competenti stanno, proprio in questi momenti febbrili e drammatici, cercando una soluzione tecnica per sbloccare lo stallo nel quale siamo da anni e proporci un contratto diverso e sostenibile.
Ma le istituzioni non bastano.

Abbiamo bisogno del vostro aiuto, abbiamo bisogno di un contributo concreto per superare la fase critica nella quale ci troviamo e per poter rilanciare.

Se troviamo 1000 persone disposte a darci 100 euro a testa, questo sogno di bene comune non muore. E anzi: avrà nuova e lunga vita come noi crediamo che possa e debba avere.
“La cosa pubblica è noi stessi” scriveva nel ’43 un ragazzo di 18 anni prima di essere fucilato. Questa frase ci accompagna da sempre e da sempre ci dà la forza per affrontare anche i momenti più gravi.

Ci piace, dunque, salutarvi così, nella speranza che 100, 1000, 10.000 persone rispondano a questo nostro appello.

Con affetto e gratitudine,

Serena Sinigaglia e Compagnia ATIR

 

Aiutaci con una donazione:

tramite bonifico bancario
IBAN IT13H0504801671000000011764
con causale: “donazione a favore di A.T.I.R. associazione teatrale indipendente per la ricerca a nome di (inserire nome e cognome)”

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Vivere in povertà: la storia di Tisha e Anthony.

L’ incontri tra la gente, ai semafori delle avenues, accovacciati sulle panchine dei giardini pubblici o distesi sotto arrugginite pensiline. Sono riconoscibili per quell’ aria strana, per quel senso di solitudine che si portano appresso, talvolta infagottati dentro abiti logori e dismessi. Il passato non si cancella ed è più importante del presente e di conseguenza il futuro è una grande incognita.

Tisha ha il viso gonfio e butterato è sieropositiva e soffre di altri mali cronici. Dimostra di essere più vecchia della sua età. Intanto che la osservo attentamente prima di fotografarla l’ aspetto diventa malinconico quasi volesse comunicarmi il dolore che gli ha devastato l’ anima. I suoi guai sono cominciati molto presto con l’ abuso e le vio­lenze da parte di un padre alcolizzato. Un percorso esistenziale travagliato segnato dalla morte della madre quando aveva sette anni. Dopo aver finito le scuole medie in cui si sentiva isolata e insoddisfatta ha cominciato a lavorare in uno store department ( grande magazzino ) ma è stata licenziata per scarso rendimento.

Fuggita di casa si è rifugiata nella droga iniettandosi eroina e inalando crack che l’ hanno fatta rotolare nella morsa della disperazione. Anni di umiliazioni, di subdole amicizie, di notti gelate in sordidi ostelli, di ricoveri in ospedale per overdose. Più volte è stata arrestata per furto, spaccio e prostituzione. E’ rimasta incinta senza sapere chi fosse il padre. Il bambino gli è stato tolto dal Tribunale e affidato ai servizi sociali. Poi, ha girovagato a lungo da Austin a San Antonio, da Galveston a Port Arthur per ritornare nella contea di Harris ma qui ha dovuto subire atti di bullismo da parte di alcuni giovani locali.

Anche l’ attuale compagno è disoccupato e senzatetto. La sua vicenda però è leggermente diversa in quanto non ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Orfano di geni­tori Anthony è nato a Baton Rouge in Louisiana. Di carattere introverso e con un matrimonio fallito alle spalle è stato costretto a lasciare l’ abitazione alla ex moglie. Con la recessione la fabbrica metalmeccanica dove lavorava ha serrato i battenti e a trentanove anni si è ritrovato disoccupato. Per diverso tempo ha campato di espedienti e di lavoretti malpagati, dormendo sotto i viadotti della Eastex Freeway e della 45 Highway che s’ incrociano nella zona marginale della città texana di Houston.

Ambedue sono inseriti nel programma di riabilitazione della SOH ( Star of Hope ), un apostolato cattolico che ha lo scopo di aiutare gli indigenti e adesso vengono seguiti dai volontari, medici e psicologi. La gran parte della popolazione americana raramente si relaziona con le persone che sono oppure sono state dei senzatetto e li considera un problema sociale astratto. La loro difficile condizione è addirittura gravata per il fatto che alcuni stati hanno decretato delle particolari leggi per punirli maggiormente, come ad esempio quella che vieta di chiedere l’ elemosina nelle strade.

Dietro la triste storia di chi ha perduto il domicilio si nascondono numerose concause: dai vizi alle calamità naturali, l’ inaspettata perdita di occupazione e di affetti. Ma anche la disabilità e le negative esperienze carcerarie che impediscono un adeguato ricollocamento nella società. Vittime delle circostanze oppure di situazioni congiunturali sono travolti da infausti eventi senza avere le possibilità di reagire in maniera concreta e il welfare state ( l’ assistenzialismo ) li supporta soltanto parzialmente.

Oltre un terzo della popolazione dei paesi in via di sviluppo non ha un alloggio adeguato per vivere. Il problema si è oramai generalizzato in tutto il mondo ed è reso ancora più complicato dalle etnie che hanno un’ indole migratoria. Esse contribuiscono a formare una società cosmopolita dove le forze politiche hanno sottovalutato l’ importanza degl’ effetti avversi dei cambiamenti economici. Per questi motivi si è venuta a creare una grande disuguaglianza tra gli abitanti. Pure l’ opulenta America non è esente da questa situazione. Anzi, gli Stati Uniti sono il paese occidentale con il maggiore numero di poveri e nonostante la democrazia riflettono tuttora di risvolti di discriminazione razziale. I neri afro-americani, gli ispanici e quelli di origine asiatica hanno una percentuale del tasso di povertà differente dalla razza bianca.

I dati esposti nell’ autunno scorso dal Census Bureau ( l’ Ufficio del Censimento ) lanciano un grido di allarme impressionante che nemmeno le riforme sociali, sanitarie ed economiche volute dal Presidente Barack Obama hanno saputo contrastare. La soglia di povertà ha registrato i livelli tra i più elevati degl’ ultimi cinquanta anni. Numeri che ci fanno comprendere quanto sia fragile la famiglia americana del ceto medio – basso. Un fenomeno che non deve essere considerato transitorio ma bensì è indice di forti preoccupazioni per le prossime generazioni, le quali si troveranno ad affrontare numerosi ostacoli e senza mai avere la certezza di possedere una casa propria e un lavoro stabile. Nella disanima si desume una “ nuova povertà “ che si abbatte sui bambini e su quelli che un tempo erano considerati benestanti.

Tra i senza fissa dimora non tro­viamo solamente persone dedite all’ alcol, prostitute, tossicodipendenti ma altresì manager, ingegneri, titolari di piccole imprese che hanno vissuto con soddisfazione fulgidi periodi che però l’ indebitamento con le banche li ha messi in ginocchio quando l’ economia nazionale è entrata in una fase di stagnazione. La categoria più colpita è quella degl’ architetti per quel filo che li congiunge alla crisi edilizia. Sono parecchi gl’ ex professionisti che si sono dovuti rivolgere alle istituzioni per chiedere un modesto salario di sussistenza.

Negli Stati Uniti il mercato immobiliare è in ribasso da tempo e la progettazione di alloggi pubblici destinati ai bisognosi ha normative poco flessibili. Nel recente biennio i finanziamenti statali per i servizi ai senzatetto hanno subito una riduzione e reperire risorse diventa sempre più difficoltoso. Inoltre, le modalità delle locazioni appesanti­scono il problema, le liste di attesa sono infinite e le organizzazioni sociali ne risentono fortemente.

Oltre due secoli fa il filosofo e teologo francese Hugues Félicité Robert De Lamennais scriveva in una delle sue pubblicazioni: “ Il grido del povero sale fino a Dio ma non arriva alle orecchie dell’ Uomo “.

Ancora oggi mai parole furono più vere.

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Il testo e la foto sono parte di un capitolo del libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

Immagine:  Tisha e Anthony fotografati alla Soh – Houston, Usa 2006.

Qui sotto il video di presentazione e la prefazione.

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be 

oppure

     http://gianlucafiesoli.blog.tiscali.it/2012/10/15/video-di-presentazione-per-il-libro-personal-observations-di-gianluca-fiesoli/